lunedì 31 gennaio 2011

Lettera Berlusconi al ''Corriere'', provocazione di un disperato e tentativo di coinvolgere nel disastro le opposizioni

Lettera Berlusconi al ''Corriere'', provocazione di un disperato e tentativo di coinvolgere nel disastro le opposizioni

Berlusconi2
‘’Gentile direttore,
il suo giornale ha meritoriamente rilanciato la discussione sul debito pubblico mostruoso che ci ritroviamo sulle spalle da molti anni, sul suo costo oneroso in termini di interessi annuali a carico dello Stato e sull’ostacolo che questo gravame pone sulla via della crescita economica del Paese’’. Ipse dixit Berlusconi.
Finalmente dopo tanti dinieghi il cavaliere nella lettera indirizzata al direttore del ‘’Corriere della Sera’’ riconosce la gravita’ della crisi che attanaglia il Paese.
Fino ad ieri rifiutava di riconoscere i gravi problemi economici dell’ Italia . Respingeva, tra l’ altro, il monito del Governatore della Banca d’ Italia, Mario Draghi, sul problema della disoccupazione, affermando che era una opinione del Governatore. «Non corrisponde alla nostra conoscenza della realtà italiana», diceva Berlusconi. E proseguiva per la sua strada spiegando che «lo stato è vicino ai cittadini quando sono nella difficoltà e nel bisogno» (come ben dimostrano i suoi contributi alle ‘’ospiti’’ del residence dell’ Olgettina).  Forse allora il cavaliere viveva  in un mondo tutto suo e non sopportava chi osava raccontare la realtà della vita quotidiana, che gli era sconosciuta.
Oggi ha cambiato idea. Forse vede il suo ‘’trono’’ vacillare. Chiede aiuto.
‘’Non mi nascondo –scrive - il problema della particolare aggressività che, per ragioni come sempre esterne alla dialettica sociale e parlamentare, affligge il sistema politico  (mai che riconosca eventuali sue colpe, ndr). Ne sono preoccupato come e più del presidente Napolitano. E per questo, dal momento che il segretario del Pd è stato in passato sensibile al tema delle liberalizzazioni e, nonostante qualche sua inappropriata associazione al coro strillato dei moralisti un tanto al chilo, ha la cultura pragmatica di un emiliano, propongo a Bersani di agire insieme in Parlamento, in forme da concordare, per discutere senza pregiudizi ed esclusivismi un grande piano bipartisan per la crescita dell’economia italiana; un piano del governo il cui fulcro è la riforma costituzionale dell’articolo 41, annunciata da mesi dal ministro Tremonti, e misure drastiche di allocazione sul mercato del patrimonio pubblico e di vasta defiscalizzazione a vantaggio delle imprese e dei giovani.
Lo scopo indiretto ma importantissimo di un piano per la crescita fondato su una frustata al cavallo di un’economia finalmente libera è di portare all’emersione della ricchezza privata nascosta, che è parte di un patrimonio di risparmio e di operosità alla luce del quale, anche secondo le stime di Bruxelles, la nostra situazione debitoria è malignamente rappresentata da quella vistosa percentuale del 118 per cento sul Pil. Prima di mettere sui ceti medi un’imposta patrimoniale che impaurisce e paralizza, un’imposta che peraltro sotto il mio governo non si farà mai, pensiamo a uno scambio virtuoso, maggiore libertà e incentivo fiscale all’investimento contro aumento della base impositiva oggi nascosta. Se a questo aggiungiamo gli effetti positivi, di autonomia e libertà, della grande riforma federalista, si può dire che gli atteggiamenti faziosi, ma anche quelli soltanto malmostosi e scettici, possono essere sconfitti, e l’Italia può dare una scossa ai fattori negativi che gravano sul suo presente, costruendosi un pezzo di futuro’’.
 Che faccia tosta!
Ancora una volta cerca di sfangarsela.
A mio giudizio, e per fortuna non solo, ma anche delle opposizioni , si tratta di un inganno.
Fino ad ieri il suo mantra era negare la crisi, convinto che un messaggio ripetuto e ancorato in maniera emotiva ha molta probabilità di essere ricordato e, anche se non corrisponde a verità, diventa verità di per se stesso.  Oggi che ha compreso che con questo modo non e’ seguito dagli italiani, soprattutto da quella parte che lo sosteneva, ammette la reale crisi economica italiana e, anziche’  presentare delle proposte di legge per la crescita e le liberalizzazioni, tenta di coinvolgere anche gli oppositori nel disastro generale.  Fin’ ora, nonostante, sia al potere da otto degli ultimi dieci anni, non ha fatto le riforme. Adesso che tutto sta andando a puttane, anche nel senso letterale del termine, in modo poco credibile e confuso chiama tutti a raccolta. Dimentica che gli altri non hanno responsabilita’ di governo e soprattutto non vanno a puttane (ops forse e’ meglio scrivere escort). Berlusconi fino ad ieri ha fatto  del "reframing", cioè della ristrutturazione nella comunicazione. La sua strategia era: negare con decisione la crisi economica. In questo modo cercava di  ristrutturare la convinzione che si erano  fatti gli italiani attraverso gli organi d'informazione. Ma, per fortuna, gli italiani hanno  un forte spirito critico: alla fine la sua strategia, complice anche il Rubygate, non ha funzionato . La strategia di Berlusconi,  rispetto anche ad un diffuso sentire popolare, è fallita e credo, che la chiamata a ‘’raccolta’’ di tutti, suoi e oppositori, significa che il cavaliere prevede una sua sconfitta alle prossime elezioni. Allora questo trucco di un grande piano bipartisan per la crescita dell’economia italiana’ e’ un tentativo, maldestro,  di accanimento terapeutico per mantenere in vita, anche se in stato vegetativo, la legislatura, per sperare nel miracolo di restare ancora in sella E' il segno della disperazione nella quale si trova Berlusconi. Fa un cambio di discorso per evitare disperatamente il voto. Del resto, in questi anni la megalomania del personaggio ci ha mostrato un Berlusconi che ha una eccessiva fiducia nei propri mezzi. Il suo operato, oggettivamente, pero’ è andato nella direzione della tutela dei suoi interessi e dunque, a questo punto, credo che le tecniche di comunicazione e il cambio di strategia non siano più sufficienti per vincere le elezioni.
La lettera di  Berlusconi al Corriere è pura propaganda e anche di pessima qualità, perchè ormai il personaggio ha perso ogni credibilità.
E’ una proposta fuori tempo massimo, oltre che una  provocazione di un disperato.
L’ appello del Cavaliere e’ patetico e tardivo. Mi auguro che la  sinistra non si faccia coinvolgere in questo teatrino.

''...Cosi' e' se mi pare!''

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