martedì 25 gennaio 2011

Fini a Bossi: «Sicuro di stare con Silvio?»

Fini a Bossi: «Sicuro di stare con Silvio?»  

del Congiurato

di Il congiurato
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Negli ultimi giorni Bossi e Fini si sono reciprocamente sondati all’insaputa di Berlusconi, fatto impensabile fino a poco tempo fa. Il presidente della Camera, raccontano da Fli, ha cercato il senatur per capirne le reali intenzioni politiche. Per sapere se davvero la Lega è pronta a rischiare la rinuncia al federalismo pur di restare fedele ad un premier non più in grado di garantire le riforme tanto agognata.

Un errore già commesso nel 2006 con la sconfitta nel referendum sul testo dei saggi di Lorenzago. Il presidente della Camera desiderava soprattutto capire se il leader padano è pronto a quello che l’altro capo del terzo Polo, Pierferdinando Casini, ha definito «un governo assieme al Pdl ma senza Berlusconi». Fini, che conosce pressappoco tutti i particolari dell’alleanza Berlusconi-Bossi (siglata nel dicembre 1999 presso un notaio di Milano, raccontò Speroni) non è certo rimasto sorpreso nel trovare un Bossi fermo sulla sostanziale «fedeltà a Silvio». La sintesi è stata: «Non è che Bossi abbia lasciato troppi spazi ad un governo senza Berlusconi».
Ma forse qualche spiraglio sì. La Lega sta indubbiamente vivendo la fase più difficile della legislatura, con la base in fermento per l’alleanza sempre più indigeribile col premier e il rischio che il “dividendo politico” in termini di riforme sia quello di cinque anni fa, cioè un pugno di mosche, e che le ragioni dello stare insieme al Cavaliere alla fine si riducano solo ad un po’ di posti di potere. Il popolo di Pontida potrebbe non capire.

E infatti non sta proprio capendo, come si evince dalle tante voci che arrivano dal basso. Se poi si considera che la premiership alternativa più accredita è proprio quella del “leghista” Giulio Tremonti, si comprende la difficoltà dei lumbard a spiegare che “conviene” stare con Berlusconi. Il quale non dà certo una mano. Quando Maroni chiede al Pdl una tregua per propiziare il successo del federalismo fiscale, ecco che da Arcore arriva l’annuncio di nuove carte contro Fini sulla casa di Montecarlo e anche un irrigidimento sulle dimissioni di Bondi (da Palazzo Chigi dicono 315 a 311 per il ministro) nella speranza di incassare una mezza fiducia in chiave anti Ruby. Il gruppo dei cinquantenni leghisti è stufo ed è pronto al salto. Fino a quando Umberto terrà fede a quel patto riservato con Silvio?

da l' Unita'

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