sabato 26 febbraio 2011

Sangue libico, armi italiane

 
Sangue libico, armi italiane
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di Valter Vecellio

Sangue libico, armi italiane Il presidente del Consiglio Berlusconi, finalmente si dice “preoccupato” per quello che accade in Libia. Era ora. Inizialmente non voleva “disturbare” il dittatore libico; poi gli ha telefonato, e quest’ultimo lo ha rassicurato: “Va tutto bene”; infine, dopo la montagna di cadaveri che la spietata e disperata repressione da parte di Gheddafi e dei suoi killer ha provocato, ha finalmente manifestato la sua preoccupazione; le telecamere delle TV lo hanno immortalato mentre rideva, e quel sorriso strideva con le espressioni di preoccupazione; e poi abbiamo potuto ascoltare l’auspicio che cessino “le violenze ingiustificate”. Il ministro degli Esteri Franco Frattini, che solo un paio di settimane fa, mentre si dissolveva il regime di Ben Alì, indicava il modello gheddafiano come quello che avrebbero dovuto seguire gli altri regimi arabi, ha fornito un’informativa alla Camera e al Senato patetica, e limitiamoci a questo. Il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi sostiene che è necessario, opportuno “riannodare il dialogo”; e fermiamoci qui, anche per le stupidaggini c’è un limite.
   Un Gheddafi in evidente stato di alterazione, in preda a uno sconcertante delirio di onnipotenza, dopo aver esaltato la strage di piazza Tienanmen, promette che i manifestanti, drogati e mercenari, saranno perseguitati casa per casa; e accusa Stati Uniti, Israele e Italia di armare i ribelli.
   Nelle stesse ore in cui tutte le televisioni e i giornali del mondo diffondevano i deliri gheddafiani, il movimento Pax Christi Italia diffondeva un comunicato nel quale si ricorda che L'Italia “è il primo esportatore europeo di armi verso la Libia, e con il Governo Berlusconi l'export è aumentato”. Il 2 settembre scorso - si legge nel comunicato - abbiamo espresso il nostro disgusto per lo "spettacolo indecoroso" in onore di Gheddafi preparato dal capo del governo che ha ostentatamente baciato la mano al dittatore trascurando completamente ogni accenno alla violazione dei diritti umani, alla tragica sorte delle vittime dei respingimenti, a chi muore nel deserto o nelle prigioni libiche. Ora la repressione delle rivolte è spietata. Gruppi armati sparano sulla folla che viene anche bombardata. Pax Christi vuole ricordare che l'Italia è il primo esportatore europeo di armamenti al regime di Gheddafi.
   E' urgente rivedere il "Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione tra Italia e Libia" sciaguratamente firmato a Bengasi, nell'agosto del 2008, da Berlusconi e Gheddafi - con cui le esportazioni di armamenti italiani verso le coste libiche hanno preso impulso e slancio. La legge 185 del 1990 sulle esportazioni di armamenti chiede di accertare il "rispetto dei diritti umani nel paese di destinazione finale" e di rifiutare le esportazione di armamenti "qualora esista un rischio evidente che la tecnologia o le attrezzature militari da esportare possano essere utilizzate a fini di repressione interna".
   Il bagno di sangue in Libia, le migliaia di libici massacrati, la brutale repressione di queste ore, tutto ciò si consuma anche grazie alle armi fornite dall’Italia. Nel biennio 2008-2009, ricorda Pax Christi, il governo italiano ha autorizzato alle proprie ditte l'invio di armamenti per oltre 205 milioni di euro, più di un terzo di tutte le autorizzazioni rilasciate dall'Unione Europea. A differenza dei colleghi europei, il ministro degli Esteri si è guardato bene dal dichiarare anche solo la sospensione temporanea dei rifornimenti di armi a Gheddafi. Questi sono i fatti. Le chiacchiere stanno a zero.

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