lunedì 23 aprile 2012

La storia di Rosy Canale, L’IMPRENDITRICE PICCHIATA E RIDOTTA IN FIN DI VITA DALLA ‘NDRANGHETA

La storia di Rosy Canale

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L’IMPRENDITRICE PICCHIATA E RIDOTTA
IN FIN DI VITA DALLA ‘NDRANGHETA
REGGIO CALABRIA- Dedicare la propria vita e la propria attività alla lotta alla malavita. É questo lo scopo di Rosy Canale, un’imprenditrice di 38 anni che, in un’intervista al corriere.it, nella sezione del blog “La nuvola del lavoro”, racconta la sua storia e i suoi progetti. Lei era proprietaria di un locale a Reggio Calabria che è stata costretta a chiudere per non cedere alle minacce della ‘ndrangheta che avrebbe voluto farlo diventare una base per lo spaccio di stupefacenti. «Mi hanno picchiata fino a ridurmi in fin di vita», racconta, «Ho capito che lì non ero più al sicuro». Abbandona quindi la sua terra ma per farvi ritorno: «Volevo dare un’altra chance alla mia terra. Ho scelto un paese in cui la malavita comanda. Ho pensato che se un seme riesce a germogliare nella roccia, allora può farlo ovunque».
Così fonda il movimento donne di San Luca e della Locride, un’associazione che si propone di portare avanti la lotta contro la criminalità e di educare alla legalità attraverso il lavoro. All’associazione aderiscono donne legate in qualche modo a uomini, vittime o carnefici, della ‘ndrangheta che rifiutano di sottostare alla malavita. I lavori sono umili: produzione di saponi, ricamo, ma danno comunque anche la possibilità di fuggire la disoccupazione. Ora la crisi ha colpito anche questa associazione e l’imprenditrice lancia una denuncia alle istituzioni: «Ci hanno lasciate sole, speravamo di ricevere aiuto, almeno nella fase di start up e invece nulla. Vogliono combattere la criminalità, rilanciare il Sud, ma solo a parole». Ma garantisce che il loro impegno rimarrà sempre alto finchè sarà possibile.
da leggo.it

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