venerdì 25 febbraio 2011

I pastori sardi oggi in Borsa «Strozzati dalle multinazionali»

I pastori sardi oggi in Borsa
«Strozzati dalle multinazionali»

di Paola Medde |''L' Unità''
Civitavecchia, pastori sardi
Trattenuti per un'intera giornata sulla banchina del porto di Civitavecchia, manganellati e caricati a freddo dagli agenti di polizia. Ora, per i trecento pastori sardi a cui lo scorso 28 dicembre fu impedito con la forza di raggiungere Roma, dove avrebbero dovuto tenere una conferenza stampa, l'ennesimo schiaffo: tre di loro sono indagati per resistenza a pubblico ufficiale e quaranta sono stati multati per manifestazione non autorizzata, con sanzioni che vanno dai 2.500 ai diecimila euro.

Non si fermano
Alla vigilia della nuova manifestazione che il Movimento Pastori Sardi si prepara a inscenare oggi sotto la Borsa di Milano, arriva la notizia degli atti disposti dalla Procura di Civitavecchia. Sul registro degli indagati sono finiti Felice Floris, leader della protesta, che quel giorno nel tentativo di trattare «il dissequestro» dei sui compagni, fu trascinato a terra da tre poliziotti; Priamo Cottu, ammanettato e rilasciato solo dietro garanzia da parte di un sindaco lì presente; Andrea Cinus, spintonato con violenza dalle forze dell'ordine sulle grate di un cancello. È quest'ultimo a raccontare il suo 28 dicembre: «La polizia ci ha bloccato allo sbarco, picchiato, caricato e impedito di uscire dal porto di Civitavecchia per tutta la giornata. Ha persino vietato alle donne e ai bambini che erano con noi di andare in bagno. Lo Stato, quel giorno, ci ha messo sotto sequestro: quello che ci hanno fatto è un'offesa non solo a noi, ma a tutti i sardi. Ci dovrebbero chiedere scusa». Ma le scuse da parte del ministro degli Interni Roberto Maroni, alcuni giorni fa in visita ufficiale in Sardegna, non sono arrivate: «Abbiamo incontrato il ministro a Oristano – prosegue Cinus – e ci ha detto che solo se e quando saranno accertate eventuali responsabilità, ci chiederà scusa».

Due inchieste

Oltre all'indagine sui pastori, la Procura di Civitavecchia ha aperto in parallelo un'altra inchiesta a carico delle forze dell'ordine per le violenze e le cariche, ma per il momento non risultano indagati. «Questa è la linea che il governo ha scelto di adottare con noi – dicono ora i pastori – è stata inaugurata a Cagliari quando, durante una nostra manifestazione non violenta di fronte alla Regione, la polizia ha sparato ad altezza d'uomo accecando uno dei nostri, ed è continuata a Civitavecchia, dove hanno tenuto in ostaggio trecento persone pacifiche e disarmate. Ma i manganelli non ci fanno paura». La protesta, dunque, non si ferma: Floris, il Josè Bovè dei sardi, sbarcherà oggi in Piazza Affari con il suo popolo in berritta, il copricapo tipico dei pastori, per colpire il cuore del sistema che sta strangolando le piccole aziende agricole e d'allevamento, mentre il 2 marzo sarà in udienza dal Papa. «Porteremo in piazza la nostra volontà di protestare contro chi ha messo alla fame i pastori: le multinazionali», spiega Floris. Sul banco degli imputati Nestlè, Carrefour, Monsanto «che aumentano i loro profitti in maniera vergognosa a spese dei consumatori e degli agricoltori: noi pastori sardi ci opponiamo alla speculazione finanziaria dei prodotti agricoli, perché l'agricoltura e l'alimentazione sono fondamentali per tutti i popoli» si legge in un documento diffuso dal Movimento. Ma il dito è puntato anche contro la «politica ignava e cialtrona che tutto fa all'infuori di creare sviluppo». Il riferimento è alla Giunta regionale di Ugo Cappellacci che, dopo aver promesso un aiuto alle aziende in difficoltà, ha riservato i sussidi a quelle più grandi e tradito le speranze di migliaia di piccoli allevatori che, indebitati fino al collo, rischiano di finire in mano alle banche.

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