venerdì 18 febbraio 2011

Il cavaliere ''utile idiota'' degli Usa. WikiLeaks, l'Italia vista dagli Usa "Con Berlusconi paese ormai in declino"

Il cavaliere ''utile idiota'' degli Usa. WikiLeaks, l'Italia vista dagli Usa "Con Berlusconi paese ormai in declino"

Berlusconi sultano
''Berlusconi danneggia l' Italia, ma ci e' utile e va aiutato''.
Questo il  giudizio della diplomazia statunitense. In pratica gli Usa trattano il premier come un ''utile idiota''.
Utile idiota è un termine che, nel gergo politico, veniva usato per descrivere simpatizzanti del sistema sovietico nei paesi occidentali, e per l'atteggiamento del governo Sovietico nei loro confronti. L'implicazione era che nonostante le persone in questione pensassero ingenuamente di essere alleate dei Sovietici o di altri Comunisti, in realtà erano da questi ultimi tenuti in scarsa considerazione e sfruttati cinicamente.
Il termine oggi è usato in senso più ampio per descrivere qualcuno che e'  manipolato da un movimento politico, un gruppo terroristico, un potere economico, o da uno Stato.
Negli Stati Uniti, il termine è usato  in senso peggiorativo, implicando che una persona è ignorante e dunque facilmente manipolata (resa 'utile') per favorire cause che sono contro gli stessi interessi della persona, o anche quello che considererebbe un bene maggiore, se fosse meglio educata.
Dai cablo emerge un Berlusconi ''ricattato'' dal Governo Usa. Un nuovo tassello della sua pochezza che va ad aggiungersi alla ricattabilita' da parte delle escort e delle partecipanti ai festrini e ai bunga-bunga di Arcore.
Dalle nuove rivelazioni di WikiLeaks il cavaliere e i ministri Frattini, esteri, e La Russa, difesa, e il sottosegretario Gianni Letta non ne escono bene. Fanno la figura degli yesman. Hanno sempre detto agli Usa: faremo cio' che volete.
Dai nuovi documenti vien fuori  la verita', conosciuta da tutti e negata dal Governo e dal ministro La Russa: l' Italia in Afghanistan e' in guerra, in barba all' art. 11 della Costituzione che recita ''L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo''.
Il ministro della Difesa (meglio attacco) Ignazio La Russa, altro ''utile idiota'', si ''inginocchia'' davanti al Pentagono e assicura al segretario della Difesa americano Robert Gates che saranno eliminati tutti i "caveat" che limitano le operazioni dei soldati italiani e i nostri aerei, finora destinati a ricognizioni, sono stati invece, meravigliando gli Usa, corredati di bombe da sganciare sul territorio occupato dai “nemici”, che si dichiarano invece difensori della loro patria occupata da stranieri o da alleati di stranieri.
Governo italiano ''Utile idiota'' perche' in Afghanistan, dove sono morti molti nostri soldati  e  dove il nostro orgoglio occidentale sta facendo tante vittime tra i civili, lo stesso governo locale, da noi promosso e sostenuto, sta avviando colloqui di pacificazione con quelli che forse considera, se non come partigiani, certo come connazionali comunque da non sterminare.

''...Cosi' e' se mi pare!''

Nell' Espresso e Repubblica le nuove carte della diplomazia. Il ritratto di un leader debole. ''Deve dirci di si' a tutto''. La resa su Vicenza e le altre basi

I DOCUMENTI

WikiLeaks, l'Italia vista dagli Usa "Con Berlusconi paese ormai in declino"

Le valutazioni della diplomazia statunitense contenute nei nuovi documenti segreti. "La reputazione in Europa è lesa". "Il premier danneggia l'Italia ma ci è utile e non dobbiamo abbandonarlo, alla fine ne trarremo vantaggi" di FABIO BOGO

WikiLeaks, l'Italia vista dagli Usa  "Con Berlusconi paese ormai in declino" Berlusconi tra Obama e Medvedev
ROMA - Quattromila cables riservati filtrati dall'ambasciata Usa a Roma, oltre 30 mila pagine di documenti finora segreti che raccontano l'Italia e i suoi protagonisti dal punto di vista critico e sferzante del suo più importante alleato. E molti di questi con un denominatore comune: il declino del ruolo internazionale dell'Italia è strettamente legato all'immagine di Silvio Berlusconi, l'uomo che la guida e la condiziona dal 1994, l'anno della sua discesa in campo. Dal 2002 al 2010 parlano ambasciatori, segretari di Stato, diplomatici di alto livello, politici di primo piano. Tutte comunicazioni rigorosamente classificate. Tutte rigorosamente destinate a restare riservate. Tutte, adesso, contenute nei cables che WikiLeaks ha ottenuto e che l'Espresso, in collaborazione con Repubblica, comincia da oggi a pubblicare.

UN PREMIER CHE OFFENDE TUTTI
"Il premier Silvio Berlusconi con le sue frequenti gaffes e la scelta sbagliata delle parole" ha offeso nel corso del suo mandato "quasi ogni categoria di cittadino italiano e ogni leader politico europeo", mentre "la sua volontà di mettere gli interessi personali al di sopra di quelli dello Stato ha leso la reputazione del Paese in Europa ed ha dato sfortunatamente un tono comico al prestigio dell'Italia in molte branche del governo degli Stati Uniti".
E' il febbraio del 2009 quando Ronald Spogli, ambasciatore americano in Italia nominato dal Presidente George W. Bush,
si congeda dal suo mandato e scrive al nuovo segretario di Stato Hillary Clinton un memoriale intitolato "What can we ask from a a strong allied" (Cosa possiamo chiedere ad un forte alleato), classificato come Confidential e che ha un sapore profetico. Non è ancora esploso lo scandalo di Noemi Letizia, non è apparsa all'orizzonte la escort Patrizia D'Addario, non c'è ancora traccia dei festini di Arcore, né delle accuse di sfruttamento della prostituzione minorile con la marocchina Ruby, né delle pressioni sulla questura di Milano per procurarsi il silenzio della vittima. Le leggi ad personam proposte per tutelare il primo ministro dalle conseguenze dei processi in corso non sono state ancora respinte e non ha raggiunto l'apice il violento conflitto con la magistratura. Ma ad inizio 2009 il premier, visto dagli Usa, è già un uomo debole, prigioniero dei suoi conflitti di interesse e dell'evidenza internazionale dei suoi abusi di potere. Quindi bisognoso dell'aiuto americano per legittimarsi sul piano interno e estero e come tale disponibile, quando richiesto, a comportarsi come "il migliore alleato". Berlusconi insomma non è nelle condizioni di dire alcun "no" a chi lo sostiene. Una sorta di ostaggio, che accetta volentieri tutte le richieste in termini di impegno militare e politico negli scacchieri strategici che vanno dall'Afghanistan alla ricollocazione dei prigionieri di Guantanamo, dalle basi sul territorio italiano alle sanzioni all'Iran. Un prezzo che finora non si sapeva di aver pagato.

L'IMMAGINE DI UN PAESE IN DECLINO
"Il lento ma costante declino economico dell'Italia - scrive l'ambasciatore Spogli - compromette la sua capacità di svolgere un ruolo nell'arena internazionale. La sua leadership spesso manca di una visione strategica. Le sue istituzioni non sono ancora sviluppate come dovrebbero essere in un moderno paese europeo. La riluttanza o l'incapacità dei leader italiani a contrastare molti dei problemi che affliggono la società, come un sistema economico non competitivo, l'obsolescenza delle infrastrutture, il debito pubblico crescente, la corruzione endemica, hanno dato tra i partner l'impressione di una governance inefficiente e irresponsabile. Il primo ministro Silvio Berlusconi è il simbolo di questa immagine". Spiega Spogli: gaffes e preminenza per gli interessi personali, assieme "al frequente uso delle istituzioni pubbliche per conquistare vantaggi elettorali sui suoi avversari politici, la sua preferenza per soluzioni a breve termine hanno danneggiato la reputazione dell'Italia in Europa". Un'immagine che Berlusconi tenta di rivitalizzare con iniziative che lasciano perplessi gli Usa. L'Italia - annota Spogli - "fa molti sforzi, alcuni seri altri meno, per mantenere una posizione di rilevanza e influenza". Come quando "si propone nel ruolo di grande mediatore delle crisi mondiali, un ruolo autoconferitosi che alcuni politici, specialmente il premier Silvio Berlusconi, pensano possa conferire grande visibilità senza praticamente spendere alcunché". O come quando, senza alcun coordinamento, ritiene di avere i titoli per "mediare tra la Russia e l'Occidente, impegnarsi con Hamas e Hezbollah, stabilire nuovi canali di negoziato con l'Iran, espandere l'agenda del G8 con mandati al di là di ogni riconoscimento".
Insomma, una politica assolutamente velleitaria. Con costernazione Spogli prende atto che in una puntata di "Porta Porta" Berlusconi annuncia il ritiro dall'Iraq: svegliati in piena notte i generali Usa a Baghdad e mandata la trascrizione della puntata tv al Pentagono. Esterrefatto l'ambasciatore registra che mentre Israele bombarda Gaza il Cavaliere rilancia l'idea del tutto estemporanea di costruirvi alberghi e resort, annunciando che potrebbe "trovare investitori". Allibito informa Washington che il premier ha una sua strategia per la Siria, visto che l'allora moglie Veronica "ha conosciuto la consorte di Assad a Damasco", e dice: "Dovremmo coinvolgerla..." 
Ma a Washington sono pragmatici. Si deve abbandonare un alleato pasticcione, in declino economico e inviso alle cancellerie europee per idiosincrasia politica?. "No - scrive Spogli alla Clinton - non dobbiamo. Dobbiamo anzi riconoscere che un impegno di lungo termine con l'Italia e i suoi leader politici ci darà importanti dividendi strategici adesso e in futuro"

IL DIVIDENDO DI WASHINGTON
Cosa può incassare l'America da questo governo? Spogli è esplicito. "L'Italia ci permetterà di consolidare i progressi fatti faticosamente nei Balcani negli ultimi vent'anni, le loro forze armate continueranno a giocare un ruolo importante nelle operazioni di peacekeeping in Libano e in Afghanistan, e, infine, il territorio italiano sarà strategico per l'Africom (United States African Command)", l'organismo costituito nel 2008 dalla Difesa Usa per coordinare gli interventi militari in Africa: comando a Stoccarda, ma bombardieri di stanza a Vicenza, nella base Dal Molin, e portaerei della VI flotta a Napoli. " Se useremo una forte pressione - sostiene inoltre Spogli - l'Italia eserciterà la sua influenza economica in Iran per mandare a Teheran un chiaro segnale che potrebbe influire sulla loro politica di sviluppo nucleare". E anche sul fronte del terrorismo Washington sa che Roma spalancherà le sue porte. Già nel febbraio 2009 Spogli avverte infatti che l'Italia si sta diligentemente preparando ad esaudire "quelle che ritengono saranno tra le nostre prime richieste, il farsi carico della custodia di alcuni detenuti nella prigione di Guantanamo (il ministro Frattini ufficializzerà la decisione 4 mesi dopo, ndr.) e un maggiore sforzo militare in Afghanistan (l'Italia sorprenderà gli Usa aggiungendo altri 1200 soldati ad Herat, portando il contingente schierato ad un totale di 4200 uomini).
L'unica vera preoccupazione è il rapporto tra Roma e Mosca, tra Berlusconi e Putin. Gli Usa vogliono controbilanciare la crescente influenza russa sul fronte dell'energia, e notano con disappunto che "l'Italia, sfortunatamente, invece la favorisce". Sui rapporti tra Berlusconi e Putin il punto di vista americano è noto. L'ambasciata Usa anche dopo la sostituzione di Spogli con David Thorne è in allarme e agisce su più fronti. Stimola il ritorno al nucleare, interviene sul governo per spezzare l'asse con Mosca e suggerisce: "dobbiamo far capire a Berlusconi che ha una relazione personale con noi e dobbiamo assecondare la sua convinzione di essere uno statista esperto". Ma l'operazione non è facile, il legame del cavaliere con "il suo amico Vladimir" è solida e ha radici misteriose. tanto misteriose da indurre Hillary Clinton nel gennaio 2010 a chiedere alle rappresentanze diplomatiche interessate di indagare sulle "possibili relazioni e investimenti personali che legano Putin e Berlusconi e che possono influenzare la politica energetica dei due paesi", e di svelare " i rapporti tra l'amministratore delegato dell'Eni Paolo Scaroni, i top manager dell'Eni e i membri del governo italiano, specialmente il premier e il ministro degli esteri Frattini". Gli americani si troveranno davanti ad un muro: in un cable un diplomatico italiano spiega che "tutto avviene direttamente tra Berlusconi e Putin".

UN PREZZO IRRISORIO DA PAGARE
Pasticciona e in difficoltà, l'Italia chiede aiuto agli Usa quando si accorge che l'organizzazione del G8 a L'Aquila comincia a fare acqua. Gli americani se ne sono già accorti, e una serie di cables descrivono la tensione nell'ambasciata di Roma: il flop può tramutarsi in una debacle per Berlusconi, già colpito dalle prime rivelazioni sugli scandali sessuali. Scatta il soccorso all'utile alleato: "Berlusconi - annotano - ha bisogno di mostrarsi un leader credibile a livello internazionale per ripulire la sua immagine, e ci sarà tremenda attenzione" al trattamento che riceverà dagli altri capi di stato e di governo. Obama acconsente e in Abruzzo il presidente "abbronzato" è gentile e comprensivo. Il vertice è un successo, il Cavaliere è salvo, l'opposizione politica è sconfitta

CONDANNATI ALL'INSTABILITA'
Gli americani capiscono dunque che con Berlusconi dovranno conviverci. A lungo. E sfruttarne le debolezze, che utilitaristicamente diventeranno per Washington preziose cambiali in bianco, da riscuotere all'occorrenza. Ne sono consci già prima delle elezioni del 2008, che - dopo la caduta della litigiosa coalizione guidata da Romano Prodi - riporteranno a Palazzo Chigi il Cavaliere, vittorioso su Walter Veltroni. "Se vince Veltroni la situazione sarà eccellente - scrivono da Roma a Washington - se ritorna Berlusconi sarà molto eccellente". Ne sono ancora più convinti dopo il G8 de L'Aquila. Non apprezzano la magistratura, definita "una casta inefficiente e autoreferenziale", priva di controllo e che condiziona la vita politica; non credono nei dissidenti della maggioranza; giudicano il Pd disorganizzato. E anche quando la Corte Costituzionale boccia il lodo Alfano non si preoccupano: Berlusconi resisterà. Temono invece gli effetti sul Paese dello scontro con il presidente Napolitano. Il Presidente è visto come una figura assolutamente cruciale per la stabilità del Paese, è stimato e seguito. Il Quirinale non si tocca, è un assoluto punto di riferimento. "Gli attacchi a una figura molto rispettata potrebbero essere presi male da molti italiani e determinare più ampie divisioni tra le due istituzioni".
È uno scenario preoccupante, ma che porta anche dei vantaggi. Il premier infatti "per difendersi dai processi si dovrà distrarre dal lavorare per il popolo italiano". Ma ci sono altri referenti pronti a lavorare per gli Usa. I ministri Frattini e La Russa, ad esempio, vengono definiti particolarmente ansiosi di collaborare. Mentre ad Arcore continuano i festini, il business può proseguire. 
(18 febbraio 2011)

IL CASO

Soldati a Kabul e più basi Usa
ecco il prezzo pagato a Obama

WikiLeaks, per l'aeroporto Dal Molin è stasta una resa. Letta e La Russa: faremo ciò che volete. Via i caveat per i militari italiani in Afghanistan: potranno combattere a fianco dei marines di LUCA FRAIOLI

Soldati a Kabul e più basi Usa  ecco il prezzo pagato a Obama
ROMA - Più militari italiani in Afghanistan, pronti a combattere al fianco dei marines, senza i tanti vincoli imposti dai "caveat" che impediscono ai nostri soldati di intervenire in tutto il territorio afgano e soprattutto di partecipare a operazioni d'attacco. E poi il via libera all'ampliamento delle basi Usa nella Penisola, alla loro completa autonomia dalle autorità italiane, allo stoccaggio sul suolo nazionale di armi che, almeno in teoria, il nostro Paese ha messo al bando. Dai nuovi cablo sull'Italia venuti in possesso di WikiLeaks emerge che Washington, in cambio del sostegno al governo Berlusconi, chiede la massima collaborazione in campo militare. E la ottiene, sempre.

L'AFGHANISTAN
In alcuni casi gli americani sono persino sorpresi dalla disponibilità dell'alleato: i cablo rivelano che il Pentagono si aspetta dal governo italiano l'invio in Afghanistan di rinforzi limitati: non più di 500 uomini. E invece Roma decide di spedire a Herat 1200 soldati, con più mezzi blindati, aerei ed elicotteri da combattimento. Non solo, il ministro della Difesa Ignazio La Russa assicura al segretario della Difesa americano Robert Gates che saranno eliminati tutti i "caveat" che limitano le operazioni dei soldati italiani. Tutti tranne uno: ci vorrà un preavviso di sei ore per far intervenire i nostri militari insieme ai marines. "Ma" garantisce La Russa "si tratta solo di una misura psicologica che non avrà alcuna conseguenza pratica". Insomma, il nostro contingente in Afghanistan ora può combattere in prima linea senza alcun impedimento. Gli americani ringraziano. E apprezzano La Russa quando "con la sua copertura politica" vengono schierati i parà della Folgore. Per la diplomazia Usa questo significa che il ruolo dell'Italia in Afghanistan cambia radicalmente: non più solo a presidio del territorio, ma in prima linea nelle operazioni d'attacco ai Taliban. Rimane una zona d'ombra che, stando ai cablo di WikiLeaks, ci viene rinfacciata in ogni colloquio: gli italiani devono smetterla di pagare tangenti ai guerriglieri in cambio della incolumità delle loro truppe.

LA BASE DI VICENZA
Nei rapporti dei diplomatici americani l'Italia è "una piattaforma strategica unica per le truppe Usa, permettendoci di raggiungere facilmente le aree turbolente del Medio Oriente, dell'Europa orientale e dell'Africa. E con Africom sarà partner ancora più significativo della nostra proiezione di forza". Africom sta per Africa Command, è il comando responsabile delle operazioni militari americane in Africa che a fine 2009 si insedia a Vicenza. I diplomatici Usa confessano di essere molto soddisfatti per la riuscita dell'operazione e per il contributo di Paolo Costa, commissario straordinario del governo italiano. Le proteste dei pacifisti e dei vicentini, del movimento "No Dal Molin", sono solo un ricordo. Anche grazie alle rassicurazioni di La Russa: abbiamo fiducia nel Consiglio di Stato, dice il ministro ai suoi referenti dell'ambasciata Usa, ma se vinceranno i ricorsi presentati contro l'ampliamento della base, vi garantiamo comunque una soluzione. Non sarà necessario: il massimo organo di consulenza giuridico-amministrativa emetterà tra il luglio e l'ottobre del 2008 una raffica di pareri favorevoli all'ampliamento della base di Vicenza, che potrà così ospitare la 173esima brigata aviotrasportata delle forze armate Usa.
Resta il problema della extraterritorialità: gli statunitensi esigono che quello all'interno del muro di cinta venga considerato suolo americano, con leggi americane e militari americani a farle rispettare. Gli italiani replicano che l'extraterritorialità vale solo per le basi costruite nell'immediato Dopoguerra, ora la Costituzione lo vieta. Ma non serve. A Vicenza, fa notare Washington, c'era il comando Setaf per l'Europa meridionale. Basta estendere all'Africom la continuità giuridica della vecchia base. E con Gianni Letta si arriva all'aut aut: se non volete l'Africa Command ci sono altri Paesi pronti a ospitarlo. Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio accetta. Ancora una volta senza contropartita.

LE ALTRE BASI
Stessa richiesta qualche centinaio di chilometri più a sud. A Gricignano d'Aversa, provincia di Caserta, è stata costruita una caserma da mezzo miliardo di dollari per il personale della Sesta Flotta. Le autorità americane anche in questo caso pretendono l'extraterritorialità. Ma stavolta la base è ex novo e la Costituzione non può essere aggirata. Tuttavia, rivelano i cable di WikiLeaks, il ministro La Russa suggerisce la soluzione: un patto bilaterale che garantisca completa autonomia ai militari americani in fatto di sicurezza e vigilanza. In sostanza: niente carabinieri tra i piedi.
Un altro successo gli americani lo incassano a Sigonella. Nell'aeroporto militare siciliano gli Usa dislocano i Global Hawk, ricognitori teleguidati che possono spiare oltre le linee nemiche. Il via libera era stato dato dal governo Prodi, ma per gli Usa è importante chi concretizza. E anche questa volta è Silvio Berlusconi a portare a termine l'operazione.
Più complessa la situazione a Niscemi. A pochi chilometri dalla cittadina in provincia di Caltanissetta dovrebbe sorgere la mega-antenna del Muos (Mobile User Objective System), perno di un sistema di comunicazioni capace di raggiungere i contingenti Usa in qualsiasi parte del mondo si trovino ad operare. Ma la popolazione è contraria e nonostante le sollecitazioni di Robert Gates ("garantiamo che l'antenna non provocherà danni alla salute") Letta e La Russa non riescono a superare le resistenze dei siciliani.
A Camp Darby, considerato il più grande deposito di munizioni dell'esercito Usa al di fuori del territorio statunitense, c'è un'altra questione da risolvere: nella santabarbara vicino Pisa sono stoccate anche le terribili cluster bomb, al centro di polemiche in tutto il mondo perché trasformano i terreni su cui cadono in campi minati pericolosissimi per le popolazioni civili. Le autorità americane chiedono a Gianni Letta se questo è un problema. Ma il sottosegretario rassicura: noi non interverremo. E infatti, pur avendo aderito nel 2008 al trattato che mette al bando le cluster bomb, il Parlamento italiano non lo ha ancora ratificato.
(18 febbraio 2011)

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