sabato 26 febbraio 2011

Berlusconi corruttore può essere paragonato a Mussolini

Italia Dall'Estero

...come ci vede la stampa estera

Berlusconi corruttore può essere paragonato a Mussolini

[Basler Zeitung]
L’Italia unita compie 150 anni. Lo storico e italianista Carlo Moos parla degli errori commessi dalla creazione della nazione, delle anomalie della politica italiana e delle probabilità di sopravvivenza di Silvio Berlusconi.
Signor Moos, l’Italia ristagna in una crisi perenne, il capo del governo Silvio Berlusconi mette in ridicolo il paese: che motivo ha l’Italia per festeggiare i 150 anni dell’unità?
“Abbiamo creato l’Italia, ora dobbiamo creare gli italiani”, ha detto Massimo D’Azeglio al primo parlamento nazionale. Sta di fatto che, oggi, l’Italia è ancora una nazione senza una vera unità tra i suoi cittadini. Per esempio il conflitto Nord/Sud esiste ancora, e per giunta si è inasprito.
Il parlamento italiano deciderà a breve sulla riforma federale, argomento che la Lega Nord ha a cuore. Esiste il pericolo che l’Italia si spacchi lentamente nel caso in cui la lega dovesse prendere il sopravvento?
In questo progetto di legge non si tratta di federalismo, quanto di un’autonomia finanziaria dei comuni, che dovrebbe tornare a tutto vantaggio del nord Italia. Lo scopo è far affluire meno denaro a Roma e quindi al sud. Il divario tra nord e sud potrebbe accentuarsi. Non è possibile prevedere quanto seriamente l’unità italiana sia minacciata.
Qual’ è stato dunque il più grosso errore commesso alla nascita dello stato italiano?
L’unità d’Italia è una creazione scaturita dalla politica del presidente del Consiglio dei ministri Camillo Benso conte di Cavour, che modernizzò il Regno di Sardegna. La fondazione del Regno d’Italia con capitale Torino fu un compromesso della classe dirigente, da cui trasse profitto soprattutto il Nord Italia. Gli abitanti del meridione rimasero completamente esclusi. Napoli sarebbe potuta diventare un grosso centro finanziario, invece la distanza economica tra Milano e Napoli è diventata sempre più vasta. Le industrie si sono sviluppate al nord mentre il sud provvedeva all’invio della mano d’opera. L’Unità d’Italia aveva caratteristiche tiranniche, che nella prima metà degli anni 20 favorirono la nascita della dittatura fascista. Questo autoritarismo ha prodotto effetti collaterali fino ad oggi.
Cosa intende dire?
Quella in cui oggi viviamo è una forma degenerata del sistema politico piemontese che risale all’epoca della sua fondazione. Si avverte fortemente l’egemonia del nord. La Lega Nord assume un ruolo importante, in quanto parte integrante del governo. Soprattutto è il dispotismo del governo in carica che governa: tutto ruota attorno alla persona di Silvio Berlusconi. Relazioni clientelari e comportamenti da mafiosi sono elementi caratteristici del sistema politico. Berlusconi non si fa alcuno scrupolo, nell’usare sporchi stratagemmi per fare i propri interessi e restare al potere. Al governo non esistono seri confronti e gli interessi del paese restano in secondo piano.
Lei una volta ha paragonato Silvio Berlusconi a Benito Mussolini – e la cosa ha suscitato irritazione. Il primo è un pagliaccio politico egocentrico, il secondo era un criminale megalomane. Dove vede le similitudini tra Berlusconi e Mussolini?
Berlusconi può essere perfettamente paragonato a Mussolini in merito alla esagerata personificazione della politica, che è incentrata soprattutto su sé stesso. Entrambi si destreggiano con argomentazioni terra terra, influenzando in maniera rilevante le masse grazie al loro potere mediatico senza concorrenti. Essi esercitano una politica di potere clientelare: vengono distribuite mazzette con facilità, si mercanteggiano posti di lavoro e si comprano voti. Berlusconi è un corruttore come Mussolini. Anche per quanto riguarda gli effetti spettacolari delle loro apparizioni in pubblico sono molto simili. Per esempio entrambi si atteggiano a dongiovanni, pavoneggiandosi. E questo evidentemente piace a molti italiani. Berlusconi trae vantaggio dal fatto che in Italia il fascismo non è stato seriamente sradicato. L’Italia ha voluto tornare alla svelta alla quotidianità politica.
Gli Italiani si lasciano sedurre dai politici carismatici ed autoritari più facilmente di altri popoli?
Forse sono più predisposti per i comportamenti clientelari che caratterizzano la storia italiana sin dal tempo dei romani. Dopo il periodo fascista e l’egemonia della democrazia cristiana nel dopoguerra, il clientelismo sembra essere più che mai rifiorito con Berlusconi, dalla metà degli anni ‘90.
Quindi lei non vede nessuna differenza tra la prima e la seconda repubblica, che iniziò negli anni ‘90 dopo Tangentopoli?
Dunque: la prima repubblica è ancora in corso. La Democrazia Cristiana è stata sostituita dal partito di Berlusconi: prima Forza Italia e poi Popolo della Libertà. L’organico politico è cambiato, ma la corruzione è rimasta.
Di cosa c’è bisogno per una vera seconda repubblica? L’Italia deve attendere che Berlusconi scompaia dalla politica?
Sarebbe necessaria soprattutto un’alternativa credibile all’attuale regime di governo. I partiti dell’opposizione si danno da fare per autodanneggiarsi. Romano Prodi è riuscito due volte a sconfiggere Berlusconi alle elezioni. Ma una personalità così non esiste in seno all’opposizione. Anche Gianfranco Fini, presidente della camera e leader del nuovo partito Futuro e Libertà, è a stento tenuto in considerazione, dopo essere stato continuamente danneggiato dalla campagna mediatica. Il cosiddetto terzo polo è una modesta alternativa.
Berlusconi è più che mai sotto pressione a causa dello scandalo sessuale in cui è coinvolta la prostituta minorenne Ruby. Quanto tempo potrà resistere al governo il Cavaliere?
Un’ipotesi sarebbe che venga a mancare di colpo l’appoggio dell’elettorato e che parte degli iscritti al suo partito si stacchino. Questo potrebbe accadere nel corso della vicenda Ruby, dipende dalle rivelazioni che verranno fatte. Per il momento l’affare Ruby non sembra toccarlo. L’atteggiamento da macho di Berlusconi piace a molti italiani, così come i sottili attacchi alla procura milanese. La giustizia rappresenta uno stato che gli italiani rifiutano in ogni caso.
150 anni fa è nata l’Italia unita. Quando nasceranno finalmente gli italiani che Massimo D’Azeglio ha pronosticato?
Ci vorrebbe una situazione politica simile a quella della metà degli anni ‘70, quando gli eterni nemici, la democrazia cristiana nella persona dell’ex presidente del consiglio e capo di partito Aldo Moro, e i comunisti nella persona del segretario generale Enrico Berlinguer, riuscirono ad arrivare molto vicino ad uno storico compromesso. Sarebbe stato un patto stretto per il benessere del paese, per superare la crisi economica. Fu sprecata la storica possibilità di un enorme compromesso sociale. Attualmente e nei prossimi anni vedo scarse speranze che possano veramente nascere degli italiani.
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