venerdì 30 settembre 2011

Domani il primo ''Rom pride''

Articolo 21 - Editoriali
Domani il primo "Rom pride"
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di redazione*

Pubblichiamo di seguito l'invito rivolto da SOS razzismo per il primo Rom Pride convocato per domani in diverse capitali europee.

L'European Grassroots Antiracist Moviment - EGAM - rete promossa da oltre 34 associazioni appartenenti a 17 Paesi diversi,  della quale SOS Razzismo Italia, associazione  di promozione sociale nata a Roma il 7 ottobre 1989, è ente costituente, ha organizzato  a livello Europeo  il primo "ROM Pride". 
Parallelamente, il prossimo 1 ottobre,  ogni organizzazione nazionale organizzerà nel proprio Paese, nelle maggiori città europee,  una iniziativa  di sensibilizzazione, denuncia contro  ogni forma di discriminazione e razzismo  verso il popolo ROM .
In Italia, a Roma, la nostra Organizzazione  ha valutato di effettuare un evento  di sensibilizzazione culturale al fine di promuovere la conoscenza e la cultura ROM. SOS Razzismo Italia  vorrebbe aprire simbolicamente,  alla società civile,  le porte di uno dei villaggi organizzati del Comune di Roma, quello di Castel Romano, scelto per  numero di presenza, per  decentramento, per l'attuale logistica.
Il fine è quello di abbattere vecchi stereotipi e i molti luoghi comuni legati  ai cittadini  ROM,  per riconquistare la dignità perduta.
Abbiamo chiesto ed ottenuto dall’UNAR (Ufficio nazionale Contro le Discriminazioni razziali presso la Presidenza del Consiglio), un coinvolgimento attivo nella partecipazione della manifestazione romana. Abbiamo contattato  già la Croce Rossa Gestore del Campo e il Comune di Roma  ex V Dip. Politiche Sociali. Siamo attualmente in attesa dell’autorizzazione della Prefettura.
Aprire le porte del  Campo succitato,  con una delegazione composta  da   persone appartenenti all’Associazione SOS Razzismo Italia, con le Associazioni ROM  che hanno condiviso  il nostro percorso organizzativo a livello europeo, oltre alla rappresentanza  dell’UNAR , è un modo pacifico di coinvolgimento  diretto della società civile
.Naturalmente la nostra giornata internazionale  che si svolgerà contemporaneamente  in molte città  europee:  della Francia, della Germania, della Grecia, dell’Austria, della Romania, della Bulgaria, della Croazia, dell’Ungheria ecc. Ha l’intento unico di promuovere l’inclusione sociale ed i diritti civili nel rispetto delle politiche  attuate dalle istituzioni, dal privato sociale e del lavoro delle Associazioni e Federazioni che lavorano quotidianamente sulla tematica, nelle diverse realtà italiane.
L’invito simbolico è rivolto a tutti, senza esclusione alcuna,  perché solo con la collaborazione di tutti  e  con la conoscenza  si può fare crollare la barriera del pregiudizio etnico e culturale legato al popolo ROM.
*da SoS razzismo

Lavitola e la sua verità in tv: Enrico Mentana fa centro con il suo Bersaglio Mobile

Lavitola e la sua verità in tv: Enrico Mentana fa centro con il suo Bersaglio Mobile

di Pierluigi Zanata
Pierluigi Zanata
Giornalista
Valter Lavitola, latitante in Sud America racconta la sua verità a La7.  Enrico Mentana, con il suo Bersaglio Mobile,  mette a segno un grande scoop, intervistando il direttore e editore dell' Avanti e imprenditore nel settore ittico.  Ho seguito con attenzione l' intervista e le domande fatte da Mentana, Riccardo Formigli, conduttore di Piazza Pulita  su La7, di Bonini, della Repubblica e di Travaglio, vice direttore del Fatto Quotidiano.
Lavitola ha risposto a tutte le domande mostrandosi sicuro e affermando che una telefonata lo scagiona da tutte le accuse. L 'intimo amico del premier Berlusconi però non ha detto niente di nuovo. Ha confermato quello che è stato pubblicato dai media in base agli atti dell' indagine e alle intercettazioni telefoniche.

Lavitola è stato abile e ha adottato una strategia difensiva niente male: mostrare di non avere nulla da nascondere e di essere pronto a collaborare.
L' imprenditore si è convinto a parlare, almeno ai media e indirettamente ai magistrati, perchè in questo modo ha cercato di trovare un punto di equilibrio tra le esigenze di riservatezza, di immagine e di tutela sua e di Berlusconi, scaricando in parte i coniugi Tarantini, definiti scialacquatori, ma bravi figlioli, e  le richieste della magistratura.

La nuova strategia di Lavitola, che, comunque, preferisce restare all' estero, in un paese sicuro come Panama, gli consente, almeno lui si augura,  di trarre numerosi vantaggi: contenere i danni, contrabbandare mediaticamente il proprio atteggiamento come massima collaborazione rendendo credibili le cose dette e soprattutto spera di spegnere la curiosità dei giornalisti e forse anche la curiosità investigativa dei magistrati. Ritiene in questo modo di evitare nuovi filoni di indagini e coinvolgimenti meno gestibili.
Una domanda: perchè parlare da Panama?

Legge bavaglio: una svolta pericolosa

Ddl intercettazioni

Prima che sia troppo tardi

di Paolo Flores d'ArcaisIl regime delle cricche e delle menzogne, ha deciso l’assalto finale contro le libertà repubblicane e l’abc di ogni convivenza democratica: l’autonomia del giornalismo e della magistratura. Se quanto resta di civile in Italia non saprà reagire con immediata e vincente vitalità, diventerà legge dello Stato la picconata anticostituzionale che renderà l’Italia sempre più assuefatta alla tossina totalitaria.
Rodotà: "Una svolta pericolosa"Intervista a Stefano Rodotà di Giacomo Russo SpenaIl giurista invita alla mobilitazione contro la "legge bavaglio", per difendere il diritto all’informazione e impedire la chiusura di ulteriori spazi di democrazia. Anche il comma 29, quello relativo ai blog, deve essere stralciato: “C’è una totale ignoranza delle nuove tecnologie e un tentativo di censurare la Rete”.
GIULIETTI Un “giuramento di Ippocrate” contro il bavaglio
GALLO Il "partito degli onesti" vuole libertà di delinquere
SCORZA Censura online: torna l’incubo del ddl intercettazioni
“No al processo lungo”. L’appello della Commissione Internazionale dei Giuristi

MicroMega

La Chiesa e i cattolici sul dopo B.

da il Mondo di Annibale

Le Acli, la politica e i cardinali

Le Acli, la politica e i 
cardinali
Il dibattito nel mondo cattolico sul dopo Berlusconi va avanti, timidamente le organizzazioni e le associazioni laiche provano a riprendersi la parola dopo averla lasciata per troppo tempo alle gerarchie ecclesiastiche. Una nuova laicità del...

Cattolici, la terza fase

Cattolici, la terza fase
In un paese come l’Italia in attesa di una discontinuità politica, è singolare che tutte le attenzioni si rivolgano alla chiesa cattolica, un’istituzione che premia la fedeltà alla continuità e alla stabilità: ma si sa che la cultura...
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Contrordine compagni!

Contrordine compagni!
Alla fine anche il cardinale lo ha mollato: il Cavaliere è di diventato indigeribile in modo definitivo per i vertici della Cei. Dopo due anni di contorsioni, di abbandoni e ricongiungimenti, il matrimonio è andato definitivamente  in...



Cinque anni senza Anna

 
Articolo 21 - ESTERI
Cinque anni senza Anna
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di Andrea Riscassi*

Cinque anni senza Anna Cinque anni passati invano. O forse no. Anna Politkovskaja ci è stata tolta cinque anni fa. Assassinata mentre, come tante donne di questo mondo, finito di lavorare, “faceva la massaia”, ossia la spesa. Il presidente ceceno Kadyrov - dopo che Anna era stata uccisa - ha detto che avrebbe fatto meglio a restare a casa a fare la casalinga. La Politkovskaja lo definiva “idiota”. E in effetti l’uomo forte voluto da Putin (e non rimosso dal pavido Medvedev) ignora che le donne riescono a fare più cose contemporaneamente. E spesso le fanno meglio di noi uomini. Una qualsivoglia donna cecena, ne sono certo, saprebbe guidare la Cecenia meglio di quanto faccia Kadyrov. Magari quella El’sa Kungaeva, uccisa da un ufficiale russo, in caserma. El’sa in questi giorni avrebbe compiuto 29 anni.  La Politkovskaja si batté perché il suo assassino, Jurij Budanov, fosse condannato. Con lei, solo i famigliari di Elsa e il loro avvocato, Stanislav Markelov. Ora sono tutti morti, Elsa, Anna, Stanislav e pure il colonnello assassino (e forse stupratore, almeno a leggere l’autopsia, non il verdetto dei giudici), ammazzato pochi mesi fa a Mosca, dopo solo 8 anni di cella. A questa terribile e esemplificativa storia l’associazione Annaviva ha dedicato uno spettacolo teatrale (El’sa K.) in scena a Milano proprio nel quinto anniversario dell’omicidio Politkovskaja (senza colpevoli, malgrado i recenti arresti).
Cinque anni passati invano. Senza la Politkovskaja e con Putin che torna al Cremlino. Lui d’altronde, il giorno dell’omicidio di Anna, compie gli anni, brinda insieme ai suoi sostenitori. Che sono però un po’ meno del passato. Il prezzo del barile è altalenante. E se la tv è stabilmente sotto controllo, la rete internet è ancora libera.
Cinque anni non sono in realtà passati invece invano, pensando che chi voleva mettere per sempre a tacere Anna non è riuscito nell’intento.  La Politkovskaja continua a parlare attraverso tutti coloro che non hanno lasciato cadere il suo testimone. A  Mosca, come a Londra, a Barcellona come a Milano. Nessuno l’ha davvero potuta dimenticare.
Ad maiora


*Giornalista della Rai
Fondatore dell’associazione Annaviva

No al bavaglio della stampa e dei blog

La piazza contro il bavaglio

La piazza 
contro il bavaglio
di Redazione (29/09/2011)


In piazza per dire no al ddl intercettazioni. Lo hanno ribadito in centinaia nel corso del presidio che si è tenuto ieri al Pantheon dal "Comitato per la libertà e il diritto all'informazione, alla cultura e allo spettacolo" per difendere l'informazione e l'attività della magistratura. Vi hanno preso parte esponenti della Federazione nazionale della stampa italiana, Cgil, Articolo 21, Libertà e Giustizia, Libera Informazione, Valigia Blu, la Tavola della Pace e dei partiti di opposizione.
LEGGI E FIRMA IL GIURAMENTO DI ARTICOLO21 CONTRO IL BAVAGLIO

Ammazza-blog: ecco un modo per fermarla

Ammazza-blog: ecco un modo per fermarla
di Luca Nicotra* (28/09/2011)
L'iter del famoso comma "ammazza-blog" è ripreso assieme a quello del ddl intercettazioni in cui è contenuto e, se approvato, prevederà che qualsiasi persona pubblichi testi in rete, anche in modo amatoriale e per ristrette cerchie di amici, possa ricevere una richiesta di rettifica quando tali contenuti siano ritenuti scomodi da qualcuno. In caso di mancata pubblicazione della rettifica entro due giorni, scatterà una sanzione fino a 12.500 euro. Ancora bavagli alla rete- di Vincenzo Vita / Censurare Internet per salvare il premier- di Guido Scorza 

GIULIA dice no ai bavagli

di rete GIULIA (28/09/2011)
Le donne hanno una lunga consuetudine con i bavagli, hanno dovuto lottare per conquistare il diritto a parlare e ad essere rispettate come persone, a non essere trattate come oggetti: e oggi tutto ciò viene messo in discussione. Anche per questo nasce GIULIA, la Rete delle Giornaliste Unite Libere Autonome. E anche per questo GIULIA aderisce e sostiene la protesta del Comitato per la libertà e al diritto all’informazione...
 
da Articolo21

UE: cittadini vs. banche





Il vergognoso piano di salvataggio della Grecia, scritto direttamente dai banchieri, riempie le tasche di questi ultimi e degli speculatori di soldi nostri, mentre lascia la Grecia in mutande. I nostri ministri delle finanze si riuniscono fra 3 giorni: costringiamoli con il nostro appello a tornare al tavolo delle trattative, per partorire un piano che salvi effettivamente la Grecia e non le banche:
Incredibile, lo stanno facendo di nuovo: i nostri governi stanno riempiendo con i soldi nostri le tasche delle banche!

Dobbiamo dare il via libera al fondo salva-stati il prima possibile per salvare la Grecia, l'Europa e l'euro. Tuttavia l'attuale fondo salva-stati fa sì che siamo noi contribuenti a rimborsare le banche del 90% dei loro investimenti forsennati. I greci non vedranno nemmeno un euro di tutti i soldi che stiamo per destinare ai ricchi banchieri. Peggio ancora: il 30% dei nostri soldi andrà agli speculatori, che faranno profitti enormi dalla speculazione sul fondo salva-stati!

Come può essere che i nostri governi abbiano siglato il fondo salva-stati, che ricopre d'oro banche e speculatori e lascia la Grecia in mutande? La risposta è semplice: i governi hanno chiesto anche ai banchieri di firmare il patto. I nostri ministri delle finanze s'incontreranno fra 3 giorni e decideranno del piano: lanciamo un appello enorme a loro e ai nostri parlamenti per tornare al tavolo delle trattative per salvare la Grecia e non le banche:

http://www.avaaz.org/it/eu_people_vs_banks/?vl

In un momento in cui ovunque c'è una grossa stretta sul credito e fette importanti della nostra spesa sociale vengono tagliate con l'accetta, i governi cedono davanti all'altare della lobby dei banchieri. Si giustificano dicendo che sono preoccupati che alcune banche non saranno in grado di assorbire la perdita degli investimenti in Grecia, e che senza gli aiuti fallirebbero. Ma se siamo noi ad avere bisogno di aiuto, e di conseguenza ci rivolgiamo alle banche, non riceviamo soldi gratuitamente, bensì prestiti. Ora le banche sono in difficoltà e si sono rivolte a noi: perché dovremmo trattarle diversamente da come fanno loro? Anziché dare via i nostri soldi gratuitamente, facciamo prestiti o investimenti nelle banche, e chiediamo che ci vengano restituiti a un buon tasso d'interesse!

Questo è quello che hanno fatto Gordon Brown nel Regno Unito e Barack Obama negli Stati Uniti: quando le banche stavano per fallire, non le hanno salvate con finanziamenti a tasso zero, ma con prestiti e investimenti. E nel giro di un anno i contribuenti ci hanno persino guadagnato!

Questo accordo è corruzione pura e semplice. Non c'è ragione alcuna legata all'interesse pubblico per fare questo regalo a banche e speculatori, mentre ci sono miliardi di buoni motivi per provare a proteggere i conti pubblici. Invece di dare via quei soldi, possiamo investirli in Grecia e nella capacità delle nostre società di uscire dalla crisi finanziaria e cominciare nuovamente a crescere. E' arrivato il momento per i nostri politici di non nascondersi più dietro argomentazioni complicate scritte dai banchieri: questo gioco è finito. Urliamo il nostro no a questo scandaloso fondo salva-stati e chiediamo un nuovo patto:

http://www.avaaz.org/it/eu_people_vs_banks/?vl

Troppo spesso ormai il futuro dell'economia e dei nostri bambini viene deciso nelle segrete stanze da interessi corrotti che vogliono solo fare profitto. I cittadini sono totalmente tagliati fuori: è ora di dire basta. I banchieri e i politici ritengono che tutto questo sia troppo complicato perché le persone possano capire o interessarsene. Dimostriamo loro quanto si sbagliano.



Più informazioni:

Corriere della Sera - Gli hedge fund faranno profitti sul recupero dei bond greci
http://www.corriere.it/notizie-ultima-ora/Economia/Crisi-hedge-fund-scommettono-recupero-bond-greci/29-09-2011/1-A_000253602.shtml

Il Fatto quotidiano - Crisi greca, alunni a scuola senza libri. E un dipendente pubblico su 5 resterà a casa
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/14/crisi-grecia-alunni-a-scuola-senza-libri-e-un-dipendente-pubblico-su-5-restera-a-casa/157383/

Corriere tv - Austerità e crescita: un binomio difficile
http://video.corriere.it/austerita-crescita-binomio-difficile/748508fa-e4fa-11e0-ac8f-9ecb3bbcc6bf

La Repubblica - G20: maxi piano da tremila miliardi
 per la ricapitalizzazione delle banche
http://www.repubblica.it/economia/finanza/2011/09/25/news/g20_maxi_piano_da_3mila_miliardi_per_il_ricapitalizzare_le_banche-22212245/

Prima che sia troppo tardi

Blog | di Paolo Flores d'Arcais
30 settembre 2011





Prima che sia troppo tardi
Il regime delle cricche e dei prosseneti, delle macerie e delle menzogne, ha deciso l’assalto finale contro le libertà repubblicane e l’abc di ogni convivenza democratica: l’autonomia del giornalismo e della magistratura. Il compagno di merende di Gheddafi ha dettato anche i tempi per il golpe che vuole imporre guinzaglio alle procure e mordacchia all’informazione: non più di quaranta giorni. In un mese o giù di lì – se quanto resta di civile in Italia non saprà reagire con immediata e vincente vitalità – diventerà legge dello Stato la picconata anticostituzionale che renderà l’Italia sempre più assuefatta alla tossina totalitaria. Berlusconi ha dalla sua un Parlamento ormai omertoso (è l’unico aggettivo adeguato, dopo il voto che ha salvato un ministro in odore di mafia), e l’assuefazione, appunto. Dell’opinione pubblica e delle cariche istituzionali che dovrebbero, in una liberaldemocrazia, “fare equilibrio”.

Infatti, solo l’impegno eccezionale e tuttavia inesausto, e soprattutto congiunto e intransigente, dei cittadini nelle piazze e sul web, delle testate giornalistiche refrattarie o alla corriva “equidistanza” che manda il regime in brodo di giuggiole, delle più alte istituzioni di garanzia – Presidenza della Repubblica e Presidenza della Camera – può fermare uno sfregio che ci piomberebbe nella melma del fascismo soft.

E invece, la gravità del rischio non sembra essere percepita. Al punto che il ministro Nitto Palma, che Berlusconi ha voluto come suo complice alla Giustizia, può spiegare sul Messaggero che la legge contro magistrati e giornalisti dovrebbe essere ancora più dura. E può permettersi ammiccanti riferimenti a immaginarie preoccupazioni del Quirinale per le intercettazioni (non per la cloaca che rivelano: un premier che propizia nomine e appalti miliardari, fino a regalare motovedette armate a Stati esteri, secondo i desiderata di Lavitola e Tarantini, in cambio del procacciamento di prostitute e relativo silenzio o spergiuro) e a un’opposizione che giudicherebbe il suo operato “serio ed equilibrato”.

Opposizione che farebbe bene a riconoscere come imperdonabile errore la proposta di legge sulle intercettazioni avanzata dal governo Prodi tramite il ministro Mastella. Altrimenti la contrarietà alla legge berlusconiana sarà svilita dal tanfo dell’opportunismo.

Il regime putiniano di Arcore punta sulla stanchezza della “guardia” repubblicana: cittadini, giornalismo, cariche istituzionali. Prima che sia troppo tardi, ognuno faccia la sua parte per dimostrare che ha sbagliato i conti.

Il Fatto Quotidiano, 30 settembre 2011

Festival internazionale, il giornalismo mondiale s' incontra a Ferrara


il Fatto Quotidiano Ferrara | Cronaca | di Ilaria Giupponi
29 settembre 2011
 
Festival Internazionale, il giornalismo mondiale s’incontra a Ferrara
190 ospiti, provenienti da 35 paesi diversi, tra cui i reporter Jason Burke, Horacio Verbitsky, Yulia Latynina e Elizabeth Rubin. Inaugura venerdì 30 settembre il giornalista egiziano Hossam el Hamalawy, autore del blog Arabawy, a cui il festival dedica il premio per il giornalismo d’inchiesta in memoria di Anna Politkovskaja.
Dal 30 settembre al 2 ottobre 2011, il Festival di giornalismo “Internazionale” torna ospite della città di Ferrara. Alla sua quinta edizione, vedrà i grandi nomi del giornalismo e della cultura mondiale. I loro reportage, le inchieste e la curiosità che si fa impresa giornalistica, richiamano ogni anno decine di migliaia di persone da tutta Italia.

La giovane età del pubblico e le crescenti realtà che decidono di partecipare “dimostrano ancora una volta la rilevanza del festival nel panorama nazionale”, come nota il sindaco della città, Tiziano Tagliani. “Il Festival rappresenta una grande sfida in un momento difficile. La città ha sempre dimostrato di accogliere l’evento con grande entusiasmo: non più Internazionale a Ferrara ma Internazionale con Ferrara”, afferma. Al di là delle dichiarazioni ufficiali, è un evento quello che ha luogo ogni anno ai piedi del Castello Estense e incastrato tra le viuzze in pietra del centro di Ferrara, che risponde a una realtà contemporanea difficile – per l’informazione e per la società in generale – con la voglia ancora presente di informarsi, partecipare, capire, reagire.



190 ospiti, provenienti da 35 paesi diversi, trai quali figurano i nomi di Jason Burke autore di “Al Qaeda: la vera storia”, e che racconta l’organizzazione islamica dopo la morte di Bin Laden; Horacio Verbitsky racconterà i retroscena delle elezioni argentine; mentre l’inquietante Russia del nuovo zar contemporaneo Putin verrà svelata dalla reporter Yulia Latynina, giornalista della coraggiosa Novaja Gazeta. Ancora lo spirito dell’attivismo porterà il suo fremito della scrittrice indiana Arundhati Roy, mentre il reportage di guerra di Elizabeth Rubin, inviata del New York Times, affascinerà molti degli aspiranti reporter che popolano la rassegna.

Non potrà mancare una nota autoctona: lavoro e precariato verrà affrontato dal segretario generale della Cgil Susanna Camusso. In tutto, sono 80 gli eventi in programma, fra incontri, spettacoli, mostre, proiezioni di documentari, presentazioni di libri e workshop.

Come da tradizione, la rassegna si aprirà alle 11.30 con la consegna del premio per il giornalismo d’inchiesta dedicato ad Anna Politkovskaja. A riceverlo quest’anno Hossam el Hamalawy, giornalista egiziano, autore e fondatore del blog Arabawy. El Hamalawy ha seguito in prima linea e raccontato sul suo blog le rivolte in Egitto. Come gli altri giornalisti che hanno deciso di supportarlo in questa battaglia, è stato vittima di intimidazioni da parte delle forze armate per aver denunciato in un’intervista televisiva gli abusi perpetrati sui manifestanti dall’esercito egiziano durante e dopo le proteste.

Protagoniste della edizione 2011 saranno infatti le grandi rivoluzioni politiche e sociali con le voci della primavera araba dal Cinema Apollo: Ziad Majed, attivista politico della sinistra libanese e gli egiziani Issandr el Amrani, fondatore di The Arabist. La filosofa Michela Marzano, la scrittrice spagnola Beatriz Preciado e la giornalista britannica Natasha Walter daranno invece voce ai nuovi delicati ma incisivi femminismi.

Lo spettacolo prenderà forma nelle suggestive piazze della città estense grazie alla world music dei maliani Amadou e Mariam, e al curioso dj-set di Jovanotti, non nuovo tra i partecipanti. Nel Chiostro di San Paolo il Jazz Club di Ferrara organizzerà una serie di concerti e jam-sessions in tarda serata. Inoltre, anche quest’anno, grande ritorno di Gianni “Gipi” Pacinotti, ormai ospite fisso della rassegna, col suo film “L’ultimo Terrestre”, sbarcato anche a Venezia.

Soprattutto troverà uno spazio importante il capoluogo ligure con il documentario “Black bloc” di Carlo A. Bachschmidt, e la performance teatrale “I giorni di Genova”. Non da ultimo, la rassegna di documentari inediti di Mondovisioni, che  riporteranno le immagini delle presidente Omar al Bashir e delle sue persecuzioni nel Darfur; le testimonianze di Guantanamo, le rivolte studentesche viennesi, la rivoluzione del Cairo vista da dentro, e ancora la Colombia, il Ghana, il Nicaragua, tra corruzione e voglia di rivalsa.

E ancora: il dibattito sui social network con Evgeny Morozov, autore di The Net Delusion, e Bruno Giussani, direttore europeo di TED, organizzazione che promuove le conferenze internazionali rendendole note e fruibili. Altro grande protagonista sarà Kumi Naidoo, direttore di Greenpeace International, che parlerà di politiche ambientali e soprattutto delle battaglie affrontate dalla Rainbow Warrior contro governi e aziende, sigillando l’impegno ormai noto per un festival a impatto zero: tutti naturali e generatori di energia pulita, gli stimoli prodotti nella tre giorni ferrarese.

Promosso da Internazionale, Comune di Ferrara, Provincia di Ferrara, Regione Emilia-Romagna, università di Ferrara, Fondazione Teatro Comunale di Ferrara, Ferrara Terra e Acqua, Arci Ferrara e Associazione IF, e reso possibile tra gli altri dalla collaborazione di Medici senza frontiere, della Rappresentanza in Italia della Commissione europea e di Presseurop,Banca etica e numerosi altri sponsor, il risultato è ogni anno degno di nota.

“In uno scenario di oltre 1000 festival nazionali e di 187 sul territorio regionale – ha segnalato l’assessore alla cultura della regione emiliano-romagnola, Massimo Mezzetti – il Festival di Internazionale a Ferrara rappresenta un’unicità, un appuntamento di straordinaria eccellenza. L’aumentare esponenziale delle presenze dimostra il profondo radicamento del festival nel territorio, diventando quindi un patrimonio da gestire e difendere nonostante le difficoltà economiche che caratterizzano questi giorni”.

Referendun Porcellum: i cittadini si riprendono la democrazia

il Fatto Quotidiano
Oltre un milione e 210 mila firme: molte di più delle 500mila richieste dalla legge sono le sottoscrizioni raccolte tra i cittadini dal comitato referendario per l’abrogazione della legge elettorale che non dà la possibilità ai cittadini di scegliere i candidati. Il numero di consensi rappresenta un record, il secondo miglior risultato nella storia della Repubblica italiana dopo quello del 1993, quando, chiamati sempre ad esprimersi sul sistema elettorale, un milione e 370mila cittadini chiesero il referendum. Esultano i comitati promotori: "Successo straordinario". Vendola: "Un segnale civile e politico"

Tg1, con Minzolini ascolti calati fino a 9 punti

Tg1, con Minzolini gli ascolti sono calati fino a 9 punti

Augusto Minzolini
ROMA – Mettendo in fila i numeri, il Tg1 ha perso fino a 9 punti di ascolti in tre anni. E il problema degli ascolti è ora un nodo da sciogliere per il consiglio d’amministrazione Rai. Augusto Minzolini resterà al suo posto? La domanda ora sembra essere un’altra: per quanto? Sotto indagine per peculato, per la vicenda delle carte di credito, e dopo la perquisizione del suo ufficio da parte della Guardia di Finanza, la posizione del direttore si fa delicatissima.
E’ il 9 il numero a sfavore di Minzolini. Nove punti persi dall’estate 2008, ossia da quando è stato chiamato a dirigere il telegiornale di Rai Uno. A settembre 2011 il bollettino Auditel va dal 21 al 23%. Ben diversi i dati della direzione Riotta, ossia quella precedente l’era Minzolini, quando gli ascolti si attestavano intorno al 30%.
A giugno 2011 lo share medio del Tg1 è stato del 22,4% contro il 31,7% del giugno 2008, a luglio del 23,2% contro il 30,6%, ad agosto del 24,2% contro il 30,9%, a settembre del 22,5% contro il 29,7%. Nello stesso periodo, sempre seguendo i dati Auditel, il TgLa7 ha guadagnato tra il 7,5% e l’8,5% : oggi il telegiornale di Enrico Mentana si attesta poco sopra i 10%. Nello stesso periodo il Tg5 ha perso circa il 4,5%.

Iva su dell' 1% prezzi del 7%

Ricordate l' ingresso dell' Italia nell' Euro? Tutto fu preparato dal governo Ciampi, poi ilprimo governo B. che avrebbe dovuto controllare sulla stabilità dei prezzi non fece nulla e i prezzi, per la gioia dei commercianti, tutti berlusconiani, si raddoppiarono. Adesso accade lostesso.  Il governo aumenta l' Iva ma non predispone strumenti di controllo. Imprese e commercianti brindano e il cavaliere spera di recuperare il terreno perduto... e vincere le elezioni del 2013.

Rincari su sigarette, benzina, cd… Iva su dell’1%, i prezzi del 7%

ROMA – I cd musicali costeranno un euro in più, gli abbonamenti in piscina 3 euro in più, per le sigarette si sborseranno venti centesimi in più a pacchetto, per l’autostrada dieci di media a tratta. La benzina è già balzata a 1,7 euro al litro. Effetto dell’aumento dell’Iva dal 20 al 21% entrato in vigore il 17 settembre. Ma c’è un però. I rincari, in moltissimi casi, superano di gran lunga l’incremento d’imposta. Perché l’Iva è aumentata dell’1% ma il prezzo di moltissimi beni è aumentato fino al 7%.
Le associazioni dei consumatori sono sul piede di guerra e hanno preso carta e penna per denunciare, nero su bianco, i rincari indiscriminati. Prendiamo ad esempio un cd, come riporta ‘Il Corriere della Sera’: il prezzo prima del 17 settembre era di 19,40 euro. Scorporando l’Iva si arriva a un prezzo base di 16,16 euro. Applicando l’Iva al 21%, il risultato è di 19,55 euro. Eppure il prezzo finale al consumatore è di 20,90 euro. Il 7,7% in più se confrontiamo il prezzo prima e dopo l’aumento dell’imposta. Il 6,9% in più se confrontiamo il prezzo del cd per come doveva essere con l’Iva al 21% (19,55 euro) e com’è invece oggi (20,90 euro).
Lo stesso aumento indiscriminato c’è stato su altri beni. Per un corso in piscina, calcolano i consumatori, c’è stato un incremento del 5,4% al mese; un aperitivo si pagherà il 3,2% in più. Senza parlare delle sigarette: oltre all’Iva si sono stati alzate anche le accise per un totale di 15-20 centesimi a pacchetto. Oppure delle autostrade: a Como ad esempio il pedaggio è passato da 1,90 euro a 2,00 euro, con un incremento reale del 5,26%.

Referendum: c'è un milione di firme Addio al Porcellum e alle coalizioni?

Referendum: se cade il Porcellum addio alle coalizioni a tutti i costi

Referendum porcellumROMA –  Un milione di firme, comodamente raccolte in 199 scatoloni. Forse qualcuna di più, ma è un dettaglio visto che ne sarebbero bastate la metà. Antonio Di Pietro annuncia trionfante che i numeri per fare il referendum che deve mandare in pensione l’attuale legge elettorale ci sono. La consegna delle firme è prevista per venerdì a mezzogiorno. Poi ci sarà un doppio scoglio che però, viste le premesse sembra più formale che altro.
Entro dicembre toccherà alla Cassazione fare i conti e le verifiche: si tratta di stabilire se le firme sono abbastanza e sono autentiche. Poi palla alla Corte Costituzionale che dovrà pronunciarsi sull’ammissibilità dei quesiti. Anche in questo caso, però, si tratta più che altro di un passaggio tecnico visto che il via libera appare scontato. Per saperlo in modo definitivo, in ogni caso, occorrerà attendere fino a metà gennaio.
Passaggi tecnici a parte, però, la sostanza di quello che accade con il referendum è tutta politica. Un milione di firme significa che il Porcellum ha nauseato una buona parte degli italiani e quindi, anche il raggiugimento del quorum, appare un obiettivo possibile. Ma se passa il referendum cambia completamente il mazzo delle carte della politica italiana e cambia, in modo profondo, la logica delle alleanze politiche. Il perché è presto detto: il referendum, tra le altre cose, cancellerebbe il premio di maggioranza, ovvero quel meccanismo che garantisce alla coalizione che ha vinto 340 seggi alla Camera, ovvero il 55% del totale a prescindere dalla percentuale reale.
Se salta il meccanismo, però, viene meno la ragione ultima delle alleanze a tutti i costi, soprattutto se ritorna il vecchio sistema, quello con il 75% di seggi attribuiti con i collegi uninominali e il restante 25% con la proporzionale. Ad esempio un partito come la Lega Nord potrebbe puntare a “sganciarsi” dal Pdl senza perdere deputati. Come? Correndo da sola in quei collegi del nord dove è in grado di far eleggere i suoi senza passare per gli alleati.
Effetti analoghi di spinta centrifuga potrebbero esserci anche a sinistra. Con lo sbarramento al 4% partiti come Idv e Sel sono, con i numeri di oggi, sicuri di entrare almeno alla Camera grazie alla quota proporzionale. Tutto senza trascurare la capacità di vincere collegi territorialmente favorevoli. L’alleanza con il Pd non sarebbe più questione di vita o di morte politica.
Prevedere tutto, è ovvio, non si può. Certo un salto simile cambierebbe la mappa politica del Paese. E non a caso prima ancora che le firme arrivino in Cassazione c’è già chi studia i rimedi. Il referendum, tecnicamente, potrebbe arrivare a primavera 2012. Per evitarlo ci sono due possibilità: fare una legge elettorale o far cadere il governo in tempo in modo da andare a votare ancora con il vecchio Porcellum. Non a caso ancora oggi Berlusconi ha detto durante il vertice di maggioranza che sulla legge elettorale bisogna accelerare e Angelino Alfano ne ha fatto uno dei sui temi cardine da quando è segretario del Pdl.
La via, però, rischia di essere troppo lunga. E allora ecco il piano di riserva, piano che a Berlusconi non pace visto che, non è un mistero, il premier vuole arrivare al 2013. Il piano è presto detto: cadere per non farsi male. Cadere un attimo prima del referendum, giusto in tempo per fare un’altra tornata elettorale con il sistema attuale. Poi ci sarebbero cinque anni per pensare al che fare. Soprattutto, una volta votato, il tema del referendum perderebbe appeal per gli italiani. A chi giova? A chi vuole continuare a giocare col mazzo che conosce bene, senza rischiare.

LA CIRCOLARE LEGHISTA ANTI-TOSI

SIAMO DI NUOVO AL CENTRALISMO DEMOCRATICO ?
LEGA IDENTICA AL PCI?
MA ALLORA ANCHE BOSSI MANGIA I BAMBINI

La circolare leghista anti-Tosi: Si fa come diciamo o fora dai ball

Manifestazione dei sindaci d'Italia contro la manovra finanziaria,
 Flavio Tosi
Il sindaco di Verona, Flavio Tosi (Foto LaPresse)
ROMA –  La Lega, alle prese con il “caso Tosi”, manda una circolare ai suoi iscritti dicendo: solo alcuni di voi possono parlare in pubblico e solo dei fatti che riguardano il proprio territorio. Altrimenti “fora dai ball”. Nel Carroccio la lettera è stata già ribattezzata “circolare Ceausescu” ed è ovviamente dipendente dal caos che hanno suscitato nel partito le posizioni do “outsider” del sindaco di Verona Flavio Tosi che ha ripreso imperterrito a criticare Silvio Berlusconi, ribadendo che “il suo ciclo è finito” e che “un passo indietro del premier non sarebbe una svolta negativa”. Tosi fa di testa sua e la Lega risponde con una circolare che pone i presupposti per permettere la sua espulsione.
Nella circolare si aggiungono quattro punti al regolamento federale leghista. Punto primo: “Prerogativa del segretario federale è redigere l’elenco degli esponenti politici autorizzati a rilasciare dichiarazioni pubbliche in nome e per conto della Lega”. Secondo: “I segretari e/o commissari nazionali, provinciali, circoscrizionali e cittadini sono autorizzati a rilasciare dichiarazioni, interviste e comunicati stampa di argomento politico, esclusivamente su temi afferenti al territorio di loro competenza…”. Punto tre: il punto due vale anche per gli eletti e non solo per i dirigenti di partito. I presidenti di Regione, Provincia e i sindaci, possono occuparsi soltanto di quanto riguarda il loro territorio. Punto quattro: ”Il mancato rispetto delle precedenti disposizioni» fa scattare la vigilanza e le sanzioni del livello territoriale superiore, come da Statuto”. Tradotto per il caso Tosi: Gobbo lo può espellere.

Lettera segreta ma catastrofe manifesta

da informazione senza filtro

Lettera “segreta” ma catastrofe manifesta

Sta tenendo banco in queste ore, dopo che il testo ha trovato pubblicazione sui giornali, la lettera "segreta" a firma Mario Draghi e Jean-Claude Trichet che la BCE ha inviato al governo italiano il 5 agosto scorso per impartire ai camerieri di turno gli ordini relativi ad un menù a base d’Italia e d’italiani, deputati a trasformarsi in leccornie prelibate al desco della grande finanza, prima di defungere nel cassonetto della spazzatura sotto forma di rifiuti organici.
Le parole contenute nella missiva che intima alla classe politica la direzione da intraprendere, sono senza dubbio assai interessanti, così come sono interessanti l’indignazione e lo stupore manifestati nel leggerle, da parte di tanti benpensanti (soprattutto a sinistra) che da sempre difendono strenuamente l'euro , la UE, la BCE e tutta l’accozzaglia politico/mafiosa che da Bruxelles sta tirando le fila dello stato unico monoculturale (ma all’insegna del multi) e globalizzato.
Una sorta d'inferno in superficie, dove i cittadini verranno trasformati in tante scimmiette ammaestrate, che scimmiottano il modello americano e lavorano ad interim con paghe da fame, mangiano ad interim cibo spazzatura, vivono ad interim dentro a qualche tugurio fatiscente, ma votano regolarmente (non ad interim) uno dei due candidati del monopartito unico, con il convincimento di essere scimmiette con un’esistenza ad interim, ma in possesso di solidi valori di destra o di sinistra che li rendono scimmiette migliori…..

Tornando alla lettera, i novelli salvatori della “patria” Draghi e Trichet propongono una ricetta invero estremamente semplice e non potrebbe essere diversamente trattandosi di una demolizione controllata.
Ricetta naturalmente votata ad aumentare il potenziale di crescita, laddove per crescita s’intende l’indice del pil, rappresentativo di tutti gli esborsi monetari a carico dei cittadini.

Liberalizzate tutto e tutti, facendo si che lo stato non abbia più voce in capitolo in nessuna questione, lasciando ai vari cartelli (lobby, oligopoli travestiti) mafiosi la tranquilla gestione di qualsiasi attività.

Eliminate qualsiasi tutela concernente la contrattazione del lavoro e qualunque ostacolo alla flessibilità, affinché tutti i lavoratori si trasformino al più presto in un gregge di precari senza coordinate che accettano ogni tozzo di pane rancido venga loro gettato con magnanimità dalla mano che li farà sopravvivere.

Riducete i salari dei dipendenti pubblici, e conseguentemente anche di quelli privati, facendo si che tutti costoro non abbiano di che vivere e il sistema bancario possa agevolmente prendere possesso delle case e dei risparmi accumulati dalle generazioni precedenti.

Scagliate la folgore dal cielo attraverso un decreto legge che la renda immediata e fatelo seguire da una modifica costituzionale che lo blindi per i secoli a venire e gli doni una patente di legalità.

Ma soprattutto fate in fretta, il colpo del ko va sferrato prima che le scimmiette si rendano conto di essersi trasformate in gamberoni che galleggiano nell’acqua della bollitura, altrimenti ci toccherà rivedere le stime di produttività dell’intera operazione e spendere un sacco di soldi per foraggiare i macellai dell’Eurogenfor ed i benpensanti di cui sopra, che già hanno iniziato a criticarci, nel tentativo di mostrarsi coerenti con il personaggio che si sono costruiti e riuscire ad orientare il dissenso laddove non possa farci del male.

Perciò datevi una mossa, vi paghiamo per questo no?

di Marco Cedolin

Fonte articolo

Ricominciamo dal referendum e dalla battaglia contro la legge-bavaglio...


Ricominciamo dal referendum e dalla battaglia contro la legge-bavaglio: qualcosa succederà …

di Oliviero Beha
Ci si chiede da dove cominciare, o ricominciare, tra le macerie di un paese da Grande Fratello, in cui non ci si ricorda di quello che ci è successo ieri, non si sa chi si è oggi, e la mancanza d’identità pregiudica il domani. Un istantaneismo che oltre ai limiti fisiologici di ogni “ismo” dà l’idea patologica della precarietà e dell’estemporaneità.

La risposta è: per esempio riprendiamo dal referendum popolare per abrogare il Porcellum, la legge elettorale “porcata” secondo la definizione di uno dei suoi autori. Sono state portate oggi in Cassazione le firme raccolte dal Comitato Promotore, benché certo i partiti (con rare eccezioni, a partire dall’Italia dei Valori) e i media subalterni non abbiano fatto molto per propalarne le informazioni, e anzi anche nel Pd ci fosse chi -D’Alema in testa - remava contro. Ne sarebbero state raccolte quasi un milione, quindi almeno per il minimo di 500 mila autenticate non ci dovrebbero essere problemi. Casomai sia auspicabile che la Corte Costituzionale giudicasse in futuro sulla costituzionalità di ogni quesito referendario “prima” e non “dopo” la raccolta delle firme stesse.

Ebbene, malgrado la necessità impellente di fare tutto un discorso più generale e dolente sulle forme elettorali di questa democrazia malata, certo ripristinare le preferenze è un passo avanti in direzione di una maggiore riconoscibilità degli attori di questo teatrino. E siccome legislativamente sono loro a poter cambiare la piece e dare dignità al teatrino trasformandolo in un’Istituzione importantissima quale dovrebbe essere il Parlamento sede del legislatore, ricominciamo da qui.

Ricominciamo da questo referendum anche per proseguire il flusso virtuoso di giugno, quando a sinistra come a destra in un civismo beneaugurante si votò sull’acqua e sul nucleare mostrando grande voglia di democrazia partecipativa, come se da una “natura morta” si passasse caravaggescamente a un figurativo vivo, formidabile. E’ importante che oltre le divisioni di schieramento, oltre Berlusconi, la casta, le caste, si riformi un tessuto consapevole nel Paese.

Ed è altrettanto importante che gli italiani rimettano al posto che le compete nella gerarchia delle questioni primarie la faccenduola dell’informazione, oggi a rischio forte per la cosiddetta “legge bavaglio” che vuol nascondere le cose fingendo di proteggere la privacy. Intendiamoci, anche questa è questione serissima, ma come si fa a non dubitare (eufemismo!!!) che non di privacy del cittadino si tratti ma di possibilità per il potere, i poteri, le caste di agire in modo illegale, polverizzando la forma di controllo più incisiva a disposizione della magistratura?

Anche su questo Di Pietro è in testa al gruppo, nella protesta che coinvolge associazioni di cittadini, gruppi culturali, singoli che vogliono rialzare la testa. E’ vero, lo stesso Di Pietro fu d’accordo nel 2007 con il ddl Mastella oggi ripresentato sotto vesti alfaniche dal Pdl, d’accordo come tutti in quell’unanimità alla Camera prima che la crisi del governo Prodi impedisse la sua approvazione al Senato. Ma almeno Di Pietro da allora non fa che dare segni di resipiscenza, dicendo che “si era sbagliato”. Cerchiamo di non favorire gli sbagli degli altri, dunque, e protestiamo, firmiamo, manifestiamo. Un popolo si fa sentire così. Naturalmente se esiste ancora, come spero e credo.

Post scriptum. La stessa “Repubblica” che gagliardamente si batte contro il “bavaglio”, cancella accuratamente il mio nome in qualunque circostanza, sia se figuro in uno spettacolo teatrale (successe due anni fa al teatro Ghione, scomparso anche dal tamburino per i giorni della mia programmazione e miracolosamente riapparso per quelle successive nel medesimo teatro) sia se come in questa settimana ho ricominciato con “Brontolo” in tv, il lunedì su Rai Tre dalle 9 alle 10. C’è il programma, e il mio nome no, accuratamente “sbianchettato”. Per carità, robetta, ci sono ormai avvezzo: solo che poi battersi contro il “bavaglio” potrebbe creare qualche piccolo problema di contraddizione. Faranno come Di Pietro e prima o poi si scuseranno e rispetteranno almeno la decenza informativa?

No alla legge bavaglio

Intervento del Presidente dell’ Unione Nazionale Cronisti Italiani (Unci), Guido Columba, alla manifestazione in  piazza del Pantheon contro la legge sulle intercettazioni

Nel 1992 la Procura di Milano aprì un’inchiesta sul Pio albergo Trivulzio dando il via all’inchiesta nota a tutti come Mani Pulite. Poco dopo alla Camera vennero presentati undici proposte di legge che, nel tentativo di impedire che i cronisti riferissero cosa stava venendo alla luce, prevedevano tra l’altro condanne al carcere da sei mesi a dieci anni. Quelle proposte vennero unificate in un solo testo da Giuseppe Gargani, allora responsabile per la giustizia della Dc. L’Unione Cronisti fu la prima a reagire, tra l’altro organizzammo a Stresa un convegno a cui invitammo il sostituto procuratore Di Pietro assieme a molti altri magistrati. Il disegno di tenere all’oscuro i cittadini di cosa stesse accadendo fu bloccato.
Gli anni di Mani Pulite hanno fatto pensare che l’idea di abolire il diritto-dovere di cronaca, specie sull’informazione giudiziaria, fosse definitivamente caduta. Invece nel 2005 il Guardasigilli Castelli presentò un disegno di legge che venne bloccato. Nel 2006 fu il ministro della Giustizia Mastella a mettere a punto e presentare alla Camera un testo di legge molto restrittivo: fu approvato praticamente all’unanimità. Le diffuse reazioni, in primo luogo nostre, e alcune circostanze politiche impedirono l’approvazione in Senato. Due anni fa è toccato al ministro Alfano, la lunga battaglia che abbiamo condotto contro la sua proposta l’ha fatta arenare in Parlamento. Adesso ci riprovano con un testo di legge che non ha neanche un nome, l’attuale ministro Nitto Palma non l’ha voluta neanche firmare. Perchè se ne vergogna, mi suggeriscono.
Comunque il senso di questa rievocazione è chiaro: i politici cercano da sempre, in tutti i modi, di impedire che i cronisti scrivano o raccontino quello che avviene. Il tentativo sulla questione intercettazioni è stato bloccato molte volte, confido che ci riusciremo anche questa volta. Certo dovremo ripetere manifestazioni come questa e anzi farne molte altre in tutto il paese.
Perchè deve essere ben chiara a tutti la questione del diritto-dovere di cronaca. Il diritto di sapere è del cittadino, la Costituzione glielo attribuisce perchè solo essendo informati si può giudicare e decidere. Il dovere è dei giornalisti di riferire gli avvenimenti in modo corretto, compiuto e tempestivo. I cittadini cioè hanno il diritto di essere informati senza distorsioni e senza omissioni. E subito, non dopo dieci anni.