lunedì 4 agosto 2014

I DOLORI DEL GIOVANE PREMIER: “80 EURO A TUTTI? MI SA DI NO”

I DOLORI DEL GIOVANE PREMIER: “80 EURO A TUTTI? MI SA DI NO” (Marco Palombi).

RenziL’ESECUTIVO NEGA CHE CI SARÀ “UNA STANGATA”, POI AMMETTE DIFFICOLTÀ COL PIL E IL BONUS FISCALE: “NON POSSO GARANTIRLO ANCHE A PENSIONATI E PARTITE IVA”.
Non siamo ancora al destino cinico e baro con cui Giuseppe Saragat accolse una sconfitta elettorale, ma nel roboante e visionario discorso pubblico di Matteo Renzi sempre più spesso comincia a far capolino la realtà. Ieri, per dire, mentre illustrava dalla sala stampa di palazzo Chigi le magnifiche sorti e progressive del Paese una volta che sarà in vigore lo “sblocca-Italia” (provvedimento che arriverà in Consiglio dei ministri a fine agosto e su cui ieri è stata aperta una consultazione pubblica), ha cominciato a ricalibrare le sue affermazioni su un paio di temi decisamente rilevanti: la crescita e il bonus fiscale da 80 euro. NOTEVOLE, e persino commovente, l’oscillazione renziana. La visione: “Inizia un percorso di cambiamento strutturale che consentirà all’Italia di guidare la ripresa: a settembre ci sarà una grande ripartenza col botto e noi ad agosto staremo qui a completare il pacchetto dei mille giorni”.
Anzi no, “l’Italia è già ripartita, dobbiamo incoraggiarla”. Poi la realtà: “Il dato dellacrescita noi lo aspettavamo più alto, in linea con le previsioni dell’Eurozona…”. Di nuovo la visione: “Le cose si stanno rimettendo in carreggiata e quindi non c’è nessuna stangata in arrivo”. E ancora la realtà: “Saremo in grado di mantenere il bonus 80 euro? Sì. Saremo in grado di estendere la platea? Non sono in grado di garantirlo, ci proveremo”. Questa gli deve essere costata parecchio, peraltro, visto che a fine maggio   - proprio alla fine della campagna elettorale – promise che gli 80 euro non erano “che l’inizio. Il governo vuole pensare anche ai pensionati e alle partite Iva”. Degli incapienti (quelli che guadagnano meno di ottomila euro l’anno), esclusi pure loro dalla platea del bonus, s’era già fatto carico presentando il decreto Irpef: “Questo è solo l’antipasto, lo estenderemo anche agli incapienti”. Poi si sa com’è: poco poco, piano piano la realtà si fa strada come il Marzullo di Maurizio Crozza nella testa dell’intervistato. Non solo. Ieri Renzi ha interpretato persino la parte del gufo (nell’immaginario renziano è chiunque metta in dubbio le sue parole): “Juncker si è impegnato a fare 300 miliardi di euro di investimenti e noi diciamo che siamo molto junckeriani su questo, ma ci dica dove li prende”.   PIER CARLO PADOAN, invece, sulla (mancata) crescita del Prodotto interno lordo aveva già deliziato la platea nei giorni scorsi: “Speravamo fosse maggiore”. Parole che danno tutto un altro senso ai numeri che il governo ha scritto nel Documento di economia e finanza. Ieri, però, il ministro dell’Economia era ottimista: “L’insieme delle misure contenute nello Sblocca Italia rappresentano una grande leva di sviluppo che potrà produrre risultati anche prima del previsto”. Più prosaicamente, però, Padoan ha anche annunciato che nel mirino ci sono le municipalizzate: “C’è terreno propizio per una razionalizzazione, allo scopo di migliorare l’offerta di servizi pubblici locali e per valorizzarle in vista della privatizzazione. Come? Si possono immaginare incentivi normativi, fiscali e anche una fuoriuscita graduale e ordinata dal Patto di stabilità interno”.   Non una parola, ieri , sul caso di Carlo Cottarelli e il destino della spending review, silenzio finora pure sulla richiesta delle opposizioni di andare a riferire in aula. In compenso, però, è stato reso noto il parere della Ragioneria generale sulla copertura dell’emendamento che ha consentito a 4mila insegnanti bloccati dalla riforma Fornero di andare in pensione a “quota 96”: è molto negativo e prevede la creazione di “debiti fuori bilancio”. Si tratta della norma che ha fatto infuriare anche Cottarelli, che ha parlato di qualcuno che “rema contro”: ebbene quell’emendamento parlamentare è stato appoggiato con convinzione dallo stesso Renzi contro il parere, ad esempio, del suo ministro Stefania Giannini. Ha tutto il diritto di farlo, ma ad oggi non si possono avere i parametri europei a posto e una politica redistributiva.
Da Il Fatto Quotidiano del 02/08/2014

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