mercoledì 26 gennaio 2011

Informazione: il neo MinCulPop istituito da Berlusconi

Informazione: il neo MinCulPop istituito da Berlusconi

Berlumusso
Silvio Berlusconi non è il nuovo Benito Mussolini. E il suo governo è molto diverso da quello fascista. Ma ciò non deve rassicurare. Del fascismo il berlusconismo è l’equivalente funzionale e postmoderno, fondato sulla ‘legalizzazione’ del privilegio e sul dominio dell’immagine. I suoi modelli sono Putin e Gheddafi, e ancor più il Mackie Messer di Bertolt Brecht e il Grande Fratello di George Orwell.
Cosi’ scrive, tra l’ altro, il direttore di MicroMega, Paolo Flores d’ Arcais, nel nuovo numero della rivista dedicato al berlusconismo e fascismo.
Ha ragione quando afferma che del fascismo il berlusconismo è l’equivalente funzionale e postmoderno, fondato sulla ‘legalizzazione’ del privilegio e sul dominio dell’immagine. Questo assunto e’ dimostrato dai numerosi tentati che il signore delle tv, il tenutario di Villa Arzilla (copyright  Gad Lerner), ha fatto per realizzare una  forte limitazione della liberta’ di stampa.
Questi tentativi ricordano tanto la censura fascista che aveva lo scopo di:
  • Controllo sull'immagine pubblica del regime, ottenuto anche con la cancellazione immediata di qualsiasi contenuto che potesse suscitare opposizione, sospetto, o dubbi sul fascismo.
  • Controllo costante dell'opinione pubblica come strumento di misurazione del consenso.
Anche il cavaliere come il duce combatte ogni contenuto ideologico diverso da quello del Pdl  o che crea fastidio alla  sua immagine, ed ogni altro lavoro o contenuto che possa incoraggiare temi culturali considerati disturbanti.
Il suo credo e imperativo categorico e’ fondato su quanto Benito Mussolini disse in un discorso dell’ ottobre 1928: ‘’Il giornalismo italiano e’ libero perche’ serve soltanto una causa e un regime: e’ libero perche’ nell’ ambito delle leggi del regime, puo’ esercitare, e le esercita, funzioni di controllo, di critica, di propulsione’’.
I media di famiglia o amici da anni si comportano cosi’. Questo comportamento si accentuato dopo lo scandalo Ruby e in seguito alle direttive arrivate da Arcore o da Palazzo Grazioli. L’ imperativo e’ smontare le accuse e nascondere i fatti, Anche alla Rai e’ stata rafforzata la trincea difensiva nei tg, le comandata dal fido Bonaiuti (nomen omen).
Come al tempo del fascismo quando  la censura fascista suggeriva di comporre i giornali con una più ampia attenzione alla cronaca nei momenti politicamente più delicati, in modo da distrarre l'opinione pubblica dai passaggi pericolosi per il governo, oggi i media di famiglia o amici parlano scrivono di facezie, trascurando per esempio (Tg1) il monito del Papa al recupero delle radici morali, o evidenziano il richiamo di Bagnasco  ai Pm. Tutte queste manovre, una volta gestite dal MinCulPop di fascista memoria, oggi sono coordinate direttamente dal cavaliere, dai direttori delle testate Mediaset-Mondadori, da Fedele Confalonieri e dai figli Marina, Piersilvio e Luigi.
In Rai oltre a Minzolini ci pensa il direttore generale Mauro Masi che ha inviato una circolare ai direttori di rete ed di testata invintadoli a comporre il pubblico in studio nei talk show in maniera paritaria: tot di destra e tot di sinistra.  La strategia aziendale della Rai e’ chiara: compiacere il padrone Berlusconi
Bene hanno fatto i colleghi Carlo Verna, segretario Usigrai, il sindacato dei giornalisti Rai, e Roberto di Natale, presidente della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, a dichiarare irricevibile e inapplicabile la circolare. Di Natale ha poi invitato Masi a intervenire sull’uso dei videomessaggi e sulle telefonate in diretta del premier.
E’ chiaro che nell'Italia berlusconiana esiste da molti anni una versione aggiornata del MinCulPop, che senza dubbio può essere ribattezzata MinCulPapi. Naturalmente le soluzioni sono state affinate, ma il risultato non è dissimile da quanto avvenuto nel Ventennio: solo gli uomini del premier possono apparire in video, hanno possibilità di mentire e fare propaganda senza essere smascherati, rimbalzare nelle edicole e nelle tv di Stato e in quelle private, sopravvivere grazie ai contributi di Stato e permeare le menti degli italiani nelle rassegne stampa organizzate dagli uomini del premier. Anche le "veline", che oggi spesso sono chiamate informative, rappresentano un ottimo modo per manganellare politici o avversari senza dare sostanza ai fatti (caso Boffo docet).
Pr contrastare i giornalisti Rai che non strisciano davanti al signore di Arcore adesso c’ e’ anche la Commissione Parlamentare di Vigilanza che sta preparando un documento, predisposto al vicepresidente Alessio Butti (Pdl), che se approvato rischia di mutilare l’ informazione del servizio pubblico.
La bozza Butti prevede che se una trasmissione parla, per esempio del Ruby-gate, il lunedi’ - e il lunedi’ c’e’ Porta a Porta del chi striscia non inciampa Bruno Vespa – per otto giorni nessun programma potra’ trattare l’ argomento. Il Pdl pensa cosi’ di saldare i conti con editorialisti e giornalisti non allineati.
Si tratta come afferma Paolo Flores D' Arcais, direttore di MicroMega, di un processo di putinizzazione dell' Italia.
"Alle pulsioni totalitarie di Berlusconi - scrive - non basta il monopolio dell' informazione televisiva (e della ricreazione televisiva, capace di veicolare valori e plasmare psicologie e sudditanze collettive perfino piu' di telegiornali e talk-show)’’. Vi aggiunge gli insulti catodici alla sinistra, ai magistrati, ai giornalisti, ai gay , le leggi ad personam, ad listas, ad familiam… per non scrivere  del contemporaneo strizzar l' occhio agli evasori fiscali, ai mafiosi e di tutti gli altri "sbrachi" di (in)civilta' con cui da ormai quindici anni un modo "nuovo" di fare politica giustifica ogni suo orrore.
Basta!

‘’…Cosi’ e’ se mi pare!’’

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