lunedì 17 gennaio 2011

Umberto Magno e la fine della Lega

Umberto Magno e la fine della Lega

Umberto Magno
(10:00)
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Parlare male della Lega è facile, troppo facile. Nata per la secessione, ha ripiegato sul federalismo, quindi è diventata il pilastro di un centralismo, aiutato dal manganello, mai visto dai tempi di Mussolini. Odiava Roma ed è attaccata alle mammelle di Roma come e più di un Mastella qualsiasi. Era contro la mafia e si è alleata con Dell'Utri (Berlusconi è solo una controfigura). Ha tuonato contro i terùn e ora la Lombardia è un feudo della 'ndrangheta e i testimoni di giustizia sono rapiti in piena Milano e sciolti nell'acido. Era per la riduzione delle tasse e abbiamo la tassazione più alta d'Europa. L'unica tassa federale, l'Ici che finiva nelle casse dei Comuni, l'ha abolita Tremorti, il commercialista di fiducia del senatùr. Anelava il ritorno alle origini celtiche, con tanto di mucche, latte, campi di grano e macro corna vichinghe sul capo, ma l'allevamento e l'agricoltura stanno scomparendo insieme ai terreni cementificati grazie alle licenze edilizie concesse dai sindaci leghisti. Casini al confronto è un uomo di parola. Scilipoti una persona di coerenza cristallina. Veltroni un condottiero. Di fronte a cotante balle, terminate inevitabilmente con fallimenti a catena, la Lega sembra più forte che mai. In realtà i suoi voti, in termini assoluti, stanno diminuendo elezione dopo elezione. Il consenso reale cala, ma il suo peso politico, data la debolezza del Pdl, aumenta. E' come un febbrone che colpisce l'organismo quando si indebolisce e l'Italia è sempre più debole. Basta un sotto virus del varesotto per metterla a letto. La Lega non dura. Dura minga. Non può durare.


Intervista a Leonardo Facco, autore di "Umberto Magno"

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