sabato 31 gennaio 2015

CENTRODESTRA DIVISO MA L’OBIETTIVO RESTA L’ALLEANZA

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CENTRODESTRA DIVISO MA L’OBIETTIVO RESTA L’ALLEANZA (Francesco Verderami)

Non è più in gioco il Quirinale, ma gli equilibri politici presenti e l’assetto di sistema futuro. Non è più in ballo l’elezione di Mattarella al soglio laico della Repubblica, ma ciò che resta dell’intesa di governo tra Renzi e Alfano e ciò che potrebbe tornare a essere l’alleanza tra Berlusconi e Alfano. Insomma, se la sfida per il Colle appare ormai decisa, tutto il resto è in discussione. Così oggi Alfano starà con Renzi nell’elezione di Mattarella a capo dello Stato, ma domani starà con Berlusconi già nelle alleanze per le Regionali.
Ed è vero che a separarli rimane il governo, che era e resta una contraddizione forte per chi intende poi allearsi alle Politiche, ma la ripresa delle relazioni è troppo recente per poter trasformare un abbozzo di disegno già in un progetto. Ci vorrà del tempo, e per superare un anno e mezzo di separazione non basterà certo una battuta, come quella che ha fatto Berlusconi incontrando un paio di settimane fa Alfano e Lupi: «Ragazzi, ci mettiamo di nuovo insieme e vi faccio ministri».
Appare velleitario al momento immaginare una vittoria del centrodestra su Renzi, ma proprio per non consegnarsi a Renzi le forze che si richiamano al popolarismo europeo non hanno altre strade, se non quella di tornare insieme. Il patto di «consultazione permanente» che avevano deciso per la corsa al Quirinale, non ha retto alla contromossa del premier. La politica è rapporti di forza, e il segretario del Pd li ha fatti valere con la velocità e spregiudicatezza che un tempo aveva fatto presa sull’ex Cavaliere e che oggi reputa «un affronto». Al dunque, Alfano voterà per Mattarella mentre Berlusconi indicherà la scheda bianca.
E già questo farebbe pensare che l’esperimento è fallito. Invece no. Nelle conversazioni sempre più frequenti tra l’ex Cavaliere e il suo ex delfino, si va stabilendo un rapporto che consente a
entrambi di non soccombere dinnanzi all’attuale strapotere renziano. E al primo bivio, il più importante, sono stati chiamati entrambi a verificare se l’idea del progetto può reggere a fronte di una chiara divergenza. Perché dividersi sul Quirinale non è cosa di poco conto, ma sia l’ex Cavaliere che il capo di Ncd sono consapevoli di non poter fare altrimenti.
E allora Berlusconi, che dice di avere «una faccia sola» e dunque oggi farà votare scheda bianca a Forza Italia, si rende conto che la caduta del governo non può essere allineata all’elezione del presidente della Repubblica e — per Alfano — non può essere legata al nome di Mattarella. Tuttavia, nonostante la grande differenziazione da Area popolare, non lo porterà a disperdere il piccolo patrimonio politico che è stato piantato. Ce n’è la prova nel vertice che si è protratto fino a notte fonda tra le delegazioni dei due fronti finora ostili: Lupi, Cicchitto e Casini da una parte, Letta, Ghedini e Verdini, dall’altra hanno convenuto sulla necessità di valorizzare i rapporti. Ed è una linea che l’ex Cavaliere ha infine benedetto.
Con Mattarella, Renzi è riuscito a tenere ancora divisi Berlusconi e Alfano. Era il suo obiettivo e l’ha centrato, se è vero che ieri — nonostante le richieste — non ha voluto chiamare il leader di Forza Italia, ma si è speso solo per garantirsi il voto favorevole dell’alleato di centro [leggi qui]. Un modo per tutelarsi nel voto a scrutinio segreto e anche per non apparire schiacciato a sinistra, per mimetizzare quanto è accaduto: e cioè che i numeri per il Quirinale gli vengono garantiti dal fronte che è ostile alle sue riforme. Renzi si è mostrato inflessibile. Anche dinnanzi alla mediazione di Casini, che pure con lui vantava qualche credito, visto che l’ex presidente della Camera si era speso come ambasciatore presso Napolitano nei giorni in cui il giovane segretario del Pd puntava a sostituire Enrico Letta a Palazzo Chigi…
Altri tempi. Oggi vige la logica delle «tre maggioranze» — quella di governo, quella per le riforme e quella per il Colle — che garantisce al premier di essere il dominus ma che non potrà reggere a lungo. Nonostante le profonde crepe in Forza Italia e le forti tensioni in Area popolare, sembra nascere qualcosa tra le macerie del centrodestra. E la permanenza al governo, viene vissuta dai ministri di Ncd sempre più come una fase transitoria. Ieri sera, alla riunione di partito, la Lorenzin — che è stata bollata di «tendenza renziana» — è stata tra i più duri nella critica al premier e ai suoi modi.
La prospettiva è un’altra, ce n’è traccia nelle parole con cui Alfano ha spiegato l’adesione alla riforma del sistema elettorale: «Il premio alla lista esclude alla radice il modello delle
alleanze. Quando l’abbiamo accettata era chiaro che ci precludevamo l’idea di un’alleanza con il Partito democratico. Piuttosto dobbiamo lavorare alla costruzione di un nucleo moderato. Potremmo così tornare a calamitare quel voto che — dopo esser stato attratto da Renzi — inizia nei sondaggi a dare i primi segni di delusione». Oggi l’esito della sfida sembra scontato. Ma a parte il fatto che da qualche parte bisogna iniziare, è chiaro che la partita per il Colle ha aperto anche una partita nel governo. Berlusconi aspetta, intanto dice che «i fili nel mio partito li tiro io e nessun altro». E già si prepara a un restyling: «Verdini mi ha detto che dopo l’elezione del capo dello Stato si vorrà liberare dagli impegni. Deve affrontare le sue cose». Cambieranno le cose a partire da oggi.

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