giovedì 28 febbraio 2013

Grillo va al contrattacco: 'Pd-Pdl appoggino M5S, chapeau a Napolitano

ANSA.it 

Elezioni 2013

 

Grillo va al contrattacco: 'Pd-Pdl appoggino M5S, chapeau a Napolitano

Presidente in Germania con la schiena dritta Bersani replica: 'Non scappi da responsabilità'


Beppe Grillo Guarda le foto 1 di 30 Beppe Grillo
Grillo va al contrattacco: 'Pd-Pdl appoggino M5S, chapeau a Napolitano ROMA - "Cercate di non farvi fregare e rimettete, con lucidità, ogni tassello al suo posto. Voi non potete votare che si è reso corresponsabile dello stato in cui versa questo Paese". Lo scrive Claudio Messora,spesso ospite del blog di Grillo, sul sito del leader del M5S aggiungendo,"non bevetevi il cervello".
"Quindi improvvisamene gli attivisti del Movimento Cinque Stelle si sarebbero bevuti il cervello. Tutti insieme. Dopo avere combattuto per anni il Pdl e il Pd-L, dopo avere mandato 'affa' tutto e tutti, improvvisamente, giunti nelle segrete stanze del potere, colpiti dall'ebrezza di qualche carica alla Camera o al Senato, sarebbero tutti per votare la fiducia a Bersani & Co", scrive con ironia Messora riferendosi alle ricostruzioni giornalistiche secondo cui la base del M5S sarebbe a favore di un accordo con il Pd per il governo.
"Se proprio Pd e PdL ci tengono alla governabilità, possono sempre votare, loro, la fiducia al primo Governo targato M5S", scrive ancora Messora mettendo in guardia: "Questi conoscono l'arte di mettervelo in quel posto meglio di chiunque altro".
"Napolitano merita l'onore delle armi. In questi anni è stato criticato per molte scelte a mio avviso sbagliate, ma ieri in Germania ho visto, al termine del suo mandato, il mio presidente della Repubblica. Un italiano che ha tenuto la schiena dritta. Chapeau", ha scritto Grillo sul suo blog. Beppe Grillo in un breve intervento pubblicato sul suo blog, commenta la posizione presa dal presidente della Repubblica di fronte alle parole del leader dell'Spd Peer Steinbrueck, che ha definito lo stesso Grillo e Berlusconi "due clown". Napolitano, sottolinea il leader del Movimento 5 Stelle, "ha tenuto la schiena dritta" di fronte a Steinbrueck, che "non si é neppure scusato" per le sue parole "e dopo una telefonata con il Presidente della Repubblica ha dichiarato 'Ho detto quello che ho detto!'". Il capo dello Stato, racconta Grillo ai lettori del suo blog, "ha deciso di non incontrare Steinbrueck", affermando che "'l'Italia esige rispettò". E allora "chapeau", conclude il fondatore del M5S, che in un passato anche recente non ha risparmiato aspre critiche al presidente della Repubblica.
"Il candidato cancelliere dell'Spd come successore di Angela Merkel, Peer Steinbrueck, ha commentato i risultati delle nostre elezioni 'Sono inorridito dalla vittoria di due clown nelle elezioni italiane', dando in sostanza degli imbecilli a circa 8.700.000 italiani che hanno votato il M5S e ai 7.300.000 che hanno scelto il Pdl. Una dichiarazione - ha scritto Grillo - offensiva che denota arroganza e scarsa intelligenza politica, doti necessarie per ambire alla carica di cancelliere".
BERSANI A GRILLO, NON SCAPPI DA RESPONSABILITA' - "Come noi rispettiamo gli elettori anche Grillo li rispetti. I numeri li vede anche lui, non pensi di scappare dalla sue responsabilità con delle battute. Ci si vede in Parlamento e davanti agli elettori". Così Pier Luigi Bersani, segretario del Pd, replica al 'governo a 5 Stelle' proposto dal leader del M5S.
Intanto un pacco sospetto, arrivato con un corriere a casa di Beppe Grillo, ha richiesto l'intervento degli artificieri dell'Arma dei Carabinieri. Alla villa si sono presentati due artificieri per visionare il pacco. Il pacco, secondo quanto si e' appreso, conteneva due bottiglie di vino sardo e una lettera di congratulazioni di un simpatizzante.
Gli artificieri dei carabinieri di Genova hanno portato via il pacco sospetto e hanno ritenuto di non far saltare la scatola all'interno della villa, per motivi di sicurezza. A dare l'allarme era stata la moglie di Beppe Grillo attraverso il suo avvocato, che a sua volta aveva allertato i carabinieri di Genova Nervi. Dopo aver accertato con lo stesso Grillo che il mittente era sconosciuto, hanno preferito fare intervenire gli artificieri.
"Lo Tsunami che ha travolto la politica italiana ha spazzato via uno tra i Parlamenti più vecchi d'Europa (55 anni di media) restituendo i parlamentari più giovani di tutto il mondo occidentale e dell'intera storia della Repubblica". Cosi' Beppe Grillo sul suo blog. "Il gruppo parlamentare con l'età media più bassa, quello che maggiormente ha inciso nel rinnovamento, è quello del MoVimento 5 Stelle, con 37 anni", rivendica Grillo. "Quello del M5S è anche il gruppo con maggiore percentuale di laureati".
"L'età media, tra Camera e Senato, é di 48 anni, più bassa rispetto non solo a quella dei paesi dell'Ue, ma anche a quella degli Stati Uniti, tutti con un'età media di oltre 50 anni. I deputati eletti avranno un'età media di 45 anni e i senatori di 53 anni", sottolinea Beppe Grillo sul suo blog, in un post dal titolo 'I numeri a 5 Stelle della speranza'. "Nella scorsa legislatura l'età media dei deputati era di 54 anni (9 anni di differenza) mentre quella dei senatori di 57 anni (4 anni di differenza)". Il M5S, rileva Grillo, ha il gruppo più giovane con età media di 37 anni (33 alla Camera e 46 al Senato), mentre il Pdl ha "il più vecchio con 54 anni (50 alla Camera e 57 al Senato). Quello del MoVimento 5 Stelle è anche il gruppo con la maggiore percentuale di laureati: l'88%, in coda alla classifica il Pd con il 67% e la Lega con il 40%". "Lo Tsunami ha tinto di rosa l'arco parlamentare - prosegue il leader del M5S - non c'erano mai state così tante donne in tutta l'avventura repubblicana. Nella legislatura precedente la presenza femminile era pari ad appena il 21% alla Camera e il 19% al Senato mentre nel nuovo Parlamento è al 31%, il 32% alla Camera e il 30% al Senato. La percentuale tra i parlamentari M5S é superiore alla media con il 38%, ultima la Lega Nord con il 14%. La parlamentare più giovane è la portavoce Marta Grande (25 anni), del M5S Lazio, l'eletto più anziano è il senatore Sergio Zavoli (89 anni) del Pd". "La classe dirigente rimane invece, per ora, la più vecchia d'Europa con una età media di 59 anni, con punte di 67 anni per i banchieri, di 63 per i professori universitari e di 61 per i dirigenti delle partecipate statali", conclude Grillo. "L'acqua è frizzante, ripeto l'acqua è frizzante".
"Chiedo scusa ai miei vicini di casa per il disagio di questi giorni, ancora qualche giorno di pazienza e tutto tornerà come prima". Ha poi aggiunto Grillo con un post scriptum al termine di un intervento sul suo blog, facendo riferimento alla numerosa presenza dei giornalisti davanti alla sua casa di Sant'Ilario.

E se Grillo fosse premier?

In queste ore si gioca il futuro del Paese.
In campo ci sono alcune ipotesi di governo per superare l' impasse della situazione politica italiana dopo il risultato della consultazione elettorale.
Bersani, che non ha vinto anche se è arrivato primo, parla di  un "governo di responsabilità nazionale": l'offerta al Movimento 5 Stelle (nonostante sia stato definito da Grillo '47 morto che parla', 'stalker politico che importuna il movimento con proposte indecenti) e il dialogo (ripreso dopo le asprezze della campagna elettorale) con Mario Monti. "Non ci sono subordinate - ha spiegato il segretario del Pd - andiamo avanti con questa disponibilità. Anche perché Grillo già si frega le mani al pensiero di un governissimo tra noi e il Cavaliere, per poi tornare a votare tra un anno e ammazzarci: non gli faremo questo regalo".Il leader del centrosinistra è nettamente contrario alla proposta del Cavaliere: governo di larghe intese, senza M5S, le presidenze delle Camere e della Repubblica.
Deve contrastare poi la rivolta interna di D' Alema e Veltroni, i quali non vedono bene l' apertura ai grillini. Il primo, propone una stagione costituente, con tutti dentro, e ha avviato consultazioni con il suo trait d' union del Pdl, Gianni Letta. Veltroni non vede Bersani come capo del governo e propone un governo tecnico, un governo del presidente, un similMonti.
Il duo Voltrema, che ha aspettato sulla riva del fiume che passasse il cadavere, accusa Bersani di avere sbagliato molto nella campagna elettorale, di essere un uomo dell' ottocento (forma più elegante per dire che è un morto che parla). Veltroni (la vendetta è un piatto che si mangia freddo) rinfaccia al segretario di avere chiesto le sue dimissioni quando il Pd, cinque anni fa, guidato dall' ex sindaco di Roma, aveva raggiunto il 34 per cento dei consensi, un risultato migliore dell' attuale.
Domani, comunque, nella direzione nazionale del Pd, ci sarà la resa dei conti. Bersani è deciso ad andare avanti nella sua proposta, convinto che il partito mai accetterà un patto con il Pdl o una riedizione del governo tecnico.
Per D' Alema e Veltroni (che si considerano gli ultimi miti della sinistra dopo la morte del Che), che preparano un trappolone per Bersani, è importante non escludere Berlusconi e non usare le parole governissimo o grande coalizione.Perché non chiamarlo ''se non è zuppa e pan bagnato''?
Ai due si può benissimo applicare il sillogismo di Chiappori (dalle leggi di Murphy per la sinistra): l' uomo è un animale politico, l' uomo politico è un animale.

Tra tutte le proposte,  interessante è quella di Michele Emiliano, sindaco di Bari e presidente del Pd pugliese: Bersani si ritiri e indichi Grillo o chi sceglie lui come presidente del Consiglio.
Intervistato da Lello Parise per ''la Repubblica'', Emiliano dice ''Con Berlusconi mai! Sarebbe meglio andare a votare un' altra volta''. ''Dobbiamo stringere un' intesa con il M5S, ma andare con l' avversario di sempre, no. Di più - aggiunge - meglio Grillo presidente del Consiglio. Il premier deve essere il comico genovese, rappresentante del primo partito italiano. Sarebbe come Reagan, il presidente-attore degli Usa''. Emiliano, dopo avere definito inopportuna la battuta ''morto che parla'',  dice ''mettiamoci al lavoro, invece. Perché il M5S realizzi quei punti del suo programma sui quali noi possiamo essere d' accordo''. Per evitare il massacro del Pd e di Bersani, il sindaco di Bari, afferma che bisogna portare Grillo in Parlamento e farlo dialogare con il segretario del Pd. ''Abbiamo - conclude - la straordinaria occasione di dare vita a una legislatura costituente. Il modello siciliano può funzionare anche per Palazzo Chigi, ma a parti invertite: la responsabilità politica deve essere nelle mani di Beppe Grillo''.
Questi i punti su cui andare d' accordo: nuova legge elettorale; legge sul conflitto d' interesse o immediata applicazione della legge 461 del 1957 che all’articolo 10 comma 1, prevede che non sono eleggibili “coloro che in proprio o in qualità di rappresentanti legali di società o di imprese private risultino vincolati con lo Stato per contratti di opere o di somministrazioni, oppure per concessioni o autorizzazioni amministrative di notevole entità economica”, quali per esempio le concessioni televisive; legge anticorruzione; reintroduzione del reato penale del falso in bilancio; lotta all' evasione fiscale; riduzione del numero dei parlamentari; tagli dei costi della casta; no all' acquisto degli F35 e riduzione delle spese militari; no  alla Tav; salario di cittadinanza;  grandi misure ecologiche;  banda larga in sostituzione dei ponti sugli stretti; cancellazione, anche retroattiva dei rimborsi elettorali ai partiti (sono pronti, anche se la legislatura durasse pochissimo 159 milioni di euro).
Prendere il pallino in mano per Grillo forse sarebbe un problema: il M5S è pronto per governare dopo essere sorto come opposizione?
Basta però i giochi e giochini del Quirinale e degli altri Palazzi romani, dei tavoli imbanditi di Fortunato al Pantheon, delle crostate di casa Letta, delle cene ad Arcore, del patto delle sardine (chiamato così perché dopo un incontro nella casa romana di Bossi, tra  il leader leghista con Massimo D' Alema e Rocco Buttiglione, rispettivamente segretari del Pds e del PPI, fu stretta un'alleanza parlamentare per formare il governo tecnico Dini, il Senatùr offrì quello che aveva nel frigorifero in quel momento, ovvero sardine in scatola, birra, coca cola e pancarré).

Il Pd se vuole essere realista davvero, almeno per una volta, deve inventarsi una soluzione di compromesso. Se Grillo non ci sta a un governo Bersani, il segretario del Pd deve rinunciare a fare il premier e creare il clima per cui lo stesso Grillo manifesti disponibilità o avanzi dei nomi, per un governo tecnico all’incontrario (rispetto all’esperienza Monti) che abbia alla base alcuni punti qualificanti che sono anche nel programma M5S.
A questo punto concordo con Furio Colombo che, 'il Fatto Quotidiano' di oggi, scrive: ''per quanto sia estraneo al sistema e diverso, è difficile che Grillo voglia ballare da solo''.

Lo scopo di D' Alema. Un trappolone per Bersani per decretarne la morte politica

La politica ha un fine?
Secondo Aristotele, ogni cosa ha il suo telos, ovvero uno scopo interiore che deve essere raggiunto. Una ghianda ha lo scopo di diventare quercia. La quercia è ciò che la ghianda è destinata ad essere. Tutti ne hanno uno. Fa parte della vera essenza della realtà.

Massimo D' Alema ha un telos?
Secondo Aristotele certamente sì. Quale è il suo telos quando guarda con  scetticismo, se non con disappunto, all’apertura ai grillini da parte di Bersani? E quando comincia a porre anche un tema di natura strettamente personale: «Può essere Bersani, che ha condotto in prima linea la campagna elettorale, la figura più adatta a guidare ora il nuovo governo?». Ai suoi  collaboratori ha spiegato di non essere d’accordo con la linea impostata dal segretario, ma per ora non affonda il colpo. I suoi dubbi non li avrebbe comunicati direttamente neppure a Bersani.
Massimo D' Alema ha un telos?
Certamente sì: in lui è chiaro ciò che è destinato ad essere e i traguardi che pone a se stesso e quello che vuole essere.
 D' Alema con un'intervista al Corriere della Sera indica la rotta: "Voglio essere chiaro, c'è qualcosa che non può essere fatto nel modo più assoluto e cioè offrire al Paese l'immagine di partiti che cominciano le trattative per un qualche governissimo". In questo momento chiude le porte ad un inciucio tra Pd e Pdl, ma lascia uno spiraglio. "Io parlo di un'assunzione di responsabilità. Mi riferisco alla possibilità che ciascuno, mantenendo la propria autonomia, possa confrontarsi in parlamento alla luce del sole. Il primo problema è il funzionamento delle istituzioni e ritengo che le forze politiche maggiori debbano essere coinvolte", spiega D'Alema. Tra le righe si legge la voglia di  trovare magari una larga intesa anche last-minute. Serve una proposta di respiro più ampio – è detto negli ambienti a lui vicino – rivolta a tutte le forze politiche, inclusi i centristi e i berlusconiani. Taglio dei parlamentari, abbandono del bipolarismo perfetto, legge elettorale maggioritaria. E poi tornare al voto, nella convinzione che gli italiani apprezzerebbero lo sforzo. Per questo poi sostiene "Al centrodestra e al Movimento Cinque Stelle devono andare le presidenze delle due assemblee parlamentari, ovviamente sulla base della proposta di personalità che siano adeguate a ruoli istituzionali". Dunque presidenza di Camera e Senato a Pdl e M5S.
 Massimo D' Alema ha un telos?
Certamente sì.
D' Alema con lo storcere il muso all' apertura ai grillini, con il parlare di assunzioni di responsabilità da parte di tutti, magari con accordi di  larga intesa all' ultimo minuto, con il proporre le presidenze delle Camere al Pdl e al M5S,ha il telos di mettere i bastoni tra le ruote al leader del suo partito.  Inoltre l' inciucio mascherato del prode Baffino consentirebbe al leader del M5S di strillare contro accordi precostituiti. D' Alema con le sue proposte, vuole  far vivere a Pier Luigi Bersani, come direbbe Martin Heidegger, la realtà della situazione politica, in particolare la sua morte politica. Ricordate il 1998, la caduta del governo Prodi?
Il «Corriere della Sera», allora, raccontò un retroscena in base al quale Franco Marini avrebbe complottato con D' Alema contro Prodi. Tesi confermata da Cossiga, che preferì però parlare di «operazione politica».
Dopo Prodi, il governo D' Alema e successivamente di nuovo Berlusconi.
Come dimenticare la Bicamerale, il Dalemoni, la bozza Boato, il patto delle sardine, i figli del ricatto e tutto il resto («Mediaset patrimonio del Paese» versus Berlusconi che lancia l’ex premier per il Colle nel 2006)
Ecco il telos di D' Alema è l' operazione politica.

Berlusconi indagato a Napoli per corruzione

ANSA.it > Politica

Berlusconi indagato a Napoli per corruzione

Indagine della Procura e della Dda di Napoli per corruzione e finanziamento illecito ai partiti


Silvio Berlusconi e Sergio De Gregorio Silvio Berlusconi e Sergio De Gregorio
Berlusconi indagato a Napoli per corruzione ROMA  - Silvio Berlusconi è indagato dalla Procura di Napoli per corruzione e finanziamento illecito ai partiti. A quanto si è appreso, l'indagine riguarda l'erogazione di somme di denaro, quantificate in tre milioni di euro, al senatore Sergio De Gregorio in relazione al suo passaggio al Pdl.
L'inchiesta su Silvio Berlusconi, indagato per corruzione a Napoli, è condotta da un pool di magistrati di due sezioni della Procura del capoluogo campano, quella sui reati contro la pubblica amministrazione e la Direzione distrettuale antimafia.

Sulla vicenda indagano i pm Vincenzo Piscitelli e Henry John Woodcock, titolari dell'inchiesta che nello scorso anno portò al coinvolgimento del senatore De Gregorio, nonché i pm della Dda Francesco Curcio, Alessandro Milita e Fabrizio Vanorio. In mattinata sono stati notificati avvisi agli indagati.

Grillo: "Bersani smacchiatore fallito, no alla fiducia al Pd" La replica del segretario: "Venga a dirmelo in Parlamento" La base grillina si ribella: "Beppe, non mandarci in rovina"


mercoledì 27 febbraio 2013

Sicuri che il M5S dirà di no?

da l' Espresso


Politica

Sicuri che il M5S dirà di no?

di Susanna Turco
Il capo ha escluso ogni negoziato col Pd, ma i neoparlamentari sono molto più prudenti. La senatrice Taverna: «Perché non accettare la presidenza della Camera?». Altri: «Meglio un Questore e una vicepresidenza»
(27 febbraio 2013)
Foto di Gianni Cipriano, On-Off per l Espresso Foto di Gianni Cipriano, On-Off per l'Espresso
 
 Parrebbe facile: Pier Luigi Bersani offre il dialogo, Beppe Grillo risponde "no". Finita qui? Tutt'altro. Perché se «in Parlamento decideranno i parlamentari neoeletti in piena libertà», il confronto s'incendierà a breve e, a quanto pare, non in tintinnante armonia col capo.

Tutto inizia quando Bersani mette il primo cerino in mano al M5S, offrendogli la guida di Montecitorio. Mancano pochi minuti alla conferenza stampa serale di Davide Barillari all'Hotel Saint John di Roma. I grillini sono tutti asserragliati nella hall.  Neo parlamentari, neo consiglieri regionali, staff del M5S capitolino. Per quanti sforzino i muscoli facciali, l'aria è più tesa rispetto a quella del lunedì di festa elettorale, e il sospetto è quello di ritrovarsi come Will Coyote con la dinamite in mano pronta a scoppiare.

Timore di imboscate. C'è la (piccola) grana dell'intervista ad Alessandro Di Battista, trentaquattrenne neoeletto cinquestelle a Ballarò, ad esempio. Prima promessa, poi ritirata a due minuti dalla messa in onda, e alla fine ridimensionata a uno scambio di battute. C'è soprattutto la grana padana, quella - appunto - scagliata da Bersani. In gruppetti sparsi discutono sul da farsi, si chiedono se convenga accettare o no la polpetta del Pd, soprattutto.

Se al Bar del Fico, dove avevano festeggiato l'imprevista cabala del numero vincente in Parlamento, l'euforia faceva dire "non gliene facciamo passare una, di legge", adesso l'atteggiamento è più prudente. Già, perché accettare la guida di Montecitorio vuol dire avere in mano le carte per cambiare prepotentemente l'agenda dei provvedimenti da discutere, ma anche, regolamenti alla mano, prestarsi a un grado di compromesso estraneo alla logica del Movimento. E svolazzando sul filo della contraddizione la neosenatrice Paola Taverna precisa che «il nostro obiettivo non sarà mai quello di bloccare nulla, non è nella filosofia che ci siamo posti, perché non accettare?».

Intanto, dai portoncini laterali, alcuni grillini alla Camera ci sono già entrati: colloqui informali con i burocrati del Parlamento, tanto per capire cosa spetta a chi, tanto per annusare il campo. E a ragionare sulle poltrone finiscono subito nel gorgo della logica 'cencellesca'. Uno dice: «Mi dicono che sarebbe meglio avere un Questore, è quello che fa i bilanci e vede le carte coi soldi»; e a rimpiattino: «Allora se non accettiamo la Presidenza, potremmo avere un Questore e un Vicepresidente».

L'ortodosso grillino, che alla candidatura non c'è arrivato per un soffio, domanda perplesso al gruppetto di giornalisti che s'è andato formando un disarmante «Ma poi serve tutta sta' roba?». Leggi un Presidente della Camera. E nel silenzio assordante il dubbio casca per terra e si fa in cocci.
 

Grillo oppure Berlusconi Il Pd deve scegliere

da MicroMega

Grillo oppure Berlusconi
Il Pd deve scegliere

di Paolo Flores d'Arcais
 Non è affatto vero che la situazione sia ingovernabile. Se renderla tale o voltare democraticamente pagina è nella mani dello sconfitto di queste elezioni, Pier Luigi Bersani. Che, con ravvicinate e ineludibili scadenze istituzionali, deve scegliere tra i due vincitori, Beppe Grillo o Silvio Berlusconi.


Non è affatto vero che la situazione sia ingovernabile. Se renderla tale o voltare democraticamente pagina è nella mani dello sconfitto di queste elezioni, Pier Luigi Bersani. Che deve scegliere tra i due vincitori, Beppe Grillo e Silvio Berlusconi, o l’uno o l’altro, aut aut, e ha di fronte a sé tre ravvicinate scadenze istituzionali, come tali ineludibili, in cui perciò non potrà neppure cavarsela alla Ponzio Pilato.

Seconda scadenza, cronologicamente, ma prima sotto il profilo politico e logico: la Giunta delle elezioni del Senato dovrà decidere se convalidare o meno l’elezione di Berlusconi, che la legge 361 del 1957 dichiara inequivocabilmente NON eleggibile, legge che maggioranze “bulgare” bipartisan hanno sistematicamente violato (un solo voto per la legalità, nel 1994, quello di Luigi Saraceni, che ovviamente l’Ulivo non confermò nella Giunta delle elezioni due anni dopo). La destra putiniana sosterrà che il suo Cavaliere è eleggibile, perché il suo nome non risulta negli organigrammi di Mediaset, benché la legge chiarissimamente spieghi che vale il beneficiario reale della concessione pubblica, non solo i suoi manager (“coloro che in proprio o in qualità di rappresentanti legali di società o di imprese...”). I neo-eletti del M5S (a meno di un improvviso e impensabile virus partitocratico) ovviamente chiederanno il rispetto della legge, e dunque che Berlusconi venga dichiarato decaduto, ed escluso dal Parlamento (il che significa anche dall’immunità rispetto a eventuali mandati d’arresto). E il Pd? Farà, una volta di più, il violante della legge, o la rispetterà? Per dirla col malinconico eloquio bersaniano, smacchierà il giaguaro o salverà il caimano una volta di più (perseverare diabolicum!)?

E veniamo alla prima scadenza, l’elezione dei presidenti dei due rami del Parlamento. I precursori del Pd (Pci e sinistra democristiana) nel 1976 riuscirono a far passare il principio che una delle due presidenze spettasse all’opposizione. Oggi il M5S è il primo partito per numero di voti (si conteggiano quelli della Camera, dove votano anche i diciottenni), dunque secondo tale logica ha diritto a una presidenza. Del resto, Bersani non può pensare di averle entrambe, in una delle due camere dovrà scegliere tra l’accordo con Berlusconi e l’accordo con Grillo, la matematica del Senato dice che tertium non datur.Enonvalel’alibi che Grillo rifiuta ogni accordo “a prescindere”: in Sicilia, per le cariche istituzionali (vicepresidenza dell’assemblea), i voti altrui il M5S li ha accettati, come era ovvio e giusto.

Terza scadenza: elezione del presidente della Repubblica. Qui il dilemma si ripropone in termini ancora più incalzanti, al Colle più alto deve risiedere il Custode della Costituzione, scegliendo tra il dialogo con Berlusconi e il dialogo con Grillo Bersani deve in sostanza decidere se accordarsi con i nemici dichiarati della Costituzione, che considerano “i magistrati peggiori della mafia” e la Carta repubblicana carta da cesso, o con una forza politica nuova che fin qui ha invece denunciato ogni violazione della Costituzione come infamia partitocratica. Certo, dover discutere con i “ragazzi” del M5S, e con Grillo e Casaleggio, il nome del futuro inquilino del Quirinale, sarebbe per Bersani e i maggiorenti del Pd peggio che andare a Canossa. Se l’ha fatto un imperatore sarà bene che ci facciano un pensiero anche loro, perché l’alternativa è – anche solo accennando a un pour parler col putiniano – di infangare, calpestare, tradire la memoria di chi ha dato la vita perché nascesse una Costituzione tra le più democratiche del mondo. Bersani è pronto a tanta scelleratezza? Non sarebbe invece ovvio chiedere al M5S una rosa di nomi, e avanzarne una in proprio, cercando le possibili assonanze, visto che su personalità come Dario Fo, Andrea Camilleri, Gustavo Zagrebelsky, Barbara Spinelli, o personalità di analoga caratura democratica e repubblicana, non è irragionevole pensare che Grillo e i suoi “ragazzi” già stiano rimuginando?

Tutto questo non risolve il problema della ingovernabilità, si dirà, per il quale si tratta di trovare un governo che ottenga la fiducia anche al Senato, dove è inimmaginabile che i senatori a cinque stelle esprimano un voto positivo. E dunque - ecco l’apparente realismo di Bersani & Co. - non resta che il “governissimo” e insomma l’ennesimo scambio di favori e amorosi sensi con Berlusconi, do ut des, una mano lava l’altra, un inciucio al giorno leva il medico di torno, trascinando l’Italia nel baratro, come stanno facendo da vent’anni.

Certo, se Bersani pensa di poter formare il suo governo, e ottenere un via libera da Beppe Grillo, con “aperture” e altri rituali partitocratici, si illude di grosso. Bersani ha perso le elezioni, e se vuole essere realista davvero, almeno per una volta, deve inventarsi una soluzione di compromesso. Rinunciare a fare il premier, questo è l’abc, e creare il clima per cui lo stesso Grillo manifesti disponibilità o avanzi dei nomi, per un governo tecnico all’incontrario (rispetto all’esperienza Monti): personalità fuori dai partiti, di adamantino spessore etico e professionale, con alcuni punti qualificanti che sono anche nel programma M5S, dal salario di cittadinanza alle grandi misure ecologiche alla banda larga in sostituzione dei ponti sugli stretti...

Di fronte a un governo del genere, di rottura con la morta gora delle nomenklature partitocratiche, non è da escludere che i senatori M5S decidano di non partecipare al voto, consentendo la nascita dell’esecutivo, e votando poi volta a volta a seconda che ne condividano le scelte. L’alternativa, un accordo con Berlusconi, a me sembra di un buio accecante e irresponsabile, mentre tornare a votare tra qualche mese difficilmente farebbe sparire lo “spettro di Grillo”, come spera la partitocrazia. Anzi.



GIULIETTI Il Pd e la tentazione suicida del Governissimo
TASSI Il migliore dei risultati possibili: grazie Silvio!BOSCHI Berlusconi, il miracolo di dimezzare i voti
Elezioni, tutti i commenti PELLIZZETTI  RUSSO SPENA  FORMENTI  DON FARINELLA  SABATINI  GIANNI  TRAVAGLIO  CREMASCHI  CARNEVALI  FRECCERO  MALTESE  BRANCACCIO  SANTORO  GIULIETTI  PUCCIARELLI  BIFO

Governo di minoranza Pd si può fare. Analoga situazione nel 1976

L' attuale situazione politica ricorda molto la stagione del ''governo di solidarietà nazionale'', dal 1976 al 1979. 
Allora, come oggi, dopo le elezioni si era in una stato di ingovernabilità. Oggi c' è il boom del M5S di Beppe Grillo, che con un' onda gigantesca travolge il sistema politico italiano, ma c'è la vittoria di misura del Pd, di Pier Luigi Bersani, che dice ''non abbiamo vinto, ma siamo primi''. C' è ancora la grande rimonta di Berlusconi, con il quale nessuno vuole governare, e il flop dei centristi di Mario Monti, con molti desaparecidos
Il Parlamento, si dice, è ingovernabile. La sinistra assopora la sua vittoria amara, una vittoria di Pirro.  Bersani, però, costituzione alla mano, rivendica il diritto di costituire un governo. Di minoranza.
Nel 1976 la situazione è più o meno la stessa dell' odierna. La campagna elettorale del giugno 1976, dopo il successo delle forze di sinistra nelle amministrative dell’anno prima, è dominata dal tema del probabile sorpasso dei comunisti ai danni della DC. I democristiani issano la bandiera dell’anticomunismo, riproponendosi agli elettori come unico baluardo contro il "pericolo rosso". I socialisti, invece, continuano a presentarsi agli elettori nella duplice veste di alleati di governo del partito cattolico e al tempo stesso possibile alternativa proprio ai democristiani. Il PCI di Berlinguer, infine, continua a caldeggiare l’ipotesi di un "compromesso storico", cioè della rinascita della coalizione antifascista e di un governo di "unità democratica", per fronteggi il momento di crisi gravissima.
Il risultato elettorale sancisce una netta affermazione del PCI, che mai aveva ottenuto tanti voti, e lo promuove unico partito di opposizione, ma il previsto sorpasso ai danni della DC però non si realizza perché il partito cattolico recupera larga parte dei consensi che aveva perso alle amministrative del 1975. Sconfitto invece il PSI, che raggiunge il suo minimo storico, così come i piccoli partiti alleati di governo della DC, ad eccezione del PRI, che subiscono un drastico ridimensionamento.
Il sistema politico italiano, a questo punto, raggiunge la sua massima bipolarizzazione e la DC non può governare né alleandosi col PSI, che dopo la batosta elettorale vive un momento di crisi interna, né appoggiandosi ai piccoli partiti suoi tradizionali alleati, anch’essi ridimensionati dal risultato delle urne. L’unica soluzione, dunque, è quella di affidare la guida del Paese ad una vasta alleanza, cioè ad un governo di solidarietà nazionale. Ma non da subito, poiché l’ingresso del PCI al governo sarebbe difficile da far digerire dopo che l’intera campagna elettorale è stata impostata all’insegna dell’anticomunismo. Nasce così il governo monocolore guidato da Andreotti, detto "governo della non-sfiducia", grazie all’astensione del Pci. Per la prima volta dai tempi del CLN, dunque, i comunisti entrano nell’aria di governo, sia pure non direttamente ma solo sul piano parlamentare. E’ la fine della "conventio ad excludendum".
Il governo di solidarietà nazionale nasce, in primo luogo, per fronteggiare la gravissima situazione che il Paese sta vivendo sul fronte dell’ordine pubblico a causa del terrorismo, ma è anche funzionale alla strategia politica dei due principali partiti.
Nel gennaio del 1978 il governo Andreotti entra in crisi in seguito all’ultimatum posto dal PCI: o direttamente al governo o ritorno all’opposizione. Solo la crisi generata da sequestro Moro, ad opera delle Brigate Rosse, consente ad Andreotti la formazione di un nuovo esecutivo sorretto dall’astensione dei comunisti. 

Oggi, come giustamente vede Bersani, si può formare un governo di minoranza.  Il  leader del Pd chiude a un'ipotesi di un governissimo Centrosinistra Centrodestra: "No a balletti, che il Pdl si riposasse". Apre ad accordi con il Movimento Cinque Stelle. Pierluigi Bersani parla, lo fa per la prima volta dopo il risultato elettorale e ammette: "Pur essendo arrivati primi non abbiamo vinto". Un Senato ingovernabile costringerà il centrosinistra a cercare prima la fiducia e poi obbligatoriamente alleanze: "In Parlamento - continua Bersani - proporremo punti essenziali di cambiamento: riforma istituzioni,costi della politica e partiti,moralità pubblica, difesa ceti deboli, lavoro". 
Tra questi punti è necessario inserire anche quello del conflitto d'interessi. La legge sul conflitto di interessi che esiste già dal lontano 1957, e in base alla quale Berlusconi non è eleggibile.
 Sostiene la legge 461 del 1957 all’articolo 10 comma 1, infatti, che non sono eleggibili “coloro che in proprio o in qualità di rappresentanti legali di società o di imprese private risultino vincolati con lo Stato per contratti di opere o di somministrazioni, oppure per concessioni o autorizzazioni amministrative di notevole entità economica”, quali per esempio le concessioni televisive. .L’applicazione della legge 461/1957 è affidata in entrambi i rami del Parlamento alla rispettiva “Giunta per le elezioni”, che delibera a maggioranza. Anziché applicarla, la legge l’ha violata nel 1994 la maggioranza Berlusconi-Bossi-Fini-Casini, ed era un’indecenza prevedibile. Ma l’ha poi violata per due legislature anche la maggioranza dei Prodi, D’Alema, Bertinotti e altri.  
Sull' accordo su questi punti succederebbe quello che accade già in sicilia, dove il Pd e il M5s su alcuni temi stanno lavorando insieme con grande vantaggio. Non sicuramente un' alleanza, lavorare insieme su alcuni principi su alcuni programmi. E' una questione di volontà e soprattutto bisogna provarle insieme le cose. 
 Un incarico a tempo, un governo di scopo, come quello siciliano di Crocetta con il M5S, che abbia pochi punti programmatici: riforma della legge elettorale, leggi anticorruzione e anti evasione fiscale, eliminazione dei privilegi della casta, riduzione del numero dei parlamentari e dei loro emolumenti, eliminazione dei rimborsi elettorali, legge per il conflitto di interessi, cancellazione di tutte le leggi ad personam, è possibile.
Un segnale positivo è arrivato da Beppe Grillo. Ieri parlando con i giornalisti ha detto:
"Vedremo quando saremo dentro il Parlamento, non siamo mica contro il mondo".  Parlando fuori dalla sua villa a Genova a chi gli chiedeva se la valutazione sarà legge per legge, il leader del Movimento 5 stelle ha risposto "assolutamente sì, se vi sono proposte che rientrano nel nostro programma assolutamente sì".
Bersani deve ora gestire la sua proposta, soprattutto nel Pd, dove più di un dirigente è perplesso sulla linea del segretario. A cominciare dai ‘grandi’ esclusi da questa tornata elettorale: Massimo D’Alema e Walter Veltroni. Matteo Renzi per ora non si pronuncia, ma tra i suoi cresce lo scetticismo su una prospettiva di governo Pd-M5s. D’Alema, si apprende, considera sbagliato aprire al Movimento cinque stelle e non a Silvio Berlusconi, che all’indomani del voto ha offerto al Pd la propria disponibilità al dialogo. Motivo: un’intesa con il Pdl sulle riforme, avviata già da alcuni progetti comuni ‘giacenti’ in Parlamento, potrebbe portare ad un governo più stabile, che tranquillizzerebbe maggiormente i mercati e gli interlocutori stranieri.
D' Alema deve comprendere che non si può fare un accordo con Berlusconi. Il Cavaliere ha resuscitato un cadavere scommettendo sul pegio: rimborso Imu, quattro milioni di posti di lavoro, condono tombale che si rivolge a chi evade il fisco e fa dell' illegalità fiscale il suo credo. D' Alema pensi ala pensione e icordi che nella sua vita politica non ne ha indovinata una. Ha solo il pallino dell' accordo con Berlusconi, forse gli deve riconoscenza perché la Mondadori pubblica i suoi libri.
Allearsi con il Pdl, che difende interessi ben precisi, è la morte politica per il Pd.

fonte per il 1976 storiaxxisecolo.it

martedì 26 febbraio 2013

IL FASCINO DISCRETO DI BERSANI

da Huffington post

Pd, giaguaro e Grillo


PD A 5 STELLE

da Huffington post

PD: sbranato dal giaguaro da smacchiare

Parodiando il titolo del  libro di Herhardt Ute ''Le brave ragazze vanno in paradiso le cattive dappertutto'' si può dire ''i bravi partiti non perdono, ma non vincono, i cattivi li sbranano''. Questa in sintesi i motivi della sconfitta del Pd.

Il Pd di Bersani, per senso di responsabilità, nel novembre 2011, accettò di fare parte della coalizione Pdl-Pd-Udc e altri, il famoso trio ABC, per consentire la nascita del governo tecnico di Mario Monti, voluto fortemente dal  liberista Giorgio Napolitano, ex Pci, ex Pds, ex Ulivo, ex Pd

Quando allora, tra frizzi e lazzi, scene di giubilo in piazza,  il cavaliere abbandonò Palazzo Chigi, Bersani, su suggerimento di Napolitano, non volle maramaldeggiare e anziché andare subito al voto, pensando che Berlusconi fosse finito, morto politicamente, fece il gran gesto: governo tecnico e elezioni rimandate alla normale scadenza della legislatura. Allora il putiniano di Arcore, dopo quattro anni di disastri, di leggi ad personam, di bunga bunga, di Ruby, di cucù, di corna nelle foto ufficiali dei grandi della terra, era dato al 7 per cento.

Dopo sedici mesi di inciucio Berlusconi è riuscito a far dimenticare le sue malefatte e forte di alcune promesse truffaldine, vedi rimborso Imu e quattro milioni di posti di lavoro, è risorto e tra un pò andava dappertutto, fino a insediarsi alla presidenza della Repubblica. Meno male che il Movimento 5 Stelle (M5S) di Grillo ha drenato voti al Pdl, che, comunque, ha totalizzato poco meno del 30 per cento, perché si alleato con tutta l' immondezza politica.

Enrico Letta, ieri ospite di Bianca Berlinguer, nello speciale elezioni di Rai3, ha detto che il Pd ha scelto la serietà nelle proposte e promesse agli elettori e non poteva inseguire le false promesse degli altri

 E no!

L' evangelico Pd non doveva offrire l' altra guancia, ma rispondere con il più cinico dente per dente, occhio per occhio.  In campagna elettorale non si può essere caritatevoli. In Sardegna si dice che i ''bravi'' vengono tutti impiccati. Ed è quello che è accaduto a Bersani e al suo partito.

Si dice: con Renzi sarebbe stata un' altra cosa; non  doveva buttare fuori Di Pietro; quel che restava dei Verdi, del Pdci, del Prc; doveva allearsi con Ingroia.

Con i se e con i ma non si fa la storia e soprattutto non c' è la controprova che la ''foto'' di Vasto, Igroia, i Verdi, il Pdci e Prc, avrebbero consentito al Pd e al centrosinistra di avere almeno 2 punti in percentuale e diversi parlamentari in più, forse la maggioranza al Senato.

Bersani e i suoi non hanno compreso, e questo è grave per un politico, il sentire degli italiani: soprattutto stanchi dei privilegi della casta, degli scandali, della voglia di vedere facce nuove non inquinate dal potere. Invece, dopo avere escluso qualche dinosauro, ma tenuto in caldo per eventuali incarichi istituzionali (governo, Quirinale), non ha avuto il coraggio di liberarsi di tutti i rami secchi

Cosa fare adesso?

In primo luogo rifuggere da inciuci e ammucchiate. Berlusconi, dopo i risultati elettorali, parla di un accordo con il Pd. Promette la fiducia a un governo Bersani per avere in cambio la presidenza della Repubblica. Si dice che alcuni dirigenti piddini  siano favorevoli   a stringere alleanze con il Cavaliere,

Sarebbe la morte politica del Pd e di Bersani. Questa coalizione che negli intenti deve tenere a bada Grillo e il M5S non farebbe altro che aumentare il consenso dell' ex comico genovese.

In secondo luogo rifiutare governissimi del tipo Pdl-Pd-Monti con a capo traghettatori quali Amato o Passera. Aborrire tale ipotesi.

Il Pd deve cercare una maggioranza in Parlamento per  realizzare pochi punti programmatici: riforma della legge elettorale, leggi anticorruzione e anti evasione fiscale, eliminazione dei privilegi della casta, riduzione del numero dei parlamentari e dei loro emolumenti, eliminazione dei rimborsi elettorali, legge per il conflitto di interessi, cancellazione di tutte le leggi ad personam. Bersani si deve impegnare ad applicare, come primo gesto parlamentare , la legge sul conflitto di interessi che esiste già dal lontano 1957, e in base alla quale Berlusconi non è eleggibile.  

Chi ci sta, ci  sta.

Interessante la presa di posizione del sindaco di Parma, Federico Pizzarotti, che alla domanda sul ruolo del M5S come potenziale ago della bilancia ha risposto in maniera chiara: “Sta già funzionando così in Sicilia”. ''Il Movimento 5 Stelle - ha detto - non è una forza politica che fa alleanze: vogliamo votare le riforme giuste per il Paese”.
Lo stesso Grillo ha lasciato intendere che questa può essere una soluzione: ''Inciuci mai - ha detto - però sarebbe un crimine galattico ridare l' Italia a Berlusconi''.

Approvati questi provvedimenti, Bersani deve restituire il mandato al nuovo predidente della Repubblica per tornare tutti a sottoporsi al giudizio degli elettori.  

 

 

Boom di Grillo. Italia ingovernabile? Si puo governare a tempo, evitando strane manovre di Palazzo

Grillo, con il suo Movimento 5 Stelle (M5S), batte tutti.  Partendo da zero, oltre ogni aspettativa, supera il 25 per cento alla Camera e sfiora il 24 per cento al Senato.
La coalizione di centrosinistra incamera il premio di maggioranza a Montecitorio e ha la maggioranza relativa al Senato. E' una vittoria di Pirro.
Berlusconi, grazie alle sue promesse truffaldine, vedi rimborso Imu e quattro  milioni di posti di lavoro, è ancora determinante nelle due Camere per avere racattato tutta la spazzatura elettorale. La Lega, sua alleata, è quasi dimezzata.
Monti, con i suoi alleati, alcuni dei quali desaparecidos, non ha peso né a Montecitorio, né a Palazzo Madama. 
Dal voto emerge un Parlamento senza maggioranze, se si esclude quella risicata del centrosinistra alla Camera.
Il Paese è ingovernabile.
Ma è proprio vero che non si può fare nulla?
Intanto c'è da dire che il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, deve stare buonino, buonino. Non può comportarsi come nell' ultimo anno quando ha nominato senatore a vita Mario Monti, incaricandolo anche di presiedere un governo tecnico per calmare i mercati finanziari e ridare credibilità all' Italia, dopo la stagione del bunga bunga e dei cucù del Cavaliere. L' inquilino del Colle deve rispettare la volontà dell' elettore: incaricare il leader del Pd e della coalizione di centrosinistra, Pier Luigi Bersani, di formare un governo. Un incarico a tempo, un governo di scopo, come quello siciliano di Crocetta con il M5S, che abbia pochi punti programmatici: riforma della legge elettorale, leggi anticorruzione e anti evasione fiscale, eliminazione dei privilegi della casta, riduzione del numero dei parlamentari e dei loro emolumenti, eliminazione dei rimborsi elettorali, legge per il conflitto di interessi, cancellazione di tutte le leggi ad personam. Bersani si deve impegnare ad applicare, come primo gesto parlamentare , la legge sul conflitto di interessi che esiste già dal lontano 1957, e in base alla quale Berlusconi non è eleggibile.
 Sostiene la legge 461 del 1957 all’articolo 10 comma 1, infatti, che non sono eleggibili “coloro che in proprio o in qualità di rappresentanti legali di società o di imprese private risultino vincolati con lo Stato per contratti di opere o di somministrazioni, oppure per concessioni o autorizzazioni amministrative di notevole entità economica”. In sede di discussione fu precisato che per “notevole entità economica” si intendeva qualunque concessione che eccedesse in valore quella di una tabaccheria. Anche a un immaginifico (s)mentitore professionale come il Cavaliere putiniano di Arcore risulterà difficile contestare che Canale 5, Rete 4, Italia 1 valgano un po’ di più, nel loro complesso, di un “sale e tabacchi”.L’applicazione della legge 461/1957 è affidata in entrambi i rami del Parlamento alla rispettiva “Giunta per le elezioni”, che delibera a maggioranza. Anziché applicarla, la legge l’ha violata nel 1994 la maggioranza Berlusconi-Bossi-Fini-Casini, ed era un’indecenza prevedibile. Ma l’ha poi violata per due legislature anche la maggioranza dei Prodi, D’Alema, Bertinotti e altri.
Su queste basi, senza accordi precostituiti, senza inciuci, si dovrà fare il nuovo governo.
Chi ci sta, ci sta. 
Interessante la presa di posizione di Federico Pizzarotti, che alla domanda sul ruolo del M5S come potenziale ago della bilancia ha risposto in maniera chiara: “Sta già funzionando così in Sicilia” ha risposto il sindaco di Parma. “Ci siamo confrontati a Roma con altri sindaci – ha detto Pizzarotti – Come in Sicilia siamo importanti per garantire il governo della Regione, ora possiamo esserlo anche a livello nazionale”. Pizzarotti ha comunque escluso l’ipotesi di alleanze, vista la scarsa governabilità uscita dal voto, o di una grande coalizione per arrivare presto a nuove elezioni. “Non sono un parlamentare – ha detto – e questa è una cosa che dovreste chiedere a loro, ma il Movimento 5 Stelle non è una forza politica che fa alleanze: vogliamo votare le riforme giuste per il Paese”.
Lo stesso Grillo ha lasciato intendere che questa può essere una soluzione: ''Inciuci mai - ha detto - però sarebbe un crimine galattico ridare l' Italia a Berlusconi''.
Guai se Napolitano intendessse proporre un governissimo Pd-Pdl e guai se Bersani accettasse un incarico del genere.
Da non pensare nemmeno  a una grande coalizione Pd-Pdl-Monti, con un premier traghettatore come Amato o Passera.
Il governo di unità nazionale è improponibile. Non si può riaprire il dialogo con il signore di Arcore.
Quando mai.
Tutte ipotesi, queste ultime, che non farebbero altro che riproporre l' astuta manovra di palazzo, architettata nel 2011 da Napolitano, Bersani, Casini, Fini. Manovra che ha dato all' Italia un governo tecnico, che ha solo restituito credibilità internazionale al Paese, consentendo però  al Cavaliere di rifiatare, di far dimenticare agli italiani la situazione in cui ci aveva cacciati: sull' orlo del baratro.
La soluzione è che l' esecutivo a guida Bersani stia in carica non solo per consentire l' elezione del nuovo presidente della Repubblica, stando attenti ai ricatti di Berlusconi, cioè la fiducia in cambio del Colle, ma anche per approvare le riforme  necessarie al Paese cercando sui singoli punti di costruire una maggiorana. La maggioranza  se non c' è va ricercata e formata. Soprattutto deve essere evitata una bella ammucchiata.

Una volta approvati i provvedimenti indicati si deve ritornare alle urne. Non si deve avere paura di Grillo e dell' eventualità che dopo nuove elezioni sia più forte e debba formare il governo.




Camera al Pd, Senato senza maggioranza Tsunami Grillo: 'Paese a B? Un crimine'

da il Fatto Quotidiano

Camera al Pd, Senato senza maggioranza Tsunami Grillo: 'Paese a B? Un crimine'
I dati disegnano un'Italia spaccata in tre, con la legge elettorale che assicura ingovernabilità al Senato. I numeri definitivi vedono il centrosinistra di poco in testa a Palazzo Madama, ma senza maggioranza per governare. L'asse Pdl-Lega, vincente in sette regioni, prende all'incirca 120 seggi. Tanti quanti ne prende il centrosinistra, mantre 58 vanno ai 5 Stelle e una ventina a Monti. E già Grillo esclude accordi: "Nessun inciucio, Bersani e Berlusconi sono finiti"

LE REAZIONI, PIZZAROTTI: "NOI DECISIVI PER GOVERNO, COME IN SICILIA"
L'ISTITUTO CATTANEO: GRAVI ERRORI NEI SONDAGGI PRE-ELETTORALI
AFFLUENZA IN CALO DI OLTRE 5 PUNTI RISPETTO ALLE POLITICHE 2008 VIDEO - BIPOLARISMO PD. LETTA: "SI TORNI AL VOTO". ANZI NO: "A NOI IL PREMIER"
ELEZIONI POLITICHE 2013/ TUTTI I VIDEO

Elezioni 2013, istituto Cattaneo: "M5S ha succhiato voti al Pd"

da Huffington post

Elezioni 2013, istituto Cattaneo: "M5S ha succhiato voti al Pd" (VIDEO)

Leonardo Nesti, ANSA  |  Pubblicato:
Il Movimento 5 Stelle ha compiuto il balzo verso il 25% risucchiando una parte consistente dell'elettorato del Pd. E' il dato che emerge secondo l'Istituto Cattaneo, storica istituzione bolognese che si occupa di dinamiche elettorali, che nei prossimi giorni approfondirà lo studio sui flussi e che ha anticipato all'ANSA alcune tendenze.
Ma che già a poche ore dalla chiusura dei seggi trova questa chiave di lettura nel successo grillino. "I due dati principali di questa elezione - spiega il professor Piergiorgio Corbetta - sono l'affermazione del Movimento 5 Stelle e la sconfitta della lista Monti, che peraltro non erano state previste dai sondaggi. Il Movimento ha preso voti a sinistra più di quanto si supponesse: la militanza del 5 Stelle nasce soprattutto da sinistra, dai movimenti ambientalisti e radicali, ma sappiamo anche che nell'elettorato che mostra loro simpatia non c'è questa connotazione così chiaramente di sinistra, non c'è una colorazione politica evidente. Tuttavia in questo balzo finale ha risucchiato elettorato soprattutto al centrosinistra e al Pd".
Il Pd, dal canto suo, secondo il ricercatore del Cattaneo, "ha mancato della capacità di rinnovarsi, ha bruciato la carta Renzi senza capire che il 40% delle persone che lo avevano votato al secondo turno alle primarie erano molto critiche. Il messaggio di Grillo, per questo, è entrato come un coltello nel burro".
La sconfitta di Monti secondo Corbetta "deriva da una storia antica del fallimento dei partiti della razionalità, dal Partito d'Azione, al Pri di La Malfa: gli italiani votano molto con la pancia e poco con la testa". Secondo Corbetta invece, il dato sull'astensionismo non sorprende e non allarma. "E' vero che c'è stato un calo rispetto alle precedenti politiche - ha detto - ma un notevole aumento in rapporto alle elezioni degli ultimi anni.
Considerando i recenti scandali e la sfiducia generalizzata non è certo un dato così eclatante, anche se l'astensionismo è stato mitigato dalla presenza della lista di Beppe Grillo".

Elezioni 2013, flop dei sondaggi. Corbetta (Ist. Cattaneo): “Gravi errori”

Elezioni 2013, flop dei sondaggi. Corbetta (Ist. Cattaneo): “Gravi errori”

Ancora una volta i dati degli exit poll si sono rivelati poco attendibili. Smentite anche la maggior parte delle rilevazioni pre-elettorali. L'isituto di ricerca bolognese denuncia: "In Italia i sondaggi si fanno spesso in maniera superficiale: su campioni piccolissimi e basati sui telefoni fissi, mentre molti giovani, che sono una parte importante dell’elettorato di Grillo, usano solo il cellulare"

Elezioni 2013, flop dei sondaggi. Corbetta (Ist. Cattaneo): “Gravi errori”
La gioia del centrosinistra (e dei suoi elettori) è durata poche ore, così come lo sconforto del centrodestra. Il quadro tracciato dai primi exit poll, resi pubblici appena chiuse le urne, alle 15, è stato totalmente stravolto dalle prime proiezioni e dai primi dati reali. E come già avvenuto più volte in passato, anche il meccanismo dei sondaggi pre-elettorali ha denunciato tutte le proprie lacune. E ora c’è chi parla di “gravi errori tecnici” commessi nelle rilevazioni. E’ Piergiorgio Corbetta dell’Istituto Cattaneo, che non usa giri di parole: “In Italia i sondaggi si fanno spesso in maniera superficiale: su campioni piccolissimi e basati sui telefoni fissi, mentre molti giovani, che sono una parte importante dell’elettorato di Grillo, usano solo il cellulare”.
Secondo l’istituto di ricerca bolognese il balzo verso il 25% compiuto dal Movimento 5 Stelle è dovuto soprattutto ai voti risucchiati all’elettorato del Pd. “I due dati principali di questa elezione – spiega Corbetta – sono l’affermazione del Movimento 5 Stelle e la sconfitta della lista Monti, che peraltro non erano state previste dai sondaggi. Il Movimento ha preso voti a sinistra più di quanto si supponesse: la militanza del 5 Stelle nasce soprattutto da sinistra, dai movimenti ambientalisti e radicali, ma sappiamo anche che nell’elettorato che mostra loro simpatia non c’è questa connotazione così chiaramente di sinistra, non c’è una colorazione politica evidente. Tuttavia in questo balzo finale ha risucchiato elettorato soprattutto al centrosinistra e al Pd’”.
Il Pd, dal canto suo, secondo il ricercatore del Cattaneo, “ha mancato della capacità di rinnovarsi, ha bruciato la carta Renzi senza capire che il 40% delle persone che lo avevano votato al secondo turno alle primarie erano molto critiche. Il messaggio di Grillo, per questo, è entrato come un coltello nel burro”. La sconfitta di Monti secondo Corbetta “deriva da una storia antica del fallimento dei partiti della razionalità, dal Partito d’Azione, al Pri di La Malfa: gli italiani votano molto con la pancia e poco con la testa”. Secondo Corbetta, invece, il dato sull’astensionismo non sorprende e non allarma. “E’ vero che c’è stato un calo rispetto alle precedenti politiche, ma un notevole aumento in rapporto alle elezioni degli ultimi anni. Considerando i recenti scandali e la sfiducia generalizzata non è certo un dato così eclatante, anche se l’astensionismo è stato mitigato dalla presenza della lista di Beppe Grillo”