giovedì 31 marzo 2011

Baracche e Vip Grand Hotel, a Luanda

Baracche e Vip Grand Hotel, a Luanda

Print Friendly Scritto da ilaria de bonis il Mondo di Annibaleil 31 mar 2011 in N) Hic sunt leones 
A Sambizanga, periferia infernale di Luanda nord (Angola), si vive (e si muore) con meno di due dollari al giorno.
300.000 persone dormono dentro baracche di fango e lamiera.  Nella stagione delle piogge la terra rossa diventa melma e i muri si sgretolano. Ai margini del Roque Santeiro riciclano immondizia.
Muoiono in media di malaria a 52 anni.  Ogni donna ha cinque figli e ogni figlio rischia di non arrivare a cinque anni di vita.
Ma questa, si sa, è storia vecchia.
La notizia di oggi invece è un’altra: al centro della capitale Luanda sorgerà presto ‘Comandante Gika’: 345 mq di negozi, uffici, centri commerciali, parcheggi e torri-grattacielo.
Lo riferisce il gruppo italiano Kerakoll, di Sassuolo. Produttore mondiale di materiali ecocompatibili, che partecipa al “più importante progetto immobiliare” dell’Africa Sub-Sahariana, così recita il comunicato.
 “L’intero complesso prevede la costruzione del Luanda Shopping  con 215 negozi, un ipermercato, 6 cinema e un parcheggio per 1.581 veicoli”. Il tutto per un investimento totale pari a 500 milioni di dollari in due anni.
Intanto a Sambizanga il popolo angolano guarda e aspetta. Di entrare in una casa vera. Bisognerebbe chiedere a loro che pensano del futuro ‘Vip Grand Hotel Luanda’: 300 camere doppie e 70 suite, centro benessere ed eliporto annesso.
Kerakoll però spiega l’iniziativa nel dettaglio (oggi ne parla anche il Sole 24 Ore,‘Luanda cambia volto’): “due torri, di 21 piani ciascuna, ospiteranno 67.600 metri quadri  di uffici e un parcheggio con 470 posti auto, destinate a diventare il centro principale del business di Luanda”.
C’è da sperare che il popolo dell’Angola non si sollevi mai come i fratelli maghrebini. C’è da sperare che non prenda mai in mano armi e che non si rivolti contro i dittatori.
Che non decida di iniziare a vivere. Che non prenda coscienza del delirio. Altrimenti, stavolta, non ci sarebbe scampo per nessuno. Tanto meno per noi.
Un popolo arrabbiato e affamato di dodici milioni di persone, stanco di guerra e di miseria, potrebbe anche vincere la rivoluzione.

Ilaria De Bonis

Sabato 2 aprile tra Roma, Scampia, l'Aquila, Matera, Perugia. L'Italia dell'impegno civile si mobilita

Sabato 2 aprile tra Roma, Scampia, l'Aquila, Matera, Perugia. L'Italia dell'impegno civile si mobilita

Sabato 2 aprile tra Roma, Scampia, l'Aquila, Matera, Perugia. L'Italia dell'impegno civile si mobilita
di Redazione (31/03/2011)
Una giornata di mobilitazioni contro tutte le guerre (Roma), per chiedere diritti e verità nel secondo anniversario del terremoto (l'Aquila), contro la criminalità organizzata (Scampia), per la libertà di informazione (Matera). Articolo21 parteciperà a tutte le iniziative. A Roma con il segretario Tommaso Fulfaro, il senatore Vincenzo Vita e il giornalista Roberto Secci, a Scampia con il direttore di Articolo21 Stefano Corradino e il direttore di Libera Informazione Roberto Morrione.
Libia: Giulietti-Vita, Rai trasmetta diretta corteo 2 aprile

da Articolo 21

"Fukushima sarà smantellata" . Aumenta la radioattività in mare

GIAPPONE

"Fukushima sarà smantellata"
Aumenta la radioattività in mare

Il premier Naoto Kan annuncia anche di voler "rivedere da capo il piano per le nuove centrali". Nell'acqua a 300 metri a sud dell'impianto il tasso di iodio radioattivo è 4.385 volte superiore alla norma. Nessun piano di allargamento della zona di evacuazione

TOKYO - La centrale nucleare di Fukushima deve essere smantellata. Lo ha affermato il primo ministro giapponese Naoto Kan durante un incontro con il leader del Partito comunista giapponese, Kazuo Shii. Il premier ha detto anche che intende "rivedere da capo il piano di costruzione di nuove centrali". Parole che seguono l'ennesima notizia inquietante giunta dall'area intorno all'impianto danneggiato dal sisma e dallo tsunami dell'11 marzo: l'Agenzia per la sicurezza nucleare ha reso noto che il tasso di iodio radioattivo presente in mare a 300 metri a sud dalla centrale è di 4.385 volte superiore alla norma. Ieri il valore era di 3.355 volte oltre i limiti.

I dati rafforzano l'ipotesi che materiale tossico continui a riversarsi in mare.Il gestore della centrale, la Tepco, sta avendo difficoltà a raccogliere l'acqua radioattiva intorno ai reattori e agli edifici delle turbine. Inoltre, a causa del maltempo, ha dovuto sospendere i piani per spargere resina sintetica nella zona dei reattori numero 4 e 6 per provare a trattenere la polvere radioattiva ed evitare la sua dispersione nell'aria.

Cionostante il governo giapponese ha fatto sapere che a breve termine non è previsto un ampliamento dell'area di evacuazione intorno alla centrale di Fukushima. Questo malgrado l'Aiea abbia registrato livelli di radiazioni oltre i limiti a Iitate, a 40 chilometri dall'impianto nucleare, e quindi al di là del raggio di 30 chilometri previsto dall'esecutivo. In seguito a questa scoperta l'Agenzia internazionale per l'enegia atomica, che fa capo all'Onu, ha invitato le autorità nipponiche ad affrontare la questione di un allargamento dell'area di evacuazione. Un'opzione da valutare anche secondo l'Agenzia giapponese per la sicurezza nucleare. Il portavoce del governo Yukio Edano ha detto in conferenza stampa che il governo "rafforzerà i controlli sulle radiazioni al suolo".
(31 marzo 2011)

Gli autogol del ministro La R(i)ussa, di plz

Ignazio La Russa ieri ha fatto due clamorosi autogol. Il primo quando, petto in fuori davanti alle telecamere, per cercare la gloria...televisiva,  davanti a Montecitorio ha affrontato i manifestanti, il secondo, tornato in aula, a denunciare l' accaduto, da lui provocato, e' andato su tutte le furie, facendosi prendere dall' ira, facendo cosi' interrompere la seduta della Camera, proprio mentre si discuteva della piu' importante legge a favore del cavaliere, suo datore di lavoro, il processo breve.

Ha ragione il deputato Carmelo Briguglio quando afferma: ''Un La Russa non lucido e irriconoscibile ha rovinato il piano mediatico del premier''. Il terzo autogol?

La Russa, preso dall' ira, ha perduto contemporaneamente i beni piu' preziosi: il  lume derlla ragione e la capacita' di autocontrollo, anche se, a ben guardare i comportamenti del ministro, questi beni non fanno parte del suo bagaglio personale. La Russa e' stato come colpito da una forma di cecita' o di follia improvvisa. Per questo mi sembra ben comprensibile il ''fatelo curare'' del presidente della Camera Gianfranco Fini, pronunciato uscendo dall' aula subito dopo la sospensione della seduta.

Lo stato alterato di ieri pomeriggio, ma anche quello che il ministro ha partecipando a dibattiti televisi (ricordo, due per tutti,  lo show del Ministro  nella puntata  de La Vita in Diretta sulla questione della decisione europea che imponeva di rimuovere il crocefisso dalle aule delle scuole e il suo ''possono morire, non lo toglieremo mai'' e quando a litigato con uno studente ad AnnoZero), evidenziano la sua volonta' e volutta' di distruggere cose, di assalire persone, di fare discorsi concitati e confusi.

Il povero la Russa e' un politico, un uomo, vulnerato nel proprio io, un personaggio che cerca con le sue iraconde sfuriate di restaurare l' autostima e quindi offendere e sminuire gli altri perche' si sente superiore a loro.

Se poi come afferma una parlamentare del Pdl, nome importantissimo della destra italiana, Fini avrebbe detto ''portate via questo cocainome'' (copyright Il Congiurato, l' Unita?) gli amici, i famigliari di La Russa accolgano l' invito del presidente della Camera: ''Curatelo''.

plz


"LEGA LADRONA", MOGLIE DI BOSSI IN PENSIONE A 39 ANNI

"LEGA LADRONA", MOGLIE DI
BOSSI IN PENSIONE A 39 ANNI

da leggo Giovedì 31 Marzo 2011 - 09:59
Ultimo aggiornamento: 10:04
 
    
Manuela Marrone
MILANO – La Lega, è risaputo, se l’è sempre presa coi baby pensionati. Solo che forse aveva ‘dimenticato’ di controllare in casa sua. Manuela Marrone, la moglie di Umberto Bossi, riceve un vitalizio da quando ha 39 anni, ovvero dal 1992. A tirare fuori la scomoda realtà è Mario Giordano nel suo libro ‘Sanguisughe’ e Luca Telese gli fa eco sul Fatto Quotidiano. E’ infatti Telese, approfondendo il discorso di Giordano a scrivere: “La moglie di Umberto Bossi, Manuela Marrone, riceve un trattamento previdenziale dal lontano 1992, da quando, cioè, alla tenera età di 39 anni, decideva di ritirarsi dall’insegnamento. Liberissima di farlo, ovviamente, dal punto di vista legale: un po’ meno da quello dell’opportunità politica, se è vero che suo marito tuona un giorno sì e l’altro pure contro i parassiti di Roma. E si sarebbe tentati quasi di non crederci, a questa storia, a questo ennesimo simbolo di incoerenza tra vizi privati e pubbliche virtù, se a raccontarcela non fosse un giornalista a cui tutto si può rimproverare ma non certo l’ostilità preconcetta alla Lega Nord e al suo leader”.

A chi serve la Giustizia malata

da MicroMega

A chi serve
la Giustizia
malata

di Gian Carlo CaselliLa giustizia italiana è un malato grave ma curabile. Nessuno però vuol davvero curarlo. Perché l’inefficienza del servizio giudiziario risulta funzionale all’efficienza delle strategie di attentato all’indipendenza della magistratura.
GALLO Illegalità: avanti tutta
DE CATALDO Una legge contro i giudici
TRAVAGLIO I lunedì dell'imputato Berlusconi

Lampedusa e la sovranità del panico

Lampedusa e la sovranità del panicodi Barbara SpinelliDa settimane in Italia si guarda a quel che accade in Libia e alla situazione a Lampedusa. Ma la visuale è ristretta: il mondo è in mutazione e l'isola è divenuta l'emblema della nostra condizione di vittime.
RUSSO SPENA Lampedusa, se Grillo fa il leghista
SCANZI La Locura (Berlusconi a Lampedusa)
PELLIZZETTI Clandestini globali

da MicroMega

Maggioranza battuta, insulti in Aula. Slitta esame processo breve

Maggioranza battuta, insulti in Aula. Esame slitta

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Nella maggioranza il nervosismo è alle stelle. Battuta alla Camera, un parlamentare del Pdl scaglia un giornale contro Fini e lo colpisce. Un gesto inqualificabile da parte di un deputato contro il presidente dell'aula. E il ministro Alfano ha lanciato la sua tessera da parlamentare contro l'Idv. E questo significa anche che i ministri hanno lasciato il consiglio dei ministri su un'urgenza come l'immigrazione e Lampedusa. La seduta è stata sospesa. Il verbale sulla turbolenta seduta di ieri, dapprima bocciato per le ire della maggioranza, ha dovuto essere riscritto e la nuova versione non ha avuto obiezioni per cui è passata.

ESAME TESTO SLITTA A MARTEDÌ
L'Aula della Camera ha approvato la proposta del Pdl di fare slittare a martedì prossimo l'esame del testo sul processo breve. La proposta è passata pressochè all'unanimità. Il Pd con il capogruppo Dario Franceschini era d'accordo con la proposta di rinvio del Pdl alla prossima settimana. «Vi arrendete incondizionatamente, e sarebbe il caso di smetterla. Un Paese in cui si trova l'Italia ha diritto di avere un governo che governi e non che pensi solo ai problemi personali del proprio capo». Il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini, ha quindi lanciato un «auspicio» al ministro della Giustizia: «Operi perchè questo provvedimento torni alla sua normalità. Lui capisce bene a che cosa mi riferisco».

Maggioranza sotto su verbale su ieri
A parità di voti, l'aula della Camera respinge l'approvazione del processo verbale di ieri. A chiedere di metterlo in votazione era stata l'opposizione, perchè mancante dell'«increscioso episodio» relativo a La Russa. Messo ai voti, il risultato è stato di parità e Fini ha spiegato che si intendeva respinto. Poichè la maggioranza si era espressa contraria al voto, è stata battuta.

Il giornale lanciato addosso a Fini
Il presidente della Camera Gianfranco Fini è stato colpito alla testa da un giornale che gli è stato tirato addosso da un deputato del Pdl mentre lasciava l'Aula di Montecitorio dopo la bocciatura del processo verbale. Il giornale ha colpito in pieno il presidente della Camera, che ha individuato il «lanciatore», con il quale ha avuto uno scambio di battute. Nel frattempo, dai banchi del Pdl in tanti gridavano a Fini «Dimissioni, dimissioni».

Alfano scaglia la tessera parlamentare contro l'Idv
Un gesto di stizza del ministro della Giustizia, Angelino Alfano, di solito molto più composto del collega La Russa. Alla chiusura del voto sul processo verbale il ministro della Giustizia, racconta Di Pietro, ha scagliato la sua tessera della Camera contro i banchi dell'Italia dei Valori. «È stato un gesto irresponsabile, immorale, illegittimo da parte del portantino di Berlusconi», attacca il leader dell'Idv davanti alle telecamere e mostrando la tessera di Alfano. «Denuncerò al presidente della Camera lo spregio e il disprezzo del ministro nei confronti del Parlamento». Di Pietro ne chiederà le dimissioni.

La maggioranza non ammette sconfitte
«Tutte le barzellette hanno un inizio e una fine, oggi è finita quella sull'imparzialità del presidente Fini». Così il vicepresidente del gruppo Pdl alla Camera, Massimo Corsaro, commenta il voto sul processo verbale che l'aula ha respinto. Accanto a lui, in Transatlantico, Osvaldo Napoli: «È stato scorretto dal punto di vista istituzionale, si dovrebbe dimettere».

Bersani: non si può aspettare i comodi dei ministri
«Nella mia pur non lunga vita parlamentare non ho mai visto una votazione così lunga. Il Parlamento non può aspettare i comodi dei ministri che arrivano a uno a uno a votare, lasciando il Consiglio dei ministri. Non si azzardino a lamentarsi». Pier Luigi Bersani, segretario del Pd, è netto sulle prevedibili proteste della maggioranza per la votazione che l'ha visto sconfitta. «Erano assenti anche alcuni dei nostri» spiegano altri deputati Pd. Il capogruppo Franceschini, da parte sua, definisce «uno spettacolo indecoroso» la scena dei ministri che «lasciano il Consiglio dei ministri per votare il processo verbale».

Re Silvio senza vergogna «Vaffa» in Aula con La Russa

NON E' UNO SCHERZO

Non è uno scherzo.

Il comportamento del Ministro La Russa è stato immediatamente condannato da tutti i quotidiani italiani, persino dal Giornale di Silvio Berlusconi. Questi i fatti:




... E questa l'interpretazione di Libero:

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Esperta in gestione di persone straniere

Esperta in gestione di persone straniere.


Italo Bocchino alla Camera dei Deputati, poco fa. Secondo me dice tutto, soprattutto sul modo in cui i Ministri più importanti del Paese - con quello che succede in giro per il mondo - stanno impiegando il loro tempo.

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(video preso qui, se vi va ripubblicatelo per bene e segnalatemelo, grazie)

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Selezione all'ingresso

Selezione all'ingresso.


In effetti erano sembrati strani a molti, tutti quegli applausi, tutti quei cori, tutto quell'affetto, dimostrato dai cittadini lampedusani al Presidente del Consiglio. Tutto troppo perfetto, no? Una favola ... Sì. Oggi scopriamo che quella gioia era artificiale, sapientemente preparata, anche con metodi violenti. Della serie "selezione all'ingresso", manco fosse il pubblico di Forum.

Dunque. Non solo il Sindaco di Lampedusa ha intimato ai propri cittadini di non rompere le scatole, "ma che è? togliete 'ste minchia (di cartelloni), che se no il Presidente non parla", dichiarazione che dovrebbe dirci molto, se non tutto, sulla spontaneità dell'evento. Non solo i pochi oppositori presenti, visto il clima che si stava creando - cartelloni strappati dalle mani, insulti, tensione - hanno preferito prendere, ed andarsene.




Non solo. Sembrerebbe che alcuni simpatici figuri, prima dell'apparizione del Presidente, abbiano persino minacciato dei ragazzi, colpevoli di voler esporre uno striscione critico contro Silvio Berlusconi ...



Non sappiamo quante altre intimidazioni ci siano state, non sappiamo su quante altre minacce si sia fondato l'arrivo del Premier a Lampedusa, probabilmente di cose da vedere ce ne sono ancora molte. In ognicaso, eccolo, il successone.

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Cronache da Lampedusa

A ventiquattro ore dalle promesse del piazzista, imbonitore, Vannomarchi (copyright Travaglio) a Lampedusa ancora migliaia di profughi. Il Silvan di palazzo chigi ha ancora 24-48 ore di tempo per farli sparire. Dove? Non si sa, in Italia nessuno li vuole.plz

 
Cronache da Lampedusa
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di redazione

Cronache da Lampedusa Una gabbia a cielo aperto dove residenti e immigrati giunti sui barconi della speranza si sentono vittime dello stesso destino, l'essere prigionieri di una condizione marginale: gli uni come isolani lontani e ignorati nelle loro richieste “dal continente” gli altri perché stranieri in terra straniera. Le notizie che in questi giorni si sono susseguite senza soluzione di continuità raccontano di una bomba pronta ad esplodere ( dice il presidente della regione Sicilia Lombardo), di una situazione limite in cui a pesare è l'inefficienza o forse la non volontà da parte politica di dare soluzione al problema. Tanto da spingere la popolazione locale a utilizzare la ratio estrema dello sciopero generale, qualora la visita di Berlusconi prevista per oggi sull'isola e le navi inviate dal Ministro Maroni per portar via i circa seimila immigrati presenti non faranno vedere risultati concreti. Ma la tensione si era già aspirata in questi giorni e pesantemente, con i pasti non sufficienti per tutti e circa 2.000 persone rimaste senza cibo e acqua e costrette per questo a chiedere l'elemosina. Mentre scrivo sul sito del progetto Melting pot passano gli aggiornamenti in diretta: i fischi al sindaco e alla senatrice leghista Maraventano, i pullman carichi di migranti diretti al porto, la città blindata e ripulita in occasione della visita del presidente del Consiglio... stando a uno degli ultimi twit: “ Meno di 200 le persone che ascoltano Berlusconi tra cui tantissimi giornalisti, l'isola diserta la visita del premier...”
Prevedibile, se, come si legge sullo stesso sito e si ha modo di sentire tramite interviste audio e video, la protesta e la rabbia dei lampedusani è rivolta contro il Governo e non contro gli immigrati sbarcati sull'isola, contraddicendo così le notizie che anche nei giorni addietro avevano circolato attraverso i media mainstream.
Non accettano che la loro condizione venga doppiamente strumentalizzata...
A cercare di raddrizzare il tiro facendo un lavoro attivo con i media e sui media, attiviste e attivisti che animano la campagna Welcome parte integrante del progetto Melting pot, presenti a Lampedusa dalla prima ora per monitorare la situazione. Dagli aggiornamenti che vengono inviati in tempo reale da Lampedusa sul sito si apprende ancora che anche in questo momento i migranti sfilano per le strade di Lampedusa per ringraziare i cittadini dell'accoglienza, mentre in migliaia attendono l'identificazione fermi sulla banchina del porto.
E da Lampedusa qualche giorno fa era partito l'appello “... per iniziare una staffetta che da tutta Italia garantisca una presenza sull’isola e racconti queste ore, stando al fianco delle migliaia di donne e uomini, migranti e lampedusani, che il Governo italiano tiene in ostaggio, vittime, ancora una volta dopo 10 anni, della scelta di utilizzare quella terra per spettacolarizzare la Frontiera Sud dell’Europa”.
Gli animatori di Welcome infatti non hanno dubbi: “ Lampedusa è una prigione non per il numero degli arrivi, ma perché il governo ha scelto di creare questa emergenza per trasformare i migranti sbarcati in clandestini, in barba ad ogni norma, ad ogni minima garanzia per la persona e per la sua dignità.”
E mentre rimane incerta la sorte di coloro che dall'isola vengono portati via per essere rimpatriati? ( come sostenuto oggi dal premier) oppure “ospitati” all'interno di grandi tendopoli, in ogni caso fatti sparire dall'isola nell'arco di 48, max 60 ore ( miracolo firmato Silvio), ci si prepara a scendere in piazza anche questo sabato, una protesta contro la guerra che però tira in ballo e vuole sostenere il diritto di profughi e migranti ad essere accolti.
Per chi volesse tenersi in aggiornamento costante in merito a quanto accade sull'isola invitiamo a visitare il sito
www.meltingpot.org
Per la mobilitazione del 2 aprile rinviamo al sito
http://www.dueaprile.it

Berlusconi il Vannomarchi della politica italiana, di plz

Berlusconi il Vannomarchi della politica italiana


Ricordate questo pezzo di Petrolini? Ebbene ieri a Lampedusa il premier italiano e' stato una cattiva imitazione del grande Petrolini. Da ''Il Sole 24 ore'', un quotidiano non ostile al presidente del consiglio, anzi, riprendo:
''Il presidente pescatore parla a braccio stringendo un microfono in mano sul muretto che corre davanti il municipio di Lampedusa. Accanto a lui il gigantesco sindaco Dino de Rubeis e il governatore siciliano Raffaele Lombardo. Dieci minuti di annunci e soluzioni mentre il popolo di Lampedusa si spella le mani come se partecipasse a un talk show. L'attacco è berlusconiano: «Il presidente del Consiglio ha il vezzo di risolvere i problemi».''. Sembra proprio il Nerone di Petrolini, o  un animatore di un club Med anche se gli manca la collanina, che pero' distribuisce ai lampedusani come facevano i conquistadores con i nativi americani, ndr.
''Un esordio che da la stura al piano messo a punto l'altro ieri sera dal premier con una serie di ministri. Primo: entro 48-60 ore sei navi passeggeri (ma sono in corso trattative per noleggiarne una settima) riporteranno tutti i migranti presenti a Lampedusa fino a un massimo di 10 mila nei centri di accoglienza sparsi per tutto il territorio nazionale. «Tra 60 ore Lampedusa sarà abitata solo dai lampedusani», scandisce Berlusconi. Gli isolani urlano di gioia, ma il premier incalza con le decisioni assunte dall'Esecutivo: «Svuoteremo il centro di accoglienza e ci sarà sempre una nave attraccata al porto pronta a imbarcare i migranti che via via arriveranno». Un risultato raggiunto grazie a un accordo con il governo tunisino che si è impegnato a sorvegliare porti e coste. Ma il governo italiano evidentemente non si fida fino in fondo e il Cavaliere aggiunge un'ideuzza che dovrebbe impedire ai tunisini di prendere il largo: «Stiamo cercando di comprare i pescherecci nordafricani per evitare che vengano usati dai trafficanti di migranti: magari, quando smetterò di fare il politico, deciderò anch'io di darmi al commercio di pesce fresco». Risate. I lampedusani non si rendono conto se è realtà o sogno. Silvio incalza: promette che potenzierà fognature, impianti di illuminazione e traccerà nuove strade. Lui intende trasformare Lampedusa in una piccola Portofino: «Ci vuole più colore, più pulizia e decoro: provvederemo a un rimboschimento dell'isola e da stamattina 140 militari del Genio sono al lavoro per ripulire la collina sopra il porto. Poi c'è la stagione turistica da preservare: abbiamo incaricato Rai e Mediaset di confezionare dei servizi per far sì che gli italiani vengano in questo paradiso». E ancora: «A Lamperdusa apriremo un casinò»''.
Il ''Panem et circenses'' di petrolinania memoria, e' c'e' anche quello che parla Bergamasco, ndr.
''Sono già impegni rilevanti, che potrebbero placare il disagio di questi mesi terribili. Ma gli isolani fremono. Il presidente li tranquillizza annuendo e continua nel suo elenco. «Vi concederemo una moratoria fiscale, bancaria e finanziaria per il disagio che avete patito. Non ci siamo dimenticati neppure dei pescatori: siamo in contatto con l'Eni che fornirà benzina a basso prezzo e faremo in modo che il primo carico sia gratuito». I lampedusani sono ipnotizzati come bambini al luna park. Il presidente finalmente annuncia: «Lampedusa diventerà una zona a burocrazia zero e chiederemo a Bruxelles l'istituzione di una zona franca nella quale non si paghino tasse per i prodotti importati ed esportati: per aprire un ristorante o un negozio basterà rispettare le leggi edilizie e sanitarie vigenti». È quasi finita. Resta il tempo per comunicare che il governo sosterrà la candidatura al premio Nobel per la pace di Lampedusa e prenderà in considerazione – ma senza impegni vincolanti – la realizzazione di un campo da golf e una nuova scuola. Attimo di pausa. Berlusconi si rivolge a se stesso: «Ieri mi sono chiesto: come posso dare ai lampedusani la sicurezza che tutti questi piani saranno messi in pratica? Risposta: devo diventare lampedusano anch'io. Così mi sono attaccato a internet e ho scovato una casa bellissima a Cala francese: si chiama due palme e l'ho comprata. Adesso avete nel governo un interlocutore assolutamente interessato»''. Aveva ragione Petrolini: il popolo crede a tutto, anche alle piu' ignobili promesse.
Il popolo crede ancora che il governo Berlusconi sia quello del fare...si' del fare finta di fare.
''Il discorso di Berlusconi a Lampedusa - scrive l' amico Luigi Manconi, nell' Unita' - e' sotto il profilo linguistico e sotto quello semantico uno dei punti piu' bassi della retorica politica. Si rivela per quello che e': a' mossa del varieta' napoletano tra le due guerre''.
Berlusconi a Lampedusa non ha datto risposte credibili, soprattutto per superare le diverse emergenze umanitarie.
Berlusconi ha mostrato ancora una volta la sua crassa ignoranza sui problemi: migranti e profughi, movimenti democratici del Nord Africa, assetti futuri del Mediterraneo, diritto internazionale. Inoltre, minaccia, si fa prepotente, e usa un linguaggio triviale e privo di qualunque relazione con la realta'. Il discorso di ieri del Cavaliere mostra la catastrofe morale dell' Italia, il fallimento della politica interna e di quella estera. Il tracollo della politica del ministro dell' Interno, Roberto Maroni, affondato dal ''for da i ball'' del suo leader, e di quella del ministro degli Esteri, Franco Frattini, la cui supponenza e' stata ridicolizzata dall' asse Sarkozy-Cameron-Merkel-Obama.
Il Nerone di Petrolini diceva gli dici quattro fesserie e il popolo ti applaude, lo insulti e il popolo ti osanna. Berlusconi, ieri, come scrive Travaglio nel Fatto Quotidiano parla ''come il candidato Cetto La Qualunque: ''ho capito il sistema, tu gli dici quattro cazzate e loro ti votano'' Bravo Berlusconi! Il Vannomarchi (copyright Travaglio)! Il Silvan della politica! In 48-60 ore fara' sparire migliaia di migranti. Cosi' come ha ricostruito L' Aquila in sei mesi (chiedete agli aquilani, quelli veri non quelli di Forum, la trasmissione taroccata di una delle tv del sultano di Arcore), come pure ha fatto sparire in tre giorni la monnezza a Napoli.
Bravo!Bravo!
Alcuni Lampedusani non hanno pero' creduto alle mirabolanti promesse.


Ed ecco i fan del cavaliere: minacciano i contestatori in perfetto stile...mafioso


Dal processo breve al processo greve

 
Dal processo breve al processo greve
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di Beppe Giulietti


 
 
 
 
 
 
 
 
 
Altro che processo breve, quella di ieri è stata soprattutto un’altra giornata “greve”  per la Repubblica e per la Costituzione. Nelle stesse ore la maggioranza, rafforzata dagli irresponsabili transfughi, ha imposto alla Camera dei deputati di anticipare l’approvazione del cosiddetto processo breve. Lo ha fatto travolgendo metodi e forme, lo ha fatto perché evidentemente il presidente imputato, quello che doveva andare a difendersi nelle aule dei tribunali, ha ordinato di metterlo in sicurezza e di farlo senza perdere tempo, perché è terrorizzato dal processo Mills, ha bisogno della prescrizione, sa di non potersi difendere nel merito, anche perché se esiste un corrotto deve esserci un corruttore.
Pur di dare il salvacondotto al capo hanno deciso di rompere anche con Casini e con quanti, anche  nel centrosinistra, avevano dichiarato la loro disponibilità al confronto sulla controriforma della giustizia. Persino queste colombe hanno dovuto  prendere  atto di quello che, per quanto ci riguarda, è sempre stato chiarissimo: Berlusconi è interessato solo e soltanto a se stesso, ai suoi affari privati e pubblici, non gli interessa un processo giusto e breve per tutti, ma un processo ingiusto e breve solo per lui e per un manipolo di sodali.
Non casualmente mentre la destra cercava  di oscurare in aula la giustizia e la legalità repubblicana, alla Rai il fido Masi ha provveduto ad un vero e proprio blitz coordinato e programmato forse con il presidente imputato. La signora Petruni, una fedelissima berlusconiana, famosa anche per essere andata in onda con una graziosa farfallina regalata dal presidente amico, è stata imposta al Tg2, azzerando persino i giornalisti vicini alla destra, accusati di essere stati troppo teneri con Mario Orfeo, il precedente direttore che, bene o male, qualche notizia continuava pure a darla.
In questo modo, come vi avevamo anticipato, hanno messo sotto controllo 5 dei 6 principali tg che raggiungono ogni giorno, con le loro diverse edizioni, oltre il 75% dell’ascolto.
Per coprire meglio queste porcate hanno pensato bene di spedire il presidente attore a Lampedusa con l’obiettivo di spostare l’attenzione mediatica, di offrire, a reti semiunificate, l’immagine di un nonno buono che, mentre i burocrati e i politicanti litigano, si reca in visita pastorale a Lampedusa, si commuove, abbraccia i piccoli, visita gli ospedali, compra case.

Questa, forse, è stata ed è la rappresentazione più disgustosa di una disgustosa giornata, per l’appunto una giornata davvero greve…

I Tg in cerca di "distrazioni". Di massa.

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di Osservatorio Tg

I Tg in cerca di "distrazioni". Di massa.

  • ASCOLTA L'OSSERVATORIO DEI TG DEL 30 MARZO 2011

  • ASCOLTA L'ANALISI DEI TG DEL 30 MARZO 2011              

  • ASCOLTA IL COMMENTO DEI TG DEL 30 MARZO 2011

  • LEGGI L'OSSERVATORIO DEI TG DEL 30 MARZO 2011 

  • Partiamo da ciò che unisce : tutti i Tg aprono su Lampedusa e ci spiegano abbastanza acriticamente che le quattro ore passate dal Premier nell’isola,  hanno risolto i problemi dei lampedusani ed anche quelli degli immigrati. Ovviamente le sfumature sono diverse e l’agiografia gronda tra i titoli ed i servizi di TG 4, Tg 1 e Tg 5. E’  solo il Tg La 7 che fa intravedere anche un po’ di tensione  in conferenza stampa. Quasi tutti segnalano l’atteggiamento rigido dei poliziotti di frontiera francesi a Mentone: i transalpini non verranno di certo candidati al nobel per la pace e nessuno si azzarderà a comprare una villa in Costa Azzurra. Sembra insomma che Berlusconi abbia timonato lui, in prima persona, le navi fino  all’isola. O che addirittura le abbia costruite lui.
    Mentre nessuno spiega  perché le navi non siano giunte 10 giorni fa, sono pochi i teleutenti messi a conoscenza della tensione in aula,  con il blitz della maggioranza sul processo con annessa prescrizione breve.
    Per Studio Aperto e Tg 4 non è notizia. Fede  arriva a definire il sit in del PD nel pomeriggio davanti a Montecitorio come una manifestazione “premeditata”, senza spiegare perché è stata indetta. TG 1 e TG 5 ne parlano tra le varie ed eventuali, con toni tecnicisti e profilo basso. Facendo un po’ di calcoli, 17 milioni di teleutenti non hanno saputo che forse già domani la Camera approverà il processo breve .  TG 3, in parte TG 2 e soprattutto TG La 7 ci dicono quello che è successo e perché, ma in tutto raggiungono  circa 8 milioni di contatti.  Che la prescrizione breve sia una legge ad personam per evitare al Premier le sentenze più ravvicinate, fuori dai Tg è Giuliano Ferrara a dirlo,  a modo suo: “la maggioranza vuole salvare Berlusconi dai processi, mentre l’opposizione vuole sconfiggerlo attraverso la magistratura”. Nel commento avevamo già dal pomeriggio deciso di fare ascoltare  il giudizio “a caldo “ sul blitz della maggioranza espresso da Ezio Mauro di fronte alla sua redazione.  Quando abbiamo visto Ferrara dalla sua Radio Londra usare come sparring partner proprio Ezio Mauro,  prima ci siamo preoccupati, poi abbiamo convenuto che la nostra era stata una buona scelta.
    Per il resto, il Giappone è quasi scomparso dai titoli, mentre la Libia naviga a metà scalette. Per non parlare delle polemiche sui talk-show, presenti solo su Tg 3 e Tg la 7.
    La cronaca criminale si tinge di “cold case”: a parte lo spazio oramai fisso per le gemelline svizzere, Sarah e Yara, gli anni ’90 regalano a tutte le testate la ripresa delle indagini sul delitto dell’Olgiata.

    Il commento di Ezio Mauro, Direttore de “La Repubblica”
    (da RepubblicaTv)
    “C’è un blitz in atto alla Camera. Si è cortocircuitato l’ordine del giorno, chiedendo un’inversione che non accade mai, con i tempi di dibattito contingentati per fare un vero e proprio colpo di mano: far passare in secondo piano una norma a livello comunitario che, conteneva queste norme sulla responsabilità civile dei magistrati, ed approvare subito, la norma sul processo breve che fulminerà i processi in atto per Berlusconi. Non c’è stato un dibattito sul processo breve, su cui pure alcuni settori dell’opposizione, tipo i finiani ed i casiniani, erano venuti a risposte possibiliste di apertura alla discussione. No: è stato semplicemente messo in primo piano davanti a tutto la norma transitoria, e cioè, l’interesse privato del presidente del consiglio che diventa norma di legge a parte di un colpo di mano della sua maggioranza. Noi in questi casi usiamo una formula che è sempre la stessa, purtroppo, perché gli atti sono sempre gli stessi: il potere esecutivo (soltanto in questo paese) usa il potere legislativo per farsi scudo dal potere giudiziario. Ognuno vede dove finisce la separazione dei poteri. Tutto questo avviene – e l’altro giorno ce lo eravamo detti, pensando che si trattasse di una minaccia ipotetica – che si usano il Giappone e la paura nucleare da un lato, e la Libia dall’altro, per fare da palo mentre il presidente del consiglio compie il suo gesto contro il diritto e contro l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. Un vero e proprio abuso di potere, una norma di privilegio che stabilisce per se stesso rendendosi disuguale dagli altri cittadini; ormai nemmeno più in nome del fatto che è stato “unto dal signore”, bensì è un privilegio connaturato all’anomalia che lui introduce nel sistema. È come se lui dicesse al sistema: “Introietta la mia anomalia e costituzionalizzala. Ne risulterai deformato per sempre, ma in qualche modo pacificato perché a quel punto tutto tornerà ad un nuovo ordine deforme …”
    Ed è quello che sta capitando. Teniamo presente il contesto in cui questo è accaduto: da un lato il ministro Alfano, soltanto pochi giorni fa, aveva garantito al capo dello Stato ed aveva garantito ai cittadini italiani – che è altrettanto importante -, ed anche ai partiti d’opposizione con un impegno solenne una Riforma Epocale della Giustizia, cercando il più vasto coinvolgimento delle forze politiche, secondo l’indicazione del presidente della Repubblica, sgombrando il terreno da tutte quelle norme “ad personam”, che la maggioranza aveva praticato in passato e che avrebbero potuto essere di impaccio a questa discussione sulla riforma. Si è visto che il ministro della Giustizia, il guardasigilli della Repubblica, diceva il falso. Noi ci eravamo permessi di dire “Cosa avete nell’altra mano” mentre con una mano sventolavano una riforma della giustizia  che era soltanto un drappo rosso. Non c’è nulla di questo tipo. Nulla. È una menzogna: l’obbiettivo è fare le norme ad personam”.

    Dati auditel di martedì 29 marzo
    Tg1 - ore 13:30 25.28% 4345 ore 20:00 24.29% 5885.
    Tg2 - ore 13:00 19.22% 3054 ore 20:30 11.82% 3277.
    Tg3 - ore 19:00 14.23% 2318.
    Tg5 - ore 13:00 23.38% 3774 ore 20:00 20.46% 5050.
    Studio Aperto - ore 12:25 21.16% 2718 ore 18:30 8.17% 1073.
    Tg4 - ore 19:00 6.33% 1044.
    Tg La7 - ore 13:30 6.22%, 1068 ore 20:00 10.01%, 2499.
    Fonte; www.tvblog.it

    Giappone: Che cosa cambia

     
    Che cosa cambia
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    di Lorenzo Barassi*

    Che cosa cambia Sono giorni storici per questo paese, non c’e’ dubbio. Come sempre, questi eventi oltre ad essere tragici, sono anche occasioni per cambiare, ripensare, rivedere. Iniziando magari dal rapporto con l’energia elettrica, fino a settimana scorsa sprecata a piene mani, oggi razionata e diventata una coperta corta che non basta per il fabbisogno nazionale. Rivedere il ruolo di Tokyo, troppo ricca di punti nevralgici per la nazione, sarebbe auspicabile e bello, ma altrettanto difficile da realizzare. E’ una situazione complessa, ma non nuova. Il Giappone subisce terremoti di questo tipo ciclicamente. In passato ha avuto intere citta’ rase al suolo dalle scosse. Un abitante di Sendai cha abbia almeno cinquant’anni ha gia’ subito, nella sua vita da adulto, un terremoto molto violento (12 giugno 1978 magnitudo 7.7), ed e’ probabile che ne affrontera’ un terzo prima di morire. Sicuramente cambia le sue abitudini, migliora la sua preparazione, ma di certo non lascia la sua casa.
    E noi “stranieri”? Cosa cambiera’ nella percezione che abbiamo di questo paese?
    Continueremo a considerarli dei robot senza sentimenti, che la mattina si schiacciano nelle metropolitane a leggere manga pornografici o a dormire, mentre vanno a lavorare in azienda? Oppure ci teniamo l’iconografia dei samurai che non si arrendono mai e delle geishe pronte ad allietarci in ogni momento? O magari ci piacera’ la loro compostezza, parola molto usata nei media italiani in questi giorni parlando del Giappone e che invece, a me fa venire in mente la mia maestra delle elementari quando urlava “State composti!”.
    La prima volta che sono stato qui era il luglio 2001, mentre ci vivo stabilmente da quasi tre anni. Dieci anni di frequentazioni, viaggi, incontri, scontri, confronti etc. per poi capire in questi giorni, che io di questo paese e dei suoi abitanti, ne so davvero poco. Sara’ che e’ proprio nei momenti piu’ difficili che si vede la vera natura di una cultura, pero’ e’ da venerdi’ scorso, giorno del terremoto, che sto’ ricevendo delle grandi lezioni di vita dai giapponesi.
    Sono ovviamente esseri umani, con le loro debolezze (magari diverse da quelle di un occidentale), le loro paure, la stanchezza e tutto quello che una situazione difficile come questa, porta. Alle persone nei centri di emergenza a Sendai chiedono “Come stai?” e loro rispondono “Io bene. Ma c’e’ gente che e’ messa molto peggio di me, senza una casa o un parente o un corpo da cremare”. In Italia come si chiama questa cosa? Compostezza? Dignita’? A me sembra disciplina, abitudine ad una vita difficile che non cerca sempre la via piu’ facile per risolvere i problemi. Perche’ vivere in questo paese, significa anche perdere tutto per colpa di un terremoto, di uno tsunami o di tifone nel giro di un paio di minuti. Sono secoli che e’ cosi’ e nessuno si stupisce piu’ di questa cosa. La dignita’ non c’entra.
    Credo sia arrivato il momento, sopra tutto per chi fa informazione da fuori o non conosce bene questa realta’, di non guardare piu’ il Giappone soltanto come al paese dei manga, della cultura pop, delle perversioni diffuse, del sushi, delle spade katana, della arti marziali e tutto il solito repertorio ben conosciuto (un po’ anche per colpa degli stessi giapponesi, sia chiaro). Smettiamola di darci di gomito davanti a certi comportamenti o abitudini, che ci fanno sorridere ma anche sottilmente sentire superiori.
    E' vero: ai giapponesi piace avere tutto sotto controllo, in particolare quello che loro creano. Ma sanno bene che quando la natura si muove, c'e' poco da fare. Non sono dei poveretti schiacciati dagli eventi, ma persone che affrontano l’ennesima difficolta’ senza un lamento, seguendo delle regole che imparano da bambini. Un paese che prima di tutto conta su se stesso e sul suo senso del dovere, a prescindere che ci siano o meno gli aiuti dal governo o dall’estero, perche’ questo e’ un problema di tutti, nessuno escluso.
    Cogliamo questa occasione che ci viene data.
    * fotografo, residente a Tokyo
    questo testo è stato pubblicato il 17 marzo sul suo blog ed è stato modificato dall’autore per Articolo21

    Illegalità: avanti tutta

    Articolo 21 - INTERNI
    Illegalità: avanti tutta
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    di Domenico Gallo

    Illegalità: avanti tutta Dopo tanto parlare di riforme della giustizia e di interesse dei cittadini alla ragionevole durata dei processi, alla fine la maggioranza ha calato le carte e svelato quello che le sta veramente a cuore, lasciando intravedere i reali obiettivi che vuole conseguire e sui quali tenterà l'affondo nel corso di questa settimana cruciale. La montagna del processo breve ha partorito il topo della prescrizione ultraridotta. Dopo aver minacciato di introdurre una inusitata ed inconcepibile decadenza del potere/dovere dello Stato di assicurare il contrasto alla criminalità attraverso lo strumento del processo penale, che – ricorrendo determinate condizioni – avrebbe determinato l'impunità anche per reati imprescrittibili come l'omicidio di mafia o le stragi, alla fine il c.d. processo breve si è sgonfiato, trasformandosi in un obbligo di segnalazione agli organi titolari del potere disciplinare. Evaporato l'istituto della decadenza del processo, quello che rimane è la norma inserita in dirittura finale dal relatore, in perfetta concordanza con il Governo, che accorcia la prescrizione dei reati per una determinata categoria di persone, riducendo i termini già ridotti dalla legge ex Cirielli nel 2005.
    Com'è noto, la legge ex-Cirielli ha introdotto una disciplina in cui i limiti temporali per la punibilità non sono dipendenti dalla obiettiva gravità del reato, ma sono costruiti sul tipo di autore. Un fatto commesso da una persona "perbene" è meno grave (e meno punibile) dello stesso fatto commesso da una persona "per male" che, nella generalità dei casi, è un emarginato.
    In particolare, con la legge ex Cirielli sono stati abbassati i termini di prescrizione per i reati commessi dai colletti bianchi (che normalmente sono commessi da incensurati). Sono stati ridotti i termini di prescrizione per reati come il peculato, la concussione, la corruzione propria, la corruzione in atti giudiziari, la bancarotta fraudolenta. La legge ha funzionato, non è per caso che il processo per corruzione a carico dell'avv. Mills si è concluso con una sentenza di non doversi procedere per prescrizione, pur essendo stato accertato – con sentenza passata in giudicato – l'episodio di corruzione contestato all'avvocato inglese. Tuttavia anche questi termini ridotti non sono stati sufficienti, in quanto pendono sulla testa del Presidente del Consiglio nuovi procedimenti che possono turbare il sereno esercizio delle sue funzioni e lo stesso processo Mills può portarlo ad una condanna in primo grado.
    Quindi si interviene un'altra volta sulla prescrizione, per ridurla ulteriormente in funzione delle esigenze processuali di un imputato eccellente.
    Se non dobbiamo cessare di indignarci per lo scandalo delle leggi ad personam, che corrompono la funzione della legge, che deve essere orientata al bene pubblico, qui il problema va ben oltre il destino processuale di un singolo imputato. Quella che viene pregiudicata è la legalità, perchè termini di prescrizione irragionevolmente brevi per reati molto dannosi per la collettività, come possono essere i reati tipici dei colletti bianchi (pensiamo al crack della Parmalat che ha comportato un danno alla famiglie italiane di 14 milioni di euro; alle vicende della malasanità, come quella della clinica Santa Rita a Milano, dove si facevano operazioni chirurgiche estremamente invasive al solo scopo di lucrare i finanziamenti della Regione; alle frodi per il conseguimento di erogazioni pubbliche che creano un danno enorme, sottraendo risorse che dovrebbero essere destinate all'occupazione ed allo sviluppo economico), comportano un accrescimento enorme dell'area dell'impunità.
    Il secondo obiettivo che è stato esplicitato attraverso l'emendamento Pini alla legge comunitaria è quello di aggredire l'indipendenza del giudiziario, attraverso l'introduzione di una forma di responsabilità civile che interferisce nella libertà di decisione del giudice, condizionandola pesantemente. Il Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa, organo che deve vigilare sull'attuazione della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo, fra i quali rientra il giusto processo, ha proprio recentemente varato una raccomandazione agli Stati membri in cui prevede che: “L'interpretazione della legge, l’apprezzamento dei fatti o la valutazione delle prove effettuate dai giudici per deliberare su affari giudiziari non deve fondare responsabilità disciplinare o civile, tranne che nei casi di dolo e colpa grave”.
    L'emendamento Pini provvede a dare attuazione a questo principio rovesciandolo nel suo contrario. Infatti prevede di sopprimere una norma della legge sulla responsabilità civile dei giudici che garantisce la libertà del procedimento di interpretazione delle legge, statuendo che: “nell'esercizio delle funzioni giudiziarie non può dar luogo a responsabilità l'attività di interpretazione di norme di diritto né quella di valutazione del fatto e delle prove”.
    Non c'è da stupirsi di questo abbinamento di riforme. Del resto l'abbassamento del livello di legalità si sposa bene con l'intimidazione dei giudici. Se si indeboliscono i guardiani delle regole, è molto più facile liberarsi di quei controlli di legalità che tanto fastidio danno ai quei condottieri politici che aspirano all'onnipotenza.

    Il samurai di Fukushima "Così combatto il mostro"

    Il samurai di Fukushima
    "Così  combatto il mostro"

    Verso smantellamento reattori

    Radioattività, turni massacranti, letti di piombo. Parla Kazuma Yakota, uno dei 500 uomini impegnati a spegnere la centrale nucleare. Nel mare presso l'impianto triplicati i livelli di iodio. Per la prima volta tracce a Pechino
    dal nostro inviato PIETRO DEL RE

    EMERGENZA A LAMPEDUSA, UN'ALTRA TRAGEDIA, SAN B. NON FA IL MIRACOLO

    EMERGENZA A LAMPEDUSA, UN'ALTRA TRAGEDIA
    Naufragio,bimbo tra i  morti   Video    Berlusconi    show: "Via i migranti "

    Naufragio,bimbo tra i morti Video
    Berlusconi show: "Via i migranti "

    "Ho comprato una villa qui" / Video - Foto
    Ma è scontro su Manduria: Mantovano lascia

    LA CRONACA. Naufraghi arrivano nella notte a Lampedusa: eravamo tanti su un gommone. Si temono 11 morti. Il premier sull'isola: "Pronte navi per 10mila persone. Moratoria fiscale, golf e casinò". Si dimette il sottosegretario all'Interno: "Troppi rifugiati in Puglia". Tensione a Ventimiglia di FRANCESCO VIVIANO

    Processo breve: scontri in aula, rivolta in piazza - Così salva il premier e blocca 150mila cause

     

    Processo breve: scontri in aula, rivolta in piazza
    Così salva il premier e blocca 150mila cause

    La folla: "Vergogna" . Lancio di monetine Video -  Foto Video contestato La Russa - Scontro con Fini Video

    Processo breve: scontri in aula, rivolta in piazza       Così salva  il premier  e  blocca  150mila cause  Blitz Pdl-Lega per far passare subito la legge. Opposizione in rivolta (video). Sit-in alla Camera, il titolare della Difesa sfida i manifestanti, poi in Aula insulta Fini. Tafferugli e seduta rinviata. Il Terzo Polo: "L'Italia è in guerra e lui provoca, si dimetta". E sul caso Ruby il 5 la si vota il conflitto di attribuzione

    mercoledì 30 marzo 2011

    Prescrizione breve, bagarre alla Camera A La Russa saltano i nervi: «Affan...» in aula

    Prescrizione breve, bagarre alla Camera
    A La Russa saltano i nervi: «Affan...» in aula

     


    Davanti alla Camera ci sono stati momenti di tensione. Soprattutto quando è arrivato La Russa: slogan da manifestanti contro il ministro. Che poi in aula ha attaccato l'opposizione. Ma Franceschini ribatte: ministro sceso apposta tra manifestanti. E, guarda caso, il servizio d'ordine non era quello standard per Montecitorio.

    FRANCESCHINI: PROVVEDIMENTI PER "AFFANCULO" DI LA RUSSA

    «Un ministro della Difesa che ad un normale intervento manda 'affanculò il presidente della Camera o, come ha chiarito dopo, il capogruppo dell'opposizione richiede provvedimenti importanti». Così, al termine della seduta sospesa per la bagarre in Aula, il capogruppo del Pd Dario Franceschini condanna il comportamento del ministro, aggiungendo che «almeno La Russa è riuscito nell'intento di far rinviare la seduta, facendo inconsapevolmente ostruzionismo».


    RAINEWS: SERVIZIO D'ORDINE INFERIORE STANDARD MONTECITORIO

    Rainews: servizio d'ordine inferiore agli standard di Montecitorio. Probabilmente dare queste notizie attirerà strali (oppure offensive dietro le quinte) contro la testata diretta da Mineo.


    SOSPETTO DI FRANCESCHINI: LA RUSSA NON PER CASO TRA MANIFESTANTI

    Franceschini avanza il sospetto che i manifestanti siano fatti lasciare arrivare davanti a Montecitorio non per caso e non per caso ma per provocare sia passato di lì (e non da un portone laterale) La Russa. Il ministro della Difesa parla di contestazione premeditata e organizzata. Lo scambio di battute è al calor bianco. Scappa un "vaffa" rivolto al presidente della Camera.


    BAGARRE IN AULA, SEDUTA SOSPESA

    Bagarre alla Camera in aula. Fini alle 18.40 interrompe la seduta. La Russa dà di violenti all'opposizione e attacca con toni pesanti. Si è sentito qualcuno urlare "fascista". Fini ha dovuto sospendere la seduta.


    BERSANI ALLA PIAZZA: CI OPPONIAMO IN TUTTI I MODI, UNITI CE LA FAREMO

    Con l'aiuto di una scaletta, Pier Luigi Bersani prende il microfono in piazza Montecitorio all'altezza delle transenne che delimitano lo spazio antistante la Camera dei deputati. Davanti a lui circa mille persone, che sventolano bandiere del Pd, dell'Idv, degli altri partiti della sinistra e del Popolo viola. «Grazie di essere qui - attacca il segretario democratico- a manifestare contro un colpo di mano del governo messo in piedi per salvare Berlusconi». I manifestanti applaudono. Il segretario del Pd spiega: «non è accettabile che il ministro della Difesa, quello degli Esteri, con tutto quello che accade a livello internazionale, oggi siano presenti in Parlamento con la maggioranza. E martedì prossimo porteranno anche il conflitto di attribuzione per far dire al Parlamento che Ruby è la nipote di Mubarak». La gente in piazza apprezza e quando Bersani ribadisce che il Pd «sarà presente in Aula per opporsi in tutti i modi» alle forzature della maggioranza, un singolo manifestante grida: «E speriamo che ci sarete tutti questa volta», ma viene sommerso dai fischi della piazza. Bersani rivolge un appello «a non diffondere solo rabbia ma anche fiducia e speranza. Bisogna avere tenuta, unità - conclude - e ce la faremo».


    ROSY BINDI: TOGLIETE ASSEDIO A MONTECITORIO

    "Togliete l'assedio a Montecitorio" chiede il presidente del Pd Rosy Bindi mentre dei manifestanti contro la prescrizione breve - Popolo Viola insieme a militanti del Pd e Idv - continuano a gridare: «Buffoni, buffoni, fuori, fuori». Rosy Bindi ha chiesto - garbatamente - ai manifestanti di "togliere l'assedio" a Montecitorio, per  tenere alta la bandiera della battaglia contro il processo breve. E definisce "molto grave" che la maggioranza cerchi di far passare questa "ennesima legge ad personam". Secondo la parlamentare - lo dice tramite un microfono ai manifestanti, "dobbiamo mantenere un comportamento corretto, fare sit in permanenti, proposte serie con un comprotamento ineccepibile, no a monetine. Contro questa che è la dittatura della maggioranza".


    MONETINE CONTRO LA RUSSA
    Momenti di tensione davanti Montecitorio dove il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, è stato duramente contestato da un gruppo di manifestanti del popolo Viola e del Pd che si erano radunati davanti a Montecitorio per un sit in contro la legge sul processo breve. La Russa è uscito dalla Camera e si è avvicinato ai manifestanti che l'hanno raggiunto gridandogli: «Vergogna, mafiosi, fascista» e gli hanno tirato delle monetine. La Russa è stato protetto da un cordone di carabinieri che lo hanno fatto rientrare a Montecitorio. Duramente contestato anche il sottosegretario Daniela Santanchè apostrofata con «bugiarda».


    BLITZ DELLA MAGGIORANZA ALLA CAMERA
    Blitz della maggioranza alla camera dei Deputati sul processo breve. Il Pdl ha chiesto l'inversione dell'ordine dei lavori alla Camera per portare già oggi all'esame dell'Aula il provvedimento sul processo breve e il Pd ha protestato, parlando di «pagina nera per la storia della Repubblica». Ma l'Aula ha votato sì alla richiesta di Pdl e Lega. Le opposizioni hanno votato contro. Il sì alla richiesta di inversione dell'ordine del giorno è passato per 15 voti di scarto. Slitta quindi l'esame, previsto oggi, della legge Comunitaria nella quale è stato inserito il contestato emendamento che amplia la responsabilità civile dei magistrati. Norma che proprio in queste ore è oggetto di 'ripensamenti' che potrebbero portare ad una riformulazione del testo, e sulla quale il Csm si prepara ad intervenire con un parere decisamente critico.

    È stato Simone Baldelli, Pdl, in apertura di seduta a chiedere l'inversione dell'ordine del giorno. Subito dopo, ha preso la parola il capogruppo Pd Dario Franceschini, lamentando la violazione dell'articolo del regolamento della Camera che riserva all'opposizione uno spazio dei lavori dell'Aula per le proprie proposte di legge. «Vergognatevi», ha detto il capogruppo Pd. «La proposta del Pdl su cui esprimiamo parere contrario è un'altra pagina inedita di violenza parlamentare e abuso della maggioranza», ha continuato Franceschini denunciando la richiesta del Pdl. «Voi- attacca- volete fare subito, perchè volete questo provvedimento vergognoso che ha l'unica motivazione di fermare il processo Mills» di Silvio Berlusconi. Per l'ex segretario democratico «questo provvedimento ha come conseguenza immediata la prescrizione per migliaia di processi: un imputato di violenza carnale, se incensurato- dice- avrà la prescrizione breve grazie alla vostra norma». Poi, si rivolge al ministro Bossi, seduto in Aula, e con toni alti accompagnati dalle proteste dei deputati di maggioranza, dice: «Cosa andrete a dire ai popoli padani a cui parlate di sicurezza? Che quando riguarda il presidente del Consiglio non contano violenze e rapine? Siete pronti, come dei servitori fedeli, a votare a favore del presidente del Consiglio». Franceschini, poi, conclude: «Oggi il presidente del Consiglio è corso a Lampedusa con a seguito giornalisti e tv: quella visita non è per aiutare la popolazione, ma perchè volete coprire il processo breve, è l'ultima delle vergogne. Almeno provate vergogna per un'altra pagina nera nella storia della Repubblica». La risposta dai banchi della maggioranza è stata: «Buffoni, buffoni!».

    Gianfranco Fini replica al Pd che denuncia che non si può invertire l'ordine del giorno dei lavori dell'assemblea se questo pregiudica l'esame di un provvedimento in quota opposizione. Prendendo la parola in aula dopo la richiesta del Pdl di accelerare sul processo breve con dentro la prescrizione breve, il presidente della Camera spiega che ci sono deliberazioni della Giunta del regolamento che fin dal 1998 precisano che le richieste di inversione di ordine del giorno, così come le richieste di rinvio in commissione di un ddl, «non incidono» sul provvedimento in discussione ma sulla «procedura» dell'esame. La decisione di far votare l'aula, aggiunge Fini, «spetta al presidente della Camera che chiama l'assemblea a pronunciarsi». Le richieste di inversione dell'odg, quindi, «non possono essere contestate» e non sono «connesse ad alcuna conseguenza definitiva sul merito». A Erminio Quartiani (Pd), che interviene anche dopo le parole di Fini, la terza Carica dello Stato replica: «Io non ho il potere di verificare ciò che è più opportuno» sul merito di un ddl «ma solo di far mettere in votazione» le richieste di invertire l'ordine dei lavori.
    30 marzo 2011