sabato 29 gennaio 2011

Gli spiccioli del sultano

Gli spiccioli del sultano

di Giovanni Maria Bellu
Un consiglio dei ministri celebrato come un funerale, visi terrei nei Palazzi del potere, cupi ammonimenti che vengono dal remoto passato: persino Licio Gelli ha preso le distanze dal suo ex allievo. Silvio Berlusconi è un uomo sempre più disperato, sempre più solo e per questo sempre più pericoloso. Ormai anche i fedelissimi faticano a seguirlo.

Il tono imbarazzato di Mauro Masi nella telefonata a Santoro raccontava il tormento di un soldato che sta eseguendo, senza convinzione, l'ordine di un generale impazzito. La domanda è per quanto tempo ancora il premier terrà il paese in ostaggio coinvolgendolo nella sua agonia. E fino a che punto si spingerà la malafede dei suoi dipendenti. Silvio Berlusconi ha almeno due buoni motivi per essere fortemente preoccupato. Sa che gli inquirenti stanno esaminando immagini e filmati realizzati da alcune delle sue giovani compagne di Bunga Bunga. E, da scienziato dell'immagine, sa bene che un'istantanea può fare molto più male di cento verbali.

Poi c'è Nicole Minetti che ha deciso di presentarsi martedì all'interrogatorio e che potrebbe trovarsi nell'impossibilità di proseguire la marcia giudiziaria in compagnia del suo attempato ex benefattore. Certo, Berlusconi ha risorse economiche talmente sconfinate da essere in grado di comprare quasi tutto.

Un patrimonio di una decina di miliardi di euro trasforma in spiccioli somme che per i comuni mortali sono colossali. Ecco un gioco matematico che aiuta ad avere un'idea di questo aspetto stranoto ma sempre sottovalutato dell'anomalia italiana. Per Silvio Berlusconi dieci milioni di euro sono "pesanti" quanto 500 euro per il titolare di un patrimonio di mezzo milione, cioè un signore che possiede un bell'appartamento in una città di provincia. Trenta milioni di euro corrispondono per Berlusconi alla cifra che quel signore benestante spende per una settimana con la moglie a Sharm El Sheik.

Ecco, forse Ruby e le sue colleghe a un certo punto hanno fatto un po' di conti. E forse si sono accorte che quei 5-10.000 euro che trovavano nelle buste corrispondevano, per il loro benefattore, a pochi centesimi. Quel vecchio comprava la loro compagnia con lo stesso sforzo economico di chi dà un obolo al lavavetri. Chissà che la scoperta di questa banalissima realtà non determini, oltre che la tentazione di sistemarsi per sempre con un semplice ricatto, anche la scoperta successiva: che esistono cose che non hanno prezzo. I nemici che il presidente del Consiglio oggi teme maggiormente non sono né i "comunisti", né i "pubblici ministeri". Hanno nomi antichissimi, che l'umanità usava prima dei codici e prima della politica: si chiamano amor proprio, dignità, rispetto per se stessi.

Tutto quanto negli ultimi giorni hanno fatto i dipendenti politici di Silvio Berlusconi è dal ministro ombra Franco Frattini col rilancio del 'caso Montecarlo' al consigliere del Csm che ha diffuso una remota pratica relativa a Ilda Boccassini è un tentativo maldestro di suggerire l'idea che l'immoralità è la norma. Ma in quest'impresa non è mai riuscito nessuno. Auguriamoci che Silvio Berlusconi se ne renda conto rapidamente, senza fare ulteriori danni al Paese e anche a se stesso.

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