giovedì 26 aprile 2012

ISTAT: divario salari-prezzi record!

ISTAT: divario salari-prezzi record!


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A marzo la forbice tra l'aumento delle  retribuzioni contrattuali orarie (+1,2%) e il livello d'inflazione (+3,3%), su base annua, tocca una differenza di 2,1 punti percentuali, che rappresenta il divario più alto dall'agosto del 1995, quando era di 2,4 punti percentuali. Lo rileva l'Istat.  

"E' la conferma di quanto dice la Cgil, la condizione di reddito dei lavoratori continua a peggiorare" attacca il leader del sindacato Susanna Camusso 1che aggiunge: "I lavoratori pubblici sono al quarto anno di blocco contrattuale mentre i contratti del lavoro privato si rinnovano con grande difficolta". E, infatti, proprio l'istituto di statistica certifica che un dipendente su tre è ancora in attesa del rinnova contrattuale: a marzo, risultano in attesa di rinnovo 36 accordi contrattuali, di cui 16 appartenenti alla pubblica amministrazione, relativi a circa 4,3 milioni di dipendenti (circa 3 milioni nel pubblico impiego), il 32,6% della forza lavoro. E continua a salire la media dei mesi di attesa per i lavoratori con il contratto scaduto, arrivata a 27 mesi rispetto a 15,2 mesi che si aspettavano nel marzo 2011.

A rallentare sono le retribuzioni contrattuali orarie rimaste ferme ai livelli di febbraio e in crescita dell'1,2% su base annua: si tratta della progressione più bassa del 1983, quando iniziano le serie storiche ricostruite dall'Istat. Nel primo trimestre sono cresciute invece dell'1,3% rispetto allo stesso periodo del 2011. In particolare, le retribuzioni orarie contrattuali registrano un incremento tendenziale dell'1,7% per i dipendenti del settore privato e una variazione nulla per quelli della pubblica amministrazione: "I salari fermi sono lo specchio della situazione del Paese. Se non si abbassa la pressione fiscale non si potranno alzare gli stipendi e risollevare i consumi" ha aggiunto Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl.

I settori che a marzo presentano gli incrementi tendenziali maggiori sono: tessili, abbigliamento e lavorazione pelli (2,9%), chimiche, comparto di gomma, plastica e lavorazioni minerali non metalliferi e quello delle telecomunicazioni (2,7% per tutti i comparti). Si registrano, invece, variazioni nulle nell'agricoltura, nel credito e assicurazione e in tutti i comparti appartenenti alla pubblica amministrazione

°Fonte: Il mattino

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