venerdì 27 aprile 2012

E' di nuovo il momento di scendere in piazza contro chi vuole solo produrre immensi profitti per pochi e disoccupazione e povertà per molti, di plz


Giorgia Fracasso, imprenditrice, è scesa in piazza per ricordare il padre Mario, suicida a Roma a causa della sua azienda sull'orlo del fallimento, perché attanagliato dai problemi economici.
"Mio padre – ha detto - ha rinunciato a famiglia e lavoro e sentirsi dire che i suicidi sono solo numeri mi dà fastidio".
E sì! Per il tecnico, professore e economista Mario Monti è tutto una statistica. Alcuni giorni fa,  parlando dei suicidi dei disperati senza lavoro ha detto che un suicidio al giorno fa male, molto male. Poi ha citato i 1725 suicidi avvenuti in Grecia,  quasi a giustificare che, tutto sommato e numeri alla mano, la situazione dell’Italia non è così drammatica. Per il professore tutto è una questione di numeri, numeri e numeri. I suicidi italiani e greci per il professore fanno parte del bilancio demografico, vanno inseriti nel capitolo perdite. Il tecnico ama i numeri, sono la sua filosofia di una vita. L’ algido Monti ha svolto queste considerazioni senza neanche le lacrime di forneriana  memoria. Ha manifestato una coscienza che evapora con un brivido. Avesse ragione Maurizio Crozza che dice che Monti è un robot?
Monti , che dovrebbe ricordare che si parla di persone, di disperati senza lavoro, e mostrare almeno un pò di pietas, dovrebbe sempre avere presente che la Costituzione italiana, all’ articolo 3, afferma  che ‘’È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese’’. E ancora, l’ articolo 4, detta che ‘’La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto’’ e che ‘’Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società’’.
Federico Rampini, giornalista di Repubblica in collegamento con Santoro da New York ha affermato che "I suicidi degli imprenditori italiani colpiscono molto gli americani perchè ricordano quelli della crisi del '29.’’
La crisi italiana è grave, ma c’ è da chiedersi perché adesso i cantieri, al Nord, al Centro e al Sud,  chiudono uno dopo l'altro? Perché molte aziende falliscono? Perché tanti imprenditori si tolgono la vita? Le banche prestano denaro con il contagocce, lo stato paga in ritardo o non paga affatto, e le tasse aumentano e chi non riesce a pagarle viene stritolato dai colpi di maglio di Equitalia. 

Le proteste, talora anche a base di bombe, contro Equitalia sono all’ ordine del giorno. L’ altro ieri, strane sagome di cartone sono state collocate nel centrale viale Trieste di Cagliari: sono lì per rappresentare tutti gli imprenditori che si sono tolti la vita per protestare contro le tasse. Strangolati da Equitalia, in senso letterale. Il  Presidio cagliaritano contro Equitalia  con questa protesta eclatante e clamorosa, ha colpito al cuore i passanti. In un momento di profonda crisi economica, il Presidio, che conduce  da mesi una battaglia contro le difficoltà di chi è senza lavoro ed è costretto a pagare tasse pesanti e spesso inique, ha richiamato l’ attenzione dell’ opinione pubblica e si spera anche dei politici su questo drammatico problema. Le sagome, notate da moltissimi cagliaritani, riprese dalle televisioni locali e dai quotidiani regionali, addosso hanno la scritta di tutti i morti in Italia a causa dei suicidi dettati dalla disperazione per il lavoro perduto o le imposte capestro.

Le banche italiane, per favorire la ripresa economica e lo sviluppo hanno avuto dalla Banca Centrale Europea (BCE) ingenti quantità di denaro. Gli euro ricevuti, però, sono ben chiusi nelle loro casseforti e i finanziamenti  avvengono col contagocce. A usufruirne poi non sono le piccole e medie imprese, il vero tessuto economico italiano, ma le grandi imprese e le multinazionali. 

Anche dopo le due massicce iniezioni di liquidità a disposizione delle banche resta difficoltoso per le piccole e medie imprese accedere ai finanziamenti degli istituti di credito. Lo dice un'indagine Bce condotta sul semestre al 31 marzo scorso. L' indagine  evidenzia che tra ottobre e fine marzo è aumentata la domanda di credito da parte delle imprese ma si sono deteriorate le condizioni per la concessione di finanziamento. Secondo un quinto degli interpellati - percentuale superiore al 14% del sondaggio precedente - la situazione sarebbe peggiorata. Quanto alle prospettive per i prossimi sei mesi, le piccole e medie imprese prevedono un ulteriore deterioramento nell'accesso ai prestiti e allo scoperto. Tra i settori più colpiti quello dell'edilizia, e a soffrire più duramente sono le pmi dell’ Italia  maggiormente aggredita dalla crisi del debito sovrano.

 "Negli USA – ha affermato Rampini -  le banche hanno ricevuto aiuti dallo Stato però il Congresso ha costretto gli amministratori delle banche a sfilare uno dopo l'altro mettendoli sotto torchio pubblicamente davanti alle tv per capire cosa stessero facendo dei soldi pubblici. Sarebbe utile fare una cosa simile in Italia per capire cosa ne è delle risorse".
Questi fatti danno credito a chi afferma che non si sta aiutando l’ Italia, ma si sta aiutando le banche che dovrebbero aiutare il Paese e che non si può lasciare il nostro destino nelle mani dei tecnocrati.
C’ è da considerare, inoltre, che il Governo Monti ha varato il DEF dichiarando che aveva sottostimato la crisi, che la caduta del PIL potrebbe arrivare anche al 2%, che in Europa, nonostante i pubblici elogi, qualcuno esprime dubbi sulle manovre economiche italiane. C’ è da chiedersi: Cosa succederà realmente? Quando sarà raggiunto il pareggio di bilancio?
Dubbi, al dire il vero, sono presenti anche nel nostro Paese. Soprattutto su alcune riforme. Per esempio quella delle pensioni era proprio necessaria farla? La loro incidenza sul Pil è in diminuzione e l’ aumento della spesa pensionistica, da un anno all’ altro, è di poco superiore all’ uno per cento. Forse, questa riforma lacrime (dei pensionati, pensionandi  e non della Fornero) e sangue non era  tanto necessaria, forse poteva essere benissimo rimandata e studiata meglio per non penalizzare ulteriormente i lavoratori. Il fatto e' che il governo con questo provvedimento si espande fino ad assorbire tutti i redditi e poi ancora un po’.
La riforma del mercato del lavoro, con l’ abolizione dell’ articolo 18, poteva essere diversa e soprattutto non marchionnizzante.
Si è detto e si afferma che Monti farà uscire l’ Italia dalla crisi. A quale prezzo?
Tutti sostengono che la legittimità del Governo Monti, voluto da Napolitano e  a trazione anteriore Passera, si basa sulla discontinuità rispetto a quello di Berlusconi. Ritengo abbia ragione Paolo Flores d’ Arcais, che in MicroMega, scrive: ‘’Il Governo Napolitano-Monti-Passera è il berlusconismo dal volto educato, il programma di Berlusconi realizzato, grazie all’ unica discontinuità con Berlusconi, le buone maniere’’.
I fatti lo dimostrano.
La riforma delle pensioni era negli intenti del cavaliere. I problemi del mercato del lavoro sono stati risolti così come voleva il cavaliere e l’ ex ministro Sacconi, e la riforma ha legalizzato il marchionnismo.
In tema di legalità ahinoi. Tutto pro Berlusconi e compari: si vuole abrogare il reato di concorso esterno in associazione mafiosa, il falso in bilancio non è stato ripristinato, si sta abolendo il reato di concussione (giusto per vanificare il processo Ruby). Sull’ informazione si vuole mettere la mordacchia ai giornalisti e contemporaneamente le ‘’manette’’ ai magistrati, che non potrebbero più fare autonome indagini, e si vuole approvare la scelleratissima proposta Mastella (tanto cara al cavaliere). Sulla Rai, poi, si prevedono interventi pro domo Mediaset. Non dimentichiamo che Napolitano-Monti-Passera sono dovuti scendere a patti con Berlusconi, garantendo la salvezza del suo impero televisivo, per la nascita del nuovo esecutivo.
"Dovremmo – ha detto Giorgia Fracasso - tutti scendere in piazza e protestare. Questo non è un problema legato solo all'imprenditoria ma riguarda tutti. Perché non scendiamo tutti in piazza? "
Già perché non scendiamo tutti in piazza? Sono lontani i giorni dei ‘’Girotondi’’, dei ‘’No B Day’’, delle manifestazioni per la libertà di stampa per impedire con una mobilitazione di massa l’ approvazione della scurrile legge Mastella. E’ lontano anche il giorno nel quale, dieci ani fa, milioni di lavoratori e cittadini uniti dalla Cgil di Cofferati al Circo Massimo, a Roma, hanno stroncato le misure di oggi della Fornero. 

Oggi scendono in piazza solo i metalmeccanici della Fiom di Landini, e Beppe Grillo, che guida il movimento ‘’5 Stelle’’.
Landini, che contrasta il marchionnismo galoppante e Grillo sono mossi dallo sdegno che trascina la ragione, sempre attenta a mostrarci i pericoli.Grillo è definito demagogo, viene accusato di turpiloquio e di insultare gli avversari (Bossi allora sempre con il dito medio alzato, colla pernacchia e il rutto pronto, era solo un politico raffinato?) e viene etichettato come rappresentante dell’ antipolitica.
Ma cosa vuol dire antipolitica?
Sono d’ accordo con Oliviero Beha di chiamare quella che chiamano antipolitica semplicemente ‘’anti-comitati d’ affari’’.
Grillo, con le sue intemperanze, rappresenta quello che la maggioranza degli italiani (anche se non voterà ‘’5 Stelle’’) pensa della casta, delle cricche post terremoto dell’ Aquila, dei Belsito, dei Lusi, degli scandali della Regione Lombardia... 
‘’Certamente – dice Beha - non penso che i partiti possano o debbano essere sostituiti da - che so - dagli outlet. Ma il punto è che sono proprio diventati outlet, delle macchine mangiasoldi, trasformando la politica in un’altra cosa. Dovrebbero favorire quella che loro chiamano "anti-politica" ed è invece la loro "cattiva coscienza", per rivitalizzarsi anche all’interno. Ma sembra l’ultima cosa che vogliono fare. Dunque quando si battono contro l’anti-politica stanno di nuovo truccando le carte. Che ne dite, sono un terrorista anti-partiti oppure uno che li vorrebbe migliori ma sa anche che non sono in grado di auto-rinnovarsi?’’.
Lo sdegno per questa situazione è grande. Però, ‘’Lo sdegno – scrive Maurizio Viròli nel suo ‘’l’ intrasigente’’- non e’ soltanto la passione dei momenti straordinari, ma deve ispirare l’ agire dei cittadini nella vita ordinaria della Repubblica. Ogni volta che viene violato un principio di libertà e di giustizia, l’ azione guidata dallo sdegno dovrebbe essere la risposta normale di cittadini maturi’’.
Per questo dobbiamo scendere in piazza!
Non possiamo essere docili e indifferenti!

Il movimento degli ‘’indignados’’, così come i milioni di lavoratori del Circo Massimo, il milione e passa di cittadini del ‘’No B-day’’, le donne del ‘’Se non ora quando’’, i ''Girotondi'' usano e usavano il linguaggio dello sdegno.
Dobbiamo scendere in piazza per condannare la corruzione della politica e del sistema economico che vuole solo produrre immensi profitti per pochi e disoccupazione e povertà per molti.
Dobbiamo scendere in piazza per rivendicare che il denaro sia messo al servizio delle persone, non queste al servizio di quello.
Dobbiamo scendere in piazza per affermare con chiarezza, come scrive Viròli, richiamando il manifesto degli indignados ‘’democracia real ya’’ che siamo persone, non prodotti sul mercato.
plz  

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