lunedì 4 agosto 2014

L’ex Cavaliere attendista “Lasciamolo logorare il voto non ci conviene”

L’ex Cavaliere attendista “Lasciamolo logorare il voto non ci conviene” (Carmelo Lopapa).

BerlusconiROMA – «Lasciamo lavorare e logorare Renzi per i prossimi dodici mesi. E lasciamo che completi il lavoro sulle riforme, che sono anche le nostre. Andare al voto prima di un anno non ci conviene nemmeno». Sulla riscrittura della Costituzione e sul varo della nuova legge elettorale, ormai decollate, Silvio Berlusconi sostiene di avere la «golden share». E da questa posizione di forza si prepara a rivedere Matteo Renzi, del quale si considera partner unico più che privilegiato. Il leader di Forza Italia si gode un week end di totale relax ad Arcore assieme a Francesca Pascale. Ai suoi racconta di sentirsi ormai «mentalmente in vacanza», anche se da Villa San Martino quest’anno non potrà allontanarsi.
Domani mattina il rientro a Roma per gli ultimi incontri con i parlamentari prima della pausa. Lo staff e le fonti di partito non confermano ancora l’appuntamento in giornata con il presidente del Consiglio, ma danno comunque per certo che ci sarà, se non martedì (assai probabile), al più l’indomani. Le tre modifiche all’Italicum saranno per lo più ratificate, già messe a punto del resto dal duo Verdini-Romani con i pd Lotti e Guerini. «Il faccia a faccia sarà solo un check che confermerà, semmai ce ne fosse bisogno, il ruolo di Berlusconi in questa partita» racconta uno dei collaboratori più stretti dell’ex Cavaliere. Ad Angelino Alfano che sostiene come Forza Italia non abbia più ormai «né la forza, né l’unità per entrare nel governo» o per sostenerlo (ieri in una intervista alla Stampa ), dicono che il leader forzista non abbia voluto dedicare alcun commento, quelle parole sono state «semplicemente ignorate». Anzi, Berlusconi è convinto che la tenuta dell’asse con Renzi confermi «la posizione irrisoria di tutti gli altri, alfaniani per primi». E gli attacchi e le proteste di questi giorni degli Ncd (Schifani, Cicchitto, Quagliariello) ne sarebbero la conferma, lette nell’ottica di Arcore. «Abbiamo
dimostrato in aula che senza di noi le riforme non si fanno, il resto non conta » ragionava ancora ieri l’ex premier con i pochissimi sentiti per qualche minuto.
Domani al presidente del Consiglio Berlusconi garantirà pieno sostegno sui prossimi passaggi parlamentari della riforma del Senato e della legge elettorale. Ma nessun «inciucio» sugli affari di governo e sulle misure economiche, che il leader forzista boccia in pieno. Del resto Renzi non ha alcuna voglia di «inciucio». Ai suoi il leader forzista raccomanda di dare battaglia, anche in questa ultima settimana di attività politica, ma senza lasciarsi andare a toni grillini o barricaderi. Il ragionamento è molto legato al suo «impedimento », ai servizi sociali ancora da completare, alla incandidabilità «in attesa del pronunciamento della Corte europea». Insomma, «se pure il governo cadesse, andare al voto entro un anno a noi non conviene, non saremmo in condizione di riempire quel vuoto», ha spiegato in queste ore ai dirigenti. Renzi, per quanto lo riguarda, può restare al suo posto almeno un anno, «anche 24 mesi», il tempo per Forza Italia di ristrutturarsi e per lui, magari, di tornare in partita: il sogno mai rimosso.
Per adesso, deve accontentarsi dei panni da «riformatore», da «padre della patria», indossati volentieri. Hanno raccontato che abbia sorriso, in questi giorni, anche del dibattito aperto sul Patto del Nazareno, scritto o meno che sia, dei «misteri» che lo circonderebbero. «Non siamo così sprovveduti da averlo messo per iscritto — taglia corto — tra persone serie basta la parola data».
Da La Repubblica del 04/08/2014.

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