lunedì 4 agosto 2014

Così lo Stato si prende cura delle famiglie

Così lo Stato si prende cura delle famiglie (Ferruccio Sansa).

Storia di una madre coraggiosa e della burocrazia feroce.
Così lo Stato “tutela” la famiglia.
Quando perdi il marito e poi il figlio, una manciata di mesi dopo, non c’è altro spazio per il dolore. E, però, ti fa male vedere che lo Stato, invece di aiutarti, ti tormenta. Ti perseguita, quasi. Ecco una storia esemplare di come l’Italia sappia essere ingiusta.
Quando perdi il marito e poi il figlio, una manciata di mesi dopo, non c’è altro spazio per il dolore. E, però, ti fa male vedere che lo Stato, invece di aiutarti, ti tormenta. Ti perseguita, quasi.   Monica e Giovanni Cornara a San Giuliano Milanese erano più di una coppia, erano un punto di riferimento per tutti. Lei ostetrica. Lui pediatra di questo paesone dell’hinterland milanese. Insieme erano l’anima di un banco di solidarietà per i poveri. Con loro i cinque figli, frutto di un amore che durava da tutta la vita.
Di una fede che era dono e lavoro quotidiano. La fiducia nella vita li aveva portati ad adottare ancora un bambino. Non importava che avesse un handicap: il giorno che era entrato in casa era già loro figlio. Il sesto.   Poi la sorte si capovolge. Li mette alla prova come Giobbe. Una mattina del settembre 2012 Giovanni muore nel suo studio. Monica non cede, al funerale – davanti al paese ammutolito – pronuncia parole di gratitudine. Ma tre mesi dopo il destino si prende anche il figlio maggiore mentre scia.   Monica resiste con una forza che pare sovrumana e invece è piena di umanità. Accanto a lei la presenza misteriosa, ma viva, di Giovanni e di Giacomo. Eppure oggi quando la senti avverti una nota di amarezza. Non per il dolore cui è riuscita a dare un senso. No, a esasperarla sono lo Stato e la burocrazia che le richiedono continui adempimenti, che le rubano tempo e denaro. Racconta: “Ho dovuto pagare due volte le tasse di successione, perché mio figlio per legge prima di morire è stato erede di suo padre”, dice senza lamentarsi, anche se così se ne sono andati 16mila euro. Sono le regole. Ma è solo l’inizio: “Poi è arrivato il tribunale che si rifiutava di fare l’inventario dei beni e mi costringeva a rivolgermi a un notaio”. Altro tempo, altri soldi. Ma il calvario era appena iniziato: la pensione di reversibilità per legge va divisa tra tutti i figli rimasti. Ora per lo Stato hanno un reddito (non importa che siano 300 euro al mese), così perdono i benefici cui avrebbero diritto se il padre fosse vivo. La borsa di studio del ragazzo universitario, le riduzioni per studenti sui mezzi pubblici, perfino l’esenzione dal bollo auto come madre di un minore con handicap. Fino alla goccia finale: il bambino disabile al cento per cento non avrà più diritto all’indennità perché risulta avere un reddito.   Una fatica senza sosta: bolli, sei dichiarazioni dei redditi, soldi guadagnati dal padre e succhiati dallo Stato. Monica non cerca compassione: “Non lo dico per noi, riusciamo a campare. È una questione di principio. Così invece di aiutare una famiglia, la sfiniscono”. Monica non lo dice, ma in questa Italia è più facile conservare la fede in un Dio invisibile che in uno Stato che tormenta una donna rimasta sola. Mentre prevede sempre scappatoie per evasori e potenti.

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