lunedì 30 aprile 2012

Istat: carrello spesa record Inflazione stabile, benzina a +20,8%

CRISI

Istat: carrello spesa record
Inflazione stabile, benzina a +20,8%

I prezzi dei prodotti acquistati con maggiore frequenza ha un valore più alto del tasso d'inflazione. La disoccupazione ha raggiunto il 9,7 %, il tasso più alto dal 2001. "Ma si aggiungono 250 mila lavoratori in Cig". L'Ilo: "La pressione fiscale rischia di aumentare la recessione"

ROMA - Ad aprile il rincaro annuo del cosiddetto carrello della spesa, cioè i prezzi dei prodotti acquistati con maggiore frequenza (dal cibo ai carburanti), è del 4,7% un valore, superiore al tasso d'inflazione (3,3%), che risulta il più alto da settembre 2008. Lo rileva l'Istat nelle stime preliminari.

La reazione dei consumatori.
"Tradotto in termini di costo della vita, significa che una famiglia di tre persone spenderà, per fare la spesa di tutti i giorni, 635 euro in più su base annua, mentre per una famiglia di quattro persone la stangata sarà di 686 euro all'anno". E' quanto calcola il Codacons. "E' evidente che aumentare ad ottobre l'Iva significherebbe una ulteriore spinta sui prezzi già alle stelle", aggiunge. Secondo il Codacons, infatti, "l'effetto sull'inflazione sarebbe variabile tra l'1,32% e l'1,74%, a seconda che scattino anche gli arrotondamenti e le speculazioni".

Inflazione zona euro. Secondo Eurostat, l'inflazione nella zona euro dovrebbe segnare un lieve calo al 2,6% mese di aprile rispetto al 2,7% di marzo.

Carburanti. Sempre nel mese di aprile il prezzo della benzina aumenta su base annua del 20,8%, in forte accelerazione rispetto al 18,6% di marzo, mentre su base mensile sale del 3,1%. L'Istat aggiunge che il rialzo tendenziale è il più alto almeno dal gennaio del 1996. Il tasso d'inflazione annuo ad aprile resta invece stabile al 3,3%, lo stesso valore già registrato sia a marzo che a febbraio. Su base mensile i prezzi sono aumentati dello 0,5%. L'istituto di statistica rileva anche un rincaro congiunturale marcato si registra per il prezzo del Gpl (+4,4%), il cui tasso di variazione tendenziale accelera ulteriormente e sale al 12,5% (dal 7,7% di marzo). Infine, il prezzo del gasolio per riscaldamento aumenta dello 0,3% sul mese precedente e del 10,1% su quello corrispondente del 2011 (era +11,7% a marzo).

Gas e energia elettrica
. Ad aprile l'Istat segnala per i beni energetici, con riferimento al comparto regolamentato, un aumento congiunturale dovuto principalmente al rialzo del prezzo dell'energia elettrica (+3,6%), il cui tasso di crescita tendenziale tuttavia scende al 10,9% (dall'11,2% di marzo). In aumento risulta, sottolinea l'Istituto nelle stime preliminari, anche il prezzo del gas (+1,5%), che cresce su base annua del 15,1% (era +15,6% a marzo 2012). D'altra parte ad aprile è scattata la prima tranche di incrementi, decisi dall'Autorità per l'energia, sulle bollette di gas e luce.

Disoccupazione in Italia. E la disoccupazione in Italia nel quarto trimestre 2011 ha raggiunto il 9,7%, il tasso più alto dal 2001 ma "il tasso reale potrebbe risultare superiore poichè ai quasi 2,1 milioni di disoccupati si aggiungono 250.000 lavoratori in cig". Lo afferma l'Ilo, l'Agenzia internazionale delle Nazioni Unite sul Lavoro nella sua scheda sull'Italia, definendo "allarmante" il livello dei Neet. La disoccupazione giovanile sale al 32,6%, più che raddoppiata dall'inizio del 2008, mentre i disoccupati di lunga durata rappresentano il 51,1% dei disoccupati totali. I lavoratori che non cercano più lavoro hanno raggiunto il 5% del totale e i Neet e cioè i giovani che non studiano, non lavorano e non frequentano corsi di formazione, hanno raggiunto la cifra allarmante di 1,5 milioni. Dall'inizio della crisi l'occupazione a tempo parziale e determinato è cresciuta fino ad arrivare rispettivamente al 15,2% e al 13,4% del totale, mentre il 50% del lavoro a tempo parziale e il 68% di quello a tempo determinato non è frutto di una scelta dei lavoratori.

Disoccupazione mondiale. L'Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo) prevede che nel 2012 la disoccupazione nel mondo raggiungerà le 202 milioni di unità, a causa dei contraccolpi delle misure di austerità messe in atto in diversi Paesi. Secondo l'agenzia delle Nazioni unite la disoccupazione mondiale raggiungerà il 6,3% nel 2013 e i giovani fra i 15 e i 24 anni saranno i più colpiti. L'Ilo ha pubblicato oggi il dato secondo cui fra il 2008 e il 2009 la crisi economica globale ha fatto perdere 50 milioni di posti di lavoro.

Tasse e recessione. Le misure di austerità, sottolinea ancora l'Ilo. "rischiano di alimentare ulteriormente il ciclo di recessione e di rinviare ancora l'inizio della ripresa economica e il risanamento fiscale.  La pressione delle tasse per ridurre il deficit che dovrebbe raggiungere il 45% nel 2012".

Investimenti imprese. E sono in calo gli investimenti delle imprese europee: nell'ultimo trimestre del 2011, secondo i dati diffusi oggi da Eurostat, il tasso è ammontato al 20,7% nell'Eurozona (21% nel terzo trimestre) e al 20,2% nell'Ue a 27 paesi (era 20,6% nel trimestre precedente); quanto alla quota dei profitti, è scesa nella zona Euro a 38,1% (era 38,4% nel periodo precedente) per effetto dell'aumento del costo del lavoro (+0,4%) a fronte di una lieve diminuzione del valore aggiunto (-0,1%). Gli investimenti sono scesi in maniera più marcata (-1,7%) rispetto al valore aggiunto (-0,1%). Stabile, dopo due anni di aumenti, il volume totale delle scorte.

Risparmio e reddito. Aumenta invece il tasso di risparmio delle famiglie dell'Ue, mentre continuano a scendere i redditi e gli investimenti rimangono stabili: è la fotografia scattata da Eurostat nel quarto trimestre 2011, che conferma in parte l'andamento del trimestre precedente. Negli ultimi tre mesi 2011 nella Ue-17 il reddito a disposizione delle famiglie - in termini reali - è sceso dello 0,4% dopo un -0,3% nel terzo trimestre. Allo stesso tempo, il tasso di risparmio è passato dall'11,2% all'11,8% nei 27 e dal 13,5% al 13,7% nei 17.

Prestiti a privati. I prestiti al settore privato nell'eurozona sono aumentati appena dello 0,6% annuo a marzo, rallentando dal +0,8% di febbraio, nonostante gli oltre 1000 miliardi di euro prestati dalla Bce alle banche dell'area della moneta unica. Lo comunica la stessa Eurotower.

Scatenare i giovani!

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di Fabio Marcelli |  
Ci sono ogni giorno episodi che confermano la natura fortemente di classe del governo Monti, espressione piena delle classi dominanti del nostro Paese. Uno di questi, denunciato oggi dal Fatto, è il rifiuto di stipulare un accordo con la Svizzera che permetterebbe di mettere le mani su 150 miliardi di euro di evasione fiscale. Ma questo governo non vuole. Perché? Per rispondere a questa domanda bisognerebbe sapere esattamente i nomi e cognomi di tali evasori. E probabilmente ci sarebbero delle sorprese. Ma neanche tante, perchè è evidente che sarebbero tutti esponenti di quella borghesia italiana nella sua grande maggioranza infedele e, come dicono in America Latina, vendepatria, di cui questo governo è il portabandiera ufficiale.
Nel frattempo la crisi continua, la gente continua a suicidarsi, piccoli imprenditori, pensionati e lavoratori che non ce la fanno più. E un’intera generazione non farà, nella sua gran parte, l’esperienza del lavoro, se non in forme precarie, servili e dequalificate.
Questa è probabilmente la cosa peggiore. Infatti la Repubblica fondata sul lavoro, senza lavoro è destinata a morire. Cosa che già sta avvenendo, esecutore testamentario il lugubre Monti con l’appoggio della peggiore classe politica che abbia avuto l’Italia nel corso della sua storia, fatta eccezione forse solo per la Repubblica di Salò.
Eppure, nonostante le litanie dei finti penitenti che ci continuano a ripetere che non ci sono più soldi,  le risorse ci sono. I capitali illecitamente parcheggiati in Svizzera che Monti non vuole riprendersi sono solo una delle molte possibilità. Ci sono poi i capitali inutilizzati della Cassa Depositi e Prestiti, i proventi di imposte patrimoniali e sui redditi più alti che vanno assolutamente istituite al più presto, i fondi europei che perfino il mefitico duo Monti-Merkel si starebbe finalmente decidono a sbloccare, ecc.
Né ovviamente  mancano le occasioni di lavoro. Proviamo ad elencarne qualcuna, sulla scorta delle proposte formulate domenica a Firenze da  Luciano Gallino, all’assemblea fondatrice del soggetto politico nuovo che è stato denominato ALBA (Alleanza lavoro beni comuni e ambiente – una sigla che di buon auspicio anche perché riprende quello dell’Alleanza bolivariana per l’America Latina formata da Cuba, Venezuela, Bolivia, Ecuador ed altri Stati):
1. Anagrafe dei patrimoni esistenti.
2. Messa in sicurezza delle scuole.
3. Messa in sicurezza degli ospedali.
4. Messa in sicurezza del territorio.
5. Valorizzazione e utilizzo del patrimonio edilizio sfitto.
6. Valorizzazione del patrimonio culturale.
7. Istituzione di strutture locali responsabili per la sicurezza dei più deboli e la solidarietà nei loro confronti.
Sono solo alcune delle proposte che sarebbe possibile fare per dare lavoro ai giovani e al tempo stesso salvare il nostro Paese dalla catastrofe nella quale prima Berlusconi e poi Monti lo stanno facendo rovinare. Ma ci vuole uno sforzo di mobilitazione senza precedenti e sopratutto la consapevolezza che non tutti saranno d’accordo. Ci sarà infatti sempre una parte, numericamente irrilevante ma politicamente, economicamente e socialmente potente che si opporrà fino alla morte alla trasformazione dell’Italia in un Paese equo, sostenibile e solidale. Ecco, questi li manderemmo volentieri a svernare alle Antille o da qualche altra parte. E potrebbe essere l’ottava iniziativa. Quella decisiva.
Se è vero che per rispondere alla crisi Keynes propose di far scavare e riempire buche, e fu il New Deal di Franklin Delano Roosevelt,  in Italia ci troviamo di fronte alla possibilità di rilanciare l’economia alimentando la domanda e migliorando nettamente la situazione per noi e per le generazioni future. Solo il miope egoismo di una borghesia gretta e ignorante e dei suoi sciocchissimi e ignorantissimi servi politicanti ci impedisce di raggiungere quest’obiettivo. Togliamoli di mezzo! Vogliamo almeno un milione di posti di lavoro pubblici per salvare davvero il nostro Paese. L’Italia si sottragga alla schiavitù della finanza indicando all’Europa e al mondo intero la strada da seguire!

Tagli alla spesa pubblica, partiti frenano Spunta ipotesi di un commissario esterno

Il ministro Giarda presenta in consiglio dei ministri le linee guida. Il nome di Enrico Bondi in pole position. Obiettivo: scongiurare l'aumento dell'Iva al 23% previsto per ottobre. Polemiche dei partiti
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Elementi per una revisione della spesa”, per dirla con il ministro Giarda. Spending review in inglese, cioè la revisione di ogni singolo capitolo di spesa del bilancio dello Stato. Più banalmente 3 o 4 miliardi di euro che il governo spera di andare a recuperare razionalizzando dove si può razionalizzare, accorpando dove si può accorpare, tagliando dove non si può fare altro. La prima parte del piano del ministro viene presentata oggi nel consiglio dei ministri. Obiettivi principali delle forbici: Interni, Giustizia, Difesa e Esteri. Tutto per scongiurare il temuto aumento dell’aliquota Iva dal 21 al 23% previsto per ottobre. I partiti frenano e chiedono "tagli selettivi" alla spesa pubblica. E si fa il nome del risanatore di Parmalat e Telecom come "commissario ai tagli"

Lega, da Stiffoni prelievi "sospetti" sul conto rimborsi del Senato

IL POTERE TENDE A CORROMPERE
E IL POTERE ASSOLUTO 
CORROMPE ASSOLUTAMENTE

L'INCHIESTA

Lega, da Stiffoni prelievi "sospetti"
sul conto rimborsi del Senato

Prelievi in contanti e assegni circolari per almeno 3 milioni di euro sulle somme messe a disposizione dallo Stato per i parlamentari del gruppo tra il 2010 e il 2011. L'indagine del procura di Milano dopo la segnalazione della Banca d'Italia. Non si esclude il reato di peculato per il senatore, che si è già autosospeso

ROMA - Il senatore Piergiorgio Stiffoni, autosospesosi nei giorni scorsi 1dal gruppo parlamentare della Lega Nord, avrebbe utilizzato un conto che serve di norma per rimborsare le spese dei senatori, per effettuare operazioni "sospette" come l'emissione di assegni circolari e una serie di prelievi in contanti.  Le operazioni "sospette" emergono dalle indagini dai pm di Milano sui fondi del Carroccio. Gli inquirenti valutano la posizione di Stiffoni e non è esclusa una eventuale contestazione di peculato, perché si tratta di soldi pubblici.

Al senatore Stiffoni, secondo quanto risulta dalle indagini dei pm di Milano, la Lega Nord aveva dato la delega ad operare sul conto, acceso presso la Bnl, su cui confluiscono soldi pubblici di pertinenza del Senato e che devono andare a coprire le spese dei senatori e in questo caso di quelli del gruppo del Carroccio.

Stiffoni avrebbe così gestito, tra il 2010 e il 2011, in modo 'sospetto' secondo le prime analisi degli investigatori, tra i 3 e i 4 milioni di euro di fondi pubblici. Stando alle indagini del procuratore aggiunto di Milano Alfredo Robledo e dei pm Paolo Filippini e Roberto Pellicano, Stiffoni avrebbe effettuato una serie di operazioni 'anomale' su quel conto, movimentando assegni e facendo prelievi. Operazioni sui cui ci sono state anche delle segnalazioni da parte dell'Uif di Bankitalia, ora agli atti della Procura.

Venerdì
scorso è stato sentito come teste dai pm il capogruppo al Senato della Lega, Federico Bricolo, il quale avrebbe in sostanza spiegato che lui non sapeva cosa facesse Stiffoni con i soldi del conto per i senatori del Carroccio, perchè il senatore aveva la delega ad operare e la fiducia del partito. Lo stesso Stiffoni era stato sentito a verbale una decina di giorni fa e gli inquirenti avevano, da quanto si è saputo, 'sospeso' l'audizione quando il senatore era caduto in contraddizioni, sostanzialmente 'avvicinandosi' alla posizione di possibile indagato. Ora la Procura sta vagliando per lui l'ipotesi del peculato, perchè si tratta di denaro che era destinato ad un gruppo parlamentare, che ha quindi funzione pubblica.

Intanto sull'inchiesta che coinvolge la Lega e sui suoi effetti sulle elezioni è arrivato il commento di Roberto Maroni. "Penso che quello che e' successo, dal caso Belsito e dintorni alle vistose calunnie su Finmeccanica, qualche effetto negativo lo porterà, è inevitabile, ma sono anche fiducioso che in questi giorni riusciremo a spiegare quello che è successo e a far capire ai cittadini che la Lega c'è, è forte e continua le sue battaglie sacrosante", ha detto Maroni.

Processo Ruby, tutte le intercettazioni

Michelle a Ruby: "Hai messo Nicole nella m..."!
10 / Audio La brasiliana che picchiò "Rubacuori"

"Quando Minetti disse: "Adesso non si gioca più" 9 / Audio Berlusconi stremato "Stanotte pazzie"

Michelle a Ruby: "Hai messo  Nicole nella m..."!      10 / Audio     La brasiliana che picchiò "Rubacuori"
 Nuove intercettazioni: entra in scena la Conceicao. E' stata lei a telefonare a Berlusconi (che si trovava a Parigi) per avvertirlo che la ragazza marocchina era in Questura. Adesso la chiama e l'accusa: "Hai fatto soffrire tutti....". Lei le risponde per le rime: "Fatti i c.. tuoi"di PIERO COLAPRICO e  MASSIMO RAZZI

Giornalisti minacciati. Le ultime notizie di Ossigeno per l'Informazione

LUNEDI' 30 aprile 2012

Dal 1 gennaio 2012 Ossigeno ha segnalato in Italia 60 intimidazioni e 147 giornalisti coinvolti. Nel 2011 le intimidazioni sono state 95 ed i giornalisti coinvolti 324 –Leggi i loro nomi, le loro storie, i loro articoli.

Trieste ricorda Anna Politkovskaja. Ragusa dimentica Giovanni Spampinato

 

Mafia. Pietro Grasso, desta allarme il numero crescente giornalisti minacciati

 

Memoria. Com'è difficile ricordare le vittime e parlarne senza offenderle

 

Milano. Fabrizio Corona prende a schiaffi cronista del Corriere che gli fa domande

 

Palermo. Giovedì 3 maggio la quinta giornata in memoria dei giornalisti uccisi

 

QUESTA SETTIMANA

LA CRISI ECONOMICA Imprenditori e disoccupati escalation di suicidi in due anni

LA CRISI ECONOMICA

Imprenditori e disoccupati
escalation di suicidi in due anni

A Napoli un agente immobiliare si è tolto la vita lanciandosi dall'ottavo piano. Aveva già tentato di uccidersi lunedì scorso. E' solo l'ultimo di una lunga serie di casi di persone gravate dai problemi economici che hanno compiuto gesti estremi

Imprenditori e disoccupati   escalation di suicidi in due anni
Due giorni fa era stato salvato dalla polizia, oggi Diego Peludo 1 di 52 anni ci ha riprovato ed è riuscito nel suo intento: l'imprenditore si è lanciato dall'ottavo piano della sua abitazione situata in via Cilea, nel centro del Vomero, quartiere collinare di Napoli. L'uomo è morto sotto gli occhi di centinaia di persone tra passanti ed automobilisti. E' solo l'ultimo di una lunga serie di casi di imprenditori e disoccupati, gravati dai problemi economici, che hanno compiuto gesti estremi. Ecco alcuni episodi più recenti.

22 APRILE: Un artigiano edile di Bosa, 52 anni, si suicida perchè dopo aver perso il lavoro non riusciva a mandare avanti la famiglia. L'uomo aveva chiesto aiuto anche al sindaco. I motivi del gesto lasciati in un messaggio: "Scusatemi, ma forse non è solo colpa mia".

13 APRILE 2012:
A Donnalucata, nel ragusano, un imprenditore agricolo in difficoltà a causa della crisi economica si suicida impiccandosi. L'uomo di 28 anni, titolare di impianti serricoli, lascia moglie e due figli. Il cadavere viene ritrovato dal padre, che avverte i carabinieri.

13 APRILE 2012: Un imprenditore, la cui azienda è in crisi, tenta di uccidersi sparandosi un colpo di fucile in piazza a Montecchio Maggiore (Vicenza).

12 APRILE 2012: Un agricoltore
di 53 anni si uccide ad Altivole, in provincia di Treviso, perchè non in grado di coprire una serie di debiti che gravavano sulle sue spalle. La crisi e un'annata di siccità, che avrebbe compromesso il raccolto, le cause del drammatico gesto.

9 APRILE 2012: Una donna di 32 anni disoccupata tenta il suicidio perchè non riusciva a trovare un lavoro in provincia di Asti.

5 APRILE 2012: Un artigiano edile cinquantatreenne viene trovato morto, impiccato, all'interno di una abitazione che stava ristrutturando, nel centro di Savona. Sono i colleghi a scoprire il corpo senza vita.

4 APRILE 2012: Un imprenditore di 59 anni si uccide sparandosi un colpo di fucile a Roma: ai familiari lascia una lettera in cui attribuisce il suo gesto ai problemi economici. Il 59enne era titolare di un'azienda in fallimento.

2 APRILE 2012: Un corniciao di Centocelle, a Roma, si uccide impiccandosi. L'uomo era schiacciato dai debiti.

29 MARZO: Un operaio edile marocchino di 27 anni si dà fuoco davanti al municipio di Verona. Il ragazzo, che non percepiva lo stipendio da 4 mesi, si cosparge il corpo di benzina dandosi fuoco alle gambe e alla testa durante un presidio di protesta a pochi metri dall'Arena, in piazza Bra. Provvidenziale l'intervento dei carabinieri della Compagnia di Verona che, impegnati nel servizio di ordine pubblico disposto in occasione del presidio, spengono le fiamme utilizzando un drappo dei manifestanti e i guanti in dotazione. L'uomo viene trasportato in ospedale.

28 MARZO 2012: Un muratore di 58 anni, nato in provincia di Caserta ma residente a Ozzano Emilia, si dà fuoco nella sua auto in via Nanni Costa, non lontano dall'Agenzia delle Entrate di Bologna. L'uomo viene ricoverato in prognosi riservata nel reparto di rianimazione del centro grandi ustionati di Parma: ha ustioni gravissime su tutto il corpo. All'interno dell'abitacolo vengono trovati una lettera indirizzata alla moglie e un'altra indirizzata all'Agenzia delle Entrate, in cui l'uomo spiega di aver sempre pagato le tasse e chiede di lasciare stare la propria consorte. Dopo alcuni giorni di agonia, l'uomo muore in ospedale.

27 MARZO 2012:
Un imbianchino di 49 anni si lancia dal balcone a Trani perchè da tempo non riusciva a trovare un posto di lavoro.

23 MARZO 2012: Un imprenditore di 44 anni si impicca con una corda legata a un carrello elevatore nel capannone dell'azienda di cui era socio. Succede a Cepagatti, nel pescarese. Il suo corpo viene trovato dai dipendenti. Il gesto dell'uomo sarebbe legato a motivi economici: sembra che la ditta avesse problemi finanziari.

21 MARZO 2012: A Crispiano, in provincia di Taranto, un uomo di 60 anni, disoccupato da due anni e invalido civile, a causa dello sconforto per le precarie condizioni economiche, si rinchiude nello sgabuzzino della propria abitazione e tenta il suicidio impiccandosi. La moglie, non vedendolo più in casa e notando la porta del ripostiglio chiusa a chiave, si preoccupa e telefona ai carabinieri e tra grida e lacrime chiede il loro aiuto. Grazie all'intervento dei carabinieri e del personale del 118 l'uomo viene salvato.

20 MARZO 2012: Un uomo di 53 anni, residente in provincia di Belluno, a Sospirolo, viene trovato senza vita, impiccato, in una baracca dietro alla sua abitazione. Da qualche tempo era in difficoltà economiche non riuscendo a incassare alcuni crediti. Il gesto estremo è maturato dopo che l'uomo è stato multato e si è visto sequestrare l'auto per guida senza patente.

15 MARZO 2012: Una donna di 37 anni tenta il suicidio per aver perso il lavoro in provincia di Lucca. La vittima ingerisce del liquido per sgorgare gli scarichi, un prodotto fortemente tossico, e finisce in ospedale.

9 MARZO 2012: Un commerciante di 60 anni, in provincia di Taranto, durante la notte si toglie la vita impiccandosi in contrada 'Ciaurro', nella Marina della cittadina jonica. La causa del gesto è da attribuirsi a problemi di natura economica.

9 MARZO 2012: Un falegname di 60 anni si toglie la vita a Noventa di Piave (Venezia) per motivazioni riconducibili a problemi di carattere sia economico che personale. L'uomo lascia una lettera prima di compiere il folle gesto con una corda recuperata in azienda.

27 FEBBRAIO 2012: A Verona un piccolo imprenditore edile, dicendo di vantare crediti con vari clienti per circa 34mila euro, si presenta in banca chiedendo un prestito di 4mila euro. L'uomo, un 50enne titolare di un'impresa edile, vistosi negare il prestito dalla sua banca, verso cui era già debitore, esce dalla filiale e si cosparge di alcol tentando il suicidio . I carabinieri della Compagnia di Verona, intervenuti sul posto lo salvano.

26 FEBBRAIO 2012:
Un imprenditore si toglie la vita impiccandosi nel capannone della sua ditta, in provincia di Firenze. Il cadavere viene trovato dai famigliari. All'origine del gesto le preoccupazioni dell'uomo, 64 anni, per la crisi economica che aveva investito la sua azienda: questo il senso del messaggio lasciato dall'imprenditore in un biglietto ritrovato accanto al corpo. L'uomo si impicca con una corda a una trave del capannone.

21 FEBBRAIO 2012: Un piccolo imprenditore trentino, oppresso dai debiti, cerca di suicidarsi gettandosi sotto un treno merci, nei pressi della stazione ferroviaria di Trento. Viene salvato dal tempestivo intervento di agenti.

15 FEBBRAIO 2012: A Paternò, in provincia di Catania, un imprenditore 57enne si uccide impiccandosi in preda alla disperazione a causa dei debiti della sua azienda. Il cadavere viene rinvenuto in un capannone in un deposito di proprietà della ditta della quale era titolare.

12 DICEMBRE 2011: Un imprenditore si suicida per problemi economici a Vigonza, nel padovano. Prima di uccidersi con un colpo di pistola nel suo ufficio lascia un biglietto sulla scrivania con scritto: "Perdonatemi non ce la faccio più". Soffriva perchè costretto ad accettare la cassa integrazione per i suoi dipendenti a causa di mancanza di liquidità.

10 FEBBRAIO 2011: Un commerciante si toglie la vita impiccandosi nel suo negozio situato al centralissimo corso Umberto a Napoli. E' il figlio a fare la tragica scoperta. Prima di suicidarsi l'uomo lascia un biglietto ai suoi famigliari: "Perdonatemi, non ce la faccio più".

13 SETTEMBRE 2010: Troppi debiti. Questa la motivazione che spinge un imprenditore 57enne a bruciare nella notte, a Firenze, il ristorante che gestiva da tre anni, e poi a togliersi la vita impiccandosi nel gazebo esterno al locale. L'uomo, secondo quanto emerso, aveva uno scoperto di 18mila euro in banca. Prima di compiere il tragico gesto, invia degli sms ai suoi collaboratori, scrivendo: "Mi avete ammazzato con le vostre pretese, non riceverete più una lira, addio, arrangiatevi". L'imprenditore doveva ai suoi dipendenti degli stipendi arretrati.

2 MARZO 2010: Un imprenditore si suicida a Camposampiero, nel padovano, per le difficoltà della sua azienda.

La Camera distribuisce pasta come la Caritas... ma a gente che guadagna ventimila euro al mese!

La Camera distribuisce pasta come la Caritas... ma a gente che guadagna ventimila euro al mese!

E ora, dopo l'accumularsi di tanti privilegi, sono cinque (enormi) borse della spesa a far tremare i signori della Casta. Potenza delle immagini e dei simboli: le immagini della tv e il simbolo del cibo come di un accaparramento che malgrado i tanti denari non si ferma davanti a nulla.
Parlo delle cinque borse della spesa cariche di cibo e portate da due dipendenti della Camera in divisa (e in orario) da lavoro, immortalate dalle telecamere delle Jene con tanto di scritte sulle buste "Camera dei deputati"...
Incredibilmente, dopo il servizio televisivo, il segretario generale della Camera Ugo Zampetti ha imposto il silenzio assoluto a tutti, lasciando intendere così che fosse un abuso dei dipendenti. Ma i sindacati non ci stanno.
E le voci di dentro assicurano che i destinatari di quelle borse della spesa sono da ricercare tra i quattro vicepresidenti della Camera (Rosy Bindi, Rocco Buttiglione, Antonio Leone e Maurizio Lupi) e i tre potentissimi deputati "questori" (Francesco Colucci, Antonio Mazocchi e Gabriele Albonetti). Soprattutto questi ultimi sono al centro dei sospetti, perchè è nei pressi dei loro appartamenti di rappresentanza che sono avvenute le riprese. E sarebbe clamoroso che la Camera dei deputati distribuisca pacchi di cibo come la Caritas ma a persone che ai quindicimila euro al mese dei deputati normali aggiungono 2800 euro al mese netti per il ruolo e un plafond di 12mila euro l'anno di spese ulteriori. In più i deputati questori abitano in appartamenti di rappresentanza lussuosissimi e costosissimi, che lo scorso anno sono costati sette milioni di euro di fitto!!
E così la Casta trema di fronte a un pò di pacchi di pasta, ricordando la potenza dei simboli e che anche la regina Maria Antonietta cadde di fronte a una battuta infelice sulle brioches....




Dalle Banche Svizzere un tesoro di 50 miliardi di evasione che il Governo però non vuole...

 Il governo dei tecnici, il berlusconismo dal volto educato, non vuole combattere effettivamente l' evasione fiscale. Il regime di Berlusconi aveva propiziato comportamenti illegali delle sue cricche, potentati, amici, amici degli amici, e aveva teorizzato ''la moralità'' di truffare il fisco. Il governo del loden anziché puntare su questo aspetto per far uscire l' Italia dalla crisi ha seguito le direttive europee perché il risanamento avvenisse solo attraverso la consueta ''macelleria sociale''. Eppure, l' Italia, con i 60 miliardi annui di corruzione e 120 di evasione, dispone di ricchezze enormi - ricchezze pubbliche, però rapinate - per ridurre drasticamente il debito e insieme rilanciare il welfare e la produzione industriale.

 Dalle Banche Svizzere un tesoro di 50 miliardi di evasione che il Governo però non vuole...

Certo i blitz della guardia di Finanza a Cortina o negli altri paradisi del privilegio sono importanti.
Ma rischiano di essere una presa in giro se non si agisce anche sull'evasione dei grandi capitali!
L'Italia potrebbe rapidamente recuperare 50 miliardi di euro dalla Svizzera ma il governo sembra incredibilmente "disinteressato" e fa orecchie da mercante.
Un breve riepilogo della situazione: tutti sanno che in Svizzera si depositano ingenti capitali, in molti casi proprio per favorire l'evasione fiscale o peggio perchè sono il prodotto di attività che non si vuole rendere trasparenti. In cambio di essere la cassaforte del mondo occidentale la Svizzera ha garantito assolutà riservatezza e intoccabilità dei soldi. Ora però, con l'avanzare della crisi, la pressione degli altri paesi si è fatta fortissima. E così già Gran Bretagna, Germania e Austria hanno sottoscritto accordi con la Svizzera che consentono di recuperare con una tassa una tantum (una sorta di partimoniale) tra il 19 e il 30% dei capitali li depositati (ma in Germania la Spd contesta la Merkel e vuole provvedimenti più duri per gli evasori). Inoltre ogni anno la Svizzera fa per conto terzi il prelievo fiscale del 25% sui profitti prodotti da questi capitali consegnandoli ai paesi d'origine dei proprietari.
In cambio conserva quel segreto bancario che finora ha fatto la sua (discutibile) fortuna.
Questo in particolare è l'accordo con l'Austria i cui cittadini hanno stipato in Svizzera circa 20 miliardi di euro. Per i cittadini italiani si stima invece che i miliardi li depositati siano oltre 150 miliardi!! Si parla quindi di un introito una tantum di quasi 50 miliardi di euro oltre al gettito annuale del 25% dei profitti di questi capitali...
Certo è una specie di sanatoria fiscale, ma almeno molto più seria del 5% dello scudo fiscale di Tremonti...
Fino a oggi il Governo Monti si è difeso dal non aver avviato un accordo simile dichiarando di aspettare le decisioni comunitarie e temendo sanzioni per iniziative unilaterali. Ma proprio ieri il commissario europeo alla fiscalità, Argildas Semeta, ha dichiarato la piena conformità di questi accordi col diritto comunitario in attesa di una normativa collettiva. Questo toglie ogni alibi al governo, la crisi morde ma Monti, anche dopo ieri, è rimasto in silenzio...
Ora deve far capire se davvero pensa che la crisi deve pagarla solo la povera gente e i lavoratori!!

Piano segreto Monti-Merkel road map parallela per la crisi

IL CASO

Piano segreto Monti-Merkel
road map parallela per la crisi

Trattativa per un patto su rigore e crescita. Approvazione in contemporanea dei due Parlamenti del "fiscal compact". L'obiettivo è orientare i tedeschi verso gli eurobond e lo scorporo dal deficit degli investimenti

di FRANCESCO BEI
UN'ITALIA più tedesca sul rigore, una Germania più italiana sulla crescita. È questa doppia metamorfosi l'obiettivo di una serrata trattativa segreta sull'asse Roma e Berlino. Un asse che potrebbe portare, nel giro poche settimane, alla più spettacolare operazione di marketing politico europeo dai tempi dei Trattati di Roma: la sincronizzazione dei processi di ratifica del Fiscal Compact e del Fondo Salva Stati (Esm) nel parlamenti di Roma e Berlino. Lo stesso giorno. Con la stessa maggioranza larga di unità nazionale. Con Mario Monti e Angela Merkel riuniti insieme ad assistere all'evento, incorniciato da una "dichiarazione solenne" sul comune destino europeo. Per mostrare ai mercati l'immagine di un'Italia definitivamente avviata alla disciplina di bilancio, con biglietto di sola andata. Per insinuarsi nella crisi dei rapporti tra Francia e Germania, favorita dall'ascesa di Hollande all'Eliseo, e sostituire Parigi nel rapporto privilegiato con Berlino. Ma anche per lasciarsi finalmente alle spalle "il rigore cieco" e puntare davvero a un nuovo patto per la crescita, un "Growth Compact" dopo il famigerato "Fiscal Compact".

LA TRATTATIVA
Nel governo ci hanno lavorato in tre nel più totale riserbo. Il progetto è in fase di avanzata discussione. Mario Monti ne ha discusso più volte con la Cancelliera federale. Enzo Moavero e Vittorio Grilli hanno tenuto i contatti con Wolfgang Schaeuble, il ministro delle finanze tedesco,

e con il negoziatore europeo della Merkel, Nikolaus Meyer-Landrut. Ma è stato informato anche il presidente della commissione Esteri Lamberto Dini, perché il piano Monti-Merkel prevede anche un forte coinvolgimento del Parlamento italiano e del Bundestag. Nel progetto una delegazione di deputati tedeschi dovrebbe infatti seguire i lavori di ratifica italiani, mentre analoga missione di onorevoli e senatori - in qualità di "osservatori" - sarà inviata al Bundestag. Allo stesso modo il ministro Schaeuble verrà in audizione davanti alla commissione esteri del Senato. E Moavero o Grilli prenderanno lo stesso giorno il biglietto per Berlino. Così via, passo dopo passo. Sempre insieme. Fino alla prevista ratifica "prima dell'estate", possibilmente in tempo per arrivare al Consiglio europeo di fine giugno con i "compiti a casa" svolti per bene. Il perché lo spiega il ministro Moavero: "Vogliamo mettere la Germania alla prova, ma come si fa con un amico: senza minacce, mano nella mano".

"SINCRONIZZAZIONE POLITICA"
E tuttavia non si tratta solo di un'operazione di immagine. Il governo italiano punta infatti a una forte "sincronizzazione politica" fra le due capitali. Alla ricerca di un "idem sentire" che orienti la Germania verso gli eurobond e la Golden rule, ovvero la possibilità di prevedere un trattamento di favore per gli investimenti (fino a scorporarli del tutto) nel conteggio del deficit. Le uniche mosse credibili per ridare un po' di ossigeno all'economia del Continente. Il fatto è che Angela Merkel, al momento, è in difficoltà a casa sua. E questo, per Roma, costituisce un'opportunità. La Corte di Karlsruhe - visto che il "Fiskalpakt" modifica la legge costituzionale - impone infatti che la ratifica del trattato avvenga con la maggioranza dei due terzi del Bundestag.

IL NODO SPD
Per farla passare la Cancelliera dovrà quindi venire a patti con la Spd. Ed è proprio su questa inattesa sponda politica che contano gli italiani per ammorbidire Frau Merkel. L'opposizione tedesca ha infatti già messo in chiaro che i voti arriveranno solo a condizione che il governo federale si apra alla Tobin tax e a una qualche forma di investimento pubblico europeo per sostenere la crescita. Esattamente quanto chiede da mesi Roma a Berlino.

GRANDE COALIZIONE
Per questo Monti ritiene importante che nelle due capitali, nello stesso giorno, si manifesti lo stesso arco costituzionale - una maggioranza di unità nazionale - a sostegno dei due governi. "Se in Europa - osserva ancora Moavero - si vogliono fare grandi cambiamenti, come quelli che necessariamente vanno fatti perché non crolli tutto, occorre che la questione sia presa in mano dalle grandi famiglie europee. Insieme: popolari e socialisti".

C'È ANCHE LA CRESCITA
Il ministro per gli affari europei, "longa manus" di Monti a Bruxelles, aggiunge anche una nota d'ottimismo: "Le cose si stanno muovendo nella direzione giusta, non c'è più soltanto il rigore cieco. E l'Italia è pienamente coinvolta, per la prima volta da anni, in questi processi". "Quando - racconta - all'inizio del mandato, insieme a Monti, siamo andati in giro per l'Europa, ci hanno detto che era per genufletterci. Poi però, a Strasburgo, Monti è stato invitato da Merkel e Sarkozy: e allora siamo stati accusati di voler fare un direttorio a tre invece che a due. I nostri critici sbagliavano ancora. Tanto che poco dopo abbiamo fatto uscire fuori quella lettera sulla crescita, firmata da dodici premier europei, che rompeva la logica del direttorio. Questo per dire che ci muoviamo a tutto campo, sparigliando, seguendo schemi inattesi. E la parola dell'Italia conta, per la prima volta da tempo, conta. Fidatevi". Intanto qualcosa Roma ha già ottenuto. Nei giorni scorsi poi Moavero è riuscito a convincere quasi tutti gli altri "contributori netti" europei - Germania, Francia, Olanda, Finlandia, Austria, Danimarca - a riorientare i quasi 430 miliardi del bilancio dell'Unione per il quinquennio 2014-2020 dai settori tradizionali come l'agricoltura alla crescita.

ANTIPOLITICA Il ristorante che non vuole i politici Leghista: "Equiparati a cani, ma io vado"

Il leghista Luca Rodolfo Paolini dimostra la sua ignoranza. Egli paragona il consiglio ai politici di stare alla larga dalla Locanda La Brace alle disposizioni di Hitler per gli ebrei. Si chiede ''A quando l'obbligo per chi fa politica di girare con una stella gialla sulla giacca, come gli ebrei sotto Hitler?''. Il coordinatore regionale delle Marche  della Lega nord sappia che il nazismo prima di arrivare alla cosidetta soluzione finale, cioé allo sterminio deli ebrei, escluse gli ebrei dalla vita pubblica e costringerli all'emigrazione, rendendo il territorio tedesco judenfrei (libero da ebrei). In questo caso il titolare della Locanda vuole soltanto rendere libero il suo locale dai politici, ma questi se vorranno andarci non saranno cacciati a pedate nel di dietro, come meritterebbero.


« Nel corso della soluzione finale gli ebrei saranno instradati, sotto appropriata sorveglianza, verso l'Est, al fine di utilizzare il loro lavoro. Saranno separati in base al sesso. Quelli in grado di lavorare saranno condotti in grosse colonne nelle regioni di grandi lavori per costruire strade, e senza dubbio un grande numero morirà per selezione naturale. Coloro che resteranno, che certo saranno gli elementi più forti, dovranno essere trattati di conseguenza, perché rappresentano una selezione naturale, la cui liberazione dovrà essere considerata come la cellula germinale di un nuovo sviluppo ebraico »

(Dal protocollo di Wannsee del 20 gennaio 1942)



ANTIPOLITICA

Il ristorante che non vuole i politici
Leghista: "Equiparati a cani, ma io vado"

Succede a Fermignano, provincia di Pesaro-Urbino, dove la Locanda la Brace espone un cartello in cui "consiglia" ai politici di stare alla larga perché "responsabili dei problemi del Paese". Indignato il coordinatore regionale della Lega Nord, Luca Rodolfo Paolini: "Come gli ebrei sotto Hitler"

FERMIGNANO (Pesaro Urbino) - Se non è un "raus!" poco ci manca, ma l'invito rivolto da un ristorante marchigiano ai politici, a stare alla larga dai suoi tavoli perché non sono graditi, offre una nuova prospettiva da cui osservare quel sentimento ormai battezzato come "antipolitica". Accade a Fermignano, in provincia di Pesaro Urbino, dove la Locanda La Brace ha esposto un cartello in cui non si divieta ma si "consiglia" a "tutti i rappresentanti di partiti politici a ogni livello, di qualsiasi incarico" di non entrare e di "evitare la frequentazione" della country house, come riporta il Corriere Adriatico. La ragione? "Le problematiche esasperanti che si stanno vivendo in questo nostro splendido Paese, causate dalla vostra categoria".

Il titolare del ristorante, Lorenzo Vedovi, respinge l'accusa di demagogia e ribatte: "Non tutti sono corrotti e responsabili dei problemi che il nostro Paese sta attraversando, ma fino a quando non vi sarà alcuno che denuncerà i propri colleghi rei di illeciti, i politici sono pregati di non varcare la soglia di questo posto incontaminato". "Una provocazione" dice francamente lo stesso Vedovi all'Ansa, un modo per attirare l'attenzione sul fatto che oggi "gli imprenditori sono costretti a fare gli equilibristi".

Facile immaginare che, in un momento in cui i politici in generale e i partiti in particolare sono al gradini più basso del gradimento popolare, l'iniziativa
abbia suscitato consensi e divertimento tra la clientela della Locanda La Brace. Chi non l'ha presa bene è il coordinatore regionale della Lega Nord, Luca Rodolfo Paolini, che denuncia: "Politici equiparati a cani. A quando l'obbligo per chi fa politica di girare con una stella gialla sulla giacca, come gli ebrei sotto Hitler?". Atteggiamento strano, da parte di chi non si scandalizzava quando proprio il suo leader, Umberto Bossi, gridava di gusto "raus!" quando a restare "fuori" dovevano essere gli immigrati, facendosi beffe della legge come di ogni umana solidarietà.

Ma se il vento, anche dalle parti della Lega, è cambiato, Paolini non vuole saperne, si dice pronto a forzare il blocco e ad andare nel locale "sfidando il proprietario ad impedirmi di entrare. Ma - rimarca - la cosa che dovrebbe preoccupare tutte le istituzioni, e il Presidente della Repubblica per primo, è il preoccupante livello di aggressività, bassezza e qualunquismo cui si è arrivati in Italia, grazie a una pluriennale campagna di denigrazione sistematica del Parlamento e della politica in generale, che sta creando un clima molto pericoloso per le persone e per le istituzioni democratiche".

I pm: a Lugano la cassaforte di Belsito "Sui conti di 'Aurora' i milioni della Lega"

L'INCHIESTA

I pm: a Lugano la cassaforte di Belsito
"Sui conti di 'Aurora' i milioni della Lega"

Secondo i pubblici ministeri il tesoro dell'ex tesoriere del Carroccio è una società con sede in Svizzera che si sarebbe dovuta occupare di lavori edili e marittimi, gessatrura, idraulica e altre attività e che è fallita a fine marzo

di FRANCESCO VIVIANO
ROMA - Si chiama "Aurora" . E sarebbe la cassaforte svizzera supersegreta dell'ex tesoriere della Lega Nord, Francesco Belsito dove avrebbe nascosto e fatto transitare milioni e milioni di euro dei fondi del rimborso elettorale della Lega. E forse, come sospettano gli investigatori, anche della Ndrangheta. La "Aurora" , Società a Garanzia Limitata, Si trova, o meglio si trovava fino al 29 marzo scorso, in via Gaggio 2 a Lugano, nel Canton Ticino. La società è intestata a Franco Domenico Belsito che l'aveva rilevata nel 2011 da un certo Giovanni Russo, un personaggio sul quale si stanno concentrando i riflettori delle procure della Repubblica di Napoli e di Reggio Calabria che hanno trovato la traccia "Aurora" radiografando le migliaia di files sequestrati nei vari computer dello stesso Belsito, di alcune segretarie della Lega e di quelli dell'avvocato calabrese Bruno (o "Giovanni") Mafrici, indagato con l'ex tesoriere della Lega per riciclaggio. Gli investigatori sono convinti che la società "Aurora" che è intestata a Franco Domenico Belsito sia proprio di Francesco Belsito che, come il suo amico avvocato Bruno Mafrici, avrebbe usato nomi diversi per utilizzare due codici fiscali e sfuggire quindi ad alcuni controlli fiscali e valutari.

Negli ultimi interrogatori Belsito non ha mai fatto riferimento ad"Aurora", pensava che potesse sfuggire agli occhi degli investigatori della Dia di Reggio Calabria e dei pm Woodcock e Lombardo
che nei prossimi giorni si recheranno in Svizzera per alcune rogatorie nel tentativo di decifrare alcuni conti svizzeri ed in particolare la cassaforte "Aurora" per verificare se era proprio di Francesco Belsito o di un omonimo e cosa e quanti milioni di euro siano transitati attraverso questi conti svizzeri gestiti direttamente da Francesco Belsito. La "Aurora" era stata iscritta nel registro delle imprese svizzere il 15 novembre del 2010 con il numero di registrazione "Ch--501.4.015.190-9", ed ufficialmente avrebbe dovuto occuparsi di lavori edili e marittimi , gessatura, idraulica, sanitari, impianti, ristrutturazioni, manutenzione di parchi ed altre attività. Ma in realtà, sospettano gli investigatori, quella società si sarebbe occupata di ben altro tanto che in piena bufera giudiziari Belsito si sarebbe affrettato a far fallire la "Aurora" il 29 marzo scorso. "Data molto sospetta" commenta un investigatore. Perché la "Aurora" guarda caso, interrompe la sua attività quando ormai Belsito è raggiunto dall'avviso di garanzia e la Lega finisce nella bufera giudiziaria. Cosa nascondeva la "Aurora"? Solo le indagini della polizia svizzera ed italiana potranno scoprirlo. E chi ha suggerito a Francesco Belsito di costituire una società con il suo nome e cognome in Svizzera?. Il sospetto è che possa essere stato l'avvocato calabrese Bruno Mafrici, indagato insieme a Belsito e ad altri per riciclaggio.

Lo stesso Mafrici che accusa Belsito di avere mentito sia sugli incontri che sulle sue visite nello studio legale di via Durini a Milano: "Non sono stato io a cercare lui ma lui a cercare me. Voleva fare operazioni finanziarie ed io ho cercato di aiutarlo. Dice che non è mai stato in questo studio? Ma non è vero, lui in questo studio c'è stato varie volte...". Quel che è certo è che uno dei due mente. E per i pm napoletani e calabresi, Woodcoock e Lombardo, probabilmente chi mente di più sarebbe proprio Franesco Belsito, "probabilmente perché potrebbe rimanere invischiato nelle inchieste sul riciclaggio della Ndrangheta". E Mafrici, nell'interrogatorio dei giorni scorsi reso a Milano, non ha esitato a confermare che Francesco Belsito gli chiese "suggerimenti" per operazioni investimenti ed operazioni bancarie. "Ed io misi a disposizione di Belsito alcuni consulenti che operano in Svizzera".

Il Paese dei penultimi

MAPPE

Il Paese dei penultimi

di ILVO DIAMANTI
IL PRIMO maggio, quest'anno, rischia di essere una festa triste per i protagonisti. I lavoratori. Ma anche il lavoro. Come fonte di reddito. Come riferimento dell'identità e come risorsa di promozione sociale. Il lavoro. Principio della Repubblica, sancito dalla Costituzione. Oggi è divenuto incerto. Insieme alla struttura sociale, di cui è base e fondamento.

L'Osservatorio su Capitale Sociale di Demos-Coop 1, infatti, rileva come oltre metà degli italiani (il 53%) percepisca la posizione sociale della propria famiglia "bassa" o "medio-bassa". Il che significa: oltre 11 punti in più rispetto a un anno fa. E soprattutto: quasi il doppio rispetto al 2006. Detto in altri termini, in pochi anni, l'Italia è divenuto un Paese di "ultimi". O, al massimo, di "penultimi". Dove il 37% delle persone insiste a considerarsi parte della "classe operaia" (e il 15% delle "classi popolari"). Anche se pare che gli operai non esistano più.

La fine del berlusconismo ha, dunque, decretato anche la fine della grande illusione. Che tutti gli italiani potessero diventare come Lui. Il Cavaliere. Con molta fortuna e altrettanta spregiudicatezza, un po' di senso cinico al posto di quello civico. Gli italiani: un popolo di partite Iva e di imprenditori. Di ceti medi pronti a salire ancora nella scala sociale. Il "sogno italiano", interpretato per quasi un ventennio da Berlusconi,
sembra finito in modo brusco. Perfino violento. Gli italiani che si sentono "ceto medio" sono, infatti, calati dal 60%, nel 2006, al 44% di oggi. Mentre il "mito dell'imprenditore" appare in rapido e profondo declino. Solo 2 italiani su dieci, per sé e i propri figli, ambiscono a un lavoro in proprio. Nel 2004 erano il 31%. Ancor meno, il 16%, sperano in una carriera da liberi professionisti. Un anno fa erano quasi il 23%.

Parallelamente, ha recuperato un grande appeal l'impiego pubblico. In testa alle aspirazioni del 34% degli italiani: 5 punti in più dell'anno scorso. È il mito del posto fisso che si fa largo e resiste. Nonostante che, nell'ultimo anno, solo il 30% delle persone dichiarino di aver lavorato "regolarmente tutti i mesi". O forse proprio per questo. Cioè: perché in un mondo instabile, la flessibilità, se è priva di prospettive e di tutela, sconfina nella precarietà. Alimenta incertezza. Per questo il 55% degli italiani si accontenterebbe di un lavoro di qualsiasi tipo, ma stabile. Non importa che piaccia, a condizione che sia sicuro.

Insieme al berlusconismo pare svanito anche il suo complemento psicologico: l'ottimismo. Fino a un anno fa, era l'ideologia del tempo. Un obbligo e un imperativo "nazionale". Dirsi pessimisti significava dichiararsi anti-italiani. E, quindi, (almeno un po') comunisti.

Nel 2003, circa il 40% degli italiani si diceva soddisfatto della condizione economica personale e di quella del Paese. Oggi quelli che esprimono la medesima convinzione sono poco più del 10%. In confronto all'anno scorso: la metà. D'altronde, nell'ultimo anno, il 45% degli italiani afferma di aver tirato avanti a fatica, con il proprio reddito, senza riuscire a metter da parte nulla. Oltre il 40% dichiara, anzi, di aver dovuto attingere ai propri risparmi oppure di aver fatto ricorso a prestiti. Insomma: di essersi impoverito. Non a caso, negli ultimi due anni, il 62% delle persone (intervistate da Demos-Coop) ritiene che la propria condizione economica sia "peggiorata".
Questo Paese, più che perduto, appare, dunque, popolato di "perdenti". Gli "ultimi", coloro che si sentono di posizione sociale bassa. I più colpiti dalla crisi. Insieme ai "penultimi", quelli che si dichiarano di classe medio-bassa. Il che significa, soprattutto, i lavoratori dipendenti privati, i pensionati, le casalinghe. La popolazione del Mezzogiorno. Rispetto a qualche anno fa, il ritratto tracciato dall'Osservatorio di Demos-Coop descrive un altro Paese. Un Paese smarrito. Dove la maggioranza delle persone ritiene troppo rischioso investire nel futuro. Dove la fiducia negli altri è, ormai, una merce rara. Espressa da due persone su dieci. Dove, di conseguenza, ci si sente stranieri, perché il "prossimo" si è eclissato e gli "altri" ci appaiono minacciosi. Stranieri fra stranieri.

Da ciò la differenza sostanziale dalle altre crisi che abbiamo affrontato, nel dopoguerra. Ieri - e ancor più ieri l'altro - credevamo in noi stessi e investivamo nelle virtù, ma anche nei vizi, del nostro carattere nazionale. Il lavoro, la famiglia, il risparmio. L'arte di arrangiarsi. Eravamo sicuri che ce l'avremmo fatta, comunque. Noi, che quando il gioco si fa più duro, abbiamo sempre dato il meglio. In grado di utilizzare come una risorsa perfino la povertà di senso civico, alimentata da un sistema pubblico poco efficiente. O meglio: un segno coerente con la storia del nostro Paese. Dove la società è tradizionalmente più forte dello Stato. Ed è sempre stata capace di affrontare sfide ed emergenze, con mezzi leciti e talora illeciti. Attraverso l'economia formale e quella sommersa. Il lavoro ufficiale e quello nero. La pressione e l'evasione fiscale. Oggi questo modello sembra in seria difficoltà. Perché i suoi fondamenti e i suoi meccanismi rischiano di logorarsi. La famiglia e il familismo, il risparmio, il localismo: non garantiscono più le stesse "prestazioni" di una volta. L'arte di arrangiarsi: non appare più reattiva come prima. Siamo meno convinti che, comunque, "ce la faremo" da soli. Con o senza lo Stato. La stessa riluttanza verso le regole, la fuga nel sommerso: appaiono, sempre più, un costo e perfino un danno sociale. E suscitano, per questo, insofferenza. Non a caso quasi 6 italiani su 10 considerano l'evasione fiscale un comportamento deprecabile. D'altronde, i controlli a sorpresa condotti dalla Guardia di Finanza in alcuni contesti particolarmente visibili, con finalità esemplari e spettacolari, hanno registrato largo consenso, nella popolazione.

Ma, soprattutto, ci penalizza il deficit di futuro e di comunità. L'incapacità di vedere lontano, di costruire relazioni con gli altri. Nessuno come noi, in Europa, guarda con sfiducia il futuro delle giovani generazioni. Forse perché nessuno come noi, in Europa, è invecchiato tanto e tanto in fretta. Così rischiamo di perderci. Perché la fiducia nello Stato, nel sistema pubblico e nella politica resta bassa. E, anzi, continua a calare. Ma le nostre tradizioni e le nostre istituzioni sociali non ci soccorrono più.