mercoledì 6 agosto 2014

Scajola, l’archivio segreto era dentro i muri

Scajola, l’archivio segreto era dentro i muri (GIUSEPPE BALDESSARRO).

ScajolaGli hard disk e le chiavette con documenti riservati sono stati trovati nelle nicchie nascoste dietro ai quadri nella villa di Imperia Sì del gip al giudizio immediato per l’ex ministro e per lady Matacena: saranno processati a Reggio Calabria il 22 ottobre.
REGGIO CALABRIA – Era nascosto in alcune nicchie scavate nel muro. In piccoli vani nascosti da quadri o stampe. In alcuni casi coperti ad occhi indiscreti da armadietti leggeri, tali da poter essere spostati da una sola persona. Lo hanno trovato in quei buchi l’archivio segreto di Claudio Scajola. È dalle mura che è saltata fuori la “storia” dell’ex ministro dell’Interno e Presidente del Copasir. Non è stato semplice, perché dalla prima perquisizione ad Imperia, fatta sia allo studio privato di via Matteotti che in quello della casa di Via Diano Calderina, non era affiorato nulla. O meglio, gli uomini della Dia di Reggio Calabria avevano sequestrato soltanto la parte di archivio “pubblico”. Documenti, computer, tablet e telefonini che già in passato erano stati passati allo scanner dagli investigatori di diverse procure. Nulla di particolarmente interessante, ma è proprio analizzando quei file che i magistrati che conducono l’inchiesta sulla fuga di Amedeo Matacena a Dubai (il pm della Dda Giuseppe Lombardo e l’aggiunto della Dna Francesco Curcio) si sono convinti a firmare un secondo decreto di perquisizione, eseguito dopo la prima dell’8 maggio scorso.
Una scelta compiuta alla luce del fatto che da alcuni documenti spuntavano riferimenti ad altri fascicoli e a cartelle informatizzate che però non erano state immediatamente trovate. Così, scrivono i magistrati, «atteso che vi è il fondato motivo di ritenere che uno o più documenti di natura informatica siano sfuggiti all’attività di ricerca» vi è la necessità di una «ulteriore attività di perquisizione dei locali di abitazione, di ufficio e delle sedi aziendali riferibili a Claudio Scajola». Un nuovo blitz che ha anche riguardato Giuliana Fossati (non indagata), un tempo segretaria dell’ex ministro. Un lavoro molto più dettagliato di quello svolto in precedenza dagli inquirenti. A essere rivoltati come un calzino questa volta non sono stati solo gli studi. I magistrati hanno agito d’urgenza per timore che il materiale potesse essere fatto sparire. Nello studio di Scajola spostando alcuni quadri sono saltate fuori le nicchie nelle quali c’erano alcuni hard disk e una serie di pen drive. Così una dopo l’altra sono saltate fuori tutte le “edicole” nascoste, ed in ognuna di esse il materiale informatico cercato.
Per la Procura si tratta dell’archivio segreto di Scajola, quello mai trovato in passato. Ora il materiale si trova al Centro Dia di Reggio Calabria, nelle mani degli analisti che ne stanno tirando fuori una marea di dati. Qualcuno si spinge a dire «gli ultimi 30 anni di storia politica e personale di Scajola». Materiale sul quale al momento vige il massimo riserbo, che molto probabilmente confluirà nel processo del 22 ottobre con rito immediato deciso ieri dal Gip del Tribunale di Reggio Calabria che ha accolto la richiesta della Procura. I magistrati avevano chiesto il giudizio immediato per Chiara Rizzo (moglie di Amedeo Matacena), per l’ex ministro Claudio Scajola, le segretarie dei due ex politici Roberta Sacco e Maria Grazia Fiordelisi e per il factotum di Matacena, Martino Politi. Inizialmente lo stesso iter era stato chiesto per Matacena, la cui posizione è stata poi stralciata. Ad alcuni viene contestato il reato di procurata inosservanza di pena, ad altri l’intestazione fittizia di beni dello stesso Matacena, ancora latitante a Dubai.
Da La Repubblica del 06/08/2014.

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