sabato 31 gennaio 2015

Capitali all’estero, sanatoria al via domanda online e rientro in 8 mesi

Capitali all’estero, sanatoria al via domanda online e rientro in 8 mesi (ROBERTO PETRINI).

I puntiROMA – Otto mesi di tempo per far rientrare i capitali dall’estero. Con la pubblicazione ieri da parte dell’Agenzia delle entrate delle istruzioni del modello definitivo è scattata la voluntary disclosure : i contribuenti che hanno soldi o beni all’estero e non li hanno evidenziati nella dichiarazione dei redditi (in termini tecnici: non hanno compilato il quadro RW) avranno tempo fino al 30 settembre per mettersi in regola. Dovranno autodenunciarsi e dettagliare la propria posizione all’Agenzia delle entrate via Internet: in cambio chi ha esportato capitali oltreconfine, o si trova con una provvista all’estero per via di una eredità o altre situazioni particolari, potrà sanare la propria posizione pagando tutte le tasse evase. Beneficerà di una riduzione delle sanzioni pecuniarie fino al 50 per cento e dell’esclusione dalle sanzioni penali (tranne l’emissione di fatture false).
Naturalmente la regolarizzazione è possibile solo per le violazioni commesse prima del 30 settembre dello scorso anno e non potrà essere fatta se il contribuente è già stato soggetto a ispezioni o accertamenti da parte dell’Agenzia delle entrate.
Sebbene il governo abbia posto la cifra simbolica di 1 euro a fronte dell’operazione, l’afflusso di gettito potrebbe essere rilevante. La massa di capitali detenuti all’estero dagli italiani è ingente: al netto dei 100 miliardi già “scudati” in passato, ci sono attualmente 150 miliardi nelle casse di banche straniere (soprattutto in Svizzera, Paese che ha raggiunto l’accordo sulla trasparenza bancaria con l’Italia). Se alla sanatoria aderisse il 20 per cento degli interessati rientrerebbero circa 30 miliardi. Su questa cifra si pagheranno in parte Irpef e Irap con le normali aliquote e in parte le tasse sui rendimenti: si calcola in sostanza che il gettito per l’erario potrebbe aggirarsi intorno ai 5-6 miliardi.
Le questioni fiscali non si limitano al mega-rientro di capitali: si avvicina il 20 febbraio con l’atteso Consiglio dei ministri sulle depenalizzazioni dei reati fiscali (clausola salva-Berlusconi compresa), ma si profila anche una soluzione per le piccole partite Iva. Come è noto, con la legge di Stabilità è intervenuta una “stretta” in base alla quale per accedere al regime forfettario agevolato invece che un reddito sotto i 30 mila euro si sono create fasce dai 15 a 40 mila a seconda dell’attività praticata. Inoltre la tassa a forfait è salita dal 5 al 15 per cento. Le categorie hanno protestato e lo stesso Renzi ha manifestato l’intenzione di modificare la norma: assicurazioni in questo senso sono state espresse in Parlamento dal vice ministro all’Economia Casero e dal sottosegretario Zanetti che hanno indicato come data cruciale il Consiglio dei ministri del 20 febbraio. Si parla di una proroga del vecchio regime o di una soglia unica a 26 mila euro. Anche se la direttrice dell’Agenzia delle entrate Rossella Orlandi ha spiegato che il meccanismo introdotto dalla legge di Stabilità consente a circa 700 mila piccoli soggetti, tra artigiani e commercianti, di entrare nel forfait da cui prima erano esclusi.
Da La Repubblica del 31/01/2015.

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