mercoledì 29 febbraio 2012

Quattordici ricette per il giornalismo

ITALIANS
Quattordici ricette
per il giornalismo

di Beppe Severgnini
per il Corriere della Sera-23/2/2012


Con notevole stupore, e altrettanto piacere, noto che molti giovani italiani sognano di diventare giornalisti. I master di giornalismo sono pieni di ragazze e ragazzi determinati e preparati, che si dimostrano lungimiranti. Non guardano infatti al momento difficile dell' industria, ma alle opportunità e ai nuovi strumenti del mestiere, cui Internet ha regalato una terza giovinezza. I futuri colleghi, spesso, chiedono suggerimenti. Ho già offerto, in passato, incoscienti decaloghi; oggi ci riprovo, e allungo. Non stupitevi: chi invecchia ama dare buoni consigli per consolarsi di non poter più dare cattivi esempi (de la Rochefoucauld, ripreso da De Andrè).

1. Impegnatevi a fondo. Non perdetevi in chiacchiere e non mostrate indecisione. Se un giorno volete diventare giornalisti dovete esserne certi.

2. Imparate l' inglese! Non lo ripeterò mai abbastanza. Nell' industria in cui state per entrare buona parte della forza-lavoro parla inglese.

3. Non rubate. Anzi, non fate nulla che vi farebbe fare brutta figura alla macchina della verità.

4. Siate sempre puntuali.

5. Non accampate scuse, non incolpate gli altri.

6. Non datevi mai per malati. A meno che non vi amputino un arto, abbiate un' emorragia arteriosa, ferite al petto invalidanti o muoia un parente prossimo.

7. Pigrizia, sciatteria e lentezza sono cattive qualità. Intraprendenza, ingegnosità e iperattività sono buone qualità.

8. Siate preparati ad assistere a ingiustizie e follie umane di ogni sorta. Senza che vi mandino in tilt o vi avvelenino l' umore. Dovrete semplicemente sopportare le contraddizioni e le iniquità di questa vita.

9. Aspettatevi sempre il peggio. Da tutti. Ciononostante, non permettete che questa prospettiva negativa influenzi il vostro rendimento. Buttatevi tutto alle spalle. Ridete di ciò che vedete e sospettate.

10. Cercate di non mentire.

11. Evitate i giornali e i programmi che portano il nome del proprietario scritto sopra la testata. Quelli che mandano cattivo odore. E quelli dal nome buffo o patetico; stonerà sul vostro curriculum.

12. Pensate al curriculum! Che effetto farà su chi sta vagliando una pila di email il fatto che non abbiate mai lavorato nello stesso posto per più di sei mesi?

13. Leggete! Leggete giornali, libri sul giornalismo e riviste. Sono utili per tenersi aggiornati sulle tendenze dell' industria e per rubare idee.

14. Prendete le cose con umorismo. Ne avrete bisogno.

P.S. Questi consigli vengono da Kitchen Confidential di Anthony Bourdain (Feltrinelli). Ho semplicemente sostituito «chef» con giornalista, «cucina» con giornalismo, «ristoranti» con giornali e «lingua spagnola» con lingua inglese. Le ricette del successo professionale sono le stesse dovunque, ragazzi.




Il Vaticano e la resa dei conti

di Marco Politi |





Il Vaticano e la resa
dei conti
Ha il sapore di un fine-regime la lotta di potere scatenatasi all’interno del Vaticano. Perché scontri e bracci di ferro sotterranei sono sempre avvenuti nel Palazzo apostolico. Ma l’asprezza degli attacchi rivolti al segretario di Stato, in un crescendo che pare inarrestabile, rivela che all’interno della Curia ci sono gruppi e persone che – con il pontefice ormai in età avanzata e l’evidente mancanza di direzione della barca di Pietro – ritengono necessario arrivare a un nuovo assetto ai vertici della Santa Sede. La novità assoluta è che non si procede, come in altre stagioni, per insinuazioni o messaggi tenuti rigorosamente segreti. Di fronte alla stagnazione, in cui si sta arenando il pontificato ratzingeriano, ci sono forze che hanno deciso di portare tutto alla luce del sole, di svolgere questa battaglia sul palcoscenico dei mass media, di rendere chiara anche la posta in gioco: una svolta nell’amministrazione delle finanze, nei rapporti tra Vaticano e Chiesa italiana, nelle relazioni tra il segretario di Stato e i cardinali. Non ci sono (più) “corvi” in questa storia. Ci sono combattenti clandestini.

Il carteggio Bertone-Tettamanzi pone sotto la luce dei riflettori i punti più vulnerabili del governo bertoniano. Primo, un assolutismo che i suoi avversari denunciano come centralismo senza autentica managerialità: poiché procede per scatti di improvvisazione e crea opposizione laddove dovrebbe lavorare per la massima coesione dell’apparato su linee strategiche condivise. Secondo, la tendenza a scavalcare sistematicamente i confini del proprio ambito. Il segretario di Stato ha in cura la strategia della Chiesa universale. Invece, sottolineano i suoi oppositori, lo si è visto occuparsi di un fantomatico polo ospedaliero ecclesiastico italiano (caso San Raffaele). E ancora, l’Istituto Toniolo riguarda la Chiesa italiana, idem l’Università Cattolica. Non erano certo in ballo questioni dottrinali di massimo rilievo, tali da provocare un intervento del Papa. Assistere a un segretario di Stato, che pone e dispone a suo arbitrio, per puri disegni di potere è diventato allarmante in certi ambienti ecclesiastici e – per alcuni – talmente intollerabile da avere voluto informare l’opinione pubblica della sconfitta subita da Bertone dopo l’appello diretto del cardinale Tettamanzi al pontefice, come risulta dalle lettere pubblicate ieri dal Fatto.

D’altronde al momento del cambio della guardia alla presidenza della Cei tra Ruini e Bagnasco il cardinale Bertone si è arrogato per lettera l’alto comando delle relazioni con la politica italiana, scavalcando la dirigenza della conferenza episcopale. Ma viene il momento in cui qualcuno e più d’uno presenta il conto. Già nel 2009, all’indomani del disastroso caso Williamson (il vescovo lefebvriano negazionista cui venne tolta la scomunica) e dell’altrettanto penoso caso Wagner (un prete reazionario austriaco nominato vescovo e poi costretto a rinunciare in seguito alla protesta dei cattolici e dell’episcopato d’Austria) alcuni porporati di rilievo avevano posto a Benedetto XVI la questione di un avvicendamento di Bertone. Quando in aprile, nella residenza di Castelgandolfo, i cardinali Scola, Schoenborn di Vienna, Bagnasco e Ruini interpellarono il pontefice, la risposta lapidaria fu, in tedesco: “Der Mann bleibt wo er ist, und basta”. L’uomo resta dove sta, e basta! Pochi mesi dopo Benedetto XVI fece pubblicare sull’Osservatore Romano uno sperticato elogio per il “grande impegno e la perizia” dimostrati dal segretario di Stato. Ora il vento è cambiato. Il suo braccio destro, ricordano quotidianamente i suoi silenziosi, ma attivi antagonisti, ha commesso in pochi mesi due errori capitali su un terreno, che papa Ratzinger considera sensibilissimo per il prestigio internazionale della Santa Sede. Bertone ha cacciato Viganò dopo che questi aveva denunciato storie di corruzione riguardanti appalti in Vaticano. Bertone ha frenato la strategia di trasparenza finanziaria della banca vaticana perseguita dal cardinale Nicora e dal direttore dello Ior Gotti Tedeschi. Due autogol micidiali per la Santa Sede.

Sono errori che avvelenano l’atmosfera. La cosa più pericolosa per il segretario di Stato è che i favorevoli a un suo avvicendamento si trovano sia nel campo conservatore sia in quello riformista. Anche tra i ratzingeriani di ferro. Si avverte il senso di un silenzioso accerchiamento. Mentre qualche monsignore già si avvicina al “candidato-segretario” cardinale Piacenza. Anche perché la guerra dei documenti non è destinata a finire. In un cassetto c’è un messaggio di Bertone al premier Monti – nelle ore frenetiche della formazione del governo a dicembre – per raccomandare a un posto di sottosegretario il suo pupillo Marco Simeon, già paracadutato come direttore di Rai Vaticano e responsabile delle relazioni istituzionali e internazionali. Un Segretario di Stato vaticano, che chiede un posto di sottosegretario per un suo protetto al presidente del Consiglio italiano? Che c’azzecca, direbbe Di Pietro.

Il Fatto Quotidiano, 29 febbraio 2012

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Val di Susa, aggredita troupe televisiva Il governo: l'opera non è in discussione

il Fatto Quotidiano Cronaca
29 Febbraio 2012
 Val di Susa, aggredita troupe televisiva
 Il governo: l'opera non è in discussione
Picchiato l'operatore del Corriere tv che ha filmato le provocazioni di un manifestante a un militare
Il movimento, intanto, oggi ha denunciato alcuni roghi dolosi contro tre automobili degli attivisti
Il ministro dell'Interno Annamaria Cancellieri interviene e conferma: "Ok al dialogo, ma la fermezza resta assoluta e comunque l'opera non è in discussione". La Ltf, società titolare dell'appalto, ha inviato le comunicazioni per l'esproprio dei terreni. Intanto continuano i disordini. Alcune troupe televisive sono state aggredite. Tra loro l'operatore del Corriere Tv che ieri aveva filmato un attivista mentre provocava un agente di polizia (guarda il video). Nella notte tre auto di attivisti sono state date alle fiamme mentre gli stessi attivisti portavano avanti il blocco stradale sull’A32 Torino-Bardonecchia e sulla statale 25. Gli incendi hanno ricordato quelli dei presidi anti-Tav di Borgone e Bruzolo, anch’essi appiccati da sconosciuti in particolari momenti della protesta

PASSERA: "AVANTI COI LAVORI"TORINO-LIONE, 20 ANNI DI ACCORDI E PROTESTEVIDEO - SCONTRI A TORINO PORTA NUOVAVIDEO 1: ABBA', L'ARRAMPICATA SUL TRALICCIOVIDEO 2: ABBA' DOPO LA CADUTAGRILLO: "STANNO SUCCEDENDO ROBE DA PAZZI"

Crisi sanità: i limiti delle risorse colpiscono al cuore


Crisi sanità: i limiti delle risorse colpiscono al cuore

La sanità greca è distrutta, e anche la nostra non si sente molto bene. I limiti della crescita colpiscono per primo il sistema sanitario. Draghi sottoscrive.
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Ieri sera ho seguito Piazza Pulita del povero Corrado Formigli (non vorrei davvero trovarmi nei suoi panni, devo stare più attenta a come parlo dell'ENI d'ora in poi). Si discuteva della situazione in cui versa il nostro disgraziatissimo sistema sanitario. Aldilà delle solite facilonerie, la colpa è dei fannulloni, dei medici, dei portantini, dei pazienti, dei soliti poveracci anziché dei tagli, delle ruberie e della corruzione; aldilà di questo, insomma, si è prospettato quel che noi Cassandre andiamo dicendo da tempo: con l'esaurimento delle risorse a rimetterci sarà anche la sanità.
Lo dice anche Draghi, in fin dei conti: il welfare europeo è morto, ha annunciato ieri con la massima nonchalance. Probabilmente anche il welfare era ricoverato in un ospedale italiano.
C'è un blog che seguo e che parla proprio dell'impatto del declino energetico sulla sanità pubblica: si chiama Health After Oil, la salute dopo il petrolio.
Qualche giorno fa è uscito un bel post sulla Grecia, oggi tradotto in italiano da CDC: Radiografia della Grecia: una dose di Thanatos. Eccone un estratto:
Io e i miei colleghi per diversi anni abbiamo sostenuto che, nel momento in cui si fosse verificato un calo nella disponibilità energetica (in gergo "peak oil"), pressioni su altre risorse naturali, oppure ancora una crisi ecologica, le economie industriali si sarebbero scontrate con i limiti della crescita. Dunque, l'economia fondata sul debito e il sistema finanziario non avrebbe più funzionato nella maniera corretta e l'attività socioeconomica avrebbe iniziato a contrarsi e a mostrare segni di collasso. Ora che questo accade, la medicina moderna e il servizio pubblico sanitario e assistenziale saranno insufficienti nel tutelare la salute della popolazione e nel fornire cure mediche, a meno che non si riorganizzino per essere sostenibili in una situazione post-crescita. Il caso della Grecia avvalora questo ragionamento.
L'autore sostiene anche quel che dicevo qualche giorno fa a proposito di una nuova Norimberga: Mi piacerebbe se questi "alfieri dell'austerità" venissero arrestati con l'accusa di offesa alla morale e di condotta spregevole e disonesta. Si giustifica il "dolore sociale" con l'attuale convinzione culturale che la restituzione del debito sia sacrosanta; non lo è.
Vi consiglio caldamente la lettura del post. Ne saprete molto di più sulla sanità greca, e ahinoi sulla sanità che aspetta tutti noi.

Foto - Flickr

Un appello per un nuovo Rinascimento guidato dai giovani

 Ecco un' interessante proposta di sviluppo predisposta dal prof. Gustavo Piga, docente di economia nell' Unvirsità Roma 2. Piga ha studiato negli Usa ma ha pensato bene di stare lontano dai Chicago Boys, gli economisti che tanti danni hanno provocato nel mondo. I Chicago Boys sono una scuola di pensiero, elaborata da alcuni professori dell'Università di Chicago, basata su una descrizione delle istituzioni economiche pubbliche e private contemporanee, promuove inoltre ipotesi di riforme in senso liberale e liberista dell'economia. 

I maggiori esponenti di tale scuola furono i premi Nobel Milton Friedman e George Stigler. L'atteggiamento economico di tale scuola fa da ponte tra la scuola neoclassica e la scuola austriaca.

Gli insegnamenti della scuola di Chicago sono anche chiamati neoliberisti. Essi influenzarono e caratterizzarono le politiche economiche dei governi statunitensi del presidente Ronald Reagan e del governo inglese del primo ministro Margaret Thatcher.

Un appello per un nuovo Rinascimento guidato dai giovani.

In questi giorni ho ricevuto molti inviti a proseguire nel progetto di incentivo per un nuovo e quantitativamente rilevante servizio civile nella Pubblica Amministrazione per i giovani, specie quelli disoccupati, così che riacquistino  fiducia nel proprio potenziale e diano slancio al nostro Paese, con uno Stato più forte a supporto dell’economia. Vi prego dunque di leggere quanto segue.
*
Carissimi/e, vi chiedo di valutare la possibilità di apporre la vostra firma a questo appello al nostro Presidente del Consiglio. Se siete d’accordo inviatemi il vostro consenso con la vostra mail a: gustavo.piga@uniroma2.it. Soprattutto ai giovani studenti, vi prego di diffondere questo appello e di farmi avere liste di giovani (con rispettive e-mail) a gruppi di 25 o 50 nomi. L’appello sarà inviato al Presidente del Consiglio solo se raggiungerà almeno le 1000 firme.
Vostro
Gustavo Piga
*
Chiediamo al Governo che destini 1% del Prodotto Interno Lordo di ogni anno finanziario del prossimo triennio, 16 miliardi di euro, senza addizionali manovre fiscali – come permesso dal Patto fiscale di recente approvazione dato lo stato di recessione della nostra economia – ad un Piano per il Rinascimento delle Infrastrutture Italiane che veda occupati ogni anno 1.000.000 di giovani ad uno stipendio di 1000 euro mensili, con contratto non rinnovabile di 2 anni, al servizio del nostro Patrimonio artistico, ambientale, culturale e a  quelle iniziative della Pubblica Amministrazione che siano volte a rafforzare il nostro sistema produttivo nazionale riducendo barriere e ostacoli che si frappongono allo sviluppo di idee, progetti e, domani, di imprenditorialità.
Siamo giovani e meno giovani, italiani. Laureati e non laureati. Donne e uomini. Abbiamo voglia di contribuire al Rinascimento del nostro Paese. Crediamo che il lavoro sia una parte essenziale della dignità della persona e che esso contribuisca ad unire le persone attraverso la condivisione di conoscenze e la creazione di nuove idee e progetti.

Come ha detto alla Camera dei Deputati il Premio Nobel Edmund Phelps:
E’ questo un periodo di crisi economica per l’Italia e per molti altri paesi, in cui instaurare nuovamente uno spirito di impresa e di istituzioni economiche al loro servizio è la chiave per un ritorno della prosperità e dello sviluppo personale della persona. L’Italia è fortunata perché possiede quella cultura economica che è necessaria per un rinascimento della creatività e di spirito d’avventura nell’economia. Quello di cui adesso c’è bisogno è di istituzioni che permettano all’Italia di riguadagnare tutto il suo potenziale. 

Il tasso di disoccupazione giovanile nazionale, con l’avanzare della recessione globale, è tornato ai livelli attorno al 30% dell’inizio del secolo.  Il rischio terribile che si annida nella mancanza di opportunità quando si è giovani è quello del cadere nella disperazione, nell’indifferenza e infine nell’abbandono di ogni nuova opportunità, facendo sfiorire il potenziale di rinascita italiana.
Al contempo, le infrastrutture sociali, fisiche e immateriali del nostro Paese languono in attesa di essere rivalorizzate, mantenute, riscoperte, protette. Altre ancora sono in attesa da troppo tempo di nascere per aiutare l’Italia nel far fronte alle opportunità ed alla sfida di un mondo più globalizzato, per supportare le imprese, specie le più piccole e le più dinamiche, nel loro percorso competitivo di investimenti, innovazione, invenzione.
Queste due malattie del nostro tempo di crisi possono trovare in Italia una soluzione che riconcili i nostri governanti e le nostre istituzioni con le risorse più giovani e volenterose del Paese, al contempo stimolando la crescita economica necessaria per contribuire ad uscire dalla crisi e preservando la forza delle nostre istituzioni europee.
Sostengo e appoggio con la mia firma il Piano per il Rinascimento delle Infrastrutture Italiane.

Stipendi dei manager, la Camera affossa il decreto che fissa il tetto a 294 mila euro

In edicola oggi
Manager pubblici I soldi non si toccano Un’altra presa in giro: il famoso tetto agli stipendi svuotato in Parlamento. Anche il presidente del Senato fa il furbo: “Basta privilegi per gli ex presidenti... ne godranno solo per 10 anni”. E a Roma Alemanno distribuisce incarichi e appartamenti
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Politica & Palazzo | di Redazione Il Fatto Quotidiano |

Stipendi dei manager, la Camera affossa il decreto che fissa il tetto a 294 mila euro
E' scontro alla Camera sulla bozza della riforma che dovrebbe prevedere il taglio dei compensi dei dirigenti della pubblica amministrazione. E ci sono anche ritardi nelle procedure: Filippo Patroni Griffi non ha ancora potuto presentare la lista completa delle paghe degli alti funzionari di molti enti dello Stato
E’ scontro in Parlamento alla vigilia del voto sulla bozza del decreto che fissa il tetto agli stipendi dei manager pubblici. Alla Camera, infatti, la bozza firmata dai relatori, che chiede il taglio alle retribuzioni più alte di 294 mila euro, pare non attuabile da subito. Pdl e Pd corrono ai ripari, trovando un accordo ‘bipartisan’ per correggere il testo e dare sostegno alla linea del governo, sull’applicabilità immediata della tagliola. Ma non tutti i deputati la pensano allo stesso modo.

L’Udc Pier Luigi Mantini punta il dito contro “l’inciucio” Pdl-Pd e il pidiellino Michele Scandroglio evoca le pressioni della “lobby dei burocrati”. Il tema, si sa, è delicato. Anche solo raccogliere i dati sugli stipendi dei ‘super-manager’ della Pubblica amministrazione si è rivelata impresa ardua. Il ministro Filippo Patroni Griffi avrebbe voluto portare oggi alle Camere un aggiornamento dell’elenco presentato la scorsa settimana. Ma la disomogeneità delle informazioni ricevute da alcuni degli enti ancora mancanti all’appello, ha alla fine sconsigliato di renderle pubbliche.

Il ministro dunque andrà avanti nella raccolta. Mentre il suo predecessore, Renato Brunetta, punta il dito contro Palazzo Chigi: è “grave”, afferma, che non abbia messo on-line gli stipendi dei suoi dirigenti. Replica il Dipartimento della funzione pubblica: non è vero, “sono regolarmente pubblicati”. Che ci siano o meno i dati, domani le Camere daranno il loro parere al decreto della presidenza del Consiglio che attua la norma del dl ‘Salva Italia‘ sul tetto agli stipendi dei manager. Ma mentre le cose sembrano filare abbastanza lisce al Senato, alla Camera crea qualche tensione la bozza di parere preparata, sulla base del dibattito delle commissioni, dai relatori Donato Bruno (Pdl) e Silvano Moffa (Pt). Quel testo infatti, pur dando parere favorevole, non solo auspica da parte del governo un “intervento correttivo” delle norme sul tetto retributivo, per “evitare ingiustificate disparità di trattamento” (ora restano fuori, tra gli altri, enti locali, Ssn, Coni e Camere di commercio). Ma soprattutto, afferma che il taglio degli stipendi non si può applicare ai contratti in corso.

Il governo, ribadisce Patroni Griffi, vuole attuare il tetto da subito. Ma anche alla Camera si leva il fronte contrario a ogni dilazione. E così nel pomeriggio in Transatlantico si mettono al lavoro Renato Brunetta (Pdl) e Gianclaudio Bressa (Pd), giungendo a un accordo bipartisan su una nuova bozza di parere, che modificherà quella dei relatori. Perché quella, afferma Bressa, “non era accettabile”, esprimendo valutazioni negative con “l’ipocrisia” di dire poi sì al decreto.

La novità è che Pdl e Pd danno l’ok all’attuazione immediata del taglio retributivo. Ma aggiungono alcuni rilievi negativi sulla norma del Salva Italia che il decreto va ad applicare. In particolare, essa non permette, nonostante il dpcm dica il contrario, di applicare il tetto alle Authority. Ma Pdl e Pd propongono al governo di intervenire subito, con un emendamento al dl Semplificazioni, perché il tetto, “omnicomprensivo” (inclusi, dunque, i ‘cumuli di stipendio) si applichi a tutte le Pubbliche amministrazioni., comprese le Authority, e diventi una direttiva cui anche le Regioni devono uniformarsi. Ma non tutti i deputati sono d’accordo. La Lega, per dire, presenterà una proposta di legge per norme ancora più restrittive. E comunque il dibattito domani si annuncia animato. L’Udc Pierluigi Mantini, ad esempio, ritiene non applicabile il taglio ai contratti in corso e sbotta contro Pd e Pdl: “Sono loro che hanno fatto l’inciucio notturno sulla prima bozza che ha creato difficoltà: ora pongano rimedio”.

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Meglio un mafioso alla porta che un lavoratore in fabbrica

Meglio un mafioso alla porta che un lavoratore in fabbrica

Emma Marcegaglia Lavoro Articolo 18 Art.18 investimenti criminalità mafia 'ndrangheta Claudio Messora Byoblu Byoblu.com

articolo di Valerio Valentini per Byoblu.com
 Emma Marcegaglia dice che se gli imprenditori stranieri non investono in Italia è perché non possono licenziare i fannulloni e gli assenteisti cronici. E' vero e io posso dimostrarvelo.
 Facciamo un caso concreto. L’imprenditore-tipo cui si riferisce la presidente di Confindustria si prepara a partire ma, giusto un attimo prima, realizza che forse è bene informarsi sul paese nel quale vuole aprire un’impresa. Allora legge il libro di Nunzia Penelope, Soldi Rubati, e si accorge che il nostro paese brucia ogni anno circa 450 miliardi di euro tra corruzione, evasione fiscale, lavoro in nero ed economia sommersa. Non convinto – che sia un libro fazioso? - cerca altre notizie su Google e scopre che 50 imprese all’ora (quasi uno al minuto) subiscono rapine, furti, atti vandalici. Un quinto degli imprenditori. Perlopiù si tratta di richieste di pizzo o di tangenti per le gare d’appalto. Il giro d’affari annuo legato all’usura è stimato in 20 miliardi di euro per circa 200 mila esercizi commerciali interessati. E nel 44% dei casi, per un reato del genere, la sentenza di primo grado non arriva prima di quattro anni.
 Di fronte a questi numeri l’imprenditore straniero tentenna ma non desiste: si chiede allora quale sia la banca italiana con maggior liquidità cui poter chiedere più agevolmente un mutuo. Nel rapporto annuale di SOS IMPRESA, legge: “La più grande banca italiana è virtuale: si chiama mafia. Da sola, ogni anno, può contare su una liquidità di 65 miliardi, al netto delle spese per l’acquisto delle materie prime, i servizi, il personale, la latitanza e gli imprevisti che hanno una propria voce negli accantonamenti di bilancio”. La criminalità organizzata governa il mercato italiano e concorre a formare un indebitamento medio per impresa di circa 180 mila euro, cresciuto del 93% negli ultimi dieci anni.
 Niente da fare: innamorato di gondole e mandolini il nostro imprenditore non demorde. In fondo – pensa -, basta fare impresa al nord e il pizzo lo si evita. Ma poi sfoglia il più importante quotidiano di economia italiano e resta basito: le zone che soffrono maggiormente sono proprio il milanese e il nord-est, dove le banche sono restie a concedere prestiti e, non avendo liquidità, chiedono il rientro immediato dei fidi, lasciando così gli imprenditori nelle mani degli ‘ndranghetisti che offrono denaro facile a condizioni apparentemente favorevoli, fino a quando non ti costringono a chiudere bottega e a cedergli la tua attività. Del resto, mafia, camorra e ‘ndrangheta sono le uniche Spa che non conoscono crisi: secondo l’ultima Commissione Parlamentare Antimafia, infatti, fatturano qualcosa come 150 miliardi l’anno.
 A questo punto il nostro valoroso eroe inizia a vacillare seriamente. Il rischio di finire nelle mani dei criminali è troppo elevato. La partita poi è truccata: le mafie e la corruzione drogano il mercato, falsano la concorrenza e favoriscono la regolarizzazione degli extracomunitari, ma solo per sfruttarli come schiavi, al nord come al sud, nei campi di pomodoro di Rosarno come all’Ortomercato di Milano. Quella italiana è un’economia a capitale mafioso, fondata sull’evasione e sull’usura.


 Eppure vi è ancora un barlume di speranza in lui. Possibile che in Italia non si possa proprio fare business? Magari sono gli italiani ad essere troppo severi con se stessi. Allora consulta i dati della banca mondiale e trasale: nella classifica sulla facilità di fare impresa per l'anno 2012, “Doing Business”, l’Italia arriva solo all’87° posto, subito dopo la Mongolia e appena prima di Jamaica e Sri Lanka. E il trend non lascia ben sperare: quattro posizioni più in basso rispetto al 2011 e nove rispetto al 2010. Lo stivale è 77° per la facilità di aprire una nuova impresa, 96° per la concessione di licenze edilizie, 109° per la facilità di ottenere energia, 84° per la velocità nel registrare le nuove proprietà, 98° per l’accesso al credito, 134° per la pressione fiscale e 30° per la risoluzione di insolvenza.
 Ma ci sarà bene un’organizzazione degli industriali a cui rivolgersi per trovare aiuto, no? C'è, ma la sua presidente è la prima ad utilizzare procedure di ottimizzazione fiscale attraverso holding in Irlanda e Lussemburgo. E la stessa Marcegaglia Spa,nel 2008, è stata costretta a ricorrere al patteggiamento su una tangente Enipower e a pagare un risarcimento di circa 6 milioni di euro. Inoltre è attualmente in corso un’inchiesta ai danni del colosso mantovano dell’acciaio per falso in bilancio: tra il ’94 ed il 2004 sarebbe riuscito ad interporre società off shore nell’acquisto di materie prime, creando fondi neri e generando plusvalenze milionarie trasferite su conti correnti di banche svizzere intestate a società delle Bahamas, il cui beneficiario finale era Steno Marcegaglia. Salvo riuscire a far archiviare, nel maggio scorso, la parte che riguarda l’evasione fiscale, come ha scoperto Report, perché quei capitali sono stati condonati e scudati.
 L'imprenditore forestiero a questo punto sbuffa dalle possenti narici, sbatte il pugno sul tavolo, si impunta e pensa che non è possibile: lui dimostrerà che fare impresa in italia, al contrario di ogni evidenza e in spregio dei luoghi comuni, è possibile. Ed è solo a questo punto che arriva l’acutissima presidente di Confindustria a svelargli l’aspetto più tremendo e sconveniente dell’Italia: i sindacati proteggono gli assenteisti cronici, i ladri e quelli che non fanno il proprio mestiere.
 Eh no, questo è davvero troppo. Va bene l'evasione fiscale, la corruzione, le mafie, il pizzo, la 'ndrangheta, il mercato drogato, i tempi per ottenere giustizia, le classifiche della banca mondiale, i fondi neri.. Va bene tutto! Ma in un paese dove i sindacati non ti permettono di licenziare proprio no, non ha nessuna intenzione di investire.
Valerio Valentini
da byoblu

Dieci indagati per il caso Arner Bank. C’è anche la società finanziata da Berlusconi


Giustizia & impunità | di Redazione Il Fatto Quotidiano |
Dieci indagati per il caso Arner Bank. C’è anche la società finanziata da Berlusconi
Per le persone coinvolte le accuse parlano di riciclaggio, ostacolo all'attività degli organi di vigilanza, favoreggiamento e violazione di alcune norme bancarie. Nei guai anche l'architetto che ha seguito i lavori delle ville ad Antigua, tra cui anche quella del Cavaliere
Una delle ville costruite ad Antigua
Riciclaggio, ostacolo all’attività degli organi di vigilanza, favoreggiamento e violazione di alcune norme bancarie: sono queste le accuse contenute negli avvisi di conclusione delle indagini notificati dai militari della Guardia di Finanza di Milano a una decina di persone nell’ambito dell’inchiesta (condotta dai pm Mauro Clerici e Roberto Pellicano) sulla filiale italiana della svizzera Arner Bank e sul Flat Point Development Limited. Quest’ultima è la società di Antigua con una filiale torinese che fu impegnata in un imponente progetto turistico nell’isola caraibica e alla quale, come risulta dagli accertamenti, tra il 2005 e il 2009, sarebbero stati versati 34 milioni di euro dagli acquirenti dei lussuosi immobili e dei quali più di 20 sono risultati provenire da conti personali e ufficiali di Silvio Berlusconi.

Tra i destinatari dell’avviso di conclusione delle indagini, oltre alla stessa filiale italiana della banca (sotto inchiesta in base alla legge sulla responsabilità amministrativa degli enti), ci sono l’ex presidente Nicola Bravetti e l’ex ad Davide Jarach, l’allora consigliere Marco Milla, e altri dipendenti della banca come Flavio De Paolis e Romani e l’ex commissario ai tempi nominato dal Ministero del tesoro, Alessandro Marcheselli. Per quanto riguarda il filone che riguarda la Flat Point, la Procura ha contestato il reato di infedele dichiarazione dei redditi agli amministratori Giuseppe Cappanera, Giuseppe Poggioli ed Elisa Gamondi. Per gli inquirenti la Flat Point sarebbe una società esterovestita e pertanto i suoi redditi avrebbero dovuto essere dichiarati in Italia e non ad Antigua. Nel documento di chiusura indagini risulta anche il nome di Piergiorgio Rivolta, l’architetto che ha seguito i lavori delle ville ad Antigua, tra cui anche quella dell’ex premier.

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Carriera, inni e Bunga Bunga di Maria Rosaria Rossi la nuova "musa" del Cavalier Berlusconi

Carriera, inni e Bunga Bunga di Maria Rosaria Rossi la nuova "musa" del Cavalier Berlusconi


I posteri magari la ricorderanno (??) come la "musa ispiratrice" di Silvio Berlusconi nel comporre l'ultimo mirabile inno del PDL "Gente di Libertà". Un testo di struggente coinvolgimento lirico che recita più o meno:" Gente che ama la luce, che non prova invidia e odiare non sa. Gente che non ha rancore e ha come valore la sua libertà...".
Per alcuni è l'Eva Braun del Cavaliere, la fedele accompagnatrice del potentissimo uomo politico nella fase declinante del suo potere. Per altri, più prosaicamente, è la sua ultima "badante".
Ma chi è Maria Rosaria Rossi, deputata del Pdl classe 1972 della provincia di Caserta, ormai inseparabile accompagnatrice di Silvio Berlusconi!?
La sua carriera politica è fatta di balzi fulminanti, da astro nascente: diplomata all'istituto tecnico commerciale, negli anni '90 è animatrice e pr delle discoteche romane. La sua prima esperienza politica è nel consiglio di circoscrizione del decimo municipio a Roma. Poi arriva il "talent scout" Silvio Berlusconi ed ecco il triplo salto carpiato in avanti: candidata alla Camera per espresso volere del capo nelle liste bloccate del PDL per la circoscrizione Lazio1. Diventa parlamentare e subito dopo "membro della commissione giustizia". Quali i meriti acquisiti per una tale accelerazione è difficile dirlo, ma qualche idea ce l'ho... però non vorrei che Maria Rosaria, viste le bellissime parole dell'inno, mi accusasse di essere solo "invidioso"...
Lei è una risoluta: quando finisce nelle intercettazioni del Bunga Bunga liquida tutto in due pariole, da vera Pr: "Che è peccato rilassarsi un pò!?".
E Maria Rosaria si è rilassata davvero, zarina delle serate di TorCrescenza, il castello di Sofia Borghese Ferrari, figlia del principe Scipione Borghese e discendente di Paolo V, in affitto al Cavaliere per le serate romane.
Le telefonate scambiate dalla deputata del PDL con Emilio Fede, intercettate per l'inchiesta sul Bunga Bunga, sono eloquentissime. Ve ne propongo un paio:



















San Giuliano cancellato dal Tav Incendiate le auto di tre attivisti


il Fatto Quotidiano Cronaca

Nella frazione di Susa verrà costruita la stazione internazionale dell'Alta velocità. E per realizzarla molte case verranno demolite (video di Cosimo Caridi). Intanto non si ferma la protesta: ancora blocchi stradali. Secondo il movimento, i roghi sono atti dolosi contro i No Tav. Stazionarie le condizioni di Abbà (leggi)

PASSERA: "AVANTI COI LAVORI"

TORINO-LIONE, 20 ANNI DI ACCORDI E PROTESTE
VIDEO - SCONTRI A TORINO PORTA NUOVAVIDEO 1: ABBA', L'ARRAMPICATA SUL TRALICCIOVIDEO 2: ABBA' DOPO LA CADUTA
GRILLO: "STANNO SUCCEDENDO ROBE DA PAZZI"

Governo, la delega sulla televisione? Va a un amico di Letta e Confalonieri

il Fatto Quotidiano Media & regime
29 Febbraio 2012
    Governo, la delega sulla televisione?
  Va a un amico di Letta e Confalonieri
 
Il ministro Corrado Passera affida l'incarico per le Telecomunicazioni a Massimo Vari, già indicato
sei anni fa dal partito di B. per la guida di Agcom. Ma non ha competenze specifiche nel settore
Il sottosegretario Massimo Vari, a un convegno su televisioni locali e riforme di governo, ha spiazzato editori e addetti ai lavori: "Questa è la mia prima uscita pubblica con le deleghe per le Telecomunicazioni". Vari è l’uomo indicato dal Pdl per presidiare il ministero strategico di Passera, è amico di vecchia data di Gianni Letta e Fedele Confalonieri. Vari non ha competenze specifiche in materie televisive, eppure il Pdl ha insistito affinché Passera gli affidasse la delega. Sarà una coincidenza del calendario governativo, ma nei prossimi mesi l'esecutivo dovrà decidere se riformare la Rai  di Carlo Tecce

Neppure Monti crede nei titoli di Stato Italiani!

Neppure Monti crede nei titoli di Stato Italiani!

Il primo appello, drammatico , è stato fatto dal premier Monti il 22 dicembre 2011: "Per superare la crisi dei debiti sovrani è necessario che tutti guardino con fiducia ai nostri titoli. E' essenziale che gli italiani sottoscrivano Bot e Btp le cui rendite oggi sono elevatissime. E' necessario tornare ad avere fiducia in noi stessi"... Insomma, un accorato appello a lanciare il portafoglio (per chi ce l'ha) oltre l'ostacolo...

E poi ancora un secondo appello per l'acquisto di titoli di stato (questa volta rivolto alle Banche e alle Itituzioni finanziarie) è stato rivolto il 7 febbraio. Ma evidentemente Monti parla e non si ascolta, perchè invece lui, dell'ingente patrimonio dichiarato non ha investito nemmeno una lira, pardon un euro, in titoli di Stato italiani!!
Neppure dopo gli appelli, come apprendiamo dalla dichiarazione sul patrimonio suo e della moglie messa on-line last minute, a un'ora dalla scadenza che lui stesso aveva dato per "l'operazione trasparenza".
Infatti la coppia Monti ha affidato 5,3 milioni di euro a Intesa San Paolo, 5,9 milioni a BNP Paribas, 1,3 milioni di euro a Deutsche Bank. Ha aperto un conto Arancio Olandese per 127mila euro  e un altro più piccolo alla Ubi banca di Brescia. Possiede inoltre fondi comuni ETF. Naturalmente nel patrimonio della gestione patrimoniale del ricco tesoretto di Monti da parte delle varie banche potrebbero esserci dei Bot o dei Btp, ma questo a totale discrezione delle banche stesse sul capitale loro affidato e non su scelta di Monti. Che quindi di suo non ha investito proprio niente in titoli di Stato: perchè non crede alle sue stesse parole o per la vecchia storia che distingue il pulpito dalla predica!?

Sarkozy abbocca al finto Monti su Twitter

da l' Unità

Sarkozy abbocca al finto Monti su Twitter

sarkozy twitter 
 
Il 'falso' Mario Monti, che da tempo impazza su Twitter con una sua pagina che non ha nulla a che vedere con il presidente del Consiglio, colpisce ancora. A seguirlo, diventando un suo «follower», è addirittura Nicolas Sarkozy, il presidente francese che ha lanciato appena mercoledì la sua pagina Twitter in concomitanza con la sua discesa in campo per le presidenziali. Tutto è nato da un messaggio inviato alcuni giorni fa dal falso Monti a Sarkozy per la sua discesa in campo.

Il 'fake' del presidente del Consiglio, allineandosi alla cancelliera Angela Merkel e al premier inglese David Cameron (quelli veri) dava sulla propria pagina il proprio sostegno e faceva gli auguri con un 'tweet' a Sarkozy, appena sbarcato sul social network. «A lei, signor presidente - si leggeva in quel tweet - il sostegno del governo italiano e del primo ministro». A far detonare la bomba a orologeria, però, è stata Nadine Morano, ministra della Formazione professionale specializzata in gaffe, che ha pensato bene di «ritwittare» gli auguri del falso Monti al presidente appena sceso in campo.

Subito, Mario Monti falso entrava fra gli 11 privilegiati personaggi «seguiti» del presidente francese, fra i quali Barack Obama, David Cameron, Herman Van Rompuy e altre personalità politiche. La pagina di Sarkozy su twitter viene seguita da oltre 84.000 persone mentre il presidente ne segue 11, che probabilmente scenderanno a 10 quando gli addetti ai social network del suo staff di campagna elettorale gli confesseranno di essere caduti nel tranello del falso Mario Monti.

Ravasi: "Porto la Chiesa nel cortile di Twitter"

da l' Unità

Ravasi: "Porto la Chiesa nel cortile di Twitter"

Maddalena Loy e Cesare Buquicchio | Tra i cinquecento milioni di persone che ogni giorno si misurano con i brevi testi di Twitter c’è anche il cardinal Gianfranco Ravasi. Presidente del Pontificio consiglio della Cultura, Ravasi spiega perché la Cattedra di Pietro non ha paura del sesto potere: «Ha bisogno di ritrovare la forza del suo linguaggio e, grazie al web, sperimentare rigore, incisività, fulgore e bagliore». Intervistato per la rubrica #Tweetstar, Ravasi racconta aneddoti e retweet divertenti, come quello sull'Ici alla Chiesa. E tra i suoi following c'è un solo politico... LEGGI L'INTERVISTA | GUARDA IL VIDEO
Archeologo e biblista: chi è Ravasi di Roberto Monteforte

"Abbi Fide!": tutti i politici che hanno comprato case da "Propaganda Fide" a prezzi stracciati

"Abbi Fide!": tutti i politici che hanno comprato case da "Propaganda Fide" a prezzi stracciati


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Propaganda Fide è una delle più potenti Istituzioni vaticane e il suo patrimonio immobiliare è di quelli che spiccano, pur nel ricchissimo campionario delle proprietà ecclesiastiche. Capita però che di tanto in tanto ceda qualche appartamento a politici di grido, magari a prezzi agevolati, magari molto sotto il valore di mercato. Per carità cristiana probabilmente... o perchè magari provvedimenti come quelli per il pagamento dell'ICI da parte della Chiesa vengano nuovamente stralciati e rinviati come accade in questi giorni. Chissà.
Intanto se guardiamo ai nuovi inquilini non si fanno mancare niente: troviamo l'ex potentisimo ministro di Berlusconi, Pietro Lunardi che dalla Curia Romana ha comprato un palazzo intero in via dei Prefetti a Roma, con un mutuo di 2,8 milioni, un affare straordinario rispetto al valore commerciale dell'immobile.
Ma anche giornalisti come l'onnipresente Bruno Vespa "benedetto" con un tre livelli alle spalle della scalinata di Trinità dei Monti, oppure il "direttorissimo" Augusto Minzolini che calpesta il sacro suolo di un appartamento a due passi da piazza Navona.
Per finire al nuovo ministro degli esteri Giulio Terzi di Sant'Agata: un appartamento di sei vani a due passi da piazza di Spagna, la dove i valori immobiliari sfiorano i ventimila euro a metro quadro!
L'appartamento in questione è intestato alla moglie di Terzi, Antonella Cinque, vicinissima già di suo a un altro "benedetto", l'ex ministro della salute Girolamo Sirchia. Insomma siamo sempre in famiglia...

* fonte: Il Fatto Quotidiano

De Magistris: centinaia di migliaia di euro per il concerto di Shakira all'america's cup

De Magistris: centinaia di migliaia di euro per il concerto di Shakira all'america's cup

De Magistris vuole essere il Sindaco del rilancio di una grande città in crisi come Napoli. Ma secondo i suoi critici rischia anche lui di farsi tradire dall'inseguimento di eventi spettacolari con gran danno per le casse pubbliche già in dissesto.
Molte polemiche sta sollevando perciò il progetto che ha portato le gare preparatorie per l'America's cup prima a Bagnoli e poi al centro di Napoli a Mergellina. Polemica anzitutto in merito alla scelta stessa dello sviluppo per "grandi eventi" e al fatto che la "società di scopo" che lo gestirà è una società col 90% con capitale pubblico (regione, provincia e comune) ma con la presidenza affidata a un privato, il presidente della Confindutria napoletana Graziano. Niente male per un paladino del "pubblico" e dei "beni comuni" come De Magistris.
Inoltre l'aver tolto il vincolo paesaggistico sulla storica via Caracciolo (con il determinante appoggio del sovrintendente Stefano Gizzi) per i lavori necessari alla competizione.
Ora rischia di scoppiare un'altra bomba: il tentativo di inaugurare l'evento con un concerto a ingresso libero  ma dal costo di centinaia di migliaia di euro per le casse pubbliche per il milionario cachet della super star Shakira!!

Severino e Casellati: a Cortina con la scorta negli alberghi deluxe!

Severino e Casellati: a Cortina con la scorta negli alberghi deluxe!

A Cortina con la scorta... Mentre la guardia di finanza beccava un pò di evasori deluxe, in vacanza (di Natale) a Cortina c'erano anche l'attuale ministro della Giustizia Paola Severino e l'ex sottosegretaria alla giustizia Maria Elena Casellati, parlamentare PDL. Perchè la cosa fa notizia? Per fare due conti: entrambe infatti usufruiscono della scorta della polizia e non ci sarebbe neanche niente di male se si reputa esistano i motivi di sicurezza per questo (ma è sempre così? anche a Cortina D'Ampezzo??). Ma in questo modo a Cortina una ventina di agenti della polizia penitenziaria si sono alternati nel servizio di scorta ai due politici, dormendo in alberghi che costano circa 200 euro a notte e con un costo ad agente fra diaria e rimborsi di altri cento euro al giorno...!
Inizialmente gli agenti erano stati collocati in una caserma, ma poi la sistemazione non è apparsa "consona" (paragonandola probabilmente a quella "deluxe" delle scortate) e si è passati ai costosissimi alberghi di Cortina. La Casellati fu già oggetto di una polemica simile, con tanto di interrogazione parlamentare, per un'altra vacanza "di gruppo" in Sardegna questa estate.
Ora nessuno mette in discussione la valutazione sulle esigenze di sicurezza, ma in un momento di crisi come questo è legittimo chiedersi se sia di buon senso organizzare una vacanza "di gruppo" a Cortina, con gli agenti ospitati in mega-alberghi. Se non sarebbero opportune scelte più sobrie o anche estere (che non implicano l'accompagnamento della scorta). La discussa è sicuramente discutibile Angela Merkel (per le scelte della Germania nella crisi) ha però almeno il merito di dare l'esempio: sciando senza scorta sulle piste da fondo di Pontresina in Svizzera e alloggiando in una pensione a tre stelle...

No Tav: niente scontri nella notte ma incendiate 3 auto

Verso la merda e oltre

Verso la merda e oltre

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Eravamo un popolo di santi, navigatori e eroi. La Costa Concordia e la Costa Allegra (ma chi sceglie questi nomi?) hanno distrutto la nostra reputazione. Siamo passati da Cristoforo Colombo e Amerigo Vespucci a capitan Schettino. I santi si sono iscritti ai partiti politici e scrivono libri. Gli eroi sono da tempo sottoterra. In Italia per loro non c'è altra sorte. Chi sopravvive non è abbastanza eroe o non dà abbastanza fastidio. Falcone, Borsellino, Ambrosoli e molti altri sono morti e, da allora, entrati nell'Olimpo Italiano, wallpaper buoni per tutti gli usi, trasformati in icone televisive, in mafia e pop corn. Come potremmo definire oggi gli italiani? O meglio come ci definiscono gli altri? Mafiosi, incivili, evasori? In questo Paese tutto è incerto. La giustizia, il lavoro, la religione, l'informazione. L'italiano è in trincea, disprezzato all'estero e braccato nel suo Paese. Non ha più riferimenti se non la propria famiglia, l'unico valore che, se messo a rischio, lo costringerebbe a fare la rivoluzione, che in Italia assomiglierebbe però più a una vendetta che a una rinascita nazionale. Vive tra le macerie, come i ratti e non se ne cura più. Da tempo pensa che il degrado sia normalità, casa, rifugio. Non sa più nulla e crede, o simula di credere, a tutto. L'importante è arrivare a domani. Non è interessato a capire, né a mettere in discussione i dogmi della crescita ad ogni costo, anche della vita, dell'ambiente, del futuro dei figli. L'importante è tirare a campare per non tirare le cuoia. Chi lo disse? Costa Allegra finita alla deriva nell'Oceano Indiano è ora trainata da un peschereccio francese verso le Seychelles. I suoi motori sono fuori uso. I passeggeri hanno dormito sul ponte. Un'istantanea dell'Italia. Questo letargo che dura da decenni e che sembra eterno sta forse per finire? Senza un risveglio delle coscienze e il ritorno della democrazia (quella attuale va chiamata con il suo nome: dittatura), il Paese non ce la farà. Il tracollo economico è un sintomo e un detonatore.
da blog Beppe Grillo 

Salari: Istat, ecco la classifica dei 27 Paesi Ue


Salari: Istat, ecco la classifica dei 27 Paesi Ue

(ASCA) - Roma, 27 feb - Con una tabella, l'Istat stila la classifica dei paesi dell'Unione Europea relativamente alle retribuzioni lorde e costo del lavoro annuo per occupato (full-time unit) nelle imprese con oltre 10 dipendenti (2008) in euro.
                               Salari e        Costo
                               stipendi        Lavoro

Paese                          (esclusi apprendisti)

Denmark                         52.867        58.461
Luxembourg                      47.790        55.652
Ireland                           (Xetra: A0Q8L3 - notizie) 40.686        48.376
Netherlands                     39.855        51.471
United Kingdom                  38.545        45.076
Sweden                          38.294        57.302
Germany                         38.005        48.434
Belgium                         37.536        55.082
Finland                         35.808        46.180
Austria                         35.606        48.354
European Union (15 countries)   34.562        45.509
France                          34.392        51.381
Euro area (16 countries)        32.527        44.122
European Union (25 countries)   30.650        40.298
Italy                           29.653        41.872
European Union (27 countries)   29.234        38.430
Spain                           24.609        33.578
Cyprus                          22.714        27.226
Greece                          22.698        29.574
Malta                           19.272        21.207
Slovenia                        19.263        23.144
Portugal                        16.112        20.183
Czech Republic                  11.826        16.189
Poland                          10.921        13.238
Estonia                         10.455        14.231
Hungary                         10.005        14.183
Slovakia                         9.769        13.150
Latvia                           8.471        10.755
Lithuania                        7.482        10.515
Romania                          5.850         7.637
Bulgaria                         3.682         4.504

martedì 28 febbraio 2012

Un pentito di mafia: “Le stragi del ’93 chieste da Berlusconi e da Dell’Utri”

il Fatto Quotidiano Giustizia & impunità | di Giuseppe Lo Bianco | 
Un pentito di mafia: “Le stragi del ’93 chieste da Berlusconi e da Dell’Utri”
"Il tramite è stato Mangano". L'ultima rivelazione sulle tentazioni stragiste e sul ruolo svolto dall'ex premier nella stagione di sangue dell'attacco allo Stato è saltata fuori da un verbale del 2000, tenuto segreto per dodici anni, redatto da Giuseppe Monticciolo, il picciotto che Brusca utilizzò per strangolare il piccolo Giuseppe Di Matteo
La strage di via dei Georgofili a Firenze
Le stragi del ’93? A chiederle a Cosa Nostra furono “Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri, attraverso il fattore di Arcore, Vittorio Mangano“. L’ultima rivelazione sulle tentazioni stragiste e sul ruolo svolto dall’ex premier nella stagione di sangue dell’attacco allo Stato salta fuori da un verbale del 2000, tenuto segreto per dodici anni, redatto da Giuseppe Monticciolo, il picciotto che Brusca utilizzò per strangolare il piccolo Giuseppe Di Matteo, assassinato a soli 12 anni perché figlio di un pentito. Nel pieno dell’offensiva corleonese contro lo Stato, dopo l’arresto di Totò Riina, Mangano avrebbe indicato a Bagarella “gli attentati che voleva fatti Berlusconi e Dell’Utri”, sottolineando l’assoluta ignoranza dei boss sugli obiettivi da distruggere: “Non sapevo nemmeno che fossero gli Uffizi, si figuri Bagarella”.

L’ordine, per Monticciolo, sarebbe partito da Milano, dal cuore dell’impero Fininvest, dopo che le cosche avevano tentato di uccidere un uomo simbolo della tv berlusconiana: Maurizio Costanzo. Dopo l’attentato a Costanzo, racconta Monticciolo a Chelazzi, presenti l’allora procuratore di Palermo Pietro Grasso e il pm Vittorio Teresi, “Dell’Utri – dice che ha mandato a dire (sempre detto, va bene, da Bagarella) che si dovevano fare… Dice: Allora, visto che sapete fare… visto che sapete arrivare a Costanzo, perché Costanzo non ce lo ha indicato nessuno per fargli l’attentato, dice allora sapete arrivare anche a fare qualcos’altro, per esempio la strage degli Uffizi e via dicendo. E da lì Bagarella ordinò. Perché poi ne parlò direttamente davanti a me con Giovanni Brusca”.

La rivelazione è sconvolgente, nel verbale Chelazzi è puntiglioso, vuole ricostruire tutti i dettagli e domanda se vennero richiesti “un numero definito di attentati”, ricordando quelli di Roma, Firenze e Milano: “Sono stati richiesti – risponde Monticciolo – di volta in volta. Poi la discussione come andavano e come non andavano lo sapevano solo Brusca e Bagarella”. Interrogato più volte sull’argomento, Brusca ha sempre smentito, ammettendo solo che Berlusconi fu avvertito dalla mafia che “la sinistra sapeva” della trattativa. Ma rifiutò di sottoporsi a un confronto con Monticciolo, che aveva già alluso al coinvolgimento di Berlusconi nella stagione stragista. Perché i boss accettarono di eseguire le stragi? La posta in gioco, spiega Monticciolo, è il 41-bis. “A Bagarella – racconta il pentito – premeva che dovevano togliere cioè, le promesse che facevano loro erano quelle di toglierlo e di non esserci più restrizioni nei carceri. Loro, come politici, dicevano che salendo al potere levavano il 41-bis e levavano i restringimenti nelle carceri”.

Le cose andarono diversamente: il 41-bis, tra ammorbidimenti e attenuazioni, è ancora una leva dell’azione antimafia, e i boss non nascosero la delusione: “Berlusconi prima vuole fatte le cose, però lui non viene mai agli impegni che prende”, aggiunge Monticciolo, riportando le parole del boss Bagarella, e spiegando che il cognato di Riina “parlava degli impegni che le stragi venivano fatte e poi lui non si impegnava, nel ’93″. Una delusione che non impedì ai corleonesi di sostenere politicamente Berlusconi: Monticciolo ricorda che nel 1994 Bagarella disse “di cercare i voti per Forza Italia” e che Brusca lo incaricò di “riferirlo agli altri capi mandamento”.

Nonostante le inadempienze di Berlusconi, Bagarella non avrebbe reagito “perché Mangano – scrivono i pm nel verbale riassuntivo dell’interrogatorio di Monticciolo – in qualche modo lo tranquillizzò facendogli osservare che bisognava aver pazienza e che i risultati sarebbero arrivati”. E Monticciolo conclude che fino a quel momento non ha parlato di politica con i magistrati per “paura”: “I politici, manovrati sempre dalla mafia, vogliono che io non parli sulle questioni politiche”. I verbali sono stati acquisiti anche dai pm di Palermo e sono oggetto di valutazione nell’ambito dell’inchiesta sulla trattativa mafia-Stato, nella quale ieri è stato interrogato l’ex ministro Calogero Mannino, indagato per violenza o minaccia al corpo politico dello Stato. Mannino si è avvalso della facoltà di non rispondere.

Da Il Fatto Quotidiano del 28 febbraio 2012

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