lunedì 23 aprile 2012

crisi Fiducia consumatori al minimo storico Istat: "Mai così giù da gennaio 1996"

crisi

Fiducia consumatori al minimo storico
Istat: "Mai così giù da gennaio 1996"

Spaventa la disoccupazione e la difficoltà a risparmiare. Il peggioramento del clima coinvolge tutto il Paese. Nel nord-est persi 10 punti in un mese. Preoccupano le prospettive future, ma torna a cresce l'export

MILANO - La crisi non molla presa. E la fiducia degli italiani crolla ai minimi storici. La fotografia mensile dell'Istat lascia poco spazio alle interpretazioni: la fiducia cala dai 96,3 punti di marzo agli attuali 89, la quota più bassa dal gennaio 1996, quando iniziarono le rilevazioni. Scendono tutte le componenti dal clima economico generale (da 85,4 a 72,1) al futuro (da 86,3 a 76,6) fino alla situazione corrente (da 102,6 a 96,7). Eppure, sul fronte internazionale, qualche segnale positivo si vede: a marzo la bilancia commerciale è tornata in attivo.

Insomma, i giudizi e le aspettative sull'andamento generale dell'economia italiana sono in forte peggioramento (i saldi diminuiscono rispettivamente da -111 a -127 e da -45 a -69), mentre aumenta significativamente il saldo delle risposte relative all'evoluzione futura della disoccupazione (da 88 a 106). A preoccupare gli italiani è soprattutto la situazione economica della famiglia (da -25 a -39) e la difficoltà a risparmiare (il saldo scende da -71 a   -85). In calo i giudizi sulla convenienza all'acquisto di beni durevoli (da -84 a -100). Spaventa la disoccupazione, mentre per quanto riguarda i prezzi al consumo, il saldo dei giudizi sulla dinamica degli ultimi 12 mesi è in lieve rialzo (da 89 a 91), mentre quello delle risposte relative alle aspettative future  aumenta fortemente (da 33 a 50).

Il peggioramento del clima di fiducia dei consumatori registrato a livello nazionale è diffuso su tutto il territorio, senza eccezioni. A nord-ovest la fiducia scende da 96,4 a 90,5; nel nord-est da 98,4 a 88,8; al centro da 95,0 a 91,5; nel Mezzogiorno da 96,2 a 86,5.

Commercio estero. A marzo si rileva un incremento del 4% rispetto al mese precedente per le esportazioni, mentre le importazioni registrano una diminuzione dell'1,5%. L'aumento congiunturale dell'export è diffuso a tutti i principali raggruppamenti di beni, esclusi i beni di consumo non durevoli (-1,1%), ed è particolarmente sostenuto per l'energia (+39,7%). Dal lato dell'import la flessione interessa i beni di consumo (-9,9%) e i prodotti intermedi (-1,7%), mentre crescono i beni strumentali (+4,1%) e l'energia (+1,4%).

E così a marzo la bilancia commerciale registra un attivo di 495 milioni di euro, in netto miglioramento rispetto al disavanzo dello scorso anno (-3.064 milioni). A fronte di un ampliamento del deficit energetico su base annua, da 5.393 a 5.522 milioni di euro, il surplus complessivo è determinato dalla rilevante espansione dell'avanzo nell'interscambio di prodotti non energetici, che passa da 2.329 a 6.016 milioni.

Nessun commento:

Posta un commento