martedì 5 agosto 2014

L’AMACA del 05/08/2014

L’AMACA del 05/08/2014 (Michele Serra).

COME nell’ormai infinita teoria di casi precedenti, anche nel violento urto d’acqua tra le vigne del Prosecco l’impressione è che le povere vittime dell’incuria del territorio ne siano, almeno in parte, anche artefici. Tutto ciò che non ha riscontro economico immediato (per esempio la custodia di crinali e fossi, o il mantenimento dei boschi che dividono e assorbono le piene) stenta a ritagliarsi un posto nei progetti indigeni. I fautori del primato del “local” dovrebbero riflettere sul fatto che le grandi bonifiche, le tutele ambientali importanti (per esempio i parchi nazionali e regionali), gli interventi lungimiranti vengono quasi sempre imposti da un’autorità statale, da uno sguardo esterno in grado di mettere a fuoco da lontano un territorio.
Si chiama “politica”: permette di organizzare e stimolare azioni che non sono spontanee, di mettere in relazione i bisogni locali e conoscenze spesso “straniere” rispetto alle usanze, di ampliare (e di molto) la percezione del tempo e dunque dei costi e dei ricavi, di mettere a disposizione risorse economiche indisponibili sul posto. Se mai si farà, la sempre citata e mai realizzata “messa in sicurezza del territorio” sarà dovuta a un’imposizione politica, al salto di qualità deciso da una classe dirigente finalmente coraggiosa. Che dovrà spiegare agli stessi che piangono i morti che un territorio non può essere solo spremuto, come i grappoli d’uva. Va anche protetto, sanato, assecondato nella sua morfologia millenaria.
Da La Repubblica del 05/08/2014

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