venerdì 18 febbraio 2011

Ah già, Repubblica vuole uccidere Berlusconi

Ah già, Repubblica vuole uccidere Berlusconi.

Mettiamo che la lettera appena inviata dalle Brigate Rosse a quelli del Giornale - con tanto di proiettile - sia autentica. No, non è che non voglia dare la mia solidarietà agli amici di Via Negri, per carità, ci mancherebbe, ma quando uno viene beccato a pubblicare documenti falsi, a tendere trappole nei confronti di colleghi e testimoni scomodi, a preferire alla deontologia la minaccia e la menzogna, lavorando peraltro per un professionista dei finti cimicioni e degli attentati bufala, beh, ecco, credo sia normale, no?, che la fiducia vacilli un pochino. Se poi ci aggiungete che al Giornale è già capitato una volta, che una lettera delle Br se la scrivessero da soli ... ecco fatto.

Vabbè, autentica o no, più che altro è interessante osservare come venga sfruttata, questa provvidenziale, benedetta, minaccia brigatista. La notizia viene sparata in prima pagina, e da subito non promette nulla di buono. "L'odio fa un salto di qualità", "Minacce eversive a noi e a Berlusconi, che si saldano con il terrore che spira dalle procure e dai soliti intellettuali che vogliono abbattere il Cav a ogni costo". L'editoriale di Direttor Sallusti rompe gli indugi: "La violen­za dell'attacco a Berlusconi da parte della magistratura e della stampa è tale da non escludere che chi non si allinea possa di­ventare nemico da colpire anche fisica­mente". Insomma, ci siamo, i mandanti morali sono sempre gli stessi, anche se di nomi ancora non se ne fanno ...


... non se ne fanno fino a pagina 5: è qui che avviene il capolavoro. E' strano, la notizia viene lanciata in apertura di quotidiano, come titolo principale, ma si aspettano 5 pagine per riparlarne, in un misero trafiletto. Questo perché l'evento in sé non rappresenta questa grande notizia, minacce di questo tipo arrivano continuamente nelle redazioni dei giornali italiani. L'importante, in questo caso, è che lettera e proiettile vengano conficcati nel cuore di un articolo relativo a "La Repubblica". I due pezzi non hanno nulla a che fare l'uno con l'altro, ma Il Giornale li fonde alla perfezione: tutto è legato, visivamente e giornalisticamente, l'odio che fa un salto di qualità e che si salda con giornalismo e procure, e la "pistola fumante" di Repubblica, a pochi centimetri dalla minaccia, che quel "calibro 40" in fondo è suo.

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