martedì 24 aprile 2012

Sentenza Uva, un passo verso la verità

 da Articolo 21

Interni

Sentenza Uva, un passo verso la verità

giuseppeuvaÈ innocente Carlo Fraticelli, medico accusato dell’omicidio colposo di Giuseppe Uva. Il giudice Orazio Muscato assolve il medico perchè il fatto non sussiste e rinvia gli atti alla procura per fare luce su cosa accadde a Giuseppe quella notte…  nel lasso di tempo tra l’intervento dei carabinieri e l’ingresso all’ospedale.
Lucia Uva, sorella di Giuseppe, da quattro anni chiede di sapere la verità da sempre convinta di partecipare ad un processo sbagliato. Il suo primo commento dopo la lettura della sentenza è significativo e racconta molto del suo dolore e della sua forza: “Prima di tutto sono felice perchè oggi una persona innocente è stata assolta. Questo per me è molto importante, questa è giustizia. Io l’ho sempre saputo che Giuseppe non è morto a causa dei farmaci, ora speriamo si indaghi davvero su quello che è successo quella notte in caserma.”
Presenti alla lettura della sentenza anche altri familiari coinvolti in vicende simili a quella di Giuseppe: Ilaria Cucchi, Domenica Ferrulli, Luciano Isidro Diaz, Massimo Uccheddu e Patrizia Moretti che fuori dal tribunale scoppia in lacrime insieme a Lucia: “Per le nostre famiglie questo percorso è durissimo, però dopo una sentenza come quella di oggi penso che la giustizia, nonostante tutti gli ostacoli che incontriamo, sia insopprimibile. Dobbiamo continuare a lottare anche contro prese di posizione inspiegabili come quella del Pubblico Ministero Abate che oggi ha offeso l’avvocato Anselmo invitandolo ad andare a strillare in piazza. Sono, da tempo, toni inaccettabili quelli raggiunti in aula a Varese anche oggi, proprio dal Pubblico Ministero che è responsabile dell’ordine pubblico in aula.”
  • “AL FIANCO DI LUCIANO QUANDO INIZIERà IL PROCESSO. LA SUA BATTAGLIA è LA NOSTRA”
  • AVVISO DI FINE INDAGINE PER LA MORTE DI FERRULLI di Filippo Vendemmiati 

  • da Repubblica del 20 marzo 2010 
  • Un ragazzo che chiama il 118 per chiedere un'ambulanza mentre sente le urla del suo amico nella stanza accanto, all'interno della caserma dei carabinieri di Varese. "Lo stanno massacrando" dice a bassa voce. Una "anomala presenza di carabinieri e poliziotti in quella caserma di via Saffi, dove per tre ore il fermato subisce violenze sistematiche e ininterrotte". Gli indumenti sporchi di sangue, le ecchimosi sul volto e su altre parti del corpo, le macchie rosse tra pube e ano. Il ricovero in ospedale alle 5 del mattino con la "somministrazione di medicinali incompatibili con lo stato di ubriachezza dell'uomo".

    Dopo aver reso pubblico il caso di Stefano Cucchi, la denuncia di Luigi Manconi, presidente di "A buon diritto" ed ex sottosegretario alla Giustizia, tenta di far luce sulla storia di Giuseppe Uva, 43 anni, fermato ubriaco alle 3 del mattino il 14 giugno 2008, a Varese. Lui e un suo amico, Alberto B., vengono portati in caserma. Qui Uva, ha ricostruito Manconi, "resta in balìa di una decina di uomini tra carabinieri e poliziotti all'interno della caserma di via Saffi". Il suo amico, nella stanza accanto, sente due ore di urla incessanti, chiama il 118 per far arrivare un'ambulanza. "Stanno massacrando un ragazzo" sussurra all'operatore del 118, che chiama subito dopo in caserma e chiede se deve inviare davvero l'autoambulanza. "No guardi, sono due ubriachi che abbiamo qui - risponde un militare - ora gli togliamo i cellulari. Se abbiamo bisogno vi chiamiamo noi".


    Ma è invece alle 5 del mattino che da via Saffi parte la richiesta di un Trattamento sanitario obbligatorio per Uva. Trasportato al pronto soccorso, viene poi trasferito al reparto psichiatrico dell'ospedale di Circolo, mentre il suo amico viene lasciato andare. Sono le 8.30. Poco dopo due medici - gli unici indagati dell'intera storia - gli somministrano sedativi e psicofarmaci che ne provocano il decesso, perché sarebbero incompatibili con l'alcol bevuto durante la notte.


    "Un caso limpido di diritti violati nell'indifferenza più totale - denuncia ora Luigi Manconi - . Infatti, per quanto accaduto all'interno della caserma si sta procedendo ancora contro ignoti". "Al di là dei primi interrogatori nei giorni successivi di poliziotti e carabinieri, non è stato più sentito nessuno" denuncia l'avvocato Fabio Anselmo, lo stesso che ha squarciato il velo di omertà nelle istituzioni su altri casi di violenze di appartenenti alle forze dell'ordine, come quelli di Federico Aldrovandi e Stefano Cucchi.


    Anche nella storia di Giuseppe Uva e nella sua ultima notte di vita, c'è ancora molto da chiarire. Gli interrogativi dei suoi parenti sono ancora tanti: perché in una caserma si riuniscono carabinieri e poliziotti? Come si spiegano le ferite e i lividi sul volto, il sangue sui vestiti, la macchia rossa tra pube e regione anale? Perché l'autopsia non ha previsto esami radiologici per evidenziare eventuali fratture? "Sono passati quasi due anni e non abbiamo avuto ancora giustizia - dice in lacrime Lucia Uva, sorella di Giuseppe - . Non sappiamo ancora perché nostro fratello è morto: se per le botte o per i farmaci somministrati in ospedale. Aspettiamo che un giorno qualcuno dica la verità".

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