venerdì 26 ottobre 2012

«Mandate in cella pure me». Salva-Sallusti il vero bavaglio


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«Mandate in cella pure me». Salva-Sallusti il vero bavaglio

«Mandate in cella pure me». Salva-Sallusti il vero bavaglio
Viva l’Italia che per salvarne uno ne sotterra cento(mila). Viva l’Italia che sa sanare un’ingiustizia – e comunque, di sicuro, la storia va raccontata oltre l’hashtag #siamotuttisallusti – solo ideandone una più grande.
Viva l’Italia, soprattutto, che prende a pretesto una situazione limite, portata all’esasperazione da imputato e inquirenti, per fare gli interessi di tutti i potenti, tranne che dei deboli che dovrebbe proteggere. Sorrido guardando Parlamento e giornalisti che sottovalutano la legge bavaglio più scandalosa della storia dell’informazione.
Non mi stupisce che tra i pochi che se ne accorgano ci sia uno come Francesco Merlo, che ieri, su Repubblica, non ha indugiato su buonismi e retorici appelli, ma ha affermato «era meglio per tutti, anche per Sallusti, tenerlo in galera». Merlo sa guardare oltre il proprio naso. Io invece non ci riesco.
Ci pensavo ieri, passeggiando davanti al tribunale di Roma, furente dopo aver parlato con il mio avvocato. Faccio il giornalista da quindici anni, ho sempre sopportato poco quei colleghi che proteggono privilegi e cortiletti con troppa foga: ho spesso sorriso alle alzate di scudi che si sono verificate quando Silvio Berlusconi, tra intercettazioni e simili, voleva sparare sui giornalisti e sull’informazione libera.
Sono precario nell’anima, abusivo per vocazione, dentro di me, in fon- do, quei colleghi costituivano una casta. Bene, se n’è andato quel cattivone di Arcore, arrivano i tecnici e per salvare Sal- lusti ammazzano me. C’è una perversa coerenza in questi professori che arrivano laddove forse neanche Previti avrebbe osato.
Mi piacerebbe parlarvi di come questa legge, nei particolari, rovini la mia vita. Ma l’avvocato, quell’uomo che pa- zientemente mi ha spiegato cosa cambiava nel mio percorso giuridico e nella mia vita grazie al “Salva Sallusti” ha ottenuto la mia attenzione solo e soprattutto quando mi ha detto «ora sono cazzi tuoi». Già, perché ancora non vi ho detto che nella mia onesta carriera ne ho fatti arrabbiare parecchi.
I miei maestri mi avevano sempre detto che era un buon segno, anche se a volte qualcuno ti querela. Pazienza, quei (cattivi?) maestri dicevano di stare tranquillo, che dopo la prima andava tutto meglio, che era una medaglia da ap- puntarsi sul petto, che il giornale mi avrebbe protetto. Lavoravo a Liberazione – giornale ora defunto – quando un leader politico abbastanza noto mi querelò.
Nel mio pezzo –  di cui ovviamente non posso riportare i paragrafi incriminati, pena un’altra querela – si parlava di Nazirock, un bellissimo documentario di Claudio Lazzaro che si tuffava nell’estrema destra italiana per mostrarcela nei suoi momenti meno noti: i concerti dei gruppi di riferimento, gli slogan, i rituali. Un piccolo capolavoro a mio parere, che ha avuto le sue difficoltà di diffusione.
Ecco, sul perché vi invito a lavorare di immagi- nazione perché non posso scriverlo, così come vi invito a vederlo – non ve ne pentirete – per intuire cosa può aver irritato il querelante. Ricordo ancora il giorno in cui mi chiamarono le forze dell’ordine per notificarmi l’atto. Il senso di vergogna pur sapendo di essere nel giusto.
Dovetti cercarmi un avvocato, ovvio, e scoprii che c’è chi campa spulciando i giornali in cerca di possibili diffamazioni, chi spara a mitraglia querele per poter portare a casa risarcimenti (e io che speravo di essere se non il primo e l’unico, uno dei pochi). Poco male, colleghi e Cdr, ma persino l’ammi- nistrazione, mi tranquillizzarono: «Ci pensiamo noi», dissero. Lo hanno fatto.
E ora? Adesso che gli editori non hanno responsabilità – e a dirla tutta, non è che ne abbiano mai avuta granché – nessuno scende in piazza per la vera legge bavaglio? A nessuno interessa di migliaia di giornalisti, spesso giovani e senza tutele, che ora avranno paura di scrivere qualsiasi cosa? Riscriverei il mio pezzo anche domani, perché era documentato e frutto di un duro lavoro.
Sono già stato rinviato a giudizio e mi affido alla giusti- zia, ma non sarei il primo, in questo sistema, a rimanere vittima di un cavillo o di un’inter- pretazione. Sono sempre stato uno di quelli che dava del codardo al collega pavido eppure ieri, pensando ai progetti personali e profes- sionali messi in pericolo da questa legge “democratica”, mi maledivo per aver scritto quel pezzo. Le querele, spesso, sono un atto intimidatorio, sono guinzaglio e museruola utili a far da censura: c’è chi le minaccia, c’è chi le fa, c’è chi le vince.
Ho visto validi colleghi terrorizzati che hanno smesso di scrivere di chi li ha accusati di diffamazione. E ritengo la mancanza della loro opinione, delle loro indagini su certi argomenti una dolorosa ferita per la nostra professione. E se anche non smetterò di scrivere quello che penso, come meglio credo, ora ho più paura.
Perché il mio futuro è in ostaggio, come quello di Luca Fazio del Manifesto, ora in cassaintegrazione a 900 euro, condannato a pagare 20.320 euro all’ex vicesindaco di Milano De Corato. Il suo giornale ha aperto una sottoscrizione (se vi interessa l’Iban è IT43H0306967684510324096294, sperando che se avanza qualcosa diano degli spiccioli anche a me).
Ventimila euro sono il mio futuro. Possono essere un prezzo accettabile da pagare per un giornale e per un editore, soprattutto se è il prezzo della loro libertà. Pagherò anche io, se necessario, ma se lo farò forse sarò costretto a smettere di fare questo lavoro. Perché quella cifra non posso permettermela e per evitare il carcere a Sallusti, probabilmente, in caso di condanna, nessuno la verserà per me.
Allora faccio un appello io: mandatemi in carcere. Sì, e non voglio neanche diventare un finto eroe, un simbolo, un hashtag. No, chiu- detemi in galera e buttate via la chiave per il tempo che serve. Lo dico perché mi conviene, perché quella somma (o di più), senza distruggere le mie già esigue speranze di futuro, non me la posso permettere. Molto meglio rinunciare a un po’ di presente.
A Luca Telese, il mio attuale direttore, chiedo solo di non contarle come vacanze: lì, in cella, avrò parecchio tempo libero: un paio di articoli al giorno potrò mandarglieli.

Forza Nuova omofoba «Le perversioni vanno curate»

Forza Nuova omofoba
«Le perversioni vanno curate»

Forza Nuova omofoba <br />«Le perversioni vanno curate»

«Le perversioni vanno curate». Firmato Forza Nuova. E’ questa la scritta comparsa su uno striscione trovato stamane davanti all’ingrezzo del Cassero Gay & Lesbian Center di Bologna. «Questo è il regalino che ci siamo trovati questa mattina. Che dire?», si chiedono i responsabili del centro culturale della comunità LeGBT nel postare la foto su Facebook.
Gli esponenti del movimento di estrema destra sono sul piede di guerra per il sostegno di comune e Regione al festival Gender bender sulle identità sessuali. «Vorrei chiedere a questi malati … La vostra non lo è una perversione?», commenta sul social network Silvio. I messaggi di solidarietà e incredulità, da stamane, non si fermano. «Peccato che non ci sia una cura per l’ignoranza», chiosa un altro utente. «Dopo 10 anni questo è tutto ciò che Forza Nuova riesce a fare contro il Cassero?!?», si chiedono i gestori del gruppo Scuola Cassero sempre su Facebook. «La cosa buffa è che loro non lo sanno, ma cosi hanno fatto pubblicità gratuita la Festival Gender Bender, che inizierà sabato in città!»
«Ribatterei: le frustrazioni vanno curate», dice il consigliere comunale Cathy La Torre. «La frustrazione di non rappresentare nessuno se non se stessi, di essere pochi e isolati». Forza Nuova «è una presenza così insignificante che non ricordo nemmeno il nome del suo rappresentante locale, al quale però dico: incontriamoci alla luce del sole per parlare di libertà di espressione e pensiero e della differenza che intercorre tra questa e l’incitamento all’odio». Sarebbe, conclude La Torre, «un dialogo difficile dato che Forza Nuova pratica un tipo di comunicazione che definirei codarda, attacca e scappa, dove il dialogo è escluso per metodo. Naturalmente mi aspetto condanna unanime da parte di tutte le forze politiche della città».
Il presidente del Cassero, Vincenzo Branà, risponde con serenità e preoccupazione al blitz: «Noi facciamo un festival che vuole essere un’occasione di dibattito e nel quale spieghiamo i nostri contenuti, in questo caso invece il linguaggio e’ quello del ladro di notte. E’ un gesto che fa male alla città e, oltre alla violenza e all’omofobia del messaggio, l’aspetto piu’ grave e’ che queste persone non sono soggetti ‘borderline’, ma esponenti di un movimento politico che si presenta alle elezioni».
Branà ricorda poi che non molti giorni fa a Roma anche il circolo di cultura omosessuale Mario Mieli è stato oggetto di un raid vandalico, con un gruppo di ragazzi dalle teste rasate che avrebbe lanciato sacchetti di calce e gesso contro la facciata. Pur ribadendo la gravità del gesto, per il presidente del Cassero l’aggressività andrebbe piuttosto combattuta anche con il sorriso e l’ironia: «Quando sarà dissequestrato, dello striscione faremo abiti», conclude.

Trattativa Stato-mafia, Cdm: “Governo parte civile nel processo”

Trattativa Stato-mafia, Cdm: “Governo parte civile nel processo”

La decisione a pochi giorni all'inizio dell'udienza preliminare a Palermo per i 12 imputati. Il pm Di Matteo: "Segnale importante di attenzione alla ricerca della verità". Il procuratore Messineo: "Un fatto positivo". Polemica Idv-Pd. Di Pietro: "Ci siamo riusciti". Garavini: "Avete creato solo caos"

Trattativa Stato-mafia, Cdm: “Governo parte civile nel processo”
Il Consiglio dei ministri ha deciso che lo Stato, come invocato da più parti e con forza nei mesi e nelle settimane precedenti, si costituirà parte civile nel procedimento sulla trattativa Stato-mafia. La scelta arriva pochi giorni all’inizio dell’udienza preliminare davanti al giudice di Palermo Piergiorgio Morosini che dovrà decidere se rinviare a processo gli imputati. La prima udienza è prevista  lunedì 29 ottobre.
Il  24 luglio scorso i pm di Palermo aveva chiesto il rinvio a giudizio i dodici personaggi indagati per il presunto patto che, secondo la Procura di Palermo, portò pezzi delle istituzioni a trattare con Cosa nostra, che a colpi di stragi e bombe, voleva spezzare le catene del carcere duro cui erano sottoposti i boss. Un “invito” violento a sedersi allo stesso tavolo della mafia nel periodo che videro i magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, gli uomini della scorta e tanti altri innocenti a Milano e Firenze morire.
”La costituzione di parte civile del Governo può essere un segnale importante di effettiva attenzione alla ricerca della verità su cosa accadde in uno dei periodi più oscuri della nostra storia recente”, commenta il pm di Palermo Nino Di Matteo, titolare dell’indagine sulla trattativa Stato-mafia insieme al procuratore aggiunto Antonio Ingroia. Poco dopo è arrivata anche la dichiarazione del procuratore capo del capoluogo siciliano Francesco Messineo: ”E’ un fatto positivo perché rapporta la nostra determinazione nel cercare la verità in questa vicenda”.
Sul fronte politico, interviene il leader dell’Idv Antonio Di Pietro, da sempre sostenitore della scelta: ”A forza di martellare siamo riusciti a far ammorbidire le pietre che stanno al governo, anche se abbiamo dovuto aspettare fino all’ultimo minuto”. Alla fine, sottolinea Di Pietro, “la decisione dell’esecutivo è arrivata a ridosso dell’udienza preliminare. E’ una scelta che ci sta bene e sta bene agli italiani, ma rimane l’amarezza di quanto abbiamo dovuto lottare, con i denti e con le mani, per una decisione che in realtà era ed è doverosa”.
Nel momentaneo silenzio del centrodestra, la polemica resta confinata nel centrosinistra: ”E’ una scelta positiva che noi abbiamo sostenuto e sulla quale, del resto, il governo aveva dato ampie rassicurazioni”, replica Laura Garavini, capogruppo del Pd in commissione Antimafia. “La campagna di Di Pietro non è stata utile, ha solo creato molto caos, un metodo ben poco costruttivo quando si affrontano temi così delicati”.
Tra gli imputati ci sono quindi i mafiosi Salvatore Riina, Nino Cinà, Bernardo Provenzano, Leoluca Bagarella e Giovanni Brusca; e le istituzioni gli alti ufficiali del Ros Mario Mori, Giuseppe De Donno e Antonio Subranni; senza dimenticare gli esponenti politici Calogero Mannino, Marcello Dell’Utri e Nicola Mancino, ex ministro dell’interno e già presidente dl Senato. Per tutti l’accusa è di attentato a corpo politico dello Stato, tranne che per Mancino, accusato di falsa testimonianza dopo la sua audizione al processo Mori-Obinu del 24 febbraio scorso. Secondo gli inquirenti palermitani, guidati dal procuratore aggiunto Antonio Ingroia, agirono “per turbare la regolare attività dei corpi politici dello Stato”. Secondo la stessa richiesta di rinvio a giudizio tutti coloro che parteciparono alla trattativa agirono “in concorso con l’allora capo della polizia Vincenzo Parisi e il vice direttore del Dap Francesco Di Maggio, deceduti”: loro avrebbero ammorbidito la linea dello Stato contro la mafia, revocando centinaia di 41 bis.
Da Palazzo Chigi la nota è di sole poche righe, ma la vicenda giudiziaria, per le sue implicazione, è una delle più importanti degli ultimi: “Il Consiglio dei ministri ha deliberato la costituzione di parte civile del governo all’udienza preliminare del procedimento penale davanti al Tribunale di Palermo a carico di Bagarella Leoluca Biagio e degli altri 11 imputati per i capi di imputazione di interesse dello Stato“.
Solo due giorni fa Mancino ha chiesto che fosse stralciata la sua posizione per essere giudicato dal Tribunale dei ministri.  Il politico, che si era rivolto al Quirinale per chiedere aiuto, si è sempre dichiarato “estraneo, lo dimostrerò. Dimostrerò la mia estraneità ai fatti addebitatimi ritenuti falsa testimonianza, e la mia fedeltà allo Stato” aveva detto subito dopo la richiesta della Procura di Palermo.  Le telefonate con il presidente della Repubblica, considerate irrilevanti dalla Procura, sono oggetto un conflitto sollevato dal capo dello Stato davanti alla Corte Costituzionale che dovrà decidere se la Procura di Palermo poteva intercettare una conversazione del capo dello Stato che però era stato captato casualmente perché parlava con l’indagato Mancino. Agli atti anche le conversazioni tra l’es ministro e il consigliere di Napolitano, Loris D’Ambrosio, poi morto per infarto.
Secondo la ricostruzione del procuratore aggiunto Antonio Ingroia e dei sostituti Antonino Di Matteo, Lia Sava e Francesco Del Bene, il primo contatto con Cosa Nostra sarebbe stato cercato da Mannino, che dopo l’omicidio di Salvo Lima era spaventato dall’aggressione di Cosa nostra nei confronti dei politici, incapaci di non aver saputo bloccare le sentenze del maxi processo. La trattativa sarebbe stata poi avviata dai carabinieri del Ros Mori e De Donno che incontrarono più volte don Vito Ciancimino, ex sindaco di Palermo, per arrivare a Riina. Il dialogo tra mafia e Stato sarebbe poi proseguito fino al novembre del 1993 quando l’allora Guardasigilli Giovanni Conso non rinnovó oltre 300 provvedimenti di 41 bis per detenuti mafiosi. L’apice dei contatti tra Stato e anti Stato sarebbe invece stato raggiunto nel 1994 quando Bagarella e Brusca, luogotenenti di Riina (arrestato un anno prima) manifestarono al nuovo premier Silvio Berlusconi “per il tramite di Vittorio Mangano e Dell’Utri” una serie di richieste finalizzate ad ottenere benefici di varia natura.  Secondo i magistrati sarebbero stati reticenti anche Conso e l’ex capo del Dap Adalberto Capriotti, accusati di false informazioni al pm. Per loro peró il codice prevede che il reato contestato rimanga “congelato” fino al primo grado di giudizio dell’indagine principale.

MEDIASET: BERLUSCONI CONDANNATO A 4 ANNI

Sentenza Mediaset sulla compravendita di film. Per i giudici è stata una gigantesca frode fiscale
L'ex premier, interdetto dai pubblici uffici per 3 anni, dovrà versare 10 milioni. Assolto Confalonieri
Alfano: 'Accanimento giudiziario'. Pdl: 'Ergastolo ai giudici'. Di Pietro: 'La verità è venuta a galla'
BERLUSCONI CONDANNATO A 4 ANNI
I giudici di Milano hanno condannato Silvio Berlusconi a quattro anni nell’ambito del processo sui diritti Mediaset. Tre anni al produttore cinematografico Frank Agrama, considerato dalla Procura di Milano il “socio occulto” del Cavaliere. Le pene, come ha letto in dispositivo il presidente Edoardo D’avossa, sono condonate. Il presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri, è stato assolto. Per l’ex presidente del Consiglio i giudici hanno stabilito come pena accessoria l’interdizione dai pubblici uffici per tre anni. Agli imputati, in totale undici, veniva contestata la frode fiscale

Così la Piazzo spiazza la Lega. Breve guerra di successione: la spunta Alessandra Lussana che resta direttrice anche di Telepadania. Maroni accelera sull'online.

Così la Piazzo spiazza la Lega.
Breve guerra di successione:
la spunta Alessandra Lussana
che resta direttrice anche
di Telepadania.
Maroni accelera sull'online.

L'assemblea dei redattori de la Padania, riunitasi ieri pomeriggio a Milano, ha accolto con stupore le dimissioni della direttrice Stefania Piazzo. Un addio che ha colto di sorpresa anche l'editore del quotidiano leghista. Nessuna spiegazione, soltanto dimissioni irrevocabili comunicate con un fax e senza che nessuno se lo aspettasse.


Milano, 24 ottobre 2012. L'assemblea dei redattori de la Padania, riunitasi ieri pomeriggio a Milano, ha accolto con stupore le dimissioni della direttrice Stefania Piazzo. Un addio che ha colto di sorpresa anche l'editore del quotidiano leghista. Nessuna spiegazione, soltanto dimissioni irrevocabili comunicate con un fax e senza che nessuno se lo aspettasse. Il motivo quindi dovrebbe essere del tutto personale. A questo punto l'Editoriale Nord, la casa editrice ufficiale del Carroccio, si riunisce oggi pomeriggio alle 16 per designare il nuovo direttore. Sono cinque i nomi che circolano in queste ore. Il primo è quello di un ritorno di Gianluca Marchi, non più direttore dell'Indipendenza. C'è poi l'ipotesi Max Parisi, ex vicedirettore de la Padania e tra i fondatori di TelePadania, attualmente alla Rai. Crescono le quotazioni di Gilberto Oneto - architetto, giornalista e scrittore biellese - editorialista da tempo di Libero ed esperto di cultura e lingua padana. Aurora Lussana, direttrice di TelePadania, potrebbe essere la scelta femminile per il quotidiano di Via Bellerio, nell'ottica di un rafforzamento delle sinergie tra il giornale e la tv. Infine l'ipotesi interna, ovvero la promozione di Roberto Brusadelli da vice a direttore. Al termine di una breve guerra di successione, l'ha spuntata Aurora Lussana,  classe 1976, volto noto della tv leghista. Ad ogni modo l'intenzione di Roberto Maroni è quella di accelerare sullo sbarco de la Padania nell’online. Il quotidiano su Internet costa molto meno di quello cartaceo e il segretario federale, sempre su Facebook e Twitter, vuole recuperare l'anomalia di essere l'unico partito senza un giornale in rete. (fonti: www.affaritaliani.it  e www.corriere.it)

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Si dimette la direttrice della "Padania"


Milano, 23 ottobre 2012. L'editore della 'Padania' ha informato il comitato di redazione e la redazione delle dimissioni della direttrice, Stefania Piazzo, e "dell'intenzione di nominare al piu' presto un nuovo direttore". E' quanto si legge in una nota postata sul profilo facebook e twitter del quotidiano leghista. "A tal fine il consiglio di amministrazione dell'Editoriale Nord e' stato convocato domani alle ore 16. La reggenza pro-tempore e' stata affidata a Roberto Brusadelli".

Alfano mette mani avanti: futuro Pdl non dipende da voto in Sicilia

da l' Unità

Alfano mette mani avanti: futuro
Pdl non dipende da voto in Sicilia

aLFANO, PRESTO LA MIA SQUADRA
  • Il segretario del Pdl Angelino Alfano mette le mani avanti sul voto siciliano: «Il futuro del Pdl non dipende dal voto in Sicilia, non viviamo o moriamo in base alle elezioni in Sicilia. Vogliamo rifondare il centrodestra italiano cominciando dalle elezioni primarie del 16 dicembre. Le elezioni in Sicilia non determineranno la vita o la morte del partito».

«La scelta definitiva – aggiunge - è tra Nello Musumeci e Rosario Crocetta, tutti coloro che vogliono una Sicilia non governata dalla sinistra votino per Musumeci. È indispensabile non disperdere il voto tra altri candidati senza chance di successo. Musumeci restituirà alla Sicilia quella buona reputazione persa con la gestione di Lombardo».

Totoprimarie tra bluff e caos di F. Fantozzi

Intervista a Galan: «Sfido Alfano
e la sua riedizione della Dc» di F. Fan.

Ruby: «Non manderei mia figlia ad Arcore»

Martino: «Silvio ingombrante» di F. Fan

Silvio story: FOTOGALLERY
 
Berlusconi/1, la vita e la storia politica 

Berlusconi/2: gaffe, canzoni, minacce | VIDEO

Ma che pianeta mi hai fatto (terza puntata)

da blog Beppe Grillo

Ma che pianeta mi hai fatto (terza puntata)

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Ma che pianeta mi hai fatto? Nelle cariche politiche e istituzionali si alternano, per un tempo limitato e per solo spirito civile, cittadini estratti a sorte. Ogni anno si tiene la giornata della solidarietà, considerata la massima espressione dello Stato, che ha celebrato in passato persone come Alex Zanotelli e Gino Strada. Il cittadino deve dedicare, dalla maggiore età, due ore al giorno agli altri. Le lobby e le società segrete sono proibite per legge e i loro membri considerati rei di alto tradimento. Il gruppo Bildeberg è stato sciolto. All'ONU ogni Stato ha diritto di voto, ognuno vale uno, e nessuno Stato ha più diritto di veto. La massoneria, l'Opus Dei e Comunione e Liberazione sono un ricordo del passato. Il segreto di Stato non esiste più e ogni documento relativo alla storia recente della propria Nazione è consultabile on line, una regola universale in tutto il mondo. La speculazione è considerata un reato contro l'umanità e la finanza è punibile con l'attività di bonifica dell'ambiente a vita. Renzi e i finanzieri che lo sostenevano nel lontano 2012 sono impegnati da decenni al rimboschimento dell'appenino toscano e alla pulizia delle stalle dei butteri, gli antichi cavalieri della Maremma. I nuovi nati sono figli adottivi per legge della comunità locale dove vengono al mondo che ha l'obbligo di averne cura in caso di difficoltà della famiglia a cui appartengono. I nonni non finiscono più negli ospizi, ma sono ospitati dalle famiglie della comunità. L'esperanto è obbligatorio come seconda lingua in ogni nazione. Chiunque può capire l'altro sul pianeta. Si mangia solo frutta di stagione per combattere l'inquinamento. La donazione di organi, in caso di morte, e del proprio sangue è un dovere a cui nessuno si sottrae. La proprietà delle aziende è solo di chi ci lavora. Ogni nuovo assunto diventa automaticamente proprietario di una quota. L'economia è senza fini di lucro. Le multinazionali, dopo la Seconda Rivoluzione Americana, sono state dichiarate illegali in tutto il mondo, e quindi sciolte, dalla Monsanto alla Nestlè alla MacDonald. Il diritto alla ricerca della felicità presente nella Dichiarazione di Indipendenza degli USA è diventato il primo articolo di ogni Costituzione. Il lavoro pesante è fatto dalle macchine e non nobilita più l'uomo. (fine della terza e ultima puntata)
Puntate precedenti:
> Ma che pianeta mi hai fatto (prima parte)
> Ma che pianeta mi hai fatto (seconda parte)

Tesserino Associazione Stampa Internazionale: costa 475 euro, ma è una truffa. Spetta all’Ordine intervenire per stroncare gli abusi.

Tesserino Associazione
Stampa Internazionale:
costa 475 euro, ma
è una truffa. Spetta
all’Ordine intervenire
per stroncare gli abusi.


Roma, 21 ottobre 21. Da qualche tempo diversi giovani aspiranti giornalisti ricevono questa lettera: “Salve, mi chiamo…. e seguo i rapporti con i media e le associazioni di categoria per il gruppo Blog Publishing. (clicca su http://lavoro.trovit.it/lavoro/blog-publishing-limited   ,ndr). Ti scrivo per comunicarti che visti i tuoi articoli redatti per noi puoi fare richiesta della tessera Associazione Stampa Internazionale come inviato/freelance. La tessera con tutte le informazioni ti sarà inviata direttamente a casa. Il costo associativo, che comprende costi amministrativi e di spedizione, è di 475 euro comprendenti il primo ed il secondo anno e di 27 euro dal terzo anno.  Ovviamente la tessera ti permetterà di richiedere accrediti ad eventi e manifestazioni e l'attestato dell'associazione. In allegato un faxsimile della carta che riceverai a casa. Dopo la tua conferma ti metteremo in contatto direttamente con l'associazione e ti chiederemo i documenti necessari. Attendo tue per far iniziare il processo di accreditamento”. Segue la firma. Ci troviamo di fronte a un evidente tentativo di truffa. Questa Associazione non può promettere ruoli giornalistici (“inviato/freelance”), disciplinati dalla legge professionale n. 69/1963 e dal Cnlg Fnsi/Fieg che ha assunto forza di legge con il dpr 153/1961.  L'articolo 45 ("Esercizio della professione") della legge 69/1963 afferma: "Nessuno può assumere il titolo né esercitare la professione di giornalista, se non è iscritto nell'albo professionale. La violazione di tale disposizione è punita a norma degli artt. 348 e 498 del cod. pen., ove il fatto non costituisca un reato più grave". Spetta all’Ordine dei Giornalisti stroncare questa organizzazione, segnalando i fatti alla magistratura penale.





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Nel decreto crescita anche l'Iva sulle cartelle di Equitalia. Rincari in arrivo per i cittadini

Nel decreto crescita anche l'Iva sulle cartelle di Equitalia. Rincari in arrivo per i cittadini

L'Huffington Post  |  Di  

Cornuti e mazziati. C'è una bruttissima sorpresa nascosta tra le pieghe delle relazione tecnica del decreto crescita varato nelle scorse settimane dal governo, in vigore dal 20 ottobre scorso, e in attesa di conversione. Il chiarimento di una norma che rischia di colpire i moltissimi cittadini che, loro malgrado, finiscono nella rete di Equitalia e delle altre agenzie di riscossione. Con l'entrata in vigore del provvedimento, potrebbe arrivare infatti un nuovo, importante, rincaro delle cartelle esattoriali.
Con il decreto, viene infatti cancellata l'esenzione IVA per "l'attività di riscossione dei tributi effettuata da soggetti terzi per lo svolgimento del quale viene corrisposto un aggio".
immagine
Significa, in altre parole, che la percentuale incassata da Equitalia e le altre agenzie come corrispettivo della propria attività, il 9% nel caso della società guidata da Attilio Befera, verrebbe a questo punto assoggettata all'imposta, con un automatico rincaro per i contribuenti.
Prendiamo, ad esempio, una cartella esattoriale da 1090 euro. I 90 euro rappresentano, oggi, la quota trattenuta da Equitalia per il servizio svolto. Somma, fino ad oggi, esentasse. Con l'entrata in vigore del decreto, su questa porzione si va ad aggiungere anche il 21% di Iva, interamente a carico del cittadino, costretto quindi a pagare gli ulteriori 18 euro.
La relazione tecnica fa i conti del possibile impatto positivo per le casse dello Stato. "Sulla base dei dati forniti da Equitalia - si legge nel testo - risulta un ammontare annuo di aggi, attualmente in esenzione di IVA, di circa 600 milioni di euro che la modifica normativa in esame assoggettata ad IVA, determinando un recupero di gettito di circa 80 milioni di euro, al netto dell'effetto negativo dovuto alla detraibilità degli acquisti".
In aggiunta a questi la relazione tecnica prevede anche altri 20 milioni in arrivo da "altri soggetti terzi che svolgono attività di riscossione per conto degli enti territoriali".
Dalla "tassa sulla multe" - che secondo quando riporta "Italia Oggi" potrebbe essere la traduzione normativa della richiesta fatta qualche mese dalla Commissione di correggere la non conformità comunitaria dell'esenzione dell'Iva da parte delle agenzie di riscossione - il governo stima quindi "un recupero di gettito di circa 100 milioni di euro su base annua".

Marina Berlusconi:«Mio padre? Non è un addio. E non sottovalutate Alfano»

L'intervista «Ha avviato un processo di rinnovamento in modo costruttivo»

Marina Berlusconi:«Mio padre? Non è un addio. E non sottovalutate Alfano»

«Ora il coraggio dei leader di altre componenti»

Marina Berlusconi (Reuters)Marina Berlusconi (Reuters)
«Mio padre mi ha chiamato mercoledì sera. L'ho sentito sereno, come sempre quando prende decisioni di questa importanza. Non agisce mai d'impulso, pondera bene e a fondo. Ma una volta che ha deciso, ha deciso». Marina Berlusconi segue da vicino quello che sta accadendo nel centrodestra e non solo. L'annuncio che il Cavaliere farà un passo indietro non è giunto per lei inatteso. Nessuna sorpresa quindi? Ne avevate discusso nei giorni scorsi? Magari nella famosa riunione del lunedì...
«Siamo una famiglia dove si parla. Io sorpresa? No, non più di tanto. Certo, attorno al Pdl si è sollevata parecchia polvere, si è strologato molto e spesso a sproposito di progetti veri o presunti...».
Partito delle amazzoni, rottamatori.
«In realtà la decisione che ha annunciato mercoledì sera, mio padre l'aveva dentro da tempo. La sua disponibilità l'aveva già manifestata pubblicamente non più tardi di due settimane fa. Mi pare abbia avviato una evoluzione e un processo di rinnovamento fisiologico nel modo più costruttivo possibile. Qualcuno se ne è meravigliato».
Si riferisce a chi si è stupito per il tono non aggressivo della lettera di suo padre?
«Si può stupire solo chi per anni ha creduto - o ne è stato artefice - alla propaganda becera sul regime, al Caimano che avrebbe avvelenato i pozzi, messo a ferro e fuoco la città prima di andarsene. Peccato per loro, si sono trovati davanti a un annuncio estremamente pacato, senza spigolature polemiche, l'annuncio di chi vuole unire e non dividere. Un annuncio da vero uomo al servizio dello Stato. Mio padre è proprio questo, una persona generosa, responsabile, spinta sempre dalla volontà di costruire e mai di distruggere».
Sarà anche così, ma nel frattempo il Pdl ha rischiato di implodere. E di farlo dietro il tentennare di suo padre.
«Altro che tentennare. Ha preso una decisione coraggiosa e difficile che apre per il centrodestra una fase nuova, dà prospettive all'Italia dei moderati, che, non lo dimentichi, resta maggioranza nel Paese».
Maggioranza ma sfilacciata.
«Ancora una volta il Pdl si trova caricato di responsabilità enormi, ma io credo che, con il contributo prezioso che mio padre ancora darà, certe diagnosi funeste si potranno rivelare premature e azzardate».
Sempre suo padre e il Pdl, è un arrocco? Senza Lega il centrodestra avrebbe perso .
«Naturalmente è indispensabile che anche altre componenti, altri leader che dicono di condividere gli stessi valori, dimostrino di avere uguale coraggio e lungimiranza».
Si riferisce a Maroni? A Casini?
«Sono solo un'osservatrice. Nomi non spetta a me farne. Si parla molto di recuperare "lo spirito del '94": oggi recuperare quello spirito significa avere la capacità di superare egoismi e divisioni».
Anche perché i sondaggi sono, questi sì, funerei per il Pdl.
«Primo, a me sembra che la situazione sia così in divenire che prevedere oggi che cosa faranno gli elettori fra 6 mesi è difficile. Secondo, l'avvio delle primarie nel Pdl cambia lo scenario. Terzo, le primarie del Pd, che seguo con grande attenzione, sono certo una dimostrazione di vivacità, però...».
Però il Pdl lo sta imitando...
«Mi lasci finire, è un po' diverso. Le primarie del Pd stanno rendendo ancora più evidente come fra i protagonisti ci siano visioni del mondo opposte, contraddizioni ideologiche profonde, differenze così insanabili che credo renderebbero impossibile creare una maggioranza di governo minimamente stabile. Non dimentichiamo la fine che fece Prodi quattro anni fa. E mi pare perfino superfluo sottolineare come certe posizioni, già ampiamente sconfitte dalla storia, oggi siano ancora più anacronistiche, e totalmente insostenibili di fronte all'Europa e ai mercati».
Fatto sta che un passo indietro si imponeva tra sondaggi, partito in difficoltà e interessi aziendali...
«Le aziende lasciamole stare. L'abbiamo fatto troppe volte questo discorso. La realtà è che dalla politica non hanno mai avuto vantaggi, anzi. Per quanto riguarda il partito, invece, non deve chiedere a me».
Ma segue con attenzione il Pdl.
«Come cittadina. Come elettrice. Posso dirle che per Angelino Alfano provo grande rispetto e stima, si è trovato ad affrontare una missione estremamente difficile, perché succedere a Silvio Berlusconi è impresa da far tremare i polsi, missione che via via si è sempre più complicata a causa di tutto quello che è successo. Eppure, questa situazione è riuscito a gestirla, dimostrando coraggio, capacità e anche grande lealtà».
Alfano quindi?
«Alfano cosa?».
Beh circolano i nomi di una decina di candidati per queste primarie. E chissà, il Pdl è alla ricerca di un Renzi di centrodestra, c'è poi Montezemolo...
«Mi pare presto non crede?».
Facce nuove non guastano.
«E ben vengano. Ma non illudiamoci. Il nuovismo non rappresenta una ricetta magica. L'equazione nuovo=buono, vecchio=cattivo da buttare è una scorciatoia che rischia di non portare da nessuna parte. Mi pare profondamente sbagliato ragionare per slogan, etichette o date di nascita. Oltre alla novità ci deve essere la sostanza, non si deve perdere l'attenzione e il rispetto per quello che magari nuovo non è, ma che resta valido e merita di essere conservato».
Anche Veltroni e D'Alema?
«Non mi permetto di giudicare. Dico solo che una lunga militanza politica non può essere di per sé una nota di demerito».
Ma dopo gli scandali da Fiorito alla sanità lombarda a Penati, l'antipolitica rischia di vincere alla grande...
«Certo, abbiamo assistito a vicende disgustose, che l'Italia non merita. Anche qui, però, andiamoci cauti. È troppo facile la contrapposizione tra società civile buona e politica cattiva. Bisogna stare attenti alle generalizzazioni. Un conto è la politica, un altro sono certi politici, anche se non pochi. La risposta agli scandali non sta nella deriva solo distruttiva dell'antipolitica. La politica è uno degli elementi fondanti della democrazia, oltre un certo limite indebolirla significa indebolire la democrazia stessa».
Alla fine si torna a Monti, suo padre lo vedrebbe come leader dei moderati.
«Monti è una persona per bene e di grande valore, ha fatto molto in una situazione obiettivamente difficile. Anche se non tutto il suo governo mi pare dello stesso livello e il giudizio che mi sento di dare da persona che ogni giorno vive la realtà delle imprese non è fatto di sole luci. Io credo che almeno nella fase iniziale questo esecutivo avesse spazi di manovra senza precedenti, sia sul piano delle riforme che su quello del taglio alle spese, spazi che non sono stati sfruttati fino in fondo. È poi innegabile l'effetto recessivo di certe misure. Non si poteva fare altrimenti? Può darsi, ma gli effetti sull'economia sono stati pesanti».
Dopo 18 anni suo padre si ritaglia un ruolo da consigliere. Tempo di bilanci? Molti elettori sono delusi.
«No, guardi, i bilanci si fanno alla fine, e qui la partita è ancora bene aperta. E non ho il minimo dubbio che il tempo farà giustizia di tanti giudizi bugiardi e faziosi, un'operazione-verità che è già cominciata, basti pensare a com'è caduta la bugia dello spread. Certo, non posso negare di provare amarezza».
Anche lei delusa, è una notizia?
«Non mi fraintenda. La domanda che dobbiamo porci è questa: perché un uomo come mio padre che è sempre stato capace di innovare radicalmente, in qualunque campo abbia operato, arrivato alla guida del Paese è riuscito a fare sì molto e bene, ma certamente meno di quello che avrebbe saputo e voluto? La risposta che do io è che questo è un Paese dove in troppi hanno il potere di veto, ma nessuno, nemmeno il presidente del Consiglio, quello di decidere davvero. E poi purtroppo c'è un'altra ragione».
Ancora le mani legate?
«No, una ragione forse ancora più grave: una maturità democratica insufficiente in settori delicatissimi delle nostre istituzioni. Quello che hanno fatto certi magistrati è incompatibile con le regole di una democrazia autentica e compiuta. Mio padre queste anomalie le ha evidenziate anche suo malgrado, le ha vissute sulla propria pelle pagando un prezzo altissimo. Questa è una battaglia di civiltà che deve e dovrà essere combattuta fino in fondo. Ne va del futuro di tutti noi».
Lo dica: le risulta difficile accettare questo passo indietro di suo padre...
«No, affatto, perché a me sembra in realtà un passo avanti, un nuovo passo, estremamente importante, di un grande cammino iniziato vent'anni fa che, comunque la si pensi, è stato, è e sarà unico e straordinario».

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Esodati, 3% dai 'ricchi'. Altolà di Confindustria Il vicepresidente Aurelio Regina: 'Norma iniqua'

Politica
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Esodati, 3% dai 'ricchi'. Altolà di Confindustria

Il vicepresidente Aurelio Regina: 'Norma iniqua'


Una recente manifestazione degli esodati a Roma Una recente manifestazione degli esodati a Roma

Esodati, 3% dai 'ricchi'. Altolà di Confindustria ROMA- Cancellare la retroattvità delle nuove norme sulle detrazioni e sulle deduzioni. E' quanto chiede la commissione Finanze della Camera nel suo parere favorevole alla Legge di stabilità.
ALTOLA' CONFINDUSTRIA SU TASSA RICCHI - "Il contributo di solidarietà del 3% sui redditi sopra i 150 mila euro" a favore degli esodati "è iniquo, si aggiunge ad un prelievo analogo ancora in essere" previsto dal decreto Salva Italia. Così il vice presidente di Confindustria Aurelio Regina, ospite a RadioAnch'io su Radio1 Rai. Questo contributo per finanziare l'ampliamento delle garanzie per gli esodati colpisce "una fascia di popolazione che è l'unica che spende minacciando ulteriormente i consumi", sottolinea Regina.
Ma anche il Pdl si oppone alla norma. "Nessuno ha consultato la presidenza del gruppo Pdl" sull'ampliamento delle garanzie degli esodati e comunque "non condividiamo" quella individuata. Lo dice il capogruppo del Pdl, Fabrizio Cicchitto, in una nota. "Malgrado ci siamo occupati più volte del tema perché sinceramente impegnati nel trovare soluzioni ragionevoli al problema degli esodati, nessuno ha consultato la presidenza del gruppo del PdL prima dell'ultima riunione della Commissione lavoro dedicata al tema", dice Cicchitto. "Sostenendo in via generale la via dell'abbattimento del debito per diminuire una pressione fiscale insostenibile per tutti, non condividiamo il ricorso a forme di finanza straordinaria per una copertura delle risorse necessarie sul tema. Riteniamo più ragionevole e realistica l'impostazione contenuta nell'emendamento presentato dall'on. Giuliano Cazzola e da altri", conclude.
L'AMPLIAMENTO DELLE GARANZIE PER GLI ESODATI - Sulla controversa norma, ieri il governo è stato battuto. La commissione lavoro della Camera ha approvato all'unanimità (solo il deputato del Pdl Giuliano Cazzola non ha partecipato) un emendamento alla Legge di Stabilità che amplia le garanzie per gli esodati. La norma prevede infatti tra le coperture anche un contributo di 'solidarietà' del 3% per la parte di reddito che supera i 150 mila euro.

Il parere contrario dell'esecutivo è stato dato per ragioni di coperture finanziarie, viene spiegato. L'emendamento approvato in commissione Lavoro, che ora dovrà essere sottoposto all'esame della commissione Bilancio come tutti gli altri emendamenti alla Legge di Stabilità, è a prima firma Silvano Moffa ed è stato sottoscritto da tutti gli altri capigruppo. L'unico deputato a non aver partecipato alla votazione è l'esponente del Pdl Giuliano Cazzola.

L'emendamento che amplia le garanzie per gli esodati riscrive le misure messe a punto dall'Esecutivo con la Legge di Stabilità e, oltre il contributo di solidarietà, stabilisce che nel Fondo da 100 milioni previsto dal governo confluiscano tutte le risorse stanziate per i lavoratori esodati, pari a 9 miliardi di euro. Inoltre prevede che eventuali risparmi all'interno di questo stanziamento restino a disposizione del Fondo e quindi dei lavoratori esodati. Le misure riguardano gli anni 2013 e 2014 e secondo delle stime informali avrebbero bisogno di circa 3 miliardi di coperture. I deputati hanno previsto anche una clausola di salvaguardia, vale a dire l'aumento delle accise sulle sigarette già potenzialmente previsto dal Salva-Italia, qualora le risorse previste risultassero insufficienti.

Salta scure su sanita' Stop a dl costi politica Commissione Affari Sociali, no tagli per 600 mln Verso uno stop retroattivita' tagli detrazioni

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Salta scure su sanita' Stop a dl costi politica

Commissione Affari Sociali, no tagli per 600 mln Verso uno stop retroattivita' tagli detrazioni


Monti e Grilli Monti e Grilli

Salta scure su sanita' Stop a dl costi politica Cancellare la retroattvità delle nuove norme sulle detrazioni e sulle deduzioni. E' quanto chiede la commissione Finanze della Camera nel suo parere favorevole alla Legge di stabilità.
COMMISSIONE AFFARI SOCIALI, NO TAGLI 600 MLN SANITA' - La commissione Affari sociali della Camera ha votato all'unanimità un emendamento alla legge di stabilità che cancella il taglio di 600 milioni per la sanità nel 2013, coperto con tagli lineari ai ministeri. Sulla proposta, che ora dovrà essere esaminata dalla commissione Bilancio, il governo si era rimesso all'Aula.
Destinare 400 dei 900 milioni del fondo di Palazzo Chigi al Fondo per la non autosufficienza, altri 450 per quello per le Politiche sociali e quello che rimane per promuovere il servizio civile e l'accoglienza dei minori stranieri non accompagnati. Lo prevedono emendamenti approvati dalla commissione Affari sociali della Camera alla legge di stabilità, che ha anche bocciato l'Irpef sulle pensioni degli invalidi di guerra e l'aumento dell'Iva per le cooperative sociali. La parola ora passa alla Bilancio.
COMM. AFFARI COSTITUZIONALI, PIU' FONDI A SICUREZZA - Via libera della commissione Affari Costituzionali della Camera alla Legge di stabilità ma con alcuni paletti. I deputati hanno dato il loro assenso a "condizione" che siano "assicurate congrue risorse per il settore sicurezza, con particolare riguardo ai fondi necessari per un superamento anche parziale del blocco del turn over". Inoltre, i deputati evidenziano la necessità di "chiarire" come il limite fissato alle detrazioni si applichi a "ipotesi non esplicitamente prese in considerazione".
COMM.DIFESA, STOP IRPEF PER PENSIONI GUERRA - Non tassare ai fini Irpef le pensioni di guerra. E' quanto chiede la commissione Difesa della Camera nel suo parere alla Legge di Stabilità. I deputati hanno votato un parere favorevole ma non alcune 'condizioni', tra cui spunta la richiesta di ripristinare lo stanziamento per tre anni per le associazioni combattentistiche, quella di aumentare le risorse per le missioni di pace e quella di assicurare "un adeguato stanziamento per le spese di esercizio", vale a dire i consumi intermedi.
VEGAS, CON TOBIN TAX RISCHI ELUSIONE - Con la Tobin tax, "rimanendo ferma la possibilità per i non residenti di effettuare all'estero transazioni su azioni italiane senza essere tenuti al pagamento dell'imposta, permangono rischi di elusione, attraverso la delocalizzazione di importanti comparti dell'industria finanziaria nazionale". Lo afferma il presidente Consob Giuseppe Vegas.
La Tobin Tax introdotta dalla legge di stabilità "si discosta dal disegno della Commissione Ue per la mancata differenziazione delle aliquote in funzione della tipologia di strumento finanziario negoziato. Ciò determina una forte penalizzazione per l'operatività in strumenti derivati", sottolinea Vegas.
''Non e' in dubbio l'introduzione di questa norma, ma qualche razionalizzazione potrebbe essere adeguata'', afferma.
ABI, 5 MLD DI TASSE, SOSTENIBILITA' A LIMITE  - Le banche "sono gravate da nuove forme di aumento della pressione fiscale per oltre 5 miliardi nel 2013-2017 ", e "la pressione fiscale di settore è oggi ai limiti della sostenibilità". E' quanto ha detto in Parlamento il direttore generale dell'Abi, Giovanni Sabatini.
COSTI POLITICA: BICAMERALE AFFARI REGIONALI BOCCIA DL - La commissione Bicamerale per gli Affari Regionali ha bocciato il decreto sui tagli ai costi della politica di Regioni e Enti locali. Si tratta di un "parere contrario" secco dato alle commissioni Bilancio e Affari costituzionali della Camera che esaminano nel merito il testo.
I presidenti della commissioni Bilancio e Affari costituzionali della Camera hanno scritto una lettera al premier Mario Monti, in cui sollecitano il governo a spostare il termine del 30 ottobre entro il quale le Regioni dovrebbero adeguarsi ai parametri sui costi della politica definiti dal recente decreto del governo. Lo ha detto all'ANSA il relatore al decreto, Pier Angelo Ferrari.