mercoledì 28 dicembre 2011

Mercati, fiato sospeso per l'asta Bot Oggi il governo vara la "fase due"

Mercati, fiato sospeso per l'asta Bot Oggi il governo vara la "fase due"

Mercati, fiato sospeso per l'asta Bot
Oggi il governo vara la "fase due"

Riforma del catasto, contano i metri quadri

Lo spread Btp-Bund cala sotto i 500 punti e i rendimenti del decennale tornano sotto il 7%. Alle 15 in Cdm i provvedimenti su crescita e liberalizzazioni, ma l'esecutivo metterà mano mani anche agli estimi. Crescono i malumori nel Pdl. Casini: "Dai partiti atteggiamento surreale"

Evasione, la grande fuga
11 miliardi di capitali
all'estero illegalmente

Evasione, la grande fuga 11 miliardi di capitali all'estero illegalmente Società "esterovestite" e "transfer pricing": così si froda il fisco. E la Finanza usa i cani addestrati a trovare banconote di CARLO BONINI

Calderoli: «Tribunale del popolo per il governo»

L' HO SEMPRE PENSATO, DETTO E SCRITTO
CALDEROLI, COME POLITICO, COME MAITRE A' PENSER, NON E' MALE.
NON E' LO ZERO ASSOLUTO!
CI VA SOTTO DI POCO!
D' ALTRONDE AI LEGHISTI IL MENO CHE SI POSSA CHIEDERE E' CHE PENSINO.

Calderoli: «Tribunale
del popolo per il governo»

L'ex ministro leghista attacca Monti e Berlusconi. Fiano, Pd: «Calderoli era nei Cdm che hanno tagliato 14 miliardi a enti locali, 8 a scuola pubblica».
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calderoli
«Monti vada in vacanza e rinunci ad ogni ulteriore Consiglio dei Ministri, dopo ogni seduta del cdm il Paese sprofonda verso il disastro». Il coordinatore delle segreterie del Carroccio, Roberto Calderoli attacca e invoca un «un tribunale del popolo» (ricorda che lo “istituirono” le Brigate Rosse con Moro loro prigioniero?) per giudicare «questo Governo che ha ridotto in miseria i cittadini». E attacca il Cavaliere: «Berlusconi predica bene, considerato il suo giudizio critico sulla manovra, ma razzola male, perché questa manovra killer l'ha votata lui e quindi è un complice di Bersani, Casini e Monti».

FIANO, PD: LEGA SCOMMETTE SU DISASTRO
Emanuele Fiano, responsabile Sicurezza e Difesa del Partito Democratico, all'ex ministro leghista ricorda il recente passato: «Calderoli, autore della peggior legge elettorale della nostra storia, prova un acuto senso di nostalgia per i bei Consigli dei ministri cui partecipava, e nei quali si sono decisi: 14 miliardi di tagli agli enti locali, 4 miliardi al comparto sicurezza e difesa, 8 miliardi alla scuola pubblica; approvati importanti finanziamenti per il Ponte di Messina e per il disavanzo del Comune di Catania; confezionati innumerevoli annunci». Ora, sottolinea, «il Paese è in trepida attesa delle fondamentali proposte che farà il Parlamento leghista a gennaio. Ma gli italiani non dimenticano e la Lega perderà la scommessa».
da l' Unità

Le cento foto del 2011 che non dimenticherete mai


Le cento foto del 2011 che non dimenticherete mai

Di Maddalena Loy e Giuseppe Rizzo

gallery fine anno

SFOGLIA LA FOTOGALLERY DEL 2011

Abbiamo visto di tutto – e tanto, e a lungo. Racchiudere un anno dentro la cornice di una foto è oltremodo (eufemismo) difficile. Ma ci abbiamo provato. Ne è venuta fuori una gallery di 94 foto. Novantaquattro più una. Un'immagine che ci piace considerare come una specie di cornice che contenga tutte quelle relative all'Italia. La trovate per ultima, se avete voglia di arrivare fino alla fine, e capirete il perché della nostra scelta.

Per il resto, ci son le immagini che ciascuno si aspetterebbe di vedere, quelle che hanno fatto il giro del mondo e si sono trasformate in icona (i garofani rossi sopra la tastiera bianca di un Mac sul cui desktop c'è il volto di Jobs; il ragazzo che durante gli scontri a Roma scaglia un estintore contro una camionetta della polizia; piazza Tahrir al Cairo colma di gente; così come Puerta del Sol a Madrid; il quirinale la sera che Berlusconi rassegna le dimissioni); e quelle che son passate inosservate, ma che raccontano in maniera altrettanto potente il 2011 (mai visto il volto della 7miliardesima bambina della Terra? E Carla Bruni che asciuga il sudore dalla fronte di Sarkozy? E un finto Putin che fa il saluto nazista di fronte alle guardie che cercano di fermare il malcontento contro lo Zar?).

SFOGLIA LA FOTOGALLERY DEL 2011

Ci sono foto belle, ma anche brutte. Nel senso: può essere bella la foto di una bambina giapponese su cui un tecnico sta passando un aggeggio per misurare quante radiazioni ci sono dentro di lei? Può essere bella l'immagine una scarpa nel fango dopo un alluvione che è costata la vita a 3 messinesi? Può essere bella la foto di un dittatore morto o su una barella?

Di immagini così ce ne sono tante, e sicuramente ne abbiamo dimenticate. Racchiudere un anno dentro la cornice di una foto è oltremodo (eufemismo) difficile. Ma vale sempre la pena provarci: le immagini, certe immagini, a volte, dicono molto più di mille parole.
da l' Unità

Governo al bivio: misure su crescita e lavoro


Governo al bivio: misure su crescita e lavoro

da l' Unità di Andrea Carugati | Oggi l'atteso Consiglio dei ministri della fase due». Dal premier Monti solo indicazioni sulle priorità: liberalizzazioni, infrastrutture e riforma del Catasto: nuove rendite calcolate sui metri quadri.
governo monti consiglio dei ministri 640
Chi si aspetta dal Consiglio dei ministri di oggi pomeriggio l’inizio della “fase due” del governo Monti, probabilmente resterà deluso. L’ordine del giorno della riunione, su cui- spiegano da palazzo Chigi- «si sono caricate aspettative eccessive», contiene solo provvedimenti di routine che riguardano principalmente pesca e questioni marittime. Tutta l’attenzione si concentra dunque sulle «indicazioni del presidente del Consiglio Mario Monti sul programma di lavoro delle prossime riunioni». È questo il punto chiave della riunione, e cioè l’avvio della discussione su cosa il governo dovrà e potrà fare nei prossimi 90 giorni, il tempo che si è dato il premier per mettere in campo, concretamente, la fase della ripresa. Oggi il premier e i suoi ministri metteranno a punto una sorta di tabella di marcia degli interventi, e limeranno i contenuti della conferenza stampa di fine anno che si terrà domani.

Monti è rientrato ieri da Milano a palazzo Chigi, e anche gli altri ministri sono al lavoro sui rispettivi dossier. Di certo c’è che la riforma del mercato del lavoro e degli ammortizzatori sociali avrà tempi di gestazione che vanno da qui alla primavera, mentre sul fronte delle liberalizzazioni (a partire da farmacie, taxi, energia, servizi locali, trasporti e servizi postali) e delle infrastrutture il governo ha intenzione di fare più in fretta. In particolare, il ministro dello Sviluppo Passera, insieme al collega per la Coesione Territoriale Fabrizio Barca, sta lavorando per sbloccare un’altra tranche di Fondi europei per far ripartire i cantieri, soprattutto nel Mezzogiorno. Operazione che si lega al rilancio del project financing. Passera ieri è stato ricevuto al Quirinale dal Capo dello Stato. Un incontro in cui sono stati passati in rassegna i principali nodi che ostacolano la ripresa, a partire dalla carenza di risorse. E tuttavia, hanno convenuto i due interlocutori, le risorse andranno trovate. Anche dal fronte dell’evasione fiscale. Passera ha ribadito l’intenzione di procedere con le riforme «a pacchetti», dunque in modo graduale, settore per settore.

LA RIFORMA 

Uno dei capitoli su cui il governo intende muoversi rapidamente è la revisione degli estimi catastali. Secondo un documento del Tesoro, si prevede di aggiornare le rendite adeguandole ai valori di mercato, che attualmente sono più elevati di 3,7 volte. Il nuovo calcolo verrà fatto sui metri quadri e non più sui vani delle abitazioni e nel contempo ci sarà una riclassificazione dei beni immobiliari, in modo da adeguarla ai valori reali del mercato per eliminare le incongruenze tra ex case popolari ora divenute di pregio e immobili periferici talvolta sovrastimati. «Sarà una riforma a costo zero», spiegano fonti di governo. In sostanza all’adeguamento della base imponibile dovrà corrispondere una riduzione delle aliquote. Allo studio dei viceministro alla Finanze Vieri Ceriani anche la razionalizzazione delle centinaia di agevolazioni ed esenzioni fiscali. L’obiettivo è ridurne il numero e concentrare gli “sconti” a favore di famiglie e imprese. Puntando a recuperare alcuni miliardi di gettito «in modo mirato», senza quei tagli lineari alle agevolazioni previsto dal governo Berlusconi, per evitare l’aumento di due punti dell’Iva previsto come clausola di salva guardia e, in prospettiva, a una riduzione del cuneo fiscale per i lavoratori e ad un abbassamento dell’Irpef per i ceti più bassi.

Tra spread che non si abbassano e malumori dentro i principali partiti che sostengono il governo (soprattutto il Pdl), la navigazione di Monti dopo il varo della manovra è entrata in una fase cruciale. Nel partito di Berlusconi la tensione è alle stelle, si parla già di 40 parlamentari pronti a fuggire in un eventuale nuovo centro. E soprattutto cresce l’insofferenza verso i professori. «No a colpi di mano sulle liberalizzazioni, non si può perseguitare alcune categorie», ha avvertito Gasparri. E Cicchitto: «Il governo va avanti a condizione che nessun ministro lo usi per montare o smontare operazioni e schieramenti politici...».

Al mercato dei treni, favori a Montezemolo & Co.


Al mercato dei treni, favori a Montezemolo & Co.

da l' Unità di Ronny Mazzocchi | Le liberalizzazioni all'italiana hanno fin qui favorito il solo gruppo privato, la Ntv: società italo-francese costituita da Luca Cordero di Montezemolo e Diego Della Valle. E le Fs rischiano di pagare costi salati, come già fu per Alitalia e Tirrenia.
treno, modellino Italo
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La possibilità di comunicare all’interno di un Paese e verso l’esterno nel modo più razionale possibile è sempre di più una delle condizioni essenziali per non essere esclusi dal club delle nazioni che ambiscono a ricoprire un ruolo di primo piano nello scacchiere mondiale.

Che la partita dei trasporti sia centrale per il nostro futuro lo hanno capito in molti. Attorno a questo grande osso si agitano infatti lobbies, imprenditori, banche e società di assicurazioni, tutti interessati a consolidare il loro giro d’affari in una partita assai redditizia. Si tratta di una operazione perfettamente legittima, a patto però che vi sia qualcuno che si preoccupi di discriminare fra guadagni privati e interessi collettivi, dato che i due di rado tendono a coincidere spontaneamente. Purtroppo in questi ultimi vent’anni ­ complice l’invadente retorica sulla necessità di privatizzazioni, liberalizzazioni e deregolamentazioni ­ non si può certo dire che il filtro sia stato efficace.

Il caso del trasporto ferroviario e dell’alta velocità è in tal senso emblematico. L’iniziale volontà del legislatore di far partecipare alla partita anche il capitale privato aveva spinto ad affidare la gestione del servizio in regime di monopolio alle Ferrovie dello Stato, in modo da garantire una adeguata remunerazione dell’investimento. In verità di soldi privati, alla fine, se ne videro pochi....

martedì 27 dicembre 2011

Affitto in nero, io ti denuncio

Affitto in nero, io ti denuncio

di Roberta Carlini, da L'Espresso

Come autoridursi l’affitto dell’80 per cento in una settimana. Non è una pubblicità per gonzi, né un rigurgito degli espropri anni Settanta, ma una piccola rivoluzione legale che, in giro per l’Italia, è già cominciata. Basta mettersi in coda all’Agenzia delle entrate, o fare un giro tra i sindacati degli inquilini, per trovare traccia del popolo della legge 23, battezzata col nome ostico di “cedolare secca”. Legge che, oltre a fare uno sconto fiscale ai padroni di casa onesti, quelli in regola col fisco, ha dato un grimaldello potente agli inquilini in nero. Che da giugno possono denunciare i proprietari, ottenere la riduzione del canone e un contratto stabile per otto anni. All’inizio, della novità si sono accorti in pochi, e qualcuno ha parlato di fallimento della legge. Ma adesso il passaparola sta girando: complice la crisi che morde, e i vari movimenti degli “occupy” che, oltre a Wall Street, hanno preso di mira anche il caro-casa e gli affitti in nero degli studenti.

La rivolta di Stella. “Deboli sì, ma non ignoranti”. Stella Liberato ha 33 anni, di mestiere fa la consulente aziendale, e da qualche mese respira. Invece dei soliti 850, adesso sborsa 250 euro al mese per la sua casa in affitto, nella semiperiferia romana. E non le sembra vero. Davanti a un’assemblea di studenti alla Sapienza, sotto lo striscione della campagna Fuori dal nero, racconta la sua storia. Simile a quella della maggior parte dei ragazzi che la ascoltano, studenti fuori sede a 3-400 euro per stanza. “Anche io da studentessa sono sempre stata al nero, ma adesso basta. C’è questa legge, usiamola. Non dobbiamo essere complici dell’evasione, né avere paura dei padroni di casa”. Stella parla delle nuove regole e dei trucchi per aggirarle; spiega che se paghi con un bonifico o un assegno o anche se hai un paio di testimoni del pagamento in nero il gioco è fatto. Racconta che non c’è niente da temere: “Il proprietario, nel mio caso, si è trovato di fronte al fatto compiuto, quando ha visto che gli è arrivato un bonifico più basso del solito. Si è arrabbiato, ma non poteva fare niente”. Ormai l’affitto è quello, e durerà per otto anni. Senza contare il pericolo concreto che il fisco poi bussi alla porta per recuperare tutta l’evasione passata. Mentre gli inquilini dal punto di vista legale sono in una botte di ferro: “Alcuni padroni di casa cercano di mandarti via con soldi; altri si infuriano, minacciano; altri ancora si rassegnano. Dovevano pensarci prima”, dice Stella. Ma se è così, perché non lo fanno tutti?

“Finora a Roma abbiamo aiutato 450 famiglie, che in media vengono a spendere 700 euro in meno al mese”. Walter De Cesaris, segretario dell’Unione inquilini, è contento come una Pasqua. “In un mese, l’insieme di queste famiglie risparmia 315 mila euro. In otto anni, risparmieranno più di 30 milioni”. E a chi obietta che 450 case sono una goccia nel mare degli affitti in nero a Roma, De Cesaris risponde: “Finora abbiamo avuto poco tempo, ma adesso il passaparola corre. Solo il nostro sindacato in tutt’Italia ha fatto registrare 2 mila contratti”. Il Sunia, sindacato inquilini della Cgil, parla di 5 mila regolarizzazioni totali e denuncia l’inerzia dei comuni e degli uffici fiscali. In effetti, non è che tutte le sedi dell’Agenzia delle entrate siano altrettanto chiare e solerti, quando gli inquilini si presentano allo sportello.

“Qui a Roma noi mandiamo gli inquilini all’Agenzia dell’Aurelio, sono i più corretti”, dice Fabrizio Ragucci, soldato di prima linea della battaglia degli affitti in nero. Nella sede romana dell’Unione inquilini, riceve e smista lunghe file di persone in cerca di informazioni, aiuto, protezione. Poche ore alla sua scrivania danno uno spaccato vivido della questione casa nella capitale, e dell’intreccio di piccole e grandi evasioni, complicità e conflitti che regge l’impalcatura enorme degli affitti in nero in Italia. Che secondo il Sunia sono almeno 1,5 milioni e che l’Agenzia del territorio non riesce a censire, ma classifica dentro la generica categoria “altri utilizzi” nelle sue tabelle, confusi dentro uno stock di 5 milioni di abitazioni del quale non si sa la destinazione.

Sportello aperto. Arrivano alcuni studenti di piazza Bologna, con un contratto semifalso in mano. Pagano 1.400 euro al mese in quattro, sul contratto c’è scritto 600. La differenza è versata in contanti, “vale come testimone l’amico, la sorella, il parente?”. Sguardi preoccupati. Tornano Alessio e Giovanna, la loro pratica è quasi chiusa: sono andati a vivere fuori Roma per cavarsela, ma pagavano comunque 450 euro al mese più il condominio. Adesso sono a 160 euro puliti, e il figlio che sta per nascere starà in quella casa almeno fino all’ottavo compleanno. Non hanno sensi di colpa, “il nostro padrone di casa ha 23 appartamenti”.

Invece Mario, anche lui abbastanza giovane e con un affitto in nero nell’hinterland di Roma, la denuncia non l’avrebbe neanche voluta fare: “Ma per una sola volta che ho tardato un pagamento perché avevo difficoltà, la padrona mi ha fatto scrivere dall’avvocato, intimandomi di andare via”. Quella lettera ingenua è diventata una fonte di prova schiacciante, e adesso Mario resta lì con affitto al minimo. “Vengono soprattutto giovani coppie, ma anche molti studenti”, racconta Fabrizio, “immigrati di meno, si sentono più ricattabili”. A Firenze, per esempio, ha fatto rumore la storia di Occresio Borges, venditore brasiliano che si è trovato messo fuori casa, con la serratura cambiata e tutte le sue cose sul pianerottolo. Ha chiamato i carabinieri e ha avuto ragione.

“Abbiamo il 56 per cento degli affitti in nero in città, e riguardano soprattutto immigrati e studenti”, dice Simone Porzio, del Sunia fiorentino, “per questo abbiamo fatto un patto d’azione con le reti degli universitari”. Per evitare le ritorsioni fisiche e le minacce, i sindacati danno consigli strategici: cambiare la serratura e le utenze prima di tutto, non parlarne con nessuno finché non si ha il contratto regolarizzato in mano. A quel punto, ai proprietari resta solo la strada di un’azione penale che però è spesso accidentata e pericolosa per loro.

Ma più che le minacce fisiche e legali, spesso a frenare le denunce è un impasto di quieto vivere, inconscia complicità, vecchie relazioni. Come nel caso di Michela e Silvia, due ragazze romane che da settimane meditano sul da farsi. Si dividono una casa al Pigneto, hanno due lavori precari e portano a casa sì e no 2 mila euro al mese. Quasi la metà se ne va in affitto. “E’ in nero. Però il padrone di casa è sempre stato gentile, interviene se qualcosa non va, fa le riparazioni. Non è uno molto ricco, ha questa casa in più che affitta… un po’ ci dispiacerebbe dargli questa botta”. E però: “Ci pensi, risparmiare 5-600 euro al mese? Soprattutto di questi tempi, con il lavoro che va e viene? Ci cambierebbe la vita”.
da MicroMega

Ci fregano pure con il falso bio

da l' Espresso Frodi

Ci fregano pure con il falso bio

di Paolo Biondani
Grano, orzo, soia, semi di girasole. Coltivati con i fitofarmaci, i pesticidi eccetera. Ma venduti dai grossisti come se fossero naturali ed ecologici. Per farli pagare di più ai dettaglianti e quindi ai consumatori. La Finanza ha scoperto la truffa. Ma si teme non sia l'unica
(23 dicembre 2011)
La grande truffa del falso bio era una macchina da soldi capace di superare tutti i controlli affidati per legge al ministero dell'Agricoltura. Con buona pace dei consumatori che sognano un'Italia più verde. E dei tanti produttori onesti di sano e vero cibo senza chimica.

Il classico sassolino che fa inceppare un ingranaggio in grado di truccare il 10 per cento di questo mercato made in Italy è una verifica fiscale, che di per sé mira a scovare evasori, non frodi alimentari. Nell'estate 2010 la Guardia di Finanza ispeziona una ditta veneta di commercio all'ingrosso di farine e mangimi. Nonostante la crisi il fatturato è in crescita esponenziale: da 9 a 49 milioni di euro. L'impresa dichiara, tra l'altro, di aver comprato in Italia e rivenduto in Austria e Germania circa 400 tonnellate di soia certificata. Mettendo in fila quelle prime fatture, i militari notano che i carichi con il marchio bio sono al centro di una carovana di trasporti sospetti. La merce non si limita a passare dall'agricoltore al grossista, prima di varcare la frontiera e finire nei supermercati mitteleuropei. Sulla carta, la soia fa lunghi viaggi che sembrano inutili triangolazioni.

La Finanza sente puzza di fatture false. Allarga i controlli ai trasportatori. E scopre camion che non avevano pagato l'autostrada. O che risultavano fermi nei depositi. Dopo i primi interrogatori in caserma, a cedere è proprio il fronte dei Tir. Il primo camionista dice di non ricordare. Il secondo giura che gli si era rotto il cronotachigrafo, per cui non può ricostruire il percorso. Ma gli altri ammettono: mai fatto quei trasporti, la soia in realtà non si era mai mossa dai magazzini. Un reato fiscale che fa partire la caccia al movente: perché un grossista fornito della preziosa certificazione bio ha bisogno d'inventare viaggi inesistenti?

La risposta arriva il 6 dicembre, quando la Finanza chiude la prima fase dell'inchiesta con sette arresti non solo per i reati tributari, ma anche per la sottostante maxi-frode commerciale: 704 mila tonnnellate di normali prodotti agricoli smerciati con un marchio bio in realtà ingiustificato, per un valore all'ingrosso di oltre 210 milioni di euro. A conti fatti, la truffa riguarda un decimo dell'intero volume di spesa per il biologico italiano. Mettendo in fila i carichi incriminati, si otterrebbe una colonna di camion lunga decine di chilometri. Le fatture considerate false chiamano in causa, per ora, 22 aziende italiane e 16 straniere: le nuove indagini, avviate anche in altri Paesi europei, dovranno accertate quali fossero complici o soltanto vittime di raggiri altrui. Gli indagati sono già 14. Ma con le prime confessioni degli arrestati lo scandalo promette di allargarsi a macchia d'olio.

Di certo la Bioagri sas, la ditta da cui era partita la verifica sui Tir, non è la società più grossa né la più compromessa. Infatti la titolare, un'imprenditrice veronese di 46 anni, è inquisita solo per i reati fiscali. Per gli altri è scattata l'associazione per delinquere, che presuppone una catena sistematica di frodi, durata almeno quattro anni. "Dalle indagini non risulta che sia mai stata messa in pericolo la salute dei cittadini", tiene a precisare il colonnello Bruno Biagi, comandante della Guardia di Finanza a Verona: "Le frodi consentivano di vendere con il marchio bio, a prezzi maggiorati, prodotti agricoli che si sarebbe potuto comunque commercializzare, ma come alimenti convenzionali e quindi a tariffe ridotte fino a un terzo".

La frode riguarda 16 colture di base falsamente presentate come biologiche. Il grosso della torta da 220 milioni è costituito da cereali: nell'ordine, soia, grano tenero, mais, semi di girasole e orzo. Trasformati in farine, garantivano un'etichetta verde anche a decine di prodotti a valle, confezionati dall'industria alimentare. Ma non mancano ortaggi e frutta, soprattutto mele, o mangimi per allevamenti, che producevano carni o salumi biologici solo sulla carta.

I grossisti arrestati compravano a prezzi normali, cioè bassissimi, da contadini sparsi tra Puglia, Marche, Emilia, Veneto e Romania. Appiccicavano il marchio bio. E poi rivendevano a tariffe gonfiate soprattutto in Francia, Spagna, Belgio, Olanda, Germania, Austria, Ungheria e Romania. L'Italia è prima in Europa per produzione ed esportazione di cibo verde: ora il rischio è che lo scandalo danneggi migliaia di agricoltori onesti.
 
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Chi paga la sagra del politico


da l' Espresso Casta

Chi paga la sagra del politico

di Primo Di Nicola
Raduni di spazzacamini. Tornei di tennis. Spedizioni subacquee. Partecipazioni a gare di aeromodellismo. Eventi musicali. E naturalmente, tante belle feste. Tutto per ottenere consensi e voti, a spese del contribuente. 'L'Espresso' è andato a scoprire i mille sprechi locali italiani
(27 dicembre 2011)
 
Se quella del debito pubblico non fosse una tragedia nazionale, si potrebbe anche sorridere. L'Italia ha le casse vuote? In Provincia di Trento festeggiano sovvenzionando fiction televisive. E così 196 mila euro finiscono nel bilancio di "Sposami".

Nel Lazio fa ancora meglio Renata Polverini, con 2 milioni a pioggia a favore di amministrazioni locali e pro loco per eventi strapaesani che vanno dall'Infiorata alla festa dell'uva di Genzano. Pochi e grossi sprechi, poi, si mescolano a una miriade di piccoli stanziamenti. Presi uno per uno possono anche sembrare minori, ma da Nord a Sud quei soldi prelevati dai bilanci a fine anno diventano milioni di euro.

In provincia di Terni, ad esempio, si organizza a Monte Campano la Sagra della Fregnaccia, kermesse con i migliori piatti della tradizione contadina. A pagare non sono solo gli abitanti del paesello, ma la Regione Umbria con un finanziamento pubblico di 3 mila euro. Si spende senza problemi anche in Lombardia, come nel caso dell'associazione culturale Luogo ideale: per la finale regionale del festival musicale "La bella e la voce", l'associazione riceve dal governatore Roberto Formigoni una sovvenzione di 3 mila euro. Ma secondo i promotori ne vale la pena: al vincitore viene infatti assegnato un contratto discografico con l'Accademia del giornalista Cesare Lanza, "tra gli autori di Sanremo". Musica dispendiosa per le casse statali anche in Campania, dove l'associazione Danza in lirica ha avuto 8 mila euro dalla Provincia di Napoli. La ragione? I concerti che organizza all'università Parthenope, creata e guidata per un quarto di secolo dal professore Gennaro Ferrara, attuale vicepresidente della giunta provinciale. Ferrara è stato rettore fino a un paio di anni fa e tuttora è di fatto il timoniere della Parthenope, dove insegnano la moglie, la figlia e il marito della figlia. Tutto in famiglia, dunque.

La crisi imperversa ma le sovvenzioni facili e gli sprechi pubblici continuano a correre. Con regioni, province e comuni che spendono per le iniziative più strampalate e inutili. Denaro pubblico che potrebbe essere risparmiato e che viene invece dilapidato per soddisfare i sollazzi delle clientele elettorali e accrescere la fortuna degli eletti. Come considerare infatti i 50 mila euro destinati dal Comune di Lecce alla Delta Concerti per le esibizioni di Zucchero, Jovanotti e Modà? O dei 12 mila elargiti dalla Regione Val d'Aosta al "Diving Center Mont Blanc" di Nus per una spedizione subacquea in Bolivia, al lago Titicaca, per sfidare il record mondiale delle immersioni di profondità ad alta quota? Per non parlare dei 30 mila euro dei fondi per il terremoto elargiti dalla provincia dell'Aquila al Comune di Trasacco per un improbabile festival cinematografico intitolato alla memoria di Pietro Taricone; o della pioggia di contributi che si abbatte su Marcianise per eventi come il festival musicale Archè, il carnevale o le altre iniziative della pro loco solo perché è la città natale del presidente della provincia di Caserta Domenico Zinzi. Tutti soldi che potevano essere impiegati meglio insieme al resto delle sovvenzioni più singolari e stridenti con le esigenze della finanza pubblica e che continuano a proliferare in ogni angolo della Penisola. "L'Espresso" ha fatto un viaggio nei bilanci e nelle delibere di regioni, province e comuni. Ecco le spese più singolari nel mare magnum dei finanziamenti.

La Valle d'Aosta è una delle regioni più ricche d'Italia. Non c'è da stupirsi dunque se regala computer a tutti. Dal primo ottobre al 31 dicembre, a prescindere dal reddito, le famiglie residenti con figli nati dopo il 1991 possono infatti chiedere un contributo di 450 euro per l'acquisto di un pc. Ricca, ma non solo. Ama infatti anche l'avventura, tanto da finanziare con 10 mila euro i soci dell'Aero Club per la partecipazione ai campionati del mondo di aeromodellismo svoltisi in estate in Australia; il teatro, come dimostrano i 4 mila euro spesi per due serate in vernacolo calabrese nel cuore del capoluogo; e stravede per la musica, come insegnan o i 348 mila euro andati al Premio Mogol organizzato dal paroliere di Battisti, una kermesse conclusasi amaramente con la beffa di una messa in onda sulla Rai mai avvenuta. Infine, la comunicazione, curata a tal punto da commissionare uno studio da 40 mila euro per individuare il carattere tipografico migliore da utilizzare nei comunicati.

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Giornalisti in galera e uccisi

Centoventi giornalisti in galera. Che succede in Turchia? E' emergenza?

di Nicola Mirenzi (23/12/2011)
da Il mondo di Annibale
Ahmet Sik stava completando il suo libro-inchiesta sulla polizia turca quando venne arrestato con l'accusa di «propaganda per conto di un'organizzazione illegale» il 3 marzo di quest'anno. Il libro che stava scrivendo doveva essere pubblicato con il titolo L'esercito dell'Imam e raccontava il modo in cui - secondo l'autore - la polizia era stata lentamente infiltrata ed egemonizzata da un gruppo islamista che fa capo a Fetullah Gulen: personaggio molto discusso in Turchia, considerato da alcuni il successore della tradizione colta e moderna dell'islam anatolico...

Daghestan, come massacrano un giornalista*

di Giorgio Comai (21/12/2011)
Alle ore 23.30 del 15 dicembre il giornalista Khadzhimurad Kamalov, fondatore e proprietario del...

''Dalla societa' della crescita alla crescita della societa'''. A gennaio parte a Roma la Scuola di formazione ''Oltre la Crescita''


Articolo 21 - INFORMAZIONE
''Dalla societa' della crescita alla crescita della societa'''. A gennaio parte a Roma la Scuola di formazione ''Oltre la Crescita''
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di Redazione

''Dalla societa' della crescita alla crescita della societa'''. A gennaio parte a Roma la Scuola di formazione ''Oltre la Crescita''

Libertà e Giustizia (circolo di Roma) e La Rete Internazionale delle Donne per la Pace promuovono la Scuola di formazione “Oltre la Crescita”. La crisi che stiamo vivendo, e che ha colpito tutto il mondo occidentale, rivela in modo inequivocabile l’insostenibilità dell’attuale paradigma di sviluppo e modello economico. La crescita indiscriminata, la fiducia cieca nel mercato quale unica entità regolatrice dell’economia e il sopravvento della sfera finanziaria sull’economia e la politica hanno mostrato drammaticamente, oltre ai propri limiti, il proprio fallimento.
Nello stesso tempo, l’attuale crisi, che ha spazzato via molte certezze e ha investito pesantemente le nostre stesse vite, può diventare un’occasione unica per realizzare cambiamenti positivi, nella direzione di un ripensamento degli attuali stili di vita, di una ridefinizione di valori e bisogni, in favore della democrazia del bene comune e del ben essere.

Perché una Scuola"Abbiamo deciso di avviare questa Scuola perché la formazione e l’autoformazione sono di fondamentale importanza per riflettere intorno a questioni così cruciali e capire quale società intendiamo costruire. E’ anche per questo che l’abbiamo sottotitolata “dalla società della crescita (economica) alla crescita della Società”.
Su questa premessa, obiettivi della Scuola sono:
- acquisire maggiore consapevolezza, comprensione e conoscenza per affrontare i problemi sociali, economici e ambientali che già la crisi globale ha evidenziato e contribuire al cambiamento avendo gli strumenti di pensiero necessari.
- riflettere su un modello di economia e di società che, in nome della crescita economica, sta drammaticamente aumentando i conflitti e l’ingiustizia sociale ed ambientale, e far circolare l’informazione su diverse teorie e pratiche di “sviluppo”, anche su basi etiche.
- riflettere, discutere e valutare i cambiamenti in corso, per essere parte attiva di un cambiamento e poter incidere sulle decisioni politiche.

Una Scuola perchè ci pare un luogo adatto a dare la giusta rilevanza ai contenuti che intendiamo sviluppare e cercare di rispondere alle sfide complesse che abbiamo già di fronte: il riscaldamento climatico, l’esaurimento delle risorse naturali, le disuguaglianze sociali e i conflitti ambientali, le crisi alimentari, la precarizzazione del lavoro e della qualità di vita, insomma gli squilibri profondi creati dall’economia del PIL.

Una Scuola su Oltre La Crescita perché una società democratica non può durare, basandosi sulla crescita economica illimitata come obiettivo. Dobbiamo capire e valutare che le nostre esistenze quotidiane premono sull’ambiente globale e che non è possibile ignorare quanto le nostre scelte, anche quotidiane, incidono sulla vita di altre persone e su altre economie, società e risorse.

E poiché per capire, dobbiamo essere informati, daremo voce anche alla questione dell’informazione, del diritto all’informazione e del ruolo/responsabilità dei media e della Rete.

E cercare di rispondere a domande quali: E’ realistico pensare che si possa continuare a “crescere” all’infinito? La crescita è sempre la soluzione? È davvero in grado di produrre benessere? Alternative sono possibili o indispensabili? Che cosa succederebbe se si praticassero nuovi percorsi/politiche per affrontare la povertà, la precarietà e la disuguaglianza?
Cosa possiamo fare per essere protagoniste/i di questo cambiamento?
Cercando di dare, in questo percorso, la massima rilevanza possibile alla voce e alla prospettiva delle donne.
Saranno con noi docenti, esperti sul campo, associazioni, testimoni, sindaci, persone del mondo dell’informazione.
Alla fine del percorso è prevista la redazione di un documento/lavoro di gruppo che verrà elaborato durante il percorso dalle/dai partecipanti allo scopo di lanciare un appello:
- ai media locali, nazionali ed europei;
- alla politica e agli amministratori locali.

La Scuola inizierà il 27 gennaio (con un incontro pubblico di presentazione) e si chiuderà il 5 luglio.
Sono previsti 8 incontri/lezioni (dal 10 febbraio al 5 luglio - esclusa la giornata di presentazione) che si terranno:
- presso la Casa Internazionale delle Donne, Via della Lungara 19, il venerdì pomeriggio , dalle 17.15 alle 20.00 (vedi calendario)
Leggi il programma ed iscriviti

"No alla chiusura di testate storiche..."

 
Articolo 21 - INFORMAZIONE
"No alla chiusura di testate storiche..."
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di Redazione

"No alla chiusura di testate storiche..." "Presenteremo uno specifico emendamento al 'milleproroghe' per rendere chiara ed impegnativa l'indicazione dell'ultima manovra economica in merito al sostegno dell'editoria. Li' fu inserito il capitolo nel Fondo 'Letta' senza definire tempi e quantità". E' quanto annunciano il portavoce di Articolo21 Giuseppe Giulietti e il senatore Pd Vincenzo Vita. "E' cio' che si chiede nell'emendamento: 90 milioni di euro. Per evitare la chiusura di tantissime testate, a cominciare da 'Liberazione', cui esprimiamo massima e fattiva solidarieta'. Inoltre, ci auguriamo che l'inserimento nel Fondo per l'editoria della convenzione con Radio Radicale sia stato corretto. E' giusto e importante rifinanziare la convenzione, ma su altri capitoli di spesa. Infine, intendiamo ringraziare per l'alto senso di responsabilita' le organizzazioni  sindacali degli edicolanti, che hanno sospeso lo sciopero dopo le prime assicurazioni del governo di aprire un confronto. Ci auguriamo che si passi ai fatti.  

Una voce per chi non ce l'ha - di Stefano Corradino e Giuseppe Giulietti*

Minzawards 2011, sic transit gloria Minzi

di Minzoparade |

Minzawards 2011,
sic transit gloria Minzi

Il Minzo
, purtroppo, non ha mangiato il panettone e il Centro Studi Tg di Uno di Vancouver ha messo le maestranze in mobilità. Sarebbe però ingiusto sospendere il blog senza premiare i protagonisti del telegiornale più spettacolare del globo.

Questi sono i vincitori della seconda edizione dei Minzawards.

Minzo d’Oro : Ada De Santis
Il prestigioso premio passa da Massimo Mignanelli ad Ada De Santis. E’ vero, il vincitore del Minzo d’Oro 2010 si è impegnato da inviato del pop su tutte le piste e le spiagge a nord della linea gotica, eppure nulla ha potuto contro una impressionante serie di corrispondenze che hanno messo in luce l’anima di “servizio” del migliore tg degli ultimi 150 anni. Ada De Santis vince il Minzo d’Oro grazie a reportage di indubbia utilità sociale come “i consigli per dare gli scappellotti” (genitori dateci giù), “i consigli per il jet-lag” (dormite a intervalli regolari), “i consigli per difendersi dal freddo” (copritevi e non uscite di notte), “i consigli per la tintarella“(creme e tanta acqua), “i consigli per difendersi dai serpenti“ (fate una foto e chiudete la porta), “i consigli per difendersi dai ladri” (entrano dalla porta), “i consigli per la festa dei 18 anni” (attenti alla lochescion), “i consigli per il mal di vacanza” (anche qui bere tanta acqua).

Ada De Santis è Minzo d’Oro 2011 anche per le inchieste stagionali (“uova con sorpresa o personalizzate?“), i servizi di carattere storico (“la vera storia del pesce d’aprile“) e le inchieste dal taglio animalista (“vietato calpestare le formiche“). Infine, è solo grazie a lei che abbiamo appreso che quella degli acchiappafantasmi è ormai una professione, che è tramontato il sogno del nasino alla francese e, tanto per rimanere in tema, che Stanlio e Ollio sono meglio del lifting.

Migliore giornalista pop
: Carlotta Mannu
Anche quest’anno il titolo va a Carlotta Mannu. Giornalista versatile, grazie ai suoi studi di metereologia dinamica, è riuscita ad anticiparci che in “autunno arriva il freddo“. Anche lei si è cimentata nel gravoso compito del giornalista del servizio pubblico e ha scoperto che l’acqua si può anche “mangiare” e che il vino bianco ha sorpassato il rosso. Carlotta Mannu è la migliore giornalista pop del 2011 anche per “i consigli per difendersi dai fulmini” (sedetevi), le “zitelle di sangue blu“, “il cerotto fisioterapista” e lo scoop dell’estate 2011: “in spiaggia trovata una dentiera“.Miglior corrispondente dall’estero: Giovanni Masotti
Qui il Centro Studi Tg di Uno di Vancouver non ha avuto dubbi. Vestito  sempre come un vero  corrispondente da Mosca, il Masotti ci ha inforallegrato con la corsa sui tacchi a spillo delle donne russe, le armi gonfiabili dell’esercito russo e gli orari certi per la mungitura delle mucche dell’amico Putin. Lo scoop che da solo giustifica le spese relative alla gestione di un ufficio di corrispondenza Rai a Mosca è stato quello relativo ai 12 peli grigi dello Yeti. L’uomo delle nevi esiste e vive in Siberia, dove dorme in una sobria caverna su un sobrio giaciglio di erba secca.

Miglior servizio pop : le patate alla lavastoviglie
E’ firmato da Federica Balestrieri ed è anche il più amato su YouTube. La crisi avanza e gli italiani scoprono come cucinare le verdure in lavastoviglie. E’ il servizio che fa conoscere al mondo anche la “triposata”, la posata una e trina che raccoglie, taglia e infilza.
Il premio va ex aequo a Marco Marchesini e Massimo Mignanelli. A Belluno il Marchesini rincorre i Santa Claus in un servizio pop che passerà alla storia come l’ultimo minzo caldo di una stagione che non tornerà piu’. Massimo Mignanelli, invece, svela i segreti per tenere in vita l’albero di Natale: non mettetelo sulla caldaia e non dimenticate l’acqua nel sottovaso.

La bestia dell’anno: la tartaruga a rotelle
E’ il capolavoro del minzoconduttore Francesco Giorgino. Non sapremo mai come si chiama, sarà per sempre la nostra testuggine ignota. Della tartaruga a rotelle sappiamo solo che è un esemplare di 12 anni e che il suo padrone era stato costretto ad amputarle una zampa. Ora deambula felice e spensierata con la sua zampa a rotelle nel giardino di casa.

Il Minzaward della critica : la riscoperta della merenda
Solo uno scapigliato profeta del minzopop come Massimo Mignanelli poteva arrivare a concepire un’inchiesta sulla merenda. Il servizio merita il minzaward della critica in quanto è ben documentato e segue il collaudato schema intervista a caso in strada seguito da intervista all’esperto nutrizionista. Dotato di un notevole tasso di minzolinità dovuto al concentrato di infotainment, il servizio è soffice sul palato ed è accompagnato da un retrogusto zuccheroso.

Premio Pilutzer: Il Giornale di Famiglia
Il direttorissimo, in una intervista a “Padrorama”, aveva annunciato  a gennaio la nascita della Scuola Media, la rubrica del Tg di Uno delle 13:30 che ha avuto nel 2011 il compito di assegnare minzocaramelle ai giornalisti buoni e minzobacchettate a quelli cattivi.
Il Giornale di Famiglia, con le sue 3 minzocaramelle, vince il prestigioso premio Pilutzer mentre La Repubblica si becca ben 24 minzobacchettate. I giornalisti di quei figli di un De Benedetti minore vengono condannati a rileggersi le 45 puntate della Minzoparade 2011.

Stilare la classifica dei servizi pop del Tg di Uno è stato bello, ma ora tutto è finito e si prospettano fredde e tetre sere d’inverno senza nemmeno il conforto di un minzo caldo.
Il Centro Studi Tg di Uno ringrazia le migliaia di lettori del blog e sospende da oggi la Minzoparade.

Sic transit gloria Minzi.

A cura di Ernesto Salvi

“Gli speculatori come i rivoltosi di Londra” Il sermone natalizio del “papa” anglicano


NO! COSI' NON VALE! 
BENEDETTO XVI AVEVA APPENA DETTO LE STESSE COSE E SUBITO E' STATO COPIATO.
NON C' E' PIU' RELIGIONE!

Mondo | di Redazione Il Fatto Quotidiano | 
“Gli speculatori come i rivoltosi di Londra”
Il sermone natalizio del “papa” anglicano
L'arcivescovo di Canterbury Rowan Williams, capo spirituale della Chiesa d'Inghilterra, paragona i finanzieri della City ai giovani "rioter" che l'estate scorsa hanno messo a ferro e fuoco la capitale
Gli speculatori della City come i saccheggiatori della rivolta di Londra. Lo afferma nel sermone di Natale l’arcivescovo di Canterbury Rowan Williams, il capo spirituale della Chiesa anglicana. “Sia se è un rivoltoso che brucia in modo scriteriato un negozietto che serve la sua comunità o uno speculatore che volta le spalle alla questione fondamentale di chi paga per le sue avventure nella realtà virtuale del mondo finanziario di oggi, il quadro che abbiamo è di atomi che roteano nell’oscurita”, ha affermato l’arcivescovo, riferendosi ai gravi disordini esplosi l’estate scorsa a Londra dopo che il giovane Mark Duggan era stato colpito a morte dalla polizia.

“I vincoli sono stati spezzati, si è abusato della fiducia e ora è andata perduta”, ha detto ancora Rowan dal pulpito della cattedrale di Canterbury (VIDEO, IN INGLESE). Non è la prima volta che il prelato interviene sugli scontri di Londra. Il mese scorso aveva espresso su The Guardian la sua “profonda tristezza” per quanto era accaduto sulle strade della capitale, ma aveva anche incitato il governo a fare qualcosa per quei giovani “che pensano di non avare nulla da perdere”. E ultimamente aveva appoggiato la “Robin Hood tax” sulle transazioni finanziarie. Dalla Chiesa anglicana, inoltre, sono arrivate espressioni di sostegno al movimento anti-speculazione Occupy London.

Tre intrighi contro tre intrighi

Misfatto | di Stefano Disegni |
Più informazioni su: , , , , , ,




Tre intrighi contro tre intrighi
La fine del mondo? Inventata per gettarci nella paura. La crisi internazionale? Orchestrata dalle lobbie per assumere il potere. La caduta del governo Berlusconi? Una finzione per sviare l’attenzione mentre le banche prendono il controllo definitivo. E nemmeno il capodanno è il capodanno. Perché non è detto che siamo nel 2011, e che il prossimo anno sarà il 2012. Tutto chiaro, no?

Leggi la striscia completa di Stefano Disegni

"Toglieremo la sovranità alla finanza" Il 2012 sarà ancora 'indignato'

da il Fatto Quotidiano Diritti
27 Dicembre 2011
  "Toglieremo la sovranità alla finanza"
         Il 2012 sarà ancora 'indignato'
In Italia il primo appuntamento sarà l'11 febbraio, assieme alla Fiom. Ma la dimensione è planetaria
Dalle presidenziali Usa alle piazze europee, la parola d'ordine è "restituire il potere al 99 per cento"
E dalla Spagna parte “Okupa”, un'ondata di occupazioni per 'restituire' le case alle famiglie sfrattate
Dalla primavera araba agli indignati, il 2011 è stato l'anno della protesta e della rabbia. Gli indignados sono un movimento deflagrato nelle piazze di tutto il mondo contro la dittatura della finanza e la crisi che ha colpito l'Occidente. Hanno sfilato per le strade dalla Spagna all'Australia, e con Occupy Wall Street si sono battuti perché la dignità dell'uomo non sia calpestata dal profitto. Ma questo è solo l'inizio. Le proteste sono pronte a ripartire nel 2012. Negli Stati Uniti interverranno nei comizi per la corsa alle presidenziali, nella Penisola iberica è già partita un'ondata di occupazioni a scopo abitativo per le famiglie sfrattate (leggi l'articolo di Cristina Artoni). Una pratica che, nel silenzio della politica sta riscuotendo un consenso popolare senza precedenti (guarda il video di Artoni e Piantadosi). Intanto gli omologhi italiani sono impegnati sul fronte della riforma del lavoro e tanti di loro si daranno appuntamento alla manifestazione della Fiom l'11 febbraio. Nel nome del 99 dei cittadini  di Eleonora Bianchini

"La corruzione dilaga cambiamo subito le leggi"


L'INTERVISTA

"La corruzione dilaga
cambiamo subito le leggi"

Giampaolino, presidente della Corte dei Conti ritiene necessario "rinforzare" il falso in bilancio. "Non servono interventi episodici, soltanto repressivi, la lotta deve essere sistemica"

di LIANA MILELLA ROMA - L'Italia, nella lotta alla corruzione, che "inquina e distrugge il mercato, non arriva alla sufficienza". È drastico il giudizio di Luigi Giampaolino, dal luglio 2010 presidente della Corte dei conti. Che non vede, innanzitutto, "un vero, reale, profondo, sostanziale rivolgimento morale" rispetto alla "mala amministrazione".

La sua esperienza al vertice della Corte, ma prima ancora all'Authority dei Lavori pubblici, la rende un testimone prezioso sul fronte della corruzione. Se oggi dovesse dare un voto all'Italia sulla lotta al fenomeno quanto le darebbe?
"Meno della sufficienza, perché si è proseguito sostanzialmente con un'azione, peraltro episodica, soltanto repressiva. La lotta alla corruzione dev'essere invece di sistema. Essa deve iniziare dalla selezione qualitativa e di merito degli operatori, sia pubblici che privati. Proseguire con il controllo e la vigilanza sul loro operato. Concludersi valutando i risultati. Tutto ciò che fuoriesce da questo schema genera mal'amministrazione e corruzione: anzi, è esso stesso mal'amministrazione e corruzione".

In questi anni cos'è successo? La corruzione è aumentata, è diminuita, è rimasta stabile?
"É una domanda alla quale non si può rispondere, con apprezzabile precisione in via quantitativa. L'impressione è che sia rimasta stabile, soprattutto perché non si avverte un reale, profondo, sostanziale rivolgimento morale; l'onestà,
in ogni rapporto anche privato; la valenza del merito; l'etica pubblica; il rispetto del denaro pubblico e di tutte le risorse pubbliche, che sono i beni coattivamente sottratti ai privati e dei quali si deve dar conto".

Ha avvertito nella pubblica amministrazione e nelle imprese da una parte, nei governi dall'altra, un cambio di sensibilità?
"La pubblica amministrazione, anche a seguito della crisi economica, sembra che miri ad avere maggiore consapevolezza della situazione di privilegio in cui talvolta si trova. Quanto alle sue funzioni, ancora non si è realizzata una più rigorosa selezione nella provvista e la garanzia di vagliate e consolidate professionalità, che sono tra i primi antidoti contro la corruzione nei pubblici apparati. Le imprese sembrano avere maggiore consapevolezza della portata disastrosa della corruzione per l'economia in generale, e di conseguenza per esse stesse. Non va dimenticato che la corruzione fa prevalere quelle peggiori, inquina la concorrenza, peggiora, se non distrugge, il mercato".

Gli articoli che puniscono corruzione e concussione, ma anche il falso in bilancio e i reati connessi, sono adeguati o andrebbero rivisitati?
"Andrebbero rivisitati, avendo a parametri non tanto il bene e il prestigio della pubblica amministrazione, ma i valori costituzionali, in particolare gli articoli 97 (buona amministrazione, ndr.) e 41 (libertà d'impresa, ndr.). Indicazioni giunte, per la verità, dalla stessa dottrina penalistica fin dagli anni '70, ma rimaste per buona parte inattuate nella riforma dei reati della pubblica amministrazione. In particolare, la fattispecie del falso in bilancio andrebbe ripristinata in tutta la sua portata di tutela di beni fondamentali dell'economia e di sanzioni di comportamenti che ledono".

Dall'Europa viene spesso la raccomandazione a modificare la prescrizione, i cui termini sono troppo stretti per perseguire reati complessi e "nascosti" come la corruzione. Lo trova un allarme necessario?
"É senza dubbio giusto".

La Ue e l'Onu hanno approvato convenzioni internazionali che l'Italia tarda a ratificare. Se ne può fare a meno?
"É un grave errore, soprattutto perché da lì arrivano modelli vincenti di lotta alla corruzione. Non misure solo repressive, ma accorgimenti organizzativi delle strutture pubbliche e delle imprese private, come nel caso del decreto legislativo 231 del 2007 sulla responsabilità amministrativa delle imprese, emanato proprio per attuare una convenzione internazionale. Ma è soprattutto con i rimedi organizzativi interni alla pubblica amministrazione che occorre agire. Ciò che, per la verità, già in parte persegue il disegno di legge sull'anticorruzione, ora in discussione alla Camera".

Non trova anomalo che quel ddl, dopo due anni, non sia stato ancora approvato?
"Senza dubbio è un ritardo da lamentare e in più di un'occasione, nelle mie audizioni in Parlamento, me ne sono lamentato".

Il contenuto della legge è sufficiente?
"Non lo ritengo tale nell'ultima versione frutto dei lavori in commissione. Occorre una rigenerazione fondata sul merito e sulla professionalità delle pubbliche amministrazioni. Serve un'effettiva, indefettibile, concorrenza, nel mercato. Ci vogliono una generale trasparenza, un'estesa dotazione di banche dati, una seria vigilanza ed efficaci controlli".

Il neo ministro della Giustizia Paola Severino propone di introdurre la corruzione tra privati all'interno dell'impresa. Utile o superfluo, visto che le leggi già esistenti vengono aggirate?
"Sono d'accordo col Guardasigilli, dal momento che le imprese devono essere chiamate, con le loro responsabilità, a ovviare ai grandi fenomeni corruttivi".

Che ne pensa dell'Authority anticorruzione proposta da Francesco Greco?
"Dovrebbe essere oggetto di attenta meditazione. Le Autorità, per essere efficaci, hanno bisogno di una riflessione ordinamentale e di efficaci poteri d'intervento e di sanzioni. La corruzione è un male che pervade tutto il sistema e quindi, solo con il concorso di tutte le Istituzioni, può essere combattuta".

Fu negativo abolire l'Alto commissariato? Serviva, o era solo un carrozzone?
"Vorrei astenermi dall'esprimere un giudizio sulla sua utilità. C'è, innanzitutto, la pubblica amministrazione che deve essere richiamata ai suoi alti compiti e alla sua vera essenza. C'è la Corte dei conti, nella sua struttura centrale e in quella ramificata in ogni Regione, che deve essere modernizzata e potenziata. C'è il giudice penale, con le sue estreme sanzioni che avrebbero bisogno, però, di un processo che le rendesse realmente efficaci".

Un ultimo quesito. L'Italia affronta un drastica manovra economica. Era necessario inserirci un duro capitolo sull'evasione fiscale?
"La manovra, in tutte e tre le scansioni succedutesi quest'anno, è molto fondata sulle entrate e su un rilevante aumento della pressione fiscale. La lotta all'evasione rientra in una tale strategia, anche se non va dimenticato che quanto più viene elevata la pressione fiscale, tanto più vi è pericolo d'evasione. É necessario pertanto spostare l'attenzione anche su altri fattori della struttura economica. Il problema strutturale rimane quello della spesa pubblica e di una riduzione qualitativa della stessa. Una "dura" lotta all'evasione fiscale presuppone sempre, come contro partita, una severa attenzione su come si spendono i soldi pubblici e la certezza che vi sia un'eguale osservanza di tutti gli altri obblighi costituzionali che contornano, se non addirittura sono il presupposto, di quello previsto dall'articolo 53 della Costituzione, l'obbligo per tutti di concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva".

DOSSIER Evasione fiscale, caccia al tesoro da 150 miliardi


DOSSIER

Evasione fiscale, caccia
al tesoro da 150 miliardi

I risultati della lotta contro i furbi del fisco attualmente aumentano il peso delle tasse. Andrebbe impedito per legge. All'esecutivo si chiede una maggiore trasparenza: l'Istat indichi il livello del fenomeno, imposta per imposta

di ALESSANDRO PENATI
IL RISANAMENTO delle finanze pubbliche italiane è un problema non solo di numeri, di saldi tra entrate e uscite, ma anche di credibilità. Un Btp è una promessa di pagamento dello Stato fra 10, 15, perfino 30 anni: se la promessa non è credibile, gli investitori non comprano. Ed è credibile solo se lo Stato si dimostra capace di far rispettare le proprie regole. Per questo, oltre che per questioni di equità, indispensabile nel momento in cui si chiedono sacrifici al Paese, oggi, abbattere l'evasione fiscale è una priorità assoluta.

L'elevato tasso di evasione è l'indice di quanto in basso sia caduto il livello di legalità in Italia. Ancora più preoccupante che venga quasi percepito, soprattutto all'estero, come un tratto endemico della nostra società, con un senso di indignata rassegnazione per uno Stato incapace di far rispettare le regole che sforna a getto continuo. Abbattere l'evasione è quindi la strada per elevare il senso di legalità, perché è anche il modo più efficace di combattere criminalità organizzata, corruzione, reati finanziari, affarismo, abusi. E ricostruire quindi la credibilità dello Stato.

Negli ultimi anni, e soprattutto con l'ultima manovra, lo Stato si è dotato di tutti gli strumenti necessari a combattere efficacemente l'evasione. Lo Stato può ormai controllare ogni pagamento, transazione finanziaria o investimento dei cittadini; e ha limitato l'uso del contante per avere sempre una traccia di come utilizziamo i nostri soldi. Può analizzare le nostre abitudini di spesa col redditometro, e verificare l'attendibilità dei redditi di professionisti e piccole realtà economiche con studi di settore sempre più analitici. Può sapere come e dove investiamo all'estero grazie ai trattati sullo scambio di informazioni; e se lo facciamo in un paese della black list del fisco, scatta l'inversione dell'onere della prova: si presume l'evasione, salvo prova contraria. Lo Stato si può avvalere di criteri molto ampi per contestare residenze estere di comodo: per pagare le tasse in Italia basta che qui risieda il suo "centro degli affetti". Si è dotato di norme contro le società di comodo; contro l'uso elusivo del debito; contro l'"abuso di diritto" (un'operazione o una transazione finanziaria evade le imposte se, in assenza di vantaggi fiscali, non sarebbe stata effettuata); contro l'evasione dell'Iva intra-comunitaria, facendola pagare a chi compra un servizio da un altro paese; contro le transazioni di comodo con l'estero, imponendo la segnalazione di tutti i pagamenti verso I paesi privi di trattati. E ha a disposizione un apparato imponente, formato, caso unico al mondo, da ben tre istituzioni, Agenzia delle Entrate, Guardia di Finanza ed Equitalia.

Gli strumenti e i mezzi per incidere significativamente sull'evasione ci sono. Adesso, ci vogliono i risultati. Altrimenti, la perdita di credibilità dello Stato sarà irreversibile. Ma un paese molto indebitato e poco credibile, prima o poi è destinato al default. Poiché la posta in gioco è talmente alta, è stato giusto concedere allo Stato un potere così intrusivo nel privato dei cittadini; ma se, a fronte di tanto potere, lesivo delle libertà individuali, i cittadini non potranno presto godere dei benefici concreti di una minore evasione e maggiore legalità, l'unico risultato sarà la percezione di uno Stato ancora più iniquo e meno credibile. Perché non accada, è importante utilizzare meglio e diversamente gli strumenti disponibili. Alcune proposte le presenterò in un articolo successivo. Ma due mi sembrano particolarmente importanti. La prima, è una maggiore trasparenza. Per comprendere e giudicare l'efficacia dell'azione dello Stato, agli italiani deve essere fornito un dato ufficiale, verificabile, analitico e indipendente sull'ammontare dell'evasione. In ottobre, in concomitanza con la pubblicazione definitiva della contabilità nazionale, e contestualmente alla discussione sulla legge finanziaria, l'Istat (di concerto con Banca d'Italia, Agenzia del territorio, Agenzia delle Entrate ed Equitalia) dovrebbe comunicare quello che altrove si chiama tax-gap: la differenza, per ciascuna imposta e complessiva, tra il gettito fiscale effettivo e quello teorico, calcolato sulla base di aliquote nominali e stime ufficiali di reddito, consumi, investimenti, profitti e ricchezza degli italiani (gli stessi dati che sono anche l'input per le politiche fiscali del Governo). Agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza già riferiscono il numero di accertamenti effettuati e le imposte evase recuperate. Ma non dicono nulla sul livello di evasione: per quel che ne sappiamo, potrebbe crescere più rapidamente di quanto recuperato. Né sul livello di compliance: una riduzione delle imposte evase potrebbe essere anche indice di una maggiore legalità diffusa. Solo grazie al tax-gap, l'opinione pubblica può avere una corretta percezione dell'efficacia nella lotta all'evasione, e magari convincersi a cambiare i propri comportamenti; e lo Stato rendere conto del proprio operato. I dati non verificabili, le congetture, le indiscrezioni creano solo confusione, e possono essere socialmente dannosi.

La seconda è aggiungere un obiettivo ufficiale per la pressione fiscale, a quelli per deficit, debito e saldo primario. Lo scopo della lotta all'evasione, infatti, non dovrebbe essere quello di aumentare il carico impositivo; ma, prima, di redistribuirlo, a favore di chi lavora, investe e produce; e poi ridurlo. Perché sviluppo economico significa voler investire di più e poter consumare di più. Per farlo, meglio ridurre la pressione fiscale, che in Italia è già elevata. A settembre, prima della manovra Monti e delle previsioni di recessione, il Fondo Monetario (FMI) aveva stimato che la pressione fiscale nel 2012 in Italia sarebbe arrivata al 47% del Pil: un dato ormai sottostimato, ma già superiore di 3 punti alla Germania; vicino ai paesi dalla fiscalità più elevata come Olanda e Svezia (46,6% e 48,5%), ma che offrono servizi pubblici molto migliori; e che eccede di ben 10 e 15 punti il dato medio dei paesi, rispettivamente, del G7 e G20, coi quali dobbiamo competere. Ci batte solo la Francia, che non è esattamente un modello da seguire.

Stabilendo un tetto alla pressione fiscale e, auspicabilmente, un obiettivo di discesa nel tempo, il Governo chiarirebbe che l'obiettivo della lotta all'evasione è ridurre le tasse, e renderle meno inique, promuovendo così lo sviluppo. E dissiperebbe la sgradevole sensazione che l'evasione sia un'utile paravento al non voler, o non saper, ridurre la spese pubblica, gonfiata dalla giungla di agevolazioni, sussidi, inefficienze, mala gestione, contributi, assunzioni clientelari, enti e opere inutili che ogni cittadino conosce per esperienza. Se per esempio il dato di 150 miliardi l'anno di imposte evase, che è stato riportato da più parti, fosse realistico, una volta sconfitta l'evasione la pressione fiscale salirebbe al 56%, la più alta tra tutti 60 paesi monitorati dal FMI (oggi è la Finlandia col 53%). Un record poco invidiabile che ci condannerebbe al declino secolare. Quindi, se il Governo è veramente convinto che l'evasione sia pervasiva e che lo Stato sia in grado di ridurla, bene farebbe a stabilire subito un tetto agli introiti fiscali per gli anni a venire.

Addio a Bocca, partigiano di verità giustizia e libertà

Addio a Bocca, partigiano di verità giustizia e libertà


di Paolo Flores d’Arcais

Giorgio Bocca è stato il più grande giornalista italiano del dopoguerra. Partigiano, prima nella Resistenza e poi sulla macchina da scrivere, come Albert Camus: dalla parte della giustizia e della libertà, come endiadi inseparabile, e dunque anche delle “verità di fatto”, che sono trama e ordito del giornalismo degno di questo nome.
UNA SELEZIONE DEGLI ARTICOLI DI GIORGIO BOCCA
PUBBLICATI SU MICROMEGA:

Berlusconi, zombie che parla

Berlusconi, zombie che parla


Nel naufragio generale del Paese uno come Berlusconi che con i suoi governi ha indebitato l'Italia di centinaia di miliardi dovrebbe darsi alla macchia. Farsi vedere in giro il meno possibile. Invece tra una telefonata a Don Gelmini, il prete timorato di Dio, e un pensiero al suo caro amico Don Verzè, non tiene vergogna e esterna "Fino all'estate scorsa abbiamo sempre tenuto i conti in ordine tagliando le spese invece di aumentare le imposte. Ora però con le nuove tasse si finirà per comprimere i consumi e portare in recessione l'economia". Erano presenti "Pensiero Unico" Gasparri e "Canna" Giovanardi che hanno applaudito. Tra zombie scatta sempre la solidarietà.
da blog Beppe Grillo

Passaparola - Le cipolle amare del Governo Monti - di Beppe Scienza

Passaparola - Le cipolle amare del Governo Monti - di Beppe Scienza

Le cipolle amare del Governo Monti
(11:00)



Il Governo Monti è come una cipolla. Lo strato esterno, quello più visibile, è la BCE. Governo della UE quindi. Ricordate? Soltanto un mese fa l’Italia rischiava di far implodere l’Europa, gli Stati Uniti, la Cina, il mondo intero, se lo spread avesse superato i 500 punti con il bund e gli interessi sui titoli di Stato il 7%. Cose che sono puntualmente successe anche con Monti, il bocconiano, l’uomo del Colle, ma senza conseguenze a parte le tasse. Governo dei bocconiani quindi. Il terzo strato sono le banche, italiane e straniere, che rischiavano di veder diventare carta straccia le decine di miliardi di euro di titoli italiani acquistati. Governo delle banche allora, in particolare quelle francesi, dopate di Btp. Il quarto strato della cipolla è Banca Intesa, la più grande del Paese. Governo di Banca Intesa infine, con due esponenti di primissimo piano come Passera e la Fornero. Entrambi con un curriculum di tutto rispetto a favore dei lavoratori. Si è passati dal governo delle televisioni private di Mediaset a quello di Banca Intesa. Nulla è cambiato, tranne i beneficiari diretti.
Beppe Scienza ci spiega nel suo Passaparola chi sono Passera e la Fornero (detta Frignero).

Intervento di Beppe Scienza, matematico ed economista,

Corrado Passera, l'uomo delle banche (espandi | comprimi)
Sono Beppe Scienza, insegno al dipartimento di matematica dell’Università di Torino e da un po’ di anni, anzi un po’ di decenni mi occupo di risparmio e di previdenza integrativa.
Questo governo, presentato un po’ come il governo dei bocconiani sui quali ce ne sarebbe da dire parecchie perché in realtà proprio sul tema del risparmio e della previdenza integrativa

La Fornero vuol dire fiducia nei fondi pensione (espandi | comprimi)
Il punto è che quando io pago in contanti in un negozio, in questo pagamento la banca non ci guadagna nulla, prendo le banconote, le do al commerciante, ritiro la merce. La banca vuole guadagnarci anche su questo! Ora prendiamo un altro soggetto di questo governo, Elsa Fornero, la quale adesso a quanto pare oltre che ministra, vuole anche dedicarsi a altre attività, fare l’attrice, specializzata in scene di pianto recitate anche un po’ male!