lunedì 28 febbraio 2011

Afghanistan: basta non possiamo continuare a piangere i nostri connazionali Afghanistan

Afghanistan: basta non possimo continuare a piangere i nostri connazionali

Afghanistan
Un militare italiano è rimasto ucciso oggi nell'esplosione di un ordigno improvvisato che ha colpito un veicolo blindato Lince nei pressi di Shindand, nell'ovest dell'Afghanistan. Quattro soldati sono rimasti feriti, secondo quanto si è appreso dallo Stato Maggiore della Difesa. L'esplosione ha avuto luogo alle 12.45 locali, a 25 chilometri a nord di Shindand.  

La deflagrazione dell'ordigno ha coinvolto un veicolo blindato Lince della Task Force Center, su base Quinto Reggimento Alpini. Un militare italiano è deceduto e quattro commilitoni rimasti feriti. L`evacuazione dei militari feriti è in corso. La pattuglia rientrava da un`operazione di assistenza medica alla popolazione locale.  La vittima è il tenente Massimo Ranzani, nato a Ferrara il 24 marzo 1974. L'incidente durante un pattugliamento nei pressi di Shindand, nell'ovest del Paese. I cinque coinvolti sono tutti del reggimento alpini. Berlusconi: "E' un calvario, speriamo ne valga la pena". La Russa: "La missione va avanti".

"Solidale partecipazione" al dolore dei familiari è stato espresso dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che ha anche fatto gli auguri ai soldati feriti. Silvio Berlusconi ha parlato di "tormento e calvario" e, ha aggiunto, "ogni volta ci domandiamo se questo sacrificio che compiamo, con il voto unanime del Parlamento e con il consenso di tutti gli italiani, se questi siano veramente sforzi che servono e che vanno in porto. Lo speriamo veramente". Ma che la posizione dell'Italia non vada ridiscussa è convinto il ministro La Russa, che parla sì di una lista di vittime "lunga, troppo lunga, che non possiamo e non vogliamo dimenticare"; ma "la linea non cambia di fronte a un evento luttuoso. Le scelte si fanno a prescindere da questo, tenendo certo conto anche del sacrificio che certe scelte comportano". Cordoglio è stato espresso dalle altre massime cariche istituzionali, i presidenti di Camera e Senato Gianfranco Fini e Renato Schifani, mentre il ministro degli Esteri Franco Frattini ha ricordato che "nostro dovere è rispettare gli impegni internazionali presi con la Nato e con le Nazioni Unite", poiché "la comunità internazionale ci chiede di rimanere uniti, di continuare a sostenere la stabilizzazione dell'Afghanistan e di rispettare gli impegni".

Afghanistan1
Poche settimane fa in un conflitto a fuoco tra militari italiani e un gruppo di insorti, nell'area di Bala Murghab, nell'ovest dell'Afghanistan un soldato del contingente italiano è morto: "era stato ferito alla testa". Era il  caporal maggiore Luca Sanna, di Oristano. In quell’ episodio un altro militare italiano è rimasto ferito. 


Quest’ Ultima vicenda ripropone la domanda se e' utile per l' Italia restare ancora in quel Paese. Siamo certi che sia una missione di pace? Forse per noi italiani si', ma gli altri quelli che uccidono militari, definiti occupanti e nemici, e civili, lo sanno? E' una amara ironia, ma necessaria per riflettere sulla nostra presenza in quello Stato.
Mi chiedo se ai famigliari dei soldati morti e feriti  siano sufficienti le parole del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Tralascio le dichiarazioni di Berlusconi, La Russa, Frattini, perche’ come abbiamo appreso dai Cablo di WikiLeaks sono considerati ‘’utili idioti’’ dall’ amministrazione Usa. Infatti, sono descritti, dagli ambasciatori statunitensi come scioccamente al servizio degli Usa e ai danni dell’ Italia e dell’ Ue. Mai uno sprazzo di autorevole iniziativa.
E' vero non si discute sulle scelte fatte in conseguenza di singoli, luttuosi e tragici avvenimenti. Questo tema si dibatte nell' ambito della politica generale, ma e' necessario parlarne. Non si puo' continuare a piangere nostri connazionali. La riflessione deve essere fatta in tempi brevi.
Sicuramente l' Italia ha un ruolo per il consolidamento delle istituzioni democratiche, ma ho i miei dubbi sul ruolo che svolgiamo per lo sviluppo economico dell' Afghanistan. Uno sviluppo in mano, quasi esclusivamente, delle multinazionali statunitensi, le quali hanno costruito solo alberghi a cinque stelle. Le stesse che governano l' economia in Iraq, dove tra l' altro hanno realizzato piscine olimpioniche per  gli addestratori della polizia.
A me sembra che questa ulteriore vittima del contingente italiano dimostri che si tratta di una missione sempre meno umanitaria e di pace.
Mi sembra interessante questo articolo pubblicato da MicroMega al decimo anno di guerra.
In quel lontano e tragico 7 ottobre 2001 il governo USA, appoggiato dalla Coalizione Internazionale contro il terrorismo, ha lanciato un attacco aereo contro l’Afghanistan. Questa guerra continua nel silenzio e nell’indifferenza, nonostante l’infinita processione di bare dei nostri soldati morti. Che si tratti di guerra è ormai certo, sia perché tutti gli eserciti coinvolti la definiscono tale, sia perché il numero dei soldati che la combattono e le armi micidiali che usano non lasciano spazio agli eufemismi della propaganda italiana che continua a chiamarla “missione di pace”. Si parla di 40.000 morti afghani (militari e civili), e il meccanismo di odio che si è scatenato non ha niente a che vedere con la pace. Come si può chiamare pace e desiderare la pace, se con una mano diciamo di volere offrire aiuti e liberazione e con l’altra impugniamo le armi e uccidiamo?

La guerra in Afghanistan ha trovato in Italia in questi quasi 10 anni unanime consenso da parte di tutti i partiti – soprattutto quando erano nella maggioranza – e di tutti i governi. Rileggere le dichiarazioni di voto in occasione dei ricorrenti finanziamenti della “missione” rivela – oltre devastanti luoghi comuni e diffuso retorico patriottismo – un’ unanimità che il nostro Parlamento non conosce su nessun argomento e problema. Perché solo la guerra trova la politica italiana tutta d’accordo? Chi ispira questo patriottismo guerrafondaio che rigetta l’articolo 11 della nostra Costituzione?

L’elenco degli strumenti di morte utilizzati è tanto lungo quanto quello dei cosiddetti “danni collaterali” cioè 10.000 civili, innocenti ed estranei alla stessa guerriglia, uccisi per errore. Ma la guerra non fa errori, poiché è fatta per uccidere e basta.

Noi vogliamo rompere le mistificazioni, le complicità e le false notizie di guerra che condannano i cittadini alla disinformazione, che orientano l’opinione pubblica a giustificare la guerra e a considerare questa guerra in Afghanistan come inevitabile e buona. La guerra in Iraq, i suoi orrori e la sua ufficiale conclusione hanno confermato negli ultimi giorni la totale inutilità di queste ‘missioni di morte’. Le sevizie compiute nel carcere di Abu Ghraib e in quello di Guantanamo, i bombardamenti al fosforo della città di Falluja nella infame operazione Phantom Fury non hanno costruito certo né pace né democrazia, ma hanno moltiplicato in Iraq il rancore e la vendetta. Altrimenti perché sono orami centinaia i soldati degli Stati Uniti, del Canada e del Regno Unito che si suicidano, dopo essere tornati dall’ Iraq e dall’ Afghanistan? Cosa tormenta la coscienza e la memoria di questi veterani? Cosa hanno visto e cosa hanno fatto che non possono più dimenticare? Dall’inizio della guerra in Afghanistan ci sono più morti fra i soldati tornati a casa che tra quelli al fronte: si susseguono i suicidi dei veterani negli USA.

Tutto il XX secolo ha visto la nostra nazione impegnata a combattere guerre micidiali ed inutili nelle quali i cattolici hanno offerto un decisivo sostegno ideologico. Ancora troppo peso grava sulla coscienza dei cattolici italiani per avere esaltato, pregato e partecipato alla I guerra mondiale e tanto più ancora all’omicida guerra coloniale in Abissinia.
"Ci presentavano l’Impero come gloria della patria! – scriveva Don Milani nella celebre lettera ai giudici L’obbedienza non è più una virtù –  Avevo 13 anni. Mi pare oggi. Saltavo di gioia per l’Impero. I nostri maestri si erano dimenticati di dirci che gli Etiopici erano migliori di noi. Che andavamo a bruciare le loro capanne con dentro le loro donne e i loro bambini, mentre loro non ci avevano fatto proprio nulla. Quella scuola vile, consciamente o inconsciamente non lo so, preparava gli orrori di tre anni dopo… E dopo essere stato così volgarmente mistificato dai miei maestri... vorreste che non sentissi l’obbligo non solo morale, ma anche civico, di demistificare tutto?".

Forse conoscere la storia dei tanti eccidi criminali compiuti dai militari, dagli industriali, dai servizi segreti nella nostra storia contemporanea aiuterà i giovani a formarsi una coscienza politica e un senso critico. Tanto da renderli immuni dalla propaganda che vuole soltanto carpire consenso e impegnarli in imprese di morte come la guerra in Afghanistan, nella quale facciamo parte di una coalizione che applica sistematicamente la tortura – come nel carcere di Bagram e nelle prigioni clandestine delle basi Nato – e le esecuzioni sommarie.

Chi dunque ha voluto e vuole questa guerra afghana che ci costa quasi 2 milioni di euro al giorno?
Chi decide di spendere oltre 600 milioni di euro in un anno per mantenere in Afghanistan 3300 soldati, sostenuti da 750 mezzi terrestri e 30 veicoli?
Come facciamo tra poco ad aggiungere al nostro contingente altri 700 militari? Quante scuole e ospedali si potrebbero costruire?
Chi sono i fabbricanti italiani di morte e di mutilazioni che vendono le armi per fare questa guerra?
Chi sono gli ex generali italiani che sono ai vertici di queste industrie?
Che pressioni fanno le industrie militari sul Parlamento per ottenere commesse di armi e di sistemi d’arma?
Quanto lucrano su queste guerre la Finmeccanica, l’Iveco-Fiat, la Oto Melara, l’Alenia Aeronautica e le banche che le finanziano?
E come fanno tante associazioni cattoliche ad accettare da queste industrie e da queste banche elargizioni e benefici?
Può una nazione come l’Italia che per presunte carenze economiche riduce i posti letto negli ospedali, blocca gli stipendi, tiene i carcerati in condizioni abominevoli e inumane, licenzia gli insegnanti, aumenta gli studenti per classe fino al numero di 35, riduce le ore di scuola, accetta senza scomporsi che una parte sempre più grande di cittadini viva nell’indigenza e nella povertà, impegnare in armamenti e sistemi d’arma decine di miliardi di euro?
A cosa serviranno per il nostro benessere e per la pace i cacciabombardieri JSF che ci costano 14 miliardi di euro (quanto ricostruire tutto l’Abruzzo terremotato)?
E le navi FREM da 5,7 miliardi di euro?
E la portaerei Cavour – costata quasi 1,5 miliardi e per il cui esercizio sprechiamo in media circa 150.000 euro al giorno – come contribuirà a costruire la pace?
E come è possibile che il Parlamento abbia stanziato 24 miliardi di euro per la difesa nel bilancio 2010?

Chi sottoscrive questo appello vuole soltanto che in Italia si risponda a queste domande.

Rispondano i presidenti del Consiglio di questi ultimi 10 anni, i ministri della difesa e tutti i parlamentari che hanno approvato i finanziamenti a questa guerra.

Dicano con franchezza che questa guerra si combatte perché l’Afghanistan è un nodo strategico per il controllo delle energie, per il profitto di alcuni gruppi industriali italiani, per una egemonia economica internazionale, per una volontà di potenza che rappresenta un neocolonialismo mascherato da intenti umanitari e democratici, poiché questi non si possono mai affermare con armi e violenza.

Facciamo nostre le parole profetiche di una grande donna indiana, Arundathi Roy, scritte in quel tragico 7 ottobre 2001: "Il bombardamento dell’Afghanistan non è una vendetta per New York e Washington. E’ l’ennesimo atto di terrorismo contro il popolo del mondo. Ogni persona innocente che viene uccisa deve essere aggiunta, e non sottratta, all’orrendo bilancio di civili morti a New York e Washington. La gente raramente vince le guerre, i governi raramente le perdono. La gente viene uccisa. I governi si trasformano e si ricompongono come teste di idra. Usano la bandiera prima per cellofanare la mente della gente e soffocare il pensiero e poi, come sudario cerimoniale, per avvolgere i cadaveri straziati dei loro morti volenterosi".
Nell’ ultimo numero dell’ Espresso, Giorgio Bocca si chiede: ‘’Perche’ partecipiamo alla guerra in Afghanistan? Perche’ i nostri soldati vanno a morire in quelle desolate terre? Perche’ le autorità recitano il rituale cordoglio con cerimonia funebre e pianto dei parenti? Perché la guerra continua ad essere necessaria alla politica internazionale e interna? Perché l’ umanità non si è ancora liberata delle voglia ancestrale di sangue fraterno?’’
Una risposta – scrive Bocca - suggerita dalla storia recente è: la guerra permane come prova di nuove guerre, nuove armi, nuove strategie. La seconda ragione è quella dei buoni affari dei mercanti di cannoni. La guerra giustifica e nobilita ogni decisione del potere economico. C’ è anche, s’ intende, il motgivo politico. La guerra è sempre dalla parte della conservazione del potere da parte dei padroni, i Berlusconi di tutti i regimi riaffermano regolarmente che la guerra è necessaria e provvidenziale anche se razionalmente nessuno sa spiegare il perché’’.
‘’Questa – continua Bocca – è la guerra per cui muoiono dei giovani italiani? E per cui si commuovono i reggenti della Repubblica? Che significa per i giovani italiani questo rituale che si ripropone quasi ogni mese? E’ già difficile credere che sia bello e onorevole morire per la patria quando la patria e’ in pericolo, ancora meno accettare  che la tua vita sia messa in gioco per una questione di potere o di diplomazia. I morti per Cavour e Mazzini servivano per fare l’ unita’ d’ Italia. Ma questi? Per un ninvito alla Casa Bianca del nostro premier?
  Afghanistan 2
Nel 2010 sono morti in Afghanistan 712 militari, compresi quelli italiani, contro i 521 del 2009. Dall'inizio della missione Isaf in afghanistan, nel 2001, sono oltre 2.300 I militari rimasti uccisi. Le 37 vittime italiane 1sono così ripartite nel corso degli anni: una nel 2004, due nel 2005, sei nel 2006, due nel 2007, due nel 2008, nove nel 2009, 13 nel 2010 e due nel 2011.
Basta! Non voglio continuare a piangere nostri connazionali.

‘’…Così è se mi pare!’’

Io difendo la scuola pubblica

L'indignazione dei prof corre sul web e anche i sindacati insorgonoL'INIZIATIVA

Io difendo la scuola pubblica
Le adesioni, da Vecchioni a Mastrocola

Proteste da politica, sindacati, cittadini dopo l'attacco di Berlusconi alla istruzione pubblica. E Repubblica ha deciso di aprire uno spazio per dare voce ai messaggi di professori, studenti, genitori

di PAOLO GALLORI "Libertà vuol dire non essere costretti a mandarli in una scuola di Stato, dove ci sono degli insegnanti che vogliono inculcare princìpi che sono il contrario di quelli dei genitori". La frase rivela perfettamente l'idea che Berlusconi ha dell'istruzione, e nessuna smentita o correzione successiva ha potuto sminuire l'attacco alla scuola pubblica. Nessuna meraviglia per le voci di partiti, sindacati, società civile che si sono levate a difendere l'istruzione. E soprattutto dal mondo della scuola che si è sentito insultato e dai cittadini che già da ieri si sono fatti sentire in mille forme.

Per chiunque volesse mandare un messaggio, una foto, un video può farlo a:
Difendo la scuola pubblica perché... è di tutti. Scrivete anche voi 1

Migliaia di loro hanno inviato commenti al nostro sito, che apre una iniziativa ""Io difendo la scuola pubblica perché è di tutti". Un'iniziativa a cui è già pervenuto il sostegno di Roberto Vecchioni, vincitore dell'ultimo Festival di Sanremo, ma stavolta soprattutto professore, assieme a quello di Daria Colombo, anche lei insegnante. E ancora Marco Lodoli, scrittore e docente, e Paola Mastrocola, pure lei scrittrice e docente, che aggiunge: "Io difendo la scuola perché è pubblica". Aderisce Benedetta
Tobagi, scrittrice e giornalista. E per difendere la scuola pubblica firmano anche lo scrittore Andrea Camilleri.

Il Cavaliere pronto a tutto per l'appoggio della Chiesa

L'ANALISI

Il Cavaliere pronto a tutto
per l'appoggio della Chiesa

di NADIA URBINATI
QUANTO ci costerà in termini di beni pubblici - come la legge, la scuola, i diritti individuali - la sopravvivenza di questo governo? La domanda non è per nulla retorica visto lo stile da riscossa ideologica con il quale un presidente del Consiglio sempre più debole, in picchiata nei sondaggi, cerca di riprendere in mano le sorti della sua carriera politica.

Alla disperata ricerca di sostegno nei settori dell'opinione pubblica a lui più tradizionalmente vicini, il premier ha messo in cantiere un sostanzioso paniere di beni pubblici da offrire alle gerarchie vaticane in cambio di un appoggio. La cronologia non inganna. Il 18 febbraio la delegazione del governo italiano, guidata da Berlusconi incontra la delegazione vaticana con Bertone e Bagnasco. Al centro del colloquio i temi di politica interna e di cosiddetta etica: l'assistenza spirituale negli ospedali e nelle carceri, la legge sul fine vita, la scuola paritaria e il "quoziente familiare". Il vertice è cortese ma si svolge con qualche imbarazzo: non c'è, ad esempio, il faccia a faccia con il premier. "Non era previsto", fa sapere il Vaticano. Berlusconi deve cercare di recuperare punti nei confronti della gerarchia cattolica. Ed ecco il discorso di due giorni fa: dopo solo una settimana egli rende al Vaticano ciò che aveva promesso e nel nome della libertà dell'individuo di cercare la propria felicità e "farsela" con le "proprie mani", assesta una serie di colpi durissimi ai diritti di libertà e poi al
bene pubblico della scuola, un diritto di cittadinanza prioritario.

Lo scambio con le gerarchie vaticane è nel solco dell'oliatissimo e secolare guicciardinismo gesuitico: si metta una pietra tombale sul vergognoso comportamento del premier in cambio di sostanziose concessioni sui diritti e la scuola confessionale (sofisticamente detta "privata"). All'autorità che ha il dovere legittimo di sottoporre la vita e la realtà mondana al giudizio morale nel nome di principi non compromissibili, come sono quelli del Vangelo, viene proposto di patteggiare su quei principi in cambio del ridimensionamento della scuola pubblica a favore della propria scuola di indirizzo religioso e dell'opposizione del Parlamento a ogni legge che cerchi di riconoscere le coppie omosessuali e che consenta l'adozione di bimbi da parte di adulti non sposati. Alla ricerca di una benedizione curiale il più immorale degli italiani si erge a educatore e modello di moralità, di sacralità e vocazione educatrice della famiglia. E tutto questo nel nome della libertà! La libertà dei genitori "di inculcare ai loro figli quello che essi vogliono"  -  come se i figli fossero proprietà dei genitori alla pari di un'automobile o di un'abitazione con la quale fare "quello che si vuole". Quel che a noi cittadini preme e deve premere non è come la Chiesa si comporterà di fronte alla tentazione di un "patto diabolico". Ciò che a noi preme soprattutto è l'uso di un bene pubblico  -  quindi non disponibile - per ragioni private, privatissime anzi.

Il premier in bilico sa quanto sia determinante l'appoggio della Chiesa. E' allora disposto a dileggiare gli insegnanti (da molti dei quali ha tra l'altro ricevuto il voto tre anni fa) in una strategia retorica che serve a gettare discredito sulla scuola pubblica per poi preparare il terreno ideologico che giustifichi ulteriori decurtazioni di mezzi e risorse all'istruzione. Non a caso il Giornale di famiglia, ieri puntava tutto sulla strategia seduttiva del Cavaliere nei confronti dei cattolici: intervista al cardinal Bagnasco e ampio risalto al discorso di Berlusconi in prima pagina e nelle pagine due e tre. Sulla scuola, spiega Il Giornale, "Berlusconi gioca di sponda con la Santa Sede sostenendo di fatto la scuola privata. Perché, spiega, 'gli insegnanti inculcano idee diverse da quelle che vengono trasmesse nelle famiglie'". In nome della libertà del premier  -  libertà dalla legge prima di tutto - tutti gli italiani dovrebbero vivere secondo le idee e le leggi che convengono al premier e a chi lo sostiene: questo è il senso della libera ricerca della felicità nell'Italia contemporanea.

La scuola è per tutti: 12mila firme con l'Unità

La scuola è per tutti: 12mila firme con l'Unità

SCUOLA33
E' paradossale e inaccettabile che un presidente del Consiglio, chiamato a incarnare e tutelare la cosa pubblica, attacchi frontalmente la scuola statale pubblica e quindi milioni di persone che in questa credono e alla quale quotidianamente dedicano, in condizioni spesso molto difficili, la loro personale fatica: DIFENDIAMOLA.

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I PRIMI FIRMATARI

Don Luigi Ciotti - Associazione Libera
Marco Rossi Doria - Scrittore e insegnante
Nicla Vassallo - Professore Università di Genova

Comitato promotore "Se non ora quando"

Luca Formenton - Presidente gruppo editoriale il Saggiatore
Raffaele Cantone - Magistrato
Sofia Toselli - Presidente nazionale del Cidi
Roberto Vecchioni - Cantante e insegnante
Sofia Sabatini - Rete degli Studenti
Simonetta Salacone - Ex Preside Iqbal Mashid
Loredana Taddei - Cgil - Comitato promotore "Se non ora quando"
Valeria Fedeli -
Cgil - Comitato promotore "Se non ora quando"
Vittorio Lingiardi - Professore Università La Sapienza
Evelina Christillin - Presidente Teatro Stabile di Torino
Chiara Valerio - Scrittrice
Mila Spicola - Insegnante e scrittrice

Goffredo Fofi - Scrittore
Luigi Manconi - Presidente di “A buon diritto"

Fabrizio Gifuni - Attore
Moni Ovadia - Scrittore
Sonia Bergamasco - Attrice
Pippo Del Bono - Autore teatrale
Vincenzo Consolo - Scrittore
Lirio Abbate - Giornalista e scrittore
Emma Dante - Regista
Giancarlo De Cataldo - Scrittore e magistrato
Roberta Torre - Regista
Mimmo Pantaleo - Segretario Flc Cgil

Benedetto Vertecchi - Professore Università Roma Tre
Beppe Sebaste - Scrittore

Elena Monticelli - Link Rete universitaria
Mariano Di Palma - Portavoce studenti medie e superiori Uds


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Sconfiggere le menzogne di Mila Spicola
Dopo le accuse di corporativismo, di strumentalizzazione politica, di “fannullonismo” contro i docenti italiani, adesso è uscito allo scoperto: l’oggetto dell’odio del premier è la scuola statale come istituzione. Una rivoluzione ci sta tutta: è giunta l’ora di difenderci sul serio.

Dobbiamo, tutti, difendere la scuola statale italiana dalle menzogne che la stanno sommergendo. Abbiamo bisogno di tutti voi. Abbiamo bisogno di un Benigni che davanti a venti milioni di italiani reciti con il suo splendido carisma: «Art. 33 L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento. La Repubblica detta le norme generali sull'istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi. Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato»; «art. 34 La scuola è aperta a tutti.

L'istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita». Abbiamo bisogno di un’opposizione che, unita, metta la scuola in cima all’agenda politica e usi tutti gli strumenti parlamentari perché il premier ritiri (e parte le consuete smentite e i “fraintendimenti”) tutto quello che ha detto. Abbiamo bisogno di testimonial che difendano la scuola statale, che possano rompere il muro dei media: scrittori, attori, cantanti, registi, che ci raccontino il brivido di quel giorno, a scuola, nel capire con che dolcezza si può naufragare nell’infinito del pensiero e della libertà umana. Questo giornale dà lo spazio e l’opportunità per farlo. Abbiamo bisogno di tutti voi perché noi, gli insegnanti, in questi anni troppo spesso non siamo stati ascoltati. Abbiamo bisogno di donne e uomini consapevoli e informati, capaci di raccontare per intero la verità della scuola statale italiana tagliata e oltraggiata. C’è il perpetuo allarme del docente precario, ma ci sono anche masse di genitori preoccupati ai quali nessuno ha saputo dare voce. Il nodo centrale è l’attacco alla democrazia e al libero pensiero attraverso l’attacco alla scuola pubblica. Attacco proseguito negli anni inesorabile, con troppi complici. Etiam si omnes ego non. In quanti, rispetto all’indifferenza verso la scuola, hanno saputo dire: «Io no»? «La scuola italiana non educa», dice il premier (e detto da lui suona grottesco, surreale).

Ma cosa vuol dire educare? La scuola fascista aveva come obiettivo principe l’«educazione dei giovani». La scuola statale italiana repubblicana, gioiello di una civiltà avanzatissima, la nostra, istruisce, forma e prepara i cittadini di domani attraverso la trasmissione di un bagaglio di conoscenze, di cultura, il più ampio, corretto, plurale, libero (persino di criticare i maledetti comunisti). Istruisce alla conoscenza delle regole e dei pensieri. Tutti e per tutti. Al plurale, mai al singolare. E lo fa meglio delle private. (Dati Invalsi: senza i funesti risultati delle competenze degli studenti delle scuole private la scuola italiana sarebbe più in alto nella graduatoria europea). Metteteci nelle condizioni di farlo al meglio, non al peggio. Il ministro Gelmini ha approntato una riforma che riflette l’odio e non l’amore per la scuola. Su ufficiale ammissione del suo premier, è fallita miseramente. Si dimetta, allora, e cerchiamo di realizzare una vera riforma che vada incontro alle esigenze del paese intero e dei suoi ragazzi.

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La scuola pubblica educa al pensiero critico.
Per questo Berlusconi l’attacca
di Sofia Toselli*
La scuola pubblica educa al pensiero critico. Per questo Berlusconi l’attacca Adesso basta, basta insulti. La fatica di insegnare e apprendere, la fatica di crescere, merita rispetto, attenzione e cura. E una classe politica che non è capace di capire questa verità elementare e offende e mortifica continuamente la scuola italiana, con ogni atto e con ogni parola da quasi tre anni, fa al paese l’offesa più grande. Qui non si tratta solo di non investire sul futuro dei nostri figli, questo purtroppo gran parte dell’Italia lo ha capito da tempo, qui si tratta, se possibile, di vero e proprio disprezzo. Tutti i giorni gli insegnanti sono impegnati, attraverso il confronto delle idee, nello sforzo di istruire e educare cittadini liberi, colti, capaci di pensiero autonomo. Questo è il compito prioritario della scuola pubblica. Come si fa perciò a dire che gli insegnanti vanno contro l’interesse dei genitori? In realtà si vuole attaccare la scuola pubblica per imporre omologazione, aggredire la Costituzione e in sostanza il futuro democratico del nostro paese.

*Presidente nazionale del Cidi

LE ADESIONI DELLA POLITICA

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La Pentola a pressione mediorientale

da IL GRANDE BLUFF

La Pentola a pressione mediorientale


La Libia si configura sempre di più come un intricato quadro di secessione e di guerra civile (sul modello "somalo"), con in più la possibilità di "spettacolari fuochi d'artificio" ovvero l'incendio dei pozzi petroliferi e qualche "spolveratina" con le armi chimiche di Gheddafi.
Sulla Libia lo spettro della Somalia
...simile alla Somalia dove la caduta del regime di Siyad Barre nel 1991 innescò una guerra civile infinita.
Ma la debolezza delle istituzioni, a Mogadiscio come a Tripoli, rinvia a qualcosa di più di una semplice coincidenza rispetto al comune dominio coloniale italiano...
Caos Libico a parte,
concentriamoci su alcuni brevi flash di aggiornamento dal quadrante più delicato del Globo: Arabia Saudita-Bahrain-Iran (e dintorni)....
Per intenderci...parliamo del quadrante in grado di far avverare in quattro e quattrotto la previsione "apocalittico-petrolifera" di Nomura:
Petrolio: Nomura avverte che la crisi potrebbe spingere i prezzi fino a $220
Il broker giapponese ritiene possibile una situazione simile a quella che si creò durante la Guerra del Golfo.
da Yahoo! Finanza: Ultime notizie - 23 Febbraio
Pare che in quel di Riad (Arabia Saudita) si moltiplichino i segnali di tensione, di rivolta e di secessione: il movimento d'opposizione vorrebbe come primo obbiettivo una Monarchia Costituzionale...poi si vedrà....
I don't read Arabic but Blake Hounshell thumbs that this says Saudi liberals want a constitutional monarchy.
Ed anche in Arabia Saudita sussiste un 25% di rischio secessione, in 3 sotto-stati:
Exclusive Analysis said there is a 25pc chance that the Saudi Kingdom will disintegrate, perhaps into three states.
"We don’t think it is likely, but it will have a very big impact if it does happen," said Firas Abi Ali, the group’s Mid-East strategist.
"The threat to Saudi Arabia is if they have both a Shi’ite uprising and a Hejazi uprising at the same time on the other side of the country.
The Saudi royal family depends on Sunni clerics for its own legitimacy.
It cannot easily meet the demands of Shi’ite protesters, and is likely to oppose any move by Bahrain to do a deal in order to avoid setting a precedent," he said....
Il Re dell'Arabia Saudita Abdullah sta cercando di tenere sotto controllo la situazione a suon di petro-dollari: è stato approvato un piano da 36 miliardi di $ che serviranno ad incrementare i servizi ed i benefits per la popolazione.
Ricordiamo alcuni numeri per mettere le cose nella giusta proporzione:
Libya is responsible for less than 5% of OPEC production,
but Saudi Arabia produces over 30%.
Iran produces roughly 12%.
Invece il Bahrein, dopo aver sparato ad altezza uomo..., sta provando a calmare la rivolta della maggioranza Sciita della popolazione (70%) con un rimpasto di gabinetto: basterà?
Bahrain reshuffles cabinet after unrest: sources
Saturday, 26 February 2011
MANAMA (Reuters) Gulf Arab state Bahrain has reshuffled its cabinet in a further attempt to appease the Shi'ite opposition that has staged days of protests against the Sunni-led government, government sources said on Saturday. The ministers of housing, health and cabinet ... More
Continua a tirare vento di rivolta e di secessione anche nel vicino Yemen, dove cresce l'opposizione contro il "regime" del Presidente Saleh.
Allo stesso tempo lo Yemen del Sud vorrebbe dividersi da quello del Nord (si sono riunificati recentemente nel 1990).
"There is a conspiracy against Yemen's unity," Saleh says Yemen leader says protests aimed at splitting nation
Sunday, 27 February 2011
...Yemeni President Ali Abdullah Saleh has charged that an escalating protest movement against his three-decade rule is a ploy to split the nation after deadly clashes in the formerly independent south.
...."There is a conspiracy against Yemen's unity and territorial integrity and we, in the armed forces, have served to preserve the republican regime with every drop of blood we have,"
....
Despite massive protests demanding he step down, Saleh has repeatedly refused to resign.
Opposition to Saleh, who was previously confronting an on-off Shiite Muslim revolt in the north and a secessionist insurgency in the south, has now spread across the country, galvanized by successful uprisings in Egypt and Tunisia.

....The south attempted to secede in 1994, sparking a short-lived civil war that ended with the region being overrun by northern troops.....
La tensione sale addirittura nel Sultanato dell'Oman (appiccicato a Yemen ed Arabia Saudita) ovvero in uno degli stati più coesi e ben governati (in modo assoluto ma "illuminato") dell'area.
A questo punto nessuno stato-regime mediorientale può dirsi al sicuro...
Oman, a fuoco il palazzo del governo
Disordini tra manifestanti e polizia, due i morti.
......nel sultanato dell'Oman, nella penisola arabica.
A Sohar, centro economico che si trova a nord del Paese, era in corso una manifestazione di protesta quando sono scoppiate le violenze tra i dimostranti e la polizia, che hanno portato all'uccisione di due persone.
Nel corso dei disordini sono stati dati alle fiamme il Palazzo del governo e il commissariato di polizia locale.

..... Al corteo avrebbero partecipato almeno duemila persone.
Altre proteste sono in corso nella città meridionale di Salalah, dove alcuni cittadini sono accampati da venerdì scorso davanti all'ufficio del governatore provinciale.
Il Paese, che confina con Yemen e Arabia Saudita, è dominato dal sultano Qaboos bin Said dal 1970.
La prima marcia di protesta omanita risale al 17 febbraio scorso quando centinaia di persone hanno sfilato nella capitale Mascate, per chiedere riforme politiche e salari più alti. In quella circostanza però non si registrarono disordini.

Un possibile campanello d'allarme
del fatto che in Arabia Saudita la pentola a pressione starebbe rischiando di saltare per aria,
è rappresentato dalla Borsa di Riad (aperta di Domenica)
che in questo momento sta buscando di brutto a -4,93%, con tutti i settori in forte perdita.



Culi flaccidi e cervelli smutandati

Fronte del video di Maria Novella Oppo

Culi flaccidi e cervelli smutandati

di Maria Novella Oppo |l' Unita' Nel siparietto che tutti i tg dedicano quotidianamente a Silvio Berlusconi, ieri è andato in onda un'altra volta il bunga bunga. Nel senso che ormai il premier se ne vanta anche in sedi ufficiali, come quella del Partito cosiddetto Repubblicano (povero Mazzini!), se non addirittura dentro le aule parlamentari. Dove siedono pure le ministre che, secondo quella pazza oculatamente retribuita di Ruby, avrebbero partecipato ai festini e al succitato bunga bunga, imparato da Gheddafi. Ma Berlusconi ha superato il suo maestro, anzi lo ha mollato del tutto, anche perché ha saputo che non controlla più il suo Paese. Berlusconi è andato anche oltre se stesso, visto che, in un primo tempo, aveva rivelato di essere fidanzato, quasi che ciò lo difendesse da ogni accusa di libertinaggio. Accusa contro la quale presto lo difenderà in tv Giuliano Ferrara, dallo spazio che fu del criminoso Enzo Biagi. Così vedremo quello che può un cervello smutandato in difesa di un culo flaccido.

A furia di insulti, Giuliano Ferrara si è preso il posto di Enzo Biagi

 
A furia di insulti, Giuliano Ferrara si è preso il posto di Enzo Biagi
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di Loris Mazzetti

A furia di insulti, Giuliano Ferrara si è preso il posto di Enzo Biagi Accostare Giuliano Ferrara a Enzo Biagi è un’eresia. Il Fatto nacque (presidente Rai Letizia Moratti), per un’esigenza di palinsesto: creare un break pubblicitario in più nella fascia di maggior ascolto, quella dopo il Tg 1. Fu realizzato uno studio con tanto di sondaggio da cui risultò che il giornalista, che per credibilità professionale e per statura morale in grado di andare in onda per pochi minuti tra due spazi pubblicitari, senza far perdere ascolto a Rai 1, era Enzo Biagi (secondo risultò Piero Angela, non ricordo di aver letto il nome di Ferrara già allora sulla breccia). Il Fatto di Enzo Biagi (il vero titolo della trasmissione) andò in onda per 8 edizioni con una media di ascolto del 24% di share con oltre 6 milioni di telespettatori a puntata, con punte addirittura di 11 milioni. Il Fatto è stato premiato nel 2004 come il miglior programma dei primi cinquant’anni della Rai. La trasmissione approfondiva l’avvenimento del giorno partendo da un punto di vista, quello di Biagi, dando la parola a tutti i protagonisti, nessuno escluso. Al di là dell’editto bulgaro (la puntata di Benigni, durante la campagna elettorale del 2001 fu una scusa, a B. dava fastidio l’indipendenza di Biagi e la goccia che fece traboccare il vaso fu l’intervista a Indro Montanelli di qualche mese prima). Il Fatto è sempre stato citato come esempio di tv di servizio pubblico. Lo stesso B. intervenne diverse volte. Ferrara, mi auguro che non si offenda  se lo definisco il vero fazioso, lui stesso si è dichiarato: “un maestro di partigianeria”, arriva in Rai  solo per “ragioni politiche” e non professionali. Credo che nessuno si sia accorto della sua assenza, ormai triennale, dal video. Lilli Gruber lo ha sostituito più che degnamente a 8 1/2, triplicandone gli ascolti. Il direttore, ex comunista, ex socialista, ex parlamentare europeo, ex ministro, torna in Rai solo perché B. è un bulimico: non si accontenta di avere a disposizione tutto lo spazio mediatico, vuole di più: si è reso conto che i suoi “addetti” (i Sallusti, i Belpietro, le Santanchè, le Bernini, ecc.), non bucano il video, anzi alla lunga la loro arrogante antipatia diventa controproducente alla causa. Ferrara, invece, è capace di stare davanti ad una telecamera, anche se il guizzo di Radio Londra è lontano e lo stesso giornale da lui fondato, Il Foglio, non fa più opinione ed è in profonda crisi. Non si può fare il giornalista e il politico allo stesso tempo. Della sua discesa in politica alle elezioni del 2008, con la lista Aborto? No grazie, ci si ricorda per il suo spiritoso commento al risultato: “Più che una sconfitta, una catastrofe: io ho lanciato un grido di dolore per un dramma e gli elettori mi hanno risposto con un pernacchio”. Ferrara per anni ha scritto male di Biagi, spacciandosi come il Robin Hood di B. Con il distacco che il tempo inevitabilmente porta, penso che quel suo modo di fare più che dettato dall’essere un dipendente di B. era la conseguenza di una profonda umiliazione che Biagi e il suo amico Montanelli gli avevano dato. Quando Ferrara andò a dirigere Panorama, Biagi e Montanelli si dimisero dal settimanale. Ricordo le sue telefonate per convincere Biagi a rimanere. L’ultima volta che i due si parlarono, Biagi gli disse che la sua presenza sarebbe stata di intralcio al suo lavoro. Sia Biagi che Montanelli avevano capito la vera intenzione di Ferrara: quella di trasformare lo storico giornale, che era stato diretto da due grandi: Lamberto Sechi e Claudio Rinaldi, in house organ di Forza Italia. Cosa che avvenne regolarmente. Il punto più basso Ferrara lo toccò l’anno dopo durante la direzione di Rossella. Dedicò la sua rubrica, l’Arcitaliano, ai due grandi giornalisti, ricoprendoli di insulti. Il vero inizio della macchina del fango. Ottanta colleghi di Panorama mandarono una lettera, a difesa di Biagi e Montanelli, al direttore per dissociarsi da quell’articolo.  
Se, nonostante i tanti cloni che sostituirono Il Fatto (Battista, Giannino, Berti, Mimun, i conduttori), durati il tempo di un sospiro, si continua a parlare solo della trasmissione di Biagi, una ragione ci sarà. Sempre su Panorama nel 2001 Ferrara scrisse: “Mi sono chiesto se avrei mai fatto contro un D’Alema ciò che ha fatto Enzo Biagi in tv contro Berlusconi. In quel caso, sarei andato in camerino, e mi sarei sputato in faccia”. Rimango in attesa di vederlo in onda il 14 marzo dopo il tg. 

Al grido ‘’mutande libere per tutti’’ e’ partito l’ assalto alla diligenza dell’ informazione Rai

in ''...Cosi' e' se mi pare!''

e in ''Informazione Contro!''

12 marzo: Giulietti, in piazza anche per difendere la scuola pubblica

 
12 marzo: Giulietti, in piazza anche per difendere la scuola pubblica
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di Redazione

12 marzo: Giulietti, in piazza anche per difendere la scuola pubblica L'assalto di Berlusconi alla scuola pubblica e' un altro colpo alla Costituzione e al principio di uguaglianza. Dario Franceschini ha proposto una grande giornata unitaria senza bandiere di partito e non vi e' dubbio che la giornata unitaria del 12 marzo 'A difesa della Costituzione' potra' e dovra' mettere al centro dell'attenzione la difesa della scuola pubblica che e' parte essenziale della Carta'. Ad affermarlo e' Giuseppe Giulietti, a nome del Comitato promotore della manifestazione del 12 marzo.
'Sulla difesa della scuola pubblica dagli ultimi attacchi del Premier - prosegue Giulietti - c'e' trasversalita' e volonta' di difesa comune. Le dichiarazioni che vanno da Italo Bocchino a Nichi Vendola, da Antonio Di Pietro alla Federazione della sinistra e di tante associazioni di diverso orientamento politico, vanno nello stesso senso. Dopo avere minacciato giudici e giornalisti, ora vorrebbero imbavagliare professori, studenti e famiglie; ormai e' un delirio - conclude Giulietti - che va arrestato, mettendo insieme, sotto i simboli del tricolore e della Costituzione, chiunque abbia a cuore la legalita' repubblicana'.
I comunicati di adesione di Centro Pio La Torre, Michele Meta, Roberto Morrione, Rosa Calipari, Roberto Zaccaria, Oliviero Diliberto, Giancarlo Ghirra, Antonio Di Pietro, Rosy Bindi, Pierluigi Bersani, Associazione Sylos Labini, Carlo Verna, Paolo Ferrero e Rosa Rinaldi, Monica Guerritore, Jean Leonard Touadi, Fulvio Fammoni, Filippo Rossi, Angela Napoli, Comitati Dossetti, Fabio Mussi, Rete Studenti e Unione Universitari, Leoluca Orlando e la Retitudine
FIRMA L'APPELLO ''Io ci saro' perche''' 

Speciale: La Chiesa e lo scandalo pedofilia

Speciale: La Chiesa e lo scandalo pedofilia

Pedofilia, dal Vaticano un sabba di menzogne di Paolo Flores d'Arcais
Contro la pedofilia dei suoi preti, sembra proprio che il Papa voglia fare sul serio. Perché allora continua a occultare la verità sul passato e ha messo online un falso?

DONATIO Quando un prete combatte i pedofili

NOI SIAMO CHIESA
Perchè deve essere un ateo come Flores D'Arcais (e non un cattolico) a mettere a nudo una "patacca" del Vaticano?

MARCHESE
Chiunque scandalizza uno di questi piccoli

FLORES D'ARCAIS
Il Vaticano ha taroccato il documento sulla pedofilia?

MARTELLI
Perchè la Chiesa non punisce i preti pedofili

FLORES D'ARCAIS
Segreto pontificio da abolire

VATTIMO
L'omofobia del card. Bertone

FLORES D'ARCAIS
Perché Ratzinger e Wojtyla sono responsabili per la peste pedofila

FLORES D'ARCAIS
Per una rivolta laica

D'ERAMO
La Santa Alleanza

DIE ZEIT
Abusi sessuali, le responsabilità di Ratzinger

NOI SIAMO CHIESA
Le colpe del Vaticano

NICOTRI
L'omertà imposta da Ratzinger

GAITO
I peccati di padre Murphy

CERNO
L'inferno italiano

MAZZI
Il segreto di Ratzinger

DON FARINELLA
"Mi dimetto da Papa". Le parole che Ratzinger non ha detto
2001, l'ordine di Ratzinger: sottrarre i preti pedofili alla magistratura

GAITO
Benedetto XVI predica bene e ratzola male

KÜNG
Ratzinger reciti il mea culpa

SPINELLI
Il male nascosto

La Chiesa simoniaca di Ratzinger, Bertone e Bagnasco

La Chiesa simoniaca di Ratzinger, Bertone e Bagnasco

La Chiesa simoniaca di Ratzinger Bertone e Bagnasco sabato ha riscosso il suo prezzo: il forsennato attacco di Berlusconi alla scuola pubblica (“travisato”, ovviamente: peccato ci sia la registrazione video), dopo che il suo governo ha coperto la scuola clericale d’oro e altre utilità. E’ il prezzo dell’indulgenza, per il silenzio della Chiesa gerarchica sulle colpe di Berlusconi, l’ultima delle quali è il sesso (oltretutto posticcio): ben più gravi lo spergiuro, i furti delle cricche, l’odio contro i diversi e gli ultimi. Il prezzo dell’indulgenza: siamo tornati, cioè, alla vendita delle indulgenze, un regresso di alcuni secoli, altro che prima del Concilio di Papa Roncalli. La Chiesa simoniaca, appunto. Possibile che contro la deriva anticristiana della Chiesa di Ratzinger Bertone e Bagnasco, che ha accompagnato sistematicamente gli scandali del regime di Berlusconi, fin qui si abbia notizia di una sola iniziativa pubblica del mondo cattolico? Quella presa dal “Centro giovanile Antonianum” e che ha raccolto nel silenzio dei media ormai oltre mille adesioni su https://sites.google.com/site/anchenoiabbiamounsogno/home.

Dove si dice: “Siamo convinti che come cristiani non si possa più tacere di fronte a quanto sta accadendo nel nostro paese'”. E amaramente aggiunge: “Un giorno chi guida la Chiesa in Italia riuscirà a denunciare i comportamenti inaccettabili con chiarezza e determinazione, perché avrà come unico interesse l'annuncio della Buona Notizia. In situazioni come quelle odierne, dirà che chi offende ed umilia le donne in modo così oltraggioso non può governare un paese. Dirà che coinvolgere minorenni in questo mercato sessuale è, se possibile, ancora più sconcertante. Dirà che chi col denaro vuol comprare tutto, col potere vuol essere al di sopra delle leggi, con i sotterfugi evita continuamente di rendere conto dei propri comportamenti, costui propone e vive una vita che è all'opposto di quanto insegna il nostro maestro Gesù. Per evitare ambiguità dirà chiaramente che questa persona è il nostro Primo Ministro”.

Possibile che i tanti gruppi, purtroppo fra loro divisi, di cattolici cristiani, epperciò laici, non trovino il modo di comunicare, coordinarsi, unirsi? Il sito micromega.net mette a loro disposizione la sezione “altra chiesa” perché questo mondo di credenti democratici cessi di essere una “Chiesa del silenzio”, e pubblicizza intanto il sito dell’appello dell’Antonianum perché tutti i credenti refrattari a un cattolicesimo di “scribi farisei e sepolcri imbiancati” lo inondino di firme. https://sites.google.com/site/anchenoiabbiamounsogno/home.

da MicroMega

Il prezzo del cibo e' destinato a salire

Il prezzo del cibo e' destinato a salire

Grano
Il prezzo del cibo è destinato a salire di un ulteriore 10-20%... gia' quest' anno e nel prossimo anno
, e non tra decenni. La causa: raccolti scarsi e riserve in esaurimento. Dato che i Paesi maggiormente colpiti saranno quelli africani ed asiatici la cosa non interessa a nessuno, eppure il report parla chiaro. Il prezzo aumenta, e se noi non soffriremo la fame soffriremo però i costi in salita.
L'entità dei raccolti del prossimo anno sta diventando sempre più critica. Per riempire le riserve e abbassare i prezzi, sono necessarie sostanziosi aumenti di produzione.
Aumenti che paiono sempre più improbabili. Il prezzo di mais e grano è cresciuto del 40% in pochi mesi, lo zucchero e il burro battono record trentennali, e la produzione mondiale di cereali cala del 2% anziché crescere dell'1,2% come era stato anticipato in giugno. Le motivazioni? L'uso dei cereali come carburante, i cambiamenti climatici (come la tremenda siccità estiva in Russia), e la nuova malattia del grano che dilaga - Ug99, di cui si cominciò a parlare nel 2007.
Ad avvertire del pericolo e’ stata l’Onu . L’ Organizzazione per l’ alimentazione e l’ agricoltura nel suo rapporto mensile ha affermato che più di 70 paesi africani e asiatici saranno colpiti.

Nelle  più cupe previsioni, dopo la crisi alimentare 2007/08, che ha visto rivolte per il cibo in oltre 25 paesi e 100 milioni di persone affamate in più, gli autori del rapporto hanno esortato gli Stati a prepararsi per le difficoltà che si presenteranno.

"I paesi devono continuare a vigilare contro le scosse di approvvigionamento", ha avvertito il rapporto. "I consumatori non possono avere altra scelta che pagare prezzi più elevati per il loro cibo. La dimensione del raccolto del prossimo anno diventerà sempre più critica. Per  reintegrare le scorte e per far tornare i prezzi a livelli normali – secondo il rapporto -  e’ necessario che nel 2011 ci siano grandi aumenti di produzione’’.

I prezzi di grano, mais e molti altri alimenti, oggetto di scambi internazionali, sono aumentati fino al 40% in pochi mesi.  I prezzi dello zucchero, burro e  manioca sono i piu’ elevati degli ultimi 30 anni e la  carne e il pesce sono notevolmente più costosi rispetto all'anno scorso.

L'inflazione dei prezzi alimentari ,in alcuni paesi - alimentata dalla speculazione dei prezzi, dall'ondata di caldo in Russia durante l'estate e dalla pesante negoziazione sui mercati a termine -,  è cresciuta in un anno del  15%. Secondo le Nazioni Unite,la spesa per le importazioni dei prodotti alimentari, considerato che i prezzi  della maggior parte dei prodotti sono in forte crescita fin dal 2009, potrebbe superare  1TN di dollari. L’  estrema volatilità sui mercati mondiali ha colto di sorpresa  le Nazioni Unite,  costretta a rivedere le sue previsioni per l'anno prossimo. "Raramente -  e’ detto nel rapporto – i mercati sono esposti a  questo livello di incertezza e soprattutto  in un periodo così breve di tempo. La produzione cerealicola mondiale di quest'anno, che è attualmente di 2.216 milioni di tonnellate, è calata del  2% rispetto al  2009, 63 milioni di tonnellate in meno rispetto alle previsioni . Contrariamente a precedenti previsioni, la produzione cerealicola mondiale avra’ una contrazione del 2%, piuttosto che una crescita del 1,2%, come anticipato nello scorso mese di giugno" .
Colture

Il rapporto sostiene che le riserve alimentari globali, che attualmente sono a  74 giorni, dovrebbero diminuire in modo significativo nei prossimi mesi. "Le riserve di cereali potranno scendere di circa il 7%, quelle dell’ orzo di quasi il 35%, e quelle di  mais e grano del 12% e del 10%. Solo le riserve di riso (+6%) sono previste in aumento.  Si attendono i risultati dei  raccolti del prossimo anno’’. "I prezzi internazionali – secondo le Nazioni Unite –potrebbero crescere  ancora di più se non aumentera’ in modo significativo la produzione del  prossimo anno . Soprattutto i prezzi del  mais, della soia, del  grano e anche quello  del riso potranno  essere influenzati  se i prezzi degli altri alimenti e delle altre importanti colture continueranno a salire ".
Gli analisti del settore agricolo-alimentare hanno affermato, inoltre, che, per il prossimo anno, non e’ previsto un raccolto mondiale ‘’paraurti’’, cioe’ tale da riportare alla normalita’ la situazione. ‘’Non e’ buona la previsione di un abbondante raccolto  invernale di grano. Né gli Stati Uniti né la Russia si aspettano un buon raccolto", ha detto Lester Brown, fondatore del Washington Worldwatch Institute. ‘’I più poveri – ha aggiunto - saranno i più colpiti perché  sentiranno direttamente  gli effetti di aumenti dei prezzi ‘’.

''...Cosi' e' se mi pare!''

domenica 27 febbraio 2011

Berlusconi: "la scuola pubblica non educa". E lui?

La Ricreazione non aspetta
Pensieri di una lavoratrice della conoscenza

 

Berlusconi: "la scuola pubblica non educa". E lui?

Premetto la conclusione: la scuola pubblica educa. Ed educa meglio delle private. Dati alla mano.

E' di una settimana fa soltanto la notizia che commento nel post precedente su questo blog: la prof che fa scrivere "deficiente" a un alunno e si becca una condanna. Qualche giorno dopo la storia del sapone in bocca a due alunni e infine la preside con lo spray urticante. Alla prima ho commentato, alla seconda ho sospettato, alla terza ho avuto la prova.
Iniziava a insospettirmi la frequenza di queste notizie: a distanza di un giorno l'una dall'altra.
Sono incidenti che possono accadere in ogni ambito professionale. Anzi nella scuola si verificano in percentuali ben minori. Per cui, leggerne tre a distanza di pochi giorni…

Infine , oggi, la dichiarazione del nostro “premier esemplare”.
Il difensore della famiglia e dell'educazione (termine che in bocca a lui suona come una bestemmia contestualizzata, parafrasando il cardinale) così parla a un convegno organizzato da alcune associazioni cattoliche :
"La scuola pubblica non educa: bisogna dare a tutte le famiglie italiane la possibilità di scegliersi una scuola privata." Autocitandosi dal ’94, così ha proseguito “Nella scuola statale ci sono dei docenti che cercano di inculcare idee contrarie a quelle dei genitori”.
Ecchilà là, la verità: la nota paura del dissenso che attanaglia il premier e che i docenti praticano ogni giorno insegnando nè più e né meno che l’esercizio del libero pensiero autonomamente critico.

La camuffa questa parola, “dissenso”, nel suo solito modo, manomettendone il significato. E dunque cosa diventa? "La scuola non educa i vostri figli ai vostri valori, le scuole private sì"
Un gran regalo alle gerarchie e alla platea cattolica che lo hanno ringraziato con una standing ovation.

Chi come me lo “segue” da qualche anno, specie nel suo attacco subdolo alla scuola statale, oggi può mettere una fascia nera in segno di lutto. Il cerchio s’è chiuso.

Però non desisto: deve passare sul mio cadavere. Le sue reali intenzioni non devono passare sotto silenzio.
A lui frega poco dell'educazione dei giovani, lo abbiamo visto.

Berlusconi mira al sostegno della Chiesa e alla caterva di voti che gli assicura, non ad altro
. “Aiutando” le scuole private prende due pesci con una fava: raccoglie messi di voti tra le famiglie cattoliche, che abboccano subito appena si parla di “educazione” e smantella definitivamente la scuola statale, gettandole addosso una consistente quantità di fango da cui, indebolita, ammalata, osteggiata com’è da tutti e da troppi anni, difficilmente può difendersi da sola, non troverà al suo interno forze adeguate per controbattere.

La società civile? Splendida assente.
L’opposizione politica? Si, a volte, con infinita “educazione”. (Bersani, non basta questo attacco all'istituzione democratica più importante che abbiamo per bloccare l'attività parlamentare? Pensa che ritorno simbolico che avrebbe il PD.)
Gli studenti che protestavano? Da Natale sono tutti a casa a festeggiare le sante feste.

Io dico: non bastavano i finanziamenti alle scuole private? Gli aumenti di stipendio ai docenti di religione? Adesso ci tocca pure l'ennesimo discredito a noi docenti statali e l'enorme credito a loro, gli istituti privati.?

E' da tre anni che ci tenta e adesso ci riesce: a convincervi .
Li ho letti i commenti al post precedente: erano un inno variamente modulato alla legge del taglione, al “io si che saprei come fare”, con un sottotesto pauroso, pericolosissimo, quanto falso,  “non siete capaci”. Mi hanno ferita immensamente perché ho costatato come ovunque vince l’inno allo scontro, alla vendetta, alla "pena sanguinaria". Mezzi di cui, sia chiaro, noi docenti non ci serviamo per educare i nostri ragazzi.

Forse non basta il nostro impegno. Questo va detto.
Servono risorse umane e professionali adeguatamente preparate a replicare all’enorme, inedita, emergenza educativa dei ragazzi di oggi. 
Alla quale i genitori, come i docenti, sia delle scuole pubbliche come di quelle private, ancora non sanno porre rimedio.
Emergenza che tutti tacciono o sottovalutano, ma che apre una voragine di sgomento nel cuore di ogni genitore italiano.

Intanto oggi lo abbiamo visto, il nostro premier, fare un regalo, in cambio di messi di voti e non di messe, a quell'impero economico che sono le scuole cattoliche.

Oggi può dirlo a tutti che non serviamo, che non andiamo bene, che la scuola pubblica non funziona, perchè non educa. Ci ha tolto il terreno dasotto i piedi.
Lo dice lui che non educa: il re del bunga bunga, il patron del Cepu, il mago dell'evasione fiscale. E gli credono pure. E' surreale.
Una platea soprannominata Ipocrisia gli riserva un appaluso.
Ciascuno di loro ha il suo peccato da farsi perdonare e può sacrificarvi la libertà. Quella vera. Quella della critica, a cui solo la libera conoscenza prepara.

Prima ci ha tolto reputazione (docenti fannulloni), poi i soldi (8 miliardi, e non hanno tagliato solo i precari, cercate di mettervelo in testa, ma i fondi alle scuole: siamo in bolletta).
Adesso l'attacco più insidioso: quello di lanciare a ritmo preoccupante notizie terrorizzanti di figli terrorizzati (ancorchè maleducati in partenza).

A leggere quelle notizie, in maggioranza, ci sono mamme e papà e docenti che educano con ben altri criteri che non la banalissima, orribile e inutile legge del taglione. Persone che ritengono che civiltà, cultura, attenzione, dialogo e ascolto facciano parte del bagaglio da trasferire ai figli e agli alunni.
E ci sono quelli che , quasi quasi, i figli li tolgono dalle statali per portarli alle private. Non gioite e preoccupatevi.

Mettiamocelo in testa una volta per tutte: senza scuola statale non c' è Italia e non c'è unità. Non c'è cultura e non c'è progresso.  Senza la scuola l'Italia muore.

Mettiamocelo in testa che, pur nelle estreme difficoltà in cui operiamo, i risultati scolastici dei ragazzi delle scuole statali sono dieci punti in su nelle graduatoria europea rispetto alle scuole private. Se non ci fossero quelle scuole, le private, la scuola italiana andrebbe meglio. Questo dicono i dati.
Dieci punti in su.
Diciamo questo: a tutti, a chiunque. Noi siamo i migliori. Migliori di lui, intanto.
Mille punti in su.

Mettiamocelo in testa: libertà, senso critico e cultura nascono nella scuola statale , non altrove. Nella scuola pensata dai padri costituenti.
Aiutateci a salvarla, aiutateci a smentirli.

Se a Berlusconi andasse in porto la distruzione della scuola pubblica di tutti e per tutti, con il semplice provvedimento di dare “a tutti” possibilità e finanziamenti per andare alle private, avrebbe vinto. La sua dittatura sarebbe attuata in modo indolore e trionfale.
Con la benedizione di Santa Romana Chiesa e il consenso dei più. Gli indifferenti.

Mila Spicola

da L' Unita'

Associazione per delinquere

di GioMaria Bellu

Associazione per delinquere

Si riuscirà a dimostrare la compravendita dei deputati? Francamente non sono ottimista. E’ un’indagine molto difficile che richiederebbe l’utilizzo di strumenti investigativi che in questi caso sono interdetti. Le intercettazioni telefoniche, per esempio. Poiché i compratori e i potenziali comprati sono deputati e senatori, per intercettarli è necessario ottenere la loro autorizzazione. Avete mai provato a invitare un tacchino al cenone di Natale? Così ci si trova in questa situazione: la parola di uno contro la parola dell’altro. Due parole contrapposte che dovrebbero essere per definizione “parole d’onore” essendo sia l’uno sia l’altro “onorevoli”.
Questa difficoltà (ma forse sarebbe meglio dire impossibilità) a indagare chiarisce bene la gravità della situazione. Che sia da tempo in atto una compravendita di deputati è un fatto notorio. Ieri ne ha parlato in questi termini Pier Ferdinando Casini. Pochi giorni prima vi aveva alluso il presidente della Camera. Ma se poteste rendervi invisibili e intrufolarvi nei crocchi di deputati che si formano nel Transatlantico di Montecitorio (ecco un altro strumento investigativo vietato: l’intercettazione ambientale) sentireste racconti molto dettagliati. Qualcosina è anche emersa pubblicamente: l’ex parlamentare del Pd Calearo parlò di cifra attorno ai 300.000 euro. La metà di quanto denunciato da Gino Bucchino. E anche questo ha una logica: il termine della legislatura appare più vicino e, proprio come quando è prossima la chiusura del mercato del pesce o della frutta, i prezzi scendono.
Lo schifo nel quale il Paese è finito difficilmente sarà fermato dai giudici. Lo racconteranno un giorno gli storici. Ma noi, oggi, possiamo già vedere molte cose. 1)  I sondaggi ci dicono che la maggioranza parlamentare costruita con la compravendita è minoranza nel paese.  In altri momenti della storia situazioni simili hanno scatenato moti di piazza e rivolte.2) le inchieste della magistratura ci dicono che un considerevole numero di parlamentari (per larga parte appartenenti all’area della compravendita) deve   la propria libertà personale allo status di parlamentare. Riassumendo: ci sono parlamentari che devono far durare la legislatura il più possibile perché se non saranno rieletti rischiano seriamente di finire in galera.
Questo per dire che quando, con tanta nonchalance, si parla di compravendita di deputati e senatori, si sta dicendo che all’interno del Parlamento è presente un’associazione per delinquere che sta minando le basi della democrazia del nostro Paese.

Costretti e inculcati

Costretti e inculcati

di Concita De Gregorio | L' Unita'
Nel capitolo delle confessioni del pagliaccio sul viale del tramonto merita il podio la forma che Silvio B. ha scelto di dare alla sua idea della scuola pubblica, al disegno di devastazione della cultura che in questi anni ha scientificamente perseguito nella certezza che gli sarebbe bastato alla fine coniare una formuletta per mettere tutti a letto contenti: quelli che studiano diventano radical chic, sono quelli che se ne fregano e parlano col dito medio ad incarnare la cultura del popolo. Rutti scorreggie e libere flautulenze sono la naturale indole di ciascuno che non si vede perché limitare o disprezzare, che palle questi che leggono Kant, moralisti con la puzza sotto il naso, volete mettere la forza vitale del trota, coraggio, tutti alla guida dello spiderino e del seggio procacciato da papà, i congiuntivi non servono a niente nella vita, le derivate ditemi voi se producono utili, meglio un ritocco alla gobba sul naso e sotto col casting che se avete un bel book di foto vi basta e v’avanza. Non vedete che anche Bondi è inutile, alla Cultura non serve nemmeno un ministro. Gelmini vediamo quanto dura, il suo l’ha già fatto, sotto la prossima che le generazioni di aspiranti avanzano, Minetti preme. Dopo aver esposto il suo programma elettorale in un jingle, trent’anni fa - “Torna a casa in tutta fretta, c’è il Biscione che ti aspetta” - conclusa l’opera di demonizzazione e demolizione della scuola in favore di quella che è l’unica e naturale “agenzia formativa” del regime mediatico ecco che di fronte ai cristiano non so cosa, nuova formazione politica di supporto, il Nostro si esprime così. “Libertà vuol dire avere la possibilità di educare i propri figli liberamente, non essere costretti a mandarli in una scuola di Stato dove ci sono degli insegnanti che vogliono inculcare principi che sono il contrario di quelli dei genitori". Un presidente del consiglio che attacca frontalmente e con disprezzo la scuola pubblica e gli insegnanti che la compongono dovrebbe essere mandato via a furor di popolo l’indomani mattina. Se ci fosse un popolo in grado di esprimere non dico furore, ma almeno un’opinione critica formatasi appunto attraverso la capacità di esercitare il giudizio: eventualità che il Medesimo ha scientificamente disarticolato negli anni. Un presidente del consiglio è la scuola pubblica: la incarna, la promuove, la tutela come pilastro della società. Qui siamo in presenza di un anziano magnate indagato per prostituzione minorile, uno le cui facoltà di discernimento gli hanno fatto credere - secondo la favoletta sottoscritta dal Parlamento di cui è proprietario a maggioranza - che Ruby fosse la nipote di Mubarak: questa persona parla, applaudito dalla platea, di principi da inculcare ai fanciulli. Il tutto naturalmente a favore della scuola privata, alla quale con la leggendaria generosità che il popolo gli riconosce eroga continuamente denari nella speranza di ottenere in cambio l’indulgenza delle chiese, in specie di una. È lo sfregio all’Italia del giorno, domani il prossimo.

Cambia il vento dei sondaggi in picchiata la fiducia del premier


IL CASO

Cambia il vento dei sondaggi
in picchiata la fiducia del premier

Berlusconi ha perso 8 punti di consenso nel giro di due mesi. Ora i rilevamenti danno il centrosinistra in vantaggio. Pagnocelli: "Il 60% chiede le dimissioni del presidente del Consiglio"

di MAURO FAVALE ROMA - Fiducia in calo costante per Berlusconi. Chi dice abbia perso 3 punti e chi arriva fino 8, solo negli ultimi due mesi. E per la stragrande maggioranza degli italiani, il 6 aprile dovrebbe presentarsi in Tribunale per rispondere dello scandalo-Ruby. Nelle intenzioni di voto, il centrosinistra viene dato sempre più spesso in vantaggio. Cifre e tabelle dei sondaggisti sembrano raccontare, dopo settimane di immobilismo, una "crepa" sempre più vistosa nell'immagine del premier.

Non tutti gli studiosi di correnti d'opinione, com'è ovvio, forniscono la stessa lettura dei dati. Per due istituti (quello di Nicola Piepoli e Euromedia Research di Alessandra Ghisleri, l'istituto di riferimento di Berlusconi) è il centrodestra ad essere ancora in testa, sia pure con un distacco sottile e con tanti indecisi. Qualcosa, però, si muove. Renato Mannheimer, di Ispo, presentando i suoi dati qualche sera fa a Porta a Porta ha sottolineato: "È la prima volta, da mesi, che il centrosinistra dimostra di avere delle possibilità". Ora spiega: "C'è un atteggiamento critico nei confronti del centrodestra e una percezione di maggiore debolezza del governo. Anche se il condizionale resta d'obbligo". Gli incerti sono ancora quattro su dieci. Ma il calo di Berlusconi c'è, indubitabilmente. "Non so - continua Mannheimer - quanto abbia influito l'effetto Ruby o l'insoddisfazione per l'attività del governo. Certo, se il premier facesse le riforme forse di Ruby importerebbe poco".

Le rilevazioni di Ispo hanno evidenziato che - in uno scenario con Casini in campo come leader del Terzo polo - la sfida tra Bersani a capo del centrosinistra e Berlusconi a capo del centrodestra finirebbe, oggi, con un distacco di 7 punti: 36% contro 29%. Questi dati - va specificato - sono i consensi ottenuti dai capi-coalizione, cioè da Bersani e Berlusconi proposti come contendenti. In altre parole non corrispondono alla somma delle intenzioni di voto raccolte dai partiti delle rispettive coalizioni. Un trend simile lo rileva Nando Pagnoncelli di Ipsos che ha dato Berlusconi sconfitto sia da Bersani sia da Casini sia da Vendola. Con un 60% che ritiene che il premier debba dimettersi.

Molti si domandano: sta girando il vento? "Possiamo dire - spiega il sociologo Ilvo Diamanti - che siamo "sulla soglia del cambiamento", per usare il titolo di un libro di Arturo Parisi. Quel libro studiava l'elettorato della Dc alla fine degli anni '80. Elettorato incerto, al quale la Dc non piaceva ma che continuava a votarla. Erano elettori pronti a cambiare. Ma per farlo avevano bisogno di buone ragioni. Oggi siamo in una situazione simile. C'è stanchezza e noia, oltre che disagio, nei confronti di Berlusconi. Ma tutte queste buone ragioni non è detto che si traducano in un reale cambiamento". Attenzione a non confondere, conclude Diamanti, "le indicazioni sulla fiducia personale con un immediata risposta elettorale, le opinioni con il clima più generale". Un processo, però è iniziato.

"È un processo lungo - dice Antonio Noto di Ipr Marketing - ma da un po' stiamo riscontrando un livello di fiducia in calo. Il caso Ruby è costato al premier tra i 6 e gli 8 punti". Sei mesi fa, secondo Ipr, il centrodestra era avanti di 5-6 punti. Ora questo distacco è ridotto a 1-2 punti. "Uno scossone c'è stato - prosegue Noto - ma non è avvenuto alcun passaggio di elettorato tra i due poli. È diminuita la base elettorale perché una parte di elettori si rifugia nel non voto". Ma c'è anche chi voterebbe con meno problemi il centrodestra se non ci fosse Berlusconi: "Senza di lui, dai nostri dati, il centrodestra sale di 5-6 punti - dice Roberto Weber di Swg - Per la prima volta Berlusconi viene percepito come un peso. Sta iniziando ad affaticare i suoi". Le variabili, però, sono tante. "E quello che sta accadendo in Libia - segnala la Ghisleri di Euromedia - potrebbe mettere in secondo piano molte vicende nostrane. Certo, fino a qualche mese fa la situazione era più stabile. Poi c'è stato uno scossone, ma dopo il 14 dicembre il Pdl ha iniziato a risalire. E non dimentichiamo la capacità di Berlusconi di stupire anche nei momenti più difficili".