lunedì 31 gennaio 2011

Lettera Berlusconi al ''Corriere'', provocazione di un disperato e tentativo di coinvolgere nel disastro le opposizioni

Lettera Berlusconi al ''Corriere'', provocazione di un disperato e tentativo di coinvolgere nel disastro le opposizioni

Berlusconi2
‘’Gentile direttore,
il suo giornale ha meritoriamente rilanciato la discussione sul debito pubblico mostruoso che ci ritroviamo sulle spalle da molti anni, sul suo costo oneroso in termini di interessi annuali a carico dello Stato e sull’ostacolo che questo gravame pone sulla via della crescita economica del Paese’’. Ipse dixit Berlusconi.
Finalmente dopo tanti dinieghi il cavaliere nella lettera indirizzata al direttore del ‘’Corriere della Sera’’ riconosce la gravita’ della crisi che attanaglia il Paese.
Fino ad ieri rifiutava di riconoscere i gravi problemi economici dell’ Italia . Respingeva, tra l’ altro, il monito del Governatore della Banca d’ Italia, Mario Draghi, sul problema della disoccupazione, affermando che era una opinione del Governatore. «Non corrisponde alla nostra conoscenza della realtà italiana», diceva Berlusconi. E proseguiva per la sua strada spiegando che «lo stato è vicino ai cittadini quando sono nella difficoltà e nel bisogno» (come ben dimostrano i suoi contributi alle ‘’ospiti’’ del residence dell’ Olgettina).  Forse allora il cavaliere viveva  in un mondo tutto suo e non sopportava chi osava raccontare la realtà della vita quotidiana, che gli era sconosciuta.
Oggi ha cambiato idea. Forse vede il suo ‘’trono’’ vacillare. Chiede aiuto.
‘’Non mi nascondo –scrive - il problema della particolare aggressività che, per ragioni come sempre esterne alla dialettica sociale e parlamentare, affligge il sistema politico  (mai che riconosca eventuali sue colpe, ndr). Ne sono preoccupato come e più del presidente Napolitano. E per questo, dal momento che il segretario del Pd è stato in passato sensibile al tema delle liberalizzazioni e, nonostante qualche sua inappropriata associazione al coro strillato dei moralisti un tanto al chilo, ha la cultura pragmatica di un emiliano, propongo a Bersani di agire insieme in Parlamento, in forme da concordare, per discutere senza pregiudizi ed esclusivismi un grande piano bipartisan per la crescita dell’economia italiana; un piano del governo il cui fulcro è la riforma costituzionale dell’articolo 41, annunciata da mesi dal ministro Tremonti, e misure drastiche di allocazione sul mercato del patrimonio pubblico e di vasta defiscalizzazione a vantaggio delle imprese e dei giovani.
Lo scopo indiretto ma importantissimo di un piano per la crescita fondato su una frustata al cavallo di un’economia finalmente libera è di portare all’emersione della ricchezza privata nascosta, che è parte di un patrimonio di risparmio e di operosità alla luce del quale, anche secondo le stime di Bruxelles, la nostra situazione debitoria è malignamente rappresentata da quella vistosa percentuale del 118 per cento sul Pil. Prima di mettere sui ceti medi un’imposta patrimoniale che impaurisce e paralizza, un’imposta che peraltro sotto il mio governo non si farà mai, pensiamo a uno scambio virtuoso, maggiore libertà e incentivo fiscale all’investimento contro aumento della base impositiva oggi nascosta. Se a questo aggiungiamo gli effetti positivi, di autonomia e libertà, della grande riforma federalista, si può dire che gli atteggiamenti faziosi, ma anche quelli soltanto malmostosi e scettici, possono essere sconfitti, e l’Italia può dare una scossa ai fattori negativi che gravano sul suo presente, costruendosi un pezzo di futuro’’.
 Che faccia tosta!
Ancora una volta cerca di sfangarsela.
A mio giudizio, e per fortuna non solo, ma anche delle opposizioni , si tratta di un inganno.
Fino ad ieri il suo mantra era negare la crisi, convinto che un messaggio ripetuto e ancorato in maniera emotiva ha molta probabilità di essere ricordato e, anche se non corrisponde a verità, diventa verità di per se stesso.  Oggi che ha compreso che con questo modo non e’ seguito dagli italiani, soprattutto da quella parte che lo sosteneva, ammette la reale crisi economica italiana e, anziche’  presentare delle proposte di legge per la crescita e le liberalizzazioni, tenta di coinvolgere anche gli oppositori nel disastro generale.  Fin’ ora, nonostante, sia al potere da otto degli ultimi dieci anni, non ha fatto le riforme. Adesso che tutto sta andando a puttane, anche nel senso letterale del termine, in modo poco credibile e confuso chiama tutti a raccolta. Dimentica che gli altri non hanno responsabilita’ di governo e soprattutto non vanno a puttane (ops forse e’ meglio scrivere escort). Berlusconi fino ad ieri ha fatto  del "reframing", cioè della ristrutturazione nella comunicazione. La sua strategia era: negare con decisione la crisi economica. In questo modo cercava di  ristrutturare la convinzione che si erano  fatti gli italiani attraverso gli organi d'informazione. Ma, per fortuna, gli italiani hanno  un forte spirito critico: alla fine la sua strategia, complice anche il Rubygate, non ha funzionato . La strategia di Berlusconi,  rispetto anche ad un diffuso sentire popolare, è fallita e credo, che la chiamata a ‘’raccolta’’ di tutti, suoi e oppositori, significa che il cavaliere prevede una sua sconfitta alle prossime elezioni. Allora questo trucco di un grande piano bipartisan per la crescita dell’economia italiana’ e’ un tentativo, maldestro,  di accanimento terapeutico per mantenere in vita, anche se in stato vegetativo, la legislatura, per sperare nel miracolo di restare ancora in sella E' il segno della disperazione nella quale si trova Berlusconi. Fa un cambio di discorso per evitare disperatamente il voto. Del resto, in questi anni la megalomania del personaggio ci ha mostrato un Berlusconi che ha una eccessiva fiducia nei propri mezzi. Il suo operato, oggettivamente, pero’ è andato nella direzione della tutela dei suoi interessi e dunque, a questo punto, credo che le tecniche di comunicazione e il cambio di strategia non siano più sufficienti per vincere le elezioni.
La lettera di  Berlusconi al Corriere è pura propaganda e anche di pessima qualità, perchè ormai il personaggio ha perso ogni credibilità.
E’ una proposta fuori tempo massimo, oltre che una  provocazione di un disperato.
L’ appello del Cavaliere e’ patetico e tardivo. Mi auguro che la  sinistra non si faccia coinvolgere in questo teatrino.

''...Cosi' e' se mi pare!''

Pd e Terzo polo bocciano Berlusconi "Lavoro comune? E' un inganno"

GOVERNO

Pd e Terzo polo bocciano Berlusconi
"Lavoro comune? E' un inganno"

Rutelli dice no alle aperture al dialogo lanciate dal premier.  Letta: "Tempo scaduto". Bocchino a D'Alema: "Non siamo ancora all'emergenza democratica, ma il Cavaliere cadrà. Come Ben Alì"

ROMA - "E' un inganno". La proposta di "lavoro comune" lanciata da Silvio Berlusconi sul Corriere della Sera trova il secco no delle opposizioni.  Dal Terzo polo, al Pd, all'Idv. Francesco Rutelli lo dice chiaro e tondo: "Un presidente del consiglio, se è in carica, presenta delle proposte di legge per la crescita e le liberalizzazioni, non scrive articoli. E' un inganno, Berlusconi è al potere da 8 degli ultimi dieci anni, perchè non ha fatto le riforme?". Per il segretario dell'Udc, Lorenzo Cesa se oggi Berlusconi "è pronto all'autocritica "non possiamo che prenderne atto con soddisfazione: meglio tardi che mai". Tocca ai finiani: "'Poco credibile e molto confuso" dice il coordinatore Adolfo Urso.

Negativa la reazione del Pd. "Berlusconi arriva a tempo scaduto. Noi chiediamo il confronto da due anni, ma lui ci ha sempre risposto che andava tutto bene. Ora il confronto sulle riforme noi lo vogliamo ma o con un nuovo premier di centrodestra, oppure con berlusconi ma in campagna elettorale" dice il vicesegretario democratico Enrico Letta (che boccia la patrimoniale proposta da Walter Veltroni). E a chi gli fa notare che il premier, dopo tante critiche, ora arriva a parlare bene del segretario nazionale Pier Luigi Bersani, Letta risponde: "E' il segno della disperazione nella quale si trova Berlsconi. Fa un cambio di discorso per evitare disperatamente il voto. Noi diciamo che si deve voltare pagina con un nuovo premier di centrodestra oppure andare a votare. In questo caso il confronto ci sarà in campagna elettorale". E il confronto con Bersani? "Vada a farlo in televisione".  "Quella di Berlusconi è pura propaganda e anche di pessima qualità, perchè ormai il personaggio ha perso ogni credibilità. Abbiamo chiesto le sue dimissioni prima di questo appello e continuiamo a chiederle anche adesso" commenta Stefano fassina, responsabile economico dei democratici intervistato da Affaritaliani. E porte chiuse anche dall'Idv: "Fuori tempo massimo") e dai Verdi ("la provocazione di un potente disperato"). Mentre Nichi Vendola bolla l'appello del Cavaliere come "patetico e tardivo". Stizzita la reazione di Sandro Bondi, ministro e coordinatore del Pdl: "Non c'è niente da fare, la sinistra è incapace di intendere il valore del dialogo rispettoso, del confronto sui contenuti, della collaborazione nell'interesse del Paese".

Reagisce anche il mondo dell'economia. A partire dalla presidente di Confindustria che, nei giorni scorsi, aveva bacchettato il governo 1: "'E' positivo che si parli di crescita e si facciano cose per la crescita".

E tiene banco anche l'idea lanciata da Massimo D'Alema dalle colonne di Repubblica. Quell'alleanza costituente 2 "per salvare l'Italia" che dovrebbe comprendere tutte le forze politiche opposte a Berlusconi. Una proposta che, però, trova il plauso del centrista Casini ma non di Fli. "Potrebbe scattare solo in caso di emergenza democratica, ma non ci siamo ancora" spiega Italo Bocchino a Repubblica. Che su Berlusconi taglia corto: "Tra poco dovrà dimettersi: anche Bel Alì (il deposto presidente tunisino ndr) all'inizio non voleva".  Disco rosso anche da Nichi Vendola: "Il ricorso alle urne è indispensabile, ma le alchimie alla D'Alema non servono". Infine tocca a Berlusconi che, stando alle indiscrezioni, avrebbe bollato l'apertura dalemiana come un "bluff": "Sono loro ad aver paura del voto". 

L'etica relativa di un Paese indulgente

L'etica relativa
di un Paese indulgente

Italiani divisi a metà dai festini del Cavaliere. Condanna netta dal 54%. La popolarità del premier resta bassa (35%) ma una parte della società "ammira" il suo libertinaggio. Relativisti anche tra i cattolici

di ILVO DIAMANTI È probabile che i recenti scandali abbiano eroso ulteriormente la popolarità di Berlusconi. Che, dopo la scorsa estate, si era già sensibilmente ridimensionata. Non più del 35-36% degli italiani, infatti, valuta il suo operato con un voto uguale o superiore a 6. Cioè: la sufficienza. Tuttavia, non bisogna pensare che i nuovi scandali producano effetti immediati e visibili anche sul piano del consenso elettorale. In primo luogo perché parte dei consensi perduti dal Pdl vengono drenati dalla Lega. (E occorrerebbe un'opposizione davvero competitiva.) Poi, perché sarebbe errato pensare che Berlusconi abbia costruito il proprio consenso su valori specifici e "originali", imposti da lui. In parte è vero il contrario. Berlusconi ha, semmai, intercettato un sentimento comune che gli pre-esisteva. Attraverso l'azione personale e mediatica. Da un lato, ha riprodotto la passione degli italiani per "l'arte di arrangiarsi". Il distintivo nazionale, insieme all'attaccamento alla famiglia (come dimostrano le indagini condotte da Demos e liMes, negli ultimi vent'anni). Berlusconi lo ha esibito con orgoglio. L'uomo dei fatti, che si è fatto da sé. Imprenditore ingegnoso, riluttante alle regole e a chi le impone. Lo Stato, il pubblico, la sinistra, i comunisti. Sinonimi.

GUARDA LE TABELLE 1

D'altra parte, Berlusconi ha captato il relativismo etico diffuso nella società. Esisteva già prima - e da molto tempo. Lui si è dedicato, con impegno e passione, a praticarlo. In modo aperto e palese. Senza vergognarsene. In passato, gli uomini politici coltivavano i loro vizi privati nell'ombra. Nel retroscena. Lui no. Ne ha fatto sfoggio. Nelle sue ville e nelle sue residenze si è sempre assistito a un viavai di ragazze e di persone appariscenti. A feste rutilanti. Non propriamente coerenti con l'immagine pubblica di un uomo di Stato. Difficile, peraltro, invocare il diritto alla privacy, visto che il Premier ha trasformato le sue residenze "private" in luoghi di rappresentanza "pubblica" e ufficiale. Dove si svolgono incontri e attività di governo. Dove vengono ricevuti Presidenti, sovrani e leader di altri Paesi. Difficile, anche perché Berlusconi ha costruito il consenso sul privato esibito in pubblico.

Tuttavia, le avventure "private" del Premier non hanno traumatizzato gli italiani. Non tutti, almeno. Utilizzando alcune indagini dell'Atlante Politico condotte fra novembre e dicembre, abbiamo costruito una mappa delle opinioni degli italiani verso gli atteggiamenti e gli stili di vita del Premier. Ne abbiamo ricavato 5 tipi. Due dei quali decisamente negativi. A) Gli "indignati": ritengono offensivi gli atteggiamenti di Berlusconi (verso la famiglia, le donne e gli omosessuali). Costituiscono il 22% degli italiani (intervistati). B) Largamente "critici" si dicono, inoltre, il 32% dei cittadini. C) All'opposto, troviamo un gruppo di "ultrà" del Premier. I "tifosi", limitati al 5%, sono schierati - senza se e senza ma - accanto a lui. Qualunque cosa egli dica o faccia. D) Accanto ai tifosi incontriamo una componente ampia e significativa, pari al 16%, di "ammiratori". Anch'essi sostengono il Premier e ne approvano le parole e le opere. Il privato del Premier - in particolare - non li sconcerta. Essi, anzi, lo approvano, anche se con qualche - lieve - distinguo. Come i "tifosi", non credono fino in fondo a queste notizie. Pensano a un complotto dei magistrati e dei comunisti. Dei magistrati comunisti.

Tra queste posizioni antagoniste, galleggia una porzione ampia della popolazione. E) Un italiano su quattro, infatti, si dimostra "indulgente". Giudica, cioè, i comportamenti e gli atteggiamenti di Berlusconi "discutibili ma non gravi". Li disapprova senza condannarli. Anche sotto il profilo etico, quindi, Berlusconi divide gli italiani a metà. O forse è vero il contrario: Berlusconi ha captato e riprodotto le divisioni (e le debolezze) "etiche" degli italiani. Pubbliche e private. Che fanno guardare con indulgenza e perfino aperta approvazione le storie di donne e donnine, ragazze e ragazzine in cui è coinvolto, di continuo, il Premier.
Va detto che gli orientamenti complici e comprensivi riflettono le divisioni politiche. Per cui crescono sensibilmente nel passaggio da sinistra a destra. Ma sono, comunque, diffusi anche tra gli elettori di opposizione. Visto che il 17% degli elettori del Pd si mostra "indulgente" verso il Premier e un ulteriore 7% esprime "ammirazione" per le gesta del Premier. Orientamenti ancor più condivisi nella base dell'Udc. D'altronde, neppure l'identità cattolica scava una distanza etica profonda rispetto a questi atteggiamenti. Il 28% dei cattolici praticanti, infatti, si dichiara indulgente verso i comportamenti del Premier, il 22% li approva senza riserve. E la quota delle ragazze più giovani (18-29 anni) che ritiene offensivo l'atteggiamento di Berlusconi verso le donne è ridotta: poco più di un terzo. Appaiono, cioè, molto più indulgenti rispetto ai "giovani" uomini.

Ripetiamo: si tratta di una mappa ricostruita in base a sondaggi condotti un paio di mesi fa. Prima delle recenti inchieste e intercettazioni, legate all'accusa di sfruttamento della prostituzione minorile. Mi sembra possibile e, anzi, probabile, che gli ultimi eventi abbiano peggiorato l'immagine del Premier e della sua coalizione. Tuttavia, gli scandali inseguono Berlusconi ormai da quasi due anni. E la vicenda di Ruby Rubacuori è esplosa più di tre mesi fa. Inoltre, l'informazione su questi fatti è filtrata e rielaborata dai media pubblici e privati più popolari in modo spesso reticente. Peraltro, come abbiamo già detto, è da mesi che la popolarità del Premier è bassa. Espressa da poco più di un terzo degli elettori. E quindi da una quota di persone inferiore a coloro che dimostrano indulgenza oppure ammirazione nei confronti delle sue "imprese" con le donne.
Ciò conferma che Berlusconi, in una certa misura, abbia intercettato una corrente d'opinione di lungo periodo. Un relativismo etico, che riguarda la concezione della donna e del suo ruolo. Nella società, nella famiglia, nelle relazioni di genere. Insieme a un sentimento omofobo, mai dissimulato. Oltre a una diffidenza radicata verso le istituzioni e le regole pubbliche. Berlusconi non ha "inventato" questi atteggiamenti e questi modelli etici, trasferendoli agli italiani attraverso i media. Li ha, invece, "rappresentati" (cioè: ha dato loro rappresentanza e rappresentazione). E li ha, inoltre, amplificati. Legittimati. Imposti come modelli (e consumi) di successo. Liberarsi di Berlusconi, per questo, non basterà a liberarci dal berlusconismo. Perché è un'anomalia che abita in noi, nella nostra storia e nella nostra società. "Curarlo" non sarà facile. Dovremo curare anche noi stessi.

sacchetti (poco) biodegradabili: scoppia la guerra tra i produttori

sacchetti (poco) biodegradabili: scoppia la guerra tra i produttori

da CrisisBlogosfere

Pietro Cambi avatar Il Blog è curato da Pietro Cambi. Geologo, Ingegnere ambientale, membro del comitato scientifico di Aspo Italia, Presidente di Eurozev, si occupa di sostenibilità
 
sacchetto
Come saprete, da ormai un anno abbondante gli "shoppers", i sacchetti di plastica distribuiti nei Supermercati ed altri negozi alimentari DEVONO essere "biodegradabili".
Ovviamente il tutto non va inteso nel senso in cui lo intenderemmo noialtri umani ma ai sensi di complicatissime normative CEE, oscure circolari, etc etc.
Già un anno e mezzo fa ero intervenuto sull'argomento, facendo riferimento ad una esperienza di Ugo Bardi, culminata in un post su NTE, Nuove Tecnologie Energetiche, a cui aveva fatto seguito una risposta chiarificatrice della Novamont, produttrice dei saccheti in Mater-Bi.
In sostanza dicevano che i sacchetti erano compostabili in alcuni mesi in compostiere domestiche, che erano biodegradabili (al 90% contenendo ancora, almeno ai tempi, polimeri derivanti dal petrolio) ma NON per questo automaticamente compostabili e che comunque nel giro di qualche mese sarebbero stati ANCHE compostati, se uno avesse avuto poazienza.
Nell'anno e mezzo passato ci siamo dati un poco da fare sia noi che loro.
Loro, evidentemente folgorati sulla via di Damasco, hanno intentato, insieme a lega Ambiente una fiera battaglia legale ed un ricorso presso il garante per le telecomunicazioni, evidentemente un poco meno distratto del solito dalle telefonate del nostro Premier, contro altre aziende produttrici di sacchetti pseudo-biodegradabili, riuscendone a bloccare, in quanto ingannevole, la pubblicità.
A quanto pare, ad una verifica "sul campo" i sacchetti della concorenza, pur in presenza di un addittivo chimico che avrebbe dovuto garantire il compostaggio, non riuscivano a degradarsi con una velocità sufficiente a garantire il funzionamento delle centrali di compostaggio.
ed il Mater-Bi?
Abbiamo provveduto noi.
Premesso che pare ne esistano DECINE di varietà diverse, uno della banda del Newsgroup NTE ha tenuto PER DICIOTTO MESI un sacchetto di Mater-Bi nel suo compostatore domestico.
Il risultato lo potete vedere nella immagine di questo post, presa dal suo Blog.
E' evidente che siamo (o forse eravamo, la formulazione potrebbe essere cambiata nel frattempo) LONTANI ANNI LUCE dalla compostabilità domestica.
I risultati delle analisi, fatte su un sacchetto nuovo ed su quello da lui compostato invano per 18 mesi, usciranno presto su NTE.
In attesa di sacchetti che siano DAVVERO compostabili, ricordiamoci, una buona volta delle borse di rete, economiche, naturali, riciclabili, durature.

Emergenza Rifiuti e percolato in mare: ai domiciliari Marta Di Gennaro e l'ex-prefetto Catenacci

Emergenza Rifiuti e percolato in mare: ai domiciliari Marta Di Gennaro e l'ex-prefetto Catenacci
pubblicato: venerdì 28 gennaio 2011 da Marina

le proteste per il malfunzionamento del depuratore di cuma
Scattano le manette per Marta De Gennaro, braccio destro di Guido Bertolaso e per Corrado Catenacci, ex Prefetto, a cui sono stati concessi gli arresti domiciliari, mentre risultano indagati Antonio Bassolino, Luigi Nocera e Gianfranco Nappi e i reati contestati sono: associazione per delinquere, truffa e reati ambientali.
Cosa è successo? Che la Procura di Napoli ha disposto delle indagini nell’ambito dell’operazione “Rifiuti in mare” eseguita in tutto il Paese dai carabinieri del Noe (Nucleo Operativo Ecologico) e dalla Guardia di Finanza di Napoli, dopo che nell’estate 2009, ve ne parlavo qui, ci fu una insolita invasione di vermi e zecche sul bagnasciuga del litorale di Cuma. Si sospettò che la causa fosse dovuta a del percolato sversato nel depuratore.
Riporta Il Mattino:
è stata accertata l’esistenza di un accordo illecito tra pubblici funzionari e gestori di impianti di depurazione campani che ha consentito, per anni, lo sversamento in mare del percolato (rifiuto liquido prodotto dalle discariche di rifiuti solidi urbani), in violazione delle norme a tutela dell’ambiente. Il percolato veniva immesso senza alcun trattamento nei depuratori dai quali finiva direttamente in mare, contribuendo ad inquinare un lunghissimo tratto di costa della Campania, dal Salernitano fino al Casertano.


Fino a prove contrarie, vige il principio della presunzione di innocenza, sono stati ritenuti responsabili in totale 14 persone tra cui Gianfranco Mascazzini ex direttore generale del Ministero dell’Ambiente, nonché commissario in Abruzzo nominato per gestire 40milioni di euro per prevenire il rischio idrogeologico. La nomina, fatta dal Ministero per l’Ambiente è avvenuta lunedì scorso e comunicata dal presidente della Regione Gianni Chiodi.
Riferisce ancora Il Mattino:
Non sono stati accordati i domiciliari, invece, a Lionello Serva, ex sub-commissario per i rifiuti della Regione Campania, Claudio Di Biasio, tecnico degli impianti del Commissariato, Generoso Schiavone, responsabile della Gestione acque per i depuratori della Regione Campania e Mario Lupacchini, dirigente del settore Ecologia della Regione.
Via | Il Mattino
Foto | Giann.net
da Eco blog

Alimenti, facciamo come la Valle d'Aosta

Alimenti, facciamo come la Valle d'Aosta

Giovanni D'Agata

La rivoluzione in materia di tutela di salute dei consumatori parte dalla Valle d’Aosta ed in particolare dal suo Assessorato alla Sanità che dal 1 gennaio 2011 ha messo in rete e quindi a disposizione della generalità dei cittadini, l’elenco di tutti i prodotti alimentari ritirati dal mercato perché ritenuti pericolosi per la salute in conseguenza di alcuni casi d’intossicazione di massa accaduti negli anni precedenti.
Un’idea a dir poco antesignana e coraggiosa visto che i cittadini sono regolarmente informati su tutti quei prodotti comprensivi di dati che solo sino a qualche tempo fa risultavano riservati e non divulgabili perché riguardanti i marchi, la provenienza, la quantità, il motivo del ritiro e la lista dei negozi dove sono stati commercializzati.
Risulta evidente che l’utilità delle informazioni non va a beneficio dei soli singoli cittadini che saranno più consapevolmente guidati negli acquisti, ma anche degli ospedali che avranno più elementi a disposizione nelle diagnosi cliniche che riguardano circostanze analoghe.
Chi è sensibile alla tutela dei diritti dei consumatori non può non condividere l’iniziativa della Regione autonoma che ha preferito superare la rigidità del sistema di allerta standard italiano che in quanto informato al principio di prevenzione, si limita alla sola individuazione del tipo di prodotto ed al ritiro dal mercato senza ulteriori comunicazioni al pubblico, eccettuate quelle per le contaminazioni da botulino. Ritengo utile un’estensione dell’idea su tutto il territorio nazionale anche al fine di garantire indistintamente a tutti i cittadini di poter essere ragionevolmente e tempestivamente informati sui rischi alimentari.
 

L'uccello padulo

L'uccello padulo

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Mentre gli italiani sono ipnotizzati dai giornalisti del bunga bunga e dalle intercettazioni a base di culi flaccidi, il fallimento economico del Paese è alle porte. Alla conferenza di Davos si sprecano le scommesse su un nostro possibile default. L'ultimo salvagente di Tremorti è realizzare l'equazione: debito pubblico = risparmio privato. Non ne ha mai fatto mistero. Il Paese con la tassazione più alta d'Europa vuole andare oltre. Le tasse federali sono alle porte e retroattive, l'unico vero successo della Lega che amministrerà le casse delle amministrazioni locali.
Si sente nell'aria un suono che prende la forma dell'uccello padulo, quello del fischio della patrimoniale secca. Hanno mandato avanti Giuliano Amato. Un tizio che entrò direttamente nei nostri conti correnti con un prelievo del 6 per mille. Amato fa parte di quel partito socialista che fece esplodere il debito pubblico, operazione continuata con diligenza da parte di Berlusconi, il successore di Bottino. Amato propone un prelievo di 30.000 euro a un terzo dei contribuenti, i più ricchi, per salvare il Paese. Una misura che colpisce chi paga le tasse, ma non i grandi patrimoni. Chi ha pagato, pagherà di più. Forse dovrà fare un mutuo o ipotecare l'appartamento. Si dice:"Ma è per la salvezza della Nazione! Chi più ha, più deve dare". In principio questo ragionamento non fa una grinza, ma gettare nella fornace di un debito pubblico che cresce di 100 miliardi all'anno il prelievo della patrimoniale senza misure strutturali (l'abolizione delle Province e l'accorpamento dei Comuni sotto i 5.000 abitanti, ad esempio) servirà solo a punire coloro che le tasse le hanno pagate fino all'ultimo centesimo. Con che faccia può farlo un governo che ha varato lo Scudo Fiscale con la tassazione al 5% dei patrimoni completamente evasi? Un ministero dell'Economia che invia cartelle puntigliose per dichiarazioni errate per 40/50 euro e non intacca minimamente i 100 miliardi di evasione annui? Tremorti dovrebbe dovrebbe mandare un biglietto di ringraziamento ai contribuenti fedeli, fargli uno sconto sulla prossima dichiarazione.
Dallo scorso anno qualche milione di dipendenti pubblici ha lo stipendio congelato, l'inflazione non li aspetta e ogni mese perdono qualcosa (come Anna nella canzone di Dalla). Chi oggi ha meno di 50 anni in pensione non ci andrà mai, se ci riuscirà sarà un miracolo o un raccomandato o un consigliere regionale o un deputato. Siamo oltre la frutta e l'ammazzacaffè, stiamo sparecchiando la tavola e lo Stato si prepara a raccogliere le briciole da sotto il tavolo.

da blog Beppe Grillo

La rivoluzione in pantofole

La rivoluzione in pantofole

La rivoluzione in Egitto
(0:49)
Perché in Italia non c'è la rivoluzione? O anche solo un suo timido accenno? E perché non c'è mai stata? I fuochi si stanno accendendo un po' ovunque, dall'Albania, alla Tunisia, all'Egitto. Vecchi dittatori hanno fatto le valige, come Ben Alì, o le stanno preparando, come il faraone Mubarak. L'Italia con il suo stivale immobile al centro del Mediterraneo sembra un castello pietrificato. Un coniglio ipnotizzato dal serpente. Una rana che viene lentamente bollita viva senza accorgersene. Le ragioni di tutto questo sono misteriose, appartengono al campo della metafisica, non più a quello della politica.
La nostra stabilità (immobilità?) assomiglia a quella di chi, cadendo nelle sabbie mobili, chiude gli occhi ed evita il più piccolo movimento per rallentare la sua fine. Non grida aiuto, non cerca appigli, semplicemente affonda. I motivi per spiegare questo comportamento ci sono. Così numerosi da riempire un'enciclopedia: l'invecchiamento della popolazione (gran parte degli italiani dovrebbe scendere in piazza con le badanti), la massoneria, le mafie, l'informazione sotto controllo e pilotata (sia a destra che a sinistra), l'occupazione americana con le sue cento basi, il Vaticano, la mancanza assoluta di una classe dirigente... Queste e altre ragioni non sono però sufficienti per giustificare l'indifferenza degli italiani che, anche quando si scagliano contro il potere, evitano di varcare l'ultima linea, di prendersi dei rischi. Più cani da pagliaio che ascoltano il proprio abbaiare alla luna, e se compiacciono, che rivoluzionari. Cosa manca perché gli italiani prendano il loro destino nelle mani? Il popolo più cinico della Terra, abituato a tutto da millenni, che non crede veramente a nulla. La realtà ci dà fastidio, per questo la evitiamo. E domani, come sempre, è un altro giorno.

Dall'intervista a Mario Monicelli ad Anno Zero
"Gli italiani, gli intellettuali, gli artisti, sono poco coraggiosi? Sì, lo sono sempre stati. Sono stati vent’anni sotto un governo fascista, ridicolo, con un pagliaccio che stava lassù... Ci ha mandato l’Impero, le falangi romane lungo Via dell’Impero; ha fatto le guerre coloniali, ci ha mandato in guerra... il grande imprenditore ha detto: «Lasciatemi governare, votatemi, perché io mi sono fatto da solo, sono un lavoratore, sono diventato miliardario, vi farò diventare tutti milionari». Ormai nessuno si dimette, tutti pronti a chinare il capo pur di mantenere il posto, di guadagnare. Pronti a sopraffarci, a intrallazzare. Non c’è nessuna dignità. E’ la generazione che è corrotta, malata, che va spazzata via. La speranza è una trappola inventata dai padroni, quelli che ti dicono "State buoni, zitti, pregate, che avrete il vostro riscatto, la vostra ricompensa nell’aldilà... sì, siete dei precari, ma fra 2-3 mesi vi assumiamo ancora, vi daremo un posto". Come finisce questo film? Non lo so, spero che finisca con quello che in Italia non c’è mai stato: una bella botta, una bella rivoluzione. C’è stata in Inghilterra, in Francia, in Russia, in Germania, dappertutto meno che in Italia. Ci vuole qualcosa che riscatti veramente questo popolo che è sempre stato sottoposto... che è schiavo di tutti. Se vuole riscattarsi, il riscatto non è una cosa semplice. E’ doloroso, esige dei sacrifici. Se no, vada alla malora – che è dove sta andando, ormai da tre generazioni."

sabato 29 gennaio 2011

MAI?

27.09.1988 - Non ho mai pagato una quota di iscrizione alla P2.
03.10.2001 - Non ho mai offeso l'Islam.
01.12.2002 - Non ho mai messo piede in Rai.
09.03.2004 - Non ho mai detto di essere l'Unto del Signore.
10.09.2005 - Non ho mai insultato nessuno.
06.01.2006 - Non ho mai fatto affari con la politica, anzi, ci ho perso.
24.10.2006 - Non ho mai attaccato il Presidente Napolitano.
07.07.2007 - Non ho mai ordinato schedature al Sismi.
07.09.2007 - Non ho mai fatto alcun editto bulgaro.
29.10.2007 - Non ho mai comprato Senatori per far cadere Prodi.
10.04.2008 - Non ho mai offerto a Di Pietro il Ministero dell'Interno.
24.10.2008 - Non ho mai detto che manderemo la polizia nelle scuole.
12.02.2009 - Non ho mai attaccato la Costituzione.
20.05.2009 - Non ho mai conosciuto David Mills.
21.05.2009 - Non ho mai pagato David Mills.
23.05.2009 - Non ho mai detto che il Parlamento è dannoso.
26.05.2009 - Non ho mai mentito sul caso Noemi.
28.05.2009 - Non ho mai avuto rapporti piccanti con Noemi.
04.06.2009 - Non ho mai fatto in vita mia una gaffe, mai.
05.06.2009 - Non ho mai detto che il papà di Noemi era l'autista di Craxi.
19.06.2009 - Non ho mai parlato di complotto oscuro.
24.06.2009 - Non ho mai pagato per una donna.
27.06.2009 - Non ho mai detto di chiudere la bocca a chi parla di crisi.
10.07.2009 - Non ho mai attaccato la stampa.
15.08.2009 - Non ho mai chiesto un incontro con il Papa.
18.08.2009 - Non ho mai organizzato festini.
20.08.2009 - Non ho mai invitato a casa mia persone poco serie.
11.09.2009 - Non ho mai avuto rapporti con una escort.
18.09.2009 - Non ho mai frequentato minorenni.
09.10.2009 - Non ho mai subito condanne, sono sempre stato assolto.
13.10.2009 - Non ho mai attaccato i magistrati, ma loro sì, da 15 anni.
19.10.2009 - Non ho mai fatto alcuna gaffe.
05.11.2009 - Non ho mai avuto alcuna relazione con la signorina Noemi.
06.11.2009 - Non ho mai pensato al Quirinale.
04.12.2009 - Non ho mai detto nulla contro Fini.
25.04.2010 - Non ho mai litigato con nessuno.
07.05.2010 - Non ho mai parlato di congiure.
25.05.2010 - Non ho mai avuto conflitti di interesse.
02.06.2010 - Non ho mai sostenuto l'evasione fiscale.
20.08.2010 - Non ho mai incentivato le campagne del Giornale contro Fini.
30.09.2010 - Non ho mai comprato voti.
07.10.2010 - Non ho mai minacciato elezioni.
22.10.2010 - Non ho mai chiesto il Lodo Alfano.
30.10.2010 - Non ho mai chiamato la Questura per il rilascio di Ruby.
04.11.2010 - Non ho mai cacciato Fini dal Pdl.
29.11.2010 - Non ho mai partecipato a festini selvaggi.
04.12.2010 - Non sono mai stato in Russia per interessi personali.
23.12.2010 - Non ho mai proposto ad personam: ho sempre provato a fermarle.
14.01.2011 - Non ho mai detto che per la Fiat sarebbe giusto andare all'estero.
16.01.2011 - Non ho mai pagato per una donna, ho una relazione stabile.
28.01.2011 - Non sono mai fuggito dai magistrati.


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Gli spiccioli del sultano

Gli spiccioli del sultano

di Giovanni Maria Bellu
Un consiglio dei ministri celebrato come un funerale, visi terrei nei Palazzi del potere, cupi ammonimenti che vengono dal remoto passato: persino Licio Gelli ha preso le distanze dal suo ex allievo. Silvio Berlusconi è un uomo sempre più disperato, sempre più solo e per questo sempre più pericoloso. Ormai anche i fedelissimi faticano a seguirlo.

Il tono imbarazzato di Mauro Masi nella telefonata a Santoro raccontava il tormento di un soldato che sta eseguendo, senza convinzione, l'ordine di un generale impazzito. La domanda è per quanto tempo ancora il premier terrà il paese in ostaggio coinvolgendolo nella sua agonia. E fino a che punto si spingerà la malafede dei suoi dipendenti. Silvio Berlusconi ha almeno due buoni motivi per essere fortemente preoccupato. Sa che gli inquirenti stanno esaminando immagini e filmati realizzati da alcune delle sue giovani compagne di Bunga Bunga. E, da scienziato dell'immagine, sa bene che un'istantanea può fare molto più male di cento verbali.

Poi c'è Nicole Minetti che ha deciso di presentarsi martedì all'interrogatorio e che potrebbe trovarsi nell'impossibilità di proseguire la marcia giudiziaria in compagnia del suo attempato ex benefattore. Certo, Berlusconi ha risorse economiche talmente sconfinate da essere in grado di comprare quasi tutto.

Un patrimonio di una decina di miliardi di euro trasforma in spiccioli somme che per i comuni mortali sono colossali. Ecco un gioco matematico che aiuta ad avere un'idea di questo aspetto stranoto ma sempre sottovalutato dell'anomalia italiana. Per Silvio Berlusconi dieci milioni di euro sono "pesanti" quanto 500 euro per il titolare di un patrimonio di mezzo milione, cioè un signore che possiede un bell'appartamento in una città di provincia. Trenta milioni di euro corrispondono per Berlusconi alla cifra che quel signore benestante spende per una settimana con la moglie a Sharm El Sheik.

Ecco, forse Ruby e le sue colleghe a un certo punto hanno fatto un po' di conti. E forse si sono accorte che quei 5-10.000 euro che trovavano nelle buste corrispondevano, per il loro benefattore, a pochi centesimi. Quel vecchio comprava la loro compagnia con lo stesso sforzo economico di chi dà un obolo al lavavetri. Chissà che la scoperta di questa banalissima realtà non determini, oltre che la tentazione di sistemarsi per sempre con un semplice ricatto, anche la scoperta successiva: che esistono cose che non hanno prezzo. I nemici che il presidente del Consiglio oggi teme maggiormente non sono né i "comunisti", né i "pubblici ministeri". Hanno nomi antichissimi, che l'umanità usava prima dei codici e prima della politica: si chiamano amor proprio, dignità, rispetto per se stessi.

Tutto quanto negli ultimi giorni hanno fatto i dipendenti politici di Silvio Berlusconi è dal ministro ombra Franco Frattini col rilancio del 'caso Montecarlo' al consigliere del Csm che ha diffuso una remota pratica relativa a Ilda Boccassini è un tentativo maldestro di suggerire l'idea che l'immoralità è la norma. Ma in quest'impresa non è mai riuscito nessuno. Auguriamoci che Silvio Berlusconi se ne renda conto rapidamente, senza fare ulteriori danni al Paese e anche a se stesso.

Masi, scusi che numero ho fatto


da l' Unita'

Truffatore, corruttore, impostore ... ma ''culo flaccido e' troppo''


da l' Unita'

Il prefetto di Milano: che vergogna, se ne vada!

Il prefetto di Milano: che vergogna, se ne vada!

giovedì, 27 gennaio 2011
da
Il prefetto di Milano: che vergogna, se ne vada! Avete presente il prefetto di Milano, Gian Valerio Lombardi? Protagonista dell’abiura del contratto sottoscritto per lo sgombero del campo rom legale del Triboniano, su ordine tardivo del ministro Maroni. E a seguito della vile retromarcia della firmataria Letizia Moratti, sindaco di Milano. Ora apprendiamo che questo alto funzionario dello Stato, nel mentre si rimangiava un accordo per destinare ai rom legalmente residenti al Triboniano undici abitazioni popolari (in uno stato talmente deteriorato che comunque non si sarebbero potute assegnare in graduatoria), accoglieva servizievole in corso Monforte la soubrette Marysthell Garcia Polanco forte della raccomandazione del premier. “Posteggi pure nel nostro cortile”, si arruffianava il nostro Lombardi. Provo a immaginare cosa provano gli agenti del sindacato di polizia che lunedì scorso all’Infedele furono oggetto della protervia di Marysthell Polanco, accusati di metodi brutali nella perquisizione solo perchè avvenuta alle sette del mattino e in presenza di sua figlia. Apprendiamo che il fidanzato della soubrette veicolava chili (sì, chilogrammi) di cocaina in giro per Milano, guarda caso, con l’automobile di Nicole Minetti. Un bel pacchetto lo teneva nella cantina di Marysthell, in via Olgettina 65. Ma lei osava protestare in tv, forte del arpporto privilegiato concessole dal prefetto Lombardi. Forte con i deboli e debole con i forti. Se avesse dignità, si sarebbe già dimesso.

Parola di Gran Bugiardo Quattro bugie per sottrarsi ai giudici



L'ANALISI

Parola di Gran Bugiardo
Quattro bugie per sottrarsi ai giudici

Le nuove menzogne del Cavaliere nello show in tv. Il premier s'inventa che ha parlato di Ruby con Mubarak: "Hosni non ricordava di avere una nipote in Italia". Il testimone è uno: l'interprete italo-arabo a contratto alla Farnesina. Berlusconi dovrebbe avvertire l'imbarazzo di aver ospitato e pagato minorenni e prostitute per allietare le sue serate 

di GIUSEPPE D'AVANZO

Al Gran Bugiardo, che ieri ha afflitto il Paese con un terzo videomessaggio, si deve ricordare che la verità è una condizione necessaria in una democrazia. Nutre la fiducia del cittadino nello Stato e ha un presupposto nella convinzione che lo Stato  -  e chi momentaneamente lo rappresenta  -  non ingannerà il cittadino. La verità è anche il presupposto indispensabile per il cittadino di esercitare la sua libertà perché se falsifichi la realtà, manipoli gli eventi, allevi imbrogli e confusione, alteri il bianco nel nero, pregiudichi il possibile esercizio della libertà.

È un forte argomento anti-tiranny - ricorda Michele Taruffo (La semplice verità) - che le azioni illegittime compiute da chi esercita il potere debbano poter essere rivelate e afferrate, ma "ciò implica che informazioni veritiere siano disponibili per le potenziali vittime del tiranno". Solo in questo modo, il cittadino potrà controllare le modalità con cui il potere viene esercitato. Con il tempo abbiamo compreso che la politica di Silvio Berlusconi è soprattutto arma psicologica e l'unico antidoto all'illusionismo del Gran Bugiardo è un'adeguata sintassi. Consente quanto meno di distinguere i discorsi verificabili dal nonsense. Permette di proteggersi dai media che ci addestrano a non pensare. Le parole, i falsi argomenti, i finti discorsi, le finte idee, i gerghi sgrammaticati dell'uomo che ci governa vanno mostrati nella loro inattendibilità per ripristinare
quella verità che è premessa della nostra libertà.

Se si lasciano in un canto le favole sui successi di un governo, al contrario, paralizzato dagli interessi personali del premier, si contano altre quattro bugie in questo nuovo videomessaggio.

1. Berlusconi dice: "È stato violato il mio domicilio".
È falso. Nessuna residenza del capo del governo è stata oltraggiata. Vediamo come stanno le cose. Si indaga per prostituzione perché in un giorno di luglio Ruby, una minorenne protetta da Lele Mora e "scoperta" sedicenne da Emilio Fede a Messina, è stata condotta nella villa del presidente del Consiglio. Dove, dice, ha assistito a spettacoli e "scene hard" - anche se non vi ha partecipato, giura - alla presenza del "presidente" che tutte le ospiti (venticinque) chiamano "papi". Lo sfruttamento della prostituzione minorile è un reato gravissimo. A Milano si mettono al lavoro. Prioritario accertare l'attendibilità della testimone e parte lesa: è stata davvero ad Arcore, come dice. C'è stata con Mora, Fede, Nicole Minetti? È vero che, in quelle occasioni, c'erano A. B. C.? C'è un metodo per venirne a capo. Si verifica a quale "cella" fosse connesso, in quel giorno, il telefono cellulare dei protagonisti. Si scopre che Ruby ha detto il vero. Il 14 febbraio 2010 era ad Arcore e c'erano anche A. B. C. e Fede. Quest'operazione viola il domicilio del capo del governo? No. Accerta la validità delle dichiarazioni di Ruby e non c'è altro modo per farlo. Quando salta fuori che tra molte inesattezze la minorenne ha raccontato anche il vero, sono stati chiesti i tabulati delle sue telefonate dal gennaio 2010 e delle ragazze - alcune prostitute - che l'hanno accompagnata e periodicamente vengono condotte da Mora, Fede e Minetti nella dimora del Sultano. Berlusconi dovrebbe avvertire l'imbarazzo di aver ospitato e pagato minorenni e prostitute per allietare le sue serate (è documentato e ci sono le prove di quei pagamenti). Dovrebbe provare vergogna per avere indecorosamente condotto la sua responsabilità pubblica condividendo addirittura una donna (Marysthell Polanco) con un narcotrafficante dominicano.

2. Berlusconi dice: "Non è un Paese libero quello in cui quando si alza il telefono non si è sicuri della inviolabilità delle proprie conversazioni. Non è un Paese libero quello in cui il cittadino può trovare sui giornali delle proprie conversazioni che fanno parte del proprio privato e che non hanno nessun  contenuto penalmente rilevante".
Berlusconi inocula fobie nel proprio esclusivo interesse. L'indagine che lo vede indagato per concussione e sfruttamento della prostituzione minorile non fa leva, come strepitano gli sgherri libellisti del suo serraglio, sulle intercettazioni telefoniche. È un'inchiesta condotta con testimonianze dirette e documenti. La concussione è dimostrata per tabulas senza alcun documento acustico. I funzionari della questura ammettono di aver ricevuto la sua telefonata. Confermano che il premier ha parlato di Ruby come della "nipote di Hosni Mubarak". I materiali del pubblico ministero dei minori e le relazioni di servizio dei poliziotti confermano le procedure abusive che hanno portato all'affidamento di Ruby a Nicole Minetti che subito abbandona la minorenne a una putain brasiliana, amica del presidente. Dove sono qui le intercettazioni? È il reato più grave e non se ne vede l'ombra. Berlusconi mente. Qualche numero delle intercettazioni di quest'inchiesta, allora. Dal 29 luglio a questo gennaio e non per tutto il periodo, ma quando le indagini lo rendono necessario, quindi anche a volta due soli giorni, sono state intercettate cinquanta persone per una spesa di quasi 27mila euro. Con il bestiario che circonda il presidente (si valuta che nelle ville e palazzi dell'uomo che ci governa circolino in un anno dalle 300 alle 500 falene) non sono grandi numeri. Le intercettazioni sono servite a dimostrare quale fosse il mestiere delle signore. Si indaga per prostituzione e alcune sono effettivamente delle prostitute che il premier ha retribuito e gli amici del presidente sono coloro che inducono alla prostituzione. È falso che siano state diffuse conversazioni private di nessun interesse giudiziario o pubblico. È di assoluto interesse pubblico (la verità è presupposto essenziale della democrazia e della libertà del cittadino) sapere che una decina di ragazze ricattano il premier o pretendono dal premier incarichi e responsabilità pubbliche. Possono dirsi "privati" questi dialoghi?

3. Berlusconi dice: "Non ho alcun timore di farmi giudicare. Davanti ai magistrati non sono mai fuggito: i mille magistrati che si sono occupati ossessivamente di me e della mia vita non hanno trovato uno straccio di prova che abbia retto all'esame dei tribunali".
È una menzogna stupefacente che non sia mai fuggito dai magistrati. Il Gran Bugiardo non ha fatto altro che scappare dalle responsabilità di un'avventura umana e imprenditoriale che ha avuto nell'illegalità il suo canone. Nonostante le leggi che si è affatturato per eliminare i reati, cancellare le prove, ridurre i tempi dei processi, allontanare i giudici che non gli piacevano, è stato assolto nei sedici processi che lo hanno visto imputato soltanto in tre occasioni. Altro che nessuno straccio di prova.

4. Berlusconi dice: "Io ho diritto di presentarmi di fronte al mio giudice naturale, che non è la procura di Milano, ma il giudice assegnatomi dalla Costituzione cioè il Tribunale dei ministri. Mi presenterò appena sarà stata ristabilita una situazione di correttezza giudiziaria".
Il Gran Bugiardo sa di mentire anche in questo caso. Sostiene che sempre, in ogni caso, un uomo come lui "unto dal Signore" e al governo del Paese debba essere giudicato dal tribunale dei ministri, qualsiasi cosa faccia. Non è così. L'art. 96 della Costituzione comprende nella categoria dei "reati ministeriali quelli commessi "nell'esercizio delle funzioni". La Carta non prevede singole fattispecie. Individua una circostanza: la connessione tra il reato e le funzioni esercitate dal ministro. Ora la concussione è un abuso. È di "potere" se chi lo pratica fa leva sulle "potestà funzionali per uno scopo diverso da quello per il quale sia stato investito". Per capire, sarebbe stata una concussione di potere se a telefonare in questura a Milano "consigliando" la liberazione di Ruby fosse stato il ministro dell'Interno. Ma l'abuso può essere anche di "qualità". In questo caso "postula una condotta che, indipendentemente dalla competenze del soggetto (il concussore), si manifesta come una strumentalizzazione della posizione di preminenza ricoperta". È il caso di Berlusconi. Abuso di potere o abuso di qualità presuppongono due competenze diverse. L'abuso di potere di un ministro impone la competenza del tribunale dei ministri. L'abuso di qualità prescrive la competenza del territorio dove è stato commesso il reato.
Finalmente, dopo molti passi falsi, questa differenza l'ha compresa anche Berlusconi. Che per evitare il suo giudice naturale, è in queste ore alle prese con un'altra manipolazione delle prove dopo aver già condizionato le testimonianze delle sue ospiti raccolte durante le indagini difensive, dopo aver (per quanto dice Ruby) promesso cinque milioni di euro per farle tenere la bocca chiusa ed evitargli guai assai seri.

Per sostenere che è intervenuto sul capo di gabinetto della questura di Milano non nella sua "qualità" di capo del governo, ma nelle sue "funzioni" di presidente del Consiglio, deve suggerire che quella notte del 27 maggio non aveva altra preoccupazione che evitare una crisi diplomatica con Hosni Mubarak convinto che Ruby ne fosse la nipote. Per la bisogna, il Gran Bugiardo s'inventa allora che qualche giorno prima ne aveva addirittura parlato con Mubarak (peccato, che lo ricordi soltanto ora). "Per 15 minuti, gli ho chiesto di Ruby, ma Hosni non ricordava di avere una nipote in Italia" dice Pinocchio e annuncia che ci sono anche i testimoni. Il testimone è uno. È R. A, l'interprete italo-arabo a contratto alla Farnesina. Sul capo di quel poverino chi lo sa che cosa si sarà scatenato in queste ore.

In piazza e su internet, monta la protesta contro il Cavaliere

IL CASO

In piazza e su internet, monta
la protesta contro il Cavaliere

File ai banchetti del Pd che raccoglie firme per le dimissioni. Oggi a Milano il primo appuntamento. Poi, il 5 febbraio, la grande iniziativa di Libertà e Giustizia con Eco, Saviano, Zagrebelsky, Ginsborg. Poi il 13 in contemporanea Santoro, le donne in molte città. E i sit-in ad Arcore di CARMINE SAVIANO

IN piazza e sul web. Decine di iniziative, una protesta multiforme con al centro un solo messaggio: "Berlusconi, dimettiti". Tanti settori della società civile sono in movimento. Associazioni, gruppi, comitati. Che da oggi, e per le prossime settimane, non lasceranno niente di intentato. Un fronte comune. Il cui spettro emotivo va dal disgusto all'indignazione. Che nasce dal vedere istituzioni e discorso pubblico degradati come mai nella storia della Repubblica. L'altra Italia. Quella che con Berlusconi e il Bunga Bunga, con gli abusi di potere e le menzogne, non ha, e non vuole avere, niente a che fare.


I banchetti del Pd. "File ai banchetti del pd Pn tutta Italia dove è entrata nel vivo la raccolta di dieci milioni di firme per le dimissioni del premier "In tutte le città italiane i circoli hanno organizzato banchetti, gazebo e altre iniziative. Moltissimi i cittadini che stanno aderendo", riferisce il responsabile dell'organizzazione della Segreteria del Pd, Nico Stumpo, annunciando una mobilitazione straordinaria per i prossimi week end. A Milano, per esempio, sarà organizzata il 4 e 5 febbraio una raccolta straordinaria di firme con più di 200 punti di incontro nelle principali piazze della città. Il fine settimana successivo, il 12 e il 13 febbraio, i militanti del pd saranno in tutte le piazza d'italia per raccogliere le firme dei cittadini "contro Berlusconi e il governo della destra".


In piazza.
Si parte oggi. Alle 15 a Milano.
Dove in Piazza della Scala inizia la prima di una lunga serie di mobilitazioni che vede protagoniste le donne italiane. Saranno lette testimonianze e appelli. Simbolo: una sciarpa bianca, in "segno di lutto per lo stato in cui versa il Paese". Poi il 5 febbraio. Di nuovo Milano. Dove Libertà e Giustizia 1, forte dell'appello per le dimissioni del premier firmato da più 80mila cittadini, darà vita a un pomeriggio per la Costituzione. Ospiti Umberto Eco, Gustavo Zagrebelsky, Paul Ginsborg e Roberto Saviano.

Una domenica ad Arcore. Il 6 febbraio ci si sposta in Brianza, nelle terre del Cavaliere. Ad Arcore il Popolo Viola sta mettendo in piedi una manifestazione nella "tana del Sultano". L'intento è arrivare sotto casa di Berlusconi. E pretendere, pacificamente, che rassegni le dimissioni. I viola si faranno portatori di un messaggio: "Vada in Procura a discolparsi per i gravi reati di cui è indagato". Il 12 febbraio cambia la location ma i protagonisti restano gli stessi. Ancora i viola. Che, con lo slogan "L'Italia non è una Repubblica fondata sulla prostituzione", daranno vita a rumorosi sit-in a base di pentole, mestoli, padelle e coperchi. Le adesioni crescono di ora in ora. Da New York a Barcellona. Da Napoli a Trieste. 

Il 13 febbraio. Tutto sembra convergere verso domenica 13 febbraio. E' in quella data che si concentrerà la maggior parte delle manifestazioni. Roma, Milano. Non esiste ancora un coordinamento unico dei gruppi e delle associazioni. Ma gli appelli vanno in quella direzione. Articolo 21: "Il 13 febbraio Berlusconi prepara la piazza a Milano contro i pm. Perché non scendiamo lo stesso giorno in piazza, a Roma, per la Costituzione?". Stesso tenore per il messaggio lanciato in rete dal Popolo Viola: "Manifestiamo insieme il 13 febbraio. Dimostriamo di volere la legalità costituzionale, la dignità delle donne e la difesa delle istituzioni democratiche". Qualcosa in più si saprà il due febbraio, dopo una riunione, a Roma, dei gruppi protagonisti.

Donne. Il 13 è già confermata la mobilitazione delle donne in tante città italiane. Lo slogan: "Se non ora quando?". Il manifesto: "Un modello di relazione tra donne e uomini, ostentato da una delle massime cariche dello Stato, incide profondamente negli stili di vita e nella cultura nazionale, legittimando comportamenti lesivi della dignità delle donne e delle istituzioni". Tante le adesioni. Tra le altre: Francesca e Cristina Comencini, Silvia Avallone, Valeria Parrella, Giulia Bongiorno, Anna Finocchiaro, il segretario della Cgil Susanna Camusso, Inge Feltrinelli, Flavia Perina, Margherita Buy, Laura Morante, Licia Colò e Claudia Mori.

Solidarietà ai magistrati. Ancora il tredici. A Milano. Dove si prepara una manifestazione all'esterno del Tribunale di Milano. A lanciare l'iniziativa Barbara Spinelli, Marco Travaglio e Michele Santoro. Senza bandiere e simboli di partiti, in "difesa dell'indipendenza della magistratura, della libertà d'informazione e dei valori fondamentali della Costituzione". Per i tre giornalisti, "la gravità della situazione è data dal fatto che chi cerca di fare il proprio mestiere, che sia quello del magistrato o del giornalista, viene subito identificato come nemico e posto sotto attacco per annientarne il lavoro".

Sul web. In rete la protesta dilaga. Un censimento delle iniziative virtuali è impossibile. Ne nascono di continuo a ogni ora. Alcuni contenuti raggiungono migliaia di condivisioni. Come il video dell'Associazione Filomena. Un elenco dedicato alle tante donne per cui vale la pena restare in Italia e cercare di cambiare le cose. E poi centinaia di gruppi, raccolte di firme, appelli. Da "Adesso Basta, Berlusconi vattene", fino a "Licenziamo Berlusconi, re di Bunga Bunga e del Granducato di Padania". E l'ironia e il cinismo non risparmiano nessuno. Emilio Fede, Lele Mora, Alfonso Signorini, Augusto Minzolini, Nicole Minetti. La nazionale del Bunga Bunga, i megafoni del Sultano, Quelli del Postribolo, e chi più ne ha più ne metta. E in rete ci si informa. Una linea virtuale di resistenza al racconto, che rovescia e deforma fatti e verità, imposto e ostentato da Silvio Berlusconi.

Santoro: “Il 13 febbraio manifestazione davanti al tribunale di Milano”

Media & regime | di Redazione Il Fatto Quotidiano
28 gennaio 2011

Santoro: “Il 13 febbraio manifestazione davanti al tribunale di Milano”
Il ministro Paolo Romani scrive all'AgCom per denunciare violazioni al contratto di servizio del conduttore di Annozero
“Berlusconi non rispetta gli altri”. Per questo “Michele Santoro, Barbara Spinelli e Marco Travaglio hanno deciso di lanciare un appello. Il 13 febbraio senza bandiera e simboli dei partiti saremo davanti al tribunale di Milano per manifestare in difesa del lavoro della magistratura e dei valori di indipendenza e autonomia che sono fondanti nella nostra Costituzione”. Lo ha annunciato il conduttore di Annozero nel corso della conferenza stampa convocata alla Fnsi dopo le polemiche seguite alla puntata di ieri sera, che si è aperta con uno scontro in diretta tra il conduttore e il direttore generale della Rai, Mauro Masi. “Si tratta di un appello – ha spiegato il giornalista – per sottolineare il livello di emergenza raggiunto in questo Paese dall’informazione e da tutti i poteri che dovrebbero essere autonomi da quello politito. Noi vogliamo solo fare i giornalisti, come i magistrati di Milano credo che vogliano fare solo i magistrati”.

”Quella di ieri è la nostra quinta performance per ascolti, ma è in realtà la prima se si considera la situazione attuale della televisione”, ha aggiunto Santoro. “Ai tempi di Samarcanda c’erano film che facevano 12 milioni di spettatori, cosa che oggi non accade, e quindi oggi il peso specifico del talk show rispetto ad allora è enormemente cresciuto. Togliere una trasmissione come Annozero significherebbe fare un grande regalo alla concorrenza”.

“Quella del premier che chiede la chiusura di una trasmissione come la nostra è una incredibile invasione di campo. Poi si chiede di intervenire attraverso l’Autorithy che ha membri al suo interno decisi dal governo: è lo stravolgimento della democrazia”, ha concluso Santoro chiedendo alla Commissione di Vigilanza di intervenire perché vengano date delle regole ai politici e ai loro interventi in trasmissione.

“C’è un percorso di guerra che mi pare abbastanza evidente con l’obiettivo di cancellare le due o tre trasmissioni non ancora controllate”, ha aggiunto Marco Travaglio. “La manifestazione del 13 febbraio davanti al tribunale di Milano assomiglia molto a quella del 2002, quando si organizzò il girotondo a difesa della magistratura ma oggi c’è una differenza: il mondo dell’informazione non si indigna più come allora, i Tg e la maggior parte delle testate preferiscono annacquare tutto e così si fanno titoli dove non si capisce mai chi è l’aggressore e chi l’aggredito. Si parla sempre di “scontri” e non di “attacchi”, con titoli come: ‘Scontro tra Masi e Santoro’ oppure ‘Scontro tra Berlusconi e la magistratura’, che sembrano fatti apposta per confondere”.

Poi è stato il turno di Roberto Natale, presidente della Fnsi, che ha prima citato il caso della telefonata del premier a L’Infedele, poi la telefonata di Masi nel programma di Santoro: “Si possono chiamare le cose con il loro nome?  C’è un chiaro disegno che porta alla censura”.

“Siamo arrivati a un punto di indecenza, testimoniato dalla telefonata di ieri sera del direttore generale della Rai”, ha concluso il segretario della Fnsi Franco Siddi. “Il Paese sta vivendo una stagione esasperata che appartiene agli interessi forti che sono tutti attorno al potere di governo e al potere di controllo sul sistema televisivo”.

Ma mentre Santoro lancia la sua iniziativa del 13 febbraio arriva la ritorsione del ministro delle Comunicazioni Paolo Romani. Romani invia una lettera al presidente dell’Autorità garante per le comunicazioni, Corrado Calabrò, in cui lamenta “violazioni da parte del conduttore di Annozero agli obblighi derivanti dal contratto di servizio”.

Il ministro precisa di aver inviato la stessa missiva al presidente della Commissione di vigilanza Rai, Sergio Zavoli, e al presidente del Cda Paolo Garimberti: “E’ il caso di valutare la possibilità di attivare i poteri di verifica e istruttori, nonché ogni ulteriore iniziativa di rispettiva competenza. E’ accaduto che nel corso della trasmissione del programma Annozero del 20 e del 27 gennaio (proprio quelle dedicate al caso Ruby e a Berlusconi, ndr) si sia dato ampio rilievo ad affermazioni di carattere gratuito, denigratorio e gravemente lesive della dignità e del decoro di eminenti personalità politiche, che sarebbero state proferite da soggetti coinvolti nell’attività di indagine da parte della magistratura requirente”.

CLICCA QUI PER VEDERE L’INTERVENTO TELEFONICO DI MAURO MASI GIOVEDI’ AD ANNOZERO

Masi-Guzzanti telefona a ''vieni via con me''

venerdì 28 gennaio 2011

Peggio della guerra

Peggio della guerra.

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InStoria su gennaio 26, 2011 a 10:11 pm

Peggio della guerra.


Da Peggio della guerra di Daniel Jonah Goldhagen:
«La nostra è stata un’epoca di eccidi di massa. Anzi, la strage e l’eliminazione di massa sono, si può dire, fra le caratteristiche che definiscono la nostra epoca. Tutti noi, di fronte a singole campagne eliminazionistiche come l’Olocausto o, più recentemente, i massacri in Ruanda e in Darfur, reagiamo con orrore. Ma l’immensità di quest’orrore viene in piena luce unicamente guardando agli eccidi e alle eliminazioni di massa del nostro tempo, o anche solo a quelli più recenti, nel loro insieme. Lo sterminio e l’eliminazione di massa non sono solo un problema specifico, che emerge con l’ultimo o il prossimo caso di carneficina o espulsione, di solito, per gli occidentali, in qualche luogo apparentemente remoto. Vanno letti come uno dei problemi politici più ricorrenti e pressanti della nostra epoca. Essi dovrebbero essere al centro dei dibattiti in materia di sicurezza alle Nazioni Unite e in altre sedi internazionali e nazionali deputate alla sicurezza, all’ordine internazionale e alla giustizia. Che non lo siano dimostra quanto la nostra immagine del secolo passato e di quello appena iniziato e il nostro modo di concepirli siano distorti» (p. 60).
«Peggio della guerra», dunque. Perché
«a partire dall’inizio del XX secolo esseri umani hanno assassinato in massa direttamente o tramite carestie, stando a una stima prudente, 127 milioni di persone, ma potrebbero averne assassinate fino a 175 milioni. Se ci atteniamo alla cifra più bassa, hanno ucciso più del doppio dei morti in guerra (61 milioni, di cui 42 milioni militari e 19 milioni civili). Se ci atteniamo alla più alta, ne hanno ucciso quasi il triplo. Qualunque ragionevole calcolo si faccia, l’assassinio e l’eliminazione di massa sono stati più letali della guerra» (p. 61).
Anche di questo dovremmo avere memoria.

A noi ce sarveranno le mignotte, un profetico Gioacchino Belli

A noi ce sarveranno le mignotte, un profetico Gioacchino Belli

L' amico Edgar Serrano in face book ha pubblicato questa profetica poesia di Gioacchino Belli


PROFETICO....

Mentre ch'er ber paese se sprofonna
tra frane, teremoti, innondazzioni
mentre che so' finiti li mijioni 

pe turà un deficì de la Madonna.

Mentre scole e musei cadeno a pezzi
e l'atenei nun c'hanno più quadrini
pe' la ricerca, e i cervelli ppiù fini
vanno in artre nazzioni a cercà i mezzi

Mentre li fessi pagheno le tasse
e se rubba e se imbrojia a tutto spiano
e le pensioni so' sempre ppiù basse
Una luce s'è accesa nella notte.

Dormi tranquillo popolo itajiano
A noi ce sarveranno le mignotte



POESIA DI GIOACCHINO BELLI SCRITTA 168 ANNI FA
Gioacchino belli
La stessa poesia viene ricordata anche dal collega Oliviero Beha in un suo articolo in Tiscali

"Crescete & prostituitevi”, la prostituzione italiana tra Gioacchino Belli e Silvio Berlusconi

di Oliviero Beha
I giornali italiani aggiungono quotidianamente a modo loro qualche tessera al mosaico di “Ruby, la nipote di Mubarak” (mentre in Egitto se la stanno vedendo brutta anche senza considerare che la Tizia sarebbe marocchina…): dico a modo loro perché secondo schieramento e “sete di verità” danno notizie, le “sparano”, le manipolano, le omettono. I giornali stranieri, a partire dai più prestigiosi e citati come il Financial Times o il New York Times, si interrogano non credo necessariamente “da sinistra” sul “come è possibile che gli italiani si tengano Berlusconi”. 
Nel frattempo qualcuno si ricorda che nel 2005 un mio pamphlet, “emarginato” dalla Rizzoli perché parlavo anche di Montezemolo prefigurando per il Paese una “Weimar all’amatriciana”, si intitolava forse significativamente “Crescete & prostituitevi”. Sottotitolo: “In una Repubblica fondata sul denaro l’Italia di Berlusconi e di una sinistra in riparazione manda ai giovani un pessimo messaggio”. Lo so, vedendo quel che succede nel campo avverso a quello del Premier gaudente di Arcore e ad Arcore, oggi pensereste piuttosto a “ una sinistra in rottamazione”. Confesso che era una delle ipotesi già allora, insieme a “in panne” o “in folle”, ma poi prevalse gramscianamente l’ottimismo della volontà.

E qualcuno, dicevo, oggi mi chiede se avessi sfere di cristallo o particolari doti divinatorie, appunto leggendo, sentendo, vedendo in tv le storie di “Sesso & potere” che le cronache ci rimandano grazie alle intercettazioni. O “per colpa delle intercettazioni” secondo quella parte di Italia che ancora dice “sono fatti suoi”, oppure “è la sua vita privata” o ancora “finché non emergono e vengono certificati a giudizio dei reati penali è solo pettegolezzo”, o ancora “ e comunque chi se ne frega, è evidente che lo vogliono far fuori così perché con il voto non ci riescono”.

No, non avevo sfere di cristallo. Tenevo semplicemente gli occhi aperti, e a mio rischio e pericolo non facevo calcoli sulla convenienza o meno di un’opinione, un resoconto, un affresco di un mosaico italiano con tutte le tessere a mia conoscenza e non solo quelle di una parte (cfr. il sottotitolo di cui sopra del tascabile Bur). Voglio dire che sulla prostituzione italiana a tutto tondo, sul costume degenerato, sulla monetizzazione non solo dei corpi (leggi i “festini”) ma dei cervelli, dei comportamenti, della dignità di ognuno, anche gli altri o molti altri avevano sufficienti notizie per parlarne. Ma non lo facevano, non l’hanno fatto, lo fanno ora che non si rischia nulla.

Per carità, niente di nuovo. Niente
di nuovo su media e intellettuali troppo spesso a gettone o comunque di parte dall’inizio e non all’arrivo di un discorso/racconto della realtà, in funzione di una speculazione strumentale della stessa. Niente di nuovo neppure su un’opposizione che offre gli spettacoli delle primarie, strumento democratico di cui sono stati capaci in cinque anni di sfilacciare prima e rompere poi le corde. Primarie “scordate”, in tutti i sensi ormai. Un’opposizione che ha già dimenticato almeno in parte una questione tremendamente seria ed epocale come il “caso Marchionne” e molto più facilmente si accoda nel chiedere a Berlusconi di andarsene per “manifesta inadeguatezza”. “Unfit”, inadatto, inadeguato, già lo definiva l’Economist ormai tanti anni fa. Perché dunque resiste o meglio ha resistito Berlusconi in un Paese prostituito fino a questo punto? Un Paese in cui un supposto genitore di una ragazza tra le “favorite del Sultano” a un collega del “Corriere della Sera” che gli chiedeva se fosse sua figlia ha risposto significativamente “magari…!”?

Le risposte sono parecchie: il degrado generalizzato, le alternative fumose, ipocrite, per qualcuno addirittura inesistenti in un “campo di Agramante” che si perde continuamente i pezzi e non sa o non vuole imparare mai le lezioni della storia. E della cronaca. Eccetera. Ma anche il Belli. Come, il Belli? Giuseppe Gioacchino, morto ormai più di un secolo fa? Lui. Eccovi un sonetto che la stampa di destra (sic! La stampa e basta…) farebbe bene a impaginare in prima, con evidenza.

Quel fango su tutti noi

Quel fango su tutti noi di ROBERTO SAVIANO

IL COMMENTO

Quel fango su tutti noi

di ROBERTO SAVIANO
Roberto Saviano 1
PER VEDERE quello che abbiamo davanti al naso  -  scriveva George Orwell  -  serve uno sforzo costante. Capire cosa sta avvenendo in Italia sembra cosa semplice ed è invece cosa assai complessa. Bisogna fare uno sforzo che coincide con l'ultima possibilità di non subire la barbarie. Perché, come sempre accade, il fango arriva. La macchina del fango sputa contro chiunque il governo consideri un nemico. Ieri è toccato al pm di Milano Ilda Boccassini.

L'obiettivo è un messaggio semplice: siete tutti uguali, siete tutti sporchi. Nel paese degli immondi, nessuno osi criticare, denunciare. La macchina del fango, quando ti macina nel suo ingranaggio, ti fa scendere al livello più basso. Dove, ricordiamocelo, tutti stiamo. Nessuno è per bene, tutti hanno magagne o crimini da nascondere. L'intimidazione colpisce chiunque. Basta una condizione sufficiente: criticare il governo, essere considerato un pericolo per il potere. Il fango sulla Boccassini viene pianificato, recuperando una vicenda antica e risolta che nulla ha a che vedere con il suo lavoro di magistrato. Quattro giorni fa il consigliere della Lega al Csm chiede il fascicolo sulla Boccassini. Ieri "il Giornale" organizza e squaderna il dossier. Il pm, che fa il suo mestiere di servitore dello Stato e della giustizia, viene "macchiato" solo perché sta indagando su Berlusconi. Sta indagando sul Potere.

C'è un'epigrafe sulla macchina del fango. Questa: "Qualunque notizia sul tuo privato sarà usata,
diramata, inventata, gonfiata". E allora quando stai per criticare una malefatta, quando decidi di volerti impegnare, quando la luce su di te sta per accendersi per qualcosa di serio... beh allora ti fermi. Perché sai che contro di te la macchina del fango è pronta, che preleverà qualsiasi cosa, vecchissima o vicina, e la mostrerà in pubblico. Con l'obiettivo non di denunciare un crimine o di mostrare un errore, ma di costringerti alla difesa. Come fotografarti in bagno, mentre sei seduto sulla ceramica. Niente di male. E' un gesto comune, ma se vieni fotografato e la tua foto viene diffusa in pubblico chiunque assocerà la tua faccia a quella situazione. Anche se non c'è nulla di male. Si chiama delegittimazione. Quello che in queste ore la "macchina" cerca di affermare è semplice. Fai l'amore? Ti daranno del perverso. Hai un'amante? Ti daranno del criminale. Ti piace fare una festa? Potranno venire a perquisirti in casa. Terrorizzare i cittadini, rovesciando loro addosso le vicende del premier come una "persecuzione" che potrebbe toccare da un momento all'altro a uno qualsiasi di loro. Eppure il paragone non è l'obiettivo della macchina del fango. Non è mettere sulla bilancia e poi vedere il peso delle scelte. Ma semplicemente serve per cercare di equiparare tutto. Non ci si difende dicendo non l'ho fatto e dimostrandolo, ma dicendo: lo facciamo tutti. Chi critica invece lo fa e non lo dice.

L'altro obiettivo della macchina del fango è intimidire. In Italia il gossip è lo strumento di controllo e intimidazione più grande che c'è. Nella declinazione cartacea e in quella virtuale. L'obiettivo è controllare la vita delle persone note a diversi livelli, in modo da poterne condizionare le dichiarazioni pubbliche. E quando serve, incassarne il silenzio. Persone che non commettono crimini affatto, ma semplicemente non vogliono che la foto banalissima con una persona non sia fatta perché poi devono giustificarla ai figli, o perché non gli va di mostrarsi in un certo atteggiamento. Nulla di grave. Nessuna di queste persone spesso ha responsabilità pubbliche, né viene colta in chissà quale situazione. Eppure arrivano a pagare alle agenzie le foto, prezzi esorbitanti per difendere spesso l'equilibrio della propria vita. Su questo meccanismo si regge il timore di fare scelte, di criticare o di mutare un investimento. Sul ricatto. Il gossip oggi è una delle varianti più redditizie e potenti del racket. Perché il Paese non si accorge di tutto questo?
Berlusconi fa dichiarazioni che in qualsiasi altro paese avrebbero portato a una crisi istituzionale, come quando disse: "Meglio guardare una bella ragazza che essere gay". Oppure quando fece le corna durante le foto insieme ai capi di stato. Eppure in Italia queste goliardate vengono percepite come manifestazioni di sanità mentale da parte di un uomo che sa vivere. Chi queste cose non le fa, e dichiara di non approvarle, viene percepito come un impostore, uno che in realtà sogna eccome di farle, ma non ha la schiettezza e il coraggio di dirlo pubblicamente. Il Paese è profondamente spaccato su questa logica. Quel che si pensa è che in fondo Berlusconi, anche quando sbaglia, lo fa perché è un uomo, con tutte le debolezze di un uomo, perché è "come noi", e in fondo "anche noi vorremmo essere come lui". Gli altri, sono degli ipocriti, soprattutto quando pensano e affrontano un discorso in maniera corretta: stanno mentendo.

Bisogna essere chiari. Le vicende del premier non hanno niente di privato. Riguardano il modo con cui si seleziona la classe politica, con cui si decide come fare carriera. Riguardano come tenere sotto estorsione il governo italiano. Se questo lo si considera un affare privato ecco che chiunque racconti cosa accade è come se stesse entrando nella sfera privata. Che siano sacri i sentimenti di Berlusconi, e speriamo che si innamori ogni giorno, questo riguarda solo lui. Ma l'inchiesta di Milano riguarda altro. La macchina del fango cerca di capovolgere la realtà, la verità. Chi ha creato ricatti cerca di passare per ricattato, chi commette crimini pubblici, cerca di dichiarare che è solo una vicenda privata, chi tiene mezzo paese nella morsa del ricatto delle foto, delle informazioni, delle agenzie, del pettegolezzo, dichiara di essere spiato. L'ha fatto con Boffo, lo sta facendo con Fini, cerca di farlo con la procura di Milano. Il fango è redditizio, dimostra fedeltà al potere e quindi automatica riconoscenza. A questo si risponde dicendo che non si ha paura. Che i lettori l'hanno ormai compreso, che non avverrà il gioco semplice di parlare ad un paese incattivito che non vede l'ora di vedere alla gogna chiunque abbia luce per poter giustificare se stesso dicendosi: ecco perché non ottengo ciò che desidero, perché non sono uno sporco. Questo gioco, che impone di riuscire nelle cose solo con il compromesso, la concessione, perché così va il mondo, e perché tutti in fondo si vendono se vogliono arrivare da qualche parte, l'abbiamo compreso e ogni giorno parlandone lo rendiamo meno forte.

Ho imparato a studiare la macchina del fango dalla storia dei regimi totalitari, come facevano in Albania o in Unione Sovietica con i dissidenti. Nessuno chiamato a rispondere a processi veri, ognuno diffamato, dossierato e condannato in ogni modo per il solo raccontare la verità. Nelle democrazie il meccanismo è diverso, più complesso ed elastico. Quello che è certo è che la macchina del fango non si fermerà. A tutto questo si risponde non sentendosi migliori, ma, con tutte le nostre debolezze e i nostri errori, sentendosi diversi. Sentendoci parte dell'Italia che non ne può più di questo racket continuo sulla vita di chi viene considerato nemico del governo.