sabato 30 giugno 2012

Niente sequestro delle fonti dei giornalisti: la sentenza della Corte di Strasburgo



Niente sequestro delle fonti dei giornalisti: la sentenza della Corte di Strasburgo


Rotativa

STRASBURGO (FRANCIA) – I giudici europei della Corte europea dei diritti dell’uomo, con una sentenza  del 28 giugno hanno stabilito che la pubblicazione integrale delle trascrizioni di intercettazioni telefoniche e di documenti coperti da segreto istruttorio rientra nel diritto del giornalista a pubblicare notizie di interesse generale. La sentenza, fa notare Marina Castellaneta sul Sole 24Ore, è un evidente rafforzamento del diritto di cronaca e della libertà con cui i cronisti possono affrontare le indagini giudiziarie e il loro svilupparsi ed è una garanzia per di tutela delle relative fonti di informazione.
Ora le autorità nazionali non potranno più sequestrare supporti informatici e documenti del giornalista né procedere a perquisizione “massicce” e spettacolari nella redazione e nell’abitazione con il solo obiettivo di scoprire la fonte del reporter.
L’indicazione si inserisce in un dibattito sempre acceso in materia di intercettazioni e contribuisce a rafforzare la tutela delle fonti dei giornalisti. Maria Castellaneta spiega che “la Corte di Strasburgo, ha precisato che non è un semplice privilegio concesso al cronista, ma è un diritto indispensabile alla libertà di stampa affinché la collettività sia informata su questioni scottanti. Con precisi limiti per le autorità inquirenti che non possono intervenire con mezzi invasivi utili a scoprire l’autore di fughe di notizie. Anche perché, per la Corte, nel bilanciamento dei vari interessi in gioco, è prioritaria la tutela della libertà di stampa, essenziale in una società democratica”.
Alla Corte europea si erano rivolti alcuni giornalisti francesi che su ‘Le Point’ e ‘L’Équipe’ avevano pubblicato notizie su un’inchiesta relativa all’uso del doping nel ciclismo. Di qui l’apertura dell’indagine: gli inquirenti volevano scoprire chi aveva trasmesso documenti ai giornalisti e avevano così ordinato la perquisizione e il sequestro di materiale cartaceo e informatico disponendo anche intercettazioni telefoniche delle utenze dei giornalisti.
Secondo la Corte, si è trattato di una violazione della Convenzione europea che nell’articolo 10 assicura il diritto alla libertà di espressione “È vero – riconosce la Corte Europea dei diritti dell’uomo – che i giornalisti nell’esercizio di questo diritto, non hanno un piena e totale libertà di agire, hanno precise responsabilità e devono tener conto del diritto alla presunzione d’innocenza, ma le autorità inquirenti non possono intervenire violando il diritto dei reporter a tutelare le proprie fonti”.
Le indagini, fra l’altro, non hanno determinato l’individuazione delle fonti: per la Corte però, è bastata l’adozione di misure nei confronti dei giornalisti a produrre un chiaro effetto limitativo del diritto alla libertà di stampa.
La tutela delle fonti - osserva Strasburgo - non è un semplice privilegio da accordare a seconda della liceità o dell’illiceità della fonte, ma un elemento essenziale della libertà di stampa. Tanto più che le perquisizioni nel giornale erano state svolte in modo ‘spettacolare’ incidendo sugli altri reporter presenti in redazione. In pratica, gli interventi dell’autorità giudiziaria sono stati percepiti «come una minaccia potenziale per il libero svolgimento della professione”.
La condanna alla Francia, ha portato anche al pagamento di circa 45 mila euro di spese processuali. Ad aver fatto ricorso erano stati cinque giornalisti.
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C’è una tassa in più: la corruzione. Ogni lavoro pubblico costa il 40% in più

C’è una tassa in più: la corruzione. Ogni lavoro pubblico costa il 40% in più


corte dei contiROMA – In Italia paghiamo una tassa in più: è quella della corruzione. Mazzette e favori fanno lievitare del 40% il costo dei lavori pubblici. Traduzione: paghiamo 70 miliardi di euro per lavori che ne valgono 50. Conseguenza: la corruzione costa ai contribuenti (cioè a noi) 60 miliardi di euro ogni anno. Motivo sufficiente per poter parlare di “tassa”.
Secondo la Corte dei Conti, che ha lanciato l’allarme, “i costi sono immediati o diretti, costituiti dall’incremento della spesa dell’intervento pubblico: c’è una lievitazione dei costi strisciante e una lievitazione straordinaria che colpisce i costi delle grandi opere, calcolata intorno al 40%”.
Ma il discorso non finisce alle grandi opere, perché il “costo” della corruzione scoraggia anche gli investitori stranieri. Il procuratore generale Salvatore Nottola ha osservato che “il danno indiretto, e forse più grave, è quello inferto all’economia nazionale, perché la corruzione allontana le imprese dagli investimenti: è stato calcolato che ogni punto di discesa nella classifica di percezione della corruzione (sembra che l’Italia attualmente sia al 69mo posto su 182) provoca la perdita del 16% degli investimenti dall’estero”.
Nottola ha spiegato perché la Corte dei Conti ha così a cuore lo studio del malcostume italico: “L’interesse per il fenomeno corruttivo è dato dagli ingiusti costi che esso provoca all’economia e dalla necessità di individuazione dei possibili rimedi sia per la prevenzione si per la reintegrazione del patrimonio”.

GUERRA AL MES. Il volantino

da informazione senza filtro

GUERRA AL MES. Il volantino

Lidia Undiemi

  Rischiamo di finire come la Grecia, dove la Troika, in cambio di aiuti finanziari, ha posto tutta una serie di politiche di austerità, di taglio dei dipendenti, di riduzione delle pensioni che non sono aiuti, ma un mero scambio di natura finanziaria. Cioè: danno del denaro a uno Stato, il quale in cambio cede loro la sovranità, e poi saranno loro ad imporre al popolo tutta una serie di condizioni insopportabili, soprattutto per le fasce più deboli.

 Bene, adesso anche gli italiani rischiano di ritrovarsi come i greci. Infatti un passaggio fondamentale del trattato MES dice espressamente che uno Stato che intenda chiedere un prestito al cosiddetto fondo salva stati (il MES, appunto) deve sottostare a condizioni molto rigorose. Non abbiamo sentito né un parlamentare nazionale né uno comunitario riferire al popolo italiano i dettagli di questo trattato, nonostante già di per sé preveda un vincolo di 125 miliardi di euro che influenzerà giocoforza le nuove generazioni nonché le politiche di ogni futuro governo. Nessuno, nessuno ha voluto chiedere alle istituzioni competenti dei chiarimenti, per poi riferire ai cittadini.

 Per tale ragione abbiamo lavorato tanto, in rete. Personalmente ho lanciato una iniziativa, tesa soprattutto a sensibilizzare l'opinione pubblica. Per fortuna la società civile ha mostrato grande impegno e lucidità, consentendo alla denuncia di una singola studiosa di diventare una battaglia nazionale. Adesso è arrivato il momento, anche per il singolo cittadino, di partecipare attivamente contro questo tipo di politica europea che mira, sostanzialmente, a togliere la sovranità politica alle singole nazioni. Per tali ragioni ho realizzato un volantino, che contiene le indicazioni di base per riuscire a far comprendere l'argomento, o quanto meno per sensibilizzare i singoli cittadini. Sul retro del volantino troverete una serie di domande da fare alla classe politica italiana, tra cui ad esempio: "In cosa si tradurrando le condizioni rigorose contenute nel trattato, per il popolo italiano?". Questo è uno dei punti fondamentali da sciogliere. E visto ciò che è accaduto in Grecia, dubito che si tratti di condizioni migliorative per la collettività.

 Fra le altre domande, proprio perché siamo nel periodo intermedio tra la strage di Capaci e quella di via D'Amelio, voglio fare una domanda a tutti i "professionisti dell'Antimafia", senza alcuna polemica (ndr: non mi riferisco alla magistratura per la quale nutro grandissimo rispetto). Poiché il MES farà ricorso al mercato finanziario esterno, per potere soddisfare le richieste di prestito, in che modo gli stati saranno protetti dal rischio di ingerenza dei capitali sporchi nelle operazioni finanziarie? Il dubbio sorge in relazione al fatto che, in un periodo di grave crisi in cui lo Stato è indebolito dal punto di vista economico-finanziario - ma direi anche istituzionale -, nel momento in cui lo Stato debitore si rivolge a questa organizzazione e questa, tra immunità e inviolabilità dei documenti, si pone in qualche modo da intermediario nei confronti dei finanziatori esterni, in operazioni finanziarie di carattere internazionale enormi e in uno stato di diritto sempre meno funzionante, chi ci garantisce che di fatto non si avrà una svendita degli stati nei confronti di organizzazioni finanziarie esterne, facenti riferimento ad organizzazioni criminali o meno?  Ma in ogni caso, prima di vincolare l'attuale Governo, le future legislazioni e le future generazioni a pagare 125 miliardi di euro e a condividere le decisioni di politica interna con questa organizzazione finanziaria, perché nessuno vuole discuterne, nessuno dei parlamentari dei partiti di destra, di sinistra, grandi e piccoli, ipocriti e meno ipocriti? Su questi aspetti sono tutti d'accordo! Io mi sento priva di rappresentanza in Italia e credo che in questo Paese attualmente non ci sia una opposizione al Governo delle banche. L'articolo 15 del trattato MES prevede che il consiglio dei governatori dell'Organizzazione può decidere - attenzione a questo passaggio - di concedere assistenza finanziaria a un membro del MES ricorrendo a prestiti con l'obiettivo specifico di ricapitalizzare le istituzioni finanziarie dello stesso membro. Prestiti provenienti da organizzazioni esterne o private. Noi questo non lo dobbiamo, non possiamo permettercelo. Non abbiamo tanto tempo, perché siamo stati indifferenti troppo a lungo.

 Viviamo in un sistema sociale e politico marcio. Basta pensare alle dichiarazioni del presidente della Corte dei Conti, in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario 2011, in cui è stato messo in evidenza come le privatizzazioni e le esternalizzazioni si sono ridotte a un mezzo per la gestione clientelare del potere politico amministrativo. Cioè la nostra pubblica amministrazione non è completamente rivolta verso il bene comune, bensì verso interessi ed affari privati. Pensate a tutti gli scandali politici che stanno uscendo, da destra a sinistra. Anche il Fondo Monetario Internazionale, che si ingerisce mediante Monti delle decisioni di politica interna, volendo ancora una maggiore flessibilizzazione del mercato del lavoro (quando sappiamo che questo strumento ha fallito ormai da diversi anni), ora spinge per le privatizzazioni. Adesso la soluzione sarebbe dunque questa, per porre rimedio alla grande crisi? La svendita del patrimonio pubblico? Qui siamo alla follia! Uno Stato senza patrimonio pubblico non è uno Stato. Non può garantire i propri cittadini, non può tutelarli. Vogliono la nostra identità!

 I trattati ESM e Fiscal Compact necessitano dell'autorizzazione del Parlamento. Cioè è necessaria l'autorizzazione alla ratifica. Dunque si invertono completamente i rapporti tra il Governo e i parlamentari, perché da un lato abbiamo questa Europa, rappresentata da Mario Monti, che vuole a tutti i costi ulteriore cessione di sovranità da parte dello Stato italiano (in questo caso mediante questi due trattati), mentre dall'altro i nostri parlamentari hanno un potere enorme, in quanto saranno loro a decidere se concedere o meno l'autorizzazione alla ratifica. Ora, immaginate per un attimo questo potere spropositato nelle mani di un Parlamento che si è dimostrato di fatto incapace di portare l'Italia verso uno sviluppo virtuoso, con i parlamentari appartenenti a partiti politici soggetti a continui scandali. Ma davvero voi volete far sì che a decidere il futuro delle nuove generazioni siano questi soggetti, che siano cioè loro a ratificare trattati di una importanza gigantesca per la sopravvivenza del nostro stato di diritto? E' possibile accettare tutto questo? E sono tutti d'accordo!

 Una notizia importantissima, arrivata in questi giorni dalla Germania, è che la Corte tedesca ha fatto slittare la ratifica dei trattati poiché i verdi si sono opposti. L'hanno fatto perché non c'era stato un adeguato dibattito e approfondimento in Parlamento. Il secondo portavoce del partito di sinistra, Linke, ha annunciato che se il Parlamento concederà l'autorizzazione alla ratifica sottoporrà alla valutazione della Corte Costituzionale una serie di profili di illegittimità. Al di là di come andrà a finire, quantomeno in Germania un minimo di dibattito politico, un minimo di opposizione contro il Governo delle banche, c'è! Noi qui invece abbiamo questi giornali, questi mezzi di informazione che tengono in sala di rianimazione dei partiti che sono morti, ma che purtroppo oggi hanno ancora un potere enorme. E i primi a gridare contro l'informazione di regime sono proprio quelli che oggi ne stanno approfittando. Non dimenticatelo in futuro. Abbiate memoria di ciò che sta accadendo.

 Quindi vi invito a divulgare il più possibile il volantino che potete trovare su www.crisiesoluzioni.it. Soprattutto ora che è periodo di elezioni e tutti questi politici silenti se ne andranno in giro a fare campagna elettorale per se stessi, per i propri amici o per i propri candidati. Ponete loro le domande contenute nel volantino. Soprattutto diffondetelo presso i vostri concittadini, i vostri amici, i vostri parenti, i vostri conoscenti, in qualsiasi occasione anche durante le vacanze. Parlate a tutti del MES. E mi riferisco anche alla società civile, ai movimenti, alle associazioni: dovete cogliere tutte le occasioni, dovete mettervi in prima fila per difendere il nostro Stato rispetto a queste scellerate cessioni di sovranità, dove il popolo è stato completamente tagliato fuori. Attenzione, non per colpa di Monti, ma per colpa dei nostri parlamentari nazionali ed europei che non stanno dicendo assolutamente nulla sull'argomento.

 Per scaricare il volantino: www.crisiesoluzioni.it.

di Lidia Undiemi

Fonte articolo

Arrestato all'alba il vice di Mastella

Arrestato all'alba il vice di Mastella


Un sistema tangentizio ben strutturato ma non collaudato al punto tale da essere impenetrabile: è quello scoperto dalla procura di Salerno che ha portato stamani all’arresto di cinque personaggi del mondo salernitano della politica e dell’imprenditoria, tutti implicati nel crac dello storico pastificio Antonio Amato, un fallimento da 100 milioni di euro. Ai domiciliari sono finiti Giuseppe Amato, 38 anni, amministratore di fatto della fallita Antonio Amato spa; Paolo Del Mese, ex deputato e sottosegretario alle partecipazioni statali nell’ultimo governo Andreotti (1989-1992) ed ex presidente della commissione Finanza della Camera ed attuale vicesegretario nazionale dei Popolari Udeur; il nipote Mario Del Mese, amministratore di fatto della Ifil C & D srl; Antonio Anastasio, consigliere provinciale e capogruppo alla provincia di Salerno del “PdL-Principe Arechi” e l’avvocato salernitano Simone Labonia, già presidente della società comunale di cartolarizzazione Salerno Patrimonio.
“Ci troviamo di fronte ad una vera e propria casta” ha detto il procuratore della Repubblica di Salerno, Franco Roberti. L’inchiesta, svolta dal nucleo di polizia tributaria diretto dal tenente colonnello Antonio Mancazzo, ha portato alla scoperta di un sistema messo in piedi quando il cavaliere Giuseppe Amato non ha potuto più interessarsi in prima persona degli affari aziendali, passando la mano al giovane nipote Peppino. Gli indagati avrebbero sottratto, nel corso degli anni e in assenza di valide ragioni economiche, ingentissime disponibilità economiche dal patrimonio della fallita “Antonio Amato”, per un valore di circa 10 milioni di euro, ma l’attività avrebbe riguardato anche altri 47 milioni di euro distratti dal patrimonio della fallita società. Le indagini delle Fiamme gialle hanno fatto emergere che le casse del Pastificio Amato sarebbero state oggetto di una sistematica e continua opera di svuotamento a favore di persone che non avevano alcun titolo a ricevere denaro.
Si è scoperto, inoltre, che i compensi intascati da alcuni indagati sarebbero stati smisurati rispetto alle prestazioni elargite. In diversi casi poi, come quello dell’ex deputato Paolo De Mese, non ci sarebbero neppure tracce di prestazioni fornite.
Gli indagati raggiunti dalle misure cautelari, ad eccezione di Giuseppe Amato, erano tutti appartenenti all’entourage dell’ex parlamentare, e nonostante non ricoprissero incarichi dirigenziali all’interno dell’azienda fallita, avrebbero definito ed attuato le scelte e le politiche gestionali, con la collaborazione e l’appoggio proprio dell’amministratore Giuseppe Amato. L’inchiesta, che potrebbe aprire nuovi scenari, vede indagate altre 32 persone. La Procura della Repubblica ha disposto il sequestro preventivo, in via d’urgenza, di quote societarie che riguardano l’Esa Costruzioni S.p.a.; l’Amavebo S.r.l., di fatto riconducibile al 27 enne Antonio Amato e della Ifil C&D S.r.l., società di fatto amministrata da Mario Del Mese.

Un milione di firme per vietare la tratta dei leoni





I leoni sudafricani vengono massacrati per le loro ossa, utilizzate per realizzare fantomatiche pozioni per aumentare la virilità. Ma se mostreremo al Presidente Zuma che tutto ciò ha un impatto negativo sull'immagine del Sudafrica come meta turistica, lui potrebbe fermare questa crudeltà proibendo la tratta delle ossa e degli organi dei leoni. Firma la petizione: pubblicheremo delle pubblicità nei principali giornali e siti di turismo!
Centinaia di leoni sudafricani vengono massacrati ogni anno per realizzare fantomatiche pozioni per aumentare la virilità. Ma possiamo fermare questa crudele compravendita colpendo il governo nel suo punto più vulnerabile: l'industria del turismo.

La messa al bando globale delle ossa di tigre ha avuto l'effetto di spingere i trafficanti su un nuovo obiettivo: il leone. I leoni vengono allevati in condizioni atroci in Sudafrica per la "caccia in scatola", dove turisti pieni di soldi pagano migliaia di dollari per poter sparare ai leoni nei recinti. Ora gli esperti dicono che le ossa di leone che provengono da queste fattorie della caccia sono venduti ad alchimisti di "medicine" farlocche in Asia che realizzano profitti da record. Questo commercio sta aumentando esponenzialmente e gli esperti temono che non appena i prezzi aumenteranno, anche i leoni selvatici (ne sono rimasti solo 20.000 in tutta l'Africa) saranno attaccati dai bracconieri.

Se riusciremo a mostrare al Presidente Zuma che questa tratta brutale danneggia l'immagine del Sudafrica come meta turistica, potremo mettere al bando e punire la compravendita di ossa di leone. Avaaz pubblicherà pubblicità durissime negli aereoporti, sui siti web e sulle riviste turistiche, ma ora abbiamo urgente bisogno di 1 milione di firme per dare forza al nostro messaggio. Firma sotto per fare massa critica velocemente:

https://secure.avaaz.org/it/stop_lion_slaughter_for_sex_aides_d/?bRcGbbb&v=15626

"Il vino di ossa di tigre" e altri rimedi che derivano dalle tigri sono stati messi al bando dopo un'indignazione di massa in tutto il mondo: ora i trafficanti hanno spostato la loro attenzione sulle ossa di leone utilizzate per creare ogni tipo di rimedio improbabile. Gli esperti ritengono che se il governo non agirà immediatamente, i leoni potrebbero essere i prossimi, dopo le tigri e i rinoceronti, a rischiare l'estinzione.

C'è però una soluzione: mettere al bando e punire la compravendita di ossa e organi che provengono dai leoni. Oggi il Sudafrica è il maggiore esportatore di trofei, ossa e organi di leone: è anche il solo paese africano che alleva un gran numero di leoni destinati esclusivamente a questo commercio. Ma se riusciremo a mostrare che permettere questa tratta oltraggiosa può avere ripercussioni sull'industria del turismo e far fuggire i visitatori, il Presidente Zuma potrebbe essere costretto ad agire.

Diamo il via a un tonante ruggito globale per i leoni. Avaaz mostrerà la crudelità della tratta di ossa di leone con impietose pubblicità - firma ora:

https://secure.avaaz.org/it/stop_lion_slaughter_for_sex_aides_d/?bRcGbbb&v=15626

I membri di Avaaz in tutto il mondo si sono uniti per chiedere la protezione dei rinoceronti, per salvare le api da pesticidi velenosissimi e per ottenere una grande riserva marina nelle Isole Chagos e in Australia per salvaguardare le specie marine in pericolo. Uniamoci ancora una volta e lottiamo per i leoni in Africa.


Ulteriori informazioni:

Leoni e tigri a rischio estinzione, scomparsi tra 15 anni (La Repubblica)
http://www.repubblica.it/scienze/2011/11/01/news/leoni_estinzione-24215299/?ref=HRERO-2

Un appello per chiudere la “caccia grossa” in Sud Africa (Tutela Fauna)
http://www.tutelafauna.it/News/Caccia/Un_Appello_Per_Chiudere_La_Caccia_Grossa_In_Sud_Africa.kl

La tratta di ossa di leone alimenta il business dell'allevamento in Africa (Al Jazeera) [EN]
http://allafrica.com/view/resource/main/main/id/00040108.html

Il Sudafrica continua a supportare la tratta delle ossa di leone (LionAid) [EN]
http://www.lionaid.org/blog/2012/06/south-africa-continues-to-support-the-lion-bone-trade.htm

CINECITTA', L' ULTIMO CIAK Gli studios trasformati in un mega-resort

il Fatto Quotidiano

Il progetto dell'Italian Entertainment Group di Luigi Abete, sta per prendere forma. Ristoranti
piscine e alberghi sorgeranno al posto degli storici set cinematografici sulla via Tuscolana
cinecittà12 pp
Da quando furono inaugurati – era il 28 aprile 1937 – divennero subito sinonimo di cinema italiano, oggi però i più antichi e famosi movie studios nostrani, quelli di Cinecittà, sono destinati a far posto ad un altro tipo di intrattenimento e svago: alberghi, ristoranti, palestre, beauty farm, piscine. Un progetto avviato già tre anni fa da Luigi Abete, numero uno di Bnl e patron della Ieg, Italian Entertainment Group e che adesso sta per diventare realtà. Non è finita, perché a Castel Romano, dove Dino De Laurentiis costruì i suoi teatri di posa, sorgerà un grande parco divertimenti a tema  di Gabriele Paglino

MARCHIONNEIDE

- MARCHIONNE NON SA QUANTO GUADAGNA UN OPERAIO FIAT IN CINA
- GLI BASTA SAPERE CHE IN CINA NON C' E' LA FIOM A ROMPERGLI LE PALLE

Fiat sbarca in Cina. Quanto guadagna un operaio lì? Marchionne: “Non lo so”

Fiat sbarca in Cina. Quanto guadagna un operaio lì? Marchionne: “Non lo so”

E' la risposta del manager durante la conferenza stampa per l'apertura del nuovo impianto della casa torinese a Changsha. Poi ammette che i salari sono un quinto di quelli italiani (250 euro al mese, sostiene invece una fonte interna alla fabbrica). E al cronista del Fatto chiede: "Ma a voi chi vi paga per venire fin qui a fare queste domande?" 

“Ma a voi de Il Fatto Quotidiano chi vi paga per viaggiare fino in Cina a fare queste domande?”. Decide di andare dritto al punto Sergio Marchionne al termine della conferenza stampa di ieri, in occasione della presentazione del primo impianto Fiat a Changsha, Cina centrale. Nell’amena cittadina cinese (per modo di dire, visto che si tratta di una città fabbrica di circa 7 milioni di abitanti), in una delle città di seconda fascia che il governo cinese sta cercando di aiutare con investimenti e sostegni a imprese straniere, la Fiat ha presentato il suo nuovo modello: la Viaggio (Fei Xiang in cinese, ovvero volare, con un tono un po’ epico e letterario).
Poco lirico – invece – è sembrato Marchionne, a dire il vero, forse stanco e annoiato da una presentazione della nuova vettura durante la quale hanno parlato vari segretari, responsabili e funzionari del Partito (comunista) e dopo che nella sua introduzione ha dovuto salutare anche “i rispettabili leader”. Lui, che leader deve sentirsi di sicuro.
La domanda cui ha fatto riferimento l’amministratore delegato della Fiat-Chrysler era molto semplice: dopo averci mostrato l’impianto, aver annunciato che verrà prodotta un’auto che sarà venduta a circa 130 mila yuan (16mila euro), a Marchionne è stato chiesto quanto vengono pagati gli operai dello stabilimento. La risposta è stata “non lo so”. Strano o quanto meno bizzarro lo scarso interesse di Marchionne nei confronti dei salari dei “suoi” lavoratori. Incalzato, ha infine detto che un operaio cinese prende cinque volte meno di un operaio italiano. Da altre fonti, interne all’azienda, si è infine scoperto che un operaio cinese impiegato dalla Fiat guadagna circa 2mila yuan, al cambio attuale circa 250 euro al mese.
“Sono domande tipiche di giornalisti italiani”, ha replicato in conferenza stampa l’ad Fiat, come se il tema del lavoro non fosse un ambito spinoso anche in Cina (basti pensare agli scioperi e alle proteste nel 2011 e nel 2012 in alcune zone del paese). Nell’impianto al momento lavorano 1.840 persone, di cui 300 italiane: secondo lo staff della Fiat il personale dovrebbe arrivare a breve a 3.300 unità.
Marchionne ha poi sorvolato anche su un altro punto, ovvero l’impegno concreto del governo centrale, più volte ringraziato nel corso dello speech dell’amministratore delegato Fiat, nel sostenere l’investimento cinese della casa automobilistica. Senza tenere presente che, contrariamente a quanto annunciato in precedenza, lo stesso Marchionne ha confermato che la produzione cinese non sarà limitata al mercato locale. L’impianto di Changsha produrrà una macchina, la Viaggio, destinata alla middle class cinese, di cui si proveranno a vendere nel 2013 100mila esemplari. Per la Fiat si tratta di un investimento tardivo – su questo Marchionne ha fatto ricadere su di sé la responsabilità – in un mercato in cui i tedeschi stracciano l’Italia: nel 2011 la Fiat ha venduto un migliaio di auto, la Volskwagen oltre due milioni. Conseguenze di una presenza in Cina fin da tempi immemori.
Naturalmente durante la conferenza stampa non sono mancati i riferimenti alle questioni italiane – in particolare alla vicenda di Pomigliano e i suoi acerrimi nemici della Fiom – che tanto hanno fatto discutere. Marchionne ha infatti definito “folcloristiche” le norme italiane: “Il nostro paese – ha detto – ha un livello di complessità nell’ambito delle questioni industriali che non esiste in altre giurisdizioni. Le implicazioni di questa decisione sulla situazione del business sono abbastanza drastiche, perché tutto diventa tipicamente italiano e quindi molto difficile da gestire. Allo stesso tempo, nei miei viaggi in Cina, negli Usa o altrove non vedo nessuno veramente interessato a questa decisione, non c’è nessuno che fa la fila per venire a investire in Italia. Non credo che cambierà nulla, si renderà solo tutto più complesso”.
di Simone Pieranni

Gli astenuti

Gli astenuti

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Gli italiani sanno tutto. Tutto dei rapporti Stato-mafia. Tutto sulle stragi e sui delitti eccellenti. Sanno chi c'è dietro e anche chi c'è davanti. In qualunque libreria ci sono libri con nomi, cognomi, indirizzi di chi ha distrutto la Repubblica. Siamo sommersi dalla verità. La nostra Repubblica è nata due volte sul sangue, la prima volta dal sangue della Resistenza, subito tradita, la seconda dal sangue dei giudici e degli attentati. Il segreto di Stato in Italia non esiste, non è mai esistito. Quando morì Salvo Lima, anche la casalinga di Voghera sapeva dei suoi rapporti con la criminalità organizzata. Al tempo di Craxi non c'era impresa che lavorasse con il pubblico che non fosse a conoscenza del pizzo socialista (di listino dal 10 al 30%). I giudici, quando sono messi in grado di intervenire, sono sempre anticipati dalla vox populi di almeno qualche anno. Le banche sapevano del crack Parmalat e ne vendevano i bond fino all'ultimo minuto secondo. Berlusconi e Tremorti sapevano dell'abisso del debito pubblico da loro alimentato in totale incoscienza, ma sempre negato con il ghigno sulle labbra. La conoscenza, in Italia, estesa, reiterata, diffusa fino alla nausea, senza però alcuna possibilità di intervenire ha generato un senso di impotenza di cui molti sono prigionieri. L'italiano non crede al cambiamento, guarda la televisione e vede pontificare i politici che lo hanno portato alla rovina. Non capisce come questo sia possibile e cambia canale. Altrove, quei politici, sarebbero inseguiti per le strade. Qui ci prendono per il culo ogni sera con il sostegno dei giornalisti di regime. Il senso di impotenza genera il rifiuto, l'isolamento e, al momento delle elezioni, l'astensionismo. Metà del Paese si astiene dal voto, non è interessato a chi lo governa, non vuole avere a che fare con la politica che considera lontana, estranea e immonda. "Il voto non serve, tanto fanno sempre ciò che vogliono". Ad esempio cancellare i risultati dei referendum e non mettere in discussione alle Camere le leggi di iniziativa popolare. Pdl e pdmeneolle pari sono. Fanno il cazzo che vogliono, comunque. Questa metà dell'Italia, che oggi vive sottocoperta, può salvare il Paese. Bisogna riportarla al voto per spazzare via le oligarchie, i partiti, i mafiosi, l'informazione corrotta. Da qui alle elezioni del 2013 chiunque segue il MoVimento 5 Stelle deve darsi come compito informare gli astenuti che si può voltare pagina, spiegargli il nostro Programma. Portarli alle urne convincendoli che, per la prima volta nella loro vita, potranno votare per sé stessi. Loro non si arrenderanno mai (noi neppure). Ci vediamo in Parlamento.
da blog Beppe Grillo


lettura consigliata
Urna del silenzio di Domenico FruncilloUn'analisi dell'astensionismo in Italia, la sua evoluzione storica, le sue cause dirette e indirette, le sue diverse espressioni, le sue conseguenze.

venerdì 29 giugno 2012

ENI sconto weekend: ecco i "trucchi" di ENI e governo

da informazione senza filtro

ENI sconto weekend: ecco i "trucchi" di ENI e governo


Leggo l'interessante post di Medo sulla situazione dei carburanti in Italia. Condivido ovviamente molto, specialmente per quanto riguarda la crisi delle raffinerie.
 D'altronde si era detto negli anni scorsi: a chi lamentava in tutto il mondo raffinerie vecchie, obsolete, cadenti rispondevamo che l'investimento in una raffineria si ripaga in vent'anni, e non avevamo certo altri vent'anni di sperpero petrolifero davanti a noi. Chi doveva investire lo sapeva, ed infatti oggi direttamente chiude.
Il crollo dei consumi per i prezzi stellari viene ora compensato da interventi di marketing, per incoraggiare la "ripartenza" di un mercato che ha visto una contrazione di oltre il 10%. Secondo Medo però queste azioni "celano l'assenza decisionale del governo in merito a quel che già oggi si dovrebbe fare in Italia", e cioè procedere al razionamento.
Io non sono tanto convinta che il governo sia assente. Viceversa, da sempre sostengo che il prezzo dei carburanti in Italia sia fortemente "guidato" da decisioni congiunte dei governi e dell'ENI. In poche parole, a volte la compagnia sacrifica profitti in favore delle accise, altre volte alla compagnia è consentita libertà di manovra qualora i consumi scendano troppo.
Ed è esattamente quello che sta accadendo. A prescindere dalle oscillazioni del prezzo del barile (sì: a prescindere), si sono mantenuti i prezzi molto alti sacrificando la domanda pur di incamerare tasse fresche; nel momento della "driving season" -in cui negli anni scorsi assistevamo regolarmente ad aumenti dei prezzi- si sta liberando il ribasso sia per non uccidere la stagione turistica, sia per dare un po' di respiro alla compagnia nazionale oltre che ai cittadini.
Per quanto si potrà andare avanti guidando aumenti per rimpinguare le casse, alternati a sconti per aiutare l'economia? Credo che il governo e l'ENI cercheranno di seguire questa strada il più a lungo possibile, o almeno finché saranno aiutati dal barile a prezzi umani che consente maggior libertà di manovra.  (foto:ENI)

di Debora Billi

Fonte articolo

Bruno Vespa sale a Parma, ma il sindaco non gli concede l'intervista! Bravo Pizzarotti!

Bruno Vespa sale a Parma, ma il sindaco non gli concede l'intervista! Bravo Pizzarotti!

Il presidente della Terza Camera, quel Bruno Vespa che ci ammorba da anni con libri e talk-show stracarichi di luoghi comuni e banalità politiche, resta a bocca asciutta.

Doveva chiudere la giunta comunale, con questa motivazione – secondo quanto scrive Dagospia – il grillino Federico Pizzarotti ha piantato in asso Bruno Vespa. Il giornalista era arrivato fino a Parma per intervistarlo, voleva raccogliere la testimonianza del neo-sindaco di Parma per il suo prossimo libro, ma ha fatto anticamera e non è stato ricevuto. Pare – stando a quello che scrive il sito di Roberto D’Agostino che Vespa se la sia legata al dito e che sia molto, molto arrabbiato. 

Peggio della Fornero? Marchionne! "Il diritto al lavoro? E' solo folclore italiano"

Peggio della Fornero? Marchionne! "Il diritto al lavoro? E' solo folclore italiano"


"Questa legge non esiste in nessuna parte del mondo, da quanto ne so. Focalizzare l'attenzione su questioni locali ignorando il resto è attitudine dannosa. Un evento unico che interessa un particolare paese che ha regole particolari che sono folkloristicamente locali. 
L'Italia ha un livello di complessità nella gestione delle questioni industriali che non esiste in altre giurisdizioni. Le implicazioni di questa decisione sulla situazione del business italiano sono abbastanza drastiche, perché tutto diventa tipicamente italiano e quindi molto difficile da gestire. Allo stesso tempo, nei miei viaggi in Cina, negli Usa o altrove non vedo nessuno veramente interessato a questa decisione, non c'è nessuno che fa la fila per venire a investire in Italia. Non credo che cambierà nulla, si renderà solo tutto più complesso.
Fiat ricorrerà in appello contro questa sentenza  ma concentrarsi su queste questioni locali è un atteggiamento dannoso. Ognuno di noi deve fare una scelta precisa, e decidere quale mondo vuole. Non si può appartenere a un mondo in cui esiste un'Europa unificata e pretendere contemporaneamente di sottostare alle regole del singolo Paese".

Sergio Marchionne, 27 giugno 2012
(il tribunale di Roma ha condannato la Fiat per discriminazioni contro la Fiom a Pomigliano: 145 lavoratori con la tessera del sindacato di Maurizio Landini dovranno essere assunti nella fabbrica).

NON BASTA IL MINISTRO FORNERO, ORA ANCHE MARCHIONNE DECLAMA LE MEDESIME FALSITA': QUESTI SIGNORI CON I CONTI IN SVIZZERA CERCANO DI FAR PASSARE IL "DIRITTO" AL LAVORO, COME UN "PRIVILEGIO": LI MANDEREI A LAVORARE ALLA CATENA DI MONTAGGIO, POI NE RIPARLIAMO

P.s.) In Germania i licenziamenti per motivi politici e sindacali sono perseguibili anche sul piano penale.

Vertice, su anti-spread restano tensioni. Intesa Ue, cala lo spread e le Borse europee volano

da Repubblica
Vertice, su anti-spread restano tensioni

Vertice, su anti-spread restano tensioni

Monti: "L'Italia non userà lo scudo"
La Merkel: "Controlli su fondi a Ue e Bce"

L'Italia, d'intesa con Madrid e Parigi, porta a casa un meccanismo per fermare il gap fra i titoli di Stato. Berlino, "sconfitta", insiste sul rigore. Piano da 120 miliardi. Il premier: "Non avremmo accettato la troika in visita". "Mai pensato a fine del governo prima del 2013" / Il documento dagli inviati A. D'ARGENIO e E. POLIDORI

Intesa Ue, cala lo spread
e le Borse europee volano

Piazza Affari corre: + 4,88%
In rialzo anche euro e petrolio

Intesa Ue, cala lo spread e le Borse europee volano I mercati promuovono le misure annunciate al  consiglio europeo, soprattutto su scudo anti-spread e ricapitalizzazione delle banche: il differenziale fra i titoli di stato italiani e spagnoli e gli omologhi tedeschi è sceso in pochi minuti di oltre 40 punti. Milano e Madrid le migliori

Razzismo, antisemitismo, nazionalismo ecco l'Europa nera che fa paura

le inchieste di Repubblica

Razzismo, antisemitismo, nazionalismo
ecco l'Europa nera che fa paura

"I fascisti del terzo millennio " Il Video-documentario
Video Ritorno a Oslo, viaggio nel luogo della bomba

Razzismo, antisemitismo, nazionalismo ecco l'Europa nera che fa paura  
Dalla Spagna, alla Russia, l'estrema destra europea sta costruendo i suoi nuovi percorsi e l'idea di costruire legami transanazionali. Con obiettivi preoccupanti: un movimento per liberare il continente dalle “contaminazioni” islamiche La situazione Paese per Paese: 
Italia, Francia, Gran Bretagna, Spagna, Germania, Norvegia e Svezia, Grecia, Ungheria, Serbia, Austria, Olanda, Danimarca, Russia e Polonia / English version

Lorefice defenestrato diffida la Regione e resta in Carbosulcis


fonte La Nuova Sardegna /

Lorefice defenestrato diffida la Regione e resta in Carbosulcis

Nessun problema, basta mettere sotto la finestra materassi pieni di euro per attutire la caduta, e il gioco è fatto, con buona pace di tutti.
Si dirà: e gli operai ? Oh per loro vale sempre la legge del menga...

Ritrovato all’Asinara il relitto della corazzata Roma



Ritrovato all’Asinara il relitto della corazzata Roma

La nave della Marina militare italiana fu affondata nel 1943 da due bombe tedesche: le vittime furono 1352
PORTOTORRES. Nel Golfo dell’Asinara è stata finalmente identificata - dopo decenni di vane ricerche - una parte del relitto della Corazzata Roma, adagiata a circa 1000 metri di profondità ed a circa 16 miglia dalla costa sarda. Lo fa sapere la Marina militare. La nave era stata affondata da due bombe tedesche il 9 settembre del 1943, con 1352 vittime. Due giorni fa il ritrovamento era stato annunciato da un team di ricercatori guidato da Francesco Scavelli, ma - a quanto si apprende - non si trattava del punto giusto. È stato infatti un altro team di ricerca, fa sapere la Marina Militare, guidato da Guido Gay e con a bordo uomini della forza armata ad identificare con certezza il relitto del gioiello della Regia Marina adagiato negli abissi. Le prime ed esclusive immagini del relitto sono state riprese dall’ingegner Gay, titolare della società Gaymarine S.r.l. che da molti anni conduce in zona sperimentazioni di innovative apparecchiature di esplorazione subacquea da lui ideate e costruite. Grazie all’ausilio del sofisticato robot subacqueo Pluto Palla e ad altri esclusivi strumenti imbarcati a bordo del catamarano Daedalus di proprietà dello stesso ingegnere, il sito dove giace il relitto della corazzata Roma è stato individuato e visitato. Il personale della Marina Militare, imbarcato per l’occasione sul Daedalus su invito dell’ingegnere Gay, ha verificato la inequivocabile coerenza delle immagini, riprese per la prima volta il 17 giugno scorso e ripetute il 28 giugno 2012, di pezzi di artiglieria contraerea imbarcata sulla corazzata Roma. Dopo 69 anni dall’affondamento è stato dunque possibile assegnare la corretta posizione a quello che la Marina Militare ritiene uno dei più importanti Sacrari del mare. La corazzata fu affondata il nove settembre del 1943 da un aereo tedesco: morirono 1352 marinai, insieme al comandante delle forze navali da battaglia della regia Marina, l’ammiraglio di squadra Carlo Bergamini. Solo 622 furono i sopravvissuti. I dettagli della scoperta verranno presentati nel corso di una conferenza stampa che si terrà a La Maddalena all’inizio della prossima settimana.

Quirra, aperto un nuovo filone d’indagine



Quirra, aperto un nuovo filone d’indagine

Quattro indagati nell’inchiesta aperta dal pm Fiordalisi sull’appalto per il monitoraggio ambientale
di Valeria Gianoglio LANUSEI. Un nuovo filone d’indagine appena aperto, per “turbativa d’asta mediante collusione”, quattro nuovi indagati, un mucchio di perquisizioni della polizia nel Nord Italia e a Cagliari con annessi sequestri di computer, pen-drive e documenti. Un preciso sospetto di fondo: che l’appalto del 2008 commissionato dal ministero della Difesa all’agenzia Nato Namsa, diviso in cinque lotti per realizzare un monitoraggio ambientale sul poligono di Quirra, e affidato ad altrettante ditte, fosse stato pilotato in modo da affidarlo a società compiacenti e in grado di edulcorare la pillola. Di dipingere la situazione del poligono in modo diverso dalla realtà. «Per zittire le popolazioni e le associazioni ambientaliste», così, almeno, si legge in alcuni sms che sono stati sequestrati e sono entrati a far parte integrante del nuovo filone d’inchiesta su Quirra aperto dal procuratore di Lanusei, Domenico Fiordalisi.
La nuova svolta del caso Quirra, si registra ieri, quando nessuno, ormai, se lo aspetta, e tutti attendono, piuttosto, che si concluda l’udienza preliminare a Lanusei che vede 20 indagati in attesa di sapere se il gip li rinvierà o meno a giudizio. Chi pensava che il caso Quirra finisse qui, dal punto di vista giudiziario, si sbagliava. Ai due filoni già esistenti di indagine — il secondo scava nel campo delle morti e ha come ipotesi di reato l’omicidio colposo — in queste ore se ne aggiunge un terzo: quello, per l’appunto, per turbativa d’asta mediante collusione. Ieri mattina, il procuratore Fiordalisi firma decine di decreti di perquizione che vengono eseguiti dalle squadre mobili di mezza Italia, compresa quella di Nuoro. Gli agenti sono entrati in diverse case di Cagliari, Venezia, Verona e di diverse zone della Lombardia. Rivoltano anche diversi uffici, cercano i professionisti o i responsabili delle aziende che a suo tempo avevano partecipato e vinto qualche lotto del maxi appalto del 2008. Si trattava di un monitoraggio ambientale avviato nell’estate del 2008 e finanziato dal ministero della Difesa con due milioni e mezzo di euro. Il capitolato suddivideva l’attività in cinque lotti di indagine: una doveva controllare la radioattività aerodispersa, il secondo l’eventuale inquinamento elettromagnetico, il terzo lotto doveva analizzare gli elementi chimici nelle matrici ambientali e biologiche, il quarto doveva approdare in una certificazione ambientale, il quinto doveva realizzare un sistema informativo ambientale. Ognuno di questi lotti, era stato affidato dalla Namsa ad altrettanti ditte. Ebbene, è proprio in questo passaggio che secondo Fiordalisi la procedura era stata pilotata.

Giornalisti minacciati. Le ultime notizie di Ossigeno per l'Informazione

Dal 1 gennaio 2012 Ossigeno ha segnalato in Italia 85 intimidazioni e 194 giornalisti coinvolti. Nel 2011 le intimidazioni sono state 95 ed i giornalisti coinvolti 324 – Leggi i loro nomi, le loro storie, i loro articoli.

Sardegna. Dopo la fucilata notturna contro la redazione Alguer.it ha paura

 

Firenze. Notizia: un cancelliere indagato. Il Presidente del Tribunale: pessima stampa

 

Ferrara. Notizie minacciate, cronisti processati: domenica Ossigeno a Festa Pd

 

Modica. Si è impiccato uno degli autori dell'attentato al cronista Cannizzaro

 

Agrigento. Distrutta auto giornalista Rita Baio che lavora per Girgenti Acque

 

Calcio. Agli europei il giocatore francese Nasri insulta e provoca un giornalista

 
 
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Osservatorio FNSI-OdG sui giornalisti minacciati