martedì 4 luglio 2017

La scena finale del primo film della serie di Fantozzi e l' Italia dell' uomo solo al comando

La scena finale del primo film della serie di Fantozzi e l' Italia dell' uomo solo al comando

13072013
Era il megadirettore galattico in persona, colui che nessun impiegato al mondo era mai riuscito soltanto a vedere, correva anzi voce che non esistesse neppure e non fosse un uomo ma solo un’entità astratta.
“Ma, scusi, questa…è la sua stanza?”
“Certo.”
“Va be’, ma le cento piante di ficus, e le poltrone di pelle umana, e il grande acquario nel quale nuotano dei dipendenti sorteggiati…”
“Voci, caro Fantozzi, messe in giro dalla propaganda sovversiva.”
“Prego, si accomodi.”
“Si ma, dove, dove andiamo?”
“Si sieda, qui.”
“Ma qui, al suo posto?”
“Certo. Un sorso d’acqua? Un tozzo di pane?”
“Scusi conte ma…io…mangiare con lei?”
“Ma certo, che differenza c’è tra me e lei?”
“Ma abbia pazienza! Ma come che differenza c’è?! Non mi vorrà mica dire, signor duca, che siamo uguali io e lei, voi siete i padroni, gli sfruttatori, noi siamo gli schiavi, i morti di fame!…”
“Ohh…ma caro Fantozzi, è solo questione di intenderci, di terminologia, lei dice padroni e io datori di lavoro, lei dice sfruttatori e io dico benestanti, lei dice morti di fame e io classe meno abbiente, ma per il resto la penso esattamente come lei.”
“Come, altezza, come?”
“Io, come lei, sono un uomo illuminato e sono convinto che a questo mondo ci sono molte ingiustizie da sanare, la penso esattamente come lei, e come il nostro caro dipendente Folagra.”
“Ma…mi scusi, sire, ma…non mi verrà a dire che lei è, scusi il termine sa,…comunista!”
“Be’…proprio comunista…no, vede, io sono un…medio progressista.”
“Ahh. Ma in merito a tutte queste rivendicazioni e a tutte le ingiustizie che ci sono, lei cosa consiglierebbe di fare, maestà?”
“Ecco, bisognerebbe che per ogni problema nuovo, tutti gli uomini di buona volontà, come me e come lei, caro Fantozzi cominciassero a incontrarsi senza violenze in una serie di civili e democratiche riunioni fino a che non saremo tutti d’accordo.”
“Ma…mi scusi, santità, ma in questo modo…ci vorranno almeno…mille anni!”
“Posso aspettare…IO.”
“Grazie.”


Il dialogo che ho appena presentato, tratto dal film Fantozzi del 1975, ricorda la società voluta da Berlusconi e proseguita da Matteo Renzi con le sue riforme sul mercato del  lavoro. 

martedì 27 giugno 2017

GUFO DI SE STESSO

Renzi parla di voto locale. Per questo non ci ha messo la faccia nella campagna elettorale, come se fosse il stare alla finestra il ruolo di un segretario di partito.
Che sia questa la sua nuova tattica? Ogni volta che si è speso ha inanellato sconfitte. L' ultima in queste amministrative è stata Verona. Per il ballottaggio ha detto di votare la compagna dell' ex sindaco Tosi. Sappiamo tutti come è finita.
Elezioni e non solo si può dire, ma anche quanto è successo sul fronte dell' immigrazione o nel settore bancario. 
Nonostante la grande capacità di Renzi di auto ingannarsi e di ingannare i suoi è ormai il gufo di stesso.

IL REVERENDO RENZJONES

Renzi non ammette il flop: “67 a 59 per noi”
E Berlusconi dopo il trionfo rilancia la coalizione di centro destra
I dem lasciano 12 città al centrodestra: Pistoia, Spezia, Monza, Lodi, Como, Piacenza e Sesto
Quello che preoccupa è che i renziani non vedono il pericolo e sono affascinati, ipnotizzati dall' uomo solo al comando. Credo che se Renzi, come il reverendo Jones, annunciasse alla sua comunità che è necessario l' estremo sacrificio tutti sarebbero pronti a buttarsi di sotto dalla cima del monte Falterona o, per maggiore effetto speciale mediatico, dalla cupola del Brunelleschi o dal campanile di Giotto.

martedì 20 giugno 2017

DA “HANDICAP” A “MENOMAZIONE”, LE PAROLE DA NON USARE

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DA “HANDICAP” A “MENOMAZIONE”, LE PAROLE DA NON USARE: 100 GIORNALISTI ALLA LUMSA PER UNA NUOVA DEONTOLOGIA SULLE DISABILITÀ. SPADARI: “MI FARÒ CARICO DI QUESTE ISTANZE PRESSO IL CNoG”

Pietismo, buonismo o sensazionalismo, in barba al rispetto della dignità della persona. Ben 100 giornalisti presenziano al Seminario di formazione organizzato in collaborazione 

con l’Ordine dei giornalisti del Lazio, aperto dalla Presidente Paola Spadari. La proposta, promossa dall’ufficio stampa FIABA Nicola Maria Stacchietti, ha ricevuto l’adesione di disabili.com, Unitalsi, Comunità di Capodarco, Rete Sole, Sanità Informazione, CESV, FNSI e ODG Abruzzo, che per primo aveva recepito l’importanza di questo documento organizzando un analogo seminario lo scorso aprile.
Tramite questa proposta, FIABA ha sottolineato la necessità di rivedere la deontologia del giornalista sul tema della disabilità: perifrasi come “costretto sulla sedia a rotelle” o espressioni come “menomato” o “handicappato” sono percepite come denigratorie. La parola handicap (originariamente la “zavorra di piombo che serviva a livellare la differenza di peso dei fantini nelle corse di cavalli”), che negli anni ’80 è stata accolta come innovativa e quasi “liberatoria”, attualmente è percepita come insulto (sondaggio rivista Focus, 2009). Inoltre, l’Organizzazione Mondiale della Sanità l’ha completamente cassata da ogni documento: l’Italia non ha ancora formalmente recepito la nuova classificazione delle disabilità che sostituisce la sequenza menomazione-disabilità-handicap con funzioni corporee - attività personale -partecipazione sociale. E non lo ha fatto neppure la narrazione giornalistica italiana. Per quanto riguarda la perifrasi “costretto sulla sedia a rotelle”: la sedia per una persona con disabilità è un facilitatore, uno strumento di liberazione. È davvero cinico tentare di suscitare pietà attraverso questo strumento. Inoltre, il “Testo Unico dei Doveri del Giornalista” riporta all’articolo 6: “il giornalista rispetta i diritti e la dignità delle persone malate o con disabilità siano esse portatrici di menomazioni fisiche, mentali, intellettive o sensoriali”. 
A seguito del Seminario di formazione avvenuto ad aprile ad Avezzano (dove i presenti hanno votato favorevolmente alla proposta), FIABA aveva chiesto all’ODG Abruzzo di presentare le proprie istanze al CNoG: il Testo Unico sia epurato dall’espressione “menomazione” e si apra un tavolo per la stesura di buone pratiche nella narrazione giornalistica sul tema della disabilità. Anche la Presidente Paola Spadari ha annunciato che si farà carico di queste richieste presso il CnoG.

mercoledì 14 giugno 2017

ALLEANZA POPOLARE PER LA DEMOCRAZIA E L’UGUAGLIANZA

da

18 GIUGNO, ORE 9:30, TEATRO BRANCACCIO
PARTE IL PROGETTO DI UN’ “ALLEANZA POPOLARE
PER LA DEMOCRAZIA E L’UGUAGLIANZA”

La straordinaria affermazione di Corbyn nelle elezioni politiche in Gran Bretagna dimostra come la Sinistra che con-vince è quella che pone al centro del suo programma politico la lotta alle diseguaglianze e il ritorno alla giustizia sociale come priorità delle politiche pubbliche. Una Sinistra che si pone in netto contrasto alle politiche neoliberiste e al predomino della finanza sulla dignità e sui diritti delle persone. È una tendenza ormai costante, che risponde, nell’unico modo possibile, alla richiesta di partecipazione e di cittadini e società civile, all’imperativo di tornare a concentrare risorse ed energie sui problemi quotidiani delle persone e sui grandi temi delle nostre società: lavoro, salute, istruzione, solidarietà e inclusione sociale, pari opportunità, riconversione energetica, sviluppo sostenibile, equità fiscale.
Questo ci dà ancora più forza e fiducia nel costruire insieme un nuovo spazio politico anche in Italia che rimetta in sintonia la Sinistra, i movimenti e le tante espressioni della cittadinanza attiva con quanto sta già accendo in Europa. L’appuntamento è per il 18 giugno prossimo al Teatro Brancaccio di Roma, a partire dalle 9:30.

 
Anna Falcone
Tomaso Montanari

Una nuova sinistra per l’eguaglianza di Anna Falcone e Tomaso MontanariLa grande questione del nostro tempo è la diseguaglianza. Per combatterla il primo passo è portare al voto tutti coloro che vogliono rovesciare questa condizione e riconquistare diritti e dignità. Per farlo serve una grande lista di cittadinanza e di sinistra, capace di dare una risposta al popolo del 4 dicembre. Invitiamo tutti a Roma il 18 giugno per avviare insieme questo processo.
Ovadia: “Il centrosinistra? Un ciclo finito. Montanari e Falcone non si facciano cannibalizzare dal ceto politico” intervista a Moni Ovadia di Giacomo Russo SpenaL’artista guarda con interesse l’appello di Tomaso Montanari e Anna Falcone per un nuovo soggetto politico, ma ammonisce: “Se la sinistra non cambia le pratiche, non potrà mai rinascere”. Come uscire dalla sindrome degli Arcobaleni? “Rispetto al passato, nessuno vuole l’alleanza con Renzi. È già una buona premessa”. E invita i partiti a fare passi indietro: “Ci vogliono facce nuove e credibili”.
Una risposta a Falcone, Montanari e a tutta la sinistra in buona fede di Je so’ pazzo“Basta con i giochini elettorali. Tante cose del vostro appello sono condivisibilissime, ma la sinistra deve imparare dalle lotte dei movimenti. E i dirigenti attuali, che sono parte del problema, devono farsi da parte”. Pubblichiamo una lettera aperta del collettivo napoletano "Je so’ pazzo" in risposta all'appello di Anna Falcone e Tomaso Montanari per una lista unitaria della sinistra.
 
Nuova sinistra, i nodi da sciogliere di Giorgio CremaschiAffinché una nuova lista di sinistra sia davvero tale occorre non ripetere gli errori del passato e porre discriminanti. Dall'intervento pubblico in economia allo stop alle grandi opere fino alla messa in discussione dei vincoli UE e NATO. Nell’appello di Falcone e Montanari non c’è sufficiente chiarezza al riguardo.
 
PRIMO PIANO
 
Uk, quando i socialisti fanno i socialisti di Carlo ClericettiAltro che “con Corbyn il Labour non vincerà mai più”, come avevano vaticinato tutti i commentatori. Il partito è arrivato testa a testa con i Tory e la rilevante differenza di seggi è dovuta solo al sistema elettorale inglese. Una lezione per i partiti ex di sinistra non ancora diventati irrilevanti come molti dei “confratelli” di altri paesi.
GRAZZINI 
La lezione di Corbyn: moneta per il popolo, non solo per le banche
MELLONI Corbyn e la sinistra che può vincere

martedì 13 giugno 2017

Comunali 2017 – Chi ha vinto, chi ha perso

Comunali 2017 – Chi ha vinto, chi ha perso


Successo del centrodestra unito e “tenuta” del centrosinistra allargato rafforzano il bipolarismo municipale

 

Il Movimento 5 stelle torna ai livelli del 2012:

piccolo e fuorigioco (ma solo localmente)




L’analisi di questa tornata elettorale presenta alcuni problemi di carattere metodologico. Innanzitutto per il fatto che si tratta di un voto per il comune, dove si presentano liste locali di difficile collocazione politica, e ciò rende complicato il confronto con le consultazioni precedenti. In secondo luogo, come sempre accade quando si tratta di elezioni parziali, nella mancanza di un quadro generale l’attenzione degli analisti si concentra su poche grandi città, col rischio di perdere di vista l’andamento complessivo del voto.
L’Istituto Cattaneo ha cercato di affrontare questi due problemi allargando la prospettiva territoriale ai 25 capoluoghi di provincia andati al voto domenica scorsa e, laddove possibile, aggregando le liste alle principali aree nelle quali si articola oggi il sistema politico. In queste aggregazioni si sono attribuite a centrosinistra e centrodestra tutte le varie liste civiche schierate in appoggio ai candidati di queste aree. Con questa semplificazione abbiamo messo a confronto le elezioni comunali dell’11 giugno con le elezioni politiche del 2013 e il turno comunale precedente (che nella maggioranza dei comuni si è tenuto nel 2012). Le prime rappresentano il momento nascente del nuovo sistema politico tripolare, mentre le seconde sono quelle “omologhe” con le quali il confronto è più corretto dal punto di vista metodologico, sebbene siano “lontane” nel tempo dal punto di vista della proposta politica.
Confrontando i risultati delle elezioni amministrative del 2012 e del 2017, il primo dato che emerge è che gli unici due partiti che guadagnano voti sono entrambi del centrodestra, la Lega nord (+2,6 p.p.) e i partiti riuniti sotto l’etichetta della “Destra” (Fratelli d’Italia, Alleanza Nazionale ecc.). Forza Italia ha subito un calo di 2,2 punti percentuali, che però nell’ottica dell’intera coalizione di centrodestra sono compensati dai guadagni elettorali dei partiti più “radicali”. Nel campo del centrosinistra, si nota una riduzione dei consensi, in termini di punti percentuali, sia per la Sinistra (Sel, Sinistra Italiana, Articolo uno, Rivoluzione civile ecc.) che per il Partito democratico. Per la precisione, la Sinistra perde 1 punto percentuale, mentre il Pd scende in media dal 26,3 al 24,5 (-1,8 p.p.). Il calo più significativo nel confronto tra le elezioni amministrative del 2012 e del 2017 è quello subito dai partiti di Centro (Udc, Scelta civica, Alleanza popolare ecc.), i quali perdono circa 7 punti percentuali. Infine, il M5s mostra segni di tenuta elettorale rispetto al 2012, quando il Movimento era ai suoi esordi a livello amministrativo: in media i cinquestelle raccoglievano l’8,1% dei voti nel 2012, mentre oggi si sono fermati in media al 7,8%. A livello amministrativo, quindi, il M5s – nonostante il suo maggiore sforzo di radicamento e diffusione – è rimasto sostanzialmente fermo a cinque anni fa, con un elettorato “congelato” incapace di estendersi nei comuni.
Se passiamo a confrontare i risultati delle amministrative di domenica scorsa con i dati delle elezioni politiche del 2013, il quadro generale muta in maniera considerevole, soprattutto per il Movimento 5 stelle e i partiti di centrodestra. Nel primo caso, l’espansione dei cinquestelle osservata nel 2013 (quando il M5s aveva raccolto il 25,8% dei voti) subisce una riduzione drastica di -18 punti percentuali. In pratica, a livello locale il M5s è rimasto il “piccolo” movimento/partito degli esordi, quando si presentò alle elezioni municipali per la prima volta e, all’epoca, senza una vocazione maggioritaria. Oggi, a cinque anni di distanza, il partito guidato da Beppe Grillo mostra un elettorato che potremmo definire “a fisarmonica”: si allarga quando la competizione si muove in una dimensione nazionale, mentre si restringe e si rimpicciolisce in chiave locale. È ancora presto per stabilire se questa condizione di elasticità geografica, o strategica, sia destinata a perdurare nel corso del tempo, ma come mostra l’analisi del flussi condotta ieri dall’Istituto Cattaneo è probabile che buona parte dell’elettorato intermittente dei cinquestelle trovi rifugio, più o meno temporaneo, nell’astensionismo delle competizioni locali.
Per quel che riguarda i partiti di centrosinistra, si nota un calo dei voti sia per il Pd (-3,2 p.p.) che per l’aggregato della Sinistra (-1.7 p.p.). Un simile trend negativo, anche se leggermente più marcato, è visibile per i partiti del polo di Centro, il quale passa dall’11,3% dei voti alle politiche del 2013 al 7,2% delle recente tornata di elezioni amministrativa. Per i tre partiti di destra, il bilancio è invece totalmente positivo: Forza Italia cresce di 3,2 punti percentuali, la Destra di 2,3 punti e la Lega di oltre 8 punti rispetto alle ultime elezioni politiche. Dunque, anche da questa prospettiva il centrodestra emerge come il vincitore di questa tornata elettorale, con un aumento dei consensi che, in confronto col 2013, premia tutti i suoi componenti.

Tabella 1. Cambiamenti per partiti/aggregati politici (valori percentuali)
SinistraPd*CentroM5sForza Italia*LegaDestra
Comunali 20125,526,314,08,126.39,32,7
Politiche 20136,227,711,325,820,93,52,4
Comunali 20174,524,57,27,824,111,94,7
Differenza comunali 2017-2012-1,0-1,8-6,8-0,2-2,2+2,6+2,0
Differenza comunali 2017-Politiche 2013-1,7-3,2-4,1-18,0+3,2+8,4+2,3
Fonte: Istituto Cattaneo. Legenda: * = nelle liste del Partito democratico e di Forza Italia sono incluse, laddove presenti, le liste in appoggio allo stesso candidato sindaco, mentre non sono state considerate le altre liste civiche presenti nella coalizione di centrosinistra e centrodestra. Lista dei comuni inclusi nell’analisi (sulla base dei dati ufficiosi disponibili): Alessandria, Asti, Belluno, Catanzaro, Como, Cuneo, Frosinone, Genova, Gorizia, L’Aquila, La Spezia, Lecce, Lodi, Lucca, Monza, Oristano, Padova, Palermo, Parma, Piacenza, Pistoia, Rieti, Taranto, Trapani, Verona.

La principale conseguenza delle difficoltà del M5s a livello locale è il quasi automatico rafforzamento della competizione tra le coalizioni di centrosinistra e centrodestra. Come mostra la tabella 2, il bipolarismo si consolida localmente rispetto agli esiti delle politiche del 2013 (che avevano segnato l’avvento del tripolarismo nel sistema politico italiano), mentre mostra solo una leggera riduzione in relazione ai dati delle amministrative precedenti (-2,9 p.p.). Tra i due principali schieramenti, è il centrodestra a mostrare la migliore prestazione elettorale. Se consideriamo anche le liste civiche presenti al suo interno, il bilancio dell’aggregato di centrodestra è nettamente positivo, sia in riferimento alle comunali del 2012 che alle politiche del 2013. Quindi, nel centrodestra l’unione sembra davvero fare la forza delle singole componenti, anche se (come abbiamo visto in precedenza) il contributo maggiore al successo arriva dall’area della destra estrema o radicale. Diversamente, il quadro del centrosinistra è più sfumato. Nell’insieme lo schieramento vede ridurre i suoi consensi rispetto a cinque anni fa di 14 punti percentuali: un dato che spiega anche le difficoltà della coalizione di centrosinistra in alcune sue storiche roccaforti (come Genova, La Spezia, Lucca o Pistoia). Però, se il paragone viene fatto con le elezioni politiche del 2013, e quindi in un contesto di tripolarismo, è evidente la crescita di circa 10 punti percentuali dell’aggregato di centrosinistra. A differenza del centrodestra, dove il traino elettorale è rappresentato dall’area più radicale dello schieramento, nel caso del centrosinistra il contributo più significativo sembra giungere dall’area multiforme del civismo orientato a sinistra, che permette alla coalizione di restare localmente competitiva rispetto alla formazione politica avversaria.

Tabella 2. Cambiamenti per aggregati politici, confronto tra centrodestra e centrosinistra (valori percentuali)
Centrosinistra
(a)
Centrodestra
(b)
Indice di bipolarismo
(a+b)
Comunali 201257,335,192,4
Politiche 201332,929,762,6
Comunali 201743,346,289,5
Differenza comunali 2017-2012-14,0+11,1-2,9
Differenza comunali 2017-Politiche 2013+10,4+16,5+26,9
Fonte: Istituto Cattaneo. Negli aggregati di “centrosinistra” e “centrodestra” sono incluse tutte le liste appartenenti ai due schieramenti (comprese le liste civiche), anche se non coalizzate.

Per concludere, il voto di domenica scorsa mostra l’esistenza (o la resistenza) di almeno due sistemi politici in Italia: quello nazionale, attualmente caratterizzato dalle spinte centrifughe alla disgregazione dell’offerta politica, e quello locale, dove ancora prevalgono le pressioni maggioritarie alla formazione di coalizioni ampie e inclusive. La convivenza tra questi due sistemi è destinata a produrre tensioni e frizioni all’interno delle principali coalizioni, ma ad oggi non sappiamo quale spinta (nazionale-disgregante o locale-aggregante) finirà per prevalere. Molto, ovviamente, dipenderà dalle regole elettorali e dalle interpretazioni che di esse daranno gli attori politici.
Tra i principali partiti al voto, il centrodestra è stato il vincitore di questo primo tempo di elezioni amministrative. Laddove si è presentato unito e compatto, ha incontrato i favori degli elettori e ha aumentato i suoi consensi. È stato un successo legato soprattutto all’espansione dell’area più radicale della coalizione (Lega nord e Fratelli d’Italia-An) che dimostra l’esistenza, a livello comunale, di un elettorato “forzaleghista” che premia le opzioni unitarie o coalizionali. Nel centrosinistra, prevale un’interpretazione in chiaroscuro delle elezioni amministrative: con alcuni segni di difficoltà a livello municipale, ma nell’insieme un risultato che segnala una sostanziale tenuta elettorale, favorita anche dalla buona prestazione delle liste “civiche di centrosinistra”.
Il risultato più deludente è, invece, quello del Movimento 5 stelle, un partito che fa fatica a radicarsi e crescere nei comuni italiani. Dopo cinque anni di amministrazione o di opposizione in alcune realtà cittadine, le liste pentestellate sono rimaste elettoralmente immobili e, mediamente, al di sotto della soglia del 10%. Come abbiamo detto sopra, le consultazioni amministrative offrono soltanto una fotografia parziale dello stato di salute dei partiti e dei loro rapporti di forza. Tuttavia, l’esito di questa tornata elettorale mostra che i giochi, in vista delle prossime tornate elettorali, sono ancora aperti e nessuno, almeno per il momento, ha la vittoria in tasca.

Analisi a cura di Marco Valbruzzi (349 3294663), in collaborazione con Andrea Pedrazzani


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