sabato 27 luglio 2013

Ultime Notizie e comunicazioni da Ossigeno per l'Informazione

Dal 1 gennaio 2013 Ossigeno ha segnalato in Italia 96 intimidazioni e 207 giornalisti coinvolti. Nel 2012 le intimidazioni sono state 152 ed i giornalisti coinvolti 324.
Napolitano: I giornalisti non sono bersagli ma siano responsabili

Napolitano: I giornalisti non sono bersagli ma siano responsabili

"Minacce e violenze ormai non vengono solo dalla mafia", ha aggiunto sfogliando l'ebook di Ossigeno durante la Cerimonia del Ventaglio
Grasso a
Ossigeno: "Fermare intimidazioni e querele pretestuose"

Grasso a Ossigeno: "Fermare intimidazioni e querele pretestuose"

Il presidente del Senato ha ricevuto una delegazione di Ossigeno, i presidenti di FNSI e Ordine dei Giornalisti e due giornalisti minacciati.
Due giornalisti minacciati ricevuti a Palazzo Madama

Due giornalisti minacciati ricevuti a Palazzo Madama

Alberto Nerazzini e Luigi Centore sono stati ricevuti dal presidente del Senato Pietro Grasso che li ha incoraggiati ad andare avanti. Leggi chi sono
Custodi
della legalità. Targa UGL a tre cronisti minacciati

Custodi della legalità. Targa UGL a tre cronisti minacciati

Sono Angela Corica, Arnaldo Capezzuto e Antonio Sisca. Riconoscimento alla memoria di Giovanni Spampinato. Cerimonia a Castel Gandolfo

Dal Mondo

Istanbul. Giornalista interrogato da polizia per un tweet

Istanbul. Giornalista interrogato da polizia per un tweet

Russia. Per Natalja Estemirova indagini a vuoto, denuncia Ong

Russia. Per Natalja Estemirova indagini a vuoto, denuncia Ong


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Ossigeno per l’Informazione 
Osservatorio FNSI-OdG sui giornalisti minacciati

Il gigante addormentato si è svegliato


In tutto il pianeta, milioni di persone, giovani e vecchi, si stanno riversando nelle piazze e mobilitandosi online per combattere la corruzione e l'ingiustizia e discutere di un mondo migliore. Un nuovo hashtag su Twitter in Brasile rappresenta bene il concetto: #OGiganteAcordou. Che si traduce: “Il gigante addormentato si è svegliato".

E Avaaz, arrivata ormai quasi a 25 milioni di membri, è parte di tutto questo quasi ovunque. Un esempio? Il Senato brasiliano ha citato più e più volte la nostra comunità la scorsa settimana quando ha votato per dare a qualsiasi petizione sostenuta da 500mila cittadini la possibilità di arrivare direttamente, con una proposta concreta, fino al governo.

Stiamo crescendo di ben oltre 1 milione di membri al mese, e stiamo accellerando. Man mano che i cittadini si svegliano dall'intorpidimento, capiscono che il mondo è davvero nostro, e nonostante ci troviamo ad affrontare delle sfide enormi, che quello che accadrà da ora in avanti dipenderà da tutti noi.

Perché quando ci uniamo, e lavoriamo assieme, vinciamo. Scorrendo questa email, troverai le vittorie e gli aggiornamenti delle ultime settimane:



Il Brasile dice NO alla corruzione, Sì alla democrazia del 21esimo secolo!

Consegna di 1,6 milioni di nostre firme al Senato brasilianoConsegna di 1,6 milioni di nostre firme al Senato brasiliano

I Brasiliani hanno deciso di dire basta a una corruzione fuori controllo. Inizialmente è successo con la campagna di grande successo per le Fedine Penali Pulite, che impediva ai politici condannati per crimini gravi di candidarsi: studi hanno in seguito mostrato come Avaaz abbia giocato un ruolo chiave nella vittoria. Più di recente un membro di Avaaz ha creato la più grande petizione online della storia del Brasile: con oltre 1,6 milioni di sostenitori che chiedono che i senatori caccino il Presidente del Senato, un politico impresentabile sommerso dalle accuse di corruzione. Per il momento è ancora lì, ma siamo vicini a mettere fine al sistema di voto segreto che gli ha permesso di essere eletto alla più alta carica del Senato.

Ancora meglio, il Senato ha appena votato per dare ai cittadini un modo semplice e veloce per forzare i politici ad agire. Avaaz è stata ripetutamente citata durante il dibattito in Senato, durante il quale hanno accettato di ridurre della metà il numero di persone necessarie alle petizioni di iniziativa popolare, e hanno deciso che le firme online saranno valide! Ora faremo di tutto per spingere anche la Camera ad approvare la norma.


Bangladesh: speranza dalle macerie

Un giornale svedese mostra la nostra pagina a pagamento censurata su H&MUn giornale svedese mostra la nostra pagina a pagamento censurata su H&M
Dopo che in Bangladesh è crollata una fabbrica di tessuti, uccidendo oltre mille persone, Avaaz ha iniziato a collaborare con organizzazioni sindacali prendendo di mira due enormi marchi di abbigliamento. Lo scopo: costringerli a firmare un piano per la sicurezza dei lavoratori che potesse diventare un modello per il mondo.

I membri di Avaaz hanno sommerso le pagine Facebook di H&M e GAP. E quando la nostra pagina a pagamento che attaccava il capo di H&M è stata censurata da un grande giornale svedese, è iniziato un enorme dibattito nel paese, nei media e online. Alti dirigenti di H&M si sono precipitati a telefonare ad Avaaz, e dopo 3 giorni hanno firmato l'accordo, spingendo altre 75 marchi a seguire i loro passi! GAP e WalMart non sono ancora nella lista, ma su di loro stiamo lavorando.


Una vittoria per le api in Europa!

Vento, pioggia o neve, abbiamo continuato a lottare per le nostre api Vento, pioggia o neve, abbiamo continuato a lottare per le nostre api
Con una serie di campagne lanciate per più di due anni senza mai fermarci, abbiamo giocato un ruolo chiave nel convincere l'Europa a mettere al bando, almeno fino al 2015, i pesticidi ammazza-api! Questa vittoria è nata da due anni in cui abbiamo sommerso i ministri di messaggi, lanciando una enorme petizione che ha raggiunto le oltre 2,6 milioni di firme, organizzando proteste che hanno attirato l'attenzione dei media con l'aiuto degli apicoltori e di un ape gonfiabile alta 5 metri, finanziando sondaggi d'opinione, e molto, molto altro.

E' stata una vittoria enorme battere multinazionali come la Bayer, e non sarebbe stata possibile senza la collaborazione di molti scienziati, specialisti del settore, uomini di governo vicini a noi, apicoltori e gruppi ambientalisti. Secondo Amici della Terra: "L'enorme petizione di Avaaz e le sue campagne creative hanno contribuito a far fare il passo decisivo per giungere alla vittoria."


Stop alla deportazione dei Masai

1,7 milioni di avaaziani sostengono il diritto dei Masai di vivere nelle loro terre d'origine1,7 milioni di avaaziani sostengono il diritto dei Masai di vivere nelle loro terre d'origine
Il governo della Tanzania voleva cacciare migliaia di famiglie dalla loro terra, per permettere a ricchi turisti di sparare a leoni e leopardi! Ma in 1,7 milioni ci siamo uniti per dire "no”, allertando la CNN e Al Jazeera affinché raccontassero questa vicenda, pubblicando pagine a pagamento durissime sui giornali locali in cui chiedevamo conto al governo delle sue azioni e incoraggiando i paesi da cui provenivano gli aiuti umanitari al paese a fare delle richieste in merito. Il Presidente Kikwete avrebbe voluto che tutto passasse sotto silenzio, ma i Masai hanno insistito. Alla fine, quando i Masai sono andati fino a sotto il Parlamento pretendendo il diritto a vivere nelle loro terre d'origine, il primo ministro ha firmato una lettera in cui si impegnava a cercare una soluzione definitiva a questo braccio di ferro, con un processo partecipativo. Fino a ora siamo riusciti a impedire che i Masai fossero cacciati, ma continueremo a lottare finché il Presidente desisterà del tutto, mettendo la parola fine a questa triste vicenda.


Il superamento della fallimentare guerra alle droghe

Il presidente del Guatemale ha detto Sì alla fine della guerra alle droghe Il presidente del Guatemale ha detto Sì alla fine della guerra alle droghe
Centinaia di migliaia di avaaziani in tutte le americhe hanno chiesto ai loro leader di attuare delle poltiche sulle droghe più umane. Il risultato è stato una storica dichiarazione da parte dell'Organizzazione degli Stati Americani affinché si superi la proibizione e si affrontino le droghe come una questione urgente di sanità pubblica, e non come una missione militare.

La nostra petizione è stata fondamentale. L'abbiamo consegnata direttamente, di fronte ai media, al presidente del Guatemala Otto Pérez Molina. E il presidente con le sue parole ha spiegato esattamente la nostra strategia: "Ringraziamo Avaaz per questa petizione perché, in quanto leader di questo continente, ci consegna la forza di dibattere questo tema evitando che venga visto come un taboo."


La fine della guerra contro le donne

L'autobus rosa di Avaaz gira a Nuova Delhi con il primo ministro Singh a bordo per chiedere una campagna pubblica di educazione contro la violenza sessualeL'autobus rosa di Avaaz gira a Nuova Delhi con il primo ministro Singh a bordo per chiedere una campagna pubblica di educazione contro la violenza sessuale
In India, una studentessa 23enne è stata violentata brutalmente su un autobus e poi è morta a causa delle ferite. Nelle Maldive una ragazza 15enne è stata condannata a essere frustata per aver fatto sesso fuori dal matrimonio. In Somalia, una giovane donna ha subito una brutale violenza di gruppo da parte delle forze di sicurezza che avrebbero dovuto proteggerla.

In ognuno di questi episodi, i membri di Avaaz hanno contribuito a far diventare l'orrore una speranza, amplificandoli tramite milioni di voci nei media e facendo pressione sui governi affinché approvassero leggi più forti per proteggere le donne. Nelle Maldive, la nostra campagna che minacciava il turismo ci ha aperto le porta dei più influenti politici, che ci hanno detto che per ora la donna non sarà flagellata, e un sondaggio commissionato da Avaaz è andato sulle prime pagine e ha mostrato che i cittadini vogliono una riforma della legge. In India, un enorme autobus rosa con un gigante finto primo ministro Singh che ribadiva il nostro messaggio e stato fatto girare per le strade di Delhi, e ora c'è un'attenzione crescente per la nostra richiesta di un'enorme campagna di educazione pubblica che sfidi i vecchi comportamenti contro le donne. Queste sono solo le punte degli iceberg nella lotta per mettere fine alla misoginia.


Balenottere salvate dal macello

La consegna della nostra richiesta per salvare le balenottereLa consegna della nostra richiesta per salvare le balenottere
Quando un ricco imprenditore islandese ha annunciato una brutale battuta di caccia estiva che avrebbe tramutato balenottere in pericolo di estinzione in cibo per cani, Avaaz ha lanciato una campagna per impedirgli di portare le loro carcasse insanguinate in Giappone. Oltre 1,1 milioni di noi hanno convinto i politici olandesi a impegnarsi a chiudere i loro porti. Poi ci siamo fatti sentire dalla Germania quando l'imprenditore ha tentato di dirottare i suoi carichi ad Amburgo. Il Ministro dell'ambiente tedesco ha risposto subito ai messaggi degli avaaziani su Twitter e lavorando da vicino con Greenpeace, assieme abbiamo generato la pressione necessaria a far rimettere la carne di balena su una nave per tornare in Islanda! Il governo tedesco ora ha chiesto al porto di rifiutare tutti i futuri carichi di carne di balena, 200mila membri di Avaaz in Germania stanno chiedendo al più grande supermercato del paese di smettere di vendere i prodotti collegati alla compagnia che promuove la caccia alla balena e stiamo tracciando tutte le altre strade che il baleniere usa per ottenere profitti finché capirà che dovrà smettere del tutto di cacciarle.


Stop all'evasione globale

Avaaziani in azione chiedono al primo ministro Harper di prendere un'iniziativa contro l'evasioneAvaaziani in azione chiedono al primo ministro Harper di prendere un'iniziativa contro l'evasione
Ogni anno, voraci aziende e ricchi industriali usano tecniche collaudate per evadere circa mille miliardi di dollari, togliendo ai governi il denaro pubblico di cui hanno bisogno per far funzionare i nostri servizi e i nostri paesi. Quest'anno abbiamo trovato l'opportunità per recuperare il denaro mancante, creando un'enorme petizione con la collaborazione del famoso cantante Baaba Maal e lavorando da vicino con Save the Children, ActionAid e altri gruppi di campagne al fine di consegnare la nostra richiesta a David Cameron, l'organizzatore del vertice del G8. La nostra lettera firmata da 21mila rappresentanti di aziende ha contribuito a far diventare questo un tema a favore delle aziende e a favore dei cittadini, facendo cambiare posizione a Germania e Canada, e facendo ottenere uno storico accordo che permetterà ai governi di lavorare assieme per fermare l'evasione fiscale. La 'Dichiarazione di Lough Erne' mancava di dettagli, ma ci dà un enorme strumento per stanare i governi in modo che blocchino questi oscuri sistemi di evasione fiscale.

Il disastro a pochi passi dalle nostre coste






Dopo aver devastato ecosistemi in tutto il mondo, le multinazionali del petrolio stanno prendendo di mira l’Italia. L’unica nostra possibilità per impedire che si vada verso un disastro ambientale è far ripristinare subito le tutele ambientali spazzate via con un condono l'anno scorso. La maggioranza dei senatori dice di essere pronta a farlo, ma con la pausa estiva alle porte abbiamo pochi giorni per farne un caso nei media. Firma ora e condividi con tutti:
Dopo aver devastato ecosistemi in tutto il mondo, le multinazionali del petrolio stanno prendendo di mira l’Italia. Ma c’è un modo per impedire che distruggano anche l’Adriatico e il Mediterraneo.

Medoilgas, un’enorme multinazionale, ha dichiarato di voler iniziare a trivellare presto a pochi passi dalla costa rifiutandosi persino di fare una valutazione di impatto ambientale. E se la faranno franca potremmo ritrovarci in poco tempo con oltre 70 piattaforme a occupare l’intero Adriatico e mari in tutta Italia: una perdita di petrolio devastante sarebbe solo una questione di tempo. Ma c’è una soluzione: rafforzare subito la legge.

Abbiamo pochi giorni. Senatori di tutti i partiti sono pronti a sostenere una modifica urgente ma il problema è che stanno per andare tutti in vacanza. Firma la petizione per convincerli a proteggere l’Italia dalle multinazionali del petrolio prima che sia troppo tardi, e poi condividi con tutti: se raggiungeremo le 100mila firme, attireremo l’attenzione dei media con un'azione nel centro di Roma:

https://secure.avaaz.org/it/italy_no_offshore_h/?bRcGbbb&v=27435

La cosa incredibile è che un divieto totale a queste pericolosissime trivellazioni a poca distanza dalla costa esisteva, ma Monti lo ha abolito l'anno scorso. Ora, le aziende petrolifere possono trivellare vicino alla costa senza neppure l’obbligo dei normali controlli necessari a proteggere l'ambiente. Medoilgas è solo la prima e la più aggressiva tra le multinazionali a sfruttare questo condono. Ma c’è una proposta che sta raccogliendo il sostegno dei parlamentari proprio in questi giorni, che chiuderebbe la porta a pericolose trivellazioni in mare richiedendo severi controlli ambientali prima di qualsiasi nuova operazione di questo tipo.

Tutta questa corsa incontrollata al petrolio nei nostri mari è senza senso. I suoi sostenitori dicono che più trivellazioni siano necessarie a rilanciare l’economia, ma se avvenisse una perdita di petrolio a causa di comportamenti senza scrupoli, la nostra costa potrebbe esserne devastata irreparabilmente, assieme alla nostra economia basata sul turismo e a migliaia di posti di lavoro in luoghi bellissimi. E perfino se andassimo avanti con le trivellazioni, gli esperti stimano che tutto il petrolio estratto sarebbe appena sufficiente per darci energia per un paio di mesi. Semplicemente correre il rischio non ha senso.

Ma le multinazionali del petrolio gestiscono quantità di denaro enormi che possono usare per influenzare i senatori e far fare loro la cosa sbagliata. E' questo il motivo per cui ora dobbiamo agire. I senatori sono dalla nostra parte, e se ci facciamo sentire con forza e chiaramente, potremo proteggere le nostre preziose aree naturali dalle disastrose melme nere che incombono su di noi:

https://secure.avaaz.org/it/italy_no_offshore_h/?bRcGbbb&v=27435

La comunità di Avaaz ha sempre spinto le grandi aziende ad agire eticamente, e spesso abbiamo vinto, come quando abbiamo costretto H&M a firmare uno storico accordo per la sicurezza dei lavoratori pochi giorni dopo aver lanciato la nostra campagna! E’ arrivato il momento di proteggere i mari italiani dall'azione distruttiva delle multinazionali del petrolio.

ULTERIORI INFORMAZIONI

Dossier "Per un pugno di taniche" (Legambiente)
http://www.legambiente.it/contenuti/dossier/un-pugno-di-taniche

Assomineraria non ha convinto su trivellazioni (Agenzia ASCA)
http://www.asca.it/news-Ambiente__Marinello__Assomineraria_non_ha_convinto_su_trivellazioni-1297518-POL.html

Ombrina mare. «La politica parla ma nei fatti non vuole chiudere la vicenda» (Prima di Noi)
http://www.primadanoi.it/video/541532/Abruzzo--Ombrina-mare--Vacca.html

Trivellazioni in Abruzzo, 10 motivi per dire no a ‘Ombrina’ (Il Fatto Quotidiano)
http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/06/19/trivellazioni-in-abruzzo-10-motivi-per-dire-no-a-ombrina/631026/

Trivellazioni in Sicilia, per il WWF danni gravissimi (Ecologiae)
http://www.ecologiae.com/trivellazioni-sicilia-wwf-danni-gravissimi-orlando-fermarle/69925/

venerdì 26 luglio 2013

Regioni, i tagli sono un bluff

da l' Espresso
Casta

Regioni, i tagli sono un bluff

di Antonio Calitri
Passata la tornata elettorale, nei consigli e nelle giunte di tutta Italia sono ricominciatele spese folli. E così, in barba alle promesse fatte agli elettori, c'è chi si tiene il vitalizio, chi si aumenta l'indennità, chi va in viaggio a spese dello Stato e chi fa costruire grattacieli

Il rendering della nuova sede della Regione Piemonte  
Il rendering della nuova sede della Regione Piemonte
 Abbiamo scherzato. Devono aver pensato così tanti consiglieri e amministratori regionali che, dall'Emilia Romagna alla Sicilia, dal Piemonte alla Sardegna, appena superato lo scoglio delle elezioni politiche, sono tornati sui loro passi e stanno lavorando per riprendersi i privilegi tagliati soltanto pochi mesi fa. O per continuare gli sprechi.

FRIULI, IL TAGLIO DI STIPENDI E' UNA MANNA. Partendo dall'ultimo caso, bisogna andare a Trieste, nella sede del consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia dove Debora Serracchiani appena eletta aveva ottenuto il via libera da tutti i capigruppo per un consistente taglio della busta paga, da 10.291 a 6.300 euro lordi. Un risparmio che rischia di trasformarsi in un boomerang per l'immagine della neo governatrice e che farebbe addirittura festeggiare i consiglieri regionali. Sembrerebbe impossibile a fronte di un taglio così consistente ma c'è il trucco. Secondo quanto trapela dalla quinta commissione regionale (affari istituzionali e statutari) che sta preparando il testo, alla somma che già è stata sbandierata come un successo si aggiungerà un rimborso di 3500 - 3700 euro per coprire le spese di trasporto, abitazione e quant'altro di ogni consigliere.

Una somma che, non solo farebbe raggiungere la cifra dell'attuale busta paga, ma la farebbe addirittura superare visto che sarebbe netta. Non solo. Questo rimborso sarebbe forfettario e quindi eviterebbe la rendicontazione delle spese, cosa che spunterebbe le armi anche alla magistratura che sui rimborsi dei gruppi regionali ha aperto inchieste in tutta la Penisola facendo emergere situazioni incresciose come i rimborsi degli slip, delle tinture per capelli o delle feste di comunione.

A opporsi a questo finora sono stati soltanto i rappresentanti del M5S che oltre ai 2.500 euro che trattengono per loro sul percepito, si sono dati una soglia massima di 1.000 euro per i rimborsi ma solo dietro giustificativi.

EMILIA, IL VITALIZIO RIMANE. Restando nell'alveo dei consigli regionali, a Bologna, dove ha sede l'assemblea dell'Emilia Romagna, sembra di assistere a una partita di rugby, almeno a giudicare dal risultati di 30 a 21. Invece è la partita dei vitalizi tra i consiglieri che indossano la casacca della casta che hanno sconfitto di nove lunghezze quelli dell'anticasta. Lo scontro è scoppiato grazie a Matteo Richetti, pupillo di Matto Renzi, che con la legge regionale 17/2012 non solo aveva cancellato il vitalizio a partire dalla prossima legislatura, ma lo aveva anticipato alla legislatura in corso, seppur su base volontaria causa diritti acquisiti. A gennaio però, soltanto 17 dei 50 consiglieri avevano volontariamente rinunciato al vitalizio. Il resto aveva preso tempo per capire meglio, dando appuntamento alla finestra prevista dalla legge per metà luglio.

Nel frattempo Richetti (che coerentemente ha rinunciato al suo vitalizio) è stato uno dei pilastri della campagna di Renzi per le primarie ed è approdato sotto in Parlamento. Intanto però, gli altri consiglieri che avevano promesso di rinunciare o almeno valutare l'ipotesi, soltanto 4 si sono aggiunti ai primi 17, tre del Pd e uno del Pdl. In 30 hanno deciso di tenersi stretto il vitalizio che così scatterà al raggiungimento del sessantesimo anno di età. Tra i gruppi il Pd è quello con più consiglieri rinunciatari, 12 più l'ex Richetti sugli attuali 24. Bassissima la percentuale del Pdl con appena due su 11, mentre alla LegaNord hanno detto addio al vitalizio tre dei quattro consiglieri regionali.

IN SICILIA IL BLUFF E' CONTRO LE DONNE. Passando dalla penisola all'isola più grande, l'ultima partita che si sta giocando nell'assemblea regionale siciliana è quella in difesa della poltrona di consigliere, che qui si chiama deputato regionale e si difende dalla possibilità che arrivino più donne a palazzo del Normanni.

Con l'elezione di Rosario Crocetta, un po' come poi è avvenuto in Parlamento, sono venuti fuori i limiti della legge elettorale regionale che non garantisce la governabilità quando ci sono più di due coalizioni in campo. La priorità è stata quella di modificare la legge in maniera che, se dovesse cadere la giunta, si possa andare alle elezioni con un nuovo testo. E lo stesso governatore, insieme a tanti "deputati", aveva sbandierato i punti anti-casta che doveva avere la nuova legge, a partire dall'abolizione del listino del presidente che ha permesso di fare entrare per conto dei partiti consiglieri non votati, come nel caso di Nicole Minetti in Lombardia.

Porcellum, un anno di chiacchiere

da l' Espresso
Riforme

Porcellum, un anno di chiacchiere

di Susanna Turco
Correva l'anno 2012. E i giornali, tra il 25 e il 26 luglio, titolavano sulla riforma della legge elettorale. Siamo andati a rileggere quelle dichiarazioni e quei titoli. Per scoprire che in dodici mesi non è successo nulla

Pier Luigi Bersani Pier Luigi Bersani 
Stessa spiaggia, stesso mare. Vale a dire: ecco perché, sulla legge elettorale, si avrà l'impressione di aver già letto tutto. Rassegna stampa tratta da giornali e agenzie, esattamente di un anno fa.

«I partiti non riescono a varare l'unica cosa sensata che potrebbero fare: una nuova legge elettorale». (Luigi La Spina, La Stampa, 26 luglio 2012)

«Come si può evitare che il clima riacceso sulle riforme istituzionali si rifletta sul cantiere della legge elettorale? Come si fa, insomma, a scongiurare che il clima creato dal voto al Senato (...) chiuda gli spazi di un'intesa in grado di cancellare il Porcellum? O che, peggio, quel clima metta a rischio la già stressata coesione della maggioranza proprio alla vigilia di delicati provvedimenti concepiti per contrastare i soprassalti d'agosto sui mercati?» (Marzio Breda, Corriere della Sera, 25 luglio 2012) .

«Lo stallo sulla riforma aumenta e incognite sul futuro del governo» (titolo dell'editoriale di Massimo Franco, Corriere della Sera, 26 luglio 2012).

«Le strategie politiche vengono elaborate e poi accantonate nel giro di pochi giorni, perché la crisi non è solo economica. Così sembra svanire il progetto di varare la nuova legge elettorale e di anticipare le fine della legislatura, sebbene sulla riforma del Porcellum le forze della strana maggioranza siano più vicine all'accordo di quanto non dicano (Francesco Verderami, Corriere della sera, 26 luglio 2012).

«Certi retroscena lasciano intendere che nonostante ci si affronti oggi con la faccia feroce, accordo sarebbe ormai tecnicamente possibile. Anzi, a portata di mano. Il problema sarebbe semmai il calendario perché, una volta sostituito il Porcellum, la tentazione di andare subito alle urne si farebbe acuto e tutto potrebbe precipitare di colpo. Così è naturale, per esempio, che il Pdl non abbia interesse a stringere i tempi, essendo Berlusconi contrario, per calcoli di bottega, alle elezioni anticipate. Ma il voto d'autunno, si sa, non piace neppure al capo dello Stato, che pensa invece a convenienze del Paese e al pericolo di restare senza un esecutivo in una fase di aggressiva speculazione finanziaria ( Marzio Breda, Corriere della Sera, 26 luglio 2012).

«L'ennesimo rinvio (...) perpetua una farsa insopportabile e inaccettabile. Si tradiscono con sempre più irresponsabilità e arroganza non solo le note e maggioritarie richieste del popolo italiano, non solo i pressanti appelli del Capo dello Stato, non solo le formali dichiarazioni del presidente del senato, ma anche le promesse fatte agli elettori. Tutto questo è intollerabile». (Roberto Giachetti, Agenzia Dire, 25 luglio 2012).

«E' davvero così difficile cambiare la nostra legge elettorale? In effetti, riuscire a combinare un puzzle di norme che soddisfi un po' tutti è complicato, perché le convenienze elettorali, tra piccoli e grandi partiti, ma anche tra le diverse coalizioni possibili e le diverse esigenze dei leader sono spesso opposte. L'occasione per trovare un'intesa, però, (...) è troppo favorevole per sprecarla e sarebbe davvero un delitto non approfittarne. Nessuno infatti può ragionevolmente prevedere non solo chi vincerà, ma neanche chi si presenterà alla competizione. Ecco perché sono del tutto imprudenti e persino un po' ridicoli questi calcoli che si intrecciano tra i cosiddetti esperti dei partiti. (Luigi La Spina 26 luglio 2012).

Angelino Alfano Angelino Alfano 
 «L'accordo sulla legge elettorale non è lontano» (Angelino Alfano, Italpress, 25 luglio 2012).

«Non accetteremo che la prossima settimana il Senato vada in vacanza, si deve discutere di legge elettorale» (Pier Luigi Bersani, Agi, 25 luglio 2012).

«Noi ci preoccupiamo di cincischiare su cose astratte come il semi presidenzialismo sapendo che non ha possibilità di essere approvato e continuiamo a rinviare la riforma della legge elettorale (...) abbiamo l'impellenza di fare prima dell'estate un passaggio della riforma in almeno un ramo del parlamento. Chi mette troppi paletti, vuol dire che vuol tenersi il Porcellum» (

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La speculazione in nome del golf, a Bosa, in uno dei litorali più selvaggi e incontaminati della Sardegna:

da l'  Espresso


Disastri

La speculazione in nome del golf

di Daniela Scano
A Bosa, in uno  dei litorali più selvaggi e incontaminati della Sardegna, è in atto un gigantesco progetto immobiliare  con palazzi e alberghi, un vero incubo di cemento di oltre 250 mila metri cubi. Il tutto grazie a una legge regionale sui campi a 18 buche che abbatterebbe i vincoli ambientali del Piano paesaggistico e consentirebbe lo sviluppo del vero business

 
 La parola d'ordine è sempre la stessa, accattivante ma ingannevole: sviluppare il turismo, unica economia possibile per la Sardegna. E poco importa se il turismo lo si declina come colate di cemento sulle coste. C'è poi il grimaldello per aggirare le leggi di tutela ambientale e paesaggistica: il golf. Sì, perché la giunta regionale guidata dal berlusconiano Ugo Cappellacci nel 2011 ha varato una leggina (la numero 19 del 21 settembre) che riconosce al golf un valore strategico nello sviluppo dell'economia sarda, consentendo così a progetti immobiliari presentati come "pertinenze" dei green, di attraversare le maglie del Piano regionale paesaggistico voluto dall'ex governatore Renato Soru.

Questa è la premessa necessaria per capire cosa stia accadendo a nord di Bosa, cittadina medievale, un tempo feudo della famiglia Malaspina: la società Condotte Immobiliare, interamente controllata dalla holding Ferfina, ha progettato un incubo di cemento da 250 mila metri cubi da rovesciare su 330 ettari di uno dei litorali più selvaggi e incontaminati della Sardegna occidentale. Un terzo di questo gigantesco investimento dovrebbe svilupparsi in una zona chiamata Tentizzos, un tratto di costa di selvaggia bellezza, coperto dalla macchia mediterranea e dominato dagli aspri contrafforti di montagne di basalto bruno dove nidifica una delle ultime colonie di grifoni, i giganteschi avvoltoi che hanno ispirato miti e leggende.

Il golf, dunque, a mo' di cavallo di Troia, abbatterebbe i vincoli ambientali del Piano paesaggistico e consentirebbe lo sviluppo del vero business, cioè quello rappresentato da hotel a quattro e cinque stelle, ville e condomini di lusso, centri benessere e centri congressi. Ufficialmente le "pertinenze" del green a 18 buche. Tentizzos è comunque solo una parte dell'operazione che Condotte Immobiliare spa ha pianificato, chiamandola "Bosa Colores".

Complessivamente sono previsti circa 33 mila metri cubi di edilizia residenziale e 210 mila metri cubi di strutture turistico-ricettive da spalmare, oltre che a Tentizzos, nelle zone di Sa Miniera, Campu 'e mare e Sa Sea per un investimento totale di 170 milioni di euro.

La Condotte ha avviato con discrezione sondaggi per cercare partner nell'operazione Bosa Colores. Contatti sarebbero stati già presi con società inglesi, americane (interessate soprattutto al golf) e italiane. E secondo alcuni rumors sarebbero in uno stato avanzato le trattative con un colosso cinese del Real estate. Il manager director di Condotte Immobiliare, Giuseppe Vadalà, in una serie di incontri con amministratori e imprenditori di Bosa, è stato molto prudente e non ha confermato le indiscrezioni. Ma non le ha neppure smentite. Si limita a dire: «Abbiamo parlato anche con investitori cinesi, ma al momento non posso dire che abbiamo partner cinesi. Non escludo un loro interessamento visto che sono molto attenti agli investimenti turistici in Italia e hanno una conoscenza molto positiva della Sardegna».

Ma se le sirene della Condotte Immobiliare riescono a sedurre amministratori e ambienti in questo lembo di Sardegna povero e di antiche tradizioni contadine (qui si produce la Malvasia di Bosa, considerato uno dei migliori vini del mondo), sta crescendo un fronte anticemento molto determinato e documentato. A Bosa e in Planargia sono nati comitati spontanei, sono stati aperti blog che già registrano centinaia di commenti, sono state avviate raccolte di firme. Proprio sulla spinta di questo pezzo di società civile due parlamentari di peso, Luigi Zanda e Luigi Manconi, hanno presentato il 21 maggio scorso un'interrogazione al ministro dell'Ambiente chiedendo chiarimenti sull'investimento della società Condotte.

Ma questo movimento "anticemento" ha fatto resuscitare anche polemiche che sembravano ormai sopite. Quelle che per anni hanno accompagnato l'investimento immobiliare sulle dune boscate di Is Arenas, una cinquantina di chilometri a sud di Bosa.

Anche qui, al centro dell'operazione, un campo di golf: oscuri investitori, nascosti dietro società svizzere, olandesi e delle Antille, riuscirono a superare perfino le norme europee che proteggevano la zona, inclusa da Bruxelles tra i Sic (siti di interesse comunitario). Tanto che l'Italia venne sottoposta a due procedimenti d'infrazione. Il primo per aver consentito di costruire all'interno di un'area protetta e il secondo perché l'allora ministro dell'Ambiente, Altero Matteoli, aveva chiesto la cancellazione del Sic di Is Arenas perché l'attività edilizia della società proprietaria delle dune boscate aveva "impoverito" la qualità ambientale dell'area. Era la surreale ammissione del governo di non aver esercitato il controllo imposto dalle direttive Ue, premessa per chiedere la revoca del procedimento di infrazione.

E così, mentre l'emiro del Qatar compra la Costa Smeralda presentando nuovi investimenti immobiliari, e la Condotte spa prepara colate di cemento su Bosa, il presidente della Regione Cappellacci ha cominciato la sua lunga campagna elettorale, facendo del ridisegno del Piano paesaggistico regionale uno dei suoi cavalli di battaglia. E per gli ambientalisti è tornato l'incubo di un processo di "riminizzazione" delle coste sarde

Il misterioso uomo della tensione

da l' Espresso

Inchiesta

Il misterioso uomo della tensione

di Monica Zornetta
Sconosciuto all'opinione pubblica grazie alla copertura dei servizi segreti, Berardino Andreola compare in tutti gli episodi misteriosi degli anni di piombo: dai delitti Calabresi e Feltrinelli fino a Piazza Fontana e alla morte di Pinelli. Un libro inchiesta rivela la sua storia

Berardino Andreola in una foto dell Ora di Palermo Berardino Andreola in una foto dell'Ora di Palermo 
 
Ci sarebbe un unico uomo dietro a tanti dei misteri che hanno messo in ginocchio l'Italia negli anni Sessanta e Settanta. Dietro la strategia della tensione, i delitti Calabresi e Feltrinelli, la morte di Pinelli, il tentato sequestro dell'ex senatore democristiano Graziano Verzotto.

Una abile spia dal passato troppo nero che a un certo punto, protetta dai Servizi segreti tedeschi, difesa da alcuni potenti rappresentanti delle istituzioni italiane e tutelata dal ricorso quasi schizofrenico a travestimenti e ad alias differenti, si sarebbe abilmente mescolata con il rosso al fine di depistare, insabbiare. E uccidere.

Il suo nome è Berardino Andreola, nato a Roma nel 1928 e morto a Pesaro nel 1983, indagato varie volte - con le fittizie generalità, a seconda dei casi, di Giuseppe Chittaro, Umberto Rai, Günter, Giuliano De Fonseca - per le morti di Feltrinelli e di Calabresi e per la bomba alla questura di Milano; e infine condannato - con il nome autentico - per il solo tentativo di sequestro a scopo di estorsione dell'ex presidente dell'Ente minerario siciliano, il veneto Graziano Verzotto, compare d'anello del boss catanese Giuseppe Di Cristina.

A collocare Andreola sotto una luce nuova e più articolata, svelandone l'incredibile storia, alcuni movimenti, collaborazioni, appartenenze e vicinanze inaspettate (l'Ufficio affari riservati,il vertice dell'Ufficio politico della questura di Milano, l'Aginter Press, il segretissimo gruppo Alpha, probabile mandante del delitto Calabresi), illustrandone i numerosi depistaggi e i raggiri e ipotizzando nuovi contatti, è lo studioso padovano Egidio Ceccato nella documentatissima inchiesta da poco pubblicata per Ponte alle Grazie, "L'infiltrato".

Ceccato, tanto per cominciare: chi è Berardino Andreola.
"E' un personaggio che ha più volte fatto capolino, con vari alias - penso a Giuseppe Chittaro Job, Giuliano De Fonseca, Umberto Rai, Günter, Francesco Miranda Sanchez, tanto per ricordarne qualcuno - in diverse inchieste di quegli anni, ma che alla fine è stato processato e condannato solo per aver diretto il tentato sequestro ai danni di Verzotto nel gennaio 1975. Proprio a seguito di questo fallito rapimento di natura politica - non estorsiva, come hanno invece stabilito le sentenze -, eseguito da tre soggetti probabilmente arrivati da Berlino, erano emersi per la prima volta il suo vero nome e la sua qualifica: "Agente segreto appartenente ad una organizzazione ideologica d'estrema sinistra (Gruppo Feltrinelli)".

Graziano Verzotto (a destra) a colloquio con Enrico Mattei Graziano Verzotto (a destra) a colloquio con Enrico Mattei
Agli sbigottiti inquirenti siciliani Andreola aveva spiegato, mentendo, di essere arrivato sull'isola per "infiltrarsi negli ambienti mafiosi" e per "studiare i sistemi operativi della mafia allo scopo di utilizzarli nell'ambito dell'organizzazione di cui faceva parte". In verità la spia era sbarcata in Sicilia un mese dopo i fatti accaduti alla questura di Milano: con ogni probabilità ci era arrivato per seguire il caso Verzotto, per impedire all'ex senatore padovano di rivelare segreti collegati all'assassinio di Mattei. A ogni modo Andreola (noto in questo caso come Chittaro, anarco-maoista friulano) viene indagato per l'attentato alla questura".

Erede di una famiglia fascista con un padre maresciallo in servizio presso l'Ovra, l'ex brigata nera Berardino Andreola era stata addestrata nei campi delle Ss in Germania, dove aveva imparato un fluente tedesco. Finito per qualche tempo in carcere per reati legati alla criminalità comune, negli anni Sessanta l'uomo si era messo a professare idee "anarco-maoiste" e antiviolente, diventando il braccio destro di Feltrinelli nei Gap (con il nome fasullo di Günter); un informatore importante di Calabresi (con quello di Chittaro); avvicinandosi a Pinelli, a Valpreda e agli anarchici milanesi prima della strage di Piazza Fontana e facendo al contempo da tramite con la mafia nella fornitura e nel traffico di armi.

Come si lega Andreola con le vicende milanesi, in particolare con la "madre" delle stragi: Piazza Fontana?
 
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I signori mondiali delle armi

da l' Espresso
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Inchiesta

I signori mondiali delle armi

di Gianluca Di Feo
Nonostante la crisi, il mercato bellico regge. Al primo posto la Lockheed, quella dell'F35. Mentre le imprese europee, inclusa Finmeccanica, sono in difficoltà. E non hanno capito che il futuro delle aziende occidentali è nelle tecnologie civili

I mercanti di armi si lamentano, evocano una crisi nera. In tutti i paesi occidentali lobby sui governi, paventando licenziamenti di massa e ritardi nello sviluppo tecnologico. Ma le cose per loro non vanno così male: quelle russe fanno affari d'oro, quelle americane continuano a guadagnare mentre le europee faticano ad adeguarsi a un settore dove ormai c'è spazio solo per i supercolossi. La classifica redatta dal sito specializzato "Defense News" offre un panorama eccezionale dell'industria bellica. Al primo posto c'è Lockheed Martin, produttore anche del caccia F-35, con ben 44,8 miliardi di dollari incassati nel 2012 dalla vendita di armamenti: un incremento del due percento, nonostante i tagli del Pentagono. La segue, distanziata, Boeing che ha messo nel carniere ordini militari per 31 miliardi, anche lei in crescita.

Finmeccanica, il leader italiano delle tecnologie avanzate, rimane all'ottavo posto tra i signori della difesa planetaria: ha fatturato 12 miliardi e mezzo di dollari dalla produzione di aerei, missili, radar e cannoni. L'azienda a controllo statale però si mostra in profonda difficoltà: ha perso il 14 per cento in un anno, per effetto della recessione nel Vecchio continente dove tutti i governi stanno amputando i bilanci bellici. A sorpresa, invece, Fincantieri di Genova registra un aumento del 5 per cento nei contratti militari, saliti a 1,14 miliardi di dollari. Ma i lavoratori italiani hanno poco da rallegrarsi: parte di questi guadagni nasce dai cantieri che la società statale ha acquistato in altri paesi, soprattutto negli States.

LA CONVERSIONE. Gli europei sembrano lenti nel trovare una dimensione che gli permetta di competere con i giganti made in Usa e con gli spregiudicati russi. Ma soprattutto non hanno capito che il vento sta cambiando ovunque. L'analisi di "Defense News" mostra come i signori delle armi su scala globale abbiano compreso la necessità di adattarsi per sopravvivere: nonostante il calo degli ordini da parte di generali e ammiragli, hanno mantenuto intatti i fatturati. Come? Investendo nella produzione civile. I 13 miliardi di dollari persi complessivamente dalla vendita di missili e caccia, sono stati ricompensati dalle entrate del mercato non militare. Nel 2007 il 38 per cento dei ricavi delle Big 100 veniva dalla Difesa, adesso solo il 28 è frutto dello shopping militare. Una lezione che dovrebbe servire per tutti.

L'EUROPA IN RITARDO. Invece una lettura superficiale potrebbe evidenziare come la strategia di Finmeccanica sia in controtendenza: i piani della compagnia prevedono di cedere le aziende che si occupano di centrali elettriche e di treni. In realtà gli analisti ritengono che l'industria europea della difesa potrà sopravvivere solo se concentrerà le risorse su pochi programmi chiave. E riuscirà a fondere i gruppi nazionali in holding continentali. Oggi tutte le imprese perdono colpi: la Bae britannica è in calo dell'8 per cento, il consorzio multinazionale Eads del 7; i francesi di Thales del 2. Un pessimo scenario per un settore che dà lavoro a 400 mila persone, quasi tutti laureati, e nel 2010 aveva un giro d'affari di 90 miliardi di euro. Su questo punto è atteso  l'annuncio di un piano della Ue stilato dal commissario per il Mercato interno Michel Barnier e da quello per l'Industria Antonio Tajani. L'obiettivo è cercare di incentivare la cooperazione delle imprese europee nei programmi che decideranno il futuro della difesa, come i nuovi droni teleguidati da combattimento, e che richiederanno capitali ciclopici. Certo, forse si potrebbero anche individuare prospettive diverse per uscire dalla crisi. E invece di promuovere altri progetti di armi ipertecnologiche, forse la Commissione Ue dovrebbe spingere le aziende a fondersi in funzione di quella riconversione civile che sembra premiata dai bilanci: meno radar, più sistemi diagnostici biomedicali, ad esempio.

IL RITORNO DELL'ORSO. Oggi chi sta spadroneggiando nelle esportazioni di armi sono soprattutto i russi, che stanno superando velocemente i ritardi nello sviluppo e offrono prodotti competitivi a chiunque, inclusi gli "stati canaglia". Grazie al sostegno del governo di Mosca, le aziende si stanno adeguando ai metodi del marketing e mettono a segno contratti anche nei vecchi clienti di Europa e Stati Uniti. I risultati sono impressionanti. L'export bellico russo è decollato a 14 miliardi di dollari l'anno, raddoppiato rispetto ai dati del 2005. Il conglomerato Almaz-Antey è passato in un anno dal 25mo al 14mo posto della classifica mondiale, con ordini per oltre 5 miliardi e mezzo di dollari: producono soprattutto batterie missilistiche anti-aeree, quelle promesse anche alla Siria di Assad ma gradite persino da paesi della Nato. Il boom è figlio anche del riarmo voluto da Putin, che ha decretato la rinascita dell'Armata rossa con un piano che prevede in nove anni l'acquisto di apparati per 641 miliardi di dollari. Ma anche dei successi che le imprese di Mosca mettono a segno in Cina e India, i grandi compratori bellici di questo momento.
 

Quel partito non vale un euro

da l' Espresso

Sondaggi

Quel partito non vale un euro

di Tommaso Cerno
Se si sostituisse l'attuale sistema di finanziamento ai partiti con il 2x1000, le forze politiche non se la passerebbero troppo bene e dovrebbero vedersela con risorse ridotte a un terzo. E con quattro italiani su cinque non disposti a sovvenzionarle. I dati Swg
(25 luglio 2013)
Teodori Un ddl truffaldino e irrealistico

Un "incasso" ridotto a un terzo. Per la precisione una quota di 10 milioni di euro per il Pd e di 9 milioni per il Pdl (nel 2012 erano 34,7 milioni per il Pdl e 29,2 per il Pd). Questa è la stima, secondo un sondaggio Swg per "l'Espresso", degli introiti potenziali che i due partiti politici intascherebbero sostituendo il vecchio sistema di finanziamento con il 2 per mille.

Secondo la proposta, i contribuenti potranno, infatti, decidere di destinare parte delle imposte ai partiti, a cominciare dal 2015, secondo un meccanismo simile a quello dell'8 per mille.

Ma mentre il dibattito infiamma, la rilevazione condotta fra l'11 e il 12 luglio mostra come il 38 per cento degli italiani sia favorevole al 2 per mille, mentre il 48 per cento si dica contrario.



Con una curiosità: il 54 per cento degli elettori del centrosinistra e il 46 per cento del centrodestra si dicono d'accordo rispetto all'ipotesi di poter indicare un finanziamento ai partiti nella dichiarazione dei redditi, ma anche fra gli elettori del M5S c'è un 29 per cento che si dice d'accordo, benché il 64 per cento dei grillini respingano l'ipotesi.



Dati che scendono quando la domanda riguarda, invece, l'intenzione dell'elettore di versare davvero il denaro, una volta introdotto il 2 per mille: in questo caso solo il 16 per cento degli italiani si dice pronto a indicare la quota per i partiti, mentre il 69 dichiara che non farebbe donazioni ai partiti.






Titolo del sondaggio: situazione politica. Tema del sondaggio: politica. Soggetto realizzatore: SWG Spa-Trieste. Committente e acquirente: Osservatorio SWG. Data di esecuzione: 11-12 luglio 2013 Metodologia di rilevazione: sondaggio online CAWI su un campione casuale probabilistico stratificato e di tipo panel ruotato di 1500 soggetti maggiorenni (su 3900 contatti complessivi), di età superiore ai 18 anni. Il campione intervistato online è estratto dal panel proprietario SWG. Tutti i parametri sono uniformati ai più recenti dati forniti dall'ISTAT. I dati sono stati ponderati al fine di garantire la rappresentatività rispetto ai parametri di sesso, età e macro area di residenza. Margine d'errore massimo: ± 2,9%