lunedì 31 marzo 2014

Sgarbi creditore ministero Giustizia 'pignora' auto blu

Sgarbi creditore ministero Giustizia 'pignora' auto blu

Chiede sequestro Jaguar messa in vendita da Governo su e-bay

(ANSA) - ANCONA, 29 MAR - Vittorio Sgarbi chiede il pignoramento di una delle auto blu messe in vendita su e-bay dal Governo. "Sono tre anni - spiega - che il ministero della Giustizia mi deve pagare diecimila euro per le lungaggini di un processo penale derivante da una querela del magistrato Agostino Cordova. Ho dato disposizione all'avvocato Giampaolo Cicconi affinché chieda all'ufficiale giudiziario di Roma il pignoramento e/o il sequestro di una delle vetture da due giorni in vendita su e-bay, ora non più bene indisponibile dello Stato''.
    In particolare, il critico d'arte ha chiesto di pignorare ''la Jaguar di proprietà del ministero della Giustizia''.
    (ANSA).
   

Presadiretta del 31/03/2014 – Grecia Italia – Anticipazioni

Presadiretta del 31/03/2014 – Grecia Italia – Anticipazioni.

Presadiretta grecia italia
Quanto è distante la Grecia dall’Italia? Per mesi ci siamo quasi rincuorati quando i presunti esperti di economia dicevano di stare tranquilli. Perché l’Italia non è la Grecia.
Perché certe scene che abbiamo visto nei telegiornali, gli scontri in piazza, le manifestazioni violente, in Italia non le avremmo viste.
Non ancora, almeno.
La crisi in Grecia è frutto di una classe dirigente corrotta, che ha truccato i conti grazie alle grandi banche internazionali, in cui vivono ancora posizioni di rendita non più sostenibili (la casta degli armatori).
Debiti cresciuti anche per le inutili spese militari, verso paesi stranieri ..
Vi ricorda qualcosa?
La cura della troika applicata in Grecia ha funzionato poco, causando più danni che benefici.
Non è solo l’esplosione dell’estrema destra (che forse per qualcuno non è un problema). E’ anche l’aumento della malnutrizione, la mancanza di cure mediche a sufficienza, anche per i bambini.
L’Italia non è molto distante: c’è il lavoro malpagato (per chi lo ha).
Ci sono le misure d’auterity che colpiscono chi ha già pagato per la crisi, tagliando in modo lineare i servizi pubblici.
In Grecia, come in Italia, si fa finta di non vedere i veri problemi per concentrarsi sugli specchietti per le allodole: la flessibilità che dovrebbe creare posti di lavoro, le privatizzazioni finte, le false dismissioni. E l’evasione (che qualche pm scambia per misure da imprenditori), la corruzione nel pubblico, le mafie?
Dalla pagina FB di presa diretta, un’anticipazione:
“La Campania come la Grecia, 270mila posti di lavoro bruciati,48,2% giovani disoccupati e 64% donne.
La crisi industriale in Toscana, persi 40mila posti di lavoro e 22 miliardi di euro di investimenti.
La Sicilia degli sprechi e delle clientele e con il bilancio a rischio “default”. In Europa più corrotta dell’Italia c’e’ solo la Grecia”. 
5 milioni gli italiani che fanno fatica a mettere assieme pranzo e cena, disoccupazione giovanile al 42% ..
Per i colletti bianchi che delinquono, però, nessuna cura della troika: in studio Iacona parlerà del caso del deputato Genovese (PD), per cui la procura ha chiesto l’arresto.
Succede questo nella Sicilia degli sprechi, dove i dipendenti della regione non ricevono da mesi lo stipendio e gli ex lavoratori di Termini ancora aspettano una risposta dallo stato sul loro lavoro. Cosa gli rispondiamo, rimboccatevi le maniche? Oppure, aspettate che ora tagliamo il Senato?
Anche così muore lo Stato, intaccando il tessuto connettivo che lega assieme cittadini e istituzioni (i legami con l’Europa sono già compromessi). In tanti hanno fatto il paragone con la crisi del 29: in pochi ricordano anche che questa fece da anticamera per la nascita delle europee e per la seconda guerra mondiale.
Per la dodicesima e ultima puntata di questo ciclo di PRESADIRETTA, uno spietato confronto tra le condizioni della Grecia e dell’Italia, piegate dalla crisi economica.
Le telecamere di PRESADIRETTA hanno fatto un lungo viaggio nella crisi, dalla Toscana delle grandi aziende in difficoltà, alla Campania in cima alle classifiche della disoccupazione, alla Sicilia tra miseria, scandali e corruzione, fino in Grecia.
A PRESADIRETTA il racconto delle piaghe che rendono Italia e Grecia drammaticamente simili.
PRESADIRETTA è andata in Toscana, per raccontare la precarietà del lavoro, le imprese italiane e straniere che chiudono e i soldi per gli ammortizzatori sociali che non ci sono più.
In Campania, dove è proprio il lavoro ad essere scomparso, dove hanno chiuso aziende e negozi, i consumi sono al collasso, un’intera Regione si ritrova disoccupata. In Sicilia dove alla povertà si somma lo spreco di risorse pubbliche, i dipendenti della Regione non ricevono lo stipendio e un’inchiesta della Procura di Messina sui soldi per la Formazione Professionale ha fatto esplodere l’ennesimo scandalo politico.
Il viaggio nella crisi di PRESADIRETTA è arrivato in Grecia, un paese a pezzi. La mancanza della ripresa economica nonostante le ricette “lacrime e sangue” imposte al paese, la morte lenta dei diritti fondamentali, la corruzione della classe politica e il successo del partito di estrema destra “Alba Dorata”.
“GRECIA ITALIA” è un racconto di Riccardo Iacona, con Giulia Bosetti,Vincenzo Guerrizio, Alessandro Macina, Federico Ruffo, Rebecca Samonà e Andrea Vignali.

Da  unoenessuno.blogspot.it

LA MIGLIORE CAZ...VOLATA DELL' ANNO

LA MIGLIORE CAZ...VOLATA DELL' ANNO
"Per piacere, diamoci una regolata e ripartiamo. Io la faccia sulle riforme a metà non ce la metto".
    Così il premier Matteo Renzi a Rtl 102.5. "Ai parlamentari che non vogliono votare, dico: vediamo, aspettiamo, sono curioso di capire le motivazioni. Poi voglio vedere come si fa a tornare dai cittadini e dire: 'abbiamo voluto mantenere la politica com'era mentre la disoccupazione giovanile è al 42,6%'.

PARLARE SCONNESSI, FACENDO PRENDERE ARIA AI DENTI, QUANDO TUTTI RIFLETTONO PROFONDAMENTE, E' IL SOLO MEZZO PER DIMOSTRARE CHE IL POCO CHE SA LO DEVE ALLA SUA IGNORANZA.

Inflazione: Coldiretti, incide su frutta(-3,6%) e verdura (-6,5%) Cia, agricoltura'raffredda' prezzi ma consumi giù

  • Inflazione: Coldiretti, incide su frutta(-3,6%) e verdura (-6,5%)

Inflazione: Coldiretti, incide su frutta(-3,6%) e verdura (-6,5%)

Cia, agricoltura'raffredda' prezzi ma consumi giù

Inflazione: marzo frena ancora, 0,4% minimo da 2009 (foto: ANSA)
Il crollo del 6,5 per cento dei prezzi delle verdure fresche e del 3,6 per cento della frutta spinge in misura determinante al contenimento del tasso di inflazione a marzo rispetto allo scorso anno. E' quanto emerge da un' analisi della Coldiretti sui dati Istat. Il caldo anticipato - sottolinea Coldiretti - ha fatto maturare in modo repentino e simultaneo gli ortaggi rendendo impossibile una programmazione scalare della raccolta e favorendo la riduzione dei prezzi, ed è oggi possibile trovare prodotti di qualità a condizioni convenienti. Complessivamente rispetto allo scorso anno i prezzi dei prodotti alimentari - continua Coldiretti - sono aumentati dello 0,7 per cento con il calo delle quotazioni per la carne ovina e caprina (-0,1 per cento), e il lieve l'aumento della carne suina (+0,5 per cento) e del pollame (+1,7 per cento).
Cia, agricoltura'raffredda' prezzi ma consumi giù  - La riduzione netta dei prezzi di frutta e verdura fresca, che calano rispettivamente del 3,9 per cento e del 6,5 per cento tendenziale, contribuisce a evitare rincari sulla voce alimentare ma non modifica per nulla la situazione depressiva dei consumi. Prima di tutto quelli per la tavola. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, in merito ai dati Istat. Nonostante da novembre a oggi la corsa dei prezzi si sia praticamente dimezzata, la domanda interna resta molto debole - osserva la Cia - Gli italiani sono costretti a praticare ancora una 'spending review' sul cibo, tanto che se nel 2007 mettevano nel carrello 5 prodotti alimentari, ora ne prendono soltanto due.Complice la crisi, la grande maggioranza delle famiglie ha ormai fatto proprio uno stile d'acquisto improntato al risparmio e alla morigeratezza. Secondo il rapporto Cia-Censis, infatti, al supermercato l'85 per cento degli italiani cerca di eliminare ogni spreco ed eccesso. Inoltre, il 73 per cento riorganizza la spesa alimentare puntando quasi esclusivamente su offerte e promozioni. Ma soprattutto, con la spinta verso il "low-cost" e i discount, solo il 23 per cento oggi guarda alla marca come un elemento di garanzia di qualità.

Inflazione, a marzo frena ancora, 0,4% In Eurozona calo dello 0,5%

Inflazione, a marzo frena ancora, 0,4%

In Eurozona calo dello 0,5%

Un carrello per la spesa (foto: ANSA)
A marzo l'inflazione frena ancora, con il tasso annuo che si ferma allo 0,4% (dallo 0,5% di febbraio), segnando il minimo dall'ottobre del 2009. Lo rileva l'Istat nelle stime. In soli cinque mesi la crescita dei prezzi si è così dimezzata. Su base mensile l'indice sale appena dello 0,1%. Nell' Eurozona l'inflazione è calata dello 0,5%. A febbraio era a 0,7%.
Inflazione in calo a 0,5% nella zona euro a marzo. A febbraio era a 0,7%. Lo comunica Eurostat. I servizi hanno subito gli aumenti più elevati(1,1% contro l'1,3% di febbraio),seguiti da cibo, alcool,tabacco(1% contro 1,5%),i prodotti industriali non energetici (0,3% contro lo 0,4% di febbraio) e l'energia (-2,1% contro -2,3% di febbraio).
I prezzi delle sigarette a marzo scendono dello 0,5% sia su base mensile che annua. Lo rileva l'Istat nelle stime, spiegando che si tratta del primo calo dopo circa dodici anni.
I prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e delle persone a marzo salgono dello 0,7% su base annua, rallentando rispetto a febbraio (1,0%) e segnando così il valore più basso da novembre del 2010. Anche se il loro livello si mantiene più alto dell'inflazione (0,4%). Lo rileva l'Istat, diffondendo l'evoluzione dei listini per i prodotti che finiscono nel carrello della spesa.

Forza Campania, ecco la truppa Cosentino: non molla B. ma è ultimatum per le urne

 Il Fatto Quotidiano > Politica & Palazzo > Forza Campania,...

Forza Campania, ecco la truppa Cosentino: non molla B. ma è ultimatum per le urne

"Senza nomi condivisi liste autonome alle prossime elezioni": è il messaggio del neonato gruppo consiliare regionale che fa riferimento all'ex sottosegretario. "La Pascale? A noi non frega niente"

Forza Campania, ecco la truppa Cosentino: non molla B. ma è ultimatum per le urne
Lo scorso 26 gennaio il re incontrastato della scena era lui. Alla stazione marittima di Napoli, in una sala convegni strapiena, il suo ritorno alla politica dopo le vicende giudiziarie era stato salutato da centinaia di supporters in festa. Baci, strette di mano, intervento dal palco e poi conferenza stampa per rispondere alle domande dei giornalisti. Oggi, invece, nella sala molto più piccola ma altrettanto gremita del lussuoso Hotel RomeoNicola Cosentino ha scelto di restare quasi in disparte. Entrato di corsa nell’albergo per assistere alla presentazione del simbolo di Forza Campania, il nuovo gruppo regionale di sette consiglieri in rotta con il presidente Caldoro e rigorosamente cosentiniani, l’ex sottosegretario all’Economia ha deciso di lasciare la scena agli onorevoli a lui fedeli.
“Sono venuto solo per sentire”, si lascia scappare entrando nella sala prima di commentare ilnuovo simbolo che compare sugli schermi a led: “A me piace, non vedo somiglianze col simbolo diForza Italia”. Se non fosse seduto in prima fila, quella riservata ai giornalisti, quasi non ci si accorgerebbe che c’è. Anche perché dei sei consiglieri presenti (Luciana Scalzi, segretaria diDenis Verdini e consigliera regionale campana non c’è) lo nominano solo Ianniciello e laRuggiero, che gli riconoscono un ruolo guida nella formazione del nuovo gruppo. Fino ai loro (ultimi) interventi, si era solo parlato di politica regionale e del dissenso dei sette nei confronti della scelte dell’amministrazione Caldoro, dalla quale di fatto dicono di sentirsi del tutto esclusi. “Ma restiamo comunque in Forza Italia, dove vogliamo portare la meritocrazia e il dialogo che ci sono stati negati”.
Nessun riferimento diretto alla Pascale, che nelle scorse settimane aveva parlato di un Cosentino imbarazzante per il partito in Campania, né a Domenico De Siano, il nuovo coordinatore regionale scelto, pare, proprio dalla nuova compagna di Berlusconi e del tutto sgradito alla base cosentiniana del partito. Sembrano quasi argomento tabù, e si capisce pure perché. Appena si chiede ai consiglieri di parlare di loro sbottano: “A noi non frega niente della Pascale, e neppure di De Siano”, urla Pasquale Giacobbe, “noi vogliamo nei territori la politica con la p maiuscola. E Nicola Cosentino ci darà una mano su questo!”. E dei giudizi della Pascale su Cosentino? “Non ci interessa neppure dei giudizi degli altri, quello è un argomento sicuramente trattato frettolosamente o male da qualche giornalista”. Insomma, la pista da battere è quella dei dissidi con l’amministrazione Caldoro, a prescindere da Cosentino.
Eppure, qualche giorno fa, il senatore Vincenzo D’Anna – uno dei cinque cosentiniani di Palazzo Madama – aveva dato tutt’altra interpretazione dei fatti: “La candidatura di Nicola Cosentino alle prossime elezioni europee sarebbe stata l’occasione per recuperare la ferita che ha portato alla nascita di Forza Campania. Nicola avrebbe sfondato il muro delle 150mila preferenze”. E quando lo si fa notare a Cosentino, lui finalmente interviene dalla platea: “Ma chi ha mai detto che voglio candidarmi alle europee?”. Non l’ha sentito D’Anna? “Ma la conferenza stampa la sta facendo con me o con loro?”. E’ di nuovo Giacobbe, allora, a prendere la parola: “Cosentino ha già chiarito in tante interviste che lui non è candidato alle elezioni europee, l’ha detto non una volta, ma cento volte, e vuole serenamente approfondire e andare avanti nel processo con grande serenità, però nessuno gli può impedire di fare politica”.
E i centocinquantamila voti di cui parlava D’Anna a chi andranno alle europee? “Andranno a Forza Italia o rimarranno bagaglio di questo gruppo di consiglieri regionali i quali andranno fino in fondo se non ci sarà la condivisione in politica”. Come dire: se i nomi in lista non li si sceglie insieme, Forza Italia quei voti può pure scordarseli. Stesso discorso per le prossime amministrative: “Nel caso in cui nei comuni al voto non ci sia un nome condiviso, ci saranno lista e candidati autonomi con la sigla Forza Campania”. Insomma, se di strappo con Forza Italia non si può (ancora) parlare, di ultimatum sì.

Renzi, guai a chi dice no alla sua cosiddetta rivoluzione liberale

I blog de IlFattoQuotidiano.it
Daniela Gaudenzi
Esperta di giustizia, liberacittadinanza.it



Renzi, guai a chi dice no alla sua cosiddetta rivoluzione liberale


Con la netta presa di posizione contro l’ Italicum e l’abolizione del Senato come organo elettivo, il presidente Pietro Grasso è entrato di forza con tutto il suo peso istituzionale nella folta schiera di “quei sacerdoti del non si può che frenano il riformismo del Pd”, per usare il lessico di Ernesto Galli Della Loggia, interprete di un’atmosfera dominante e trasversale.
Quanto sia diffusa la diffidenza nei confronti di chi si mette di traverso al “supremo innovatore”  si può ricavare, a contrariis,  anche da segni diffusi molto tangibili di plauso per il capo del governo,  per esempio lo striscione dei commercianti di Corso Buenos Aires con un gigantesco “Forza Renzi!”. Da registrare che in passato un ardore analogo era stato riservato a Bossi, a Letizia Moratti e ovviamente a Berlusconi.  
Contro gli intellettuali “conservatori”  e “faziosi”, che fanno muro a prescindere, le argomentazioni sono pressappoco di questo tenore: il Pd si trova con le “spalle al muro” e non può esimersi,  analogamente a “quanto fece la Dc nella prima Repubblica accogliendo istanze e punti di vista della destra”, operazione con cui poté diventare forza egemone, dal divenire protagonista di una grandiosa riforma con “caratteri e contenuti liberali”.
A ostacolare questo processo necessario e salutare di rinnovamento, nell’assoluto rispetto dei principi di qualsiasi democrazia liberale, secondo Galli Della Loggia e seguito bipartisan, c’è sempre “quel ceto di intellettuali inclini al radicalismo e ai feticci ideologici, da Zagrebelski a Rodotà, dallaDe Monticelli a Settis” che gridano allo “stravolgimento della Costituzione da parte di un Parlamento delegittimato”.
Il fatto che poi Grillo e Casaleggio abbiano firmato l’appello di costituzionalisti, giuristi ed intellettuali non embedded lanciato dalle pagine del Fatto, come era fin troppo prevedibile, sta contribuendo ad esacerbare oltremisura quelli che si ritengono depositari unici del riformismo ed autentici cultori della “rivoluzione liberale”, oggi “reincarnata” nel decisionismo renziano.
Infatti nel mondo alla rovescia che è l’Italia,  nel novantesimo anniversario della Rivoluzione Liberaledi Piero Gobetti, pubblicata con eroica coerenza ed intransigenza quando ormai la vittoria del fascismo appariva inevitabile, questo nobile “manifesto” della cultura liberal socialista viene ancora piegato alla propaganda dell’ultima moda riformista, da imporre a colpi di fiducia.
Il primo a strumentalizzare senza vergogna l’innovazione rivoluzionaria di Piero Gobetti, fondata su una sintesi dei principi liberali e socialisti con la cultura del rigore e della responsabilità, fu Berlusconi già nel ’94; poi a seguire Massimo D’Alema per accreditarsi presso la City londinese. E dato che alla lunga il tempo è galantuomo abbiamo visto come è andata (e come sono andati) a finire.
Dopo l’abuso sfrontato subito per un ventennio dalla “rivoluzione liberale” di Piero Gobetti, che nell’aprile del ’24 tra l’altro metteva all’indice “la viltà del ceto politico” e “l’abiezione di quello intellettuale ’vile razza bastarda’ pronta a saltare sul carro del vincitore”, i sostenitori in buona fede del processo riformatore di Matteo Renzi farebbero bene ad evitare anche indirettamente riferimenti propagandistici e fuorvianti.
E così pure sarebbe auspicabile che perdessero la pessima abitudine di attaccare i pochi intellettuali non allineati, persino se  un po’ faziosi,  in uno stato dove il trasformismo politico e culturale per trovarsi sempre dove conviene, è in voga ininterrottamente da quando è nato.

la risposta

Abolizione Senato, è scontro nel governo. Giannini: ‘Ddl inconsueto. Serve riflessione’

Abolizione Senato, è scontro nel governo. Giannini: ‘Ddl inconsueto. Serve riflessione’

Ieri duro scontro tra il presidente del Senato e il premier. Oggi il nuovo attacco del ministro dell'istruzione. Il presidente del Consiglio replica prima sul Corriere, poi a Rtl: "Non mollo, la musica deve cambiare anche per i politici". In giornata la rivoluzione di Palazzo Madama approda in Consiglio dei Ministri. Alfano: "Non saremo sponda dei conservatori". Forza Italia: "Noi siamo per la democrazia e il voto non ci dispiace"

Abolizione Senato, è scontro nel governo. Giannini: ‘Ddl inconsueto. Serve riflessione’
“O facciamo le riforme o non ha senso che gente come me sia al governo”. Parola di Matteo Renzi, intervistato da Rtl 102.5, nel giorno della verità: quello in cui la ‘sua’ rivoluzione del Senato approderà al Consiglio dei ministri. Il messaggio è chiaro: o si va avanti con le riforme, oppure l’ex sindaco di Firenze si farà da parte. Il presidente del Consiglio sfida i suoi: “Voglio proprio vedere se i parlamentari del mio partito voteranno contro. Io la faccia sulle riforme fatte a metà non ce la metto”. O con lui o contro di lui, dice il premier. Chi assicura non lo tradirà è Angelino Alfano, leader del Nuovo centrodestra: “Siamo con lui. Non faremo da sponda al conservatorismo”. A far discutere senatori e deputati è la decisione di trasformare Palazzo Madama in camera non eletta dai cittadini, vista da più parti come una strada “autoritaria e poco democratica”. Così anche Forza Italia: “Noi siamo democratici”, dice il senatore Lucio Malan, “le elezioni non ci dispiacciono”.Renato Brunetta, capogruppo alla Camera, lancia il suo aut aut via Twitter: “Mi dispiace caro ministro Boschi, ma non ci stiamo più con i giochi di parole. Prima l’Italicum e poi le altre riforme. Game over”. Perplesso anche il ministro Stefania Giannini di Scelta Civica, che chiede un momento di riflessione: “E’ un po’ inconsueto che sia il governo a presentare un ddl su questo tema. Serve che il Parlamento ne discuta per ritoccare e migliorare alcuni aspetti. Non deve avere fretta”.
Già nelle scorse ore, il sottosegretario Graziano Delrio aveva ribadito l’intenzione di andare avanti con la riforma. Il premier dice di avere dalla sua parte i cittadini che lo hanno votato alla primarie: “Penso – ha aggiunto il segretario del Pd – che quelli che si alzano la mattina per andare a lavorare non ce l’hanno con la politica, ma vorrebbero una politica diversa che avesse il coraggio di fare le cose che servono alla gente, e non alla Casta. Gli italiani – ha sottolineato – in questi venti anni hanno fatto un sacco di sacrifici, ma hanno visto crescere il debito, perché quei sacrifici non venivano fatti dai politici di Roma“. E di fronte all’eventualità che i parlamentari del Partito democratico non votino la riforma risponde: “Provo curiosità: voglio vedere se davvero non votano. I parlamentari del mio partito che non vogliono votare” il ddl costituzionale sul Senato “dovrebbero ricordare che” quella proposta “l’ho portato alle primarie” ed è stata “votata dai nostri elettori”. E che è stata vagliata “due volte dalla direzione” del Pd. “Quello che è certo”, conclude, “è che non sto a Roma perché mi sono innamorato dei palazzi: se la classe politica dice che non bisogna cambiare, faranno a meno di me e magari saranno anche più contenti. Io la faccia alle riforme a metà non ce la metto“.
Il presidente del Consiglio attacca anche il conservatorismo del leader del Movimento 5 Stelle: “Dietro l’ondata populista e anti-europea”, dice, “c’è una parte di gente che chiede risposte alla politica da vent’anni senza ottenerle. Tanti di quelli che hanno votato Grillo vorrebbero che votasse con noi l’abolizione del Senato. Ma lui non lo fa, perché ha più vantaggio ad alimentare conservatori e status quo che a cambiare. Se riusciamo a fare le riforme anche i populisti indietreggiano. E io sono ottimista, nonostante tutto”.
Parole pesanti, che arrivano all’indomani della polemica con il presidente del Senato Pietro Grasso (contrario alla riforma del Senato) e i conseguenti veleni interni al Pd. Oggi l’accelerata decisiva, prima sulle pagine del Corriere della Sera, poi ai microfoni di Rtl e successivamente nel consiglio dei ministri, dove il premier Matteo Renzi porterà la sua idea di riforma di Palazzo Madama. Un piano anticipato sulle colonne del quotidiano di via Solferino. “Il Senato non vota la fiducia. Non vota le leggi di bilancio. Non è eletto. E non ha indennità: i rappresentati delle Regioni e dei Comuni sono già pagati per le loro altre funzioni”: sono queste le quattro mosse della rivoluzione renziana in atto. Un cambiamento che non è piaciuto all’ex procuratore antimafia, il cui diniego non è andato giù al Presidente del Consiglio. Che non ha esitato a gettare benzina sul fuoco della polemica: “Sono molto colpito da questo atteggiamento del presidente Grasso – ha detto Renzi – Io su questa riforma ho messo tutta la mia credibilità; se non va in porto, non posso che trarne le conseguenze”. Tradotto: se a Palazzo Madama il cambiamento pensato dal suo governo subirà intoppi a causa del fuoco amico dei democratici, lui potrebbe anche pensare di dimettersi. Concetto rinvigorito da un’altra considerazione del capo dell’esecutivo: “Mi colpisce che la seconda carica dello Stato, cui la Costituzione assegna un ruolo di terzietà – ha aggiunto l’ex sindaco di Firenze– intervenga su un dibattito non con una riflessione politica e culturale, ma con una sorta di avvertimento: ‘Occhio che non ci sono i numeri’”.
Atteggiamento incomprensibile per Renzi, che per spiegare la sua presa di posizione contro Grasso ha offerto anche un esempio di cosa sarebbe accaduto in passato: “Se Pera o Schifaniavessero fatto così – ha continuato il premier – oggi avremmo i girotondi della sinistra contro il ruolo non più imparziale del Senato. L’elezione diretta del Senato è stata scartata dal Pd con le primarie, dalla maggioranza e da Berlusconi nell’accordo del Nazareno – ha sottolineato Renzi – Non so seForza Italia ora abbia cambiato idea; se è così, ce lo diranno”. Un intoppo che tuttavia non rischierebbe di fermare l’azione di governo: “Rimettere dentro, 24 ore prima, l’elezione diretta dei senatori è un tentativo di bloccare questa riforma. E io domani la rilancio” ha detto Renzi. Perché sulla riforma del Senato, ha avvertito, “mi gioco tutto”: “Non solo il governo. Io mi gioco tutta la mia storia politica. Non puoi pensare di dire agli italiani: guardate, facciamo tutte le riforma di questo mondo, ma quella della politica la facciamo solo a metà”.
Renzi ha poi escluso che la riforma includa norme per rafforzare i poteri del premier, come chiesto – tra gli altri – anche da Silvio Berlusconi: “Ne ho parlato con Forza Italia. Ma non erano nell’accordo del Nazareno, e non le abbiamo messe”. Quanto alle critiche ricevute da Rodotà eZagrebelsky, per Renzi “non è che una cosa è sbagliata se non la dice Rodotà. Si può essere in disaccordo con i professoroni o presunti tali, con i professionisti dell’appello, senza diventare anticostituzionali”. Perché “io ho giurato sulla Costituzione, non su Rodotà o Zagrebelsky”. Renzi ha aperto, invece, alla richiesta di Mario Monti, che aveva chiesto di inserire rappresentati della società civile: “La proposta di Monti è dentro il pacchetto del governo”.
E una delle sponde a Matteo Renzi è quella del leader del Nuovo centrodestra Angelino Alfano: “Per noi anche le elezioni di secondo grado non sono un tabù”, dice in un’intervista a Repubblica, “In Consiglio non faremo su questo una battaglia ideologica, nel corso del dibattito al Senato ci saranno tutti gli affinamenti necessari. E’ evidente che, per la filosofia stessa delle quattro letture, il testo non è blindato, non è evangelico, quindi si presta all’approfondimento quando approderà in aula”. E dichiara guerra al conservatorismo: “Noi non saremo sponda di alcun conservatorismo. Tanto più che – prosegue il ministro – il testo rispecchia tante istanze di Ncd”. “Cambiamo il Senato e facciamolo con raziocinio. Il Parlamento avrà tutto il tempo per fare scelte migliori. Intanto si parte e lo si fa entro marzo, come era stato stabilito Alfano ribadisce l’approvazione dell’Italicum solo dopo la riforma del Senato: “E’ razionale un percorso che preveda che la legge elettorale si approvi dopo quella del Senato”. Chi invece questa volta non sembra intenzionato a sostenere la riforma è il partito di Forza Italia. Sulla non eleggibilità del Senato infatti,Lucio Malan esprime le sue perplessità: “E’ questo punto che ci convince poco”, spiega ad Agorà il senatore di Forza Italia. “Le elezioni per i senatori? Noi – dice ancora Malan – siamo per la democrazia e il voto non ci dispiace. Non è che perché Renzi è diventato presidente del Consiglio senza andare ad elezioni allora non avere elezioni è una cosa positiva”.