giovedì 31 maggio 2012

La parata militare non simbolizza i valori della Repubblica

 
Nonostante il parere del presidente Napolitano, continuo a pensare che la campagna lanciata su twitter con il tag #no2giugno sia giustissima. Dopodiché penso anche che la parata militare andrebbe abolita per sempre, e non solo nelle circostanze di questi terribili giorni. Perché mi sembra difficile accettare il suo valore simbolico.
La Festa del 2 giugno ricorda ciò che è accaduto sessantasei anni fa, il 2 giugno del 1946: ricorda il referendum istituzionale, che ha abolito la Monarchia e istituito la Repubblica; ricorda la scelta dei rappresentanti all’Assemblea Costituente, eletti a suffragio universale (per la prima volta votano anche le donne). Il lavoro dell’Assemblea Costituente ha prodotto una Costituzione che è tuttora tra le più belle dell’intero Occidente (e se fosse integralmente rispettata sarebbe una vera meraviglia). Una Costituzione che, tra le altre cose, all’art. 11 dice che «L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali».
E allora, perché mai l’esibizione della forza militare con una parata davanti alle massime autorità dello Stato sarebbe un riassunto simbolico di quelle vicende e dei valori della Costituzione repubblicana? Sebbene sia chiara l’importante funzione che l’esercito svolge nella cornice istituzionale di una Repubblica, come si può accettare che solo i militari offrano una sintesi simbolica dei valori della Repubblica?
Qualcuno poteva nutrire ancora un’idea di questo genere quando l’esercito era basato sulla coscrizione obbligatoria e si poteva usare la retorica della «nazione in armi»; ma adesso che l’esercito è un corpo professionale, né più né meno di tanti altri che costituiscono l’intera struttura della società italiana, proprio non si capisce quale centralità simbolica gli si possa affidare.
E dunque, perché la parata militare? Perché – consciamente o inconsciamente – l’immaginario di coloro che hanno adottato questa soluzione è abitato dal ricordo delle parate militari fasciste o di quelle, pure numerose, che si tenevano nel Regno d‘Italia pre-fascista. Far sfilare l’esercito era una esplicita dichiarazione di mascolinità combattente, di esaltazione del sacrificio bellico, di educazione a uccidere e ad essere uccisi. Vi sembra che esageri? Allora andatevi a prendere Cuore di De Amicis, e leggete la pagina che si intitola L’esercito, 11 giugno, domenica: lì si vede chiaramente che tipo di valori simbolici si volevano trasmettere alle giovani generazioni con le parate militari: esaltazione della nobiltà della guerra, della bellezza del morire, dell’eticità del dare la morte.
Beh, liberiamoci di questo passato. E aboliamo per sempre la parata militare. E se vogliamo continuare a ricordare una bella data, come quella del 2 giugno del 1946, potremmo farlo organizzando – che so? – una bella sfilata di bambini e bambine che vengano da tutte le parti d’Italia; una sfilata colorata, rumorosa e allegra, che celebri con gioia i valori della Repubblica, e impegni tutti quanti gli adulti a costruire un buon domani per le future generazioni d’Italia.

Non serve annullare la parata del 2 giugno, sulla solidarietà di facciata siamo invincibili

    da Tiscali

    Non serve annullare la parata del 2 giugno, sulla solidarietà di facciata siamo invincibili

    di Mariano Sabatini

    Al terremoto, gravissimo, nei territori già devastati dell'Emilia hanno fatto seguito sommovimenti sismici in televisione e sul web. Ad un certo punto, tra Facebook e Twitter, è montata la richiesta composta ma decisa rivolta al presidente Giorgio Napolitano di annullare la parata multimilionaria del prossimo 2 giugno. Cosa che, tra l'altro, già avvenne nel 1976 in occasione del grande sisma in Friuli. È vero che gli stanziamenti finanziari sono già stati fatti e la ricorrenza incombe, in ogni caso sarebbe possibile in questa fase di emergenza far saltare le farraginosità burocratiche per destinare tutto quel che si può alle persone che in queste ore si misurano col dolore e l'ansia. Napolitano ha rigettato l'idea della cancellazione, che avrebbe avuto un non trascurabile valore simbolico, puntando invece sul ridimensionamento. Senza voler, come si dice, tirare il presidente per la giacchetta: un'occasione persa di assecondare l'istanza popolare, già così provata.

    Sulla solidarietà parolaia siamo, al contrario, invincibili. I palinsesti delle varie reti, in mille rivoli di ridondanti chiacchiericci, ieri sono stati stravolti in favore di aggiornamenti dai luoghi della catastrofe, che aggiungevano poco o nulla a quanto già si sapeva. Anzi, dico meglio, alimentavano un sentimentalismo di facciata, alquanto irritante. Utile allo share. Se fosse esistita una rubrica sul criceto muschiato, anche quella avrebbe voluto collegarsi, aggiornare, invitare alla solidarietà... L'unico segnale forte lo ha dato invece Enrico Mentana, trasferendo il suo TgLa7 sui luoghi del cataclisma: ancora una volta il giornalista ha dato prova di capacità e sangue freddo conducendo a braccio, fuori dallo studio.

    Qui e là ha saltabeccato da mane a sera il geologo Mario Tozzi, l'unico scienziato-star di cui autori e conduttori sembra si fidino, perché è uno di loro, addirittura con in tasca un contratto da testimonial pubblicitario per una marca di consolidante del terreno (utile in questi frangenti). Se non poteva esserci fisicamente interveniva al telefono, ad esempio a Mattino 5, dove fino a quel momento un costernato e superfluo Maurizio Costanzo aveva farfugliato in libertà. Il geologo dei geologi, indossando il tipico costume del supereroe Mr Sciagura, ha timbrato il badge nello speciale su La7, a La vita in diretta e infine a Primaserata su Rai1. E oggi, chissà.

    Dalla Venier è apparso, bontà sua, addirittura il mirabolante Antonio Caprarica da Londra: due parole di circostanza su senzatetto e sciami sismici e poi via con la promozione di ben due libri freschi d'inchiostro. La conduttrice ne mostrava la copertina, nelle intermittenze del cordoglio in corso. Va bene l'empatia ma senza esagerare, i doveri dell'ospitalità richiedono markette editoriali ben fatte. Mica si può far arrivare Caprarica dal Regno Unito, orgoglioso com'è della sua cravattina sartoriale nuova di zecca, senza dargli la soddisfazione del caso!?

    Il massimo del minimo si è raggiunto nello studio di Vespa, per l'occasione in prime time, collegato con una sconvolta Orietta Berti, da settimane insonne o quasi. Se terrore ha da essere, che sia almeno vip. Un rimprovero da muovere al commosso anchorman aquilano: non so se potremo perdonargli di non aver chiesto alla cantante una delle sue evergreen. Non so voi, ma penso che Finché la barca va avrebbe magari risollevato il morale alle genti afflitte.

    Emilia, 17 le vittime: aumenta la benzina, tasse rinviate - Nel '76 annullò la parata del 2 giugno: Forlani osannato sul Web

    da Tiscali
    Nel '76 annullò la parata del 2 giugno: Forlani osannato sul Web

    cronaca Nel '76 annullò la parata del 2 giugno: Forlani osannato sul Web

    Napolitano non annulla la cerimonia (che costa 2,5 milioni) e dilaga la protesta. La Rete ricorda l'ex ministro della Difesa il quale decise di non celebrare la festa della Repubblica in seguito al terremoto che devastò il Friuli. "I soldati devono aiutare i terremotati e non sfilare". Si fermano i sindacati. Sondaggio

    mercoledì 30 maggio 2012

    Parata: il ministro Riccardi ''l' Italia non deve vestirsi in gramaglie'', lo dica ai parenti delle vittime

    "Sono convinto che la parata del 2 giugno bisognerà farla in maniera diversa. So che ci stanno pensando e credo lo faranno in questo senso". E' quanto ha affermato il ministro della Cooperazione internazionale e per l'integrazione, Andrea Riccardi. "L'italia non si deve vestire in gramaglie e non ci dobbiamo disperdere, dobbiamo essere molto uniti. In questi momenti capiamo cosa vuol dire il valore di un'Italia unita, solidale dal nord al sud".
    Riccardi lo vada a dire ai parenti delle vittime di non vestirsi in gramaglie.
    Quando i drammi obbligano i politici, i governanti a scegliere tra varie linee di condotta, questi sceglieranno la peggiore possibile.
    Fare la parata è la peggiore scelta possibile.  
    E' proprio vero quando un ministro ha un' idea, quasi sempre è sbagliata.
    Diciamolo: qualunque opinione si abbia sul problema, la voglia  della casta di fare la parata e di partecipare al ricevimento del Quirinale, in sobrietà s' intende, è ammirevole. Mentre l' Italia si sfalda,  i nostri imperterriti, si preparano per la sfilata (ma non potrebbero giocare con i soldatini di piombo?) e per i sobri tramezzini quirinalizzi.  



    Quando la leghista Dal Lago voleva trasformare i capannoni in bordelli



    Quando la leghista Dal Lago voleva trasformare i capannoni in bordelli

    di Elisa D'Alto
    Manuela Dal Lago (Foto Lapresse)
    MODENA – “Capannoni chiusi”. Ovvero una inaspettata variante delle case chiuse proposta, anni fa, dalla leghista Manuela Dal Lago. L’episodio, dimenticato, viene raccontato dal Corriere della Sera. Prima che il terremoto dell’Emilia Romagna desse una connotazione tragica a queste strutture industriali, la leghista Dal Lago (uno dei tre triumviri della Lega dopo le dimissioni di Bossi) aveva pensato a un progetto di riconversione. In effetti di capannoni ce n’è troppi al Nord. Una legge del 2001 dell’allora ministro Tremonti dava incentivi fiscali agli imprenditori che reinvestivano utili in “beni strumentali”. Ovvero, capannoni. Ne sorsero parecchi in quella che fu una sorta di “bolla del capannone”. Troppi, infatti oggi ce ne sono molti vuoti.
    Ed ecco che, anni fa, la Dal Lago avanzò la proposta per ridare vita a queste strutture: “Vista la crisi in corso potrebbero essere riadattati per la vendita del sesso. Permetterebbero controlli contro i magnaccia, controlli sanitari, e pure il pagamento delle tasse”. Ma si sa, le case chiuse sono vietate in Italia da quel dì. E, a quanto pare, non venne fatta una deroga nemmeno per i “capannoni chiusi”.

    Il “volo blu” di Boniver in Africa: 50 mila € bruciati con l’aereo di Stato

    Il “volo blu” di Boniver in Africa: 50 mila € bruciati con l’aereo di Stato


    Era proprio necessario e urgente per Margherita Boniver  utilizzare un aereo di Stato, non meno di 50 mila euro il costo, per recarsi in missione in Africa? Quando tutti nel Governo, dal presidente del Consiglio al ministro degli Esteri in giù, usano sempre e comunque, a parte rari casi di urgenza e per motivi di sicurezza, i più economici voli di linea. Dal costo almeno dieci volte inferiore. Margherita Boniver ricopre la carica di inviato speciale del ministro Terzi alla Farnesina: è impegnata in una serie di incontri per discutere della emergenza umanitaria nel Corno d’Africa.
    Emergenza che riguarda dolorosamente 430 mila profughi somali nei campi ai confini con l’Etiopia, per esempio. La visita di Boniver contiene gli stessi crismi emergenziali dei somali? Una certa sproporzione, in effetti, la notano anche al Corriere della Sera. Che in un piccolo articolo sull’edizione del 30 maggio mette insieme un po’ di considerazioni, diciamo così, logistiche. Per dire, il sottosegretario De Mistura, quando è dovuto scappare in India per la grana dei marò, non è certo salito sul Falcon 50 di Stato. Terzi va a Bruxellles con un volo di linea.
    Invece, per andare a Naironbi in Etiopia e a Juba in Sudan, Boniver ha creduto opportuno far spendere 50 mila euro di soldi pubblici. Bè, si dice, si sa che volare in Africa è lungo e complicato…Non è così: da Nairobi a Juba a Khartoum ci sono tre voli quotidiani. Una qualsiasi agenzia di viaggio è in grado di organizzare il tour umanitario, al ministero sanno persino fare di meglio che alzare la cornetta e “prenotare” un volo di Stato. L’inviato speciale Boniver ha scelto il momento sbagliato, non è più tempo di “casta con le ali”.

    PER SAPERNE DI PIU'

    Il recordman della casta: lavora 10 minuti al mese e guadagna 3000 euro

    Il recordman della casta: lavora 10 minuti al mese e guadagna 3000 euro

    Il parlamento della regione Sicilia ha un costo pari a quello di tutto il Parlamento italiano. Come può una regione sola costare quanto le prime istituzioni del paese è un mistero, ma basta guardare il comportamento di alcuni amministratori per farsi due conti. La regione Sicilia ha una commissione che controlla la qualità dei decreti emessi dal parlamentino regionale. Questa commissione costa 250.000 euro l’anno.
    Nell’organico di questa commissione ci sono nove deputati regionali che dall’inizio dell’anno ad oggi hanno lavorato, da verbale, ben 50 minuti. Quindi esattamente dieci minuti al mese. Il presidente di questa commissione, Orazio Ragusa, che percepisce già il lauto stipendio da deputato regionale aggiunge un’indennità da 3000 euro al mese per il suo lavoro in questa commissione. Tremila euro per 10 minuti di lavoro non è una brutta cifra.

    Il sistema Italia è nella me...lma, le banche hanno le casse piene e se ne inpippano


    Alla crisi galoppante, che ha portato al suicidio 32 imprenditori dall’ inizio dell’ anno, si è aggiunto il dramma del terremoto.
    C’ è necessità di soldi, tanti soldi, per risollevare l’ intero sistema economico italiano, ma le banche tacciono.
    Gli istituti di credito italiani, tra lo scorso dicembre e febbraio 2012, hanno ricevuto dalla Banca Centrale Europea 255 miliardi di euro, al tasso dell’ 1 per cento. Questi soldi, destinati anche al credito per famiglie e imprese, però restano ben serrati nei caveau delle banche, dove i banchieri, novelli Paperone dei Paperoni, forse si tuffano e nuotano.
    Eppure questi euro (116 miliardi a dicembre e 139 a febbraio) dovevano servire per ridurre il debito pubblico e concedere prestiti alle aziende e alle famiglie per favorire la ripresa economica e sociale.
    Se le banche non concedono prestiti che fine hanno fatto questi 255 miliardi?
    Questi soldi sono serviti per acquistare titoli di Stato a tassi molto  vantaggiosi, contribuendo alla riduzione dei tassi d’interesse sul debito pubblico, quindi facendo ulteriori profitti e senza alcun rischio.
    Si dirà: le solite malignità.
    Questa volta carta canta.
    Il ministero dell’ Economia, rispondendo a una interrogazione parlamentare dei deputati Ignazio Messina e Francesco Barbato, dell’ Idv, ha affermato che le banche “con l’immissione di liquidità da parte della Bce è stata interrotta la spirale negativa tra aumento dei rischi sovrani, difficoltà del sistema bancario e peggioramento congiunturale, che nell’ultima parte del 2011 tendeva ad assumere carattere sistemico. Le tensioni, tuttavia, sono riemerse in aprile, segnalando l’esistenza di rischi tuttora elevati”. Dichiarazione ermetica. In sostanza però significa che i soldi sono serviti per abbassare la pressione su debito e spread  e  sono stati usati anche per “rifinanziare l’ingente volume di obbligazioni in scadenza”. Cioè per salvare le banche e non per riavviare il credito a famiglie e imprese. “Nell’ambito dei sondaggi condotti dalla Banca d’Italia – spiegano ancora dal Ministero – le maggiori banche hanno manifestato l’intenzione di impiegare parte dei fondi ottenuti dalla Bce per riavviare il credito a famiglie e imprese”. In pratica i soldi sono fermi, custoditi nei forzieri delle banche. Le famiglie nel frattempo si svenano, fanno ricchi i ‘’Compro Oro’’, mentre gli imprenditori, strangolati dalla crisi, presi nella tagliola di Equitalia, mentre le banche contano i miliardi guadagnati speculando sul prestito europeo, chiuse le loro aziende si suicidano.
    Le banche secondo il ministro Corrado Passera devono fare di più  perché in un paese come l’Italia le banche sono molto collegate all’economia reale e se oggi soffrono è anche per questa ragione. L’esortazione del ministro alle banche affinchè facciano di più per le imprese in genere e per le start-up in particolare, secondo l’ Associazione bancaria italiana è corretta, ma lo stesso governo, deve fare di più.  
    Cosa sia questo di più non si sa.
    Se, invece, le banche aprissero i cordoni delle loro borse finanziando le imprese, alle quali talora per non chiudere bastano prestiti dell’ ordine di 100mila euro, concedendo mutui alle famiglie, ai giovani (meno di un mutuo su tre ai giovani al di sotto dei 35 anni) l’ economia si riavvierebbe. Il Ministero ammette nella risposta all’ interrogazione parlamentare di Messina e Barbato che “gli intermediari italiani (ma perché non dire banche? Perché queste fumisterie? Le parole, come dice Nanni Moretti, sono importanti, nda)  dispongono ora di risorse liquide per fronteggiare passività in scadenza e per finanziare l’economia”.
    Allora?
    Il governo ha il preciso dovere di impedire che il giochino prosegua. Il minimo che un governo serio possa e debba fare è garantire che le banche che prendono i soldi per riaprire il credito, poi lo riaprano davvero.

    Da Minzolini a Beppe Grillo: al tg1 spuntano i viscidi e ipocriti voltagabbana

    Da Minzolini a Beppe Grillo: al tg1 spuntano i viscidi e ipocriti voltagabbana


    Da Minzolini a Grillo: “Basta piegare la testa, mi gioco la carriera”
    L'inviato del Tg1 Leonardo Metalli fonda il Gruppo 5 Stelle Rai. "Me ne frego del posto sicuro, siamo tanti e cresciamo ogni giorno di più. Siamo stufi di mendicare favori ai poltici". Sul suo passato vicino a Berlusconi: "Mi piaceva il movimentismo di Forza Italia ma è stato tradito dal Pdl"

    Leonardo Metalli, inviato di spettacoli per il Tg1, già compagno di vacanze e di bagordi di Augusto Minzolini (nella foto i due insieme).

    Proprio lei, Metalli.
    Ci siamo stancati di tenere la testa sotto la polvere, di sopportare le richieste politiche, di farci guerre fra poveri. I dipendenti Rai sono le vittime, e Beppe ha ragione, deve ascoltarci, aiutarci, sollevarci.

    Com’è successo?
    Qualche settimana prima di queste straordinarie elezioni, sentivo l’esigenza di fare qualcosa, di muovermi da quell’angolo dove ti gettano i politici appena smetti di servire. Leggo il manifesto di Beppe, un amico vero: lui vorrebbe creare un canale Rai senza pubblicità, però deve sapere che i lavoratori non c’entrano. E noi vogliamo discutere con lui, soltanto Beppe può raccogliere le paure e le idee dei cittadini.

    Ha superato la fase berlusconiana?
    Per me è stata brevissima. Mi piaceva il movimentismo di Forza Italia, un sentimento tradito dal Pdl. Ancora non ci posso credere che Maurizio Gasparri, una persona che conosco e che apprezzavo, sia l’autore di una legge che ammazza la Rai. Basta!

    Come reagire?
    Ho chiamato un collaboratore di Gian Roberto Casaleggio, anche se io parlo direttamente con Beppe, eccome. Però dovevamo pensare uno strumento per avvicinare il servizio pubblico ai 5 Stelle. Ecco la bellissima illuminazione: facciamo una squadra di dipendenti e collaboratori di viale Mazzini che vogliono cacciare questi direttori e dirigenti lottizzati che ci costano cifre enormi e ci fanno male. Scriveremo al presidente Mario Monti, che purtroppo soffre Berlusconi: la legge Gasparri si può riformare.

    Chi sta con Grillo? 
    Le faccio qualche nome per dimostrare che siamo già organizzati. Carlo Alberto Morosetti (Tg2), giornalista di economia, si può occupare di aspetti contabili. Stefano Campagna (Tg1), che proviene da destra, può sconfiggere l’omofobia. Fabrizio de Jorio (Televideo), sindacalista romano, può difendere i precari.

    Reduci del Cavaliere e di Alleanza Nazionale.
    Sono la maggioranza perché Grillo attrae soprattutto i moderati. Il fenomeno che nessuno intuisce e che travolge Parma: io c’ero accanto a Federico Pizzarotti, osservavo con attenzione. Quando in Rai non hai un politico di riferimento sei affossato, annullato, finito.

    Che dice l’amico Minzolini?
    Non può immaginare quante volte ci siamo scontrati per gli editoriali che faceva, spesso controvoglia. Minzolini come Maccari è stato un direttore politico e doveva rispettare un patto non scritto. Augusto potrebbe raccontare perché aveva il dovere di fare determinate scelte, giuro che sarebbe più simpatico. Mi aiutava, però, mi ha consegnato una rubrica musicale che guarda soltanto ai giovani: niente privilegiati, niente vecchi.

    Andavate in vacanza insieme. Memorabile una vostra foto in Kenya con un pitone e la deputata Giammanco oppure la serata hippie con le corone di fiori.
    Augusto riflette, potrebbe iscriversi al nostro Movimento Cinque Stelle. Prima di Minzolini, tanti anni fa, le mie vacanze le facevo con Beppe Grillo, Gino Paoli e Renzo Arbore. Ci tengo a far sapere che con Arbore ho girato il mondo, ma non abbiamo mai condiviso un’ideologia politica. Ora sono entusiasta.

    Come mai?
    I cittadini si sono svegliati. Un giorno, a sorpresa, un operatore Rai si avvicina e mi dice: leggi la mia proposta per il servizio pubblico, girala a Grillo per piacere. Io ho avuto la prontezza di rassicurarlo: tranquillo, Beppe risponde sempre. Beppe è con noi.

    fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/28/minzolini-grillo-basta-piegare-testa-gioco-carriera/244208/

      pubblico la risposta di METALLI e il commento di domini

    LEONARDO METALLI ha detto...
    Credo che i viscidi e ipocriti siano quelli che stanno al caldo in silenzio senza rischiare nulla.....specialmente in una azienda grande e paludata....mai avuto tessere di partito ne raccomandazioni sono entrato in Rai con una sentenza del tribunale del lavoro di Roma.
    domini ha detto...
    Scusa, ma credo sia facile "rischiare" in un momento in cui tutta la politica soffre. Il coraggio lo avresti dimostrato se avessi "alzato la testa" qualche anno fa... Il tuo sembra solo un gesto di opportunismo.

    LA PARATA PIU' BELLA



    30/5/2012
    La parata più bella
    Che senso ha la parata del 2 giugno con l’Emilia a pezzi che piange i suoi morti? Il quesito, che sarebbe considerato blasfemo in Francia, qui può sembrare velleitario, dal momento che il Capo dello Stato ha deciso di confermare la cerimonia dei Fori Imperiali, sia pure improntandola alla sobrietà. Però vale egualmente la pena di porselo. Sgombriamo il campo dalle pregiudiziali ideologiche, che condannano la sfilata delle Forze Armate in quanto manifestazione muscolare. E sforziamoci di sgombrarlo anche dai condizionamenti emotivi che in queste ore ci inducono a considerare uno spreco di risorse qualsiasi iniziativa dello Stato che non consista nel portare sollievo alle popolazioni emiliane in apnea. I soldi per la parata sono già stati quasi tutti spesi. Con quel poco che resta si finanzierebbe al massimo la ricostruzione di un comignolo. Andrebbe ricordato a quella genia di politici in malafede che cercano di agganciare l’umore popolare con proposte furbastre, ma si guardano bene dal devolvere a chi soffre le cifre ben più consistenti che si ricaverebbero dalla drastica riduzione del numero dei parlamentari.

    La domanda che la coincidenza fra celebrazione e tragedia riporta alla ribalta è un’altra: nel 2012 ha ancora senso festeggiare la Repubblica con un rito così poco sentito dalla maggioranza dei cittadini? Ogni comunità ha bisogno di riti e di simboli. Ma sono le religioni che li mantengono inalterati nei secoli. Non gli Stati. Non tutti, almeno. Penso sommessamente che quest’anno il 2 giugno si onori di più la Repubblica andando fra i terremotati che fra i carri armati.
    da La Stampa

    Il web contro la parata del 2 giugno, ma si farà nonostante i morti. Sobria però

    "Follia sperperare denaro pubblico in questo momento. No alle parate. Si' agli aiuti per le zone terremotate". Monta su Twitter la protesta contro la parata militare del 2 giugno a Roma, kermesse che stride con la sensibilta' del popolo del web dopo la nuova ondata di scosse in Emilia. La spesa della parata miliare si aggira intorno ai 10 milioni di euro e in questo momento di dolore e lutti da una parte e di tagli e sacrifici dall'altra, appaiono come uno sperpero inutile di denaro pubblico. L'hashtag #no2giugno al momento e' terzo in classifica tra le categorie di cinguettii piu' gettonate, superato solo da quelli dedicati al sisma stesso, l'italiano #terremoto e il piu' internazionale #PrayForEarthquakeInItaly. 
    Su facebook intanto l'appello al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano "E' IL MOMENTO DI SPALARE, NON DI SFILARE", lanciato dal network controinformazione alternativa,  ha raggiunto nel giro di meno di poche ore oltre 15.000 condivisioni.



    APPELLO AL PRESIDENTE NAPOLITANO
    Chiediamo al Presidente della Repubblica di annullare la parata militare a roma e convogliare verso le zone terremotate le forze armate e i soldi risparmiati.
    Nonostante la rivolta nel web la parata si farà. 
    Napolitano ha detto: ''noi celebreremo il 2 giugno perché la Repubblica deve dare conferma della sua vitalità e della sua forza democratica''.
    Le vittime del terremoto possono aspettare. Per loro il lutto nazionale sarà il 4 giugno. Perché rattristare la Festa della Repubblica con il ricordo dei morti dell' Emilia?
    Nel 1976, dopo il terremoto del Friuli, sempre a maggio, l' 11, la parata venne annullata e furono deposte corone di fiori all' Altare della Patria, davanti alla tomba del Milite Ignoto. 
    Forse che allora, si era nel periodo dei cosiddetti ''anni di piombo'', la Repubblica non avrebbe dovuto dare conferma della sua vitalità e della sua forza democratica?
    Tant' è!
    Napolitano ha aggiunto che la parata ci sarà, ma di volerla fare con ''maggiore sobrietà''.
    Sobria!
    Ugualmente sobrio sarà il ricevimento al Quirinale.
    Resta da capire cosa è questa sobrietà.
    Forse che sfileranno meno militari, meno carri armati, la pattuglia acrobatica dell' Aeronautica militare non sfreccerà con la scia di fumo bianco, rosso e verde?
    Forse che al ricevimento ci saranno meno tartine, dolcetti e al posto dello spumante sara servita gazzosa?
    E' detto che gli euro destinati alla parata sono già stati spesi. 
    Forse è vero, forse no. Ma ammesso che i soldi stanziati non ci siano più, sospendere la manifestazione sarebbe stato un bel segnale. Come pure un segnale importante sarebbe stato annullare il ricevimento al Quirinale. 
    Si dirà e le toilette delle madame?
    Niente paura, in questa Italia dove si festeggia nonostante i drammi,gli abiti da cerimonia delle madame sarebbero tornati utili per altra occasione.
     

    La Corte dei diritti dell’uomo ancora una volta difende le fonti dei cronisti e condanna lo Stato francese per una perquisizione fatta in casa e nella redazione.

    La Corte dei diritti dell’uomo
    ancora una volta
    difende le fonti dei cronisti
    e condanna lo Stato francese
    per una perquisizione fatta
    in casa e nella redazione.

    Se il giornalista agisce nel rispetto delle norme deontologiche per informare l'opinione pubblica su fatti di interesse generale, non può subire limitazioni al diritto alla libertà di espressione, anche se la sua fonte ha violato qualche legge, come nel caso specifico (un obbligo di segretezza). La sentenza è un monito per i giudici italiani, tenuti ad adeguarsi alla giurisprudenza del Tribunale di Strasburgo. In coda una ricerca di Franco Abruzzo sul punto.


    Strasburgo, 27 maggio 2012. Con la sentenza del 12 aprile 2012, ricorso 30002/08, la Corte dei diritti dell'uomo torna a discutere di libertà di stampa. Giornalisti francesi del quotidiano Midi Libre pubblicano documentazione soggetta a segreto professionale, e quindi subiscono una perquisizione da parte dell'autorità giudiziaria, al fine di rinvenire elementi per scoprire l'identità di chi aveva dato quei documenti ai giornalisti. La perquisizione, ed il conseguente sequestro di supporti informatici ed agendine, non porta però i risultati sperati, e i responsabili della fuga di notizie rimangono ignoti.

    I giornalisti impugnano il provvedimento, chiedendo la restituzione degli strumenti di lavoro, ma ottengono un secco rifiuto nei tre gradi di giudizio, per cui ricorrono alla Corte europea.

    La sezione quinta della Corte accoglie il ricorso dei giornalisti condannando lo Stato francese, e ricorda come la libertà di espressione sia uno dai capisaldi di una società democratica, all'interno della quale le garanzie della stampa sono essenziali. Tra queste garanzie un ruolo di rilievo è dato proprio dalla protezione delle fonti giornalistiche per l'ovvio motivo che se le fonti non sono adeguatamente protette si ha un evidente effetto deterrente sia per il giornalista, che potrebbe essere spinto a non servirsene più, sia per le stesse fonti indotte a non parlare per non correre rischi.

    È chiaro che in tal modo viene limitato il ruolo di cane da guardia del giornalista, e la sua capacità di fornire informazioni importanti alla collettività.

    Ovviamente anche la stampa è soggetta a dei limiti, tra i quali la protezione della reputazione e dei diritti delle persone. In generale, chiarisce la Corte, però qualsiasi restrizione all'esercizio della libertà di espressione (evidenziamo che si parla di libertà di espressione genericamente, e non solo di libertà di stampa!) deve essere conseguenza di un bisogno sociale imperativo. È nel bilanciamento tra gli interessi in gioco che si può trovare o meno la giustificazione alle restrizioni alla stampa.

    L'articolo 10 della Convenzione dei diritti dell'uomo lascia poco spazio a tali restrizioni, ed in particolare è fondamentale verificare se le limitazioni sono o possono essere tali da scoraggiare la libertà di espressione, e quindi impedire la comunicazione alla collettività di questioni di interesse pubblico.

    Nel caso specifico la Corte rileva che la perquisizione svolta in casa e sul posto di lavoro dei giornalisti al fine di individuare le fonti della fuga di notizie, è tale da inficiare la fiducia delle fonti medesime, e quindi determina comunque una inammissibile interferenza con la libertà di stampa, anche se, come nel caso in questione, le fonti non vengono rintracciate. Interferenza che, pur se giustificata dal fatto che fosse sancita da norme e tesa ad impedire la divulgazione di informazioni riservate per proteggere la reputazione di soggetti terzi, non risultava necessaria in una società democratica per raggiungere l'obiettivo e quindi era sproporzionata rispetto alla scopo legittimo perseguito.

    Per questi motivi la Corte condanna il governo francese, stabilendo che se il giornalista agisce nel rispetto delle norme deontologiche per informare l'opinione pubblica su fatti di interesse generale, non può subire limitazioni al diritto alla libertà di espressione, anche se la sua fonte ha violato qualche legge, come nel caso specifico (un obbligo di segretezza).

    In quest'ottica può essere utile ricordare che in Italia la normativa che protegge il segreto professionale dei giornalisti può essere invocata solo dai giornalisti professionisti, quindi iscritti all'albo, che non possono essere obbligati a deporre relativamente ai nomi delle loro fonti, limitazione che ora appare in constrasto con la giurisprudenza della CEDU.


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    STRASBURGO – SENTENZE.



    "La prova della vivacità del partito"

    "La prova della vivacità del partito".

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    A Pavia l'incontro dei "formattatori Pdl". A Milano quello dei "Seniores Pdl", gli over 65, i "grandi vecchi del partito". Un evento organizzato da mo', invitati tutti i pezzi grossi Pdl. Insomma, qualcosa di importante. Ebbene. I big annunciati, hanno tirato pacco. Berlusconi, non si è fatto sentire manco con una telefonata, ma con un misero "messaggio". Nella sala dei congressi della provincia di Milano, presenti solo poche decine di persone. Però c'era il presidente Roberto Formigoni: "Questo incontro è la prova della vivacità del partito" ...


    [Fonte immagine: Il Giornale]

    La rabbia di Emilio Fede: nessuno osi ostacolare il suo ingresso in Parlamento!

    da non leggere questo blog

    La rabbia di Emilio Fede: nessuno osi ostacolare il suo ingresso in Parlamento!

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    A Pavia c'è appena stato l'incontro del movimento #FormattiamoilPdl, tante le critiche mosse ai vertici del partito. Ad un certo punto una ragazza sbotta - è @FedericaDB - e chiede ad Alfano: "Ho letto che Emilio Fede vorrebbe concludere la sua vecchiaia da parlamentare: mi promettete che non lo metterete in lista?". Il segretario farfuglia qualcosa, della serie "vigileremo", ed il virgolettato finisce su Repubblica di domenica 27 maggio, titolo di pagina 14: ""Dimettetevi, il partito ha fallito". Alfano contestato dai giovani Pdl. Da Pavia a Roma: rovinati da Minetti ed Emilio Fede".

    L'articolo viene letto dall'ex direttore del Tg4, che non ci vede più, e si sfoga con una raffica di messaggi su twitter. Una dozzina in pochi minuti. è un fiume in piena, e ne ha per tutti: attacca i giovani, rivendica la battaglia contro "la gioiosa macchina da guerra di Ochetto", ipotizza "Forza Emilio", poi si scaglia contro quotidiano e ragazza, "che pena tutti e due". Una rabbia che sfocia con un appello ai propri followers. "Rischio ma chiedo a voi di rispondere alla ragazza del Pdl che dice "No ad Emilio in parlamento" ... ha ragione?". Ma certo che no.

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    Vabbé, poi c'è pure stato il terremoto

    Vabbé, poi c'è pure stato il terremoto.

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    Un solo quotidiano, oggi, decide di aprire con un argomento diverso dal terremoto in Emilia. Volete mettere la battuta di Monti sul calcio?, una provocazione che mai sfocerà nel reale? Eh beh. Al sisma viene riservato lo spazio sottostante, quello della foto-notizia, quotidianamente dedicato a gossip, curiosità, cattiverie, foto di Belen.


    [Clicca per ingrandire]

    Emilia martoriata: 16 morti e la terra trema ancora

    da Tiscali 
    Il prete e l'immigrato Kumar: storie di morte sotto le macerie

    cronaca Il prete e l'immigrato Kumar: storie di morte sotto le macerie

    I sogni dell'operaio indiano e di quello siciliano infranti nel crollo di un capannone, la sfortuna di Sergio, pensionato ucciso mentre usciva dalla banca. E ancora don Ivan che nella sua chiesa voleva salvare una statua della Madonna. Il dramma del sisma è pieno di vicende tristi ma anche di storie a lieto fine

    Tiscali Rassegnastampa, I quotidiani del 30/05/2012


    I quotidiani del 30/05/2012 

    Apertura pressoché unica su tutte le prime pagine di oggi dedicata alle nuove scosse di terremoto in Emilia.Ma c'è spazio anche per il nuovo scandalo che coinvolge la Banca Popolare di Milano e lambisce il mondo politico. 

      

    martedì 29 maggio 2012

    Sisma in Emilia: morte e distruzione, 16 vittime

    da Tiscali 
    Il prete e l'immigrato Kumar: storie di morte sotto le macerie

    cronaca Il prete e l'immigrato Kumar: storie di morte sotto le macerie

    I sogni dell'operaio indiano e di quello siciliano infranti nel crollo di un capannone, la sfortuna di Sergio, pensionato ucciso mentre usciva dalla banca. E ancora don Ivan che nella sua chiesa voleva salvare una statua della Madonna. Il dramma del sisma è pieno di vicende tristi ma anche di storie a lieto fine