martedì 25 gennaio 2011

Una parola per l'Italia? Nessun dubbio: Costituzione

IL SONDAGGIO

Una parola per l'Italia?
Nessun dubbio: Costituzione

Più di 100mila lettori di Repubblica.it hanno partecipato al sondaggio per scegliere la parola dei 150 anni. E hanno votato senza esitazioni: la Carta, con Resistenza e Tricolore. E il messaggio è chiaro 

di MASSIMO ARCANGELI

Più di centomila voti tra i lettori di Repubblica.it per "eleggere" la parola emblema del centocinquantenario. A imporsi la Costituzione; ha tenuto a debita distanza, fin dall'avvio del sondaggio, due temibili avversari: Resistenzatricolore. In tre si sono aggiudicati quasi la metà delle preferenze. Hanno stracciato i concorrenti, e significherà pure qualcosa.

Emigrazione e burocrazia  fanno la loro discreta figura, niente di più; tallonati da brigantaggio e tangentopoli, staccano più nettamente un'"anomalia" (per Croce e o i suoi seguaci) e una costante del genio italico: il fascismo e  il trasformismo.

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La Costituzione, la Resistenza, il tricolore sono simboli dell'Italia seria e legale, impegnata e stretta attorno alla propria bandiera. Attualizzati, molto presumibilmente: i padri costituenti invocati a salvaguardia della democrazia; la Resistenza come valore fondante contro il fuoco incrociato della delegittimazione; il patrio vessillo troppo spesso vilipeso.
    
Snobbati il Concordato e l'austerity, e poco apprezzati la commedia e il neorealismo, la guerra e il femminismo, il socialismo e la Ferrari, si difendono meglio la famiglia e gli
anni di piombo, l'Italia pallonara (calcio) e la Prima Repubblica (democristiano), i dialetti e gli scioperi. Relegati in fondo alla lista delle magnifiche 25, neanche a farlo apposta, i telequiz e i festival. Il rovescio della medaglia: l'Italia televisiva surclassata da lettori infastiditi dai tanti programmi per cerebrolesi o annoiati mortalmente dai signori e signorini del gossip-spettacolo.

Centomila voti. Uno spaccato del paese al cui interno, coscienti e responsabili, tanti piccoli grandi "elettori" si sono coagulati attorno ai valori assoluti di un'italianità fiera di cui s'avverte un gran bisogno. 150 anni dopo.

(Massimo Arcangeli è linguista e critico letterario. Docente di linguistica italiana è stato preside della facoltà di lingue e letterature straniere presso l'Università degli Studi di Cagliari. Dirige l'Osservatorio della Lingua italiana)

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