lunedì 29 maggio 2017

Da eroiche a sospette. La rappresentazione delle operazioni di soccorso di migranti e rifugiati nei media

Da eroiche a sospette. La rappresentazione delle operazioni di soccorso di migranti e rifugiati nei media

Presentato il rapporto “Navigare a vista - Il racconto delle operazioni di ricerca e soccorso di migranti nel Mediterraneo centrale”: “chi promuove una delegittimazione dei soggetti Sar promuove le politiche dei respingimenti”

Di operazioni di ricerca e soccorso i media parlano, e tanto: presenti nel 13% delle notizie sull’immigrazione nei principali quotidiani italiani e nel 18% dei servizi sull’immigrazione dei tg in prima serata e legate soprattutto al racconto di naufragi (39%) e azioni di salvataggio (22%). Ma come se ne parla? A fotografare la rappresentazione mediatica delle operazioni Sar (Search and Rescue) è il rapporto Navigare a vista - Il racconto delle operazioni di ricerca e soccorso di migranti nel Mediterraneo centrale”, presentato oggi presso l’Associazione Stampa Estera da Osservatorio di Pavia, Associazione Carta di Roma e Cospe.

Organizzazioni militari e civili: quale il racconto di chi è operativo?

L’analisi di 400 tweet sulle operazioni Sar postati dagli account ufficiali delle ong più attive, di Eunavfor Med, della Marina militare e della Guardia costiera italiana ha consentito di rilevare importanti differenze nel racconto delle Sar da parte degli stessi attori coinvolti: se quello delle ong è un racconto costante nel tempo e spesso emotivo, che si sofferma sulle persone soccorse, quello di Eunavfor Med e della Marina è un racconto più tecnico, focalizzato sulla gestione delle azioni di intervento. Nel mezzo si pone la Guardia costiera, che alterna entrambe le tipologie di comunicazione. Diverso anche il linguaggio usato: gli attori civili parlano più spesso di “persone” salvate (nel 42% dei loro tweet), quelli militari di “migranti” (nel 77% dei loro tweet); il racconto delle ong è empatico nel 53% dei casi, mentre lo è solo nel 6% dei tweet delle organizzazioni militari. Ed è solo nel racconto delle organizzazioni non governative che troviamo riferimenti anche a ciò che accade prima e dopo il soccorso. «Nel caso dei soccorsi viene data voce ai protagonisti, esperti, operatori Sar o migranti che siano, nel 67% dei casi», così Paola Barretta, ricercatrice senior dell’Osservatorio di Pavia.

La rappresentazione delle Sar nei mainstream media

Con l’avvio di Mare Nostrum nell’ottobre 2013, in risposta ai tragici naufragi avvenuti il 3 e l’11 dello stesso mese, le operazioni di ricerca e soccorso acquisiscono centralità nel racconto dell’immigrazione: dagli arrivi sulle coste italiane agli incidenti, fino alla cronaca degli interventi stessi. Una narrazione che fino al 2016, se confrontata alla rappresentazione di migrazioni e migranti nel loro complesso, rappresenta una buona pratica: nonostante il tema dell’immigrazione sia divisivo, quello delle Sar è un racconto positivo, che mette al centro i protagonisti del soccorso e le loro azioni - organizzazioni e esperti hanno voce in oltre la metà dei servizi - presentandoli come “angeli del mare” e che, soprattutto, umanizza il fenomeno, soffermandosi su solidarietà e accoglienza. Se nel totale dei servizi prime time sull’immigrazione, migranti, rifugiati e immigrati stabilmente residenti in Italia hanno voce solo nel 3% dei casi, la percentuale sale al 14% quando si tratta di notizie relative alle SAR. Questo, almeno, fino ai primi mesi del 2017. Poi tutto cambia.

Da “angeli” a “taxi”

Con il video di un blogger divenuto virale prima e le dichiarazioni del procuratore di Catania Carmelo Zuccaro poi, la cornice da positiva diventa negativa: un’ombra è gettata sull’operato delle ong. Si apre così una nuova fase del racconto delle Sar: l’operato delle organizzazioni che conducono questi interventi è messo in discussione, fino a dubitare dello spirito umanitario che le anima. A prevalere è ora il sospetto. «La narrazione delle operazioni Sar porta con sé diversi rischi tra cui la legittimazione di politiche migratorie più restrittive e la criminalizzazione della solidarietà» evidenzia Valeria Brigida, giornalista freelance tra gli autori del rapporto.
Non solo: i media talvolta confondono e sovrappongono i ruoli di organizzazioni militari e ong, mentre la diversità della loro natura e delle loro missioni è emersa anche, come osservato, nelle modalità di comunicazione da esse adottate. Afferma Anna Meli, Cospe: «Interrogarsi su cosa davvero succeda a livello di politiche globali, lo spostamento di attenzione è un po’ obbligato, ma come giornalisti è importante domandarsi perché stia accadendo un certo fenomeno e dove un certo tipo d’informazione istituzionale ci vuol portare a ragionare». E ribadisce Pietro Suber, vicepresidente dell’Associazione Carta di Roma: «Bloccare i migranti diventa la risposta più facile della politica agli umori della piazza. In questo contesto la ricerca che presentiamo oggi assume un particolare interesse per comprendere come si sta trasformando uno dei temi principali del nostro dibattito mediatico, pubblico».
Una cornice, quella del sospetto, che appare difficile da scardinare nonostante le repliche degli attori attaccati, fino a quando non sarà sostituita da un frame narrativo più accurato e aderente alla realtà. Tra gli obiettivi comunicativi portati avanti da Medici senza frontiere, sostiene François Dumont, direttore della comunicazione di Medici Senza Frontiere: «C’è la richiesta all’Europa di mettere in atto delle politiche concordate di Sar ma soprattutto di creare dei corridoi sicuri per arrivare in Europa». Tra gli strumenti comunicativi da utilizzare, Fabio Turato, politologo, docente presso l’Università di Urbino, sottolinea come sia importante «autodefinirsi prima di essere definiti dalla retorica portata avanti dagli imprenditori della paura nella cornice del tema immigrazione e ong».
Per approfondire e scaricare il rapporto clicca qui.

G7 E DINTORNI

G7.
Quello che volete sapere e i media non vi hanno detto.
Trump: veni, vidi, vici. E' venuto, ha visto, ha preso a schiaffi tutti e è andato via vincitore. Tra un po portava via anche il teatro di Taormina e l' orchestra della Scala. 
Sul problema migranti ha detto no, ''Cazvoli vostri sono''. Il nostro conte premier ha detto''L' importante è partecipare, il problema lo abbiamo portato al tavolo del G7, sono soddisfatto che il nostro documento sia stato preso in mano dai nostri partner internazionali prima di appallottolarlo e gettarlo nel cestino, anche senza leggerlo.
Ambiente: what's? A me bastano gli ambienti della Casa Bianca. Se intendete il clima, ebbene vestitevi a strati, o a cipolla, ideale per tutto l' anno.
Commercio: zitti e Mosca.


SUPPLEMENTO SATIRA PER I PARLAMENTARI

Commissione bilancio! Altro che Crozza, Albanese. Come i componenti della commissione bilancio non c' è nessuno.
I nuovi voucher, cioè i contratti Inps on line, sono stati reintrodotti nel giorno in cui si sarebbe dovuto votare per il referendum per l' abolizione di quel buono cartaceo che si comprava nei “Sali e tabacchi”, svilendo anche per il luogo di smercio la dignità del lavoro.
Questi parlamentari sono una forza della natura. Impareggiabile comicità. Non è giusto però: i parlamentari non possono fare satira sui loro provvedimenti. Questo è togliere il pane di bocca ai comici. 
I parlamentari sono pagati per fare altro.
Oh, non vorrei che adesso chiedessero il supplemento satira.

sabato 27 maggio 2017

G7. L' ITALIA BOCCIATA SUL PROGETTO MIGRANTI. Trump novello Marchese del Grillo

G7.

L' Italia bocciata sul progetto migranti, l' unico veramente importante per noi.
Il documento, con riferimenti ai diritti dei rifugiati, le motivazioni di questa emergenza immigrazione senza fine, i contributi positivi dei migranti.Tutto buttato a mare, in quel mare di Sicilia dove a migliaia perdono la vita i disperati che fuggono dai loro Paesi,
il governo di Roma – già in era Renzi – aveva scelto Taormina per questo G7 a guida italiana proprio per mettere i leader di fronte al Mediterraneo: bellissimo paesaggio eppure epicentro dell'emergenza.
A inabissare la risoluzione italiana è stato Stephen Miller, il falco di Donald Trump.
L'Italia spunta un accenno ad una "partnership" tutta da "stabilire" per "aiutare i paesi a creare nei loro confini le condizioni che risolvano le cause della migrazione". Stop.
Insomma i migranti sono caz...voli vostri e ci state a rompere.
Gentiloni è soddisfatto. Chi si contenta gode. E' un compromesso positivo, la dichiarazione, dice, poteva anche non contenere alcun riferimento all'immigrazione, e Trump addirittura poteva anche decidere di non venire a Taormina e snobbare il vertice dei Grandi.
Insomma Trump è il novello Marchese del Grillo: « Ah... mi dispiace. Ma io so' io... e voi non siete un cazzo! »

venerdì 19 maggio 2017

INTERCETTAZIONI : ‘’All the news fit to print’’

‘’All the news fit to print’’
Risultati immagini per nyt
è scritto sotto la testata del New York Times, tutte le notizie devono essere stampate, bisogna raccontare, fare una corretta informazione, guai a tacere le cose che accadono. E il NYT in questi giorni con il cosiddetto Russiagate e con Trump dimostra di essere il cane da guardia del potere.
A proposito delle polemiche sulle intercettazioni dei Renzi, babbo e rampollo, un cronista è obbligato a diffondere le notizie quando c’è un interesse pubblico. Inoltre “la gente deve essere messa in condizione di capire come si comporta a volte il potere, anche se le intercettazioni non hanno interesse penale e non siano utilizzabili. Se hanno un interesse sociale, se aiutano l' opinione pubblica a capire cosa si muove attorno a un fatto a una indagine penale è giustificata la loro pubblicazione.
Credo che sia diritto insopprimibile dei giornalisti la liberta’ d’ informazione e di critica, limitata dall’ osservanza delle norme di legge dettate dalla tutela della personalita’ altrui ed e’ loro obbligo inderogabile il rispetto della verita’ sostanziale dei fatti, osservando sempre i doveri imposti dalla lealta’ e dalla buona fede.
I principi fissati da questi due articoli sono il cuore dell’ autonomia della professione giornalistica.

Indro Montanelli, grande giornalista e maestro di giornalismo, aveva detto:

’’La verita’ e’ un ideale, non e’ una realta’, ce ne sono tante di verita’, non ne esiste una unica. Sarebbe certo facile se fosse una cosa oggettiva, sicura, ma non esiste una verita’ con queste caratteristiche. Esiste, invece, la ricerca della verita’, e il giornalista ha il dovere di cercarla, deve fare il possibile per raggiungerla, anche se non ci riuscira’ mai. La verita’, infatti, ha infinite facce impossibili da raccontarsi nella loro totalita’, non si possono riprodurre tutte.
 C’e’ una grande varieta’ di giornalisti, spero che in futuro aumentino quelli che tengono presente questo imperativo di ricerca, che va perseguito anche contro e a costo delle proprie convinzioni.
Oggi questo non viene fatto e ai lettori non resta che lo scetticismo, la scarsa ricerca della verita’ e’ certo uno dei motivi della disaffezione verso i giornali’’.

La funzione principale dei giornalisti e quella di raccontare la verita’, anche con domande scomode guai se non cercassero di farlo.

So che questa e’ una utopia, ma e’ una utopia a cui bisogna tendere. Altrimenti si nascondono i fatti. Altrimenti  non si fa una corretta informazione.
I politici attaccano la stampa che fa il suo mestiere, cioè pubblicare notizie, ma non fanno chiarezza sul contenuto di quelle registrazioni, che fanno capire, pur essendo penalmente irrilevanti, come vanno le cose in Italia, non solo in quei venti chilometri, come dice PierLuigi Bersani.
Oggi si vuole imporre il bavaglio ai giornalisti e ai giornali, annunciando nuovi provvedimenti: più controlli per le procure e procedimenti disciplinari per chi pubblica ‘’trascrizioni di conversazioni’’, chi vuole questo avrà mai letto come la pensava il più grande giornalista italiano o avrà mai conosciuto il  motto che è sotto la testata del NYT?
‘’Alcune notizie sono talmente importanti che non possono non essere diffuse’’.
I politici che vogliono mettere il bavaglio alla stampa sanno bene che quando un giornalista o un giornale pubblica intercettazioni coperte da segreto interviene il codice penale perché è un reato. La pubblicazione delle intercettazioni è già disciplinata dal codice di procedura penale.
Non necessariamente si deve pubblicare solo ciò che è penalmente rilevante  ma bisogna pubblicare tutto quel che è rilevante per l’ opinione pubblica. Se un parlamentare, un ministro, un segretario di partito parlano con un indagato non compiono alcun reato, ma i cittadini  hanno diritto di saperlo.
Mort Rosemblum, cronista, scrittore, reporter dell' Associated Press, dell' Herald Tribune, premio Pulitzer (per altre otto volte fu tra i nominati), scriveva:
''Quando arriva la chiamata nel cuore della notte un pompiere non deve fare altro che infilarsi i pantaloni e andare a spegnere le fiamme. Un giornalista deve dire ai lettori chi ha acceso il fiammifero e perché''.
I buoni giornalisti sanno bene che non si puo' scegliere la pappa pronta, sanno bene che non si puo' essere superficiali, sanno bene che ci si deve avvicinare il piu' possibile alla verita', sanno bene che devono scoprire e pubblicare informazioni che vadano a sostituire voci e illazioni e soprattutto resistere ai controlli governativi o eluderli e informare i lettori.
Il diritto di informare dei giornalisti coincide con il diritto di sapere dei cittadini. Non si può consentire una illegittima censura al diritto di cronaca a danno della pubblica opinione, rinviando sine die la pubblicazione di atti già noti alle parti e non più segreti, ricordo che se questa norma fosse stata già vigente, avrebbe impedito ai cittadini di venire a conoscenza di fatti delittuosi gravissimi, ledendo il loro imprescindibile diritto ad essere informati. Solo a titolo di esempio  ricordo ancora una volta le vicende della Clinica Santa Rita di Milano, le risate di due imprenditori alla notizia del terremoto dell'Aquila, il bacio in fronte del banchiere Fiorani a Fazio, la concussione di un giudice tributario e di un suo consulente per aggiustare una sentenza su controversie fiscali, le tangenti sulla Sanità in Puglia, sulla sanità in Lombardia, la P3, la P4, le torbide vicende del campionato di calcio, Ruby nipote di Mubarak…
Il commissario per i Diritti Umani, Nils Muiznieks, non molto tempo fa, auspicava la depenalizzazione della diffamazione portando così l’Italia in linea con gli standard europei. ‘’I giornalisti non devono andare in carcere per le notizie date e la diffamazione dovrebbe essere sanzionata solo attraverso misure proporzionate previste nel codice civile”.
Muiznieks, che è un giurista di nazionalità lettone, chiedeva a tutti i governi e a tutti i rapprentanti politici dei 47 Stati membri, fra cui l’Italia, richiamata esplicitamente, di ”dichiarare con forza” che gli attacchi ai giornalisti ”sono inaccettabili e non rimarranno impuniti”, saranno perseguiti con severità in quanto rappresentano una forma camuffata di censura che mina la democrazia.  Il Commissario citava l’Italia come uno dei Paesi membri del Consiglio d’Europa in cui quest’anno alcuni giornalisti sono stati attaccati per il loro lavoro mentre conducevano inchieste sulla mafia e sul malaffare.
Citando una sentenza della Corte di Strasburgo, aggiungeva che i governi nazionali hanno l’obbligo di creare un ambiente favorevole che consenta ai giornalisti di pubblicare senza timore di subire violenza e ritorsioni anche le informazioni e le opinioni che possono essere considerate scomode da chi detiene il potere economico, culturale o politico.

TRIBUNALE TORINO NEGA INDENNIZZO A DONNA VIOLENTATA

È sconcertante la sentenza del Tribunale di Torino per cui una donna, vittima di violenza sessuale e rapina, non riceverà nemmeno un euro di indennizzo dallo Stato, come previsto dalla direttiva europea che impone agli Stati membri di garantire un adeguato ristoro alle vittime di reati violenti. La donna non avrebbe dimostrato che il colpevole non era in grado di pagare di tasca propria.In base ad un'interpretazione del giudice, la vittima dello stupro non avrebbe fatto tutto quanto avrebbe potuto per ottenere il risarcimento e non avrebbe dimostrato che il suo violentatore era un nullatenente.
"E' necessario - scrive il giudice - verificare se la parte attrice ha dimostrato la sussistenza dei presupposti per la tutela dei diritti riconoscibili dalla direttiva non attuata dallo Stato". I legali della donna si sono limitati a osservare che l'uomo è "impossidente" senza fornire le prove di "indagini patrimoniali negative". E il fatto che l'uomo sia detenuto non c'entra perché la circostanza "non comporta automaticamente che questi fosse privo di redditi in precedenza o che non sia titolare di crediti, beni mobili o immobili potenzialmente aggredibili".  "Per i giudici torinesi - si legge - la donna non avrebbe fatto tutto quello che era in suo potere per ottenere quel risarcimento direttamente dall’uomo che l'ha violentata".
Ero tentato di fare dell' ironia su questa sentenza, ma non l' ho fatto per rispetto di una donna che  per non essere schiacciata dalla tragedia, avvenuta il 22 ottobre 2011, ha lavorato tanto su se stessa, e ora si sente abbandonata dal suo Stato.
E' assurdo che la vittima ha debba dimostrare che il suo aggressore è senza possibilità di risarcirla. La sentenza, che contrasta ogni buon senso, aggiunge al danno subito dalla donna, danno che nessuna cifra può risarcire, anche la beffa  dello Stato che non riconosce il diritto al suo risarcimento. 
La vicenda ruota attorno alla direttiva Ce per la quale, nell'ottobre scorso, l'Italia è stata condannata dalla Corte di Giustizia europea perché inadempiente nella sua applicazione. In un caso analogo, la Corte d'Appello civile di Milano ha invece condannato lo Stato a risarcire due donne, madre e figlia, vittime di rapina e stupro.


giovedì 18 maggio 2017

Nel paese di Burlandia

Nel paese di Burlandia c'era una volta un re che sparava cazzate a tutto spiano e ne combinava più di Bertoldo in Francia.
Lo mandarono via chiederete voi?
Ma quando mai.
Era difeso dai suoi compari che votavano leggi ad personam e dai giornalisti che si precipitavano a dargli ragione, non temendo di avere poi la lingua marrone.
Poi fu cacciato e al suo posto fu messo un bullo di paese che aveva promesso di cambiare verso a Burlandia.
Tutto bene allora?
Neanche per un po'. Il nuovo re strinse un patto col vecchio. Occupò il potere, come il precedente, distribuendo poltrone e sedie ai suoi fidati accoliti.
Anche lui veniva adulato dai suoi e dai giornaloni e telegiornaloni avidi di leccare il potente di turno e continuare ad avere la lingua marrone, alla quale sono abituati.
Anche lui cominciò a parlare di gogna mediatica se c' era qualche giornalista contro, di giustizia ad orologeria, di magistrati che non ne azzeccano una. Strilla e fa strepitare i suoi. Fa dire che gli attacchi al suo potere sono contro la democrazia di Burlandia. Rimuove e fa rimuovere i fatti imbarazzanti del suo entourage, imboscando e facendo imboscare tutto.
È nato però un gruppo di resistenti che non vogliono continuare a sopportare il nuovo/vecchio e il vecchio/vecchio re. Vogliono combattere perché non vogliono più vivere con occhi che non vedono e il petto oppresso da un' aria torbida e avvilita.



mercoledì 17 maggio 2017

La telefonata. Renzi chiamò papà Tiziano: “Non dire bugie, non ti credo”

Nel libro di Marco Lillo, l’intercettazione sulla cena tra il padre dell’ex premier e l’imprenditore Romeo. E il genitore replica: “Al ristorante mai, al bar non ricordo”


Da questa intercettazione si evincono alcuni elementi:
Renzi figlio è preoccupato per la sua carriera politica.
Renzi figlio è preoccupato che il padre sia processato.
Renzi figlio è preoccupato che anche la mamma sia sentita dai pm e consiglia Renzi padre a non dire che la moglie era presente a un ricevimento con degli imprenditori.
Renzi figlio dice che l' intercettazione dimostra che lui è un politico onesto che invita il padre a dire la verità ai Pm.
Alcune considerazioni:
La carriera di Matteo Renzi potrebbe essere inficiata dal ruolo che il padre potrebbe avere avuto nella vicenda Consip.
Matteo Renzi che immagina di poter essere ascoltato, perché il padre potrebbe avere i telefoni sotto controllo, agisce invitando il padre a dire la verità per dimostrare che è corretto e trasparente. Ricordo Andreotti :''A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca''.
Il segretario del Pd non crede al padre e ritiene abbia detto bugie,"Non ti credo e devi immaginarti cosa può pensare il magistrato''. e, infatti, aggiunge ''Non puoi dire bugie, devi dire se hai incontrato Romeo una o più volte e devi riferire tutto quello che vi siete detti''. 
Renzi padre alla fine ammette che forse ha incontrato Romeo non in una ''bettola'' ma forse in un bar.
Un' ultima considerazione è quella se si debba o meno pubblicare una intercettazione non penalmente rilevante, violando così la privacy dei Renzi, padre figlio. 
In linea di principio sono d' accordo che le intercettazioni che non hanno risvolti penali non si debbano pubblicare.
Questo caso è diverso.
Da un punto di vista giornalistico questa conversazione tra i due Renzi, padre e figlio, è una notizia, una grande notizia. Un figlio, in politica, ex premier e segretario del Pd, dice al padre indagato di non nascondere niente ai Pm. Si potrebbe poi ravvisare nelle parola di Matteo Renzi nel raccomandare di non dire che a un ricevimento con alcuni imprenditori era presente anche sua madre, Laura Bovoli: "Non dire di mamma, se no la interrogano", l' ipotesi di intralcio alle indagini. Ma anche se così non fosse, questa conversazione è importante per capire quello che accadeva nel cosiddetto Giglio Magico, nei rapporti tra i Renzi e Luca Lotti, con Carlo Russo, con Marroni, ad di Consip.
Comunque, la conversazione è contenuta in atti della Procura di Roma, che ha aperto un fascicolo per violazione del segreto istruttorio e per pubblicazione arbitraria di atti di un procedimento penale. Quindi conversazione penalmente rilevante e non violazione della privacy.

giovedì 22 dicembre 2016

VIRGINIA RAGGI SOTTOPOSTA A ACCANIMENTO POLITICO

Il direttore de La Verità Maurizio Belpietro commenta durante la trasmissione tv Terza Repubblica su La7 la grande attenzione mediatica verso le vicende della sindaca Virginia Raggi. "C'è un accanimento con scopo politico" sostiene Belpietro "la regia di questi attacchi è di Renzi".
Non so se quanto detto da Belpietro sia vero, ma è molto verosimile. Oggi i politici non parlano più ai cittadini. Il loro scopo principale è trasferire denaro pubblico nelle tasche degli imprenditori, far muovere gli appalti, vedi Tav, l' interminabile Salerno-Reggio Calabria, ponte sulle stretto di Messina, per le ricostruzioni post terremoto, le olimpiadi di Roma... per citare alcune opere che distribuiscono i finanziamenti pubblici. Altro che ideali, cedono il campo agli affari.
La Raggi opponendosi alle olimpiadi del 2024 ha rotto questo sistema. E' diventato il pericolo numero uno del sistema politici-imprenditori, ha bloccato questo tipo di collaborazioni, corrette o meno che siano.
Il direttore del Fatto quotidiano, Marco Travaglio, in un articolo dal titolo Giornalopoli, scrive ''In vista delle vacanze natalizie, ecco un bel gioco di società. Si chiama Giornalòpoli ed è una specie di Monòpoli, ma con una fondamentale differenza: il vincitore è noto prima ancora di cominciare a giocare. Vincono sempre i partiti e perde sempre il M5S. Funziona così: si spara ogni giorno su tutti i 5Stelle e chiunque si trovi nei paraggi, così prima o poi qualcuno lo si azzecca (“Visto? L’aveamo detto”); i partiti invece hanno sempre ragione, a prescindere. Se sono di destra, ogni scandalo è dato per scontato e non fa notizia: immunità da assuefazione. Se si tratta del Pd, ogni scandalo resta in prima pagina un paio di giorni, poi viene superato da un altro, che però è sempre un’eccezione: suvvia, il più grande partito della sinistra europea ha migliaia di amministratori, qualche mela marcia può sempre sfuggire. Meglio sorvolare, sennò poi arrivano i populisti. Righello e bilancia. Nel kit di Giornalopoli, c’è un righello per misurare i centimetri quadrati (pochi) dedicati agli scandali dei partiti e quelli (molti) riservati agli scandali dei 5Stelle. E c’è una bilancia, per pesare e misurare le diverse gradazioni di sdegno. Se alcuni idioti pentastellati di Palermo ricopiano 2 mila firme autentiche per sanare l’errore di una firma anch’essa autentica, ma con la residenza sbagliata, la cosa è infinitamente più grave del comizio del governatore Pd Vincenzo De Luca che arringa 300 sindaci Pd per istigarli a comprare col voto di scambio decine di migliaia di Sì al referendum in cambio del “fiume di soldi” garantito da Renzi,
ilfatto_2016-12-21
e viene per questo indagato. Tra i due scandali non c’è paragone, è vero, ma i 5Stelle predicano “onestà”, mentre gli altri – meritoriamente – no. Vietato domandarsi perché mai il Pd non predica l’onestà. Quindi i 5Stelle facciano come gli altri: la smettano di nominare l’onestà e nessuno gli rinfaccerà nulla. Non si parla di corda in casa dell’impiccato.
Aggiornamenti. Come il Trivial Pursuit, Giornalopoli è soggetto a continui aggiornamenti, per tener dietro all’attualità. I prossimi saranno dedicati ai casi dei sindaci di Roma e Milano, Virginia Raggi (M5S) e Giuseppe Sala (Pd). La Raggi non è indagata, ma s’è fidata – sottovalutando i segnali che le venivano da inchieste giornalistiche e voci di corridoio – di un dirigente comunale che, come tutti i suoi colleghi, lavorava in Comune anche sotto le giunte precedenti. Si chiama Raffaele Marra ed è stato arrestato perché, tre anni prima di lavorare con la Raggi, si fece regalare un appartamento da un costruttore, pur senza mai firmare un solo atto che lo riguardasse o lo favorisse (ora poi dirigeva il Personale). Sala invece è indagato in tre diverse indagini: una per falsa dichiarazione (“dimenticò” di avere una villa in Engadina), una per truffa (lo scandalo delle monete di Expo), una per falso materiale e falso ideologico nel principale appalto dell’Expo, di cui era ad e commissario (la gara per la Piastra, truccata – secondo i pm – nel 2012 per far vincere la Mantovani). Ora, per la non indagata Raggi, fioccano le richieste di dimissioni, mentre l’indagato Sala (che s’inventa un’“autosospensione” legalmente nulla, in polemica con i pm) viene implorato di rimanere al suo posto da Gentiloni, da Renzi e da ben 140 sindaci. Così ieri ha allegramente autosospeso l’autosospensione''...
Alle parole di Belpietro si aggiunge il comportamento dei rappresentanti delle Istituzioni al Quirinale in occasione degli auguri per le Festività di Natale e Capodanno. Virginia Raggi, scrive Grillo nel suo blog,  non è ignorata complottisticamente, ma invisibile: come i cittadini a questo potere sempre più inconsapevole delle sue responsabilità. 
Ognuno può trarre le sue conclusioni. Resta il fatto che la Raggi viene attaccata perché ha interrotto la cooperazione tra politici e imprenditori, ha bloccato, come scrisse Giorgio Bocca sulla vera missione della politica, il volo di uno sciame furioso d' api tutte alla ricerca del loro miele.


martedì 20 dicembre 2016

Le launeddas ritrovate: studio su tre strumenti di autore ignoto. Oggi un incontro a Cagliari

L'Associazione culturale Iscandula
in collaborazione con
la sezione di Neuroscienze e Antropologia dell'Università di Cagliari,
la Regione Autonoma della Sardegna 
e il Comune di Cagliari
 
presenta l’incontro
 
Le launeddas ritrovate:
studio su tre strumenti di autore ignoto
 Martedì 20 dicembre 2016 - ore 18.00 -
presso la sede dell’Associazione Iscandula 
in Via Azuni, 46
Cagliari

 
Ingresso libero

 
Una scoperta inattesa e una ricerca dettagliata a caccia dell’identità, della storia, e dei suoni di tre strumenti ritrovati. Si tratta di launeddas di autore ignoto – probabilmente costruite attorno agli anni Cinquanta - che appartengono alla collezione del Museo Sardo di Antropologia ed Etnografia dell'Università di Cagliari. Un tesoro nascosto rinvenuto dal presidente dell’Associazione IscandulaDante Olianas, durante una delle ricerche sulla musica tradizionale sarda, grazie ai suggerimenti del coordinatore del museo, il dottor Marco Melis
 
È nata così l’idea di scandagliare il loro passato con un esame scientifico a partire dalle loro caratteristiche tecniche. Il compito è stato affidato a due rinomati costruttori ed esperti di strumenti sardi: i maestri Luciano Montisci e Pitano Perra. Al loro fianco un team di tre giovani suonatori e costruttori - Gianluca Piras, Michele Deiana e Graziano Montisci – che hanno misurato, restaurato e reso di nuovo funzionanti gli strumenti. Nonché ne hanno riprodotto delle copie fedeli per ricrearne le sonorità. 

Ai risultati di questo importante lavoro è dedicato l’incontro di oggi 20 dicembrealle 18, a Cagliari presso la sede dell’Associazione, in via Azuni, 46. Gli interventi, destinati anche a semplici appassionati, saranno poi accompagnati dalle note della musica delle launeddas.


 
Il programma. In apertura il saluto di Emanuele Sanna, docente di Antropologia dell'Università di Cagliari e responsabile del Museo; a seguire Paolo Frau, assessore alla Cultura del Comune di Cagliari e Dante Olianas, presidente dell’associazione Iscandula. 
 
La parola passa quindi a Marco Melis, dottore di ricerca in Scienze Antropologiche, che illustrerà la storia e le rare collezioni conservate nel piccolo ma prezioso Museo dell'Università, spesso sconosciuto pure agli appassionati di etnografia. Dante Olianas racconterà come sono stati ritrovati gli strumenti e come è nato, e si è concretizzato, il progetto. Spazio quindi ai ricercatori: Michele Deiana, spiegherà l’analisi delle caratteristiche tecniche; parlerà poiGianluca Piras che ha misurato le tre launeddas (secondo i parametri utilizzati dall’antropologo danese Andreas Bentzon, uno degli studiosi più importanti della musica tradizionale sarda); e infine Graziano Montisci, che ha collaborato con Perra alla ricostruzione.

 
A seguire i maestri Luciano Montisci e Pitano Perra illustreranno le loro impressioni: la datazione, il probabile identikit dei costruttori, la qualità dello strumento, l'uso che ne è stato fatto e le problematiche emerse durante le sessioni di lavoro. Dalla teoria alla pratica: a seguire un concerto di launeddas in cui verranno utilizzati sia gli strumenti ritrovati, sia le copie ricostruite. Si esibiranno i suonatori Gianluca Piras, Michele Deiana e Graziano Montisci. In chiusura un buffet aperto a tutti a base di prodotti sardi.

L’Associazione Iscandula ringrazia "Bestimentas" per la collaborazione.

 
***
 
Info e contatti dell'Associazione Iscandula
E-mail: sisacandula@tiscali.it
tel.: 3482256594; sito: www.launeddas.it;
facebook: www.facebook.com/Iscandula?fref=ts

"NOTIZIE OLTRE I MURI", IV RAPPORTO CARTA DI ROMA SULL' IMMIGRAZIONE




PRESENTATO IL IV RAPPORTO CARTA DI ROMA, "NOTIZIE OLTRE I MURI"
Nel 2016  assistiamo a una "normalizzazione" del tema dell’immigrazione sulle testate mainstream. E mentre i media tradizionali non producono direttamente hate speech, il linguaggio d'odio dilaga sui social
«Nel quadro restituito dall’analisi su articoli e servizi si conferma la necessità di un sistema di informazione che segua percorsi autonomi, che vada a fondo nelle notizie, che fornisca ai cittadini un quadro completo dei problemi in modo che possano formarsi un giudizio. Non ‘produciamo’ hate speech e, nella generalità dei casi, evitiamo di diventarne veicolo. Tuttavia dovremmo riflettere sul fatto che l’hate speech, quello che dilaga nei social network, trova alimento nella cattiva informazione. Ed è questa la ragione per cui non possiamo sentirci innocenti», ribadisce Giovanni Maria Bellu, presidente dell’Associazione Carta di Roma, in occasione della presentazione avvenuta oggi alla Camera dei deputati di “Notizie oltre i muri” - IV Rapporto Carta di Roma, curato dall'Osservatorio di Pavia in collaborazione con l'Osservatorio europeo per la sicurezza.

Nel 2016 la presenza delle notizie in prima pagina sui quotidiani è stata ancora alta: con 1.622 notizie dedicate al tema dell’immigrazione è stato registrato un ulteriore aumento degli articoli in prima pagina sui quotidiani esaminati, mentre nei telegiornali la visibilità̀ del fenomeno migratorio si è attestata su 2.954 notizie in 10 mesi con un calo del 26% rispetto al 2015.
«Il 2016 appare, dunque, come l’anno della “metabolizzazione” del fenomeno migratorio" -  spiega Paola Barretta, Senior Media Analyst dell’Osservatorio di Pavia - con una netta presenza sulle prime pagine dei quotidiani o nelle agende dei notiziari, senza i picchi e i “record” di visibilità̀ dell’anno precedente. Un fenomeno continuamente visibile e in 1 caso su 2 associato alla politica».

I politici al centro del dibattito sull'immigrazione

Quest’anno, infatti, è la politica la protagonista del racconto mediatico del fenomeno migratorio. Esponenti politici istituzionali italiani sono intervenuti in voce nei telegiornali di prima serata nel 33% dei servizi sull’immigrazione, mentre gli interventi degli esponenti politici e istituzionali dell’Unione europea e degli stati europei sono pari al 23%: sommando le due tipologie arriviamo a calcolare che in 1 servizio su 2 il dibattito sull'immigrazione è animato da politici.
La voce di immigrati, migranti e rifugiati viene invece data solo nel 3% dei servizi e spesso in cornici narrative e contesti tematici negativi. Un dato ancora più negativo rispetto al 2015, quando erano presenti nel 6% dei servizi. 
«I rifugiati sono trattati dai media come spettatori che assistono passivamente a ciò che accade, non come protagonisti, attori - afferma Maria Cuffaro, giornalista Rai - Noi non diamo loro voce: sono trattati come una categoria, mentre lo status di rifugiato è in realtà una condizione. Manca una sistematizzazione dell’informazione, andiamo avanti per inerzia. Come giornalisti dovremmo fermarci a pensare in modo critico al nostro ruolo di mediatori dell'informazione: dovremmo dare agli ascoltatori gli strumenti per compiere scelte consapevoli».

Allarmismo in calo, ma non nella cronaca nera

Nel 2016 è stato registrato un calo della componente allarmistica, che si può spiegare in ragione dell’ampia visibilità che hanno avuto le dimensioni della politica e della gestione europea e nazionale dell’accoglienza.
Permangono tuttavia toni ansiogeni nella cronaca nera e sul rischio di attentati di matrice jihadista: è soprattutto questa seconda dimensione quella che evoca maggiore insicurezza, sia per la presunta presenza sul nostro territorio di migranti potenzialmente appartenenti a reti estremiste sia per il rischio di infiltrazioni terroristiche tra i rifugiati in arrivo sulle nostre coste.
«Naturalmente, non possiamo sentirci sollevati se - e perché - l’immigrazione viene utilizzata e amplificata di meno, sui media. Per assuefazione. Perché viene strumentalizzata da un soggetto ancor più impopolare e inquietante come la “politica politicante” - commenta  Ilvo Diamanti, professore di Analisi dell’Opinione pubblica all’Università di Urbino e direttore scientifico di Demos - Va sottolineato, ancora, come, a differenza del passato, il rapporto fra immigrati e insicurezza sisia, in parte, rovesciato nella narrazione mediale. In quanto, spesso, i media si sono occupati e si occupano degli immigrati non come autori, ma come vittime di violenze e discriminazioni».

Accoglienza e normalizzazione degli sbarchi

Nei quotidiani più della metà dei titoli nel corso dell’anno ha riguardato muri e frontiere (57%) mentre la restante parte di titoli/notizie (il 43%) è la cronaca degli sbarchi e delle tragedie del mare, raccontate nella loro crudezza e sofferenza insieme. Gli sbarchi diventano normali ma non lo è quello che accade un attimo dopo. Poco e nulla viene raccontato di ciò che accade prima che migranti e rifugiati mettano piede in Italia e, in generale, in Europa: i paesi di transito e origine dei flussi sono spesso dimenticati.
Infatti, pur essendo di nuovo l’accoglienza (con il 34%) il tema attorno al quale ruota la maggior parte della comunicazione sull’immigrazione, è diminuito rispetto al 2015 di oltre 20 punti percentuali. Tra le questioni assenti, oltre a quella del post-accoglienza e dell’integrazione, vi è anche quella dei corridoi umanitari.

I casi: Brexit e l'omicidio di Fermo

Tra gli eventi più importanti del 2016 rientra il referendum sulla Brexit. In media in tutti i telegiornali, in 3 servizi su 10 (nella settimana a cavallo del voto) è presente una associazione tra le ragioni e/ogli effetti della Brexit e il fenomeno migratorio. Questo binomio (immigrazione-Brexit) incrementa la propria visibilità dopo l’uccisione, il 17 giugno, della deputata laburista Jo Cox, ad opera di un sostenitore dei neonazisti, in tutti i telegiornali europei e specialmente in quelli inglesi.
In Italia, il 6 luglio 2016 Emmanuel Chidi Nnamdi, nigeriano di 36 anni, muore in ospedale dopo essere stato picchiato violentemente da Amedeo Mancini, quarantenne ultrà della squadra locale di calcio. Le istituzioni si stringono compatte attorno alla vedova di Emmanuel condannando nettamente la matrice razzista; allo stesso tempo, però, il fatto di cronaca nera diventa tema politico e iniziano le prime schermaglie, fra opinioni divergenti su razzismo, politiche di immigrazione, discorsi di odio.

Hate speech e deumanizzazione del linguaggio

«Il Guardian ha definito la nostra era come quella della rabbia e le bufale online lucrano proprio sull’odio. Le vittime dell’odio sono coloro che hanno meno strumenti per difendersi, è per questo che in Parlamento europeo ci siamo soffermati sull’hate speech, l’illecito incitamento all’odio online», così Cécile Kyenge, parlamentare europea, ribadisce che «le Istituzioni e la società civile debbono lavorare insieme. Dobbiamo pensare che ci troviamo in momenti difficili per chi produce informazione perché il fruitore ne è inondato. Due fattori influenzano i media: arrivare per primi e raccontare verità. I media si concentrano troppo sul primo, a discapito di ricerca e racconto della verità, che dovrebbe essere primo obiettivo di stampa in un paese libero e democratico. I cittadini chiedono sempre di più informazioni verificate e approfondite. Mantenendo fermo il punto della libertà d’espressione dobbiamo capire quando esso diventa violenza».
Dunque, nonostante la legislazione contro l’hate speech e le norme di autoregolamentazione delle piattaforme social, si assiste alla proliferazione di linguaggi profondamente intolleranti a contorno di una vicenda drammatica.
La tematizzazione politica, però, prolifera mescolando cronaca nera, disagio sociale, visioni politiche fino a sfociare nei social media in un violento scontro ideologico fra accuse di razzismo da una parte ed eccesso di buonismo verso gli immigrati dall’altra.
«La stampa ha avuto un ruolo importante nella Wilkommenskultur, nella la “cultura del benvenuto” tedesca – racconta Karl Hoffmann, corrispondente del servizio pubblico radiotelevisivo ARD, comparando la situazione italiana a quella tedesca – Nel 2015 “rifugiati” era stata scelta dalla società della lingua tedesca come parola dell’anno: aveva un’accezione positiva, legata all’accoglienza e all’empatiaCon i fatti di Colonia c’è stato un cambiamento: attraverso i social sono stati diffusi paura e odio e con essi la percezione che la stampa fosse di parte. Nella classe media si è radicata la convinzione che i media fossero semplici portavoce del governo, parallelamente sempre più gente si affida ai social media per cercare informazioni».
Su Twitter si assiste a una sguaiata deumanizzazione del linguaggio: compaiono insulti razzisti e sessisti violentissimi, si estremizzano opinioni in un conflitto virtuale fra parti avverse, abbandonando ogni remora di giudizio.  È sui social che il dialogo sfocia in conflitto verbale aperto. Così le vittime diventano carnefici, le violenze vengono giustificate come atti di legittima difesa. Singoli atti e singoli responsabili diventano simboli estesi e generalizzati a interi gruppi. Intere categorie. Profughi, africani, nigeriani e, infine, gli immigrati tutti. Stigmatizzati senza distinzione.
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