lunedì 30 aprile 2012

Prodi vuole il maggioritario per salire al Colle

da il retroscena

Prodi vuole il maggioritario per salire al Colle
I prodiani vogliono fermare il ritorno del proporzionale.
La bozza Violante impedirebbe una futura maggioranza
di centro-sinistra, l’unica che possa eleggere il Professore
al Quirinale


Di legge elettorale si tornerà a parlare seriamente solo dopo le amministrative, ma c’è una pattuglia di parlamentari che ormai ogni giorno monitora con attenzione, a distanza, ogni ‘pour parler’ che si svolge tra i gli ‘ambasciatori’ di Pd, Pdl e Terzo polo. E’ la pattuglia ‘prodiana’ in Parlamento, sparuta ma inossidabile. Chi conosce la cerchia degli ‘ulivisti’, un circolo ristretto e legato dalla fedeltà indiscussa al capo Romano Prodi, sa bene che quando Arturo Parisi, Sandra Zampa, Giulio Santagata, Mario Barbi, Antonio La Forgia e qualche altro si parlano ripetutamente vuol dire che qualcosa, a Bologna, bolle in pentola.
Deluso da Bersani, è pronto a farsi sentire. Che Prodi sia interessato alla legge elettorale è cosa nota: già lo scorso settembre l’ex premier interruppe per un momento il suo lungo silenzio politico per schierarsi a favore del referendum pro-maggioritario promosso dal fidato Parisi, costringendo il riottoso Pd di Pier Luigi Bersani a raccogliere le firme. Dieci giorni fa Prodi è tornato a farsi sentire, con un intervento al vetriolo (per il Pd) pubblicato sul proprio sito internet: la bozza Violante, diceva Prodi, è di fatto un “ritorno alla prima Repubblica”. Da mesi, con i ‘suoi’, l’ex premier si lamenta: “Pier Luigi non va, non riesce ‘a uscire’…”.
Il problema è capire cosa spinga il Professore a entrare a gamba tesa proprio sul suo amico Bersani. I toni usati da Prodi nel bocciare la ‘bozza Violante’ sono stati particolarmente ruvidi: parlare di “ritorno alla prima Repubblica”, scrivere che con la bozza Violante “i partiti” cercano di conservare il potere, significa bollare il Pd come un Pdl qualsiasi. Un ammiccamento al sentimento di anti-politica che, fatto da Prodi, rischia di pesare molto su Bersani e il Pd. E, assicurano, Prodi è pronto a far sentire ancora la sua voce, se si insisterà sul ritorno al proporzionale.
Già sulla strada del Colle. Tanta durezza è difficile da spiegare, per uno che dal 2008 evita accuratamente ogni dichiarazione politica. Secondo i ‘prodiani’, è normale che il ‘Professore’ si batta per il bipolarismo, fa parte del suo dna. Spiegazione troppo semplicistica: anche il Pd è nel suo dna, eppure questo non ha impedito la silenziosa ma pesante ostilità verso il ‘traditore’ Veltroni, che pure il Pd ha fondato. C’è allora un’altra ragione, meno nobile ma più concreta, che spiega le mosse dell’ex premier:  se si apre il sito internet di Prodi non c’è nessun riferimento né all’Ulivo e tantomeno al Pd: il viso del ‘Professore’ sorride garbatamente sopra uno sfondo a tinte blu dove si intravedono la bandiera dell’Onu, quella dell’Ue e il tricolore italiano. L’immagine di un uomo delle istituzioni. Tra un anno si vota per il Quirinale, oltre che per il Parlamento, e una legge di tipo maggioritario è la migliore per preparare il terreno. Se si chiede ad uno dei ‘prodiani’ un pronostico sulle ‘chance’ del ‘Professore’ di salire al Colle la risposta è netta: “Dipende dalla maggioranza che ci sarà in Parlamento. Se ci sarà una maggioranza di centrosinistra, magari con Bersani a palazzo Chigi, il candidato è lui”. E di sicuro la ‘bozza Violante’ non produrrebbe una maggioranza del genere. Chiosa uno dei fedelissimi del ‘Prof’: “Per Prodi Bersani è malconsigliato dai ‘big’ Pd, che alla fine lo sacrificheranno per far posto ad un premier gradito a Casini. Anche per Bersani sarebbe meglio ritrovarsi con una maggioranza di centrosinistra in Parlamento”. E con un Prodi al Quirinale.

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