venerdì 25 febbraio 2011

Gheddafi se la prende con Al Qaeda e qualcuno da noi con le Tv arabe

Gheddafi se la prende con Al Qaeda e qualcuno da noi con le Tv arabe
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di OsservatoroTG

Gheddafi se la prende con Al Qaeda e qualcuno da noi con le Tv arabe



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    La  tragedia libica anche stasera smentisce le ritrosie –assai diffuse- dei Tg di casa nostra circa l’attenzione riservata agli esteri, e resta con valutazioni diverse, l’apertura un po’ per tutti. Con l’unica eccezione di Studio Aperto, che dopo la sigla lancia la cronaca da Avetrana, distribuendo  nel corso dell’edizione altri tre pezzi e sugli esteri torna dando conto di una dichiarazione del ministro Frattini su "un eventuale attacco contro l’Italia”.  Notizia che evidentemente ha soltanto il Tg diretto da Giovanni Toti.  Tg3 e Tg2 -ci mostrano i cadaveri ed i feriti-  e come Tg1, Tg2 e Tg la7 minuto più minuto meno, approfondiscono i fatti sulla Libia, dando conto anche delle dichiarazioni del Capo dello Stato circa il sostegno italiano ad eventuali sanzioni da parte dell’Unione Europea. Dichiarazioni che non compaiono nei Tg Mediaset - tutti-  così come quelle degli italiani che denunciano la mancata assistenza da parte della nostra ambasciata a Tripoli, oggetto di un servizio, soltanto per il Tg diretto da Bianca Berlinguer. Ma la diversità circa la cronaca sugli orrori dall’altra parte del Mediterraneo emerge soprattutto nei telegiornali del Biscione. Studio Aperto, Tg4 e Tg5,  già dai titoli riprendono le accuse di Gheddafi  sulla presenza di Al Qaeda dietro le proteste; con il Tg diretto da Mimun che scaletta due servizi in sequenza: uno sul tesoro del colonnello che potrebbe risollevare il nostro Pil ed un altro sul ruolo che le tv arabe, Al Jazeera ed Al Arabiya,  potrebbero avere avuto anche nella rivolta libica. E proprio il ruolo dell’informazione e la visione distorta che spesso ci ritorna, deformata dai nostri interessi e dalla nostra miopia, è l’approfondimento dell’intervista con Farid Adly, giornalista libico da anni in Italia e direttore dell’agenzia di stampa bilingue Anbamed.  Arrivati da qualche giorno anche i primi inviati  al confine tra Libia ed Egitto, sarebbero già finiti nel mirino dei pretoriani di Gheddafi, come l’inviato del Tg di Minzolini, ci dice sin dal titolo. Per il resto la politica per i Tg Mediaset è raccontata soltanto attraverso la visita del presidente del consiglio all’accademia dei carabinieri, la sanitopoli pugliese – con Emilio Fede che non risparmia un commento diretto al presidente della regione Vendola-  il milleproroghe -ma  senza entrare nel merito- e la riforma della giustizia.  Assente invece la notizia della conferenza stampa denuncia del deputato Pd eletto all’estero, in cui racconta di avere ricevuto l’offerta di 150 mila euro per passare con i responsabili a sostegno del premier.  Fatto questo che diventa servizio soltanto per Tg3, TgLa7 e Tg2.  L’estradizione di Juliane Assange è presente un po’ in tutte le scalette della serata, ma solo in quella di Mentana, trovano spazio anche i nuovi cable di Wikilieaks circa le preoccupazioni degli Usa sulle amicizie pericolose del premier con alcuni dittatori. Per il resto segnaliamo l’attenzione del Tg di Fede oltre che al solito meteo, anche alle diete ed alle norme da seguire per ottenere migliori benefici; e quella di Studio Aperto per la prima uscita dei futuri reali inglesi e per la nuova vita americana dell’ex velina Melissa Satta.






  • Il Commento di Farid Adly, giornalista libico
    (Intervista di Alberto Baldazzi)
    Farid, si riesce a capire cosa sta succedendo in queste ore?“ Notizia che ho ricevuto adesso, ma proprio adesso, è che c’è una battaglia attorno a Misurata ed attorno a Zawia (sono due città, una ad est di Tripoli, una ad ovest di Tripoli) tra la popolazione inerme e l’esercito. Soprattutto la battaglia per Misurata è importante perché c’è una base aerea militare. Questo dimostra la decisione di Gheddafi di trasferire le sue truppe dal sud,  dove c’è suo figlio Amis che guida una brigata di mercenari, attorno a Tripoli; a Bengasi l’ex Ministro degli Interni ha incontrato tutti i capi anziani delle tribù della cirenaica e lì ha consegnato un messaggio da parte di Gheddafi, dicendo “voglio incontrarvi, voglio trovare concordia. Torniamo come prima”, e la risposta unanime da parte di tutte le tribù della Libia che si sono coalizzate contro questo regime assassino, gli hanno detto “Il tempo è finito”. Hanno fatto appello alla tribù dei Gheddafi di scaricare questo assassino. Questa è la situazione. È una situazione in movimento. Noi crediamo che per l’amicizia tra il popolo italiano ed il popolo libico, il governo italiano debba assolutamente scaricare Gheddafi se non vuole annegare, affogare insieme a lui”.
    Farid, i mezzi di comunicazione nostri, europei, italiani, sembra che mettano l’attenzione soprattutto sui rischi di rimbalzo: il fenomeno ed i flussi di migrazione paventati oppure, addirittura, il rischio islamico. Come valuti questo atteggiamento assolutamente pro domo nostra del nostro mondo dell’informazione? “No. Io penso che non sia pro domo nostra. È un autolesionismo. Non si sono accordi di come Gheddafi ha utilizzato la questione dell’immigrazione per ricattare l’Europa? Non sono stati complici di Gheddafi nel fare i lager per i fratelli africani ed i fratelli arabi che emigrano da queste parti e sono stati respinti? Questa non è una politica. l’Italia e l’Europa devono avere una politica estera lungimirante. Devono pensare al futuro. Se in Nord Africa, in Libia, in Egitto, in Tunisia, in Marocco, in Algeria, ci saranno dei governi democratici, ci sarà meno corruzione. Questo non vuol dire che nei regimi democratici non ci sia corruzione, lo sappiamo dall’esperienza italiana. Ma sicuramente è molto al di sotto del livello della corruzione dilagante che c’è in quel paese lì. La Libia è un paese ricco, ma i libici sono poveri. Questa situazione l’hanno dimostrata gli scandali dei Ben Alì e le loro ricchezze, gli scandali di Mubarak e la ricchezza della sua famiglia; queste monarchie, questi “monarchi repubblicani” hanno distrutto l’economia dei nostri paesi, hanno praticamente creato il vuoto per lo sviluppo economico. Solo lo sviluppo economico delle nostre terre ha potuto garantire il nord europeo industrializzato dall’arrivo di tanti immigrati perché non ci sarà bisogno di migrare per trovare un posto di lavoro. La Libia è un paese ricco, ma il 30% della popolazione libica non ha lavoro: è disoccupata. Si rendono conto questi signori che hanno fatto una politica sbagliata per anni ed anni, per decenni, ed adesso per aggrapparsi ad un assassino, ad un monarca assassino, vogliono finire anche loro nella pattumiera della storia con lui? Scelgano questa strada, se la vogliono, ma non è la strada lungimirante dell’amicizia tra i popoli. Il popoli libico ed il popolo italiano possono avere orizzonti di futuro solo se Gheddafi sarà immediatamente scaricato, solo se verrà messo fine a questo bagno di sangue. Gheddafi è stato scaricato dal popolo libico e gli unici che lo stanno tenendo ancora a galla e che gli danno una speranza per poter resistere sono questi silenzi dell’occidente”.
    Dati Auditel mercoledì 23 febbraio
    Tg1 - ore 13:30 4.683.000 25,69% ore 20:00 7.251.000 26,92%.
    Tg2 - ore 13:00 3.267.000 19,24% ore 20:30 3.258.000 11,04%.
    Tg3 - ore 19:00 2.726.000 13,26%.
    Tg5 - ore 13:00 4.034.000 23,50% ore 20:00 5.521.000 20,41%
    Studio Aperto - ore 12:25 2.758.000 19,85% ore 18:30 1.518.000 8,76%.
    Tg4 - ore 19:00 1.205.000 5,79%.
    Tg La7 - ore 13:30 1.012.000 5,76% ore 20:00 2.574.000 9,49%.
    Fonte: www.tvblog.it

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