venerdì 1 agosto 2014

Fratoianni: «Vuole vincere da solo? Ce ne faremo una ragione»

da il manifesto

Fratoianni: «Vuole vincere da solo? Ce ne faremo una ragione»

Intervista. Il coordinatore di Sel: il premier risponda nel merito, il confronto muscolare lo lasciamo a lui
Ono­re­vole Nicola Fra­to­ianni, Renzi vi ha cac­ciato dalle alleanze future. Ha detto: «Una mag­gio­ranza con chi mi accusa di stu­prare la Costi­tu­zione non la farei: vin­ce­remo le regio­nali senza di loro».
Sono basito. L’impressione è che Renzi fati­chi a tro­vare gli argo­menti alle obie­zioni che noi fac­ciamo e quindi ci voglia solo zit­tire. La sua è pro­pa­ganda: noi non siamo Grillo, non par­liamo di ’stu­pro alla Costi­tu­zione’ né di ’colpo di stato’. Cri­ti­chiamo in modo duro una riforma che per noi è sba­gliata. Le alleanze non c’entrano niente, con­ti­nue­remo a par­lare di con­te­nuti. Gli ricordo solo che senza i voti di Sel oggi a Palazzo Chigi ci sarebbe Forza Ita­lia. E in molte realtà ter­ri­to­riali dove il cen­tro­si­ni­stra è buon governo, avreb­bero vinto le destre.
Lui è con­vinto che il suo Pd ce la farà da solo.
I demo­cra­tici nei ter­ri­tori la pen­sano come lui? In Sar­de­gna senza i voti di Sel l’alleanza non avrebbe vinto. E in Cala­bria il Pd si vuole alleare con l’Ncd di Sco­pel­liti? E vuole con­se­gnare la Puglia alle destre di Fitto e but­tare fuori, senza una ragione, il gover­na­tore con cui il Pd governa da dieci anni e alla cui espe­rienza tutti i can­di­dati si richiamano?
Nelle città e nei ter­ri­tori tira aria di rottura?
Fino ad oggi abbiamo lavo­rato in vista delle regio­nali e delle pri­ma­rie, dove si faranno, con l’obiettivo di costruire coa­li­zioni con buoni pro­grammi e regole con­di­vise. Noi con­ti­nue­remo così. Se hanno cam­biato idea ci fac­ciano sapere.
Però sulle riforme anche voi avete tenuto i toni alti.
No, noi fac­ciamo oppo­si­zione. Era­vamo dispo­ni­bili ridi­scu­tere dell’ostruzionismo a patto che ci fosse un’interlocuzione su alcuni punti. Una sin­tesi era pos­si­bile. Non l’hanno voluta. La rispo­sta è un ricatto e noi non siamo ricat­ta­bili. Ci hanno detto: arren­de­tevi senza condizioni.
Come giu­di­cate il com­por­ta­mento del pre­si­dente Grasso?
Ha fatto molte for­za­ture. Met­tere insieme il con­tin­gen­ta­mento e il can­guro su una legge costi­tu­zio­nale è grave. Ma non siamo noi quelli degli insulti.
I vostri ex com­pa­gni di par­tito, quelli usciti fa Sel, cri­ti­cano la scelta dell’ostruzionismo.
Curioso, l’ostruzionismo è uno stru­mento di bat­ta­glia poli­tica che abbiamo pra­ti­cato altre tutti assieme: sul decreto Poletti, sulle mis­sioni. Dicano piut­to­sto che quella riforma va bene.
In realtà vole­vate trat­tare sulla legge elettorale?
No, que­ste sono fal­sità e pro­pa­ganda. Abbiamo posto e poniamo un tema gene­rale, alla luce del sole: imma­gi­nare che una mino­ranza, anche la più grande delle mino­ranze, da sola prenda tutto è dele­te­rio per il paese. Chie­diamo che sia alzata la soglia per il pre­mio di mag­gio­ranza e uni­for­mate quelle degli sbar­ra­menti. Non si capi­sce per­ché il voto a un par­tito che non sta in una coa­li­zione debba valere la metà di quello a un par­tito coa­liz­zato. È una fol­lia. E infine, ridiamo la scelta ai cit­ta­dini: con i col­legi, le pre­fe­renze o un mec­ca­ni­smo di scelta. Ma vedo che su que­sta Renzi si sta con­vin­cendo. Vuol dire che nel merito si potrebbe tro­vare una sintesi.
Il 4 per cento per i par­titi coa­liz­zati vi andrebbe bene?
Meglio di altre pro­po­ste. Ma l’importante è che que­sto sbar­ra­mento sia uguale a quello per i par­titi non coalizzati.
In realtà Renzi sta cogliendo l’occasione per rot­ta­mare il centrosinistra?
Non so se Renzi ha deciso di ren­dere nor­male l’alleanza con la destra. Oppure ha deciso di riper­cor­rere le orme di chi prima di lui ha pra­ti­cato l’autosufficienza: ma non mi pare che quell’avventura si finita bene.
Sta­volta Renzi ha il 40,8 per cento e si sta costruendo una legge elet­to­rale su misura.
Renzi ha con­qui­stato un risul­tato straor­di­na­rio, da guar­dare con rispetto. Ma, da quello che dice, la pre­senza di un pic­colo sog­getto auto­nomo gli sem­bra un oltrag­gio insop­por­ta­bile. È un errore grave, ma se ha deciso così ce ne faremo una ragione. Non voglio seguirlo in un con­fronto musco­lare. Lascio a lui que­sti modi.
La terra di mezzo è finita? Ora sta­rete defi­ni­ti­va­mente accanto alla lista Tsipras?
Ci siamo sem­pre rifiu­tati di con­si­de­rare il posi­zio­na­mento come un fatto a pre­scin­dere. Restiamo con­vinti che que­sta sia la strada giusta.
Ora che Renzi vi ha cac­ciato dall’alleanza che farete?
Faremo le nostre pro­po­ste, come sem­pre. Renzi ha avuto la capa­cità di incar­nare il biso­gno di spe­ranza, ma sta tra­du­cendo la sua forza nel modo sba­gliato. Sba­glia l’approccio sui trat­tati euro­pei: non basta chie­dere un po’ più di fles­si­bi­lità, biso­gna aggre­dire il nodo della modi­fica dei trat­tati. Le prime avvi­sa­glie del jobs actfanno capire che rischiamo di lasciare tutti i con­tratti pre­cari e eli­mi­nare il con­tratto a tempo inde­ter­mi­nato. A set­tem­bre faremo un’iniziativa sul lavoro e sull’economia, che è la vera emer­genza ita­liana, altro che tutta que­sta fretta sul nuovo senato. Sarà un appun­ta­mento nazio­nale aperto a tutti quelli che sen­tono quest’emergenza.


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