sabato 26 febbraio 2011

Perorazione in favore di uno scontro tra i leader europei e Berlusconi

Perorazione in favore di uno scontro tra i leader europei e Berlusconi

[De Morgen]
Il caporedattore Esteri Koen Vidal ritiene inaccettabile che il premier italiano sostenga il regime di Gheddafi. Se i leader europei vogliono conservare un minimo di credibilità sulla Libia, non possono più rinviare lo scontro con Silvio Berlusconi. La situazione in cui uno Stato Membro continua a sostenere un criminale di guerra come Gheddafi, minaccia di intaccare l’essenza stessa del progetto europeo.
Quanto segue è una perorazione in favore di una profonda crisi europea. All’inizio di questa settimana, i Ministri degli Esteri europei si sono riuniti per discutere della rivolta in Libia. Dopo la riunione, Catherine Ashton, Alto Rappresentante per gli Affari Esteri, ha rilasciato un comunicato, per condannare la spaventosa violenza in Libia e ha usato parole che è normale pronunciare riguardo ad una crisi del genere, ma senza aggiungere altro. La Ashton ha condannato “la repressione contro i manifestanti in Libia e ha deplorato la violenza e i morti tra la popolazione civile”. Nonostante la Ashton abbia poi aggiunto che l’Europa deve essere giudicata “per la sua capacità di proporre azioni concrete”, non sono state annunciate né sanzioni né altri provvedimenti effettivi.
Ogni volta che Ashton reagisce a una grave crisi di carattere globale con una dichiarazione senza consistenza, si capisce che c’è qualcosa che non quadra. Di solito significa che uno degli Stati Membri ha imposto una frenata, motivata da qualche interesse superiore. Nel caso della Libia, è apparso subito chiaro che è stata principalmente l’Italia a non voler ricorrere alle maniere forti per fermare Gheddafi. Il Ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini, ha addirittura dato l’impressione di voler proteggere il Grande Capo. Secondo Frattini, l’implosione del regime libico potrebbe condurre addirittura ad una radicale islamizzazione e al sicuro ‘esodo biblico’ di 300.000 profughi. Tradotto liberamente: senza Gheddafi ci sarà il caos. Frattini ha poi aggiunto che l’Europa ha l’arrogante abitudine di voler esportare il suo ‘sistema democratico’ nel resto del mondo.
Le ragioni della simpatia italiana per Gheddafi sono note. La compagnia petrolifera Eni estrae in Libia quasi 250.000 barili al giorno ed è, insieme alla compagnia petrolifera di stato libica, azionista di maggioranza del gasdotto Greenstream, che trasporta il gas in Italia. Di per sé, questi vasti interessi naturalmente rendono comprensibile qualche esitazione. Ma gli interessi legati al petrolio non sono assoluti, e devono essere valutati insieme ad altri aspetti, come gli interessi della popolazione e i diritti umani.
Per amor di chiarezza, quando Ashton e Frattini hanno rilasciato le loro dichiarazioni, si sapeva già di decine di morti in Libia e il numero delle vittime continuava a salire. Senza alcuna opposizione da parte dell’Europa, nella notte tra lunedì e martedì Gheddafi ha intensificato la sua campagna di violenza, scatenando sugli oppositori le sue guardie armate e un esercito di mercenari stranieri, e dando ordine all’aviazione libica di bombardare i manifestanti. Il numero delle vittime è salito a varie centinaia, mentre l’Europa continuava semplicemente a ”rammaricarsi” per la situazione.
Martedì sera abbiamo quindi visto l’ormai famigerato discorso di Gheddafi, nel quale ha dichiarato guerra alla sua gente. L’ha fatto in un modo che ricorda molto Radio Mille Collines, l’emittente che in passato seminava odio in Ruanda. Gli oppositori erano “ratti” e “scarafaggi” che bisognava sterminare. In quel momento è diventato chiarissimo che Gheddafi è uno di quei dittatori che non esitano a sacrificare il proprio popolo pur di rimanere al potere. In questo senso non può più essere lontanamente paragonato all’ex presidente egiziano Mubarak. Con il suo discorso, Gheddafi si è unito allo stesso gruppo di Slobodan Miloševic, Radovan Karadžić e Charles Taylor: criminali di guerra che furono rovesciati per mezzo di sanzioni e interventi militari, e che furono poi tutti giudicati da tribunali internazionali.
In questo senso, l’attuale posizione dell’Unione Europea riguardo alla Libia non manifesta altro che debolezza, sicuramente considerando che l’Europa regolarmente si proclama culla e paladina dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Come può il progetto europeo essere ancora credibile, se un leader folle può impunemente distruggere il suo Paese e la sua gente, con la complicità dell’Italia? Alcuni responsabili politici europei, tra i quali Herman Van Rompuy, Nicolas Sarkozy en Angela Merkel, si rendono conto che questa situazione è insostenibile e chiedono che vengano applicate sanzioni. Ma anche ieri Berlusconi ha continuato la sua campagna di ricatto morale.
Se i capi di stato vogliono in qualche misura rimanere fedeli alle fondamenta umanistiche del loro progetto europeo, non gli resta che un’opzione: indurire il loro atteggiamento nei confronti di Gheddafi, congelare il suo patrimonio personale di 70 miliardi di dollari, e usare tutti i mezzi possibili per portarlo davanti alla Corte Penale Internazionale. Se per raggiungere questo obiettivo sarà necessario confrontarsi con Berlusconi, che si faccia. Pochi cittadini europei avrebbero problemi con uno scontro tra l’Europa e Berlusconi, se l’Unione come risultato ottiene che si possa assumere una posizione ragionevole e accettabile dal punto di vista umano. Alcuni Stati Membri, tra i quali Svezia, Francia, Finlandia, Germania e Regno Unito stanno per dare inizio a questo scontro. A proposito, non sarebbe male per il nostro Paese (Belgio NdT) se il ministro degli Esteri Steven Vanackere si unisse a questo gruppo del buon senso, a meno che, naturalmente, non voglia entrare nella storia come il sempre invisibile Ministro delle Indicazioni di Viaggio all’Estero per i Belgi.
I nostri leader non hanno più molto tempo per salvare la credibilità del progetto europeo. Sono 1000 i cittadini libici uccisi ieri.

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