mercoledì 30 novembre 2011

il neo-viceministro Grilli costretto a rinunciare al 70% del suo stipendio di 42.000 euro mensili: facciamo una colletta per aiutarlo?

il neo-viceministro Grilli costretto a rinunciare al 70% del suo stipendio di 42.000 euro mensili: facciamo una colletta per aiutarlo?

Un gesto eroico, per il bene del paese: un ritornello che accompagna in queste ore la nomina del viceministro Grilli, il quale ha dovuto dimettersi da direttore generale del ministero del Tesoro per assumere il ruolo politico di vice-ministro.
Il "povero" Grilli ha infatti dovuto rinunciare al 70% del suo precedente stipendio.
Come???? Si, avete capito bene. Questo signore guadagnava fino a ieri il triplo di qualsiasi "povero" ministro o deputato.
Il suo stipendio era di 42.000 euro al mese!
Al ministero del Tesoro, nel passaggio da Tremonti a Monti, non è cambiato molto: sono tutti sempre al lavoro per studiare e pianificare tagli e sacrifici da dispensare ai cittadini e ai contribuenti.
"Se hai lavorato in fabbrica per 40 anni, mica puoi pretendere a 59 anni di andare in pensione e intascare 900 euro al mese senza più lavorare": questo ci ripetono in continuazione questi signori che intascano invece uno stipendio mensile di 42.000 euro.
Perchè per  ripianare il debito pubblico, non si parte mai dall'alto, dalle cifre stratosferiche degli alti burocrati e dei manager pubblici? Dato che tabelle e programmi di riforma li preparano proprio loro, preferiscono prendersela con pensionati e lavoratori piuttosto che con la loro stessa casta.
Padoa-schioppa, Monti o Tremonti poco importa: Grilli è sempre stato lì.
Ora invece il suo immenso atto di generosità.
Guadagnerà come viceministro "appena" 16.000 euro al mese.
Dovremmo fare una colletta per aiutarlo a sopravvivere.

L' on.Pisacane (PID): deputato, una vita da cani. Con 30.000 euro al mese difficile andare avanti

L' on.Pisacane (PID): deputato, una vita da cani. Con 30.000 euro al mese difficile andare avanti

Ascoltate la registrazione audio dell'intervista al parlamentare Mario Pisacane, deputato del gruppo parlamentare dei "responsabili" (dalla trasmissione radio la zanzara del 25/11/2011). Vi assicuro che resterete allibiti.

Ecco alcuni stralci.

on. Mario Pisacane
Lo stipendio è troppo basso, è poco. Io guadagno 4412 euro, è scritto nella busta paga di novembre. Per ascoltare gli elettori si hanno delle spese, bisogna avere segreterie politiche, segretari, accendere la luce, usare il telefono.
Se tornassi a fare il mio mestiere di medico guadagnerei di più.
Certo, con le indennità si arriva a circa 12mila euro al mese ma con uno stipendio così, se devi sottrarre i soldi che dai ai tuoi figli, i contributi per la mia professione e le spese per la politica, alla fine ne rimangono solo la metà, seimila euro.
Mi sento penalizzato. Prendo poco, io lavoro veramente. Vado avanti e indietro, faccio una vita da cani.
Per portare a casa che cosa? Per ricevere certe telefonate ed essere additati come la casta?
Sì è vero. Io e mia moglie (Annalisa Vessella, consigliere regionale in Campania e fresca di nomina come amministratore delegato dell'Istituto Nazionale per lo sviluppo agroalimentare da parte del leader del micropartito di Pisacane, l'ex-ministro all'agricoltura Saverio Romano) insieme prendiamo circa 30mila euro di stipendio netti al mese, ma non vedo qual è il problema. Io non prendo nè finanziamenti nè tangenti e dunque questi soldi che io guadagno sono pochi se devo poi investirli nella politica. Io faccio politica, ci investo, sono uno dei pochi che ascolta gli elettori, cerco di soddisfare le loro richieste anche se non è facile.
Ad ogni modo la nomina della signora Annalisa è consentito dalla legge. Chiedete a lei. E fino a quando le cose sono giuridicamente a posto, è tutto a posto. Ha i requisiti, non c'è incompatibilità, dunque non capisco questo baccano. Poi quando ci sarà questa incompatibilità ne riparliamo. Secondo me un consigliere regionale lo può fare, l'Isa è un ente statale

La casa dell'ex ministro La Russa a spese dei contribuenti: uno sperpero infinito di denaro pubblico

La casa dell'ex ministro La Russa a spese dei contribuenti: uno sperpero infinito di denaro pubblico

Indirizzo: piazza San Clemente, Roma.
Proprietà: Ministero della Difesa.
Superficie: 200 mq
Destinazione d'uso: alloggio per ministri o generali.
Canone locazione: 171 euro mensili.
Spese di gestione: 3700 euro mensili (utenze, riscaldamento, pulizie, custode, cameriere)
Affittuario: Ignazio La Russa (Aprile 2008-Novembre 2011) 

A PROPOSITO DI TAGLI, DEBITO PUBBLICO E SACRIFICI
Costo annuale casa La Russa a carico del contribuente: 42.000 euro
Numero alloggi Asir (alloggi di servizio connesso con l'incarico, con annessi locali di rappresentanza) ministero della Difesa: 47
Costo annuale gestione alloggi Asir: 2.000.000 di euro l'anno
Eventuale ricavo vendita 47 alloggi Asir: 36.000.000 di euro

EDITORIA. GB: ONLINE gli ARCHIVI dei GIORNALI dei SECOLI SCORSI. BRITISH LIBRARY RIVELA: GOSSIP C'ERA GIÀ ALLORA


EDITORIA. GB: ONLINE
gli ARCHIVI dei GIORNALI
dei SECOLI SCORSI.
BRITISH LIBRARY RIVELA:
GOSSIP C'ERA GIÀ ALLORA


di Carolina Stupino-ANSA

Londra, 29 novembre 2011. Oltre 4 milioni di pagine, tratte per lo più da testate regionali del 19esmo secolo: è in questo che consiste l'archivio di vecchi giornali che da un polveroso deposito di Colindale, nel nord di Londra, ora è stato trasformato in formato digitale e messo online dalla British Library. Una miniera di informazioni ora consultabile da storici e curiosi, che rivela come già in epoca vittoriana i pettegolezzi sui Vip fossero già cosa comune. Proprio mentre nella capitale britannica l'inchiesta Leveson sull'etica dei media ne sta sentendo di cotte e di crude sulle testate più populiste, emerge che già nel settembre del 1790, il British Chronicle raccontava divertito la vicenda di un membro della camera dei Lord invaghito di una sua cameriera sposata con un valletto. Il Lord, si legge, aveva dato al valletto un incarico che gli portasse via tutta la notte, ma il valletto, insospettitosi, si era nascosto vicino all'appartamento della moglie e, dopo aver visto il lord raggiungerla in stanza, li aveva chiusi dentro entrambi. Il valletto era poi andato dalla moglie del lord, la quale apparentemente l'aveva accolto nel suo letto. Il British Chronicle conclude divertito: «Al mattino, gentili lettori, potete immaginare la confusione dell'intera famiglia: il lord fu trovato chiuso a chiave con la signora Anne e la lady in una simile situazione con il signor Thomas». Nemmeno l'occasionale intrusione nel lutto di una famiglia era cosa estranea alla stampa dei secoli scorsi. Nel 1855, l'Herts Guardian descrive la morte di Lord Raglan, comandante delle truppe britanniche durante la guerra di Crimea e afferma: «il nostro comandante, colpito nelle sue ultime ore dagli attacchi spavaldi di una stampa senza scrupoli». Nei 200 giornali conservati nell'archivio si possono poi apprendere, nella florida prosa dell'epoca. le sentenze dei tribunali in casi orribili di omicidio e le storie di bambini e donne esiliati in Australia per i crimini più banali, come il furto di sette tazze e cinque piattini. Nelle lettere al direttore si trovano invece interessanti commenti alle trasformazioni sociali dell'epoca, mentre gli annunci e le pubblicità - da cure miracolose contro la calvizie a svendite di capi all'ultima moda - riflettono le ansie e i desideri della gente di quell'epoca. Il ministro della Cultura Ed Vaizey ne è stato entusiasta: «L'archivio è una risorsa ricca e estremamente emozionante, pieno di dettagli storici. Ho cercato il mio collegio elettorale di Wantage e nel giro di pochi secondi ho avuto 42.000 risultati, per fare un esempio dell'ampiezza e della varietà del materiale che ne fa parte». (ANSA).

CASSAZIONE: I DIRETTORI DELLE TESTATE ON-LINE NON SONO RESPONSABILI DEI COMMENTI DEI LETTORI

CASSAZIONE: I DIRETTORI
DELLE TESTATE ON-LINE
NON SONO RESPONSABILI
DEI COMMENTI DEI LETTORI.
DA TESTATA ON-LINE NON
SI PUÒ PRETENDERE
LA RIMOZIONE DEI TESTI.
Assolta Daniela Hamaui.


 Roma, 29 novembre 2011. Ai direttori delle testate on-line - per i quali la Cassazione ha già stabilito che non si possono applicare le norme sulla stampa - non si può nemmeno addebitare la responsabilità di non aver rimosso dal sito un commento inviato da un lettore e ritenuto diffamatorio. Lo sottolinea la Cassazione che ha annullato senza rinvio la condanna per omesso controllo nei confronti dell'ex direttore dell'edizione on-line dell'Espresso Daniela Hamaui. Ai supremi giudici, il legale di Hamaui ha fatto presente che l'articolo incriminato «non era un commento giornalistico, ma un 'post' inviato alla rivista e cioè un commento di un lettore che viene automaticamente pubblicato, senza alcun filtro preventivo». Consapevoli delle peculiarità delle edizioni on-line, i giudici di merito della Corte di Appello di Bologna avevano addebitato al direttore non l'omesso controllo ma l'omessa rimozione del commento. In questo modo, però, ha obiettato il legale, si «stravolge la norma incriminatrice che punisce il mancato impedimento della pubblicazione e non invece l'omissione di controllo successivo». Accogliendo le obiezioni difensive, la Suprema Corte - con la sentenza 44126 - rileva che tra l'editoria cartacea e quella elettronica non c'è solo una «diversità strutturale» ma «altresì la impossibilità per il direttore della testata on-line di impedire la pubblicazione di commenti diffamatori, il che rende evidente che la norma penale che punisce l'omesso controllo non è stata pensata per queste situazioni, perchè costringerebbe il direttore ad una attività impossibile, ovvero lo punirebbe automaticamente ed oggettivamente, senza dargli la possibilità di tenere una condotta lecita». Per quanto riguarda le differenze tra on-line e stampa cartacea, la Cassazione ricorda che «perchè si possa parlare di stampa in senso giuridico, occorrono due condizioni: che vi sia una riproduzione tipografica e che il prodotto di tale attività (quella tipografica) sia destinato alla pubblicazione attraverso una effettiva distribuzione tra il pubblico». Le testate elettroniche difettano di entrambe i requisiti perchè «non consistono in molteplici riproduzioni su più supporti fisici di uno stesso testo originale», e perchè vengono diffuse «non mediante la distribuzione».(ANSA)

CASSAZIONE: DIRETTORE PERIODICO ONLINE NON RISPONDE DELLE MAIL DEI LETTORI. IMPOSSIBILE PER UN RESPONSABILE CONTROLLARE I 'POST' INVIATI A RIVISTE TELEMATICHE.

Roma, 29 novembre 2011. Il direttore di una rivista online non risponde delle mail inviate dai lettori a commento di un argomento che possono rivelarsi diffamatorie. Lo sottolinea la Cassazione nell'annullare, «perchè il fatto non è previsto dalla legge come reato», una condanna prevista dall'art. 57 c.p. che punisce i reati commessi con stampa periodica inflitta dalla Corte d'appello di Bologna nei confronti di Daniella Hamaui che, in qualità di direttrice responsabile dell'edizione on line del settimanale 'l'Espresso, era stata condannata per omesso controllo di un 'post' inviato da un lettore, e automaticamente pubblicato, impedendo così la diffamazione ai danni di una persona. Secondo la Cassazione, che ha accolto il ricorso della difesa della direttrice del settimanale on line, «per le pubblicazioni a mezzo della rete informatica, quantomeno per quelle che vengono 'postatè direttamente dall'utenza, senza alcuna possibilità di controllo preventivo da parte del direttore di testata, deve essere svolto un discorso analogo a quello operato in materia radiotelevisiva». D'altronde, osservano ancora gli ermellini, «non vi è solamente una diversità strutturale tra carta stampata e Internet, ma altresì la impossibilità per il direttore della testata di impedire la pubblicazione di commenti diffamatori, il che rende evidente che la norma contenuta nell'art. 57 del c.p. non è stata pensata per queste situazioni, perchè costringerebbero il direttore ad una attività impossibile, ovvero lo punirebbe automaticamente ed oggettivamente, senza dargli la possibilità di tenere una condotta lecita». La sentenza è la numero 44126 della Quinta sezione penale. (Adnkronos)

OSSIGENO/Ultime notizie/ ARRESTI a NAPOLI +FERMI VIBO VALENTIA +INCHIESTA RAINEWS24 +COLOZZA+VICENZAPIU' + MINACCE TIMO +S.GIUSEPPE VESUVIANO


OSSIGENO/Ultime notizie/

ARRESTI a NAPOLI
+FERMI VIBO VALENTIA
+INCHIESTA RAINEWS24
+COLOZZA+VICENZAPIU'
+ MINACCE TIMO
+S.GIUSEPPE VESUVIANO


Il contatore di Ossigeno Dal 1 gennaio: 83 episodi, 249 giornalisti coinvolti

Con questi ultimi episodi il contatore di Ossigeno, che registra i casi di minacce e gravi abusi dal 1 gennaio 2011 a oggi, sale a 83 episodi, e il numero dei giornalisti coinvolti raggiunge quota 249.

CALABRIA, VIBO VALENTIA: DIECI FERMATI PER MINACCE A DUE GIORNALISTI

Tra le vittime: Pietro Comito, Nicola Lopreiato, l'on.Angela Napoli, imprenditori e carabinieri

OSSIGENO - VIBO VALENTIA, 25 NOV 2011 - Dieci presunti affiliati alla cosca Soriano di Filandari, nel vibonese, sono stati fermati dai carabinieri per ordine della DDA di Catanzaro. Sono accusati, fra l'altro, delle minacce contro i giornalisti Pietro Comito di Calabria Ora e Nicola Lopreiato della Gazzetta del Sud, quest'ultimo minacciato insieme ad Angela Napoli, deputato del FLI.




NAPOLI: DUE ARRESTI PER L’ AGGRESSIONE ALL’ OPERATORE DI SKY TG24

Stava riprendendo la scena di un omicidio a Poggioreale

OSSIGENO - Napoli, 10 Nov 2011 – Arrestati dai carabinieri del nucleo operativo della compagnia Poggioreale gli aggressori di Giuseppe Piccolo, cineoperatore di SkyTg24, assalito, lo scorso 30 settembre, mentre riprendeva con la telecamera le immagini dell'ultimo omicidio di camorra di cui è rimasto vittima Raffaele Costagliola, 24 anni. Ucciso in un agguato.




VIDEO:CRONISTI NEL MIRINO. L’INCHIESTA DI RAINEWS

Il link del reportage di Flaviano Masella trasmesso giovedì e domenica



MOLISE: CRONISTA MINACCIATO E INTERROGATO DA CC, POCA SOLIDARIETA’

Enzo Colozza ha scritto una lettera aperta. Intimidito dopo notizia su avviso garanzia ad assessore

OSSIGENO – Boiano (Cb), 28 nov 2011 – Enzo Colozza ha dato la notizia di un avviso di garanzia a un assessore del suo paese, Boiano, ed è stato minacciato. I carabinieri lo hanno convocato due volte per sapere la sua fonte. Si è appellato al segreto professionale. Ha sentito poca solidarietà intorno a se e lo ha detto.






DIFFAMAZIONE: PER VICENZAPIU’ RINVIO A GIUDIZIO SU QUERELA DI UN MAGISTRATO

OSSIGENO – VICENZA, 28 nov 2011 – Marco Milioni e Giovanni Coviello, redattore e direttore del quindicinale VicenzaPiù, hanno ricevuto un avviso di garanzia per diffamazione a mezzo stampa  su querela del magistrato vicentino Paolo Pecori per un articolo, firmato dallo stesso Milioni e pubblicato il 28 Gennaio 2011, sui rapporti fra giustizia e politica nel capoluogo Veneto. A Coviello, in quanto direttore, è mossa anche l’accusa di omesso controllo.




MARSALA.IT : MINACCIATO GIORNALISTA,DIRETTORE DICE: BASTA,ORA LI DENUCIAMO

OSSIGENO –  Marsala (TP), 28 nov 2011 – Nuovi guai per i cronisti di Marsala.it. Il cronista Francesco Timo è stato minacciato due volte in pochi giorni. Il direttore Giacomo Di Girolamo dice che non si puo’ più sopportare in silenzio, la redazione ha deciso di denucniare alla magistratura ogni nuova minaccia e di darne notizia sul gironale.





QUERELE E RISARCIMENTI: IL PARADOSSO DI SAN GIUSEPPE VESUVIANO

OSSIGENO – S.Giuseppe Vesuviano (Na), 28 nov 2011 – Il giornalista Leonida Ambrosio rischia la condanna a 200mila euro di risarcimento nei confronti del Comune per avere messo in dubbio l’onorabilità degli amministratori che qualche mese dopo furono destituiti per gravi infiltrazioni camorristiche. Adesso in municipio ci sono i commissari prefettizi, che stanno lasciando proseguire la causa.

LEGGI i servizi di Arnaldo Capezzuto:





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Ossigeno per l’Informazione

osservatorio FNSI-OdG sui giornalisti minacciati

Crunch, crunch

Crunch, crunch


C'è un mostro che si aggira per le banche. Ha chele potentissime in gradi di stritolare qualunque società. Crunch, crunch. Assorbe denaro come un magnete e non lo restituisce se non a carissimo prezzo. E' il Credit Crunch. Una parola che diventerà familiare come lo spread. Credit Crunch significa che non si fa credito a nessuno, che la liquidità in circolazione sta diventando come l'acqua nel deserto. Il fido bancario che copriva i costi di gestione delle aziende in attesa dei pagamenti da parte dei clienti è diventato un miraggio. L'azienda deve anticipare gli stipendi, l'Iva, le tasse sul presunto reddito del prossimo anno e ogni forma di commodity. Finché i soci o gli azionisti riescono a mettere mano al portafoglio regge, poi schianta.
Le banche hanno spesso più debiti che soldi e i debiti non si possono prestare. Si possono però mettere sul mercato sotto forma di bond. Il gioco funziona sino a quando i bond bancari venduti e rimborsati si equivalgono. Poi può saltare il banco. Le banche europee hanno venduto 413 miliardi di dollari di bond nel 2011. Hanno dovuto rimborsare 654 miliardi in scadenza. E' rimasto un cratere di 241 miliardi di dollari di mancanza di disponibilità (*). Le banche non sono più in grado di comprare titoli pubblici per salvare gli Stati e non riescono neppure a vendere i loro titoli.
Falliranno prima gli Stati o le banche? O entrambi? Nel frattempo muoiono le aziende a decine di migliaia per mancanza di ossigeno. Il debito aziendale è una catena di Sant'Antonio. La prima azienda della catena che va in asfissia finanziaria strangola la seconda che a sua volta strangola la terza e così via. Lo Stato chiede anticipi, le banche negano prestiti o li concedono a tassi usurai o ipotecando la azienda. Ma se muoiono le aziende chi pagherà i costi enormi della macchina dello Stato e gli stipendi dei bancari? Il debito non si mangia.
Negli scorsi anni sono stati concessi mutui a tasso variabile per le abitazioni anche al 90% del capitale. Moltissime famiglie che li hanno contratti non sono più in grado di pagarli. Le case vanno all'asta o alle banche. Chi abiterà queste case? Un'obbligazione bancaria, un titolo azionario? E gli sfrattati che hanno perso, oltre all'appartamento, la quota di capitale versata che fine faranno? Al Credit Crunch non si può reagire con la Taxation Crunch come si appresta a fare il Governo. Ogni organismo ha il suo punto di collasso e l'Itala ha già una forte tachicardia. E' necessaria una moratoria per i mutui delle prime case, l'abolizione immediata dell'anticipo dell'Iva e della tassazione sul reddito presunto delle aziende sull'anno successivo. L'Italia ha bisogno di respirare. Loro non molleranno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.
(*) fonte Dealogic/Ft
da blog Beppe Grillo

Cecilia Wikstrom, parlamentare UE: “Nel Cara di Trapani la dignità umana non è tutelata”

Articolo 21 - INFORMAZIONE
Cecilia Wikstrom, parlamentare UE: “Nel Cara di Trapani la dignità umana non è tutelata”
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di redazione*

Cecilia Wikstrom, parlamentare UE: “Nel Cara di Trapani la dignità umana non è tutelata”

Ciò che hanno visto i parlamentari europei nelle loro visite nei Cara e nei Cie dimostra l’estrema necessità di rivedere la decisione dell’ex ministro Maroni in relazione al divieto di accesso ai giornalisti in queste strutture. Recentemente la Fnsi, assieme all’Ordine nazionale, ha inviato al nuovo ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri, una lettera proprio per dare la possibilità ai media di conoscere che cosa accade in questi centri. La pubblica opinione ha il diritto di sapere.

"Al Centro d'accoglienza di Salinagrande di Trapani manca l'acqua nei bagni, l'acqua nelle docce è fredda, non ci sono le porte nei bagni, i dormitori sono affollatissimi. In queste condizioni è davvero difficile tutelare la dignità umana". E' il monito di Cecilia Wikstrom, eurodeputata svedese e capo della delegazione di parlamentari Ue che in due giorni hanno visitato diversi centri d'accoglienza e Cie in Sicilia e a Lampedusa. "Al Cara di Salinagrande - ha spiegato la Wikstrom incontrando i giornalisti - ci sono persone senza speranze, famiglie intere con bambini piccolissimi. E' importante prendere sul serio le loro esigenze". Sono complessivamente 233 i profughi richiedenti asilo al momento ospiti del Cara di Trapani in attesa dello status di rifugiati politici. "Insieme dobbiamo creare un regime comune per l'immigrazione - ha spiegato la Wikstrom - che sia decoroso".
L'eurodeputato Rosario Crocetta (Pd) che fa parte della delegazione va giù ancora più pesante: "Il Cara di Salinagrande è un vero e proprio lager, non giriamo attorno alle parole. Bisogna dire le cose come stanno. Intervenga al più presto il Governo perché è una situazione intollerabile". "È assurdo andare a fare i proprio bisogni senza le porte, lo scarico wc non funzionar e anche l'assistenza sanitaria lascia a desiderare".
E ha ricordato il caso di un giovane pakistano "con la mano fratturata dal 15 ottobre che ha avuto l'appuntamento per la radiografia solo per il 29 novembre. Nel frattempo la frattura si è calcificata per sempre. Stiamo parlando di persone umane".
"L'umanità è un concetto non sempre tutelato - ha ribadito ancora Cecilia Wikstrom - sono situazioni in cui non è facile vivere. È complicato incontrare delle persone frustrate perché costrette a vivere in queste condizioni, non solo igieniche".
Un po' migliore la situazione al Cie, Centro di identificazione ed espulsione, di Trapani. "A confronto del Cara è un albergo a cinque stelle - chiosa Crocetta - qui la situazione è molto migliore". E la Wikstrom aggiunge: "Il Cie è un'ottima struttura concepita per questo scopo, è decoroso anche dal punto di vista igienico. Ma qui vengono ospitate persone disperate che sanno di dover essere rimpatriate, prevalentemente tunisini". Al momento sono 187 i migranti ospiti del Cie di Trapani. "Abbiamo ascoltato le loro storie - ha detto ancora Cecilia Wikstrom -sono persone veramente senza futuro".
Salvatore Iacolino, eurodeputato Ppe, che fa parte della delegazione, è più morbido sul Cara di Salinagrande: "Non è affatto un lager, le condizioni potrebbero essere certamente migliori, ma la loro dignità viene tutelata. In questi posti le tensioni sono palpabili, sono persone che sanno di dover essere rimpatriate e che non possono uscire dalla struttura. Invece al Cara i profughi possono entrare e uscire quando vogliono". Iacolino propone, quindi, un "progetto pilota che metta insieme i modelli di accoglienza come Emergency".
Proprio ieri la delegazione ha visitato l'ambulatorio Emergency di Palermo. "Questa tipo di struttura potrebbe essere esportata anche nel resto d'Europa - dice Cecilia Wikstrom - È un esempio da trasmettere in tutta Europa, non ci sono strutture analoghe. Sono persone che si prendono cura dei più bisognosi e che vanno incontro alle esigenze dei profughi". 
(Palermo, 26 novembre -  Adnkronos)

*Tratto dal sito della FNSI

L'inaugurazione alla stazione Tiburtina e la protesta censurata

 
Articolo 21 - INTERNI
L'inaugurazione alla stazione Tiburtina e la protesta censurata
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di Elisabetta Reguitti*

L'inaugurazione alla stazione Tiburtina e la protesta censurata

Cronaca di una protesta zittita. Dove le facce e le voci di 32 famiglie che chiedono la verità sulla morte dei loro familiari vengono allontanate, circoscritte e censurate. Tutto è iniziato lunedì nell'alba di Viareggio. Sono partiti in 38, alle 4 di mattina, con un bus. L'arrivo era previsto per le 10 alla stazione Tiburtina di Roma dove si sarebbe svolta l'inaugurazione della nuova stazione dopo l'incendio all'impianto elettrico. E mentre autorità, vertici istituzionali, politici e l' Ad di Fs Moretti parlavano di rinascita del nuovo avveniristico “hub” ferroviario, i parenti dei 32 morti del rogo del 29 giugno 2009 chiedevano di essere ascoltati. Ma il blocco dei familiari riuniti nell' associazione “Il mondo che vorrei” e “Assemblea 29 giugno” era iniziato già all'imbocco della tangenziale di Roma dove due volanti della polizia di Stato hanno scortato il pullman nei pressi della Tiburtina. Ad aspettarli altri poliziotti per impedire a quelle persone, con al collo i cartelloni con le facce delle vittime, di avvicinarsi alle autorità. Niente e nessuno avrebbe dovuto guastare la bella festa bi-partisan alla quale, tra gli altri, hanno partecipato il presidente della regione Lazio (Pdl) Renata Polverini (“Tiburtina, segno che l'Italia sa generarsi”) e quello della provincia di Roma (Pd) Nicola Zingaretti (“Tiburtina, simbolo del riformismo romano”). Niente festa invece per quelli che da via Ponchielli ( a Viareggio) hanno visto bruciare e cancellare la vita di madri, figli, padri e compagni. Per quelli neppure una citazione nei servizi Tg della giornata. Per vederli c'è voluta la rete, qualche sito (tra cui Il Fatto Quotidiano) e il servizio mandato in onda da “Linea Notte”. La richiesta di verità e giustizia di quelle persone fa troppa paura, evidentemente, a chi tenta in tutti i modi di seppellire la vicenda in un mistero simile a Ustica Meglio non dare spazio e visibilità mediatica a chi cerca chiarezza sulle dinamiche e i perché di quel rogo. Così ecco che per tutta la cerimonia vengono dietro al cordone “sanitario” a protezione degli intoccabili. A fare da barriera uomini armati e in divisa coordinati da un funzionario che di tanto in tanto ripeteva “attendo ordini dall'alto”.
A inaugurazione quasi terminata (e dopo che si erano praticamente allontanati i giornalisti) ecco il permesso di avanzare 100-150 metri verso la stazione prima di essere nuovamente bloccati.
Ecco quindi abrogato l'articolo 21 della Costituzione che sancisce come “tutti abbiano diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”. Intanto quelli di Viareggio sono risaliti e, di nuovo scortati dalle volanti, sono tornati a casa decisi più che mai ad andare avanti nella protesta. Infatti alle 19 si sono presentati in Consiglio comunale chiedendo la parola. E' intervenuta Daniela Rombi presidente dell'Associazione “Il mondo che vorrei” e mamma di Emanuela morta a 21 anni solo perché la notte dell'incidente ferroviario era andata a dormire da un'amica che abitava nei pressi della ferrovia. Daniela oltre a denunciare la censura avvenuta a Tiburtina a nome delle famiglie ha chiesto il reintegro di Riccardo Antonini, il ferroviere licenziato il 7 novembre. L'uomo, operaio delle Fs, da 34 anni si è occupato di manutenzione e in questa vicenda ha scelto di essere perito di parte delle famiglie e di chi è sopravvissuto a quel rogo.
Infine la speranza di un incontro con il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, una richiesta fatta a marzo dell'anno scorso.
*da Il Fatto quotidiano

Giulia: 350 giornaliste firmano il manifesto

 
Articolo 21 - IDEE IN MOVIMENTO
Giulia: 350 giornaliste firmano il manifesto
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di Redazione

Giulia: 350 giornaliste firmano il manifesto Sono 350 le giornaliste della carta stampata, della televisione, della radio, del web, famose o sconosciute, delle redazioni o precarie che hanno firmato il Manifesto di GIULIA, la Rete delle Giornaliste Unite Libere e Autonome: per un'informazione che non sia megafono dei poteri ma racconti fedelmente la realtà, a partire da una più vera e corretta rappresentazione della donna e della società.
Le battaglie delle donne in Italia sono riuscite a imporre qualche segnale di novità nella nuova fase politica che si è aperta. GIULIA sarà in campo perché il cambiamento continui e sia più profondo. Per difendere la libertà d'informazione e per l'equa rappresentanza delle giornaliste in tutti i nostri enti (sindacato, Ordine, Inpgi, Casagit, Fondo complementare) al fine di incidere nei contratti, nell'organizzazione del lavoro e nelle priorità di welfare. Le adesioni, arrivate da tutta Italia, e il Manifesto di GIULIA saranno presentati in una conferenza stampa il 5 dicembre alle ore 12 in Federazione della Stampa a Roma. Da oggi le idee, le opinioni, le battaglie, e le iniziative di GIULIA saranno visibili nel sito Giulia-giornaliste che verrà presentato ufficialmente in conferenza stampa.

Articolo1: l'Italia è una Repubblica fondata... sugli infortuni sul lavoro

da Articolo21

Articolo1: l'Italia è una Repubblica fondata... sugli infortuni sul lavoro

Articolo1: l'Italia è una Repubblica fondata... sugli infortuni sul lavoro

di Oliviero Beha (30/11/2011)
Mentre scrivo e voi leggete, i morti sul lavoro nel 2011 sono 611 ma il numero degli incidenti cresce "ad horas". Il Presidente Napolitano ricorda periodicamente la Costituzione e il suo articolo 1, fondante. Lo ha fatto anche venerdì 25 scorso, giorno funesto in cui mentre parlava ci sono state altre 3 vittime, a 5 anni dal rogo alla Umbria Olii con 4 morti, la cui causa va a sentenza il 13 dicembre prossimo...

FIRMA L'APPELLO: "Non chiamatele più morti bianche"
Morti sul lavoro: il messaggio di Napolitano, "Non sono tragiche fatalità"- di Giuseppe Giulietti / Procura Nazionale per gli Infortuni sul lavoro. Intervista a RAFFAELE GUARINIELLO - di Santo Della Volpe  
Anche le donne muoiono sul lavoro. Presentato il Calendario Anmil, Inail e Miss Italia / 
Nasce la rete dei Comuni contro l'indifferenza

Tg1 "scopre" tate italiane per bambini cinesi: razzismo inconsapevole in prima serata?

 
Articolo 21 - Osservatorio TG
Tg1 "scopre" tate italiane per bambini cinesi: razzismo inconsapevole in prima serata?
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di Osservatorio TG

Tg1 "scopre" tate italiane per bambini cinesi: razzismo inconsapevole in prima serata? ASCOLTA L'OSSERVATORIO TG DEL 29 NOVEMBRE 2011
ASCOLTA L'ANALISI DEI TG DEL 29 NOVEMBRE 2011
ASCOLTA IL COMMENTO DEI TG DEL 29 NOVEMBRE 2011

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I Tg di martedì 29 novembre – Abbiamo usato il punto interrogativo, anche se il titolo ed il servizio lo abbiamo visto e rivisto, senza credere ai nostri occhi. In prima serata il Tg 1  fa uno scoop e ci dice, - udite, udite!-  che a Napoli esistono dei bambini cinesi assistiti da babysitter italiane. Ma come siamo caduti in basso! Per di più la ricca comunità con gli occhi a mandorla paga bene le tate: 500/600 euro al mese e – udite, udite! -  “a nero”!!  Inoltre, l’attempata tata intervistata ci presenta il suo pensiero, senza che la giornalista faccia una piega: le mamme cinesi non sono affettuose, non danno mai i baci. Insomma questi cinesi sono anaffettivi con i figli, lavorano troppo e pagano a nero, utilizzando tate “italiane” e , per di più sono benestanti. Insopportabile.
Per noi insopportabile è che la più importante testata del servizio pubblico scivoli inconsapevolmente lungo una deriva razzista, che taglia il mondo secondo il taglio degli occhi. Ma forse - consapevolmente,  questa volta – si è trattato di un tentativo di “fare cassa” negli ascolti, dopo le frane degli ultimi giorni, sollecitando istinti biechi, insulsi e deteriori,  e purtroppo assai diffusi. Quando si parla di crisi del servizio pubblico, non va sottaciuto il problema di una professionalità latitante o, comunque, non sfruttata  (come ci diceva ieri Vittorio Roidi), che si somma a quello della accondiscendenza alla politica, dello strapotere dei partiti, del carrierismo di cordata. Nel commento, rimanendo al tema servizio pubblico, abbiamo riproposto l’intervento odierno del Direttore de La Repubblica Ezio Mauro, tratto dal sito: un intervento secco, che chiede alla politica di “provarsi” proprio sul tema dell’agonia della maggiore industria culturale del Paese: la Rai.
Per il resto, tantissimo Angelino Alfano e tantissimo Berlusconi su tutti i TG. L’ex premier, dopo la sua rentreè di sabato, ha ritrovato il gusto antico, e diversi Tg le vecchie routine. Molto sociale nel Tg 3: i pastori sardi che, giunti nella Capitale, non hanno potuto esporre le loro ragioni davanti ai palazzi della politica, i licenziandi del comparto ferrovie sui tetti; la Fiom che non viene fatta entrare al tavolo delle trattative torinesi sul contratto “griffato” Marchionne.
Infine, il saluto mesto a Lucio Magri e la sua ultima scelta, si ritrovano  ampiamente in tutte le maggiori testate; diversi servizi, approfondimenti sul suicidio assistito; il tutto caratterizzato da  toni rispettosi. Solo Tg 2 va un po’ oltre, e pone  a Magri una domanda senza risposta: perché non sei rimasto tra noi, continuando a cercare, come sempre hai tentato di fare, di migliorare il mondo?
Alberto Baldazzi


Il Commento di Ezio Mauro, Direttore de La Repubblica
(da 
www.Repubblica.it)
“C’è uno spazio per i partiti quasi quotidiano se i partiti volessero “riempire” questa tregua tecnica, che in qualche modo sono stati costretti ad accettare per l’emergenza della situazione finanziaria. E ogni giorno c’è un’occasione che va nel solco del rinnovamento della politica, ovvero di ciò che chiede l’opinione pubblica; ed è anche un modo per sbarrare la strada all’anti politica, che invece è soltanto qualunquismo. Il rinnovamento della politica passa – ad esempio – per la strada della Rai. Diciamo che c’è un'altra emergenza, che  - com’è evidente - non è comparabile con la prima: un emergenza di buon senso. Ovviamente nessuno chiede uno spoil system per la Rai. L’obbiettivo rimane liberare la Rai dai partiti e restituirle in qualche modo la funzione di servizio pubblico nell’interesse dei cittadini. Ma intanto c’è una Rai armata, al servizio del potere della destra italiana quando questa era onnipotente. Bisognerebbe almeno disarmarla, metterla nella condizione di fare il suo lavoro in modo neutrale, in attesa di poterla liberare dal peso dei partiti. In questo senso, siamo di fronte ad uno spazio reale che si apre alla politica; Invece di parlare dell’esproprio che la “tecnica” starebbe compiendo nei confronti della politica, bisogna ribadire che la politica ha un mestiere, uno spazio reale. Ha dei doveri, ha delle opportunità, basta che le colga. La Rai è la prima occasione evidente”.

Dati Auditel di lunedì 28 novembre

Tg1 - ore 13:30 3.826.000 21,84% ore 20:00 5.904.000 21,97%.
Tg2 - ore 13:00 2.582.000 16,50% ore 20:30 2.384.000 8,19%.
Tg3 - ore 14:30 1.887.000 12,01% ore 19:00 2.890.000 14,65%.
Tg5 - ore 13:00 3.338.000 20,95% ore 20:00 5.533.000 20,61%.
Studio Aperto - ore 12:25 2.286.000 18,39% ore 18:30 1.381.000 8,36%.
Tg4 - ore 11:30 480.000 7,37% ore 19:00 1.138.000 5,72%.
Tg La7 - ore 13:30 1.036.000 5,91% ore 20:00 2.983.000 10,99%.

Fonte: www.tvblog.it


Sgarbi: “Io e Ingroia siamo d’accordo per lista civica insieme”. Ma il pm smentisce


 il Fatto Quotidiano  Cronaca | di Giuseppe Pipitone | 30 novembre 2011

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Sgarbi: “Io e Ingroia siamo d’accordo per lista civica insieme”. Ma il pm smentisce
In vista delle elezioni a Palermo il sindaco di Salemi annuncia "Ho incontrato il magistrato in aereo e gli ho fatto questa proposta. Lui si occuperebbe di mafia e io di monumenti". Il diretto interessato conferma l'incontro casuale con il critico, ma dice: "Pensavo fosse una battuta"
“Vedrei bene una lista civica denominata ‘Sgarbi – Ingroia’: lui si occuperebbe di mafia, io di monumenti”.  E’ l’inattesa provocazione di Vittorio Sgarbi, in vista delle elezioni amministrative a Palermo. Il sindaco di Salemi si aggiunge così al coro di quanti ipotizzano per il procuratore aggiunto della Dda di Palermo un ruolo nella prossima campagna elettorale. Il sindaco di Salemi racconta questo retroscena, che a suo dire deriverebbe da un incontro a bordo di un volo Roma – Palermo di lunedì scorso, durante il quale Sgarbi ed Ingroia si sarebbero incrociati: “Gli ho lanciato questa sorta di sfida – ha spiegato il critico d’arte – e lui mi ha detto che se ne può parlare. In questo modo sparigliamo le carte”. Anche Sgarbi, che è attualmente impegnato a presentare in giro per l’isola il suo nuovo progetto politico in vista delle prossime elezioni regionali, vedrebbe dunque bene il giudice come candidato.

Peccato che Ingroia racconti un’altra versione su questa ipotetica lista con il critico d’arte (reduce da una recente dichiarazione in cui affermava che “l’antimafia con il potere è peggio della mafia”). Il magistrato conferma (sorridendo) di aver incrociato Sgarbi in aeroporto, ma dice di non aver mai risposto all’ironico suggerimento. “Mi ha avvicinato in aeroporto– ha spiegato il magistrato – esponendomi la sua curiosa proposta. Ma era solo uno scherzo, o almeno lo interpreto così, non ho mai detto che se ne potesse parlare. E ovviamente non immaginavo che avrebbe accreditato la sua battuta come ipotesi seria. Figuriamoci poi se posso mai essere interessato. Assolutamente no”.

Mai prima d’ora infatti il sindaco di Salemi aveva manifestato vicinanza con i magistrati e gli investigatori antimafia. Nel 1995 era arrivato addirittura a leggere una lettera anonima al Tg5 in cui s’indicava Giancarlo Caselli – allora procuratore capo a Palermo e quindi capo d’Ingroia – come il mandante occulto dell’omicidio di Padre Puglisi. Gesto che gli era costato una condanna in primo e secondo grado per diffamazione (salvato in Cassazione). A ottobre poi aveva fatto un esposto alla procura di Marsala contro  il maresciallo dei carabinieri di Salemi Giovanni Teri e il questore di Trapani Carmine Esposito, rei di essere gli autori degli atti investigativi dell’operazione Salus Iniqua.

Nel giugno scorso dare il via alle avances per il procuratore aggiunto della Dda di Palermo ci aveva pensato il giornalista del Corriere della Sera Felice Cavallaro con un articolo intitolato “Ecco perché vorrei Ingroia sindaco”. Poi era stata la volta delle provocatorie sfide lanciate – soprattutto da esponenti del Pdl – dopo che il magistrato si era proclamato “partigiano della costituzione” al congresso nazionale del Pdci. Quindi era stato il governatore della Sicilia Raffaele Lombardo a dichiarare “totale disponibilità del Movimento per l’Autonomia ad appoggiare Ingroia nella corsa a sindaco di Palermo, più o meno come Monti”. Proposte a cui però il magistrato ha sempre opposto un fermo rifiuto: “Non è mia intenzione candidarmi, ma soprattutto non credo sia opportuno che un magistrato che eserciti a Palermo si candidi a sindaco della stessa città, specie di fronte al rischio che si alimentino dubbi e sospetti sulla pregressa attività giudiziaria”.

Lombardia avvelenata, Calabria tradita

Passaparola - L’alba dei movimenti - don Andrea Gallo

Passaparola - L’alba dei movimenti - don Andrea Gallo

Passaparola - L’alba dei movimenti
(12:00)
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Don Gallo di Genova, del porto, un vecchio di 83 anni e mezzo, saluta proprio con amore gli amici del blog e l’amico Beppe Grillo e Passaparola. Finalmente il Cavaliere è caduto da cavallo, lui dice che voleva scendere, a ogni modo è a terra e allora ci si chiede come siamo potuti scendere in una crisi.
La crisi è di sistema ormai, di anni, lo sbandamento generale, un governo che non ha saputo affrontare la crisi internazionale. Conseguentemente siamo caduti in una crisi spaventosa di tutta l’Italia, di chi non arriva non alla fine del mese, di chi non arriva alla prima settimana del mese! La Fondazione Zancan con la Caritas un mese fa: “Il 5% degli italiani sono dei miserabili, il 13,1% stanno per diventarlo, il 20% di nuovi poveri”. Vorrei dirvi a tutti, è il momento di tirare su la testa. Mi è piaciuto lo slogan del movimento femminista, l’ho detto anche a dei compagni, che bello “Se non ora quando?”.

Agitatevi, ragazzi e ragazze ! (espandi | comprimi)
Questa Costituzione prevede i partiti, speravo in Bersani e poi vedo questi scontri correnti. Veltroni scrive al Segretario da Il Corriere della Sera, Fassino (scrive,ndr) a La Stampa, D’Alema a Il Corriere dei piccoli. Bersani ma ce l’avete un salone per guardarvi in faccia?

La speranza è più forte (espandi | comprimi)
Questa cappa per difendere la casta... si aggrappano ai muri per riuscire a dire che anche loro collaborano, tutti i pontentati economici, fortissimi, non forti! I pontentati mafiosi, questa mafia che è ancora imperterrita, questo potere moralistico della Chiesa.

La nostra speranza sono i movimenti (espandi | comprimi)
Bisogna camminare insieme, è chiaro che nessuno si libera da solo in una situazione del genere, è chiaro che non arrivano le bacchette magiche, qualcuno che libera un altro. Ci si libera insieme, e allora ben venga questo vento, che cominci veramente a crescere.

Finmeccanica, ultimo atto

Istat, la disoccupazione sale all'8,5% E un giovane su tre senza impiego

lavoro

Istat, la disoccupazione sale all'8,5%
E un giovane su tre senza impiego

MILANO - Il tasso di disoccupazione a ottobre sale all'8,5%, in aumento di 0,2 punti percentuali in termini congiunturali e di 0,1 punti percentuali rispetto all'anno scorso: si tratta del valore più alto da maggio 2010 (quando era all'8,7%). Lo rileva l'Istat nella diffusione dei dati provvisori, aggiungendo che il tasso di disoccupazione giovanile, tra i 15 e i 24 anni, è al 29,2%, in flessione di 0,1 punti percentuali su settembre ma in aumento di 1,5 punti su ottobre 2010. Il tasso di occupazione è pari al 56,9%, stabile nel confronto congiunturale e in aumento in termini tendenziali di 0,1 punti percentuali.

L'occupazione a ottobre è rimasta invariata rispetto a settembre mentre è aumentata dello 0,2% (+53 mila unità) rispetto a ottobre 2010. Lo rileva l'Istat sottolineando che gli occupati nel mese erano 22.913.000.

In Germania, invece, il tasso di disoccupazione destagionalizzato è sceso al 6,9% in novembre dal 7% di ottobre. Un dato migliore delle attese degli analisti, che avevano previsto una lettura invariata rispetto al mese precedente. Il numero dei senza lavoro è sceso di 20mila unità.

Stretta sui vitalizi dei parlamentari Nella manovra interventi sulle pensioni

Stretta sui vitalizi dei parlamentari
Nella manovra interventi sulle pensioni

Vegas (Consob): "Banche senza liquidità"

  Stretta sui vitalizi  dei parlamentari   Nella manovra  interventi sulle pensioni  Agli eletti  l'assegno non prima dei 60 anni. Il premier : "Governo trasparente". Da reperire altri 20 miliardi. Ipotesi pensioni: anzianità oltre i 40 anni, e sistema contributivo da gennaio. Il presidente della Commissione: "Più poteri Bce" di MASSIMO GIANNINI

Milano, 110 condanne per 'ndrangheta "Ecco gli affari dei boss in Lombardia"

ROBERTO MARONI, EX MINISTRO DELL' INTERNO DOVE SEI? NON ERI TU CHE DICEVI CHE LA 'NDRANGHETA IN LOMBARDIA NON C' E'? HAI ANCHE PRETESO DI INTERVENIRE NELLA TRASMISSIONE DI FABIO FAZIO E ROBERTO SAVIANO ''VIENI VIA CON ME'' PER SMENTIRE LO SCRITTORE CHE AVEVA PARLATO DI INFILTRAZIONI DELLA CRIMINALITA' ORGANIZZATA NELLA TUA REGIONE.
MAVALA'!

da

IL CASO

Milano, 110 condanne per 'ndrangheta
"Ecco gli affari dei boss in Lombardia"

Pene fino a 16 anni nel maxiprocesso per le infiltrazioni della mafia calabrese al Nord
scaturito dalle operazione 'Infinito' e Tenacia'. Gli imputati dai banchi: "Buffoni, buffoni"

di DAVIDE CARLUCCI
La più imponente sentenza contro la criminalità organizzata al Nord arriva in tarda serata, dopo una camera di consiglio durata quasi due giorni, tra le proteste degli imputati. Alle otto, mentre i boss stavano per inscenare una nuova protesta, il gup Roberto Arnaldi arriva con il suo lungo elenco di nomi e articoli del codice penale: centodieci condanne e otto per i boss della 'ndrangheta che ha dominato la Lombardia negli ultimi anni, soltanto otto le assoluzioni, tre delle quali nei confronti di personaggi già condannati in altri processi come Vincenzo Rispoli, il padrino di Legnano che voleva mettere le mani sugli appalti di Expo 2015.

L'elezione del capo al Nord Finanza e sanità, gli affari delle cosche I summit dei boss negli ospedali "La 'ndrangheta colonizza la Lombardia"
A Milano la regina delle 'ndrine Quando la Moratti disse in tv: Qui la mafia non esiste"
L'impianto accusatorio dei pm Alessandra Dolci e Paolo Storari e del procuratore aggiunto Ilda Boccassini, ha retto fino alla sentenza. Lo ammettono gli stessi avvocati: "È stata una vittoria della procura", riconosce Maria Teresa Zampogna. Per quasi tutti è stata riconosciuta l'associazione mafiosa e la pena più alta - sedici anni di carcere - è toccata ad Alessandro Manno, per il quale il pm Dolci ne aveva chiesti venti. Manno era il boss che nel 2008, sulla scia di Carmelo Novella - ucciso perché tentava di rendersi in parte autonomo rispetto alle 'ndrine calabresi - si era distaccato dalla cellula di Milano per fondare una cosca autonoma a Pioltello, dove gestiva i traffici di droga. Quattordici anni per Vincenzo Mandalari - arrestato dopo una lunga latitanza - Pasquale Varca e Cosimo Barranca, il boss di Milano, mentre al "capo dei capi" Pasquale Zappia - che al termine dell'udienza si è sentito male ed è stato portato via in ambulanza - è stata inflitta una pena di dodici anni.

Pasquale Valdes, ex sindaco pdl di Borgarello, piccolo comune in provincia di Pavia, è stato condannato a un anno e quattro mesi per turbativa d'asta: con un imprenditore e un commercialista (condannati a un anno) avrebbero permesso all'ex direttore sanitario dell'Asl di Pavia Carlo Chiriaco - tra i 39 imputati del processo che si sta celebrando sugli stessi fatti con rito ordinario - di acquistare terreni per speculazione edilizia. Assolto, invece, l'ex assessore provinciale della giunta Penati Antonino Oliviero, inizialmente coinvolto, secondo l'accusa, nella vicenda della scalata dei clan a una grande impresa del settore edile, la Perego strade di Lecco. Con la sentenza di ieri sono state confiscate anche tutti i beni - per un valore di oltre quindici milioni di euro - sequestrati durante le indagini. Saranno risarciti anche Comune e Regione, che si erano costituiti parte civile. Dopo la lettura della sentenza gli imputati hanno protestato insultando anche i loro stessi avvocati. "Faremo ricorso", annuncia però uno dei legali, Francesco Nucera.

'Ndrangheta, giudice in manette La Dda di Milano: «Favorì i clan»


'Ndrangheta, giudice in manette
La Dda di Milano: «Favorì i clan»

«Agevolò le attività della 'ndrina calabrese»: arrestato il giudice Vincenzo Giglio del tribunale di Reggio Calabria. I reati: corruzione e favoreggiamento.
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giustizia e toghe
Il giudice Vincenzo Giuseppe Giglio, arrestato nell'ambito dell'inchiesta coordinata dalla Dda di Milano, è presidente della sezione misure di prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria.
L'accusa è corruzione, favoreggiamento, rivelazione del segreto d'ufficio con l'aggravante di aver agevolato le attività della 'ndrangheta.

Nell'inchiesta della Dda di Milano,  è stato arrestato anche il maresciallo capo della Guardia di Finanza, Luigi Mongelli, per corruzione, e sono in corso perquisizioni che riguardano anche Giancarlo Giusti, giudice in servizio presso il Tribunale di Palmi.

da l' Unità

da Repubblica