giovedì 31 gennaio 2013

Monti: si può dire orgia?

Monti: ''Si può dire orgia? Non è un termine tecnico finanziario?'' Piccolo disguido linguistico di Monti durante la conferenza a di presentazione a Bruxelles del libro "La democrazia in Europa", scritto a quattro mani con l'europarlamentare francese Sylvie Goulard. Il candidato premier di Scelta Civica stava parlando del bilancio comunitario e dell'opera di tagli che alcuni Paesi membri vogliono applicare. Proprio per spiegare questo concetto ha utilizzato il termine 'orgia'. "Qual è il corrispettivo in francese" ha chiesto alla sua collega e di fronte all'ilarità della platea ha ironizzato: "Orgia? Non è un termine tecnico finanziario?" (VISTA Agenzia Televisiva Parlamentare Bruxelles di Alexander Jakhnagiev)

Elezioni 2013: i sondaggi: il Partito Democratico avanti anche dopo Mps, il recupero della lista di Mario Monti e per sei italiani su dieci è la Tv a guidare il voto


Elezioni 2013: i sondaggi: il Partito Democratico avanti anche dopo Mps, il recupero della lista di Mario Monti e per sei italiani su dieci è la Tv a guidare il voto

Pubblicato da Huffington Post
Una competizione tele-politica, più vissuta sugli schermi che nelle piazze. Una campagna elettorale breve e intensamente mediatica. Partecipata e seguita dagli italiani in televisione e su internet. Il ruolo della televisione cresce a seconda dell'età, anche se per i più giovani il riferimento è ormai quasi esclusivamente il web.
Questo in sintesi è quanto emerge dai dati dell'Atlante Politico di Demos pubblicati oggi su Repubblica.

Il ruolo della televisione aumenta significativamente al crescere dell'età e in particolare per gli elettori meno istruiti e le donne. E però meno rilevante per i giovani che utilizzano spesso internet come riferimento principale (30%). Tra gli studenti il web assume più importanza della televisione
Anche se, sempre Demopolis sottolinea che per sei italiani su dieci è ancora la Tv, più del web, a guidare il voto. 
Indipendentemente dalla complessa questione relativa ai voti "spostati" dalla Tv, quanto accade nell'arena televisiva può avere grande importanza per formare (oppure consolidare) le proprie idee politiche
Sul fronte sondaggi elettorali intanto il dato più significativo è che l'effetto Monte dei Paschi non c'è stato. Dopo il caso scoppiato nei giorni scorsi si attendevano i nuovi sondaggi per capire quale conseguenze avrebbe avuto sull'elettorato lo scandalo della banca senese. Soprattutto sul Partito Democratico, sul quale pesano alcuni interrogativi nel ruolo svolto da alcuni esponenti democratici all'interno del Cda della Fondazione Monte dei Paschi. Accusato da più parti, Bersani in questi giorni ha dovuto soprattutto parare i colpi, alzando gli scudi per difendere il suo partito.
E dunque secondo quanto emerge dal sondaggio di Demos per Repubblica le polemiche di questi giorni sembrano aver prodotto effetti limitati sulle intenzioni di voto. Ilvo Diamanti analizza così i dati dell'ultimo rilevamento.

Per quanto coinvolto da critiche e sospetti, il Pd, alla Camera, ha ceduto meno di un punto e rimane appena sotto al 33%. Mentre il Pdl ha recuperato un punto e supera, così, il 19%. Il Centrosinistra, comunque, si attesta sul 36,4%, circa 10 punti più del Centrodestra (2 meno di una settimana fa). Al Senato, il vantaggio risulta ancora più ampio: 38% a 27%. Cioè, 11 punti. A livello nazionale. Tuttavia, la legge elettorale non permette previsioni, perché al Senato l'assegnazione dei premi di maggioranza avviene regione per regione
Secondo Diamanti sul fronte indecisi c'è un progressivo scongelamento anche se il numero rimane alto, circa il 30 per cento.
Un processo che favorisce il Centrodestra - la cui "riserva" di delusi è molto ampia. Ma anche la coalizione guidata da Monti. Nell'insieme, ha guadagnato un punto e mezzo e si avvicina al 18%. Spinta dalla formazione del premier, Scelta Civica, salita al 12,5% (cioè, di quasi un punto). Anche l'Udc, per la prima volta, recupera consensi (anch'essa quasi un punto)
Tra chi resiste, il Pd, e chi, il Pdl, continua seppur in maniera limitata a guadagnare consensi, emergere un fattore nuovo: Mario Monti. La coalizione guidata dal professore infatti è segnalata in crescita rispetto alle scorse settimane.
Un nuovo peso tra le due coalizioni come spiega Diamanti oggi su Repubblica.

La principale indicazione offerta dal sondaggio di questa settimana, dunque, riguarda proprio il peso assunto dal Terzo Polo. Il quale, per la prima volta dopo il 1994, sembra interrompere, o comunque indebolire, la dinamica bipolare del sistema partitico e della competizione elettorale in Italia. D'altronde, altri indizi, raccolti dal sondaggio, concorrono a spiegare - e a confermare - questa tendenza. In primo luogo, l'immagine del leader. La fiducia verso Monti, infatti, nell'ultimo mese è scesa di quasi 5 punti. Ma resta comunque alta: 42,5%. Il premier è terzo, nella graduatoria dei leader. Peraltro, il 38% degli elettori lo considera il più "competente". E il 61%, soprattutto, lo riconosce in grado di "garantire la credibilità del Paese all'estero".
Rapporti di forza e nuovi scenari che si inseriscono in una gara che, comunque vada, sarà giocata sul filo di lana. Soprattutto al Senato dove ormai da tempo regna totale incertezza. Come analizza Renato Manneheimer oggi sul Corriere della Sera
Quella per la maggioranza al Senato sarà probabilmente una battaglia all'ultimo voto. Gli esiti dei sondaggi effettuati regione per regione (per assegnare correttamente in ciascuna il premio di maggioranza) dai diversi istituti offrono un quadro diversificato, ma comunque caratterizzato da una situazione di difficile governabilità
Al centro sono sempre loro: le regioni contese. Lombardia e Sicilia su tutte, il vero ago della bilancia per l'assegnazione dei seggi decisivi a palazzo Madama. L'ultimo sondaggio di Mannheimer dice: in Lombardia è avanti di pochissimo la coalizione di centrodestra, (lo scarto è dello 0,8). 
Emblematico, al riguardo, è il caso della Lombardia. Che, come si sa, assegna ben 49 seggi, vale a dire quasi il 16% del totale dei senatori eletti nei confini nazionali. E nella quale, per di più, si vota, lo stesso giorno delle politiche, per il presidente e il consiglio regionale. Si tratta di una regione che è stata, a lungo, appannaggio del centrodestra. Ma, complici anche le vicende che hanno riguardato il presidente della Regione Formigoni, la situazione pare oggi mutata profondamente.
In Sicilia la situazione vede invece avanti Bersani e co con uno scarto di appena un punto percentuale. 
Qui è il centrosinistra (che ha appena vinto le elezioni per la Regione) a trovarsi in vantaggio. Ma, anche in questo caso, la differenza è di poco superiore a 1 punto percentuale, ciò che comporta l'impossibilità di stimare con certezza chi conquisterà i 14 seggi in competizione. C'è da notare qui la grande popolarità del Movimento 5 Stelle - già manifestatasi in occasione delle regionali - che sembra permettere a quest'ultimo di attribuirsi ben 3 seggi.
Scenari un pò più rasserenati e meno contesi nelle altre grandi regioni: in Puglia il centrosinistra è nettamente avanti come in Campania dove lo scarto tra le due maggiori forze politiche non sembra far ipotizzare un recupero della coalizione guidata da Silvio Berlusconi. Situazione inversa in Veneto dove Pdl e Lega hanno la vittoria in tasca.
Dove sembra regnare grande indecisione è anche nel mondo dei cattolici. Da un'indagine svolta da Demopolis per conto di Famiglia Cristiana emerge che solo il 63 per cento dei cattolici praticanti sembra aver compiuto la scelta definitiva, il 16 % non ha ancora deciso mentre il restante 21 per cento dice che potrebbe cambiare idea prima del 24 febbraio. Tra chi ha le idee chiare una quota superiore al 30 per cento dichiara che voterà Bersani, il 27,5 % il centro destra e il 25 % Monti, nel caso del professore il dato è dieci punti superiore alla media dei voti accreditati al suo raggruppamento su base nazionale.

Rapporto Eurispes 2013: lavoro, tasse, internet


Rapporto Eurispes 2013: lavoro, tasse, internet. La fotografia dell'Italia che non arriva a fine mese


L'Huffington Post  |  Pubblicato:   |  Aggiornato: 31/01/2013 12:50 CET
Aspettano i saldi e cercano e offerte al super mercato. Meno uscite fuori casa a partire dalla rinuncia a cinema e ristoranti, più trasporti pubblici per risparmiare benzina, un taglio anche alle spese mediche. Queste le "vite low cost", degli italiani: " i consumi al tempo della crisi" descritti da un sondaggio nel rapporto Italia di Eurispes, che rileva "una riduzione generalizzata di quasi tutti i tipi di spesa, indice di una condizione di sofferenza delle famiglie".
Considerano le tasse sempre troppo alte e considerano l'Imu iniqua. Nell'ultimo anno un italiano su quattro si è rivolto a un "compro oro" per fronteggiare la crisi, e sei 10 fanno shopping oniline. Nove su dieci soffrono lo stress da lavoro e in pochi possono permettersi un progetto per il futuro, perché lo stipendio non basta: due su tre non arrivano a fine mese. Nonostante le difficoltà economiche non rinunciano a internet e alla tecnologia: solo cinque persone su cento non lo usano, mentre la Tv non è guardata dal 7,3% del campione. Oltre un terzo di chi naviga (34,8%) ha incontrato dal vivo una persona conosciuta su Internet: il 16,9% ha avuto una storia d'amore con una persona conosciuta in Rete. Il 38,3% ha trovato un amico.
Due su tre non arrivano a fine mese. Niente progetti per il futuro, stipendi insufficienti per accendere un mutuo o comprare la macchina o anche solo mantenere la famiglia. Una visione assai fosca e pessimista della condizione economica del paese accompagna l'inizio del 2013: è opinione diffusa che la situazione economica italiana sia peggiorata negli ultimi 12 mesi e che l'anno che ci attende non vedrà miglioramenti, anzi sarà peggiore. Insomma secondo l'Eurispes il disagio economico delle famiglie si è aggravato (indica questa condizione il 70% degli italiani). Il ricorso ai propri risparmi per far fronte alla crisi e la sindrome della quarta settimana (quando non della terza) riguardano ormai 3 italiani su 5. Nella maggior parte dei casi risparmiare qualcosa è impossibile (79,2%).
Il lavoro uno stress per 9 su 10. Il lavoro e lo stress, un rapporto sempre più stretto. Solo l'8 per cento degli italiani non è sottoposto alla "pressione" di eventi psicologici a causa del lavoro, il restante 92%, seppur con modalità e intensità differenti, al contrario, riconosce sintomi di stress derivanti dal lavoro e dalle mansioni che svolge. Il 59,5% solo qualche volta, il 21,9% spesso, mentre il 10,6% addirittura sempre. Lo si legge nel Rapporto Italia dell'Eurispes. Tra le principali fonti di stress dichiarato dal campione, al primo posto troviamo le scadenze e le pressioni sui tempi di consegna (59,5%), segue la mancanza di tempo da dedicare a se stessi (51,7%), e i carchi eccessivi di lavoro (51,5%). Ma anche l'assenza di stimoli professionali può provocare disagio (50,5%).
L'Imu una tassa iniqua per 8 sue dieci. Il fisco pesa sempre più sulle tasche degli italiani che bocciano l'Imu e invocano un taglio delle tasse per ridare fiato all'economia e rilanciare i consumi. In particolare, secondo il Rapporto Italia 2013 dell'Eurispes, il carico fiscale che ha gravato sulle spalle delle famiglie nell'ultimo anno risulta nettamente aumentato per il 41,7% degli italiani e un pò aumentato per il 27,5%. A non trovare alcuna differenza è il 13,8%, mentre il carico fiscale è diminuito leggermente o nettamente rispettivamente per il 5,5% e il 5,2%.
Uno su quattro va al "Compro Oro" e fa shopping online. Oltre un italiano su 4 si è rivolto nell'ultimo anno ad un "compro oro" per fronteggiare la crisi, e un'analoga percentuale ha venduto on-line oggetti di valore, la perdita del potere d'acquisto sia ormai diventata una realtà per 7 italiani su 10. Nel 30,9% dei casi si è fatto ricorso al credito al consumo nell'ultimo anno (nella precedente rilevazione la percentuale era del 25,8%), ma il bisogno di liquidità delle famiglie fa emergere un fenomeno diffuso e preoccupante: il 28,1% degli italiani si è rivolto ad un "compro oro", con una vera e propria impennata rispetto all'8,5% registrato lo scorso anno.Parallelamente cresce il rischio usura rispetto al numero di quanti hanno chiesto denaro in prestito a privati (non parenti o amici) non potendo accedere a prestiti bancari (dal 6,3% al 14,4%).
La metà non rinuncia agli animali. Più della metà delle famiglie italiane, il 55,3%, ha in casa uno o più animali domestici, un dato in netta crescita rispetto al 2012 quando la percentuale si attestava al 41,7% (+13,6). L'animale più diffuso nelle case degli italiani è il migliore amico dell'uomo, il cane, presente nelle dimore del 55,6% degli italiani, seguito al secondo posto dal gatto (49,7%). Il 46,7% di chi possiede un animale riesce a sopperire alle sue necessità con meno di 30 euro al mese.
Uno su quattro ha un tablet La mania dei tablet ha ormai contagiato quasi un quarto degli italiani. Lo rivela il rapporto Eurispes 2013, che nel capitolo sull'uso delle tecnologie 'certifica' anche il primato del telefonino che 'batte' la tv.
Secondo il sondaggio 'La passione degli italiani per la tecnologia' solo il 5,1% degli italiani non usa mai il telefonino, mentre la Tv non è guardata dal 7,3% del campione. Il campione degli utilizzatori del telefonino si divide tra chi possiede un modello base (47,1%) e chi uno smartphone (41,5%).

Quasi un decimo dei soggetti dispone invece di più di un tipo di telefonino (9,3%). Oltre alla funzioni di base è la fotocamera quella più usata (59%) mentre il 40% degli utenti naviga su Internet. "Un italiano su 4 non ascolta mai la radio - spiega il rapporto - e meno della metà usa il Dvd. La maggioranza degli intervistati non utilizza il lettore Mp3 (64,5%), la console per videogiochi (70,6%), l'iPad/tablet (73,2%) e, nonostante la recente diffusione, l'E-Book (80,3%)".
La televisione si riprende il primato nelle abitudini degli italiani per quanto riguarda l'utilizzo: durante la giornata la guarda per più di 4 ore al giorno il 15,5% del campione e da 2 a 4 ore il 27,8%, mentre il 31,6% la guarda da 1 a 2 ore. Segue il cellulare, per il quale prevale un consumo giornaliero fino ad un'ora (54,9%): "Va però sottolineato - prosegue il documento - che un cittadino su 10 (10,8%) lo usa addirittura più di 4 ore al giorno ed il 9,2% da 2 a 4 ore".
Anche tra i mezzi di informazione è la tv a dominare. Quasi la metà degli intervistati (48%) guarda il telegiornale almeno una volta al giorno, mentre solo uno su dieci compra il giornale quotidianamente. 'In mezzo' si piazza l'informazione on line, consultata tutti i giorni dal 22% del campione.
Due su dieci ha trovato l'amore in rete, 45% chatta. Oltre un terzo di chi naviga (34,8%) ha incontrato dal vivo una persona conosciuta su Internet: il 16,9% ha avuto una storia d?amore con una persona conosciuta in Rete ed il 38,3% ha trovato un amico. E' quanto rivela il rapporto Eurispes Italia 2013, analizzando il rapporto degli italiani con internet e social network. Secondo lo studio, Facebook si conferma con ampio margine, il social network più diffuso in Italia. Quasi la metà degli intervistati legge un Blog (49,3%), il 45,2% chatta, il 40,6% gioca con i videogiochi online, il 38,3% scarica musica/film/giochi/video, il 35,6% legge e scrive su un forum.

Da Papi a nonno,,da Huffington post


Gli illusionisti da campagna elettorale e la dura realtà

Da l'Unita'

Gli illusionisti da campagna elettorale e la dura realtà

Autore: Michele Prospero 
Data: 2013-01-30
C’è qualcosa di già visto in questo scorcio di campagna elettorale e che molto inquieta. Avvengono delle repentine trasformazioni nella condotta mediatica dei principali combattenti. Occorre decifrarle, per aggiustare subito il tiro. Non è solo questione di un deviante bombardamento secondo logiche di marketing, da smascherare nelle curvature illusioniste. È piuttosto in gioco una insidiosa attitudine dell’avversario a trovare un sostegno di massa alle strategie, anche le più inverosimili, di celere fuga dalla realtà.
Guai però alla sinistra se pensasse di rintuzzare l’inclinazione alla favola, che accomuna il replicante Berlusconi e l’appena contagiato Monti, con un pregiudizio di tipo razionalista. Se Bersani rispondesse alla palese irrazionalità del piano del Cavaliere, e alla foga da apprendista stregone del Professore, promettendo anche lui delle cose inverosimili, perderebbe ogni credibilità. Sta accadendo già a Monti che perde la faccia per inseguire la scorciatoia dell’affabulatore che cammina con un canestro pieno di fatue promesse.
Ma l’alternativa, dinanzi alla politica che perde ogni compatta consistenza per diventare solo una liquida chiacchiera, non può essere la pura rivendicazione della razionalità della proposta, che in ogni dettaglio si tiene. Tra razionalità e illusione, in tempi di crisi, non è detto che vinca la calma ragione con la sua proposta tecnica ovunque ben ponderata. E quindi, per un verso, occorre comprendere quali forze reali operino dietro la persistente seduzione della favola e, per un altro, è indispensabile capire come sia possibile ricostruire un blocco di forze sociali alternative, capaci di ridestare nella massa un saldo principio di realtà.
A conferire ancora oggi forza alla favola magica del fisco manipolabile (a chiacchiere) c’è una sofferenza reale, quella di una vasta microimpresa che si sente malversata da uno Stato amministratore che non paga per i lavori compiuti, che con ritardi inaccettabili mette le piccole e medie aziende in difficoltà, e così le getta fuori dalla capacità di competere e persino di sopravvivere. L’asimmetria tra uno Stato che (con la minaccia sanzionatoria di tassi che non è esagerato definire usurai) esige il dovuto per multe, per tributi, e un universo di partite Iva, di professionisti, di cittadini che girano impotenti nei meandri di un’amministrazione impenetrabile è il punto di forza del populismo.
Solo che i sedotti dal populismo, che ha buon gioco nel dipingere i tratti kafkiani dello Stato criminogeno, non avvertono che proprio Berlusconi è il loro carnefice. Con le strizzate d’occhio all’evasione fiscale, il Cavaliere prosciuga l’amministrazione e la rende insolvente. Distruggendo la sfera pubblica, Berlusconi condanna alla decrescita, alla marginalità, al declino. La sua favola è in realtà una tragedia già vista che costringe il Paese a questo interminabile dopoguerra. A questo universo produttivo, fonte materiale del leghismo e del berlusconismo, la sinistra deve però tornare a parlare con un suo postmoderno discorso sui «cedi medi e l’Emilia rossa«.
Mentre anche Monti straccia la sua mitica agenda, e si lancia nella sfida con le scriteriate promesse del marinaio, Bersani non può accodarsi al chiacchiericcio della favola. Tutto si scioglierebbe in favola, e niente più di fermo resterebbe. Neanche può accettare il ruolo assurdo (quello che i media cercano di appiccicargli addosso) di solitario cantore di un rigore senza più padri. Bersani deve smontare la favola dei pifferai magici come fonte di guai. Non si attardi a farlo però con la cautela astratta della ragione fredda (non ci sarà mai un montismo di massa) ma proceda con la forza di chi conosce il linguaggio del disagio sociale.
Deve mostrare cioè di avere in mente le parole di chi lavora ed è proprio per questo povero, di chi con il salario paga con difficoltà il mutuo e poi si vede aggiungere anche il salasso dell’Imu, di chi ha uno stipendio divorato dall’inflazione, del pensionato che non arriva a 600 o mille euro e campa senza nessuna tutela dai rincari dei servizi pubblici essenziali, del precario ad elevato bagaglio cognitivo che ha spezzato la gabbia d’acciaio della rigidità del mercato del lavoro ma solo per ritrovarsi liquido e libero come un diseredato, dell’insegnante che salva una scuola aggredita e devastata per motivi ideologici, del medico o dell’infermiere ultimi presidi di una sanità pubblica residuale, dell’impresa che innova e che costruisce opportunità di lavoro. Bersani vincerà le elezioni se non si rifugia nelle alture della ragione severa che non cura il disagio sociale ma penetra negli odierni bassifondi della società (scuole, fabbriche, ospedali, università, uffici, laboratori, centri commerciali) per offrire uno spiraglio di giustizia nella modernizzazione.

L'esercito muto di Grillo: vietato sapere

Da l'Unita'

L’esercito muto di Grillo: vietato sapere

Autore: Toni Jop 
Data: 2013-01-31
L’esercito è muto. E se ne sta da qualche parte, appostato come è stato prescritto, perché è questo il prezzo da pagare per ottenere la terra promessa e anche, volando più in basso, per non farsi buttare fuori. È l’esercito dei candidati del Movimento Cinque Stelle, fin qui tenuti assieme come una specie saldata unicamente dalle proprie disposizioni genetiche. Da settimane, l’ininterrotto flash sulla campagna elettorale attivato dai canali di informazione illumina caratteri, tipologie umane, culture, reattività dei soggetti impegnati nella corsa muovendo da fronti diversi. Piaccia o no, quel che si vede è quel che c’è: ascolti, vedi, riconosci, condividi, contesti, lo trovi gradevole, è insopportabile, ha sbagliato mestiere, farà strada, annoia.
I Cinque Stelle, restano fuori dalla porta, supponi che ci siano, che abbiano nomi e cognomi e interessi, che siano almeno portatori di interpretazioni personalizzate del Grande Messaggio Unico: «Vi spazzeremo, siete tutti morti e da un pezzo», promo che riassume bene il codice genetico del Movimento, la sua pulsione fondamentale. Quel che di loro sappiamo ce lo racconta sempre e solo Grillo, il capo assoluto, il Portavoce, il Grande Imbuto, il Titolare unico della rappresentazione di chi lo segue e, fra un po’, lo rappresenterà in Parlamento.
Sulle sue spalle ha caricato la massima esposizione, sulle loro la massima discrezione e in questo pendolo per nulla discreto ha congelato l’identità di decine di migliaia di militanti e di candidati fedeli. Li ha tenuti al riparo dai rischi dell’emersione, facendo la voce grossa o sibilando quando il precetto veniva messo in discussione, scomunicando quando qualcuno lo tradiva. Un precetto che è insieme un’idea di comunicazione – tacere quando gli altri parlano, e in tv smaniano – e, sotto il profilo politico-culturale, la testimonianza di una relazione di potere fortemente autoritaria, ben più impegnativa della «democraticità» di alcune soluzioni caldeggiate dal Movimento su scala nazionale, come il no alla Tav o agli inceneritori, o alla cementificazione, o all’energia nucleare, come il sì ai beni comuni.
È su questa relazione sbilanciata (io sono voi, e voi non siete nemmeno un’unghia di me) che poggia la mitologia della democrazia diretta predicata da Grillo e Casaleggio. Dice che il tempo della rappresentanza è finito, che il meccanismo è vecchio e superato dal web, e questa può essere una opzione quanto si vuole rischiosa, ma resta un’opzione politica. Tuttavia da qui a sostenere che il Parlamento deve essere cancellato, i sindacati aboliti, la Costituzione gettata in un cestino, ne corre. E quale meet-up generale ha deciso che è questa la strada da percorrere? Nessuno. Su quale piattaforma web il movimento ha convenuto che per quanto riguarda i Cinque Stelle l’antifascismo – come ha recentemente affermato il leader – «non ci compete»? Nessuna. Di più: chi ha deciso chi avrebbe potuto partecipare alle primarie e quindi candidare, e con quali requisiti? Rigorosamente Grillo e Casaleggio, non il Movimento.
MASSA INDISTINTA
Così, il front-end del Movimento appare fin qui una massa indistinta che tiene assieme non esseri umani, non individualità comunque legate da un progetto, ma rappresentanti di figure sociali «pure», non inquinate dalla politica. La donna, il medico, l’impiegato, la casalinga, l’insegnante, il pubblicitario, lo studente, il disoccupato e così via, figure allineate da Grillo nelle sue dichiarazioni come silhouettes tratteggiate in un sussidiario didascalico d’altri, e non più felici, tempi. Figure sulle quali si carica il peso di una rappresentanza appena bollata nelle assemblee istituzionali.
Ma questi candidati hanno un corpo. Per ora, Grillo ha spalmato questi corpi silenziosi, a tratti applaudenti le parole del capo, a tratti sorridenti, sui fondali dei palchi allestiti in mille città per i suoi comizi. Ogni tanto, ne stacca uno dalla scenografia, gli dà una pacca sulla spalla, lo estrae dal buio del coro silenzioso, gli rivolge la parola davanti al microfono e son momenti di grande tenerezza perché il piccolo tripudio di umani sensi ricorda Berlusconi e la sua immensa superiorità di potere quando, magari sugli stessi palchi, sfiora in pubblico i suoi «cavalli» di provincia e accarezza quel loro essere nessuno, accanto a lui.