mercoledì 30 aprile 2014

Europee: testa a testa Renzi-Grillo ma l'astensione è in aumento

da l'Espresso

SONDAGGI

Europee: testa a testa Renzi-Grillo
ma l'astensione è in aumento

I dati dell'ultimo rilevamento Demopolis. Solo quattro italiani su dieci hanno deciso quale lista votare, con un prevedibile confronto tra 5S e Pd. Astensionismo vicino al 38 per cento

Europee: testa a testa Renzi-Grillo 
ma l'astensione è in aumento
A 25 giorni dalle Elezioni Europee – secondo i dati del Barometro Politico dell’Istituto Demopolis – il consenso appare ancora instabile ed incerto: appena 4 italiani su 10 hanno già deciso quale lista votare; il 9% indica un partito, ammettendo che potrebbe cambiare idea. Il 13% è del tutto indeciso, mentre 38 elettori su 100 appaiono orientati all’astensione.


“Mentre sembrano per il momento limitati gli effetti del ritorno in tv di Berlusconi, con Forza Italia che resta posizionata intorno al 17%, il voto del 25 maggio – afferma il direttore di Demopolis Pietro Vento – si profila sempre di più come una sfida elettorale tra Renzi e Grillo. Se si votasse oggi, il PD otterrebbe il 33,2%, il Movimento 5 stelle il 25%. Ma entrambe le liste, in un mercato elettorale oggi molto mobile, possono contare su un bacino potenziale più ampio, che raggiunge il 39% per il partito di Renzi ed il 34% per il Movimento di Grillo”.


Tra gli elettori delle principali forze politiche sono ancora molti i dubbi a poco più di tre settimane dall’apertura delle urne. Secondo una analisi effettuata dall’Istituto Demopolis per il programma Otto e Mezzo, un quinto di chi potrebbe votare il Partito Democratico prende anche in considerazione l’ipotesi di astenersi, ma non indifferente anche se minoritaria è la porzione di quanti non escludono un voto per il M5S o la lista Tsipras.

Una situazione analoga si rileva in seno all’elettorato potenziale del Movimento 5 Stelle, politicamente molto trasversale: uno su quattro valuta, tra le opzioni, quella di restare a casa il 25 maggio, circa un quinto degli intervistati ammette che potrebbe anche optare per altre liste. I dubbi appaiono ancora più forti tra gli elettori potenziali di Forza Italia: se oltre un terzo valuta seriamente l’ipotesi di astenersi, una cospicua minoranza – secondo i dati dell’Istituto Demopolis – non esclude un voto per il M5S o per altre liste, quali NCD, Lega, Fratelli d’Italia e perfino, sia pur marginalmente, il PD di Renzi.

Nota informativa - L’indagine è stata condotta il 28 e il 29 aprile 2014 dall’Istituto Demopolis, diretto da Pietro Vento, su un campione stratificato di 1.256 intervistati, rappresentativo dell’universo della popolazione italiana maggiorenne. Direzione della ricerca a cura di Pietro Vento, con la collaborazione di Giusy Montalbano e Maria Sabrina Titone. Supervisione della rilevazione demoscopica con metodologia cati-cawi di Marco E. Tabacchi. Metodologia ed approfondimenti su: www.demopolis.it

Fecondazione, boom di domande per l'eterologa: 3400 in 22 giorni

Fecondazione, boom di domande per l'eterologa: 3400 in 22 giorni

Lo rivelano i dati dei Centri Cecos Italia. Una conseguenza dopo la sentenza Consulta. "Servono linee guida precise, non è possibile dare risposte certe agli aspiranti genitori"di VALERIA PINIFecondazione, boom di domande per l'eterologa: 3400 in 22 giorni
Sono circa 3.500 i contatti e le richieste di coppie per accedere alla fecondazione eterologa in soli 22 giorni, da quando, lo scorso 9 aprile, la Consulta ha dichiarato incostituzionale il divieto di eterologa della legge 40. Email e telefonate che sono arrivate nei centri di fecondazione Cecos Italia.

Dal giorno successivo alla sentenza della Corte Costituzionale, Cecos Italia ha avuto a che fare con decine di quesiti.  Una media di 150 al giorno. Domande alle quali però l'associazione, che raggruppa una rete di centri di fecondazione pubblici e privati in cui si effettuano circa 10 mila cicli l'anno, non è riuscita a rispondere in modo certo. Accanto alla rete Cecos, nel nostro paese si occupano di fecondazione molte altre strutture sanitarie. Per questo altre centinaia di quesiti potrebbero essere arrivate in altri centri italiani in questi giorni. 

LEGGI I centri: "Siamo pronti"di CATERINA PASOLINI

"Servono linee guida".  "Tutte le coppie fanno la stessa domanda: qual è l'iter da seguire per la fecondazione eterologa?. Chiedono se ci sono liste di attesa, quali sono i costi, le procedure tecniche, le garanzie del centro". Sono "coppie consapevoli che vogliono risposte certe - spiega  Elisabetta Coccia, presidente Cecos e docente di Ginecologia e Ostetricia all'università di Firenze - e rimangono sorprese del fatto che ad oggi non sono state emanate linee guida dal ministero della Salute, nonostante noi società della riproduzione abbiamo dato la nostra totale disponibilità a un tavolo tecnico di confronto. E' necessario che il ministero della Salute dia delle indicazioni chiare attraverso delle linee guida". Il punto è che, anche se i Centri sarebbero "tecnicamente" pronti ad effettuare questo tipo di interventi, sottolinea l'esperta, "non potremo partire se il ministero non darà indicazioni per chiarire il quadro di riferimento". Molte famiglie in attesa dovranno aspettare ancora un poco per chiarire i loro dubbi. Non sono state ancora pubblicare le motivazioni della sentenza della Corte Costituzionale e probabilmente in seguito il ministero della Salute si occuperà delle linee guida sull'eterologa.


"Ricevo circa cinque domande al giorno. In tutto il paese le richieste dovrebbero essere migliaia. Le coppie sono impazienti di avere spiegazioni su come fare la fecondazione eterologa  nel nostro paese - dice Andrea Borini presidente della Società italiana di Fertilità e sterilità - . Ora che sanno che le cose in Italia sono cambiate vogliono fare tutto qui. Sono situazioni delicate e preferiscono stare vicino casa. Fra l'altro uno dei problemi dei viaggi all'estero è che i costi sono elevati. Servono spiegazioni che per ora non possiamo dare".  Ma quanto dovranno aspettare ancora questi futuri genitori per avere risposte precise? "Penso che le risposte siano vicine, poco più di un mese".

LA SCHEDA La legge 40 compie 40 anni

Molte richieste di ovodonazione. Ad aumentare, nei centri Cecos, sono soprattutto "la richieste di ovodonazione e non solo limitatamente all'età di accesso all'eterologa". Sono molte, infatti, le donne la cui fertilità è stata compromessa a causa di neoplasie o menopausa precoce o per interventi chirurgici. Ci sono inoltre i casi in cui la donna è fertile ma è portatrice di una malattia genetica, o quelli in cui i ripetuti tentativi fallimentari  portano la coppia stessa a intraprendere altre strade.
fonte Repubblica.it

La copertina di Crozza – Ballarò del 29/04/2014

La copertina di Crozza – Ballarò del 29/04/2014.

Crozza

Rinnovabili, ancora tagli retroattivi. Fiper: «Il governo Renzi come Letta»

Rinnovabili, ancora tagli retroattivi. Fiper: «Il governo Renzi come Letta».

RinnovabiliPrima la riduzione del 15% del credito di imposta a favore dei cittadini allacciati alle reti di teleriscaldamento a biomassa, ora la modifica dell’aliquota in cui viene tassato il reddito agricolo definendo la soglia del 25%.
La bozza del DL Irpef (comma 1 dell’articolo 22- vedi allegato), modifica a partire dal periodo di imposta 2014, la determinazione del reddito imponibile derivante dalla produzione e cessione di energia elettrica e calore da fonti rinnovabili agroforestali,  fotovoltaiche e biocarburanti prodotti da imprese agricole. Ciò significa che tutte le entrate che derivano dalla produzione di energia pulita saranno tassate al 25%, mentre finora quelle entrate, costituendo ‘reddito agricolo’, erano tassate tramite rivalutazione delle rendite catastali  al 4%!
Commenta Righini: «Siamo sconcertati e molto preoccupati da questo sistema di politica che crea incertezza e instabilità, visto che vengono disattese con effetto retroattivo misure di incentivazione previste per legge, con l’inevitabile conseguenza di scoraggiare nuove attività industriali e attirare investimenti italiani ed esteri in questo settore».
Continua Righini: «Siamo consapevoli dell’urgenza di garantire la copertura finanziaria per l’aumento degli 80 Euro promessi da Renzi, tuttavia non si capisce perché si colpiscano solo le PMI agricole e forestali o i cittadini allacciati al teleriscaldamento e non si agisca con altrettanta incisività sui grandi produttori di energia elettrica da biomassa che beneficiano del coefficiente k=1,8 sui certificati verdi.
Se si fosse diminuito all’interno del provvedimento “Destinazione Italia” o nel recente DL IRPEF anche solo il 10% del valore dell’incentivo riconosciuto alla produzione di energia elettrica da biomasse legnose derivante dai grandi impianti (450 MWe),come più volte proposto da FIPER, stimato approssimativamente dalla Federazione nell’ordine di 450 milioni/annui, il gettito prodotto sarebbe stato di 45 milioni annui.  Allora perché due pesi, due misure? Ovvero l’applicazione della retroattivitàin un caso e il richiamo al diritto acquisitonell’altro?»
Conclude Righini: «Con rammarico, ci sembra che anche sul “Rottamatore” l’abbia vinta la lobby degli energivori e dei grandi gruppi energetici. Rimaniamo in attesa di una reale smentita, augurandoci che venga in tempi strettissimi emanato il decreto sui sottoprodotti, revisionato lo schema di decreto sull’efficienza energetica e rimodulato l’incentivo sulla produzione di energia elettrica – termica da biomasse come segnalato dall’Antitrust. Su questo ultimo punto si gioca la credibilità del Governo, che a giorni dovrà uscire con la proposta “spalma incentivi”. Vedremo se si vuole davvero puntare alle fonti rinnovabili o se queste sono uno slogan da usare solo in campagna elettorale».
Da greenreport.it

FESTA DEL LAVORO

FESTA DEL LAVORO (Mannelli).

Mannelli

Arriva la riforma del pubblico impiego

Arriva la riforma del pubblico impiego (LUISA GRION).

PA
ROMA  - «Beccare» i fannulloni e «stanare» i bravi.
Rivoluzionare la busta paga e il ruolo dei «troppi» dirigenti, svecchiare la burocrazia, sia in termini di età media di chi ci lavora che quanto a processi utilizzati: via la code, avanzi il digitale. Ecco le linee guida del la riforma della Funzione Pubblica modello Matteo Renzi- Marianna Madia. Una riforma che il premier e il ministro della Funzione Pubblica avvieranno oggi in Consiglio dei ministri e che si concretizzerà nella prossime settimane in due atti, un disegno di legge delega e un decreto che dovrebbe contenere provvedimenti di semplificazione.
Mettere mani nella macchina dello Stato, non sarà facile, ha commentato Renzi parlando a «Porta a Porta»: «È la cosa più difficile che possiamo fare non basta la Nasa, forse i Marines».
Il premier, rispondendo alle critiche dei sindacati finora esclusi dalla partita, precisa che «le persone saranno coinvolte e sfidate con metodi che sorprenderanno»: non ci sarà un referendum «ma una forma di consultazione» online; l’obiettivo sarà rendere la funzione pubblica «accessibile, trasparente, semplice, a portata di tutti». Vasta la materia trattata: «Ci saranno molte cose che faranno discutere, si va su vari settori: dalla giustizia amministrativa alla retribuzione, alla licenziabilità dei dirigenti». Di diversi capitoli in realtà già si profila la struttura: fra i più importanti dovrebbero esserci quelli che cambieranno la vita ai dirigenti e svecchieranno, anche anagraficamente, il popolo degli oltre tre milioni di statali. Al vertice i cambiamenti saranno notevoli: al di là dei 240 mila euro annui lordi massimi all’anno previsti come stipendio, la parte variabile del loro stipendio non sarà a pioggia, ma legata al merito e all’andamento del Paese: se l’economia va male i premi salteranno. Per i tremila dislocati nei ministeri torneranno al «ruolo unico» già lanciato dall’ex ministero Bassanini e abolito dal successore Frattini. Le assunzioni non saranno
fatte dai singoli dicasteri, ma dallo Stato, quindi i le posizioni ruoteranno e i ruoli saranno a termine. Per loro «ci sarà una sorta di contratto a tempo determinato e i più furbi vanno beccati» ha precisato Renzi . Per i dipendenti, al contrario di quanto lasciato intendere dagli 85 mila esuberi («indicativi» secondo Renzi) di cui parlò Cottarelli nella spending review «non ci saranno licenziamenti», ma anche qui l’obiettivo sarà «beccare i fannulloni e premiare i bravi». Ci sarà una maggiore mobilità (come i premi al merito molte volte annunciata, ma scarsamente applicata) e un ricambio generale dei vertici che coinvolgerà soprattutto la dirigenza, con una staffetta generazionale che – rimettendo mano all’attuale blocco del turn over – passerà attraverso i prepensionamenti e punterà ad abbassare l’età media dei dipendenti (oggi fra le più alte in Europa). Guardando alle semplificazioni, Pin unico a parte, fra i provvedimenti ci sarà un capitolo municipalizzate e uno che riguarderà le gare pubbliche, con l’obiettivo di abbattere i ritardi legati ai ricorsi al Tar.
Da La Repubblica del 30/04/2014.

“IL TAV BRENNERO È INUTILE” LO DICE LO STUDIO SECRETATO


“IL TAV BRENNERO È INUTILE” LO DICE LO STUDIO SECRETATO (Giorgio Meletti).

Il brenneroIL DEPUTATO M5S FRACCARO RIVELA IL DOCUMENTO DELL’UNIVERSITÀ DI INNSBRUCK DAL 2006 IL GOVERNO SI RIFIUTAVA DI RENDERLO PUBBLICO: DATI SCONCERTANTI.
Il documento era secretato da otto anni, e solo pochi giorni fa il deputato altoatesino Manfred Schullian della Südtiroler Volkspartei aveva incassato l’ennesimo diniego dal ministero dei Trasporti all’ennesima richiesta di renderlo pubblico. È stato un intraprendente deputato M5S di Trento, Riccardo Fraccaro, a scovare una copia della relazione, un migliaio di pagine, scritta nel 2006 da Peter Lercher della facoltà di Medicina di Innsbruck. Lo studio era stato commissionato dalla Bbt, la società mista italo-austriaca che sta costruendo il nuovo tunnel del Brennero dell’alta velocità ferroviaria, 56 chilometri da Innsbruck a Fortezza. Si trattava di studiare l’impatto dell’opera per valutare i benefici per gli abitanti dello spostamento del traffico merci dall’autostrada A22 del Brennero e dalla ferrovia tradizionale alla nuova linea scavata sotto le montagne.  

SFOGLIANDO lo studio si capisce perché sia stato così gelosamente nascosto in questi anni. Secondo gli esperti gli effetti positivi sull’ambiente sarebbero trascurabili, per la semplice ragione che lo spostamento di traffico dalla gomma alla rotaia semplicemente non è previsto. Nel 2006, quando lo studio fu consegnato, la previsione era di avere il nuovo tunnel in esercizio per il 2015, ma oggi, pur in assenza di opposizioni tipo Val di Susa, l’opera non va avanti. Due anni fa a fronte di una divergenza non da poco tra i due partner sul costo dell’opera – 8 miliardi secondo l’Italia, 24 secondo la Corte dei Conti austriaca – il governo di Vienna ha annunciato che, non avendo i soldi, rinviava l’inizio degli scavi per il tunnel al 2016.
   Restano i calcoli su cui hanno lavorato i medici di Innsbruck, secondo i quali al 2015 il nuovo tunnel sarebbe stato in grado di assorbire solo la crescita di traffico su gomma prevista, lasciando sulla A22 un numero di Tir esattamente uguale al passato. Secondo quelle previsioni, nel 2012 avrebbero viaggiato sulla A22 41 milioni di tonnellate di merci, riducibili a 32 con l’entrata in funzione del nuovo tunnel ferroviario. Invece nel 2012 le merci trasportate su gomma non hanno superato le 29 tonnellate, senza tunnel.
   A dimostrazione dell’inutilità della nuova costosissima ferrovia, il comitato NoTav del Brennero ha pubblicato sul sito http://www.notavbrennero.info   un’analisi del documento rivelato da Fraccaro, dalla quale emergono dati sorprendenti. Lo scienziato Lercher calcola che l’effetto più significativo della nuova opera sarebbe una minor rumorosità, soprattutto notturna, non dei Tir ma dei treni merci: sono loro , secondo i suoi studi, a rovinare nell’Alta Valle Isarco il sonno e la salute di adulti e bambini, diffondendo depressione, ansia e ipertensione. Benefici insufficienti, dice peraltro lo studio: nessun miglioramento decisivo si avrebbe sul fronte dell’inquinamento dell’aria determinato dagli autotreni. Si scopre che nel futuro radioso della nuova ferrovia ad alta velocità le emissioni inquinanti dei Tir (ossidi di azoto, polveri sottili Pm10, anidride carbonica, monossido di carbonio e via elencando) si ridurrebbero per valori tra il 6 e il 12 per cento. Soprattutto, avvertono gli studiosi, questo sarebbe l’effetto non dell’investimento di decine di miliardi per costruire una ferrovia che per funzionare deve essere fatta tutta nuova da Innsbruck a Verona, ma semplicemente il risultato della prevedibile evoluzione tecnologica dei camion. 
   LA CONCLUSIONE dello studio è agghiacciante. I medici di Innsbruck non solo avvertono che “anche dopo la costruzione della galleria di base del Brennero rimarrà` un impatto residuo elevato sulla salute dovuto al rumore, in particolare a livello di fastidio, disturbo del sonno e trattamento dell’ipertensione e della depressione”, ma notano che, mentre si pensa alla costruzione del nuovo tunnel, sarebbe “opportuno compiere ogni sforzo per ridurre complessivamente i flussi di traffico anche sulla strada (in particolare durante la notte), in quanto le misure in questo senso costituirebbero un’ulteriore prevenzione degli effetti sulla salute”. Lo studio si conclude con l’appello per “l’immediata adozione di provvedimenti adeguati”. Bastava riportare i pedaggi della A22 al livello degli altri attraversamenti alpini, visto che più della metà del traffico pesante su quella autostrada è fatto da Tir che allungano lo strada perché lì costa meno. Poi la concessionaria prende i soldi dei pedaggi e finanzia la costruzione della nuova e inutile ferrovia. Di fatto in questi otto anni non si è fatto niente di quello che chiedevano i medici di Innsbruck, e ci si è limitati alla soluzione più pratica: secretare il loro studio.
Da Il Fatto Quotidiano del 30/04/2014.

MATTEO E PRANDELLI, LA SAGRA DEI NARCISI

MATTEO E PRANDELLI, LA SAGRA DEI NARCISI (Andrea Scanzi).

La bananaLe facce un po’ così di Prandelli e Renzi.
 La foto di Prandelli e Renzi, oltremodo ilari mentre brandiscono una banana, è uno degli scatti più diversamente affascinanti nella storia recente del genere umano. È una foto che trasuda mestizia estetica: Renzi sfoggia con allegrezza giuliva una vigorosa crescita dell’adipe e Prandelli, che comprensibilmente si vergogna come un cane, esibisce un sorriso forzato tipo Manuela Arcuri nell’indimenticabile spot per il libro del Mahatma Marra. È però anche una mestizia contenutistica. Come ha riassunto Il Foglio, il gesto di Dani Alves rischia di essere rovinato “dal circuito del politicamente corretto che pensa di salvarsi la faccia con qualche selfie”.
La trovata del difensore brasiliano è stata forse spontanea e forse – anzi, quasi certo – no. L’artefice dello slogan #SomosTodosMacacos è la Loducca, l’agenzia di marketing che gestisce l’immagine di Neymar, compagno di Dani Alves e primo a lanciare l’hashtag. La Loducca ha ammesso che l’operazione pubblicitaria era pronta da due settimane (infatti è già in vendita una t-shirt). Se quello della Loducca è un lucrare economico, quello altrui è narcisistico: un po’ di visibilità, qualche voto in più. 
   Di colpo si son ritrovati tutti antirazzisti e pure simpatici, doti di cui la politica italiana è notoriamente pregna. Alessandra Moretti ha dedicato la banana “a tutti quelli che giocano allo sfascio, senza mai assumersi la responsabilità di ricostruire il Paese”. Intento condivisibile, anche se forse più di banane non sarebbe male disquisire di legge Bossi-Fini: per abolirla, possibilmente. In una lettera a Dagospia, Brunetta è riuscito lisergicamente a partire da Dani Alves per arrivare a Berlusconi: “Ci dispiace per Altan, per Dagospia, ci dispiace per tutti coloro e sono tanti, e pure con poca fantasia, che su giornali, Twitter e Facebook hanno sempre chiamato Berlusconi il Banana (…) Ora che si fa? In fondo Dani Alves con il suo gesto geniale di mangiarsela, ’sta banana, ha svelato l’assurdità di quel linguaggio insultante”. Brunetta non ha mancato l’affondo: “Ora la banana fa bene, è tutta salute e buona propaganda. E allora Renzi se la frega subito (…) Renzi ha manifestato ancora una volta la sua natura intima di succhiaruote. Non è geniale di suo, ma arriva sempre primo tra quelli che copiano. È il numero uno nel mettersi in posa mangiando la banana con Prandelli, erigendosi così, gratis, a campione dell’antirazzismo, e spedendo subito la foto opportunity con la banana a tutti i giornali per la propaganda”. Una sintesi difficilmente confutabile, e mettono malinconia quei giornaloni “imparziali” che hanno trovato il modo di santificare Renzi pure per la paracul-banana. La foto aveva due intenti: mettere il cappello sul genio altrui e ostentare autoironia. Mostrarsi gggiovane e al passo coi tempi, cavalcando lo slogan del momento: se un giorno spopolasse l’hashtag #salvailfacocero, Renzi si farebbe verosimilmente ritrarre con due zanne e giurerebbe in Parlamento che lui ha dedicato tutta la sua vita alla difesa dei membri della famiglia Suidae. Il sottotesto della foto è chiaro: “Visto come siamo fighi? Visto quanto siamo autoironici?”. Peccato che né Renzi né Prandelli siano adatti alla parte. Entrambi rottamatori a metà, bravi a cavalcare gli slogan (“codice etico”, “cambiare verso”) salvo poi muoversi come corazzieri fedeli e gattopardi instancabili. Non c’è paese meno autoironico dell’Italia né cosa più triste di un paese immobile che si finge sbarazzino: non è credibile. E mette tanta tristezza.
Da Il Fatto Quotidiano del 30/04/2014.

Mediaset, Berlusconi ora rischia l’arresto L’ex premier: “Un golpe”

Mediaset, Berlusconi ora rischia l’arresto L’ex premier: “Un golpe” (Francesco Bei).

Ellekappa
Dopo gli attacchi ai pm, possibile revoca dei servizi sociali Ieri la prima visita del Cavaliere a Cesano Boscone.
ROMA  - Berlusconi rischia grosso. I suoi attacchi al capo dello Stato, le sue accuse di «golpe» per la sentenza Mediaset, lo stanno portando dritto verso la revoca dell’affidamento ai servizi sociali. Sono le 15.56 quando l’Ansa batte da Milano una notizia bomba: le parole pronunciate dall’ex Cavaliere nel corso dell’intervista con Corrado Formigli a Piazza pulita «sono al vaglio del Tribunale di Sorveglianza di Milano». I giudici per ora hanno solo fischiato un fallo. Ma certo se Berlusconi continuasse su questo registro la sua campagna elettorale andrebbe dritto contro le prescrizione del Tribunale, che gli ha imposto il divieto di diffamare i magistrati e la raccomandazione di mantenersi «nell’ambito delle regole della civile convivenza, del decoro e del rispetto delle istituzioni».

Rispetto che, evidentemente, è mancato. Come mette in guardia il vicepresidente del Csm, Michele Vietti, «chi pensa di far campagna
elettorale utilizzando il presidente della Repubblica scherza col fuoco». E tuttavia Berlusconi insiste. Ieri a Mattino cinque ha rincarato la dose. Bollando di nuovo come «colpo di Stato» la sentenza Mediaset e insistendo sulla necessità che Napolitano dovesse concedergli la grazia («pensando a lui mi viene in mente il film “Profondo rosso”»).
Sul presidente della Repubblica la polemica è frontale e ripete accuse già note: «Nel giugno del 2011 mentre ero in carica lui già riceveva al Colle Monti per fare un esecutivo tecnico». Ancora più dure le considerazioni su Beppe Grillo ed il Movimento Cinque Stelle paragonato ad una «setta» mentre l’ex comico genovese è accostato a «Hitler».
Sulla questione della mancata grazia, ieri su Huffingtonpost lettera aperta di Cicchitto e Quagliariello a Berlusconi: Altro che traditori, se ci avessi dato retta avresti ottenuto la grazia».
Da La Repubblica del 30/04/2014.

IL PIFFERAIO MAGICO RENZI: ANNUNCI, MINACCE E RINVII


IL PIFFERAIO MAGICO RENZI: ANNUNCI, MINACCE E RINVII (Wanda Marra).

RenziIN SENATO PARLA DI DIMISSIONI, A “PORTA A PORTA” SPIEGA CHE SULLA PA INDICHERÀ SOLO LINEE GUIDA. E PER LA CAMPAGNA ELETTORALE PUNTA SU PALAZZO CHIGI.
Mentre qualcuno fa solo campagna elettorale, noi siamo qui a lavorare”. Matteo Renzi, versione premier, a Porta a Porta. Non è proprio uno slogan elettorale, ma ci assomiglia. Peccato che il lavoro da presidente del Consiglio, quello che nelle sue intenzioni deve essere il biglietto per vincere (e magari stravincere) alle europee è evidentemente più complicato di quel che sembra. Prendiamo la giornata di ieri, quando minaccia per due volte le dimissioni, una di mattina a Palazzo Madama, e una di sera in tv (“Io non ci sto a tutti i costi. Io ci sto se posso cambiare le cose. Se vogliono qualcuno che le cose le abbuia prendano un altro”) e nello studio di Bruno Vespa utilizza una formula rivelatrice, a proposito della Pa: “Noi raccontiamo le riforme”.
Prima parte della mattinata al gruppo del Pd, dove Renzi va a proporre una mediazione sul Senato, con una soluzione sull’eleggibilità che però ancora non c’è (ipotesi di lavoro: lasciare alle Regioni la facoltà di individuare il metodo per l’elezione dei consiglieri regionali che andranno a comporre il futuro Senato). Mentre quello che c’è di certo è un ulteriore slittamento di tempi: il testo base in Commissione arriverà il 6 maggio, forse la stessa Commissione riuscirà ad approvarlo prima del 25. Forse. Quel che è certo è che in Aula arriverà dopo. Renzi dà una nuova dead line per l’approvazione in prima lettura: il 10 giugno. Si preferisce evitare la drammatizzazione in Aula prima delle elezioni, anche perché con la necessità di tutti in campagna elettorale di piantare la propria bandierina, visti i numeri, può succedere di tutto. Meglio rimandare a dopo. A proposito di rimandi, eccone un altro annunciato dallo stesso presidente del Consiglio. Per oggi era previsto il Cdm sulla Pa. “Non faremo un decreto, ma solo le linee guida della riforma”, dice Renzi a Porta a Porta. Anticipazioni: “dirigenti a tempo determinato”, “premi di produzione variabili”, criteri per “beccare quelli furbi”, “lavorare sull’età media” che è troppo alta. Poi, in programma c’è la riduzione degli stipendi degli statali, a partire da chi guadagna più di 90mila euro. Misure del genere si possono fare a tre settimane e mezzo dal voto, con tutte le categorie coinvolte (magistrati, medici, diplomatici, militari, ministeriali) pronte alla ribellione almeno nell’urna? Lui lo sa: “La cosa più difficile che possiamo fare è cambiare la pubblica amministrazione e lì non ci basta nemmeno la Nasa, forse i Marines”. 
   NON È FACILE per un premier che ha annunciato grandi riforme, molto difficili da realizzare, portare avanti una campagna elettorale con Grillo e Berlusconi, che lui stesso definisce “professionisti”. Senza contare che il Renzi precedente ha sempre puntato sulla rottura. Non a caso, ieri sera c’è stato un punto tra lui e Lorenzo Guerini, vicesegretario Pd, per capire come gestirla questa campagna. La filosofia di fondo la spiega Stefano Bonaccini, responsabile Enti locali Pd, che ci sta lavorando a livello anche fattuale. Niente cedimenti all’alzata dei toni grillini: “Grillo vuole trasformarla in un referendum su Renzi e ilgoverno. Per questo confonde l’elezione del Parlamento europeo con quello italiano”. E poi, spiega che c’è molta attenzione anche alle amministrative (dove vanno al voto 4000 comuni e 27 capoluoghi), con l’intenzione di strappare alla destra Piemonte e Abruzzo. Renzi dovrebbe andare a Bari e Firenze, Modena e Reggio Emilia. Dovrebbe scegliere anche comuni simbolo come Prato e Sassuolo. La chiusura in una piazza, non in un teatro, modello Bersani. E intanto, Youdem sotto la gestione di Francesco Nicodemo si lancia in iniziative “rock”: chiedendo, per esempio, alle capolista di fare la loro playlist in trasmissione. Un po’ di leggerezza serve.
Da Il Fatto Quotidiano del 30/04/2014.

MATTEO C’È POSTA PER TE È GRATIS

MATTEO C’È POSTA PER TE È GRATIS (Wanda Marra).

Legge truffa
NELLA CONFERENZA STAMPA DI METÀ MESE IL PRIMO MINISTRO AVEVA ANNUNCIATO LA CANCELLAZIONE DELLE TARIFFE AGEVOLATE PER I POLITICI. NEL DECRETO LA SORPRESA: IL TAGLIO ARRIVA DOPO LE EUROPEE.
Aboliamo le tariffe postali agevolate per i candidati. Lo facciamo per loro. Amici candidati non vi conviene: andate a intasare le cassette della posta dei cittadini che si arrabbiano e non vi votano”. Così Matteo Renzi nella conferenza stampa del 18 aprile. Quella – per intendersi – del Cdm dedicato a dare i famosi 80 euro in più al mese agli italiani. Un appello accorato, persuasivo: “Trovate altri modi per comunicare, andate tra la gente”, diceva un Renzi ispiratissimo. D’altra parte per lui, social network, bagni di folla e tv sono all’ordine del giorno da tempi ormai immemorabili. E insomma, “Chi ve lo fa fare di buttare i soldi? Non è più come prima, aprire la cassetta postale” e trovare i volantini elettorali “è controproducente”. 
   TUTTO CHIARO . Ma c’è un però. Basta andare in un qualsiasi comitato elettorale per le prossime europee, per trovare candidati e volontari intenti a chiudere buste e incollare francobolli. Ma come, le agevolazioni postali non erano sparite, cancellate con un colpo di spugna dal governo? Nel decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 24 aprile, “Misure urgenti per la competitività e la giustizia sociale (Per un’Italia coraggiosa e semplice)” all’articolo 18 si scopre l’arcano. Sotto la voce “abolizione di agevolazioni postali” si legge: “A decorrere dal 1° giugno 2014, le tariffe postali agevolate (…) sono soppresse”. Occhio alla data: il primo giugno, ovvero una settimana dopo le europee. Per questa campagna elettorale, insomma, non se ne fa niente. Con un sospiro di sollievo da parte dei partiti, che possono continuare a godere di qualche beneficio economico. E si vedono rimandata la misura anti – casta tanto sbandierata, quanto poco gradita. 
   Che c’erano state molte resistenze lo aveva fatto capire lo stesso premier in conferenza stampa: “Non tutti erano d’accordo. Si sono fidati di me e Padoan”. E in effetti, durante il Cdm molti ministri avevano preso la parola per contrastare questa misura, in nome delle loro formazioni di provenienza. Sembrava non dovessero spuntarla. 
   NELLA BOZZA del decreto a Cdm ancora in corso la formulazione era diversa: “A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto, le tariffe postali agevolate (…)sono soppresse”. Insomma, uno stop immediato. Ma evidentemente nella fase di scrittura finale del testo, qualcosa è cambiato. Il premier, evidentemente , è stato costretto a cedere alle pressioni dei partiti. Che sia stato un cambio dell’ultimo secondo utile lo dice anche il fatto che a Palazzo Chigi ieri in molti non si erano neanche accorti del fatto che la data era stata posticipata. Poi da fonti ufficiali arriva la spiegazione: “Ci siamo resi conto che non era possibile far entrare la norma in vigore subito. È una questione di par condicio, rispetto ai candidati: alcuni hanno già speso, altri non l’hanno ancora fatto. Non potevamo cambiare le regole in gioco a metà della campagna elettorale”.
Da Il Fatto Quotidiano del 30/04/2014.

La legge del branco

La legge del branco (Massimo Gramellini).

La legge del branco
Prima di abbozzare un pensiero sui poliziotti che ieri, durante il congresso di un loro sindacato, hanno salutato con un’ovazione i tre colleghi che nel 2005 a Ferrara ammazzarono di botte il diciottenne Federico Aldrovandi senza un vero perché, provo a infilarmi nelle loro teste. Si sentono vittime, è chiaro. Come tutti, in questo strano Paese. Ce l’hanno con l’opinione comune che ha chiamato assassini i loro colleghi, anche se la sentenza definitiva sostiene che non avevano la volontà di uccidere. E ce l’hanno con i magistrati che hanno fatto scontare sei mesi di carcere ai condannati (gli altri tre anni della pena erano coperti dall’indulto), nonostante in casi analoghi non sia quasi mai accaduto. Il motore di quell’applauso è dunque il solito di tutte le ribellioni italiane: lo spirito di casta accerchiata. La legge di un branco che reclama per sé l’impunità, ragionando in modo non dissimile dalle bande di ultrà che fronteggia per le strade.
Con l’aggravante che i poliziotti sono dipendenti dello Stato: non rappresentano una fazione, ma il garante delle regole del gioco.
La sciagurata ovazione di ieri è il danno peggiore che potessero fare a se stessi. Non hanno soltanto mancato di rispetto a quel povero morto e ai suoi familiari. Hanno fornito un pretesto corposo alle prossime provocazioni che riceveranno nelle piazze. E nuovi argomenti a chi, fin dai tempi del G8 di Genova, li accusa a torto o a ragione di comportarsi come i cattivi, quelli da cui dovrebbero proteggerci, e di prendersela con i deboli, quelli che dovrebbero proteggere.
Da La Stampa del 30/04/2014.

L’AMACA del 30/04/2014 (Michele Serra)

L’AMACA del 30/04/2014 (Michele Serra).

Al meritato trionfo planetario del calciatore Dani Alves, che con un solo morso ha digerito il razzismo e a quest’ora lo avrà già evacuato, corrisponde l’onta totale del tifoso del Villareal che ha lanciato la banana in campo, di qui in poi Imbecille Globale, ridicolizzato, espulso a vita, braccato dai media di mezzo mondo (ed è la condanna più atroce). Poiché essere di sinistra è spesso un peso, confesso di pensare a lui, in queste ore, con qualche apprensione: perché è davvero ultimo tra gli ultimi, negletto, ridicolizzato, per giunta neanche autorizzato a prendersela con le caste o le banche o il gruppo Bielderberg, essendo lui stesso il mandante indiscusso della propria minchioneria.
Gli rimane una sola via di salvezza. Impervia ma possibile. Accettare la gogna e consegnarsi docilmente ai talk show e alle interviste; calarsi nel ruolo, per altro confacente, del razzista energumeno; confidare che quel ruolo spregevole, lievitando lievitando, lo elevi fino al livello, che non si nega a nessuno, della Fama Purchessia; segue nascita di un fan club; proposte di matrimonio di ragazze criminofile; contratto per libro e film; candidatura in partito xenofobo; insomma un ruolo nella società.
Da La Repubblica del 30/04/2014

Inquisiti da esportazione


Inquisiti da esportazione (Marco Travaglio).

Elezioni-Europee
Siccome, con l’Italicum, continueremo a votare per i deputati nominati dai partiti, mentre col Senato delle Autonomie verranno abolite direttamente le elezioni e i senatori li sceglieranno i consigli regionali cioè i partiti, e lo stesso accadrà con la finta abolizione delle province, teniamoci strette le elezioni europee, che rischiano di essere le sole democratiche con quelle comunali. Si vota col proporzionale e i candidati, ovviamente scelti dai partiti (a parte i 5Stelle, che li han fatti selezionare dagli iscritti al blog di Grillo), dovranno sudarsi le preferenze a una a una. È il caso dunque di conoscerli un po’ meglio e, nel caso, di evitarli. Salvo smentite, pare che le sole liste senza inquisiti né condannati siano 5Stelle, Verdi-Green Italia e la Lega Nord (l’Altra Europa con Tsipras schiera invece Luca Casarini, che rivendica le sue condanne per manifestazioni proibite, blocchi ferroviari e comizi troppo accesi,nulla a che fare coi soldi). 
Forza Italia ha escluso l’impresentabile Scajola (è incensurato) per far posto a imputati e condannati. Aldo Patriciello è pregiudicato per finanziamento illecito. Raffaele Fitto ha una condanna in tribunale a 4 anni per corruzione, finanziamento illecito e abuso. Franco Bonanini, ex presidente del Parco delle Cinque Terre, arrestato e imputato per truffa allo Stato, falso, abuso, corruzione, concussione, violenza privata e calunnia, eletto nel 2009 col Pd, si ricandida ma con FI. Giampiero Samorì è indagato per associazione per delinquere nel crac della Banca Tercas. Clemente Mastella è stato appena assolto in un processo, ma ne ha altri, fra cui uno appena avviato per associazione per delinquere. Innocenzo Leontini è indagato per peculato nella Rimborsopoli siciliana (soldi pubblici spesi in gioielleria e in una multa). 
   Anche Fratelli d’Italia, nel suo piccolo, s’ingegna. Agostino Ghiglia ha una vecchia condanna a 9 mesi per un’aggressione fascista a Torino. Gianni Alemanno è indagato per finanziamento illecito. E Antonio Iannone, presidente della Provincia di Salerno, è indagato per abuso d’ufficio nella gestione di Asl e Cofaser. 
   Il Nuovo Centro Destra, per distinguersi dal vecchio, schiera Giuseppe Scopelliti, appena condannato in tribunale a 6 anni per abuso d’ufficio e perciò costretto a dimettersi da governatore di Calabria: ma come eurodeputato sarà perfetto, per fare un po’ vetrina all’Italia. Paolo Romano, presidente del consiglio regionale in Campania, è indagato per Rimborsopoli (peculato). Guido Podestà è imputato per le firme false alle Regionali lombarde del 2010. Il ministro Maurizio Lupi, indagato per abuso d’ufficio a Tempio Pausania per la nomina del presidente del Porto, è stato appena archiviato, ma han deciso di candidarlo lo stesso. Ncd si presenta in tandem con l’Udc, che porta il suo tributo alle quote marron con il segretario Lorenzo Cesa: già arrestato nel ’93 e condannato in primo grado a 3 anni e 3 mesi per corruzione nello scandalo Anas e poi salvato da un cavillo e dalla prescrizione, Cesa è di nuovo indagato per finanziamento illecito nell’affaire Finmeccanica: non per nulla è capolista al Sud. 
   Il Pd s’ispira al motto “gli altri sono peggio di noi”, dunque centellina le quote marron un po’ al di sotto di quelle altrui. Renato Soru è imputato per un’evasione fiscale plurimilionaria nei paradisi fiscali e indagato per falso in bilancio e aggiotaggio. Nicola Caputo, consigliere in Campania, è indagato per truffa e peculato nella Rimborsopoli regionale (migliaia di euro di fondi istituzionali spesi in “bibite”), perciò la Commissione di garanzia del partito lo escluse dalle liste delle politiche 2013: ma ora per l’Europa va benissimo. Come la collega Anna Petrone, anche lei indagata per peculato. Il sindaco di Ischia, Giosi Ferrandino, è invece imputato per falso ideologico e abuso: avrebbe disboscato una collina per costruire una caserma della Forestale, deputata proprio a evitare scempi ambientali. Viva l’Italia, viva l’Europa.
Da Il Fatto Quotidiano del 30/04/2014.