lunedì 4 agosto 2014

“Se l’Europa non cambia manovra da 20 miliardi”

“Se l’Europa non cambia manovra da 20 miliardi” (Wanda Marra).

FassinaStefano Fassina.  Una questione di soldi.
Voglio prima di tutto sottolineare che non va fatta assolutamente una manovra correttiva del deficit, perché aggraverebbe la situazione. Si tratta di affrontare i problemi di sostenibilità del debito e riconoscere che gli obiettivi di deficit e debito che abbiamo assunto sono irrealizzabili. La spesa non va tagliata, ma riallocata, con la collaborazione della Commissione Europea”. Stefano Fassina, responsabile economico del Pd nell’era Bersani, viceministro del Tesoro di Letta, prima di qualsiasi altra valutazione sulle risorse che vanno trovate per la legge di stabilità del 2015 ci tiene a fare questa premessa.   Onorevole Fassina, è vero che nel 2015 servono più di 20 miliardi?   Sì, secondo quanto indicato dal ministro Padoan alla Camera, la settimana scorsa, la manovra supera i 20 miliardi. Ne servono 4 o 5 per le spese obbligatorie, non previste ma necessarie, per la Cassa integrazione in deroga, per il 5 per 1000, per i fondi per non autosufficienza, 4 per la Finanziaria ereditata dal governo Letta, 7 per il bonus Irpef. 20 miliardi servono solo per adempiere e fare quanto già previsto, senza arrivare al pareggio di bilancio.
E ovviamente queste dimensioni escludono ogni estensione dell’Irpef a partite Iva, pensionati, interventi per il contrasto alla povertà.   E dunque, che si deve fare?   Va evitata una manovra nelle dimensioni indicate, perché aggraverebbe le condizioni dell’economia, aumenterebbe l’iniquità, e continuerebbe a far aumentare il debito pubblico, che è già a livelli insostenibili.   Ma come si fa ad evitarla?   Si devono affrontare i nodi fondamentali che avremmo dovuto porre all’avvio della presidenza europea e riconoscere che la linea mercantilista nell’eurozona ha portato il debito pubblico a livelli insostenibili e la moneta unica a rischio sempre più elevato di rottura. Dobbiamo porre la necessità per tutta l’eurozona, non solo per l’Italia, di un meccanismo di gestione dei debiti pubblici, di una politica monetaria molto più aggressiva da parte della Bce per evitare la deflazione e poi il finanziamento in deficit a livello nazionale per far ripartire la domanda interna.   L’Europa non sembra andare in questa direzione.   Non abbiamo alternative rispetto a queste proposte, perché seguire le raccomandazioni dell’Ue vuol dire aggravamento delle condizioni.   Ma l’Italia potrebbe rischiare una procedura d’infrazione per deficit o addirittura per debito eccessivo?   È evidente a tutti, anche a Bruxelles, che il fiscal compact è irrealistico, non solo per l’Italia. Non risolviamo i problemi fondamentali con l’ennesima finanziaria. Per questo, troverei surreali degli interventi sanzionatori verso l’Italia. Caso mai, va sanzionata la politica mercantilista e di svalutazione del lavoro che da troppo tempo imperversa in Europa   Ieri Scalfari su Repubblica invocava la troika. Una bella accusa d’impotenza al governo Renzi, non trova?   L’arrivo della troika aggraverebbe i problemi italiani.   Però l’impressione è che ci sia in giro un po’ di delusione rispetto all’operato del governo.   Una cosa sono le aspettative suscitate, un’altra è invocare la troika. Quello che non va è la linea di politica economica. Noi continuiamo a cambiare premier, ma a seguire la stessa agenda, quella di Monti.   Anche Renzi segue l’agenda Monti?   Renzi a ottobre seguirà la politica europea: è quella linea che non funziona.   Non pensa che tra decreti rimandati, difficoltà a varare quelli in corso, ammissione che gli 80 euro non saranno estesi, il governo mostra delle difficoltà in economia?   Ci sono aspetti soggettivi e anche aspettative eccessive alimentate dal governo, ma questi sono aspetti di secondo piano, non sono rilevanti di fronte ai problemi che abbiamo, ovvero la necessità di un’inversione di marcia radicale, ponendo a Bruxelles, Berlino, Francoforte, il problema generale dell’eurozona e l’insostenibilità della moneta unica.   Cosa ne pensa del fatto che alcuni, da Della Valle in giù, hanno cominciato a esprimere critiche a Renzi?   Sono parte del problema, perchè vorrebbero ulteriori svalutazioni del lavoro, puntando a una competitività di costo che è la stessa strada portata avanti da Bruxelles.
Da Il Fatto Quotidiano del 04/08/2014.

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