martedì 5 agosto 2014

Le trattative parallele

da il manifesto

Le trattative parallele

Riforme. L’ex cavaliere è pronto a cedere a Renzi sull’Italicum, ma vuole dire la sua sul Quirinale
Il terzo incon­tro nel serial del Naza­reno resta flut­tuante. La data resta da desti­narsi, e l’unica cosa certa è che a fre­nare è il signore d’Arcore, non l’ex sin­daco di Firenze. Però, giu­rano gli amba­scia­tori di entrambe le fazioni, ciò non signi­fica affatto che si siano mate­ria­liz­zate dif­fi­coltà insor­mon­ta­bili. Al con­tra­rio, tutti giu­rano che l’intesa sul capi­tolo spi­noso della legge elet­to­rale è già stata tro­vata. Forse è vero, forse no, ma il clima non sem­bra pre­lu­dere a qual­che tem­pe­sta. Il ral­len­ta­mento impo­sto dal cava­liere azzurro si deve piut­to­sto al fatto che, men­tre il pre­mier vuole inca­me­rare la legge elet­to­rale con i soliti tempi ful­mi­nanti, non per Natale ma molto prima, Ber­lu­sconi ha l’interesse oppo­sto: togliere all’amato rivale e socio la pos­si­bi­lità di imporre le ele­zioni poli­ti­che nella pros­sima pri­ma­vera e allun­gare il brodo in modo da chiu­dere le trat­ta­tive dopo la pausa estiva, quando ritiene che il pre­vi­stis­simo disa­stro eco­no­mico lo porrà auto­ma­ti­ca­mente in una posi­zione di mag­gior forza e mol­ti­pli­cherà il suo peso con­trat­tuale.
Ieri, in una lunga quanto reti­cente inter­vi­sta a 
Repub­blica, Renzi ha garan­tito che nel patto del Naza­reno non ci sono clau­sole segrete e che mai verrà varata una legge a misura di con­dan­na­tis­simo: «Sono certo che sia finito il tempo delle leggi ad per­so­nam… Basta pro­porre pas­saggi impro­pri tra le riforme e le uti­lità del lea­der di Forza Ita­lia». La smen­tita è in realtà pro­pe­deu­tica a con­fer­mare l’accordo: non le sue clau­sole segrete, pro­ba­bil­mente ine­si­stenti, ma quello uffi­ciale, che per Ber­lu­sconi è più che suf­fi­ciente. E’ infatti auto­ma­tico che, quando si arri­verà a eleg­gere con que­ste camere il nuovo pre­si­dente della Repub­blica, il co-padre della patria avrà voce sonante in capi­tolo, e que­sto per lui è molto più impor­tante di una impos­si­bile revi­sione a pro­prio uso e con­sumo della legge Seve­rino.
La neces­sità di un’intesa sul pros­simo capo dello Stato non è un codi­cillo segreto del patto tra i due lea­der: è nell’ordine delle cose, almeno fino a quando reg­gerà l’intesa sulle riforme. Deriva anche da que­sta neces­sità di evi­tare rot­ture il clima sostan­zial­mente con­ci­liante di Arcore sulla revi­sione dell’Italicum. Due pas­saggi, l’innalzamento della soglia d’accesso al pre­mio di mag­gio­ranza al 40% e le pre­fe­renze (tranne il capo­li­sta), sareb­bero già state accet­tate da Ber­lu­sconi. Resta da defi­nire il nodo prin­ci­pale, quello delle soglie di sbar­ra­mento, ma si trat­te­rebbe solo di lima­ture. Ber­lu­sconi insi­ste per­ché le soglie restino dif­fe­ren­ziate tra chi è in coa­li­zione e chi no. La solu­zione sarebbe in una pro­ba­bile modi­fica di entrambe le soglie e soprat­tutto dello scarto tra le due. Ora sono pre­vi­ste al 4,50% per chi si coa­lizza e all’8% per chi corre da solo. Nella nuova ver­sione si col­lo­che­reb­bero invece al 4 e al 5%, oppure al 4,50% e al 6%.
Da tre giorni, però, Renzi si è deciso ad aprire almeno un dia­logo anche con le altre forze d’opposizione, oltre a Fi e al M5S: cioè a Sel e alla Lega. Anche ieri la pre­si­dente del Gruppo Misto-Sel Lore­dana De Petris, accom­pa­gnarta dal sena­tore Cam­pa­nella in rap­pre­sen­tanza della com­po­nente ex gril­lina del gruppo, ha incon­trato la mini­stra. Di legge elet­to­rale non si è par­lato, né si poteva par­lare in quella sede, anche se evi­den­te­mente è pro­prio quello l’anello dell’impianto che va modi­fi­cato pro­fon­da­mente per rie­qui­li­brare almeno in parte i gua­sti della riforma costi­tu­zio­nale. Ma su quel fronte Renzi pare comun­que deciso a ope­rare le suc­ci­tate modi­fi­che, tanto più neces­sa­rie in quanto richie­ste diret­ta­mente da Napo­li­tano.
Sul fronte del senato, invece, gli spi­ra­gli sono dav­vero limi­ta­tis­simi. Niente sull’immunità, che è stata appro­vata ieri. Nulla sull’allargamento della pla­tea per l’elezione del capo dello Stato. Resta la pos­si­bi­lità che su que­sti capi­toli qual­che sen­si­bile cam­bia­mento venga ope­rato dalla Camera. Il tema refe­ren­dum e leggi di ini­zia­tiva popo­lare potrebbe invece essere affron­tato già nei pros­simi giorni a palazzo Madama. E’ certo che l’innalzamento delle firme inse­rito nella riforma verrà rive­duto e cor­retto, tenendo conto delle richie­ste della Lega quanto di quelle di Sel. Potreb­bero dun­que tro­vare posto in Costi­tu­zione i refe­ren­dum con­sul­tivi, che certo non avreb­bero il carat­tere vin­co­lante di un refe­ren­dum pro­po­si­tivo, ma, una volta inse­riti uffi­cial­mente nella Carta, non potreb­bero nem­meno essere deru­bri­cati a inu­tile son­dag­gione. Le firme neces­sa­rie per i refe­ren­dum potreb­bero invece tor­nare a 500mila, ma ver­rebbe can­cel­lata la regola che fissa il quo­rum al 51% non degli aventi diritto ma dei votanti nelle ultime ele­zioni pre­ce­denti. In alter­na­tiva, le firme potreb­bero essere por­tate a 650mila, man­te­nendo la riforma del quo­rum. E sarebbe una solu­zione migliore.

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