venerdì 7 gennaio 2011

Disoccupazione record, Tremonti parla di crisi mostro, ma l' ira di Berlusconi e' sul ministro "Questa volta rischia di andare a sbattere"

L'Istat diffonde i dati di novembre che mostrano un ennesimo boom della disoccupazione per quanto riguarda i giovani fra i 15 e i 24 anni: quasi un punto in più rispetto a ottobre e il 2,4% in più rispetto allo stesso periodo del 2009. Sono i livelli più alti raggiunti dal 2004.
Il tasso di disoccupazione a novembre rimane sostanzialmente  stabile all'8,7%, lo stesso livello registrato a ottobre, anche se fuori dagli arrotondamenti si nota un lievissimo calo (dall'8,729% all'8,678%). Lo comunica l'Istat in base a dati destagionalizzati e a stime provvisorie. Il tasso all'8,7% è il più alto dall'inizio delle serie storiche mensili, ovvero dal gennaio del 2004. Le persone in cerca di occupazione sono stimate dall'Istat in 2 milioni e 175 mila.
Ad aumentare è soprattutto la disoccupazione giovanile: il tasso si è attestato al 28,9%, con un aumento di 0,9 punti percentuali rispetto a ottobre e di 2,4 punti rispetto a novembre 2009. Anche in questo caso si tratta di un livello record dall'inizio delle serie storiche a gennaio 2004.Il presidente della Banca centrale europea sollecita più rigore nel controllo dei conti pubblici: "Dobbiamo rafforzare i codici di condotta, è tempo che ogni paese si assuma le proprie responsabilità". La crescita del Pil Ue rivista al ribasso.
Nel 2011 quattrocentomila lavoratori, oggi intrappolati nella cassa integrazione, rischiano di divenire disoccupati andando ad ingrossare l'esercito degli attuali 2 milioni di senza lavoro. La stima e' del segretario generale aggiunto della Cisl, Giorgio Santini, un sindacato sempre tenero nei confronti di B. e del suo governo.
La recessione ha indebolito il nostro tessuto produttivo che dal primo trimestre 2008 al terzo del 2010 - secondo i dati della Confindustria - ha lasciato sul campo 540 mila posti di lavoro. 
Nel  2010 il tasso di inattività della popolazione tra i 15 e i 64 anni (ovvero la percentuale di chi non ha lavoro e non lo cerca) si attesta al 38,6%, sei decimi di punto in più rispetto a un anno prima. Il numero di inattivi risulta in crescita, rispetto allo stesso periodo del 2009, nell'insieme del territorio nazionale. Nel Nord (+2,2%, pari a 120.000 unità) l'incremento, più sostenuto rispetto al recente passato, interessa entrambe le componenti di genere, mentre nel Centro (+1,3%, pari a 35.000 unità) l'aumento si concentra nella sola componente maschile. Nel Mezzogiorno, il numero di inattivi, registra un'ulteriore espansione, manifestando una variazione tendenziale del 2,2%, pari a 149.000 unità in più rispetto al  2009.
"L'Italia delude e rimane indietro". E' severa l'analisi del centro studi di Confindustria che ha limato al ribasso le stime del Pil, prevedendo che la crescita si fermerà all'1% nel 2010 (rivisto dall'1,2%) e all'1,1% nel 2011 (dall'1,3%) e poi all'1,3% nel 2012. Per gli economisti di via dell'Astronomia in Italia "la malattia della lenta crescita non è mai stata vinta. 
Nonostante il suo super ministro dell' Economia, Giulio Tremonti,  abbia detto "La crisi non è finita", parlando a Parigi alla Conferenza 'Nuovo mondo, nuovo capitalismo' riferendosi complessivamente alla situazione internazionale, nonostante abbia aggiunto  "E' come vivere in un videogame, compare un mostro, lo combatti, lo vinci, ti rilassi e subito spunta un altro mostro più forte del primo" e abbia concluso chiedendo "si dice che va tutto bene, ma ne siamo proprio sicuri?", il cavaliere si inalbera e si preoccupa di restare in sella anziche' studiare interventi per risolvere il problema e favorire la crescita dell' occupazione e la ripresa economica.
Il premier pensa ad allargare la maggioranza all' Udc e vuoled i soldi per il quoziente familiare e cedolare secca richiesti da Casini.
Il governo se volesse veramente risolvere il problema della crisi economia e della disoccupazione disoccupazione dovrebbe disporsi a fare sforzi per adeguarsi ai parametri internazionali della ''Ricerca e Sviluppo'' (R&S).  Nella R&S si celebra, come afferma il sociologo Luciano Gallino, il connubio indissolubile tra scienza e tecnologia, che il termine tecnoscienza da tempo designa. Nelle societa' industriali avanzate, la R&S e' semplicemente una delle piu' efficaci job machine che si conoscano. Purtroppo in Italia la R&S e' una job machine i cui parametri sono largamente al di sotto di quelli degli altri paesi industrializzati, europei e non. In termini di percentuale sul Pil, in Italia, i parametri della R&S osciullano tra un quarto e la meta' degli altri Paesi.
Chi rischia di andare a sbattere, vedi il seguente articolo del collega Carmelo Lopapa, non e' Tremonti, ma il Paese, i giovani della generazione senza futuro, e tutti gli altri a seguire come un effetto domino.


IL CASO

L'ira di Berlusconi su Tremonti
"Questa volta rischia di andare a sbattere"

Il premier: "Se è un modo per dire che non darà i soldi per le riforme si sbaglia". Il Cavaliere sa che dopo aprile torneranno tutte le spinte per un governo tecnico. Le preoccupazioni di Bossi per il federalismo

di CARMELO LOPAPA Tremonti evoca i mostri e in quel videogame da paura Silvio Berlusconi si è sentito subito risucchiare. Il suo ministro parla da Parigi della "situazione internazionale", delle nubi che si addensano, della crisi che è altro che finita, e il presidente del Consiglio legge nel monito sui conti un messaggio tutto a uso interno.

"Se è stato un modo per farmi capire che non aprirà le casse per reperire i fondi necessari alle riforme che gli ho chiesto, stavolta si sbaglia e va a sbattere" è stata la reazione che gli uomini del Cavaliere hanno registrato nelle ore successive all'intervento di Tremonti al simposio francese. Coordinatori e quegli stessi fedelissimi - da Cicchitto alla Bernini a Napoli oltre - dai quali partirà non a caso una raffica di avvertimenti all'indirizzo del ministro: certo, la crisi, ma ci sono anche spiragli positivi, dunque assieme ai tagli è giunta l'ora di "interventi sul fisco che aiutino la crescita", per usare le parole del capogruppo alla Camera. Per il presidente del Consiglio è lo spettro dei cordoni della borsa che restano sigillati. Sono le porte delle casse pubbliche che si chiudono alle richieste degli uomini di Casini su quoziente familiare e cedolare secca, come sulle speranze - in chiave pre-elettorale - di dar forma e sostanza alla riforma del fisco. E in queste condizioni le aperture della maggioranza ai centristi sono destinate a restare una chimera.

Di più. Il Cavaliere ieri ha avuto la conferma plastica di come Tremonti si sia ritagliato ormai un ruolo del tutto autonomo. Lo contraddice sulla scena internazionale sostenendo che dalla crisi non siamo affatto fuori. E si pone quale unico interlocutore in grado di dialogare con le cancellerie europee e di governare la Borsa e i suoi contraccolpi. Il ministro dell'Economia ha le sue ragioni e i suoi conti, d'altro canto. Sa bene che quei miliardi (cinque, dieci?) necessari alla copertura finanziaria del quoziente familiare come della cedolare secca non sono nelle disponibilità del Tesoro. Né è possibile tagliare ancora. Una partita, quella tra Bossi e Tremonti, che appare già alla resa dei conti finale. Con Umberto Bossi che resta col fiato sospeso: perché se salta il tavolo del governo, anche il federalismo fiscale va alla malora. Ecco perché proprio il Senatur, in queste ore, sta portando avanti l'ultimo strenuo tentativo di tenere insieme "quei due". Non è il solo. Con altre finalità, anche nel fronte pidiellino c'è chi sta tentando di convincere Berlusconi che sarebbe un errore abbandonare del tutto "Giulio" all'egemonia del Carroccio, oltre che alle "cene degli ossi". "Sarebbe un errore, è una risorsa del Pdl, non possiamo consentire che la Lega metta il cappello sul nostro ministro - ragiona Osvaldo Napoli - Se Berlusconi e Tremonti torneranno a confrontarsi, una soluzione la troveranno senz'altro, tra rigidità dei conti ed esigenze della politica". È quella stessa corrente "trattativista" che fa capo a Letta e Cicchitto che in queste ore sta esercitando pressioni sul presidente del Consiglio perché fermi la campagna acquisti ad personas. I due ritengono di aver strappato già a Casini e ai suoi una sorta di "desistenza esterna" della quale il governo e l'esigua maggioranza potrebbero giovare non poco. "Ma devi fermare le manovre dei Moffa e dei Romano a caccia di parlamentari" è l'insistente invito dei consiglieri al premier.

Berlusconi sembra avere altri pensieri, altre preoccupazioni in questo scorcio di vacanze trascorse - come quelle estive - nella residenza di Arcore. Ed è il timore che col precipitare della situazione, col fallimento dell'allargamento della maggioranza, con la crisi e l'eventuale voto anticipato, Tremonti a questo punto divenga una "risorsa" non del Pdl, ma proprio di chi - dalla Lega ai terzopolisti - lavora già al dopo-Berlusconi. Perché il tempo limite per ottenere le elezioni anticipate come ultima via di fuga dalla "palude", scade ad aprile. A quel punto lo scioglimento delle Camere diventerà un miraggio. E il fantasma di un esecutivo di emergenza economico-finanziaria potrebbe materializzarsi proprio nelle sale del ministero di Via XX settembre.

L'attrito del premier nei confronti del ministro raccontano stia rasentando l'astio. E non è casuale - a sentire gli stessi dirigenti pidiellini - l'avvertimento lanciato qualche giorno fa dal Giornale di famiglia, quel "non fare come Fini". Che ai più maliziosi ha ricordato un analogo avvertimento lanciato dal quotidiano al presidente della Camera affinché non uscisse fuori dai ranghi, poco prima che partisse la campagna mediatica sulla casa di Montecarlo. Tremonti va avanti sicuro ma non del tutto sereno. Le indiscrezioni trapelate in questi giorni sull'inchiesta napoletano che coinvolge Marco Milanese, suo fidatissimo collaboratore, non gli fanno presagire nulla di buono. Dalla "macchina del fango" in azione contro gli avversari, lui si è sempre tenuto lontano. Non vorrebbe adesso vedersela scatenare contro.

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