sabato 31 marzo 2012

Radio Maria a tutte le ore, il tribunale: “E’ stalking”


Radio Maria a tutte le ore, il tribunale: “E’ stalking”

OLBIA TEMPIO – Radio Maria a massimo volume, a tutte le ore del giorno. Una sentenza del tribunale ha deciso: è stalking. E così venerdì le sorelle Caterina e Francesca Servini sono state condannate a otto mesi di reclusione, al risarcimento dei danni e al pagamento delle spese legali per aver tormentato i parenti con l’ascolto forzato delle trasmissioni della celebre stazione radio cattolica. La vicenda la ricostruisce la Repubblica:
Davanti al giudice del tribunale di Olbia, Riccardo De Vito, sono stati ripercorsi sette anni di veleni, minacce e «torture» assortite causate da questioni economiche che hanno diviso irreparabilmente la famiglia Servini. Da una parte le due sorelle condannate (assistite in giudizio dagli avvocati Franco Secchi e Marco Petitta), dall’altra le vittime della persecuzione: una donna, suo marito (fratello di Caterina e Francesca Servini), la suocera e un fratello, tutti assistiti dagli avvocati Cristina Cherchi e Danilo Mattana. Erano stati proprio i familiari a denunciare in un esposto le molestie e le aggressioni. E sempre loro, persistendo la persecuzione, si erano rivolti all’autorità giudiziaria chiedendo e ottenendo un provvedimento cautelare. In pratica, le due sorelle-stalker non potevano più neanche avvicinarsi ai luoghi di residenza e di lavoro dei parenti. Alla fine, l’epilogo in tribunale. Dopo le testimonianze citate dal pubblico ministero Gianmarco Vargiu e dalla difesa, ieri la discussione e poi la sentenza di condanna.

PER SAPERNE DI PIU'

Gli amici del Casalese

da Articolo 21

Interni

Gli amici del Casalese

ilcasalese1Perché gli avvocati della famiglia Cosentino, ci hanno onorato della loro presenza durante la conferenza stampa  alla FNSI per denunciare proprio la  richiesta di sequestrare il libro “Il Casalese”, dagli stessi avvocati presentata al Tribunale di Napoli? Beninteso, ognuno può  sempre entrare ed uscire dalla sede della Federazione Italiana della Stampa,in occasione di iniziative pubbliche come una conferenza stampa…quella di Corso Vittorio Emanuele a Roma, è la vera Casa della Libertà in Italia. Ha chiuso la sua porta solo quando la censura fascista l’ha serrata d’autorità: quella stessa censura di regime che aveva ordinato di sequestrare libri e giornali per un ventennio.  E che gli avvocati della famiglia Cosentino, oggi, chiedono di applicare, mutate mutandis, con l’ex articolo  700 c.d.p , per impedire che un libro- inchiesta scritta a più mani da diversi giornalisti campani e napoletani possa circolare nelle librerie, nelle trasmissioni tv, nelle radio,nelle case degli italiani.
Perché gli avvocati si sono presentati alla FNSI e non sono invece intervenuti a Palazzo San Macuto, nella sede della Camera dei Deputati, quando lo stesso libro è stato presentato due mesi fa? Forse perché in quella occasione, nella sede più istituzionale delle istituzioni, la Biblioteca storica del Parlamento, a presentare quel libro c’erano alcuni deputati, dell’ allora maggioranza e dell’allora opposizione, particolarmente “noti” all’onorevole Nicola Cosentino: il deputato del FLI, Bocchino ed il senatore Paniz del PdL , ad esempio, oltre a deputati del Partito Democratico. Sia l’on. Bocchino che il sen.Paniz avevano polemizzato, anche tra di loro, ma avevano letto e apprezzato il libro, in particolare  l’on. Bocchino,che di Cosentino conosce tutta l’ascesa politica, i suoi rapporti con l’ambiente dei Casalesi, il suo ruolo nella PdL della Campania. Insomma tutto quello che  la magistratura ha scritto, inviato alla Camera quando si è votata l’autorizzazione all’arresto di Nicola Cosentino, poi bocciata in aula per una manciata di voti.
L’on.Cosentino, dopo quella conferenza stampa, aveva ,come si dice,furoreggiato e glissato: poi ha capito che con la politica  ci si può anche salvare in Parlamento, ma con la stampa,no; quella non si può fermare. Ed allora ha mandato avanti il fratello Giovanni. Che le inchieste, i libri, può solo chiedere di ritirarli da commercio,vale a dire  “bruciarli”, come nei roghi nazisti  degli anni’30 ricordati dall’on.Barbato, usando il reato di diffamazione che non a caso si richiama all’”ex articolo 700” del codice procedura penale. Ed ecco dunque l’arroganza,la sfrontatezza di presentarsi alla FNSI  con le minacce; le stesse delle lettere inviate dagli stessi legali (e sta avvenendo in tutta Italia) a chi osa presentare il libro “Il Casalese” nella propria libreria  o sede istituzionale che sia.
Riproponiamo, proprio per far capire cos’è l’arroganza  del Casalese Giovanni Cosentino, il testo della lettera minacciosa che i suoi avvocati stanno mandando a queste librerie o altri luoghi privati di cultura. Testualmente:
“Le scriviamo in nome e per conto di Giovanni Cosentino, per rendervi noto che nei confronti del libro Il Casalese, che apprendiamo verra’ presentato presso la sede della Vostra….., e’ stata gia’ depositata presso il Tribunale di Napoli, sezione proprieta’ industriale ed intellettuale, una richiesta ex articolo 700 c.p.c. di sequestro del manoscritto, date le numerose false informazioni gravemente diffamatorie in esso contenute e riguardanti la onorabilita’ e professionalita’ del nostro assistito, in particolare per quanto concerne false parentale attribuite con alcuni membri della famiglia del boss Schiavone. Tanto vi dovevamo ai soli fini di una corretta e completa informazione non solo di coloro che parteciparanno in qualita’ di ospiti alla presentazione ma anche di tutto il pubblico presente in sala.
Cordiali Saluti”
Seguono le firme : il senso della lettera è intimidatorio più di una richiesta di censura preventiva;  ed è minaccioso  e pericolosamente infido quando spende il nome del boss camorrista Schiavone …Buttato lì in 10 righe di lettera , in pratica dice a queste librerie, se osate presentarlo rischiate molto più di una querela…
Quel che non dicono gli avvocati è che il sequestro del libro è affiancato da una richiesta di danni pari a 1 milione e 200mila Euro agli autori ed alla casa editrice. Come dire, chi tocca la famiglia  Cosentino muore, perché una piccola casa editrice potrebbe morire seppellita dai debiti se tale incredibile richiesta fosse mai accolta.
Quel che succede al libro “Il Casalese” è l’esempio non solo dell’arroganza del potere  e della protervia politica della intera famiglia del personaggio in questione: è il sintomo di una pericolosa deriva della libertà di stampa nel nostro paese. Usata come un’arma per ferire e colpire, per il metodo Boffo e la macchina del fango, ben conosciuta dall’on. Cosentino (come sa l’attuale presidente della Regione Campania):  ma vista come una libertà da imbrigliare se osa toccare,investigare sul ricco e potente uomo politico amico degli amici. Il Casalese, appunto.
Brutti tempi se si chiede di eliminare un libro, se se ne colpiscono gli autori:
brutti tempi contro i quali è necessario muoversi in tutte le sedi, giudiziarie, di stampa, politiche. Sono in gioco la libertà e la democrazia in questo paese.
Per noi e con noi, i colleghi giornalisti che hanno scritto il libro, troveranno lo Sportello Morrione contro le Querele temerarie: con gli avvocati e gli studi legali dello Sportello pronti a contrastare in tutte le sedi queste intimidazioni  pesanti come le armi dei mafiosi e dei camorristi.
E su Libera Informazione, i colleghi che hanno scritto “Il Casalese” potranno scrivere e rilanciare la loro inchiesta: come e quando vorranno. Potranno, se lo riterranno opportuno, rilanciare in rete le parti che considerano importanti, presentare in pubblico il libro nelle occasioni che sarà necessario organizzare.
Aspettando la prossima lettera dei legali della  famiglia dell’on. Cosentino.

No a riforme “Cosa nostra”

Interni

No a riforme “Cosa nostra”

politica1Eravamo partiti con l’intenzione di Ridare lo scettro al principe, al popolo sovrano, agli elettori, togliendolo ai partiti che l’avevano usurpato. Perciò avevamo fatto e vinto i referendum 1991 e 1993 contro la proporzionale… E invece  stiamo ancora discutendo se la bozza d’intesa (?) Pd-Pdl-Udc sulla nuova legge elettorale possa favorire, per quel che può la sola legge elettorale, istituzioni governanti; o se invece prefuguri, come contestano i radicali, un modello “Cosa nostra”, che conserverebbe lo scettro ai partiti usurpatori, e forse gli consentirebbe anche di passarselo in corsa, di mano in mano, come il testimone. Il Pd era partito da due punti fermi: la leadership di Bersani votata da 3 milioni di iscritti, che ne fanno il candidato premier di qualsiasi coalizione imperniata sul Pd (leadership-premership); e il sistema elettorale francese di doppio turno in collegi uninominali, che, con lo sbarramento alto e la necessità di coalizzarsi per vincere, restituisce lo scettro al principe: cioè il diritto al popolo sovrano di scegliere tra i due poli quello da cui vuol essere governato e, nel collegio, il candidato da cui vuol essere rappresentato in parlamento.
Tutto chiaro come l’acqua. Perciò vien da piangere quando, risfogliando Materiali per la riforma elettorale a cura di Roberto Ruffilli, pubblicato da Arel-Mulino 25 anni fa, si riscopre che già a metà degli Anni ’80 personalità come Scoppola, Barbera, Giugni, Pasquino, Pontello, Lipari e Segni avevano formulato nella commissione Bozzi la proposta di togliere ai partiti e dare agli elettori, non più con le preferenze ma con elezioni primarie, la scelta dei candidati: sia nei collegi uninominali, sia nelle liste dei grandi collegi proporzionali dove sarebbe eletta l’altra metà dei candidati: i primi tre di ogni lista designati dai partiti, gli altri riciamati fra i migliori non eletti dei collegi uninominali (modello tedesco).  Insomma, se proprio non ci si voleva convertire  al doppio turno, almeno un sistema fifty-fiftyi che egualmente permettesse l’emergere di un partito o di una coalizione maggioritaria. In questi giorni, stiamo dunque rimestando una pentola dove gli ingredienti di una riforma maggioritaria o con effetti maggioritari erano già stati versati tutti. Per ridare lo scettro al principe, come dice Pasquino, e riconciliare paese e cittadini dopo l’usurpazione  partitocratica.
Immagino che l’on, Monti, impegnato allora e dopo fra i suoi amati studi universitari e l’Europa, non  abbia avuto otium sufficiente (rimpiangeva Spallanzani) per approfondire queste faccende, che nelle moderne automobili costituiscono il centro dell’alimentazione del motore, il “corpo farfallato”:  lasciato senza cure, provoca l’arresto della macchina, magari in piena notte. Ma il presidente sa che nella notte della finanza e dell’economia, che lui è stato chiamato da Napolitano a rischiarare, il suo lavoro sarebbe meno difficile se avesse alle spalle non solo un grande capo dello Stato ma uno Stato, un motore efficiente. Che non è fatto mai di sola economia ma sempre in primo luogo di politica. Donde le parole in libertà o equivoci sullo spread fra tecnici  premiati dai sondaggi e politici sfiduciati dai cittadini. Il problema è aiutarsi a stare insieme, per evitare che tutti prendano cazzotti dai cittadini, come dice Bersani. Ma proprio perché Bersani lo sa, deve fare della legge elettorale la nostra linea del Piave: non la frontiera mobile dove si può avanzare o indietreggiare secondo le “opportunità”, che sarebbero “opportunismi”.

Come ogni legge, anche quella elettorale deve disporre per l’avvenire, non per domani mattina. Se no, si chiama Porcellum. E l’hanno già fatta i porci, quand’erano padroni della Fattoria. Ora bisogna fare una legge che sfidi i decenni, come tutte quelle delle democrazie occidentali. Ma dalla bozza d’intesa non ci siamo. A cominciare dal numero dei deputati, del tutto gratuito, visto che 500 possono essere ancora troppi oppure troppo pochi: dipende dalle materie che s’intende riservare alla legislazione, se ancora 120 mila, come in Italia, o 20-30 mila, come in Francia o Germania. Si potrebbe continuare, per esempio coi nuovi compiti del Senato (stiamo parlando di norme costituzionali e non di sola legge ordinaria, perché quella elettorale procede su entrambi i binari, come sapevano i padri fondatori dell’Italia democratica, della Francia gollista, della Germania adenaueriana, della Spagna postfranchista). Si potrebbe continuare, ancora, con la navetta Camera-Senato, abolita nella retorica (superamento del bicameralismo perfetto) e mantenuta di fatto, col previsto richiamo che un ramo del parlamento potrebbe fare di una legge votata dall’altro ramo; mentre si trascura l’essenziale, e cioè il riordino dei poteri locali e delle autonomie (su cui dovrebbe vigilare il nuovo Senato) che sono venuti esplodendo in anarchia. Cosa che rende urgentissimo non decentrare ancora, ma restaurare una centralità democratica: più Stato regionale e meno regionalismo senza Stato.
Tutto questo, e assai altro, è a monte e non a valle della riforma elettorale, la quale fa tutt’uno con la costituzione. La Costituzione del 1948 e il sistema proporzionale nacquero rispecchiandosi  l’una nell’altro. Se le riforme costituzionali a cui si pensa mirano a togliere ai partiti quel che essi hanno tolto allo Stato e alla società trasformando la proporzionale in partitocrazia,  non  si può nemmeno immaginare una legge elettorale che, fuggendo sull’altro  binario in direzione opposta, rischia il disastroso scontro fra i due treni.  A me non parrebbe ragionevole l’affermazione che il Corriere della sera ha attribuito al professor Vassallo, che non l’ha espressa: “Indicazione del premier e premio forte a chi vince, ed è fatta”. Detta così, si potrebbe replicare: ma il Porcellum non ha l’indicazione del premier e il premio forte? E non ce l’ha fatta. Mentre le democrazie europee non hanno né l’una né l’altro, eppure ce la fanno (o quasi). Il Pd è partito dalla chiara posizione di chi non vuole presidenzialismi nemmeno indiretti. Il premier è premier non perché “indicato” ma perché leader del partito che vince e dell’eventuale coalizione che come tale lo riconosce. Se la coalizione deve riparare per un guasto il suo “corpo farfallato”, il premier (Thatcher, Koll) può anche cambiare. Non per questo si rinuncerebbe al maggioritario bipolare; né il Pd ha mai rinunciato alla “vocazione maggioritaria” con la quale è nato. Perciò si tratta di fare una legge elettorale che non castri quella vocazione, né al centrodestra né al centrosinistra, ma che limiti al solo “diritto di tribuna” l’accesso al parlamento dei piccoli partiti, e affermi almeno il principio, da tradurre poi nei regolamenti parlamentari, che nessun gruppo può nascere attraverso scissioni, essendo riconosciuti (e finanziati) solo quelli costituiti dalla volontà degli elettori. Serve una cura da cavallo nel paese del trasformismo. Così come a stabilizzare il governo non servono né il premier designato né il premio di 50 o 100 deputati; basta una norma parlamentare, come la “sfiducia costruttiva”. Quante volte l’amico Maccanico ha ripetuto che il nostro problema è quello del governo “in” parlamento e non dei maggiori poteri del premier?
Da questa linea non ci si può ritirare. Se dovessero chiedercelo in nome della tregua, allora sarà bene moderare il passo anche sugli altri scacchieri. Non possiamo, per l’abituale patriottismo, perdere elettori che potrebbero invece esser chiamati a risolvere nelle urne il problema della maggioranza, della governabilità e di una legge elettorale  coerente con le riforme della Costituzione.
da Articolo21

Onorevoli, la beneficenza sparita

da l' Espresso Palazzo

Onorevoli, la beneficenza sparita

Nel 2007 un bel gruppo di donne parlamentari aveva lanciato un calendario di loro fotografie per devolverne il ricavato all'Airc. Che ora fa sapere: «Non ci è arrivato un centesimo»
(29 marzo 2012)
Gabriella Carlucci Gabriella Carlucci 
Si fa presto a dire "faccio beneficenza". Più difficile passare dalle parole ai fatti. Ne sa qualcosa Roberto Benigni, bersagliato dalle polemiche con l'accusa di non avere devoluto a un ospedale di Firenze quanto promesso in occasione di una vecchia edizione del Festival di Sanremo. Il caso del comico toscano non è però isolato.

Nel dicembre del 2007 al grido di "Niente bikini, siamo onorevoli", 52 parlamentari posavano per il primo calendario, tutto al femminile, della Repubblica italiana. Un'iniziativa, dal significativo titolo "Signora politica", rigorosamente bipartisan. Fra i nomi, Gabriella Carlucci (Udc), Isabella Bertolini (Pdl), Maria Ida Germontani (Fli). Tutte in posa per beneficenza: il ricavato - così è stato dichiarato - sarebbe dovuto andare all'Associazione italiana per la ricerca sul cancro. Ma all'Airc non è mai arrivato nulla.

"Abbiamo saputo dell'iniziativa dalla stampa", dicono dall'associazione, "quando è uscita la notizia, abbiamo provato a informarci, per capire dove sarebbe stato venduto il calendario, ma non siamo riusciti a risalire alla fonte. Abbiamo lasciato perdere". Per passare dalle parole ai fatti, insomma, non è bastata una legislatura.

M. G.
 
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Le signore della politica in posa

Adesso Monti è un po' nei guai


da l' Espresso Politica

Adesso Monti è un po' nei guai

di Marco Damilano
Per il governo è ufficialmente finita la luna di miele. E non stiamo parlando solo della riforma del lavoro: a ostacolare il premier ci sono anche la Rai, la giustizia, la legge sulla corruzione e le nomine. E al professore non basta attaccarsi ai sondaggi
(29 marzo 2012)
Spero che restino leali...", ripete in privato Mario Monti a proposito dei partiti che sostengono il governo, ora che la luna di miele dei primi cento giorni è finita e che si trova ad affrontare la crescente insofferenza dei suoi sostenitori. Premier in bilico tra la Prima e la Terza Repubblica. Tra gli elogi di Barack Obama al vertice internazionale di Seul e una petulante telefonata da Roma di Fabrizio Cicchitto che minaccia sfracelli del Pdl sulla giustizia e che lo obbliga a uscire dalla sala del summit impedendogli di ascoltarli.

Tra il fantasma di Giulio Andreotti che riappare sul palcoscenico con il suo maledetto "tirare a campare" ("un illustrissimo", lo definisce il suo successore a Palazzo Chigi in Asia, identico al Divo Giulio per calma zen e ironia sferzante) e la spinta a procedere con rapidità verso il futuro: riscrittura della Costituzione formale, nella seconda parte che regola il funzionamento delle istituzioni, da assegnare ai partiti, e cambiamento della Costituzione materiale, fine dell'obbligo di concertazione con le parti sociali, l'eliminazione dell'articolo 18 che, ha fatto notare il vecchio socialista Rino Formica sul "Foglio", senza proclamarlo svuota di senso il caposaldo della Carta del 1948, la Repubblica fondata sul lavoro. "Forse troppi fronti aperti, in un colpo solo", si allarma un deputato del Terzo Polo tra i più legati a Monti. "Sfidare insieme sindacati e partiti è nel carattere del professore, fermamente convinto delle sue posizioni. Ma fossi in lui proverei a evitarlo".

Non c'è molto tempo. Alla fine della legislatura manca meno di un anno, ma il governo capirà quali sono i suoi margini di manovra nel prossimo mese. Quanto basta per spedire il disegno di legge Fornero in Senato, e vedere che effetto fa. "Se c'è la volontà della maggioranza la riforma si può approvare in tempi brevi", garantisce il sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento Giampaolo D'Andrea, unico politico di esperienza della compagnia governativa, area Pd. Non sarà facile, però, in un mese che sarà interrotto da festività religiose e civili e soprattutto dalla campagna per il voto amministrativo, con il Pdl che ha scelto la modifica dell'articolo 18 come terreno di scontro elettorale con il Pd. Recita Angelino Alfano, come fosse una filastrocca: "La Fiom condiziona la Cgil, che trascina il Pd, che blocca il governo Monti. Dunque, Monti rischia di vedere frenate le sue scelte dalla Fiom. Non possiamo accettarlo". Viste da Pier Luigi Bersani le cose stanno all'opposto: "Non credo che Monti sia la Thatcher, come ha scritto qualche giornale straniero. Deve sapere che porterà a casa la sua riforma, ma che in Parlamento sarà modificata. E' la democrazia".

Come se non bastasse lo scontro sul lavoro, c'è l'urgenza dei partiti di battere un colpo sulle riforme istituzionali, dopo il diluvio di parole senza risultato degli ultimi anni. Il 16 febbraio i leader di maggioranza, l'Abc (Alfano, Bersani, Casini) si incontrarono e poi annunciarono la fumata bianca: raggiunto l'accordo, in 15 giorni partirà l'esame della riforma costituzionale al Senato. Da quell'annuncio è trascorso oltre un mese e mezzo, nel frattempo non è successo nulla, e ora ci risiamo: altro vertice tra i big e gli esperti capeggiati da Luciano Violante, nuovo comunicato congiunto, tabella di marcia invariata. "Tra 15 giorni la riforma della Costituzione andrà in discussione a Palazzo Madama", tornano a giurare i capipartito. Sicuri di riuscire ad approvare in prima lettura la riduzione del numero dei parlamentari e il superamento del bicameralismo, come ha promesso Renato Schifani a Giorgio Napolitano. Per poi passare al piatto forte, la riforma elettorale. Col grande ritorno della proporzionale che fa esultare Pier Ferdinando Casini.

Finito? No, perché per il governo in arrivo ci sono almeno altre due scadenze impossibili da evitare. Il 28 marzo è terminato il mandato del consiglio di amministrazione Rai presieduto da Paolo Garimberti. E alla Camera c'è in discussione il disegno di legge anti-corruzione che suscita le ire del Pdl, al punto da mettere in discussione il ruolo del ministro Paola Severino. Perché l'articolo 18 sarà pure materia negoziabile, ma non si possono toccare queste materie senza gli uomini del Cavaliere: giustizia e informazione, le due grandi ossessioni dell'epoca berlusconiana. E nel Pdl temono che il premier voglia riequilibrare l'impopolarità a sinistra provocata dal dissenso con Cgil e Pd con un intervento sulla Rai e con l'introduzione di nuovi reati contro la corruzione politica. "Non vorrei che Monti si comportasse come quell'arbitro che concede un calcio di rigore inesistente contro una squadra e poi, per compensare, si inventa un altro rigore, questa volta nell'area opposta. Sarebbe un doppio errore", spiega il vicecapogruppo Osvaldo Napoli.

L’ideologia dei tecnici

L’ideologia dei tecnici



di Gad Lerner, da Repubblica
Il disincanto con cui Monti il tecnico si rivolge dall' estero al Paese malato che gli tocca governare - considerandolo impreparato a comprendere del tutto la terapia da lui somministrata, e però ben allertato contro la malapolitica dei partiti - ormai sta assumendo i tratti di una vera e propria ideologia. Poco importa se il premier la lasci trasparire per passione, per stanchezza o per calcolo: anchei tecnici hanno un cuore e, dunque, un credo. Resta da vedere se tale ideologia tecnica, niente affatto neutrale, risulti adeguata a corrispondere e guidare lo spirito dei tempi, in una società traumatizzata dalla crisi del suo modello di sviluppo. O se invece si riveli anch' essa retaggio di un' epoca travolta da una sequenza di avvenimenti nefasti che non aveva previsto e che ha contribuito a provocare.

Per prima cosa Monti insiste a comunicarci la sua provvisorietà, e non c' è motivo di dubitare che sia sincero. Che sia per modestia o al contrario per supponenza, poco importa, egli si compiace di descriversi quale commissario straordinario a termine: «Sarà fantastico, per me il dopo Monti», scherza. Né difatti ha alcuna intenzione di dimettersi da presidente dell' Università Bocconi, la vera casa cui intende fare ritorno. La forte motivazione implicita in questo annuncio ripetuto è il disinteresse. Immune da ambizioni personali di carriera che non siano il prestigio "di scuola", egli rivendica di stare al di sopra e al di fuori degli interessi di parte delle rappresentanze sociali e politiche. Sa bene che alla lunga non può esistere governo neutrale rispetto agli interessi in campo, e anche per questo allude continuamente alla sua provvisorietà.

Ma non gli basta per essere creduto: anche lui ha una biografia, non viene dal nulla. Ha partecipato da indipendente ai consigli d' amministrazione di grandi aziende; manifesta una convinta lealtà alle istituzioni dell' Unione Europea in cui ha operato per un decennio; ha frequentato da protagonista i think thank del capitalismo finanziario sovranazionale. Un pedigree autorevolissimo che, unitamente al suo percorso accademico, lo connota quale figura cosmopolita organica a un establishment liberale conservatore, che in Italia è sempre rimasto minoritario. La cui pubblicistica da un ventennio raffigura (a torto o a ragione) le rappresentanze sociali e politiche del nostro Paese come cicale, se non addirittura come cavallette.

Qui s' impone il passaggio successivo dell' ideologia montiana o, se volete, l' idea di giustizia sociale di cui è portatore il tecnico di governo. Dovendo "scontentare tutti", almeno in parte, con le sue ricette amare, non basterebbe certo a legittimare cotanta severità il fatto che ci venga richiesta dalla troika (Fmi, Bce, Commissione europea) e dai mercati finanziari. L' italiano Monti, per quanto provvisorio, non può presentarsi a noi come il "podestà forestiero" di cui nell' agosto scorso aveva paventato l' avvento. Ecco allora l' autorappresentazione di sé come portatore di un interesse mai rappresentato al tavolo delle trattative con le parti sociali: i giovani, i nostri figli, i nostri nipoti, addirittura le generazioni future.

Prima d' ora solo la cultura ambientalista si era concepita come portavoce lungimirante dei non ancora nati, dentro le controversie del presente. Declinata in prosa tecnica, tale ambiziosa pretesa di redistribuzione intergenerazionale cambia decisamente di segno; com' è apparso chiaro nelle motivazioni pubbliche che hanno accompagnato il varo della riforma delle pensioni, prima, e del mercato del lavoro, poi. Retrocessa in subordine, o addirittura liquidata come obsoleta la contraddizione fra capitale e lavoro, negata ogni funzione progressiva alla lotta di classe, il tecnico di governo assume come impegno prioritario il superamento di una presunta contrapposizione fra adulti "iper-garantiti" (parole testuali di Monti) e giovani precari.

Riecheggia uno slogan di vent' anni fa, "Meno ai padri, più ai figli". Come se nel frattempo non avessimo verificato che, già ben prima della recessione, i padri hanno cominciato a perdere cospicue quote di reddito e posti di lavoro; mentre la flessibilità ha generalizzato la precarietà dei figli. Qui davvero l' ideologia offusca e mistifica il riconoscimento della vita reale, fino all' accusa rivolta ai sindacati di praticare niente meno che l'"apartheid" dei non garantiti. In una lettera aperta a sostegno della modifica dell' articolo 18, promossa da studenti della Bocconi e pubblicata con risalto dal Corriere della Sera il 21 febbraio scorso, leggiamo addirittura: "I nostri padri oggi vivono nella bambagia delle tutele grazie a un dispetto generazionale". Bambagia? Davvero è questa la rappresentazione del lavoro dipendente in Italia che si studia nelle aule dell' ateneo del presidente del Consiglio? Corredata magari dal rimprovero ai giovani che aspirano alla monotonia del posto fisso?

Ben si comprende, in una tale visione culturale, che la negazione del reintegro per i licenziamenti economici (anche se immotivati) venga considerata un "principiobase" irrinunciabile dal capo del governo. Così come si capisce la sintonia con le scelte di Sergio Marchionne in materia di libertà d' investimenti e rifiuto della concertazione. La stessa "politica dei redditi" concordata fra le parti sociali, auspicata mezzo secolo fa da La Malfa e in seguito messa in atto da Ciampi, viene liquidata come un ferrovecchio.

Mario Monti non è paragonabile a Margaret Thatcher, come ci ha ben spiegato ieri John Lloyd. Ma l' afflato pedagogico con cui si propone di cambiare la mentalità degli italiani per sottrarli a un destino di declino e sottosviluppo, sconfina ben oltre la tecnica: che lo si voglia o no, è biopolitica. Ha certo la forza sufficiente per tenere a bada gli attuali partiti gravemente screditati; ma al cospetto del malessere sociale rischia di manifestarsi come ideologia a sua volta anacronistica. Non a caso il presidente Napolitano si prodiga nel tentativo di attutirne gli effetti di provocazione. Padri e figli potrebbero indispettirsi all' unisono.
da MicroMega

Candidati trombati ed esperti della neve Regioni, consulenze per oltre 70 milioni


il Fatto Quotidiano Politica & Palazzo
31 Marzo 2012
Il conto, arrotondato come sempre per difetto, supera i 70 milioni di euro. Sono le consulenze pagate nel 2010 dalle Regioni italiane. La fantasia, ancora una volta, la fa da padrona. In Piemonte, l’Università di Torino riceve 30mila euro per guardare una settimana di programmi tv di nove emittenti locali al fine di studiare nuovi format più adatti ai minori. Il Friuli, invece, dopo aver investito 26.370 euro per per verificare se nevica e rilevare quanto, ci si concentra sulle trote. Ma i casi "particolari" si verificano in tutta Italia: nord, centro e sud, senza esclusione  di Eduardo Di Blasi, Carlo Tecce e Davide Vecchi

CONSULENZE PUBBLICHE, LA GRANDE ABBUFFATA DI COMUNI E PROVINCE

Benefit agli ex presidenti della Camera Casini: "Io rinuncio". Tutti gli altri no


il Fatto Quotidiano Politica & Palazzo
30 Marzo 2012
 Benefit agli ex presidenti della Camera
  Casini: "Io rinuncio". Tutti gli altri no
Violante attacca: "No alla fiera dell'ipocrisia". Bertinotti: "Mi atterrò alle disposizioni istituzionali"
L'Ufficio di presidenza di Montecitorio "limita" a dieci anni l'uso gratuito di uffici, personale e auto blu per chi ha guidato l'assemblea. Ma una legge del 2011 "salva" chi, scaduto l'incarico, è rimasto deputato nelle ultime due legislature (articolo di Caterina Perniconi). Il leader Udc Casini scrive a Fini: "Rinuncio a tutto fin da ora". E si apre la polemica. Luciano Violante parla di "fiera dell'ipocrisia" e dice che deciderà nel 2013. Fausto Bertinotti, predecessore di Gianfranco Fini assicura che si atterrà alle disposizioni istituzionali. E si fa sentire anche Irene Pivetti: "Non si tratta di benefit, sarebbe un'ingiustizia togliere il lavoro alle persone del mio ufficio che lavorano per una Onlus grazie a questi fondi" (leggi l'articolo)

Guardate cosa succede in Gran Bretagna quando un primo ministro lascia l' incarico: va via a piedi e con lui la famiglia
 

Marchionne: marzo mese orribile per le vendite

DOMANDO E' POSSIBILE CHE UN MANAGER CHE STA AFFOSSANDO L' AUTO ITALIANA GUADAGNI UNO STIPENDIO STRATOSFERICO (38,8 milioni ,1.037 volte il suo dipendente medio) , PIU' DEL PRESIDENTE DELLA VOLKSWAGEN CHE STA FACENDO VOLARE L' AUTO TEDESCA NEL MONDO, E MINACCI DI CHIUDERE GLI STABILIMENTI IN ITALIA SE GLI OPERAI NON SI TRASFORMANO IN ZERBINI?

da il Sole24Ore

Marchionne: marzo mese orribile per le vendite

L'a.d. Fiat anticipa i dati del comparto: «In Italia calo dei volumi vicino al 40%»
di Mario Cianflone

Un calo tra 38 e il 40 per cento. A tanto ammonterebbe la picchiata del mercato dell'auto in Italia nel mese di marzo. Ad anticipare il dato (i numeri ufficiali saranno diramati lunedì prossimo) è l'amministratore delegato di Fiat-Chrysler, Sergio Marchionne. Intervenuto a Torino a margine della presentazione a Torino del rapporto sulla sussidiarietà non ha esitato a definire «marzo un mese orribile» per il mercato italiano dell'auto. Il calo è solo in parte ascrivibile allo sciopero delle bisarche. A fine anno – ha dichiarato - si scenderà sotto 1,6 milioni di vetture». Una previsione abbastanza in linea con quella fatta il mese scorso da Unrae, secondo la quale il 2012 si chiuderà sotto quota 1,4 milioni di targhe Marchionne ha ricordato che dal 2007 ad oggi il mercato dell'auto in Italia ha perso circa il 40% dei volumi. Il numero uno del gruppo italo-americano non è preoccupato della concorrenza tedesca quanto piuttosto della congiuntura globale dell'industria delle quattro ruote.

«Non mi preoccupa». Così ha, infatti, risposto ai giornalisti che gli chiedevano se fosse intimorito dalla sfida lanciata dalla Volkswagen con la up!, concorrente della nuova Panda e offerta anche a cinque porte nonché declinata anche con i marchi Seat e Škoda. Del resto il numero di Fiat-Chrylser, intervenendo sempre nella giornata di ieri a Milano in un convegno alla Bocconi, ha ribadito che l'industria dell'auto in Europa è di fronte a una sovraccapacità produttiva cronica che la sta soffocando. «Fino a quando – ha detto – la domanda europea di auto si manteneva stabile su livelli alti, abbiamo ignorato e rimandato il problema. Ma dopo la crisi del 2008, gli effetti di questo handicap strutturale sono andati ben oltre la soglia del gestibile». Secondo Marchionne sarebbe stato necessario un intervento a livello politico su base comunitaria, simile alla manovra per l'industria dell'acciaio negli anni Novanta. Proprio l'immobilismo dell'Europa avrebbero costretto la Fiat a trovare una soluzione autonoma.

«La nostra soluzione è stata quella di andare a cercare altrove chi potesse assorbire, perlomeno in parte, il nostro eccesso di capacità installata, in modo da usare la nostra base produttiva per le esportazioni». E questo perché per il numero uno di Fiat per sopravvivere è imperativo cercare nuovi mercati e abbattere le barriere geografiche.
«L'alleanza con Chrysler - ha detto - ci ha offerto un'opportunità unica e probabilmente irripetibile per tonare a giocare da leader del settore». «La soglia minima per garantire a un costruttore generalista un adeguato ritorno economico è di 6 milioni di vetture l'anno e noi ci arriveremo nel giro di 3 anni con almeno un milione di vetture derivate dalla stessa piattaforma. Né Fiat né Chrysler ce l'avrebbero fatta da sole nel lungo termine. Altre alleanze sono fallite perché non c'era tra i partner una reale volontà di condivisione e di guardare a un futuro comune».

La Grecia è qui. Lettera dall’Ogliastra

La Grecia è qui. Lettera dall’Ogliastra

Ci scrive Pietro Mereu, conosciuto in Sardegna per il suo docu-film Disoccupato in Affitto, per raccontarci la crisi della sua zona. Sabato 24 marzo dalle 14:00 alle 16:00 Pietro e' stato  ospite dello Speciale Tgcom24 sul digitale terrestre canale 51. Durante la trasmissione è stato mandato in onda una selezione di ” Disoccupato in affitto” (30 minuti). Pubblichiamo integralmente la sua lettera:

”Anoa seus peus de sa Grecia! (qua stiamo peggio della Grecia) mi dice al telefono Tore Corriga, portavoce degli ex-operai della Rockwool di Iglesias, che ha delocalizzato in Croazia, (pannelli isolanti in lana di 
roccia) lasciando a casa 160 persone.
La Sardegna non è nuova a questo genere di tradimenti, ovvero titolari di aziende nazionali e internazionali che vengono come dei salvatori , promettono a popolazione e amministrazioni mari e monti, e dopo avere preso i contributi vanno via. Fatti simili sono accaduti prima agli stabilimenti di Ottana in Barbagia, poi alla cartiera di Arbatax e ultimamente alla Vinyls di Porto Torres di cui tutti i media hanno parlato grazie alla campagna de “L’isola dei Cassintegrati”.
Il Sulcis è il territorio più colpito dalla crisi nell’isola. Oltre alle miniere e alle aziende stanno chiudendo tutte le attività del terziario (qui l’inchiesta di Michele Azzu per L’Espresso). Se in Grecia chiude un’attività commerciale su tre, qua le medie non si discostano di tanto. I sardi sono persone con un senso dell’onore e del dovere molto alto, ma in questa situazione di emergenza potrebbero esserci problemi ordine pubblico.
Le avvisaglie ci sono già state , sopratutto nelle manifestazioni contro Equitalia, in cui sono scoppiati disordini tra manifestanti e forze dell’ordine. Tutti i pastori che erano diventati operai sono tornati ad allevare il bestiame, ma il prezzo del latte è talmente “scannato” che di pastorizia non si vive più. Al mio paese, Lanusei, sono stati chiusi tre supermercati per l’apertura di un discount che ha dei prezzi bassissimi. È stato letteralmente preso d’assalto dagli abitanti dell’intera provincia. 
Anche i giornali chiudono, come Sardegna 24, quotidiano con pochi mesi di vita, che ha cessato l’attività il 30 gennaio di quest’anno, lasciando a casa 25 tra giornalisti e tecnici senza stipendio e contributi versati.
In Ogliastra – la zona dove io sono nato – è una terra di ineguagliabile bellezza ma anche il turismo, che fino a qualche anno fa era un’ ancora di salvezza, è in profonda difficoltà. Gli imprenditori turistici locali non hanno prenotazioni per le vacanze di Pasqua. Le navi che fano capo al porto di Arbatax, viaggiano con meno frequenza, rispetto al 2011, perché i prezzi sono raddoppiati mettendo non solo questa zona, ma l’intera Sardegna, in una condizione di svantaggio e scarsa competitività sul mercato delle vacanze. Dallo scorso anno esiste anche una compagnia di navigazione regionale, ma il numero delle corse è insufficiente per soddisfare le esigenze dei turisti e dei sardi.
La popolazione dell’Ogliastra puntava su due grossi investimenti, il Polo Nautico e quello della Pasta Fresca, ma nessuno dei due è ancora decollato.
 Sul versante della nautica Azimut e Abbate erano due importanti cantieri navali che sembravano interessati a fare degli investimenti sul territorio. Entrambi hanno aperto un capannone ma poi non hanno avuto i contributi sperati e allora hanno abbandonato la zona per altri lidi. Il Polo della Pasta fresca dovrebbe nascere per produrre e promuovere i culurgiones, una tipica pasta ripiena ogliastrina, ma tutto tace. Un assessore della provincia Ogliastra, mi ha detto l’altro giorno : ”Ci hanno tagliato altri 800 mila euro, non riusciamo a fare il bilancio né a trasportare i disabili e a rifornire gli scuolabus”.
Ogni persona che incontri ti racconta la sua disavventura. Crescono i poveri e sono sempre meno le attività nel territorio. Quando la sera si esce, le strade sono semideserte, ma non solo perchè molti preferiscono le piazze virtuali, ma perché i soldi da spendere per il divertimento sono sempre meno. Un amico che gestisce dei locali notturni mi dice che i ragazzi del luogo non fanno più due o tre consumazioni come qualche anno fa, ma al massimo una e poi bevono fuori dal locale, portandosi in auto alcolici comprati a prezzo molto inferiore nei negozi.
Nei paesi della montagna come Urzulei, Talana, Gairo, Ulassai le uniche fonti di reddito sono i cantieri forestali, la pastorizia e le pensioni degli anziani sopravvissute alla riforma.
Una delle fortune di questo territorio è quello di essere una zona ricca di sole e terreni coltivabili, per cui molti riscoprono, per necessità, la passione per l’orto e per l’allevamento di galline o conigli. Si riscoprono le reti parentali: il pastore offre un agnello in cambio delle patate, il pescatore prende la legna e offre dei pesci. Si torna al baratto ma l’Ogliastra, come altre zone della Sardegna, stanno diventando una polveriera.
Meno di due settimane c’è stata fa l’ennesima rapina al Banco di Sardegna di Arbatax. Uno dei nove ostaggi ha chiesto ai tre banditi (freddi come i gangster di Tarantino). “Ma perché fate queste rapine?” e il bandito: ”C’è crisi”. Quella delle rapine “per la crisi” ora è una piaga che affligge le parti più isolate della nostra terra.
Una delle vie che potrebbe togliere l’Ogliastra dal suo isolamento è l’aeroporto che funziona solo nella stagione estiva, ma fino ad ora non si sa quando il servizio sarà in funzione. Lo scorso anno aprì ad agosto, con enorme danno per tutte le attività turistiche. I miei amici “del continente” mi invidiano perchè abito qui, perchè conoscono la Sardegna delle vacanze fatta di mare, di locali e belle mangiate, ma la Sardegna è anche un patrimonio culturale unico e poco sfruttato, e con una lingua diversissima dall’Italiano, potrebbe essere la Grecia d’Italia.
Lo sta diventando invece nel senso peggiore, quello che vediamo nei tg che parlano di Atene, dei negozi chiusi e della gente in piazza, disperata. Non lasciateci soli.”
di Redazione | @cassintegrati
da isola

I REDDITI DEGLI ITALIANI, la fotografia Irpef 2011, ecco i dati. Mezza Italia guadagna meno di 15mila €

    da il Sole24 Ore

    I REDDITI DEGLI ITALIANI, la fotografia

    Irpef 2011, ecco i dati. Mezza Italia guadagna meno di 15mila €. Reddito medio: 19.250 € - Guarda i grafici

    L'imposta netta media è di 4.840 euro (+2,5%), quella totale è pari a 149,4 miliardi (+2%). Il Lazio è la regione con la maggiore Irpef regionale (440 euro) che in totale ammonta a 8,6 miliardi. Gli autonomi hanno i redditi più elevati (41.320 euro) seguiti da dipendenti (19.810), imprenditori (18.170), redditi da partecipazione (16.200) e pensionati (14.980) -Il comunicato del ministero (documento)

    Una legge Divina (o leghisti che non sanno di cosa parlano)

    da sursum corda

    Una legge Divina (o leghisti che non sanno di cosa parlano)

    Ho scritto su twitter che mi rifiuterò di discutere di riforma elettorale fino a quando non avrò davanti un testo chiaro e dettagliato.
    Nel frattempo, però, rido quotidianamente delle sparate dei nostri illustri politici. Oggi è la volta di Divina, senatore leghista, che in un’intervista su Italia Oggi fa una constatazione che oserei definire, almeno per quanto riguarda il sottoscritto, indimenticabile.
    Il giornalista:
    Una prima intesa dice: niente coalizioni obbligatorie, premio al partito con più consensi, preferenze.
    Divina:
    (…) Non credo che si possa mai assegnare il 51% dei seggi a un partito che ha il 22% dei voti. Sarebbe una legge truffa.
    Qualcuno spieghi a Divina che con il suo amato Porcellum va anche peggio: se la prima lista prende il 22% dei voti, non ha diritto al 51% dei seggi, bensì al 55%.
    Ora gli mando una mail, così lo avviso.
    Intanto rido.

    Calearo, Veltroni c'aveva visto giusto

    da non leggerlo


    Veltroni c'aveva visto giusto


    Entrato in Parlamento con il Pd, in soli tre anni Massimo Calearo è stato veltroniano, poi rutelliano, poi berlusconiano, infine scilipotiano. Dal centrosinistra, passando per l'Api, è riuscito a diventare segretario personale di Berlusconi. Ora "milita" in Popolo e Territorio. Alla Zanzara di Radio 24 ha dichiarato convintamente quanto segue:
    "Dall'inizio dell'anno alla Camera dei Deputati ci sono andato solo tre volte ... rimango a casa a fare l'imprenditore, invece che andare a premere un pulsante. Non serve a niente, è usurante. Anzi, credo che da questo momento fino alla fine della legislatura non ci andrò più ... Perché non mi dimetto? Perché altrimenti al mio posto entrerebbe un deputato molto di sinistra, un filo-castrista del Pd ... Con lo stipendio da parlamentare pago il mutuo della casa che ho comprato ... sono 12mila euro al mese di mutuo".

    Riforma del lavoro, in Spagna fanno la "rivoluzione", e noi? stiamo a guardare!

    da informazione senza filtro

    Riforma del lavoro, in Spagna fanno la "rivoluzione", e noi? stiamo a guardare!

    Tanta manfrina da parte dei nostri sindacati sulla riforma del lavoro, e poi che fanno? annunciano una manifestazione sulle pensioni? Scioperi di 3 ore? e che pensano di ottenere?

    Ecco invece quello che sta succedendo in Spagna, dove migliaia e migliaia di persone, di lavoratori, stanno protestando e mandando in Tilt il paese per protestare contro le azioni del governo sulla riforma del lavoro, sciopero generale di 24 ore (77% di adesioni allo sciopero) con i sindacati che si schierano in difesa dei cittadini ... come dicevo ieri, tempi andati per noi Italiani!


    (Afp/ Pedro Armestre)

    Picchetti alla Porta del Sole a Madrid (Epa/Manuel de Leon)


    Foto da Corriere.it - Panorama.it - euronews.com

    Fonte articolo

    Le spese folli della Camera dei deputati

    Le spese folli della Camera dei deputati

    Addio ai benefit degli ex presidenti della Camera: uffici, segretari, auto di servizio a disposizione. Sì ma dal 2023. E a Montecitorio il taglio "ad personam" diventa un caso. Anche perché il Senato poche settimane fa era stato più rigoroso: stop dopo dieci anni dalla cessazione dall'incarico, per tutti. Da quest'altra parte del Parlamento invece l'anno prossimo si chiuderanno le saracinesche solo per Ingrao (cessato nel '79) e la Pivetti ('96). Ma per Violante, Bertinotti, Casini (come per l'attuale presidente Fini) i dieci anni decorreranno dalla fine di questa legislatura, ovvero dal 2013. Dalle duemila pagine di carta intestata al mese per deputato al chilo di colla liquida all'anno, passando per le gomme. A discapito del carente aggiornamento  informatico del Palazzo. "Gli atti parlamentari anziché sul web viaggiano in quintali di carta su carrelli che i commessi trascinano in stile mensa ospedaliera" lamenta Fallica: e costano 7 milioni l'anno.
    Lo stratagemma degli ex per mantenere i vantaggi
    Benefici non più a vita anche per gli ex presidenti di Montecitorio, dunque. Fini impone anche lì lo stop dopo "dieci anni dalla data di cessazione dalla carica di presidente". Ma con una postilla. "Per quanto riguarda la situazione degli attuali ex presidenti, le predette attribuzioni sono riconosciute per un periodo di dieci anni a decorrere dall'inizio della prossima legislatura" ovvero dal 2013: "A condizione che gli stessi continuino ad esercitare il mandato nella presente legislatura o abbiano esercitato l'ultimo mandato parlamentare nella precedente". È l'escamotage che consente di mantenere fino al 2023 i benefit a Violante (dieci anni scaduti nel 2011), Casini (scadranno nel 2016) e Bertinotti (nel 2018). Per gli "ex" un ufficio con 4 addetti, auto quando occorre e plafond di ticket aerei.  
    Duemila fogli al mese ma anche 10 dvd e 20 cd
    La polemica esplosa ieri a Montecitorio svela consuetudini finora sconosciute ai più. Una volta al mese il commesso bussa alla porta di ogni deputato e consegna con ragionieristica puntualità duemila fogli di carta intestata "Camera" (con relativa busta). Dunque 24 mila in un anno. Ma vengono consegnate anche sei gomme ogni tre mesi (tre da biro, tre da matita), ovvero una ogni 15 giorni. E poi 10 dvd e 20 cd quali supporti per la trasmissione di materiale informatico. Ma la dotazione per agevolare l'attività parlamentare degli onorevoli comprende anche mille fogli di carta bianca l'anno ad uso fotocopie. Questa e tante altre voci fanno lievitare a un milione di euro tondo, per il 2012, la spesa annua per "Carta, cancelleria e materiali di consumo d'ufficio".   Un chilo di coccoina all'anno per ogni deputato
    "Ma vi pare che ognuno di noi debba avere ancora in dotazione un chilo e mezzo di colla all'anno? Che ce ne facciamo della colla liquida?" È il pidiellino Gregorio Fontana ad aprire il dossier delle spese non tanto inutili quanto "anacronistiche" che ancora lievitano nel palazzo. E il chilo o litro di colla liquida l'anno che i commessi consegnano agli onorevoli è solo uno degli esempi più eclatanti, in pieno 2012 quando l'uso della carta - viene fatto notare in Ufficio di presidenza - dovrebbe essere ridotto al minimo a beneficio del web. "Io e la mia segreteria l'accatastiamo, mai utilizzata" rincara Pippo Fallica (Grande Sud). Di contro, denuncia Fontana, "Non ci sono postazioni wi-fi, che ormai esistono pure a Villa Borghese, e i telefonini spesso sono schermati".   Spesi 150mila euro per le opere d'arte
    Nel 2012 la Camera spenderà 370 mila euro per "conferenze, manifestazioni e mostre". Una spesa alla quale va sommata quella da 150 mila euro l'anno per "opere d'arte" da mantenere o, meno che in passato, da acquistare. Tutte uscite che, denunciano Gregorio Fontana, Pippo Fallica e Antonio Leone in Ufficio di presidenza, "sono del tutto fuori dal core business della Camera dei deputati: se ormai tagli bisogna operare, allora lo si faccia cominciando da ciò che esula dall'attività parlamentare in senso stretto". Sebbene, fanno notare dalla Presidenza, spese per conferenze e mostre sono ridotte rispetto agli anni passati. Come pure quelle per l'acquisto (ormai quasi nullo) di opere d'arte, si tratta però di mantenere e conservare le tante di cui comunque il Palazzo dispone. 
    Seicentomila euro per i francobolli
    Nell'era del web 2.0 e dei social network, in cui tutto viaggia quanto meno via mail, adesso anche per posta elettronica certificata, succede che a Montecitorio anche per questo 2012 600 mila euro per le "spese postali". Ovvero, per inviare documenti da questo ramo del Parlamento ad altre amministrazioni dello Stato. Ma scorrendo le voci "anacronistiche" finite ieri sotto i riflettori dell'Ufficio di presidenza, ci si imbatte anche nei 50 mila euro per "spedizioni". Se è per questo, il questore Antonio Mazzocchi ha aperto il caso "defibrillatori". Ne sono stati piazzati a Montecitorio, a Palazzo Marini e a San Macuto. "Ma può utilizzarlo solo il personale medico che ha sede alla Camera: con rischio che quando serve altrove nessuno potrà mettere in funzione le macchine".    Per la stampa degli atti 7 milioni 150mila euro
    Dai deputati che ieri hanno puntato l'indice contro le spese ormai da archiviare, viene additato come il vero "bubbone". Anche se ogni documento è ormai reperibile sul sito della Camera, qualsiasi atto parlamentare, ordine del giorno, emendamento, ddl, interrogazione o interpellanza viene stampato su carta. Risultato (sul piano finanziario): i 7 milioni 150 mila euro che verranno spesi quest'anno per i "servizi di stampa degli atti parlamentari". Da sommare al milione 210 mila euro l'anno per l'analogo capitolo dei "servizi vari di stampa". Il risultato sotto il profilo ambientale, in termini di spreco di carta, lo si può intuire - fa notare il deputato Fallica - "osservando gli enormi carrelli con i quali i commessi trasportano quintali di documenti". 

    (Carmelo Lopapa)

    Taglio dei parlamentari? Occhio al trucco

    Taglio dei parlamentari? Occhio al trucco

    Il governo annuncia che taglierà il numero dei parlamentari: si parla di dimezzarli. A prima vista sembrerebe una decisione sensata, che tutti condividiamo. Ma, a parte che la cosa di per sé non inciderà più di tanto sugli sprechi e i privilegi, poiché anche se minori di numero, i deputati italiani continueranno lo stesso a godere dei loro costosi e smisurati vantaggi. Il punto è che il "dimezzamento" dei parlamentari è una misura a doppio taglio. Un trucco. Vediamo perché, perlomeno per un paio di ragioni, questo potrebbe rivelarsi un provvedimento-truffa.
    Primo motivo: la riduzione è parte integrante del programma della loggia P2, i cui obiettivi, come si sa, vanno tutti nella direzione di un forte ridimensinamento della struttura democratica del paese, attraverso il controllo delle tv, il bavaglio all'informazione, limiti all'azione penale, rafforzamento del potere del governo e indebolimento di quello delle camere.
    Secondo: la riduzione del numero dei parlamentari non serve ad altro che a centralizzare il potere politico nella mano di sempre meno persone. A rendere il potere dei ministri proporzionalmente più forte rispetto all'assemblea parlamentare, a rendere più facilmente gestibile la stessa, facilitando la "compravendita" in vista di manovre e/o voti di fiducia. A rendere ancora più minoritaria la voce di partiti dissidenti, dai due grandi schieramenti di casta pd/pdllisti.
    Ecco perché questa è una misura  populista che non convince.
    Per combattere la casta bisognerebbe fare altro: ridurre gli stipendi, i vitalizi, i vari benefit di senatori e deputati, il numero delle auto blu, gli stipendi dei dipendenti di Camera e Senato, le spese elefantiache dei vari uffici e presidenze e commissioni, gli sprechi innumerevoli che scopriamo ogni giorno. Stando ben attenti ai trucchi che la casta usa per ingannarci e proteggere in realtà sé stessa.

    EDITORIA: DAL GIORNALAIO AL WEB, NASCE l’EDICOLA ON LINE. ACCORDO TRA IL SOLE 24 ORE, il GRUPPO ESPRESSO, la MONDADORI E la RCS


    EDITORIA: DAL GIORNALAIO
    AL WEB, NASCE l’EDICOLA
    ON LINE. ACCORDO TRA
    IL SOLE 24 ORE,
    il GRUPPO ESPRESSO,
    la MONDADORI E la RCS

    Roma, 30 marzi 2012. Nasce Edicola Italiana, per comprare in un unico luogo on line e in formato digitale quotidiani e periodici. Il Sole 24 Ore, L'Espresso, Mondadori e RCS hanno definito con una lettera d'intenti la costituzione di un Consorzio per la realizzazione dell'edicola, che, al momento della partenza, sarà aperta a tutti gli editori. L'edicola - si legge in una nota dei quattro gruppi editoriali - «consentirà agli utenti/lettori di acquistare semplicemente, in un unico luogo online e in formato digitale, i prodotti giornalistici preferiti, esattamente come avviene ogni giorno con quotidiani e periodici cartacei in tutte le edicole italiane». «Il Consorzio, al momento della partenza, sarà aperto a tutti gli editori che vorranno farne parte - prosegue la nota -. L'obiettivo principale dell'iniziativa è infatti realizzare un'operazione di sistema: un'iniziativa capace di affiancarsi ai sistemi distributivi dei player globali e diventare punto di riferimento degli editori di prodotti editoriali digitali a pagamento in lingua italiana, creata per offrire al pubblico un'esperienza semplice ed uniforme nella scelta, nell'acquisto e nella fruizione». Grazie all'adozione di tecnologie multipiattaforma, l'utente potrà accedere ad Edicola Italiana da qualsiasi tablet, personal computer o dispositivo mobile delle ultime generazioni (smartphone) e trovare esposti sugli «scaffali digitali» i giornali e gli altri prodotti di tutti gli editori consorziati. Gli editori che ancora non hanno una versione digitale dei propri quotidiani o periodici potranno, se lo desiderano, utilizzare lo «sfogliatore» che verrà messo a disposizione dal Consorzio. L'Edicola Italiana - conclude la nota - «assicurerà agli utenti la semplicità di fruizione e agli editori una piena trasparenza di rapporto con i propri clienti nonchè il controllo delle proprie politiche commerciali, a partire dalla piena libertà nella definizione dei prezzi. Il Consorzio affiderà la gestione operativa del servizio ad un partner tecnologico e commerciale indipendente».(ANSA).

    "Giornalisti in ... galera” Voci di Dentro, la rivista scritta dai detenuti di Chieti, Vasto, Pescara e Lanciano

    "Giornalisti in ... galera”
    Voci di Dentro, la rivista
    scritta dai detenuti di Chieti,
    Vasto, Pescara e Lanciano


    Al lavoro quattro redazioni “dentro” (con oltre 50 detenuti-redattori) e una esterna (con cinque detenuti per i quali il magistrato di sorveglianza ha autorizzato l’uscita limitatamente di giorno dal lunedì al venerdì). Insieme confezionano un fascicolo di 40 pagine, a colori, che esce ormai da 5 anni, 3-4 mila copie a numero. Tutto grazie alla Onlus Voci di dentro

    Sono quattro amici, se ne stanno seduti intorno a una tavolino al Gran Caffè Vittoria a Chieti dove stanno pranzando accanto a impiegati di banca, funzionari della prefettura o della questura, dipendenti comunali. Si chiamano Cristian, Nicola, Daniele e Osman, e sono quattro detenuti, due di Chieti e due di Pescara. Detenuti speciali perché sono anche “giornalisti” di Voci di dentro ai quali è stato concessa una sorta di semi-libertà per motivi di studio. Grazie alla onlus Voci di Dentro, trenta soci, vicepresidente Silvia Civitarese Matteucci.

    Il progetto parte da lontano: da oltre cinque anni, infatti, nelle case circondariali di Chieti, Pescara, Vasto e Lanciano una cinquantina di detenuti scrivono su una rivista regolarmente registrata in tribunale, direttore responsabile Francesco Lo Piccolo, ex giornalista del Messaggero. La rivista, edita da una associazione di volontariato, si chiama Voci di dentro, tre-quattro numeri all’anno, 32-40 pagine, a colori, carta patinata, 3-4 mila copie, ma sfogliabile anche on line.

     I testi che appaiono sulla rivista affrontano argomenti di cultura, attualità, cronaca, e sono corredati dalle foto degli autori (come qualunque altro editorialista). Per ogni numero che contiene mediamente 30-50 articoli e/o commenti vengono raccolti anche 500 testi, tutti successivamente vengono selezionati con cura, raggruppati per argomenti e infine vengono scelti quelli più rappresentativi. Alla fine del lavoro (senza alcuna manipolazione o modifica dei testi, ma solo una piccola correzione, se è il caso, nella sintassi e nei verbi) ecco il prodotto terminato. Ma è solo la prima parte: il resto ovvero l’impaginazione viene fatta fuori dai detenuti grafici e giornalisti che hanno ottenuto l’accesso ai corsi di informatica e giornalismo sempre organizzati da Voci di dentro Onlus e che escono dal carcere durante la giornata in regime di “lavoro esterno”. Cristian, Nicola, Daniele e Osman sono i primi quattro, e da un mese e mezzo al gruppo si è anche aggiunto un detenuto agli arresti domiciliari. Dunque cinque detenuti-giornalisti che usufruiscono di questa opportunità e che operano nella sede dell’Associazione a Chieti in via De Horatiis. 

    La rivista, inviata in abbonamento gratuitamente in tutta Italia, viene anche distribuita sui pullman Pescara-L'Aquila-Roma per far conoscere e far riflettere, e per mostrare al mondo di fuori non il carcerato ma l'uomo. L'altro che non è il solito stereotipo con tatuaggi, duro e cattivo, ma una persona con famiglia, figli, padri. Persona in carne ed ossa che si ri-mette in gioco. Dice il direttore della rivista Francesco Lo Piccolo: “In carcere ci sono persone che hanno molto da dire, basta aiutarli ad esprimersi; la scrittura, quella che nasce da dentro, è una scrittura che vola alto e che ha un doppio scopo: aiuta a conoscersi, e dunque automaticamente rieduca, e fa conoscere. E sa dare emozioni anche forti. Un esempio? La pittrice italo-americana Mila Hajjar Tapperi che si trovava in Italia in vacanza, ha trovato in pullman la rivista, se l'è portata in America, l'ha letta in volo, ha fatto un quadro utilizzando la copertina della rivista e in una lettera inviata alla redazione ha scritto così: Le  vostre voci le ho assorbite, ora fanno parte di me, e arrivano lontano, oltrepassano l'oceano e camminano senza fermarsi, parleranno nelle mie mostre a Miami e New York”.

    Conclude Lo Piccolo:  “Al gruppo che segue i corsi di scrittura che teniamo nelle quattro carceri di Chieti, Pescara, Vasto e Lanciano dico di scrivere “a occhi chiusi”, facendo uscire il pensiero nel modo più genuino, senza filtri o mediazioni. Questo perché credo che non occorrano grandi maestri: la vita stessa è una grande maestra, basta raccontarla. E vi assicuro che loro, le persone ristrette, spesso persone che provengono da situazioni di grande degrado, di cose da raccontare ne hanno davvero tante”.

    Due e mezza, la pausa pranzo è finita, Cristian, Nicola, Daniele e Osman sono già al lavoro: “Stiamo preparando la prima pagina del numero 17 - spiegano Cristian e Daniele - usiamo fotoshop e Indesin. A maggio il nuovo numero sarà in stampa”.

    Link:

         l’ultimo numero della rivista: http://en.calameo.com/read/000342154bbcb2e900307)






         Il quadro della pittrice esposto a new york che ha utilizzato la copertina della rivista n° 12 :




         altre informazioni su www.vocididentro.it o su chi siamo



    Gabriella Carlucci vs. Le Iene. Ma la condannata è lei

    Gabriella Carlucci vs. Le Iene. Ma la condannata è lei

    Gabriella Carlucci annuncia querela. Contro un servizio che ancora non c'è. La deputata Udc, e sindaco del comune pugliese di Margherita di Savoia, ex berlusconiana di ferro, passata con perfetto tempismo a nuovo partito dopo il crack politico del Cavaliere, ha dichiarato che tirerà in ballo gli avvocati, per un servizio televisivo che andrà in onda stasera a Le Iene (nel servizio, si vede la Carlucci che prende per i capelli l'inviato della trasmissione). Inaugurando così la stagione della "querela preventiva". Ma il fatto è che alle Iene non è che raccontino (sempre) balle. Semplicemente, stavolta prendono atto di una sentenza, che ha condannato la Carlucci a risarcire un suo assistente parlamentare, pagato in nero per anni (e noi ne sappiamo qualcosa di queste brutte vicende, giusto?). C'è poco da arrabbiarsi, cara Gabriella. Le sentenze sono pubbliche, il fattaccio è compiuto, e le Iene lo grideranno in tivù. Auguri.    

    Rassegna stampa, I quotidiani del 31/03/2012




    I quotidiani del 31/03/2012 

     

    venerdì 30 marzo 2012

    La nuova legge elettorale? Peggio del porcellum

    La nuova legge elettorale? Peggio del porcellum

    La Casta non molla. Mai. E figuriamoci se lo fa con le regole base della democrazia. Con la legge elettorale. Il nuovo accordo, fimato da ABC, Alfano Bersani Casini, che dovrebbe riformare il "Porcellum", è il peggio che ci si potesse aspettare. Analizziamone alcuni  punti fondamentali. Uno: le preferenze. Occorreva tornare a un sistema che garantisse la libera scelta dei rappresnetanti da parte dell'elettore. Ma nella bozza della nuova riforma, non c'è traccia di tutto ciò. I candidati verranno scelti comunque dalle segreterie di partito. Parlano di preferenze, ma è una menzogna: saranno i capipartito a decidere chi entra in lista e chi no. Secondo: la quota proporzionale. Fissando lo sbarramento al 5%, si garantisce l'ingresso in Parlamento soltanto alle forze politiche maggiori, cioè ai partiti più grandi. Dunque, c'è un deficit di rappresentanza democratica evidente per le aggregazioni politiche minori, i cui voti verrano spalmati sulle liste che otterranno il quorum. Terzo: la coalizione. E' il punto peggiore. A differenza della legge attuale, non ci sarà più l'obbligo di indicare prima la coalizione. Le alleanze si faranno dopo, in Parlamento. Questo vuol dire che ogni partito potrà liberamente allearsi con chi vuole, senza alcun rispetto delle indicazioni degli elettori, dell'area politica di appartenenza, del programma. Sarà una pura e semplice spartizione di potere. L'unica cosa di cui la Casta è veramente e assolutamente capace.  

    Gli stenografi più ricchi del mondo

    Gli stenografi più ricchi del mondo

    Mantenere la Camera dei deputati costa. Per l'esattezza, costa a ogni cittadino 27,15 euro all'anno. Molto di più che in Francia e in Germania, ad esempio, dove siamo assai al di sotto del livello italiano: rispettivamente, 8,11 e 7,80 euro. Questo, direte voi, si sa. Gli onorevoli italiani sono una macchina mangia-soldi. Già. Ma il peggio è venire a sapere che anche i dipendenti delle nostre istituzioni accumulano in un anno stipendi d'oro che fanno letteralmente impressione. Ecco alcuni dati. Assistente parlamentare al Senato, qualifica che comprende anche il barbiere e i commessi: si entra con uno stipendio base lordo di 38.059 euro e a fine carriera si arriva a 159.729 euro, con scatti biennali del 15%. Cifre incredibili, se si pensa ai guadagni medi di un cittadino normale. Ancora, il segretario parlamentare: 56.776 euro, che diventano, a un passo dalla pensione, 255.549 euro. E' un lavoro impegnativo, si potrebbe obiettare. Che richiede studi e competenze complesse. D'accordo. E lo stenografo allora? Stipendio base 67.399 euro, che lievita fino alla cifra assurda di 287.422 euro. Più del Presidente della Repubblica, fermo, povero lui, a 239.000 euro. Come è possibile? Dove sono i tagli promessi? Perché non si interviene? Quando verranno eliminate, una volte per tutte, queste clamorose e insostenibili disparità di trattamento economico?

    Se i consiglieri regionali prendono 82 euro al minuto

    Se i consiglieri regionali prendono 82 euro al minuto

    Dalla Sicilia al Piemonte. Dalla Campania al Trentino-Alto Adige, alla Sardegna, al Veneto. La radiografia dell'attività dei consiglieri regionali nei primi tre mesi dell'anno ci consegna dei risultati indegni. Vergognosi. Sembra di vederla al microscopio, la Casta, mentre divora i soldi pubblici con vorace rapidità. Senza lasciarne una sola briciola. No, non è un bel vedere. Ma è così che stanno le cose. Qualche esempio. In Campania i consiglieri sono 61. In questi tre mesi si sono riuniti 5 volte, per un totale di 9 ore di lavoro. Retribuzione lorda mensile: 15.448 euro. Dunque, i nostri rappresentanti regionali hanno guadagnato la bellezza di 82 euro al minuto! 4.911 euro all'ora! E per cosa? Qualche chiacchiera e molti sbadigli? Per aver discusso e approvato un paio di leggine? Non va meglio nel ricco e sobrio e laborioso Trentino. I 70 consiglieri si sono visti quattro volte, una sola legge approvata, 13.605 euro a testa al mese. Non male. Sono a posto anche i 60 consiglieri del Piemonte: 11.355 euro (più attivi) per 11 appuntamenti in Regione, a fronte di una media nazionale di cinque incontri. Quelli cui, più o meno, hanno partecipato i 70 consiglieri pugliesi e i 90 (!) siciliani, 16.334 euro ai primi, 20.730 ai secondi. Cifre impietose, indecenti, se consideriamo la crisi drammatica in cui si dibattono gli Italiani. Numeri che fanno indignare e imbestialire. Ma anche resoconto dettagliato e oggettivo dei privilegi insostenibili di cui gode la Casta nostrana.     

    Contestano il viceministro del Lavoro. Ma lui non si presenta

    Contestano il viceministro del Lavoro. Ma lui non si presenta

    Doveva partecipare a un convegno alla Facoltà di Scienze della Formazione dell'università di Roma Tre. Ma quando ha saputo che un gruppo di studenti e precari lo avrebbe contestato, il viceministro del Lavoro Michel Martone ha pensato bene di darsela a gambe. Eh sì, non se la sentiva, il neonominato della Casta, di confrontarsi con persone autentiche, che diversamente da lui non hanno avuto la strada spianata verso agio e ricchezza. Il viceministro, figlio di un potente avvocato generale in Cassazione, ultraraccomandato che a meno di 30 anni era già professore universitario e consulente di Sacconi e Brunetta, salì alla ribalta delle cronache per aver dato degli "sfigati" ai giovani che si laureavano dopo i 28 anni. Privilegiato per nascita, e ora inserito chissà come nella squadra di governo dei professori, il viceministro ha dimostrato di essere poco incline al confronto. Ma è facile immaginare che abbia dato forfait per una ragione molto semplice: non avrebbe saputo cosa rispondere. Gli studenti hanno comunque inscenato la protesta, leggendo un intervento che, tra l'altro, diceva: "Non siamo tutti Martone e non siamo tutti raccomandati, anzi spesso fatichiamo per riuscire a studiare e per pagare l'università, gli affitti, e vivere ogni giorno in una grande metropoli come Roma dobbiamo lavorare in nero e mal pagati". Cosa avrebbe mai potuto replicare, un "fighetto" come Michel Martone, a queste parole?     

    Siccità: dalla Toscana al resto del mondo


    Siccità: dalla Toscana al resto del mondo

    Fa il giro della Rete la notizia che in Toscana gli agricoltori siano ad appena 15 giorni dal tracollo. Un inverno così secco, una primavera così calda, sono le premesse per un disastro senza precedenti.
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    Fa il giro della Rete la notizia che in Toscana gli agricoltori siano ad appena 15 giorni dal tracollo. Un inverno così secco, una primavera così calda, sono le premesse per un disastro senza precedenti: perdita del 40% dei raccolti, e non dimentichiamo che la Toscana produce 4,5 milioni di quintali di grano.
    Ma quel che accade in Toscana sta accadendo ovunque. Secondo l'ONU il mondo avrà bisogno del 30% in più di acqua dolce entro il 2030, e nessuno la scampa. Ecco come se la stanno cavando alcuni coinquilini del pianeta:
    India. Il 75% delle acque dolci superficiali sono contaminate ed inquinate. In India, è più facile avere accesso ad un cellulare che a un gabinetto.
    Arabia Saudita. Ha rinunciato a tentare di coltivare grano, e dipenderà al 100% dalle importazioni entro il 2016.
    Cina. Ogni anno nelle zone del nord il livello dei laghi diminuisce di un metro, e il deserto aumenta di un'area pari alla provincia di Firenze. L'80% dei fiumi è talmente inquinato da non riuscire più a sostenere alcuna forma di vita acquatica. La sete arriverà anche a Pechino.
    Africa. Si calcola che tutte le donne dell'Africa, ogni giorno, percorrano 32 volte l'equivalente della distanza tra Terra e Luna solo per procurarsi l'acqua.
    USA. La Ogalalla Acquifer, falda importantissima, è stata praticamente svuotata. La media della sua profondità è appena un quarto di quella che era qualche decennio fa. Lo stesso accade per il lago Mead, di cui si parlò qui. Nelle zone del sud degli States, si cominciano a verificare tempeste di polvere e sabbia. Si prevede che le bollette dell'acqua dei cittadini triplicheranno nei prossimi 25 anni. Anche in USA, infine, circa il 40% di fiumi e laghi sono così inquinati da non poter sostenere più forme di vita.
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