venerdì 18 febbraio 2011

''20 sigarette'': film su Nassirya che fa riflettere

''20 sigarette'' un film su Nassirya che fa riflettere, oggi, soprattutto dopo le rivelazioni di WikiLeaks che evidenziano come il Governo italiano abbia passivamente accettato le richieste dell' Amministrazione Usa sulla partecipazione dei soldati italiani nella cosiddetta ''misione di pace'' in Afghanistan.


20 sigarette è un film del 2010 diretto da Aureliano Amadei, tratto dal romanzo Venti sigarette a Nassirya scritto dallo stesso Amadei con Francesco Trento. Il film narra la vicenda autobiografica dello scrittore-regista, coinvolto nell'attentato del 2003 contro la base militare italiana di Nasiriyya.
Ha vinto nella sezione "Controcampo italiano", alla 67ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia.
''Ho cercato di raccontare l'umanità delle persone, anche dei militari, senza retorica. In Iraq mi ci sono trovato per caso e non ci tornerei mai. '', ha raccontato l' amico Aureliano Amadei.
Senza un lavoro fisso e disoccupato sentimentalmente, Aureliano Amadei sogna il cinema. Per il momento è un giovane filmaker vicino agli interessi dei centri sociali e lontano dalle responsabilità da adulto. Quando il cineasta Stefano Rolla gli propone il ruolo di assistente per un film da girare in Iraq, accetta la proposta, prepara frettolosamente i bagagli e si avvia a intraprendere la sua personale missione. Caso e sfortuna decidono il suo destino: il 12 novembre 2003 si troverà vittima dell'attentato terroristico di Nasiriyya. Rimarrà ferito ma abbastanza vivo da tornare in Italia per raccontare la sua storia.
Accettare che un ragazzo qualsiasi, dagli ideali ingenui e dallo sguardo scanzonato, sia coinvolto in un attacco terroristico, ci costringe a riflettere sul senso della missione italiana in Iraq. Non serve essere pacifisti per pensare che in quello strano mescolamento di disciplina militare dell'esercito e anarchia ideale di un aspirante artista sia accaduto qualcosa di indegno. La storia è vera; è talmente sentita che la regia risponde perfettamente alle esigenze di realismo dell'autore.
In questo video Aureliano si racconta e racconta anche le distorsioni dei media

In questa intervista Aureliano evidenzia le sue emozioni e l' umanita' della storia


Premi
* Festival di Venezia 2010:
o Premio Controcampo italiano
o Premio Controcampo italiano - Menzione Speciale: Vinicio Marchioni
o Premio Francesco Pasinetti (SNGCI)
o Biografilm Lancia Award
o Premio Arca CinemaGiovani: Miglior film italiano

* Festival del Cinema di Salerno (2010)
o Gran Trofeo Golfo di Salerno "Ignazio Rossi"
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''20 sigarette'' e' un film che fa riflettere sulle cosiddette ''missioni di pace'', ma fa riflettere solo chi e' libero.
I ricattati, come il nostro premier o il ministro dedlla Difesa La Russa, non riflettono, ma pensano solo a salvare la poltrona e sono gli ''utili idioti'' dell' Amministrazione statunitense.
La guerra in Afghanistan ha trovato in Italia in questi quasi 10 anni unanime consenso da parte di tutti i partiti – soprattutto quando erano nella maggioranza – e di tutti i governi. Rileggere le dichiarazioni di voto in occasione dei ricorrenti finanziamenti della “missione” rivela – oltre devastanti luoghi comuni e diffuso retorico patriottismo – un’ unanimità che il nostro Parlamento non conosce su nessun argomento e problema. Perché solo la guerra trova la politica italiana tutta d’accordo? Chi ispira questo patriottismo guerrafondaio che rigetta l’articolo 11 della nostra Costituzione?
La guerra in Iraq, i suoi orrori e la sua ufficiale conclusione hanno confermato la totale inutilità di queste ‘missioni di morte’. Le sevizie compiute nel carcere di Abu Ghraib e in quello di Guantanamo, i bombardamenti al fosforo della città di Falluja nella infame operazione Phantom Fury non hanno costruito certo né pace né democrazia, ma hanno moltiplicato in Iraq il rancore e la vendetta.
Chi vuole questa guerra afghana che ci costa quasi 2 milioni di euro al giorno?Chi decide di spendere oltre 600 milioni di euro in un anno per mantenere in Afghanistan i soldati, sostenuti da mezzi terrestri e aerei? Quante scuole e ospedali si potrebbero costruire? Chi sono i fabbricanti italiani di morte e di mutilazioni che vendono le armi per fare questa guerra? Chi sono gli ex generali italiani che sono ai vertici di queste industrie? Che pressioni fanno le industrie militari sul Parlamento per ottenere commesse di armi e di sistemi d’arma? Quanto lucrano su queste guerre la Finmeccanica, l’Iveco-Fiat, la Oto Melara, l’Alenia Aeronautica e le banche che le finanziano? E come fanno tante associazioni cattoliche ad accettare da queste industrie e da queste banche elargizioni e benefici? Può una nazione come l’Italia che per presunte carenze economiche riduce i posti letto negli ospedali, blocca gli stipendi, tiene i carcerati in condizioni abominevoli e inumane, licenzia gli insegnanti, aumenta gli studenti per classe fino al numero di 35, riduce le ore di scuola, accetta senza scomporsi che una parte sempre più grande di cittadini viva nell’indigenza e nella povertà, impegnare in armamenti e sistemi d’arma decine di miliardi di euro? A cosa serviranno per il nostro benessere e per la pace i cacciabombardieri JSF che ci costano 14 miliardi di euro (quanto ricostruire tutto l’ Abruzzo terremotato)? E le navi FREM da 5,7 miliardi di euro? E la portaerei Cavour - costata quasi 1,5 miliardi e per il cui esercizio sprechiamo in media circa 150.000 euro al giorno - come contribuirà a costruire la pace?E come è possibile che il Parlamento abbia stanziato 24 miliardi di euro per la difesa nel bilancio 2010?
''...Cosi' e' se mi pare!'' e ''Informazione Contro!''



nelle foto Aureliano Amadei e PLZ a Castell' Azzara

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