lunedì 4 agosto 2014

Nodo pensioni cercasi copertura rischiano le più alte

Nodo pensioni cercasi copertura rischiano le più alte.

Braccio di ferroROMA – Torna in ballo il capitolo pensioni ed è braccio di ferro tra chi vorrebbe mantenere gli emendamenti rimasti senza il via libera della Ragioneria (a cominciare dal Pd) e chi vorrebbe rinunciarvi se non verranno trovate coperture convincenti (il Tesoro). Si tratta delle norme del decreto Madia sulla pubblica amministrazione non “bollinate” dalla Ragioneria per difetto di copertura: quota 96 per i 4.000 insegnanti, il pensionamento anticipato a 68 anni per i professori universitari e l’eliminazione delle penalizzazioni per il pensionamento anticipato previste dalla legge Fornero. Con la riforma all’esame del Parlamento si è introdotta infatti una «deroga» alla Fornero che consente il pensionamento d’ufficio motivando la scelta, a 62 anni, purché abbiano l’anzianità massima (per professori universitari e primari salgono a 68 anni, per i medici a 65).
Il decreto è già al Senato, ma c’è maretta e circa 200 emendamenti sono stati presentati da M5S e alcuni da Scelta civica. Nel mirino anche la norma che prevede le misure per consentire le ristrutturazioni nel campo dell’editoria in stato di crisi.
Per risolvere la diatriba e trovare la copertura finanziaria, c’è chi sta pensando di ritirare fuori una vecchia proposta: quella di un contributo di solidarietà sugli assegni più alti, si parla di assegni maggiori di 62 mila euro. L’intervento – per ora una ipotesi di studio a Via Venti Settembre – riguarderebbe la parte maturata con il sistema retributivo e investirebbe circa 186 mila pensionati. La motivazione, già avanzata in passato, quando la norma fu presa in considerazione, è che coloro che al momento della riforma Dini nel 1994 si decise di garantire il diritto pro quota a coloro che avevano già cumulato 18 anni di lavoro. Il progetto prevederebbe aliquote differenziate che salirebbero gradatamente dall’8 al 37 per cento. Il risparmio sarebbe di circa 2 miliardi.
Un’altra ipotesi, cui ha fatto cenno il ministro del lavoro Poletti, è quella delle penalizzazioni. Il piano è stato suggerito dal sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta. Si tratterebbe di consentire la ‘facoltà’ di ritirarsi dal lavoro a 62/63 anni, prima dei 66 anni previsti dalla Fornero con ‘una giusta penalizzazione’, così come è già consentito di rimanere oltre, fino a 70 anni, con una rivalutazione.
Le penalizzazioni, secondo alcuni studi, potrebbero avere una forchetta dal 3 all’8 per cento (applicate in modo inversamente proporzionale all’età di uscita). Le verifiche sono ancora in corso e si stanno facendo tutte le simulazioni, anche perché va quantificato il costo iniziale delle varie ipotesi, che nel medio periodo tuttavia consentirebbero risparmi.
Tutte le opzioni, al momento, sono sul tavolo, mentre i sindacati hanno già chiesto che si apra un tavolo per risolvere le criticità della legge Fornero e che si proceda sulla falsariga delle scelte fatte per la pubblica amministrazione.
Maretta, infine, sempre a proposito del decreto sulla Pa, sull’emendamento introdotto dal governo per il prepensionamento dei giornalisti: criticato da Scelta Civica e M5S.
Da La Repubblica del 04/08/2014.

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